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Full text of "Memorie storiche modenesi; col codice diplomatico illustrato con note"

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http://archive.org/details/memoriestorichem03tira 



MEMORIE STORICHE 
MODENESI 

COL CODICE DIPLOMATICO 

ILLUSTRATO CON NOTE 

DAL CAVALIERE 

ABATE GIROLAMO TIRABOSCHI 

(CONSIGLIERE DI S. A. S. 

IL $W> DUCA DI MODENA 

Presidente della Ducal Biblioteca , e della Galleria delle Medaglie,, 
e Professore Onorario nelT Università della stessa Città. 

TOMO III. 




IN MODENA MDCGXGIV. 



Presso la Società' Tipografica. 
Con licenza de Superiori, 



% 






* 

■? 






T 5 I 

in 



PREFAZIONE. 



Due primi tomi di queste Memorie, e il 
secondo singolarmente, sono stati fecondi 
di strepitosi avvenimenti e di memorabili ri- 
voluzioni in queste Provincie . Ma Modena 
rimessa nel 133^. sotto il pacifico governo de- 
gli Estensi comincia a non offrirci comune- 
mente che piccioli oggetti , i quali appena 
possono interessare la curiosità de Cittadini . 
Non così Reggio, che passato sotto il domi- 
nio de* Gonzaghi, e poi sotto quel de' Viscon- 
ti , ma sempre preso di mira dagli Estensi , 
che desideravano di ricuperarne il possesso, 
legittimamente lor conferito, e poscia per fu- 
ror popolare illegittimamente lor tolto , fu 

a 2 spes- 

480393 



IV 



spesso occasione di sedizioni , di turbolenze e 
di guerre, finché nel 1421. il March. Nicco- 
lò III. ottenne di esserne tranquillamente ri- 
conosciuto Signore. Quindi il primo Capo di 
questo Tomo , che abbraccia lo spazio di qua- 
si un secolo, poco ci occuperà in ciò, che a 
Modena appartiene , e si aggirerà quasi tutto 
sulle vicende di Reggio ; composte le quali , 
come nella prefazione al primo Tomo si è os- 
servato, né Modena né Reggio non ci offron 
cosa, che possa essere argomento di Storia. 

Passerò dunque agli altri argomenti, che 
mi son prefisso d'illustrare in quest' Opera. 
E prima nel Capo Vili., cioè nel secondo di 
questo Tomo, ci si farà innanzi un oggetto 
nuovo in gran, parte e poco finora rischiara- 
to , cioè le rivoluzioni di un* alpestre ma fer- 
tile e popolofa Provincia, qual è il Frigna- 
no, 



no, libera dapprima, e poi soggettatasi spon- 
taneamente al Comune di Modena, e indi in- 
siem con esso agli Estensi, ma nondimeno per 
più secoli agitata e sconvolta si per le inter- 
ne discordie e pe' diversi partiti, in cui essa 
si divideva, delle sue più potenti famiglie, 
sì perchè più volte tentò di scuotere il giogo, 
a cui dolevasi di essere assoggettata, e sì per- 
chè finalmente i Bolognesi insorser più volte, 
e cercarono or coli* armi or coli* oro di occu- 
pare una Provincia, il cui possedimento avreb- 
be recato loro non picciol vantaggio. 

Non meno oscuro e incerto è stato fino- 
ra ciò, che sarà l'argomento del Capo IX., 
in cui prenderò a ricercare Y origine e le vi- 
cende de' Monasteri , de* Luoghi Pii , e degli 
Spedali , che fino a tutto il secolo XV. fon- 
dati furono o nella Città o ne Sobborghi di 

Mo- 



VI 

Modena, de 9 quali pochissimo è ciò, che fino 
a questi giorni si è conosciuto , perchè poco 
si eran finora ricercati gli Archivi . Questa 
parte verrà forse riguardata con occhio sprez- 
zante e sdegnoso da alcuni, che rimirano co- 
tali oggetti come indegni di un Filosofo pen- 
satore . Ma chi ama di conoscere i costumi 
de bassi secoli, il continuo avvicendarsi e con- 
traddire della maniera di pensare degli uomi- 
ni in diversi tempi , e moke particolari noti- 
zie riguardanti la topografia della patria , la 
genealogia delle famiglie &c. non potrà a me- 
no di non considerar questa parte come utile 
e interessante al pari di ogni altra- Ciò, che 
appartiene a' Monasteri e agli Spedali di Reg- 
gio, è riserbato al Tomo seguente» 

Quanto al Codice Diplomatico ho segui- 
to il metodo, che ho abbracciato nel prece- 

den- 



VII 



dente Tomo. Anzi perchè^ quanto più ci dis- 
costiamo da* tempi antichi , sembran meno in- 
teressarci le carte , ove qualche bella notizia 
non le rende pregevoli , di molte ancor delle 
inedite ho dato un semplice cenno y indicando 
se vi ha qualche cosa., che meriti di non es- 
sere ignorata . Così il numero de' Tomi non 
crescerà oltre il dovere, e io abuserò meno 
della cortese sofferenza de' Leggitori* 



IN- 



viri 



INDICE 

DEI CAPI 

Contenuti nel presente Volume, 



CAPO VII. 

Velie vicende di Modena e di Reggio dalla seconda epoca del domi- 
nio degli Estensi in Modena fino alla seconda efoca del lor do- 
minio in Reggio ossia dal 1336. fino al 142 1. pag. 1. 

CAPO Vili. 

Velie Rivoluzioni della Provincia del Frignano pag. 99. 

CAPO IX. 

Ve Monasteri , degli Spedali e £ altri Luoghi Vii peli* Citta e ne 
Sobborghi di Modena prima del Secolo XVI. pag. 181. 



MEMO- 




MEMORIE STORICHE 
MODENESI. 



CAPO 



VII. 



Velie vicende di Modena e di Reggio dalla seconda Epoca del Dominio 
degli Estensi in Modena fino alla seconda Epoca del lor 
dominio in Reggio ossia dal 1336. fino al 142,1. 

3|Odena tornata nel 1336. sotto il dominio Esten- 
se non parve più quella sediziosa e tumultuan- An.15j5.cc. 
te Città, che era stata negli anni addietro. Se- 
date tutte le interne discordie , e dimenticati 
ancora tutti i nomi di Aigoni e di Grasolfi , 
di Guelfi e di Gibellini , visse poi sempre e 
fiorì in quella tranquilla pace , che per tanti 
anni avea inutilmente cercata , e niun vestigio più videsi di 
guerra civile . I Marchesi Obizzo e Niccolò dopo a^ere nel 
1337. fatto spianare il sobborgo di Città nuova, e uguagliarne 
le fosse , perchè forse in tal modo credevasi di provveder me- 
glio alla sicurezza della Città, fecer circondare nel 1340. di 
Tom. III. A for- 




z MEMORIE STOR. MODENESI. 

forti mura il lor Castello entro la Città (i) , ove era già sta?:© 
il loro palazzo, che dovette allora essere rifabbricato. E vedre- 
mo di fatto, che in esso fu alloggiato l'anno 1347. Lodovico 
Re d'Ungheria. Ma convien dire, ch'esso fosse dapprima trop- 
po ristretto; perciocché ne' Registri del pubblico Archivio sotto 
l'anno 1 3.5.1. abbiam la compera di circa venti case dal March. 
Obizzo fatta ne' contorni del suo palazzo medesimo , e ciò pro- 
babilmente affin di dargli una maggiore estensione . Ma anche 
un altro palazzo aveano i Marchesi in Modena , perciocché un 
atto di Francesco Tagliapietra de' 28. di Agosto del 1568. , che 
è nell* Archivio Segreto Estense , vedesi segnato in Civitate Mu- 
tine in pala tio , in quo ad presens~ morantur infrascripti DD. Mar- 
cbiones juxta p alaci um juris Communi s dièle Civitatis . La Provincia 
del Frignano soggettossi ella ancor prontamente ai March. Obiz- 
zo , come altrove vedremo. Alcuni de' più potenti, che aveano 
il dominio di qualche Castello, cercaron talvolta di scuotere il 
giogo; ma in poco tempo furon domati; e di questi troppo mi- 
nuti avvenimenti , che poco interessano nella Storia generale di 
una Provincia, ci riserbiamo a dire nell'Indice Topografico-Sto- 
rico, ove parleremo de' Castelli medesimi. Cogli altri Principi, 
che dominavano in Lombardia, strinsero in questi tempi lega 
gli Estensi , per prevenire le occasioni di nuove guerre , e ab- 
biamo nel Segreto Archivio Estense i trattati da essi conchiusi 
nel ili"], con Azzo Visconti Signor di Milano, col Comun di 
Bologna e co' Gonzaghi Signori di Mantova e di Reggio, e nel 
1329. coi Visconti, e cogli Scaligeri Signori di Verona. Il 
March. Obizzo a ristorar Modena dalla desolazione , a cui le 
intestine guerre di tanti anni 1' avean condotta, con suo decre» 
to de' 22. di Febbraio dell'anno 1357. permise a molti Lucche- 
si, che per la stessa ragione erano esuli dalla lor patria, il ve- 
nirsi a stabilire in questa Città, e accordò loro per cinque anni 
una generale esenzione da ogni gravezza . Nella Città si tentò 
talvolta di eccitar turbolenze; e da certi libri di condanne, che 
si conservano in questo Archivio Capitolare, raccogliesi , che 
quando nel 1337. fu data la Signoria di Bologna a Taddeo Pe- 
poli amico e cognato del March. Obizzo , che avea in moglie 
Jacopa di lui sorella, mortagli poi nel 1341., e il Marchese 

per- 
Ci) Script. Rer. Ital. T„ XV. col. 597. 598. 



CAPO VII. 3 

perciò diede ordine, che se ne facessero in Modena fuochi d'al- 
legrezza , due del popolo , cioè Geminiano de' Pocobelli e Gui- 
dacelo di Lanfrancoccio Pittore, cominciarono ad esclamare: 
muoiano i Guelfi. Ma non avendo effetto il loro disegno, fuggi- 
rono; e furon perciò condennati assenti alla multa di cento li- 
re, ed alla pena di aver la lingua tagliata, se venissero arre- 
stati . Il maggior danno , a cui il territorio di Modena fosse 
soggetto, furono le scorrerie delle soldatesche straniere, chia- 
mate in Ior soccorso or da uno or da altro de' Principi Italiani , 
le quali tratte in Italia singolarmente dalla fame e dall' avidità 
del bottino , gittavansi disperatamente in qualunque luogo , in 
cui si avvenivano, predando e distruggendo ogni cosa. Ma que- 
ste erano a guisa di turbini, che dopo aver recato quel danno, 
che la lor ingordigia esigeva, alle campagne e alle case , cessa- 
vano , e davan tempo di ristorarsi de' danni sofferti . 

Non così felice era Io stato della Città di Reggio . I Gon- 
zaghi ne eran Signori. Ma i Fogliani mal volentieri soffrivano 
di vedersi spogliati del lor dominio. E innoltre gli Estensi, do- 
po aver riacquistata Modena , aspiravano a riacquistare anche 
Reggio, e abbracciavano volentieri ogni occasione, che a ciò 
potesse giovare . I Gonzaghi per assicurarsi , quanto meglio po- 
tevano , il possesso di quella Città, fecero nel 1337. chiuder 
con mura tutte le vie , che conducevano alla pubblica piazza , 
distruggendo le case all'intorno, e in tal modo venner fortifi- 
cando la piazza medesima. Quindi nel 1339. cominciossi la fab- 
brica del Castello ossia della Cittadella , ove essa è anche al 
presente , nella Porta di S. Nazzaro , e moltissime case furon 
a tal fine atterrate (1). Affine poi di acquistare l'affetto delle 
più potenti famiglie Reggiane , in una solenne Corte , che essi 
tennero in Mantova agli 8. di Febbrajo del 1340., a cui inter- 
venne ancora il Marchese d' Este , tra' 24. Cavalieri , che in 
quell'occasione crearono, vollero, che fosser compresi Bertone 
de' Roberti , Barone da Canossa , e Giovanni da Fogliano (2) . 
Questa splendida Corte fu da' Gonzaghi tenuta in occasione de' 
matrimonii allor celebrati , perciocché Luigi Gonzaga prese in 
sua moglie una della casa Malaspina , Corrado di lui figlio pre- 
se una della casa de' Beccaria , e Ugolino figlio di Guido una 

A 2 so- 



CO lb. T. XVnf. col. 52. 55,, (2) Ib. col. 55. 



4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

sorella di Mastiti dalla Scala . E innokrc Azzo da Correggio 
prese in moglie Tommasina Gonzaga . Buonamente Aliprando 
nella sua Cronaca Mantovana scritta in rozzissimi versi anno- 
vera minutamente tutti i regali (i) t che venner farti a' Gonza- 
ghi , e tutti i personaggi , che lor li fecero , e tra Reggiani 
veggiam nominati molti delle più illustri famiglie da Canossa , 
da Fogliano, da Sesso, dalla Palude, de' Manfredi, de' Roberti, 
de' Bojardi, de' Ruggieri ec. e poscia descrive i doni, che il Co- 
mun di Reggio lor fece : 

Quelli da Gonzaga , senza alcuna noja 
Signoreggi avan Reggio , e lo Reggiano 
Tenevano quieto , e con buona voja . 
Li Cittadin di Rtggio con sua mano 
Ducati sccento fer presentare , 
E numero Ili tutti il suo Decano . 
Ancora i detti fecero donare 
Pesi treceni di carne vitellina, 
E paja mille di capon fer dare . 
Ave ova cinque mila di gallina , 
Pomi corbe venti fer presentare , 
E peri assai: fur roba molto Jtna . 
Ma tutto ciò non ebbe forza bastevole a render tranquillo il 
Aa. 1j41.ee dominio de' Gonzaghi in Reggio. Oltre una congiura , che con- 
tro di essi fu ordita sul principio del 1341. e che fu pronta- 
mente scoperta e soppressa, i Fogliarli a 17. ài Maggio dell'an- 
no stesso apertamente si sollevaron contro i Gonzaghi. Questi, 
benché circa questo tempo medesimo occupati nel dar ajuto a' 
Correggeschi , che tolsero il dominio di Parma agli Scalìgeri , 
e perciò involti poi in guerra contro gli Scaligeri stessi , spedi- 
rono nondimeno contro de' Fogliani alcune soldatesche Reggia- 
ne, affine di occupare i Castelli e le Terre da essi possedute. Il 
territorio di Scandiano fu il primo a ricever da esse il guasto 
per cinque giorni, in cui lo andarono rovinando. I Bojardi ami- 
ci de' Gonzaghi si spinsero contro la Pieve di Bagno , che va 
espugnata e incendiata con tutti que*, che la difendevano. Fi- 
lippino Gonzaga venne egli stesso personalmente ad assediare il 
Castello di Arceto, e benché egli dovesse presto partirne , per 

ac- 
Ci) Antiqu. Ital. T. V. col. 1170. &c 1175. 



e a ? o vri. 5 

accorrete alfa difesa, del territorio di Mantova dagli Scaligeri 
ostilmente assalito , Matteolo da Fogliano però , che difendeva 
quel Castello, fu costretto ad arrendersi, permessogli l'andarse- 
ne libero con tutti i suoi. Tutti gli altri Castelli e Terre da' Fo- 
gliati! occupate, cioè Sabbione, Casalgrande , Torricella, Qucr- 
zola , Carpineto , Livizzano , S. Valentino, e Rocca Tiniberga 
videro i lor distretti devastati e incendiati dalle truppe Reggia- 
ne per ordine de' Gonzaghi . Vollero vendicarsi i Fogliani col 
gittarsi sul distretto de* Quattro Castelli dominati dalla famiglia 
ola Canossa amica de* Gonzaghi . Ma i Canossa uniti a Manfre- 
di , e raccolte le loro truppe, sconfìssero quelle de' Fogliani, 
quattro de* quali furon fatti prigioni con molti altri . Nella fa- 
miglia medesima de' Canossa sorsero alcuni ribelli a' Gonzaghi , 
cioè Gugiielmino e Simone figli di quel Barone , che poco pri- 
ma era stato da' Gonzaghi onorato colle divise di Cavaliere ; e 
spintisi sopra Gesso del Crostolo , in cui trovavasi Rainiero da 
Canossa , nel discacciarono , e se ne fecer padroni . Ma le trup- 
pa de' Gonzaghi colà tosto recatesi , dopo alcuni giorni d' asse- 
dio riebbero quel Castello . Tutti questi fatti raccontansi nella 
Cronaca di Reggio all'anno 1341. (1) . Ma come in questo 
luogo essa è disordinata e confusa , e da queli' anno passa im- 
mediatamente al 1344., così sembra, che parte de' fatti mede- 
simi debba appartenere al 1^42.. , e 1343., e di fatto al 1343, 
assegnasi dalla Cronaca Italiana di Bologna 1' espugnazione di 
Gesso (2). Ed è certo, che per più anni non poterono i Gon- 
zaghi godere tranquillamente del nuovo loro dominio , il quale 
da' Fogliani singolarmente veniva di continuo travagliato e in- 
festato ; perciocché veggiamo , che nell'Ottobre del 1344. essi 
scorsero ostilmente fino alle Porte di Reggio , dando il guasto 
a ogni cosa all'intorno, e che nel mese seguente gittaronsi so- 
pra Luzzara, Reggiolo, ed altri luoghi da' Gonzaghi allor do- 
minati , e che Filippino Gonzaga ne prese una barbara e inu- 
mana vendetta , facendo appiccare quattordici Scandianesi suddi- 
ti de* Fogliani , che erano stati fatti prigioni nell' espugnazione 
di una Torre (%) . 

Mentre il territorio di Reggio era dalle civili discordie così 
lacerato , il Marchese Obizzo pensava a profittare delle favore- 
voli 

(i) Script. R«t. Irai. T. XVIII. col. 5^ (1) Ib.col. 390. (3) Ib. col. 59. 



6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

voli circostanze per ottener nuovamente la signoria di quella 
Città . Era venuta in Italia una Compagnia di Tedeschi con- 
dotta da un certo Guarnerio , che prendeva il titolo di Duca 
e di Maresciallo , ed avea servito per qualche tempo i Pisani 
nella guerra , che aveano co' Fiorentini . Congedata da essi pas- 
sò nel 1341. al servigio di Francesco degli Ordelaffi Signor di 
Forlì , che se ne valse a' danni de' Pepoli Signori allor di Bo- 
logna . Questi aveano per condotucre del loro esercito Giberto, 
• o , secondo altri , Guido Riccio da Fogliano , il quale sdegnato 
al vedersi privo del dominio di Reggio , ne era partito , ed 
avca presa quell' occasione di esercitare il suo valore , e co' Pe- 
poli era ancor collegato il Marchese Obizzo . Il Duca Guarne- 
rio , che in ogni cosa cercava il vantaggio suo e de' suoi , veg- 
gendo, che meglio probabilmente avrebbelo conseguito col git- 
tarsi nel partito del Marchese d' Este , con cui erano uniti, ol- 
tre i Pepoli, i Fiorentini, e Mastino dalla Scala Signor di Ve- 
rona , venuto a Ferrara sulla fine del detto anno , accordossi 
col Marchese e co' suoi alleati , ed egli determinò di valersi di 
questo mezzo per giungere a' suoi fini. E nel Febbrajo del 1343. 
deputò Brandeligio da Marano nobile Parmigiano a trattar gene- 
ralmente e pattuire cogli stranieri, che passar volevano a' suoi 
servigi , del che abbiamo l' atto tra quei di Bartolommeo Negri- 
soli nel Segreto Archivio Estense . 
An. 1343. Avea già egli qualche segreta intelligenza in Parma per 

mezzo probabilmente del detto Brandeligio , e lusingavasi di far 
sua quella Città , il che quando avvenisse , Reggio ancora chiu- 
so tra Modena e Parma facilmente sarebbe venuto nelle sue ma- 
ni. Egli perciò a' 21. di Gennajo del 1345. mandò segretamen- 
te alcuni de' suoi sudditi , e alcuni di que' de,' suoi alleati , ac- 
ciocché senza fare strepito , e senza recar molestia ad alcuno , 
anzi senza dare ombra o apparenza di qualche spedizion milita- 
re , si accostassero a Parma , ove sperava , che al loro arrivo i 
suoi partigiani si sarebber sommossi , e eseguito avrebbono il lor 
disegno. Ma questo non ebbe effetto, e gli uomini da lui man- 
dati dovettero far ritorno a Ferrara senza alcun frutto . Circa il 
tempo medesimo, cioè a' 27. di Gennajo, la Compagnia Tedesca 
condotta dal suo Duca Guarnerio e da Guido Riccio da Fo- 
gliano, a cui probabilmente avea il Marchese date le sue istru- 
zioni, uscendo dal territorio di Bologna, in cui era, passò a 

Sas- 



CAPO VII. 7 

Sassolo , e indi spargendosi pel Modenese andò scorrendo Je Vil- 
le del Colombaro , del Montale, di Mugnano , di Formigine , 
di Casinalbo , di Gorzano , di Bazzovara ed altre di que' contor- 
ni, accostandosi fin presso le Porte di Modena. Era quella una 
turba di tre mila e cinquecento barbute , come dicevanle , e 
avean seco per onorevol corteggio mille meretrici , e un gran 
numero di ragazzi e d'atti a canaglia. I viveri, che lor si man- 
davano da Modena , erano un contrassegno evidente , che quel- 
le truppe ivi erano per ordine del Marchese. Ma ciò non ostan- 
te que' barbari , che altra legge non conoscevano che la loro 
ingordigia, gittandosi furiosamente su qualunque cosa veniva lo- 
ro alle mani , e vitto vaglie e abiti e letti e mobili di ogni 
sorta , tutto diveniva lor preda , e se alcuno osava di far loro 
resistenza , veniva crudelmente appiccato. Dopo essere stati set- 
te giorni ne* detti luoghi, passarono sul Reggiano, e trattennersi 
qualche tempo nel Castel di Correggio , e i distretti di esso , 
di Campagnola, e di Novi diedero nuovo pascolo alla loro avi- 
dità ; quindi si gittarono sul Mantovano , poscia di nuovo tor- 
nando entro il Reggiano diedero il guasto alla Corte di Qua- 
rantola , e per ultimo rientrando nel Modenese , corsero poscia 
coli' usata ferocia al distretto di Carpi , e le Ville di Camurana, 
di Sorbara , di Cortile, di Ganaceto , di Soliera, di Campogal- 
liano , ed altre di que' contorni , furon da essi devastate misera- 
mente . Il Marchese Obizzo conobbe finalmente , che quelle fe- 
roci soldatesche invece di secondare i suoi fini , altro non cer- 
cavano che di satollar la lor fame ; e perciò a' 28. di Marzo 
mandò ordinando al Duca Guarnerio, che per l'ultimo dì di 
quel mese dovesse uscii e dal distretto di Modena , altrimenti 
avrebbclo considerato come nimico ; e per rendere il comando 
efficace ordinò, che in avvenire non si mandassero più viveri 
a quelle sfrenate truppe . Così esse finalmente , dopo aver ri- 
cevuto dallo stesso Marchese , da Mastin dalla Scala e dal Si- 
gnor di Bologna dieci mila fiorini d'oro, si allontanarono, e in 
diverse parti andaron disperse , e i territorii di Modena e di 
Reggio rimaser liberi da un flagello , che il Marchese Obizzo 
contro la sua intenzione avea sopra essi mandato (1) . 

In quest' anno medesimo nel mese di Maggio il March. 

Obiz- 



fi) Ib. T. XV. col. 405. &c col 600. T. XVHI. col. ^9. &c. 



8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Obizzo partito da Ferrara venne a S. Felice, e indi a Modena, 
ove fermossi più giorni, e ordinò, che si rifabbricasse il Castel 
di Marzaglia presso la Secchia , e più altri ne fece innalzare 
a' confini , che separano il Modenese dal Reggiano , per meglio 
assicurare , come dicevasi , la Città di Modena , ma più verisi- 
milmente per rendersi più agevole 1' acquisto di Reggio . E una 
occasion favorevole se ne offerse tra poco. L' anno 1344. dopo 
An. 1344. ] a m orte dei March. Niccolò fratello del Marchese Obizzo acca- 
duta il 1. di Maggio, unitisi nel 1. di Giugno a consiglio in Le- 
gnago il detto Marchese Obbizzo con Mastin dalla Scala e con 
Jacopo Pepoli tìglio di Taddeo Signor di Bologna deliberossi, se 
convenisse dare ajuto a' Fogliani , i quali , come si è detto poc* 
anzi, avean mossa guerra a'Gonzaghi. La Cronaca Estense non 
ci dice , qual risoluzion si prendesse . Ma i fatti ci mostrano , 
che determinossi di prestar loro soccorso. A tal fine a* 13. di 
Settembre del detto anno il March. Obizzo tornò a Modena , af- 
fine di disporre tutte le cose opportune ad eseguire un gran 
colpo , eh' ei meditava a suo ingrandimento non meno che a 
depression de' Gonzaghi . (1) 

Abbiam veduto poc' anzi, che i Correggeschi nel 1 341. 
avean tolto il dominio di Parma agli Scaligeri , e si eran fatti 
padroni di quella Città . Or in quest' anno Azzo da Correggio 
trattò segretamente col March. Obizzo di vendergli Parma, e il 
prezzo fu fissato in sessanta mila Fiorini . Questo trattato , se- 
condo le antiche Istorie Pistoiesi (2) , ebbe origine da una con- 
venzione fatta trai Visconti , gli Scaligeri , gli Estensi , i Car- 
raresi , e Taddeo Pepoli Signor di Bologna , nella quale erasi 
stabilito , che Luchino Visconti dovesse aver Parma , Reggio si 
cedesse a' Marchesi di Ferrara, e Mantova agli Scaligeri . Di che 
istruiti i Correggeschi , e dolenti della perdita loro imminente 
del dominio di Parma , dieronsi a cercar qualche via , per cui 
rendere miglior che fosse possibile la lor condizione . Ma invece 
di unirsi insieme a cornuti giovamento , ognuno operò segreta- 
mente per se medesimo , e Azzo mise trattato di vender Parma 
col Marchese Obizzo , Guido con Luchino Visconti . Azzo fu 
più felice e più pronto nel conchiuder Y affare , e ricevute alcu- 
ne 



(V Tb. T. XV". col. 409. &c. 
(z) Ib. T. XII. col. 505. 



CAPO VII. 9 

ne truppe dal suddetto Marchese, e assicurato cosi il suo parti- 
to, costrinse Guido suo fratello a cedere il campo, e a ritirar- 
si; e allora essendo rimaso egli solo Signor di Parma, ed aven- 
done avvertito il Marchese , questi mandò a Parma Giberto da 
Fogliano con ducento cavalli , i quali a' 23. di Ottobre entrati 
in Parma a nome del Marchese ne preser possesso. Quindi a' 6. 
di Novembre Jaccpino Rangone e Galasso Medici Ferrarese con 
molti altri soldati colà recaronsi a presidio e a difesa di quella 
Città . A render più solenne e più ferma la cessione di questo 
dominio, Azzo da Correggio venuto a Modena insieme con suo 
fratello Giovanni e con suo nipote Cagnolo, che erano con lui 
uniti in questo trattato, e con un Sindico del Comune di Par- 
ma a ciò deputato , a' 9. di Novembre in questa Chiesa Catte- 
drale con pubblico stromento diede al Marchese il formale pos- 
sesso di quella Città , al qual atto furon anche presenti Masti» 
dalla Scala, che a ciò dato avea il consenso, Malatesta da Ri- 
mini , Qstasio da Polenta , molti Nobili Parmigiani , e i Fo- 
gliani , che in questa occasione unironsi al Marchese. E questi 
il giorno seguente con grande e splendido accompagnamento re- 
catosi da Modena a Montecchio, che allora era nel Parmigiano, 
entrò nel giorno n. in Parma accoltovi con sommo onore. 
A' 24. di Novembre radunato il General Consiglio della Città , 
Ricco da Morano Modenese Vicario del Podestà Alamanno de- 
gli Obizzi Lucchese propose , /se piacesse loro di avere a Signo- 
re il Marchese Obizzo d' Este. Erano i Consiglieri in numero 
di quattrocento, e tutti, trattine cinque soli, ad alta voce ap- 
plaudirono alla proposta . Tutti allora recaronsi al Palazzo del 
Vescovo , ove il Marchese abitava , e il dominio di Parma gli 
fu nuovamente colle dovute solennità conferito (1). 

Ma poco mancò, che sì lieta pompa non si cambiasse in 
luttuosa tragedia . A' 6. di Dicembre il Marchese Obizzo partì 
da Parma , e venne a Montecchio , e il dì seguente , non sos- 
pettando di cosa alcuna , ne mosse per tornarsene a Modena . 
Eran con lui molti de' più Nobili e de' più potenti Signori d' Ita- 
lia , il Marchese Francesco suo nipote , Malatesta da Rimini , 
Ostasio da Polenta , Giovanni d* Albrighettino di Faenza , Azzo 
da Correggio con altri della sua famiglia , Giberto da Fogliano 

Tom. III. B con 



(1) Ib. T. XV. col 412. 601. &c. T. XII. col. 74^. &c. 



io MEMORIE STOR. MODENESI 

con altri parenti , Manfredo Pio , Sassolo da Sassolo , Boni fa •■ :o 
da Savignano, Aldighiero da Senaza e Paolo degli Aldighieri 
Parmigiani e molti altri Nobili Parmigiani , Modenesi , Irnolesi, 
Faentini , Riminesi , e Ferraresi , e tutti andavano tranquilla- 
mente verso Reggio , non parendo loro di aver che temere da 
Filippino Gonzaga Signor di quella Città , che allora era in pa- 
ce col Marchese, a cui avea anche permesso di recarsi passando 
per Reggio a Parma. Ma l'acquisto di Parma avea irritato Fi- 
lippino pjr modo , che determinossi a farne solenne vendetta . 
Unitosi dunque in alleanza con Luchino Visconti Signor di Mi- 
lano , cui avea promesso di dar nelle mani o vivo o morto il 
Marchese , e ricevuto da lui copioso soccorso d' armati , si po- 
se in agguato con novecento cavalli e un gran numero di fan- 
ti e di balestrieri presso Rivalla , donde sapeva dover passare il 
Marchese . Appena vi giunsero i primi del nobile accompagna- 
mento , le truppe del Visconti e del Gonzaga scagliaronsi loro 
addosso ad alta voce gridando Romane , Romaric , e li costrin- 
sero a dare addietro . La fuga de' primi trascinò seco più altri , 
che ripiegaronsi sopra il luogo, ove era il Marchese. Questi 
non sapendosi persuadere di avere ivi nimici , non voleva riti- 
rarsi; e convenne quasi usar la forza, per condurlo in sicurezza 
a Montecchio . Lo stesso accadde al Marchese Francesco di lui 
nipote , che sarebbe caduto in man de' nimici , se alcuni Te- 
deschi , che erano in quella comitiva , combattendo valorosa- 
mente contro i nimici , non gli avessero dato campo di ritirarsi 
pure a Montecchio , ove trovato il zio insieme con lui fece ri- 
torno a Parma . Ma se al Gonzaga non venne fatto di aver 
nelle mani il Marchese, furon però tanti i prigioni, che in 
quell'infelice giornata caddero in suo potere, eh' ei potè van- 
tarsi , se è lecito vantarsi di un tradimento , di aver riportata 
una gloriosa vittoria . Furon tra essi Manfredo Pio , Giberto da 
Fogliano , Bertolino di lui nipote , e Lodovico di lui figlio , 
Brandeligio da Marano , Giovanni da Correggio , Giovanni Ma- 
Iatesta da Rimini , Sassolo da Sassolo , Galasso Medici , Paolo 
Aldighieri , Ugolino e Giovanni da Savignano , Francesco de' 
Guidoni , Giberto da Cornazzano , Francesco Cortese , Jacopino 
da Este , Bonifacio figlio di Baron da Canossa , Bernardino da 
Cavriago , Drago e Zara Costabili Ferraresi , e molti famigliari 
e domestici del Marchese , i quali furon tutti condotti nelle 

pri- 



CAPO VII. ii 

prigioni a Mantova , ove V Aldighieri e Lodovico da Fogliano 
figliuol di Giberto morirono. E la crudeltà si spinse tan:' oltre , 
che il cada véro di Lodovico morto in carcere fu lasciato per 
due giorni innanzi agii occhi di Giberto suo padre . Questi in- 
sieme con Bertolino fu poi liberato, e i Gonzaghi volendo, 
come dice la Cronaca di Reggio , fargli limosina co' beni del 
Monastero di Frassinoro e di quel di S. Prospero , gliene die- 
dero a godere le possessioni , che essi avean nel distretto di 
Migliarina e di Budrione. Egli per fare la meditata vendetta, 
entrato in Migliarina distrusse il palazzo , che ivi avea V Abate 
di S. Prospero , e quello di Budrione , che era di quello di 
Frassinoro , e in questo fabbricò il Castello ; e di là poscia co- 
minciò a infestare e a travagliare nuovamente i Gonzaghi . Gio- 
vanni da Correggio non potè uscire di carcere , che cedendo 
tutte le sue terre a Luchino Visconti . Sassolo da Sassolo e Gio- 
vanni da Savignano , ricomperarono dopo un anno la libertà , 
il primo con tre mila fiorini d'oro, il secondo con cinquecen- 
to. Dopo questa vittoria Filippino Gonzaga per vendicarsi del 
guasto , che i suoi nimici avean dato a Suzzara e a S. Bene- 
detto , corse furiosamente nello stesso mese i distretti di Cam- 
pogalliano e di Lisignana , mettendo ogni cosa a ferro e fuo- 
co (i). 

V insulto fatto da Filippino Gonzaga al March. Obizzo ir- 
ritò altamente non sol lo stesso Marchese , ma anche Mastin ^ 
dalla Scala e Taddeo Pepoli suoi alleati , i quali ne giuraron 
vendetta ; e ad essi ancora unissi Francesco degli Ordelaffi Si- 
gnor di Forlì . Ma frattanto se il Marchese volle far ritorno a 
Modena e a Ferrara, dovette fare un lungo e penoso giro, per 
sottrarsi a nuove insidie de' suoi nimici. Partito perciò da Par- 
ma , ove lasciò per suo Vicario il Marchese Francesco suo ni- 
pote , a' 21. di Dicembre recossi il primo giorno al Castel di 
Piolo sulle montagne Reggiane, il secondo alla Badia di Fras- 
sinoro , il terzo a Monfestino , ove fu onorevolmente accolto e 
trattato a pranzo ed a cena da Bellisino da Savignano , e final- 
mente nel dì di Natale entrò in Modena , ove trattenutosi no- 
ve giorni passò a 4. di Gennajo del 1345. a Ferrara, e ivi Ma- 
fi 2 stin 



ri) Tb. T. XI. col 128. &c. T. XV". col. 414. &c 602. T. Xlf. col. 745. 
T. XIII. col. 913. &c. T. XVIU. col. 60. 392. 



il MEMORIE STOR. MODENESI 

stiri dalla Scafa, Giovanni Pepoli, Malatesta da Rimini, O^ta- 
sio da Polenta , e gli Ambasciadori ài Pisa vennero a concertai 
col Marchese il modo , con cui abbattere i due più potenti lo- 
ro nimici, i Gonzaghi e i Visconti, benché poscia non tutti 
questi alleati fosser fedeli mantenitori de' patti tra loro formati. 

E facea d'uopo veramente di molte forze, per difendersi 
contro gli assalti de' detti Principi. Fin da' 14. di Dicembre del 
precedente anno 1344. Filippino Gonzaga entrato nel territorio 
di Modena avea dato il guasto, come si è detto, a' distretti di 
Campogalliano, di Ganaceto, di Lisignana , e si era innoltrato 
fino al Ponte alto e al basso , rubando bestie , e imprigionan- 
do uomini, e rovinando ogni cosa. Quindi al principio del 
1345. le truppe Mantovane congiunte colle Milanesi gittaronsi 
altre sul Ferrarese, altre sul Veronese con grave danno di qus' 
territorii . Alle scorrerie nimiche al di fuori si aggiunsero i tra- 
dimenti domestici . Maghinardo da Gomola era padrone del Ca- 
stello di Brandola , e tenevasi pel Marchese . Quando Gastaldi- 
no di lui cognato nel Febbrajo del detto anno, ucciso Maghi- 
flardo , e occupato il Castello , si ribellò ; benché poscia poco 
appresso riconosciuto il suo fallo, e recatosi a Ferrara il rendes- 
se al Marchese . Altri torbidi si eccitarono ancor nel Frignano, 
i quali però non furono di lunga durata , come si vedrà , ove 
parleremo delle rivoluzioni di quella Provincia (1). 

Il Marchese Obizzo non pago di difendersi mosse egli stesso 
le armi contro di loro, e ne invase il dominio. A' 16. di 
Marzo dello stesso anno 1345. le soldatesche Estensi rimaste in 
Parma unitesi ad alcune altre venute da Modena entrarono nel 
Reggiano , e si fecer padrone de' quattro Castelli e del Castel 
di S. Paolo di consenso di Gabriotto e de' figli di Guglielmino 
da Canossa Signori di quella Fortezza . Si volsero poscia centro 
il Castello di Cavriago , il quale, benché fosse allora nel distret- 
to di Parma, non voleva però soggettarsi all' autorità del Mar- 
chese , e lo espugnarono . Recaronsi indi a Formigine nel ter- 
ritorio di Modena per concertare nuove spedizioni , e ne furon 
frutto due altri Castelli , che non si nominano, nel territorio 
di Reggio , che vennero in. lor potere {1) . 

Niu- 



(t) fb, T. XV". col. 415. *c óoj. &c. 
(2) T. XV. col. 416. T. XVIII. coL 61. 



CAPO VII. 13 

Ninna cosa però fu più utile agli Estensi in questa occasio- 
ne , che T odio , in cui i Reggiani per la maggior parte avea- 
no i Gonzaghi , e Filippino singolarmente . Questi nel Febbraio 
dell' anno stesso avea fatti venire a Reggio suo fratello Feltrino, 
e Corradino e Ugolino Gonzaghi con mille ducento cavalli, i quali 
alloggiati ne' sobborghi della Città e nel Monastero di S. Prospero 
davano il guasto ad ogni cosa all' intorno . Irritati per tali cose i 
Reggiani cominciarono a macchinare congiure per iscuotere sì gra- 
ve giogo^. E due se ne formarono al tempo medesimo, senza che 
gli uni sapesser degli altri . Una era ordita da alcuni del partito 
del popolo, i quali adocchiate alcune picciole case presso la Porta 
Bernona , avean cominciato a scavarvi una via sotterranea , per 
cui i Fogliani entrar dov earto in Città , e già erasi innoltrato 
il lavoro fino alle mura della Città medesima verso il Crostolo, e 
la strada era sì ampia e spaziosa , che un uomo anche armato 
di un grande scudo potevavi facilmente passare . L' altra con- 
giura era tramata da altri , i quali avean determinato di darne 
il segnale coli' uccidere un domestico de' Gonzaghi ; e allora 
tutto il popolo gridar dovea : muoiano i Mantovani , e prese 
le armi doveansi cacciare i Gonzaghi . Ma amendue i tratta- 
ti dagli Ufficiali de' Gonzaghi furon quasi al tempo stesso sco- 
perti . Appena si può spiegare la crudeltà , che in quella occa- 
sione fu esercitata. Que' rei, che colla fuga non si poteron 
salvare, e con essi ancora molti innocenti, furon imprigionati, 
e sottoposti alle più barbare carnificine , fino ad arderli lenta- 
mente con fiaccole accese , finche le viscere non sortisser loro 
dal corpo. Molti morirono fra sì spietati tormenti, altri ridot- 
ti ornai agli estremi , ottennero di andar liberi collo sborso di 
mille cinquecento lire per ciascheduno, ma appena tornati alle 
lor case finivàn di vivere. Altri amavan meglio di morire, che 
di rovinare la lor famiglia collo sborso di sì grave 3omma , e 
questi venivano appiccati nelta stessa via sotterranea da essi aper- 
ta . I Monaci di S. Prospero furon incolpati di aver parte nella 
congiura , benché veramente , come ci assicura il Cronista , i 
soli domestici dell' Abate ne fosser colpevoli . Perciò 1' Abate 
Albertino e il suo- Priore , con diciotto tra' Monaci , Conversi , 
e domestici , furono arrestati e chiusi in carcere nel Castello di 
Reggio, tutti i mobili del Monastero furono confiscati, e porta- 
ti a Mantova; e solo più anni dopo furon renduti collo sborso 

di 



i+ MEMORIE STOR. MODENESI. 

di ottanta fiorini d' oro , e i Monaci ancora furono liberati . 
trattone 1' Abate, che fu trasportato a Mantova. II padre an- 
cor dell' Abate , uomo di età avanzata , reo non di altro 
che di aver consigliata la fuga ad altri suoi figli complici della 
congiura , fu preso , e dovette ricomperare la libertà con mille 
cinquecento lire. Finalmente la maggior parte del popolo fu da' 
Gonzaghi costretta ad uscire dalla Città, e ad abitar ne' sobbor- 
ghi , per assicurarsi in tal modo, che non potesse eccitarvi nuo- 
vi tumulti (i). 

Tutto ciò accadde nel mese di Giugno del detto anno 1345. 
E' probabile , che il Marchese Obizzo fosse consapevole di que- 
ste congiure, e che avesse non pochi in Reggio segretamente a 
lui favorevoli. Di fatto a' 26. o secondo altri a' 2.7. dello stes- 
so mese, le soldatesche Estensi, che stavano in Parma, con- 
dotte da Maffeo da Poncareto Vicario e Maresciallo del Mar- 
chese , accostaronsi segretamente sul far del giorno a Reggio , 
e coli' ajuto di alcuni de' Fogliani gittati i ponti sulle fosse 
della Città , cominciarono a salir sulle mura, mentre frattanto 
Gabriotto da Canossa le andava al di dentro rompendo per age- 
volar la salita. E forse la Città sarebbe stata espugnata, se 1" 
imprudenza e il soverchio ardore di alcuni non avesse rovinata 
1* impresa . Circa cinquecento soldati , senza aspettare gli altri , 
giunti già sulle mura, e innalberato lo stendardo del Marchese, 
corsero alla pubblica piazza gridando ad alta voce : Froa il Mar- 
cbese Obizzo. Ma frattanto i soldati di Filippino Gonzaga , e con 
essi i Manfredi e i Sessi e i lor seguaci riuniti insieme si mos- 
sero contro le truppe Estensi, e benché queste coraggiosamen- 
te si difendessero , non ricevendo a tempo il soccorso de' lor 
compagni , dovettero finalmente cedere e ritirarsi , e molti ne 
furono uccisi, molti imprigionati; e più altri, mentre sul pon- 
te vogliono ripassare la fossa, rottosi il ponte stesso vi rimaser 
sommersi , e tra essi Bernardino figlio di Giberto da Fogliano . 
Fu poscia continuata per tutto queir anno la guerra traile trup- 
pe Estensi , che infestavano il Reggiano, ove anche nel Giu^ 
gno ebbero il Castello di Montebabbio ceduto loro da' suoi pa- 
droni , e traile Mantovane , che scorrevano pel Parmigiano . 
Verso la fin di Agosto accostaronsi nuovamente le soldatesche 

del 



(1) it>. t. xvi rr. coi. 6i. 



CAPO VII. i 5 

del Marchese Obizzo a Reggio per assediar la Città; e il i. di 
Settembre esse erano già presso il muro vicino a S. Marco, e 
cominciavano a romperlo. Ma uditone il rumore, furon caccia- 
te e respinte. Quattro giorni appresso venne il Marchese mede- 
simo , ed accostossi ne* sobborghi fino a S. Barnaba e a S. Mau- 
rizio , e fece scavare all' intorno una gran fossa , e circondarla 
di palizzate , pensando di poter in tal modo stringere la Città , 
Ma avvedutosi, che avea nel suo esercito un traditore, il qua- 
le ogni cosa scopriva a' nimici, dopo averlo fatto punir di mor- 
te , dato il fuoco alle palizzate e a tutti gli attrezzi a 13. di 
Ottobre si allontanò. Tentossi allora un colpo sopra Rubiera, 
che ubbidiva a' Gonzaghi . Alcune truppe Modenesi a' 29. di 
Ottobre recaronsi ad assediar quel Castello, e per impedirgli i 
soccorsi , vi alzaron dappresso una forte Bastia . Ma o fossero i 
fiumi gonfiati dalle continue pioggie, come narrano alcune Cro- 
nache , o fosser acque di un canale rivolte dagli abitanti di Ru- 
biera contro gli assedianti, questi ne furon assaliti e innondati 
per modo , che abbandonati e cavalli e carriaggi ed ogni cosa 
dovettero precipitosamente fuggire. Eran co' Modenesi alcune 
Compagnie Tedesche, contro delie quali singolarmente avven- 
taronsi i Rubieresi inseguendo i fuggitivi , e nella Cronaca del 
Bazzano si narra, che una donna sola con un forcone ne pre- 
se cinque, e con esso percotendoli continuamente li cacciò en- 
tro Rubiera. Sulla fine però dell'anno, cioè a' 3. di Decembre, 
venne fatto al Marchese di riavere il Castel di Formigine (1) , 
il qual però non sappiamo , né quando ne come fosse stato da' 
nimici occupato. 

Anche i eominciamenti del 1346. furon poco felici al Mar- 
chese Obizzo . Non solo ei si vedeva troppo lontano dal riac- ^ n * , 34 ó - 
quistare il dominio di Reggio, ma ebbe anche il dispiacere di 
trovar de' ribelli nel territorio di Modena. Giovanni figlio di 
Niccolò da Fredo , che già gli si era dichiarato nimico, e che 
perciò erasi ritirato ad abitare in Reggio, partitone segretamen- 
te a* 23. di Febbraio con ducento cavalli e fanti mandatigli da' 
Gonzaghi , passata la Secchia accostossi al Castel di Gorzano , 
ove Rigo, o Arrigo, ed Engheramo da Gorzano, secondo il 
patto tra lor già formato , il riceverono , dichiarandosi in fa- 
vor 



CO T. XV. col. 419. ec. 423. 604. ec. T. XVIIf. col. 6i. 



r 



16 MEMORIE STOR. MODENESI, 

vor de' Gonzaghi, e cominciando tosto a infestare ì vicini di- 
stretti, che ubbidivano al Marchese. E pochi giorni appresso 
Corradino da Gomola eccitò la ribellione contro lo stesso Mar- 
chese anche nel Castello di Rancidoro . Questi svantaggi però 
furono ben compensati dall' accostarsi che fecero alla parte del 
Marchese Obizzo i Manfredi e i Roberti da Reggio , che fi- 
nallora gli erano stati nemici . Nella Cronaca del Bazzano si 
narra, che essi usciron da Reggio nel mese di Marzo, e che si 
ritirarono a loro Castelli , cioè i Roberti a S. Martino , e i 
Manfredi a Borzano , che fecer poscia un trattato collo stesso 
Marchese , dopo il quale passarono a Modena , e indi a Ferra- 
ra , e che per ultimo nuovamente si ritirarono a' loro Castelli. 
La Cronaca di Reggio al contrario afferma , che i Roberti e i 
Manfredi non usciron già spontaneamente da Reggio , ma ne 
furon cacciati da Filippino Gonzaga, perchè avean fatto tratta- 
to di ucciderlo , mentre esso verso sera andava a passeggio , se- 
condo il costume, nel giardino de* Frati Minori; che perciò es- 
si si unirono al Marchese Obizzo, e che allor Filippino fece ar- 
restare cinquanta del popolo amici e seguaci di que* Nobili , e 
chiuderli in carcere, che questi pochi giorni appresso furon con- 
dotti a Mantova posti su' carri colle mani legate dietro le spal- 
le, e che altri dovettero ricuperare la libertà col pagamento di 
gravissime taglie (1) . Tutto ciò è verisimile, trattane la con- 
giura de' Manfredi e de' Roberti per uccidere Filippino ; per- 
ciocché , se essi ne fossero stati convinti , ei non sarebbesi ap- 
pagato di allontanarli da Reggio , ma avrebbeli condennati all' 
estremo supplicio . 

Per ciò che appartiene al trattato da essi fatto col Mar- 
chese Obizzo , di cui si ha un cenno nella Cronaca del Bazza- 
no (2.) , esso tuttor si conserva in questo Segreto Archivio Esten- 
se , ed è segnato in Ferrara a' 28. di Aprile di quest' anno 
1346. e vi si trovan presenti Gabriotto da Canossa, Sassolo da 
Sassolo, Luigi del fu Manfredino da Ganaceto , e Antonio Pa- 
della Modenese . In esso il Cavaliere Niccolò de' Roberti a no- 
me ancora del Cavalier Bertone de* Roberti da Tripoli e di Gui- 
do di lui figlio , e Bertolino soprannomato Rosso de* Manfredi, 

a no- 



CO Ib. T. XV. col. 41-:. ec. Ó05. T. XVIII. col. 6j. 
(2; Ib. T. XV. col. 605. 



CAPO VII. 17 

a nome ancora di Guiduccio , di Niccolò, e di Bonifacio fratel- 
li , e figli del fu Ugolino detto Cherico de' Manfredi , e di Tom- 
fnasino figlio del fu Azzo de' Manfredi , promettono a Iacopino 
Rangone procuratore del March. Obizzo , che gli saranno ub- 
bidienti e fedeli , che i collegati e gli amici del Marchese sa- 
ranno anche amici e collegati loro , che riceveranno gli uomi- 
ni del Marchese e con armi e senz' armi ne' lor Castelli di S. 
Martino e di Borzano, e che impiegheranno l' opera e le for- 
ze loro , perchè il Marchese giunga ad esser Signor di Reggio. 
Quindi il Rangone a nome del Marchese Obizzo promette a' 
Roberti di investirli del Castello e della Terra di S. Martino in 
Rio, e delle Ville del distretto di Prato, de' quali luoghi già era- 
no in possesso, concedendo loro 1' autorità e la giurisdizione di 
mero e misto Impero , ed esentando il Castello e le Ville stes- 
se da tutti i pubblici aggravi , e alla stessa maniera promette a* 
Manfredi 1' investitura del Castel di Borzano, e delle Terre di 
Ajano e di Vergnano nel distretto di Reggio. Promette ancora 
di pagar loro ogni mese in tempo così di guerra come di pace 
la provvigione di 150. fiorini d'oro, cioè a Bertone de' Roberti 
e a Guido di lui figlio 6z. e mezzo, altrettanti a Niccolò de' Ro- 
berti , a* tre fratelli Manfredi 50. altrettanti a Rosso, e altret- 
tanti a Tommasino. Promette ancora il Marchese di ristorare 
il Castello di S. Martino in Spino (il quale allora dovea essere 
in man de' Manfredi ) a patto però , che ne rimanga poi il do- 
minio presso lo stesso Marchese , di pagare ad amendue le fa- 
miglie durante la guerra, e finche ei non abbia acquistato il 
dominio di Reggio, gli stipendi per sessanta fanti, e per alcu- 
ne bandiere . E quando poscia ei sia veramence padron di Reg- 
gio , promette di donare ancora a Manfredi, senza però la giu- 
risdizione di mero e misto Impero, le Ville di Tresinara, di 
Gavasseto, di S. Stefano, e a Roberti quelle della Pieve di S. 
Faustino e di Budrio con più altri privilegi. 

Così divenuto più forte il partito Estense , sperò il Marche- 
se di poter più facilmente giungere al suo intento, cioè all'ac- 
quisto di Reggio . Perciò agli 1 1. di Maggio alcune bande Te- 
desche da lui assoldare partendo da Modena si volsero verso 
Reggio. Poiché furon giunte alla Secchia , un buon contadino 
temendo, che esse non andassero incontro alla morte, le avver- 
tì , che moire soldatesche erano uscite da Reggio per dare il 

Tom. IH, C gua» 



i3 MEMORIE STOR. MODENESI 

guasto a' contorni del Castel di Borzano, poiché si era allora 
saputo, che i Manfredi cransi collegati col Marchese Olezzo. I 
Tedeschi invece di avvilirsi all' avviso , rallegraronsi anzi , che 
si offrisse loro occasione di far pruova del lor coraggio ; e mo- 
vendo verso Borzano, incontraron di fatto i nimici, e venuti 
con essi alle mani dopo un ostinato combattimento li volsero 
in fuga, e ne condussero a Modena alcuni prigioni. Un altro 
vantaggio riportarono le truppe Estensi a' 2. di Giugno. I Pi- 
chi Signori della Mirandola erano alleati de' Gonzaghi , e per- 
ciò davan ricetto alle lor soldatesche . Nel detto giorno circa 
cento cavalli con molti fanti al soldo di Filippino Gonzaga usci- 
rono dalla Mirandola, e vennero nel distretto de* Cesi , ove ora 
è la Bastia , e gittato un ponte sul canale disponevansi a pas- 
sarlo per gittarsi su que' contorni , e metterli a sacco. Ma Ale- 
manno degli Obizzi Vicario in Modena del Marchese, avvisato- 
ne a tempo , accorse colà prontamente, e rotto il ponte scon- 
fisse i nimici, alcuni de' quali caddero morti, altri furon fatti 
prigioni . A risarcir queste perdite Filippino e Feltrino Gonzaga 
spediron nel Giugno le loro truppe a dare il guasto altre al 
territorio di Parma , altre a distretti de' Castelli de* Manfredi 
e de' Roberti divenuti loro nimici. E il Marchese per poter me- 
glio sostener 1* impeto de' Gonzaghi , cercò ed ottenne da Ma- 
stin dalla Scala nel mese di Luglio altri soldati Tedeschi in nu- 
mero di due mila, e altri quattro mila aveane raccolti da' suoi 
sudditi e da' Bolognesi ,, e da* Fiorentini suoi alleati . Con que- 
sti prese anch' egli a scorrere nello stesso mese di Luglio e in 
quello d' Agosto il territorio di Reggio , e quello ancora di Par- 
ma in quella parte, che era posseduta da' Signori di Correggio 
suoi nimici. Ma egli ebbe il dispiacere di perdere il 1. di Lu- 
glio il Castello di Cavriago , che non essendosi potuto soccor- 
rere a tempo , tornò in poter de' Gonzaghi . Temeva il Mar- 
chese , che questi non tentassero ancora di espugnar Parma , e 
perciò voleva rinforzarne il presidio , e mandargli viveri . A tal 
fine raccolto buon numero delle sue truppe, esse accostaronsi 
alla Secchia presso Marzaglia e Magreda. Ma stava lor dirim- 
petto T esercito de' Gonzaghi risoluto di impedirne il passag- 
gio. Le soldatesche Estensi bramavano di venire a battaglia» e 
a* 25. di Luglio già ne avean dato il segnale; e veggendo,che 
il nemico non si moveva, passarono a Scandiano, e di là man- 
da- 



CAPO VII. i 9 

daron nuovamente a sfidarlo , ma la sfida non fu accettata , e 
le truppe Estensi passate a Salvaterra vi si accamparono, e in- 
di passarono a Cavriago , il qusl Castello par che da esse fos- 
se allor ripigliato, e indi a Montechiarugolo (i). 

Finallora i successi di questa guerra erano stati comune- 
mente favorevoli al Marchese. Ma nell'Agosto ei vide, che non 
potca più fidarsi di Mastin dalla Scala. Perciocché questi, che 
avea già fatta tregua con Luchino Visconti Signor di Milano , 
richiesto da lui di alcune truppe in suo ajuto gliele accordò , e 
richiamò a tal fine parte ài quelle , che accordate avea al Mar- 
chese . A ciò si aggiunse, che a 17. dello stesso mese d' Ago- 
sto Leonardo Pio unitosi co' Pieni della Mirandola sottrasse all' 
ubbidienza del Marchese Obizzo il Castello di S. Felice , benché 
poi i Pieni rivoltisi contro lo stesso Leonardo , tutto per loro 
volessero il dominio di quel Castello. Conobbe egli dunque, 
che non gli era più possibile il sostenersi contro il poter de* 
Visconti e de' Gonzaghi insiem collegati , e perciò nel Settem- 
bre dell'anno stesso 1246. venuto a Milano, trattò di pace, e 
felicemente la stabilì , cedendo Parma a Luchino per Io stesso 
prezzo di sessanta mila fiorini , per cui già avevala comprata . 
Tornato indi a Ferrara ottenne ancora , che Paolo Pico della 
Mirandola gli rendesse a' 19. di Novembre collo sborso di cer- 
to denaro il Castello di S. Felice , che fu poi da lui diligente- 
mente fortificato. Il Castello ancor di Gorzano gli fu renduto, 
ed egli rimise in sua grazia Giovanni da Fredo , e Arrigo e 
Inghiramo da Gorzano, e lo stesso pur fece co* Nobili di Mon- 
tecuccolo , di che parlerassi più a lungo , ove si tratterà delle 
rivoluzioni del Frignano. Venne poscia il Marchese a Modena 
a 6. di Dicembre, ed essendo sopraggiunti due giorni appresso 
gli ambasciadori de' Gonzaghi, con essi ancora si intavolò e si 
conchiuse il trattato di pace, che fu in questa Città a' 12. di 
Dicembre pubblicato solennemente (2) . Convien dire , che tra 
gli articoli della pace fosse, che i Roberti e i Manfredi doves- 
sero tornare all' ubbidienza de' Gonzaghi, perciocché veggiamo, 
che nel seguente Gennajo questi poser presidio ai Castelli di S. 

C 2 Mar- 



Cr) T, XV. col. 426. ec T. XV in. col. 63. 

(2) Jb. T. XII. col. 745. T. XV. col. 427. ce. 433. 606. ec. T. XVIII. 

col. 64, 



2o MEMORIE STOR. MODENESI. 

Martino in Rio e di Bcrzano , e che poscia nel primo fecero 
nel seguente Dicembre innalzare una nuova Rocca (i) . 

Così finalmente dopo più anni di desolazione e di guerra 
cominciò Modena a respirare alquanto, e per qualche tempo 
visse tranquilla. Nel primo anno dopo la conclusion della pace, 
cioè nel 1347. essa fu spettatrice da lungi della celebre rivolu- 
An. 1347. z j one operata in Roma da Cola da Rienzo , che parve volerla 
richiamare all' antica sua dignità , e che poi fu vittima del suo 
pazzo entusiasmo. Anche a Modena ei diresse lettere di avviso 
delle grandi cose da lui operate , e di quelle maggiori , che di- 
segnava , e pregò i Modenesi a mandargli lor Deputati a Roma 
per intervenire al Concilio, che a salvezza di tutta T Italia ei 
voleva radunarvi (2). Ma non pare, che i Modenesi si curasser 
molto di entrare a parte di tai tumulti . Poco mancò nondime- 
no, che nuovi movimenti d' armi non si facesser tra loro. Da 
alcuni libri di condanne, che conservansi in questo Archivio 
Capitolare , raccogliesi , che Giovanni da Fredo rimesso poc' an- 
zi dal Marchese in sua grazia, trovandosi quest* anno 1347. 
nel mese di Maggio in Ferrara , ordì una congiura per toglier- 
gli il Castello di Spillamberto . Ma essa fu a tempo scoperta , 
ed essendo egli fuggito, fu condennato, se fosse preso, ad es- 
sere appiccato. Né altro di memorabile ci offre in quest' anno 
la Storia di questa Città , che un grande incendio eccitatesi nel 
mese di Giugno nella strada maggiore, o maestra, come or la 
diciamo , per cui molti edificii furon dalle fiamme consunti fino 
alla contrada detta della campana (3), e il passaggio, che di 
qua fece in Decembre Lodovico Re d' Ungheria recandosi a 
Napoli per impadronirsi di quel Regno. Avea egli passata la 
notte dopo i 9. del detto mese nel Castello della Mirandola, e 
accostandosi a Modena il giorno seguente videsi venir incontro 
a cinque o sei miglia dalla Città il Marchese Obizzo accompa- 
gnato da scelto numero di Cavalieri. Giunto innanzi al Re il 
Marchese scese da cavallo , ma il Re fattolo risalir tosto il vol- 
le a* suoi fianchi, e con esso entrò in Modena. Avea il Re al 
suo seguito tre mila e settecento persone a cavallo , e a lui e 
a tutta la sua famiglia cedette il Marchese il suo Palazzo nel 

Ca- 



ri) Ib. T. XVIII. col. 64. 66. (1) T. XV. col. 45*. ec. $07. ec. 
(3) Ib. col. 4J8. 



CAPO VII. 21 

Castello, ed egli passò ad abitare frattanto nel Palazzo del Pub- 
blico. Quel giorno e il seguente il Re e tutto il suo accompa- 
gnamento furono magnificamente trattati a spese di questo Co- 
mune , e quindi il dopo pranzo del giorno n. ci mosse verso 
Bologna, e ii Marchese avendolo accompagnato fino al Ponte 
di S. Ambrogio gli fece dono di tre superbi cavalli (i) . A que- 
ste magnificenze però andarono aggiunte le necessarie cautele , 
perchè il passaggio del Re non potesse mai recare alla Città e 
al territorio di Modena danno alcuno, come si può veder dal 
trattato, che perciò erasi stipulato fin da' 17. di Aprile tra il 
Marchese e gli Ambasciadori di quel Sovrano (1) . 

V anno 1J48. fu all' Italia tutta funesto per la famosa An. 1548. 
pestilenza , di cui non v' ebbe mai forse la più spaventosa . Le 
Cronache di Reggio e di Modena non ci han lasciata memoria 
di grande strage , che in queste due Città facesse quell' orribil 
flagello. Solo ne abbiamo una relazione in un Codice del Mo- 
nastero di S. Chiara, che pubblicheremo a suo luogo, ove an- 
che si parla di un tremuoto, che precedette la peste. Ad essa 
succederono. nel 1349. altri tremuoti , che a molte Città d'Ita- An. 1349. 
lia riusciron fatali , e in questa occasione ancora il Bazzano ci 
narra , che piccioìe , in confronto a quelle di altre Città , fu- 
ron le scosse, che Modena ne risentì. E anche in quest' anno 
essa ebbe ii piacere di vedere un altro magnifico ricevimento 
fatto dal Marchese Obizzo al Cardinal Annibaldo da Ceccano 
Legato Apostolico, che andava a Roma. Venne egli dapprima 
a Reggio , ove da Filippino Gonzaga fu splendidamente ricevu- 
to , ed alloggiato in quel Vescovado . Quindi venendo a Mode- 
na a' 22. di Febbrajo , il Marchese e con lui tutto il Clero col- 
la croce innalzata, e il Comune di Modena con ducento dop- 
pieri accesi gli andò incontro fino a Città nuova e a Campo- 
longo poco da essa discosto, e accompagnatolo a Modena, al- 
loggiollo, come già fatto avea il Re d' Ungheria, nel suo Pa- 
lazzo. Due giorni, cioè quel dell' arrivo e della partenza , trat- 
tennesi qui il Cardinale, trattato con tutta la sua comitiva di 
circa 600. cavalli a spese del Comune di Modena , e poscia an- 
dò 



(1) Ib col. 445. 6 ir, 

(i) Antich. Eft. T. IL p. 11 z, 



il MEMORIE STO R. MODENESI. 

dò a Bologna , e il Marchese accompagnatolo fino al Ponte di 
S. Ambrogio gli fece dono di due destrieri (i) . 
\n. 1550. Il detto Cardinale era stato spedito da Avignone in Italia 

per la celebrazione dell' Anno Santo intimata dal Pontefice Cle- 
mente VI. per l'anno 1350. Fu immenso di fatto il concorso 
de' pellegrini di ogni nazione, che accorse a Roma in quell'an- 
no . Il Marchese Obizzo volle profittare di questa occasione , e 
con sue lettere de' 28. di Gennajo ordinò a suoi Ufficiali di 
Modena , che da qualunque passaggero , che andava a piedi a 
Roma , esigessero al Ponte di S. Ambrogio una moneta in- 
dicata dal Cronista colla troppo general vo:e nwnmus , e sei 
da quelli , che andavano a cavallo . Ma quest' ordine produs- 
se un effetto contrario all' intenzion del Marchese . Percioc- 
ché sparsasi di ciò la voce , tutti neli' andare a Roma tene- 
vano altra via . Rivocò il Marchese nel mese d' Aprile quest' 
ordine, o piuttosco mitigollo, comandando, che tre bolognini 
soli si pagassero da' cavalieri , e uno da' pedoni . Ma i pellegri- 
ni continuarono a batter le altre strade , per cui avean comin- 
ciato a passare , e pochissimi eran quelli , che toccavano il ter- 
ritorio di Modena (z) . A* quest* anno medesimo un altro fatto 
ci si narra dalla Cronaca Estense , cioè che a' zj. di Maggio , 
essendo stata Modena già da lungo tempo sottoposta all' Eccle- 
siastico Interdetto , e scomunicati essendo parimenti i primarii 
Cittadini per molti delitti da essi commessi, il Marchese Obizzo 
ottenne dal Cardinal Guido Legato Apostolico, il quale dopo 
avere nel precedente anno 1349. stabilita una tregua tragli Sca- 
ligeri e i Gonzaghi , co* primi de' quali era collegato anche il 
Marchese Obizzo , ma senza che queste Provincie avesser parte 
alla guerra (3) , passava quest' anno per Modena, recandosi a 
Roma , e che fu da lui colla solita magnificenza ricevuto ed ac- 
colto , che tutte quelle censure fossero rivocate (4). Convien di- 
re, che questo nuovo Interdetto fosse stato effetto della solleva- 
zione, con cui nel 1329. Modena sottraendosi al dominio Pon- 
tificio erasi di nuovo soggettata al partito Imperiale . 

Nel detto anno 1250. nuovo cambiamento di cose seguì in 
Bologna, che diede poscia occasione a una nuova furiosa guerra, 

da 

i) T. XX. col. 6h.&cT. XVIII. (>) Vera Stor. della Marca Trivig. 
col. 6g. T. X«I Doc. p. reo. 

(t) Ib. T. XV. col. 615. ( 4 ) Scrip.Rer. £t. T.XV. col. 615.ee. 



C A P O VII. ti 

da cui queste Provincie furori devastate miseramente . Giovanni e 
Jacopo fratelli Pepoli Signori di Bologna , veggendo di non po- 
tersi più a lungo difendere contro Astorgio di Dureforte Conte 
di Romagna, che a nome del Papa ogni arte e ogni sforzo 
metteva in opera , per toglier loro il dominio di quella Città , 
determinaronsi di cederla a Giovanni Visconti Arcivescovo e Si- 
gnor di Milano. A tal fine nell' Agosto del detto anno Giovan- 
ni Pepoli , passando sulft fosse di Modena senza entrare in Cit- 
tà , andossene a Milano , e conchiuso il trattato si videro poco 
appresso passar parimenti sulle fosse di questa Città più di due 
mila soldati dal Visconti mandati a Bologna sotto pretesto di da- 
re ajuto a' Pepoli, e quindi nell'Ottobre dell'anno stesso fu ali* 
Arcivescovo dato il possesso di questa Città (i). Questo straor- 
dinario ingrandimento de' Visconti eccitò la gelosia degli altri 
Principi Italiani, e la gelosia proruppe fra pochi anni in aperta 
guerra. Ma prima di ragionar di essa, ci convien volgerci alquan- 
to addietro , per vedere , in quale stato era frattanto la Città e 
il territorio di Reggio. 

I Fogliani avvezzi ad esser padroni, non sapevano adattar- 
si al nuovo carattere di sudditi , e non potendo sommuovere la 
Città, destavan tumulto nel territorio. Anche la famiglia de' Si- 
gnori di Mandria ricusava di sottomettersi a' Gonzaghi . Per- 
ciò nel Dicembre del 1348. cavalcò verso Mandria con alcune 
truppe il Podestà di Reggio, e del Castello si fece padrone, e 
1* incendiò . Ma la Rocca , in cui erasi ritirato Zilino da Man- 
dria, si tenne forte. Benché questa famiglia fosse ribelle a' Gon- 
zaghi , era nondimeno nimica ancor de' Fogliani , e perciò il 
Cronista racconta, che molti anni appresso Zilino per suggestion 
de' Fogliani fu ucciso da un suo domestico ; che la signoria del 
Castello passò allora a Gregorio e ad Ugolino nipote di Zilino, 
e che avendo il primo ucdso il secondo e un giovinetto di quat- 
tordici anni di lui figliuolo , abbandonato il partito di Feltrino 
Gonzaga , a cui s era soggettato , unissi a' Fogliani . Questi 
frattanto, cioè ci;ca cento fanti mandati da Giberto, a' 23. di 
Gennajo del 1349. venuti di notte tempo al Castel di Cazzata, 
che era de' Sessi , ed era in nome lor custodito dalla famiglia , 
che dal Castello medesimo prendeva il nome , entraronvi a tra- 
dì- 



(0 Ib. 



2 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

dimcnto , e tutti que' della stessa famiglia , e tra essi Io Scrit- 
tor della Cronaca, fanciullo di quattordici anni , salvaronsi colla 
fuga . Quindi i Fogliani occuparono ancora un altro Castello dì 
Azzo da Sesso, benché loro cognato; e Guglielmo da Fogliano 
tolse poco appresso a Bertolino da Piagna il Castello del mede- 
simo nome. Questo tornò presto in poter de' Gonzaghi, i qua- 
li neir Agosto spediron V esercito ad assediare il Castel di Gaz- 
zata , in cui chiusi i Fogliani infestavano le vicine strade , e 
avean fra gli altri assalito un fratello del Conte di Romagna , 
e spogliatolo pel valore di oltre a dieci mila ducati . Resistette 
per alcuni giorni il Castello allo sforzo degli aggressori ; ma fi- 
nalmente a zo. del detto mese dovette arrendersi , lasciandosi 
andar liberi i difensori ', e fu totalmente spianato . Sedici altri 
Castelli de' Fogliani furon poscia espugnatile quasi tutti distrut- 
ti , e il Cronista ci dice, che i loro nomi erano scritti nel mu- 
ro del Palazzo del Pubblico . Nel Novembre dell' anno stesso i 
Gonzaghi , per togliere alle più potenti famiglie 1* occasione e 
il modo di ribellarsi , fecero atterrare i Castelli di Borzano , di 
S. Valentino, di Rodeglia, di Bazzolano, di Piagna, di Ateleno, 
di Rupiola , e di Paullo . Quello però di S. Valentino, che era 
di Bonifacio da Fogliano , fu poco appresso da lui rinnalzato . 
Sembra , che Feltrino Gonzaga vivesse sempre in timore di nuo- 
ve sollevazioni. A rtnder sempre più ferma la sua autorità egli 
insiem col padre e co' fratelli chiesero e ottennero l'anno 1349. 
da Carlo IV. l'investitura di Mantova e di Reggio, e di amen- 
due i territori!" ; e fecervi anche inserire le Corti di Quarantola 
e di S. Possidonio , delle quali già da più anni essi eransi im- 
padroniti , come altrove vedremo . Feltrino innoltre nell' Aprile 
An. 135 1. ^ e * 1 35 1, v0 ^ e > cne s ' atterrasse la Torre alta novanta braccia 
del suburbano Monastero di S. Prospero , e a impedirne la ro- 
vina fu inutii l'offerta, che fecero i Monaci, di pagargli tre mi- 
la fiorini , e di mantenere a loro spese dodici soldati , che a 
nome di lui la custodissero ; perciocché egli rispose , che cosi 
ad ogni modo voleva ; e io credo , soggiugne il Cronista Mo- 
naco sdegnato per questo danno al suo Monastero recato , che 
tutte le magnifiche fabbriche di questa Città saran similmente 
per opera de' Gonzaghi atterrate. (1) Il Castello ancora di S. Mar- 
tin 

(1) ib, t. xvnr. coi, 67. &c. 70. 



CAPO VII. 25 

tiri de' Roberti fu da' Gonzaghi distrutto nel Dicembre nel 135?., s 
e nel Gennajo seguente quello di Amensilco , che era de* Ca- 
nossa . Un altro però ne fu da' Gonzaghi innalzato nello stesso 
Gennajo , cioè quel di Bagnolo , in cui essi impiegarono i ma- 
teriali di molte Torri , eh' essi avean fatte atterrare . (1) 

Venne frattanto a morte a' 20. di Marzo del 1352. il Mar- Aa§ *H 2 ' 
chese Obizzo d'Este, che solo sopraviveva de' tre figli del March, 
Aldobrandino e di Alda Rangona , perciocché il March. Rinal- 
do era morto nel 1335. e nel 1344. il March. Niccolò. Ave- 
va egli cinque figli Aldobrandino, Niccolò, Folco, Ugo, ed 
Alberto , che da lui furon creati Cavalieri cinque giorni prima 
di morire con molti altri , tra quali furono quattro Modenesi , 
cioè Galasso Pio , Lanfranco Rangone , Niccolò da Sassolo , e 
Ugo da Savignano (2) , e Rolandino da Canossa Reggiano , 
Aveagli egli avuti dalla celebre Lippa degli Ariosti da lui lun- 
gamente tenuta in conto di amica . Era essa morta a 27. di 
Novembre del 1347. e la Cronaca Estense nel ragionarne dice: 
Obiit Kobilis Domina Lippa de Ariostis de Bononia uxor Magnifici è' 
Illustris Domini Marchionis Obizonìs , quam desponsavit ad uliimum 
mortis de conscientia Domini Papa Clementis VI. de qua Domina 
Dominus Marchio genuerat XI. filìos , videlicet septem masculos é' qua- 
tuor fxminas (3). Di fatto conservasi nel Segreto Archivio Esten- 
se la sentenza data da tre Vescovi di Ferrara , di Concordia , e 
di Adria venti giorni dopo la morte di Lippa, cioè a 17. di 
Dicembre del detto anno 1347. In essa riferiscono il Breve di 
Clemente VI. segnato da Avignone a 21. di Febbrajo del 1346.^ 
in cui dice , avergli il Marchese Obizzo esposto , eh' egli avea 
avuti dalla Nobile Lippa degli Ariosti donna libera Rinaldo , Al- 
dobrandino , Alberto, Niccolò, ed Azzo ( il primo e il quinto 
eran premorti ) e Alda , Beatrice ed Achiliisia , e poscia ancora 
Folco ed Ugo e Costanza ; che non avendo figli legittimi avea 
determinato di prenderla in moglie , e che perciò il pregava a 
dichiarar ugualmente legittimi tutti i detti figli, quando egli aves- 
se eseguita la sua risoluzione . Perciò il Papa comanda loro , 
che , quando il matrimonio sia stato eseguito , accordino al Mar- 
chese la detta legittimazione . Ed essi quindi veduto l'autentico 

Tom. III. D stru- 



(0 *b. col. 7t. {3) Jb. col. 4/3. 

(i) Ib. T. XV. col. 4 <5?. 



26 MEMORIE STOR. MODENESI. 

strumento del matrimonio contratto , li dichiaran tutti legit- 
timi . Ma questa legittimazione, e la Bolla di Clemente VI., 
con cui ad istanza del March. Obizzo concedeva il Vicaria- 
to di Ferrara a soli figli di esso, irritò altamente il Marche- 
se Francesco figlio del Marchese Bertoldo e nipote dell' alerò 
Marchese Francesco figlio del Marchese Obizzo II. primo Signor 
di Modena , e irritò ancora il Marchese Rinaldo figlio del Mar- 
chese Niccolò fratello del defunto Marchese Obizzo; ed essi per- 
ciò si unirono a' nimici del March. Aldobrandino nelle guerre, 
che tra poco gli furon mosse , come in breve vedremo . 

Il giorno seguente alla morte del March. Obizzo, il March. 
Aldobrandino , a cui singolarmente spettava come a primogeni- 
to , il governo dello Stato , fu acclamato Signor di Ferrara . 
Quindi a' 9. di Aprile raccolto il general Consiglio di Modena , 
al qual atto e agli altri in tal occasione poscia tenuti , fra mol- 
tissimi altri veggiamo , che intervennero i quattro creati poc'anzi 
Cavalieri dal defunto March. Obizzo , e innoltre Gherardo Rango- 
ne, Manfredino da Livizzano, Rinaldo Boschetti, i quali vengon 
distinti col titolo di Nobili e potenti, Antonio Cavalierini, Bit- 
tino Sassi , Bonfonato Cortese , Pietro Paolo de' Quattrofrati , 
Nannino Sigonio , Niccolò e Ventura Scapinelli , Antonio Gri- 
maldi , Niccolò Calori , e Matteo Fontana (1) , nominarono 
Sindici, che recatisi a Ferrara al March. Aldobrandino e a' fra- 
telli conferissero il dominio della Città e del Territorio di Mo- 
dena , come fecesi solennemente a' 14. dello stesso mese (z). Il 
Marchese Aldobrandino non tardò molto a dare a' Rangoni una 
pruova del suo favor verso loro , perciocché a Lanfranco Ran- 
gone donò nel 135$. il Castello di Casalcicogna , e ad Aldo- 
brandino Rangone quello di Spillamberto. (3) Aggiugne il Baz- 
zano , che a' 2.5. di Giugno i Nobili Rangoni , che con altri 
Nobili Grasolfi e con molti del popolo eran per 1' addietro esuli 
dalla Città , furon mandati a Ferrara , e che dopo esservi stati 
circa otto giorni , tornaron tutti a Modena . Io temo , che sia 
corso qualche errore in questo passo della Cronaca , e che esso 
sia fuor di luogo , perciocché non so intendere , come dopo il 
1336. in cui i Rangoni tornarono in questa Città, potessero 

nuo- 



ci) Ar.h. Ssgr. della Cornuti, e Arch. (2) Script. Rer. Ita!. T. XV. co!. 470. 
Segr. Eftenf. (3) Ib. col. di 8. T. XI. col. 81. 



CAPO VII. i ? 

nuovamente essere costretti ad uscirne , mentre essa era in po- 
ter degli Estensi ad essi sì strettamente uniti per beneficenza e 
ptr parentela . 

Tranquille e pacifiche furono queste Provincie ne' due pri- 
mi anni del governo dd Marchese Aldobrandino, trattane una 
ostile scorreria del suddetto March. Francesco. Egli l'anno 1352. 
fuggito ptr timor della morte da Ferrara , dopo essere stato per 
qualche tempo in Padova presso Ugolino Scrovegni figlio di una 
sorella del Marchese Bertoldo suo padre , poscia a Rimini presso 
il suo avolo materno (1) , ne mosse nell'Agosto dell'anno seguen- 
te, ed entrò armato nel Ferrarese. Presto però fu respinto, ed eb- 
bero in ciò gran parte le truppe Modenesi chiamate perciò a Fer- 
rara dal March. Aldobrandino. E circa il tempo medesimo il March. 
Rinaldo figlio del March. Niccolò I. fuggito egli pur da Ferra- 
ra unissi col Marchese Francesco e co* nimici del March. Aldo- 
brandino, e ne nacquero poscia le lunghe guerre domestiche tra 
gli Estensi medesimi . 

Nel 1354. si accese una furiosa guerra, che recò a queste An « «3S4» 
Provincie nuova desolazione. Una rivoluzione tentata nel Feb- 
braio in Verona, con cui Fregnano dalla Scala fratel naturale di 
Cangrande Signor di quella Città ajutato da Azzo da Correggio e da 
Feltrino Gonzaga, destato rumor nel popolo, cercò, ma inutilmente, 
di togliergli il dominio, rendette i Visconti nimici a Feltrino . Per- 
ciocché essendosi Barnabò Visconti nipote dell' Arcivescovo Gio- 
vanni presentato con truppe innanzi a Verona, quasi per dar ajuto 
a Fregnano , questi per consiglio singolarmente di Feltrino non 
volle ammetterlo. In questa occasione Feltrino con più altri della 
sua famiglia fu fatto prigione da Cangrande, e a stento campò la 
vita, e riebbe la libertà collo sborso di trentamila fiorini d'oro. 
Mentre Feltrino era prigione in Verona, i molti e potenti nimici, 
ch'egli avea in Reggio, attizzati e ajutati da' Visconti, e fatti 
dalle circostanze più arditi, presero le armi, e occuparono parec- 
chi Castelli . Taddeo Manfredi unitosi co' Fogliani , e recatosi al 
Castel di Borzano distrutto già da' Gonzaghi , cominciò a rin- 
nalzarlo. A' Visconti pure si unirono i Roberti e i Bojardi co' 
lor Castelli di S. Martino e di Rubiera , e Galasso Pio Signor 
di Carpi . Quindi si accese tosto la guerra trai Fogliani e i Man- 

D 2 fre- 



(1, Io. T. XII. coi. 938. T. XIV. col. 205. T. XV. col. 469. &c. 



28 MEMORIE STOR. MODENESI. 

fredi e gli altri lor alleati da una parte, e le truppe Reggiane 
da Gonzaghi assoldate per l'altra; e queste per prender vendet- 
ta de' Fogliani rivoltesi contro il lor Castello di Arceto , ch'es- 
si stavano rifabbricando, l'atterrarono nuovamente (i). 

Queste però non furono che picciole scorrerie . La lega in 
quest' anno stesso conchiusa traila Repubblica Veneta , il Mar- 
chese Aldobrandino d' Este , i Gonzaghi , e i Carraresi , a qua- 
li poscia si aggiunse ancora Cangrande , benché prima nemico 
a' Gonzaghi, lega diretta singolarmente ad abbassare la ornai trop- 
po forroidabil potenza dell' Arcivescovo Giovanni Visconti , fece 
dichiarare apertamente la guerra fra una parte e 1' altra , singo- 
larmente dappoiché nel mese di Marzo i Gonzaghi ebbero arre- 
stato alcuni legni Milanesi , che venivan pel Po con un carico 
del valore di circa sessanta mila fiorini d' oro . I primi movi- 
menti vennero da Nonantola , che essendo allora soggetta a Bo- 
logna avea per presidio le truppe de' Visconti . Queste a' 1 2. di 
Maggio del detto anno 1354. uscite da quel Castello,^ gittato 
un ponte sopra il Panaro , ove , dice Pietro Azarió , era anti- 
camente la via diritta da Modena a Bologna , e piantatevi due 
Bastie, o piccioli Forti, di uno de' quali fu affidata la custodia 
a Bernardino Pio , recaronsi fino alla Villa di Saliceto di Pana- 
ro e fino a S. Lazzaro , facendo preda a uomini e di bestie , e 
di tutto ciò, che veniva loro alle mani. Allo stesso tempo l'eser- 
cito de' Visconti condotto da Francesco Castracani entrato nel 
Reggiano a' 15. di Maggio, dopo aver predati i contorni di Ri- 
vaita , passata la Secchia accostossi a Modena a' 18. e cominciò 
a stringerla d' assedio . Le truppe degli assediami ebbero un nuo- 
vo rinforzo da Galasso Pio Signor di Carpi , che ribellatosi al 
March. Aldobrandino ad esse si aggiunse , e con lui molti Cit- 
tadini di Modena ancora, che essendo suoi partigiani usciti se- 
gretamente dalla Città passaron nel campo nimico. Un altro cor- 
po di truppe da' Visconti assoldate venne da Bologna forte di 
quattro mila cavalli e due mila fanti , e postosi presso Albare- 
to cominciò ad innalzarvi Forti e Bastie , e quella traile altre , 
che diede poi il nome alla Terra della Bastia , detta anticamen- 
te Villa de' Cesi , r mentre le truppe Milanesi stavano accampate 
dalla parte di Predo ; e in tal modo Modena venne da' nimici 

sem- 

1 1 1 1 m 1 1 ni 1 mi ii ili ... . r 

Cr| T. XVIII. col. 72. &c. T. XII. col. 74?, 



CAPO VII. 29 

sempre più chiusa e ristretta tutt' all' intorno, ed essi si lusinga- 
vano di espugnarla tra poco , come Galasso avea loro con sicu- 
rezza promesso . Ma pochi giorni appresso sparsasi tra essi la 
voce , che all' ajuto di Modena si accostava la celebre Compa- 
gnia di Fra Moreale Friere dì S. Giovanni , come 1' appella Mat- 
teo Villani, e che secondo Pietro Azario, era stato prima Tein- 
plario , e che fu poscia decapitato in Roma 1* anno medesimo , 
i tre corpi, che cingevamo la Città, all' improvviso se ne andaro- 
no . Galasso Pio tornossene a Carpi, donde però stava sovente 
lontano per abitare in Bologna , ove il Visconti 1' avea nomina- 
to collega a Giovanni d' Oleggio nella carica di Capitano (i) ; 
i Bolognesi fecer ritorno a Bologna , e 1' esercito dell' Arcives- 
covo recossi verso Reggio, e la Villa e la Terra di Bazzovara, 
che era stata da* nimici occupata , tornò in potere de' Modene- 
si . Nel Reggiano però non ebbe 1' esercito de' Visconti altro 
vantaggio che quello di farsi padron di Rubiera ad esso conse- 
gnata da Selvatico Bojardo , il quale perciò ebbe dall' Arcives- 
covo una ricca provvigione (2) . 

Non fu solo il Pio, che in quella cirostanza prendesse le armi 
contro gli Estensi . I Nobili da Magreda prendendo o l' occasio- 
ne o il pretesto da molti oltraggi , che essi dicevano di aver 
sofferti da' Signori di Sassolo allora aderenti agli Estensi, si ri- 
bellarono, e diedero il loro Castello in man de' nimici. Perciò 
a' 4. di Giugno Galasso cogli altri della sua famiglia , Niccolò 
e tutti gli altri Nobili da Magreda , Albertino e Doze , e tutti 
gli altri da Fredo , Giovanni degli Adelardi insiern co* suoi fi- 
gli , i Papazzoni , e circa venti del popolo , che usciti da Mo- 
dena eransi uniti a' nimici , e che tra Nobili e Plebei formavano 
il numero di circa ottanta , furon condennati come ribelli , e i 
lor beni furono abbandonati al saccheggio . I Rangoni e molti 
altri Nobili Modenesi si tenner fedeli agli Estensi , e armato il 
popolo, e raccolti circa settecento cavalli, si volsero a' 13. 
di Giugno verso Carpi , e a tutto quel territorio diedero un 
orribile guasto. Pareva, che essi volessero assediare ed espugnar 
quel Castello; ma a' 25. del mese stesso, senza essere da alcu- 
no 



Ci) Script. Rer. Ini T. XVHL col. col. 48?. 6tg. T. XIV. cai, zio, 259. 
441. T. X vn. col, ^2 ec. 231. T. XVI. col. 332. ec 

(2) Ib. T. XV ili. col. 75. T. XV. 



3 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

no assaliti, si posero in fuga, e abbandonando i Ior carriaggi, 
e singolarmente molte botti di vino , tornarono a Modena . Il 
Bazzano dice , che ciò fu fatto con inganno , benché non se 
ne vedesse alcuna ragione. Né egli ci dice cosa alcuna più chiara 
su questa improvvisa risoluzione , ne noi possiamo ora indovi- 
narne il motivo . Tornò poscia V esercito del Visconti sul Mo- 
denese , e volendo passare a impadronirsi della collina, si ac- 
campò alle Ville di Saliceto e di S. Marone rovinando quelle 
campagne, e ardendo le case all'intorno. Passò indi al princi- 
pio di Luglio ad assediare il Castel di Fiorano , e mentre colle 
macchine militari lo travagliava , un corpo staccatone s' impa- 
dronì di Spezzano , che volontariamente si arrese . Dopo dieci 
giorni di assedio si arrese anche Fiorano , avendo inutilmente 
aspettato soccorso. Di là mosse V esercito Milanese verso Sas- 
solo , e poscia verso Marzaglia , e benché non potesse espugnar 
que' Castelli , recò grave danno a loro distretti , e accostandosi 
poscia a Modena accampossi a S. Matteo sopra la Secchia e 
al Ponte basso . Frattanto il Castello di Guiglia nelle mon- 
tagne di Modena esso ancora ribellossi al Marchese, e diedesi 
in poter de' Visconti , il che pur fece quel di Campogalliano , 
essendosi lasciati i custodi sedurre dall' oro de* Visconti . E for- 
se questi avrebbero espugnata ancor la Città , se a' 23. dello 
stesso mese di Luglio Feltrino Gonzaga con suo nipote Ugoli- 
no, e con due mila suoi soldati, e molte altre truppe Estensi, 
Venete, e Padovane, non fosse venuto in soccorso di Modena, 
mettendo il campo incontro a quel de' nimici dal Borgo di 
Ganaceto fino a S. Matteo sopra la Secchia . Appena i nimici 
veduto ebbero quell* esercito , che tosto Galasso Pio lor Capita- 
no levate le tende andossene , e passato il Panaro ritirossi a 
Bologna ; e allora anche 1' esercito collegato diviso in più parti 
allontanossi da Modena (1). 

Ma breve fu questa lontananza . Tre giorni appresso rien- 
trarono i nimici nel Modenese condotti dal Marchese Francesco 
d' Este , che, come si è detto, erasi sollevato contro il Mar- 
chese Aldobrandino , e di cui dice Pietro Azario , che a suo 
tempo viveva splendidamente in Milano. Erano circa tre mila 
cavalli e un numero assai più grande di fanti. Giunti al Pon- 
te 



(1) T. XVLlI. col. 75. T. XV. col. dio. 



CAPO VTI. 31 

te di S. Ambrogio , che in quell' occasione , come si è detto , 
fu rinnovato, e vi furono innalzate due forti Bastie, e quindi 
passato il fiume, vennero devastando le Ville di Collegara e 
della Nizzola, e giunsero fino alla Fossalta mettendo ogni cosa 
a rovina. Altre ribellioni ancora si aggiunsero a stringere e mo- 
lestar sempre più il Marchese Aldobrandino. Il Castello di Mon- 
tefiorino ne scosse il giogo, e diedesi a' Nobili di Montecucco- 
lo , e Francesco da Savignano consegnò alle truppe dell' Arci- 
vescovo tutti i Castelli dalla sua ^famiglia posseduti, e più altri 
Castelli ancora del Modenese si ribellarono. Il Marchese Aldo- 
brandino e i suoi Alleati, per obbligare i Visconti a ritirar le 
lor truppe dal Modenese inviarono un numeroso esercito con- 
dotto da Francesco da Carrara Signor di Padova a' danni del 
Bolognese, e al medesimo tempo la Compagnia del celebre Con- 
te Landò, composta, come dicevasi , di oltre a quarantamila 
persone da essi assoldata, entrò nel territorio medesimo , e per 
più giorni lo corse, e Io devastò. Quindi uniti insieme i due 
corpi, e accostatisi a Modena , distrusser le Bastie da' nemici 
innalzate presso il Ponte di S. Ambrogio , e poscia passando in- 
nanzi a Modena e a Reggio gittaronsi sul Guastallese , e indi 
sul Cremonese, recando il maggior danno, che per essi poteva- 
si , alle terre de' Visconti . Ciò costrinse il March. Francesco a 
ritirarsi dal Modenese ; e ciò pure diede maggior coraggio a' se- 
guaci del March. Aldobrandino. A' 28. di Agosto Gherardo Ran- 
gone insiem con Ugolino da Savignano (che non avea imitato 
1' esempio del suo parente Francesco ) raccolte alcune soldates- 
che Modenesi cavalcarono a Savignano ; e il giorno seguente 
quegli abitanti loro si arresero . Il Girone , ossia la Torre , do- 
ve era il presidio dell'Arcivescovo, si sostenne fino al 1. di Set- 
tembre, nel qual giorno capitolò, e ne fu permessa 1' uscita li- 
bera ad alcuni Parmigiani, che a nome dell' Arcivescovo lo cu- 
stodivano. Meno felice fu la spedizione fatta nel Settembre con- 
tro il Castel di Fiorano, verso cui mossero, dice il Bazzano , 
le Milizie delie Porte di Albareto e di Bazzovara co' Guelfi ar- 
mati , e co' Gibellini senz' armi , forse perchè di essi non fida- 
vansi abbastanza . Eran nell' esercito ancora i Nobili da Sasso- 
lo Signori già di quel Castello , i cui abitanti presto ne apriron 
loro le porte . I soldati dell' Arcivescovo , che Io presidiavano , 
ritiraronsi entro la Torre; e due giorni appresso Galasso Pio 

con 



32 MEMORIE STOR. MODENESI, 

eon altre truppe de' Visconti venne a dar loro soccorso, e ta- 
le spavento mise negli assediatiti, che voltisi in fuga, altri si 
ritirarono a Sassolo, altri ad altri Castelli, molti ancora furon 
presi , e dovettero poscia ricomperar la libertà col denaro (i) . 

Mentre il Modenese era il teatro della guerra trai Viscon- 
ti e gli Estensi , il Reggiano non fu molestato che da alcune 
guerre civili trai Nobili stessi , de' quali altri eran favorevoli a' 
Gonzaghi , altri a Visconti , e queste divisioni erano nella fa- 
miglia medesima de' Fogliani ^ra tutte la più potente . Giberto 
da Fogliano, che non sapeva dimenticare ii dominio di Reggio 
toltogli da' Gonzaghi, venne a contesa con Ugolino pur da Fo- 
gliano ; e questi perciò a' 4. d' Agosto diede in man de' Gon- 
zaghi il Castello di Torricella, uno di quelli posseduti dalla sua 
famiglia. Ma Giberto vendiecssene presto, e a' 20. dello stesso 
mese riebbe quel Castello , e occupò ancora quello detto de' Ca- 
vasacchi. Matteolo da Fogliano era egli pur nel partito contra- 
rio a' Gonzaghi , e si teneva in possesso di Scandiano , di Di- 
nazzano, & Eocbam & Cbiaden , come leggesi corrottamele nel- 
la Cronaca, ma ei li perdette per tradimento. Perciocché Ber- 
tolino e Francesco da Fogliano insieme con Guido Manfredi a' 
12. di Ottobre venuti a Scandiano fecer credere a Matteolo, 
che eransi colà recati , per danneggiare le Terre de' Gonzaghi . 
Accolti però amorevolmente, arrestaronlo all' improvviso, e si 
fecer padroni di que* Castelli . Ne paghi di ciò, lui e Gugliel- 
mo figlio di Niccolò da Fogliano e un fratello del medesimo 
Niccolò uccisero crudelmente (2). 

Due memorabili avvenimenti diedero poscia qualche speran- 
za di pace. Il primo fu la morte dell' Arcivescovo Giovanni 
Visconti accaduta nell' Ottobre dello stesso anno 1354. , che la- 
sciò eredi de' vasti suoi Stati i tre suoi nipoti Matteo , Barna- 
bò , e Galeazzo . L' altro fu la venuta in Italia di Carlo IV. 
Re di Boemia e de' Romani , cioè di quello stesso , che vedem- 
mo già in queste parti insieme col Re Giovanni suo padre. Egli 
An. 1355. ricevuta in Milano a' 6. di Gennajo dell' anno seguente 1355. 
la Corona di ferro, passò poi a Roma, ove a* 5. di Aprile eb- 
be la Corona Imperiale, e in questo frattempo adoperossi a to- 
glier 



(1) T. XV. col. <S22. ec. T. XVI. col. 332. ec. 
(2j Ib. T. XVlIt. coi. 75. ec. 



CAPO VII. 33 

glicr le dissensioni tra' Principi Italiani, e ottenne , che una 
tregua di quattro mesi si stabilisse irai Visconti da una parte e 
i Principi collegati dall' altra; la qual tregua fu pubblicata in 
Modena a 21. di Gennajo dell' anno stesso. Ma un nuovo ac- 
cidente sconcertò e ruppe tutte le misure , che per pacificare 1* 
Italia si erano prese . 

Era Capitano in Bologna a nome di Matteo Visconti Gio> 
vanni da Oleggio , il quale , o perchè veramente avesse motivo 
di essere mal soddisfatto del suo padrone , o perchè volentieri 
ne prendesse il pretesto, a 18. di Aprile eseguì felicemente e 
senza spargimento di sangue il disegno da qualche tempo for« 
mato di rendersi egli indipendente Signor di Bologna. A man- 
tenersi ncir usurpato dominio contro la potenza formidabile de' 
Visconti gli facea bisogno di qualche possente appoggio . Egli lo 
cercò , e 1' ottenne nel Marchese Aldobrandino d' Este , che di 
buon animo abbracciò 1' occasione d* indebolire un suo troppo 
potente nimico (x). 

Ed ecco dopo tre mesi di tregua rinnovata in queste Pro. 
vincie la guerra . Avea 1' Oleggio insieme colla Città di Bolo- 
gna avuti in suo potere tutti i Castelli e tutte le Rocche di 
quel territorio. Solo la Torre ossia il Girone del Castel di Baz- 
zano rimaneva in mano de' soldati de' Visconti . Colà dunque 
recossi segretamente a' 28. di Aprile una schiera di cento ca- 
valli da Matteo Visconti stipendiati, e passato il Panaro tra Spil- 
lamberto e Vignola sorpreser Bazzano , ed entrativi e fatti pri- 
gioni molti abitanti , cioè quelli probabilmente , che avean pre- 
stato maggior ajuto all' Oleggio, gravemente li tormentarono, e 
li costrinsero a ricomperare la libertà collo sborso di molto de- 
naro, e ad andarsene poscia esuli e raminghi. Così cominciaro- 
no i Visconti a rimettere il piede nel territorio Bolognese. Nel 
Modenese essi erano ancor padroni di alcuni Castelli della Col- 
lina , e singolarmente di tre gli uni agli altri contigui , cioè di 
Fiorano , di Nirano , e di Spezzano . A toglierli lor dalle ma- 
ni mossero alcune soldatesche di Modena a' 16. di Maggio, e 
con poca difficoltà due giorni appresso entrarono in Nirano, e 
se ne fecer padrone . Liete di questo felice successo , passarono 
il giorno seguente a Spezzano, che da Matteo Villani mala- 

Tom. IH. E men- 



CO Ib. T. XV. coi. 6z$. 



34 MEMORIE STOR. MODENESI. 

mente si dice Spaziano nel Ferrarese (i), e perchè il Castello era 
assai più forte, convenne far uso delle macchine e degli attrez- 
zi militari per espugnalo . L' assedio andava in lungo , e per- 
ciò richiamate quelle soldatesche, altre truppe raccolte dalle Por- 
te di S. Pietro e di Bazzovara cavalcarono a Spezzano , e ad 
esse altre se ne aggiunsero venute da Bologna, siche in tucto 
stavano sotto quel Castello accampati circa due mila cavalli e più 
di mille fanti . Ma mentre esse speravano di espugnarlo , sopra- 
giunto a' 4, di Giugno un grosso corpo di truppe de* Visconti 
unite a quelle de" Modenesi ribelli, queste assalirono con tal im- 
peto gli assediatiti, che essi lasciati ivi tutti gli equipaggi si volse- 
ro in fuga , e circa cento vi rimasero uccisi , ed altrettanti fu- 
ron fatti prigioni . Questa vittoria accrebbe per modo il corag- 
gio delle milizie de' Visconti , delle quali erano Capitani il sud- 
decto March. Francesco d' Este e Giovanni de' Pepoli , che nel 
Luglio e neir Agosto seguente altro esse non fecero , che correr 
qua e là pe' territori di Modena e di Bologna. Le Ville di Sa- 
liceto, di S. Marone, di Bazzovara, di Corlo, di Casinalbo , di 
Castelnuovo furori preda del lor furore , e qualche scorreria fe- 
cero ancora nel territorio di Reggio , ove si accamparono pres- 
so la Torre del Vescovo , ossia presso la Cella . Non poterono 
però impadronirsi di alcun altro Castello, anzi a 13. di Di- 
cembre ii Castel di Fiorano per tradimento di un de* custodi fu 
fenduto a* Nobili di Sassolo. Ma al contrario circa il principio 
del mese stesso i Pichi Signori della Mirandola stretti d* assedio 
in quel loro Castello si arrenderono a' Visconti , e con essi col- 
legandosi vi introdussero le loro truppe (2.) . A quest' anno me- 
desimo 1355. narra il suddetto Villani un altro fatto, cioè che 
una grande e forte Bastia tenuta da Visconti presso tVIodena , cioè 
quella, che si è nominata poc' anzi, e che diede poi il nome al- 
la Terra della Bastia, per fuoco o acceso a caso, o piuttosto 
per tradimento, fu incendiata, e costretti furono a fuggirne que' 
che la difendevano , di che giovandosi i Modenesi , fecerla ri- 
parare, e vi posero forte presidio (3) A meglio fortificarsi con- 
tro sì potente nimico, a' 30. di Ottobre deiranno stesso il March. 

Ai- 



ri) Ib. T. XV. col. ??*. 

(2) Ib. T. XV. col. <52?. ec. T. XIV. col. 35r. 

(j) Ib. T. XEV. col. S4<J. 



CAPO VII. 35 

Aldobrandino sì strinse in lega col March. Giovanni di Mon- 
ferrato , e con Castellino, Milano, Fiorello, e Rinaldo da Bec- 
caria Pavesi potenti nella lor patria , ove era Vicario Impe- 
riale il detto Marchese di Monferrato , promettendo essi all' 
Estense e a Gonzaghi difesa ed a.iuto contro i Visconti , della 
qual lega conservasi l' atto nel Segreto Archivio Estense tra quel- 
li di Francesco del Sale . 

La guerra tra T Oleggio e i Visconti ebbe fine, o piuttosto 
fu interrotta in questo scesso Decembre , avendo questi con cer- 
ti patti ceduta al primo Bologna, finché ei yivesse . E allora i! 
Castel di Bazzano fu renduto all' Oleggio; e quegli abitanti , 
che ne erano stati cacciati , tornando alle lor case , trovaronle 
o consunte dal fuoco, o almeno di ogni cosa spogliate. Ma 
presto conobbe l' Oleggio , che Barnabò Visconti (Matteo di lui 
fratello era morto in queir anno medesimo ) non cercava che ^ n< ^ 
d' ingannarlo . Perciò unito di nuovo cogli Estensi e co' Gon- 
zaghi ripigliò le armi; e nel Febbrajo del 1356. la guerra si 
riaccese più furiosa che prima . Filippo e Ugolino Gonzaga ve- 
nuti a Modena a' 6. del detto mese, e unitisi colle truppe Mo- 
denesi e Ferraresi dal Marchese d' Este assoldate, delle quali era 
Capitano Ugolino da Savignano , entrarono nel territorio di 
Reggio, ove, cioè probabilmente alla Cella, aveano le truppe 
de' Visconti alzata una forte Bastia . Queste ali' accostarsi del 
nemico atterrite cominciarono a fuggire ; ma con tal forza e 
coraggio furono assalite, che non solo espugnata fu la Bastia, 
ma parte dentro di essa , parte nel!' inseguire i fuggiaschi, fu- 
ron fatti prigioni più di quattrocento uomini e di ducento ca- 
valli , oltre molti buoi ; e fra i prigioni fu ancora un figlio di 
Giberto da Fogliano . II giorno seguente Ugolino da Savignano 
conàusse il suo esercito al Castel di S. Paolo da' nemici asse- 
diato, e ivi ancora ne riportò una solenne vittoria, in cui du- 
cento uomini ( e tra essi Bernardino da Sassolo e Bernardino 
Pio) furon fatti prigioni, e circa ottanta rimaser morti. Alla le- 
ga si aggiunse poscia nuovamente la celebre compagnia mento- 
vata poc' anzi del Conte Landò , la quale non Ieggier danno recò 
alle Terre de* Visconti; ma recollo insieme, secondo il costume 
di que' venturieri, alle Terre anche amiche per cui passava (1). 

E 2 Di 



(r; ib. T. XV. col. 624. ec. T. XtV. col. 361. 



16 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Di un altro memorabile ma funesto avvenimento fu spet- 
tatrice quest' anno 1556. la Città di Reggio. In alcune lamine 
di piombo , che furon trovate nell' urna , ove il corpo di S. 
Prospero era stato riposto nella Chiesa del Monastero, e che dal 
P. AfTarosi sono state pubblicate, si nota, che a' 16. di Feb- 
braio del 1356. per ordine di Feltrino Gonzaga fu del tutto di- 
strutto e atterrato quel Monastero. Il Panciroli ci fa una lun- 
ga e patetica descrizione di questo fatto , a cui dice , che die' 
der occasione alcuni Nobili Reggiani sollevatisi contro Feltrino, 
i quali a* 6. di Febbraio assalirono il Monastero, e non ostan- 
te la resistenza de' Monaci , molti de' quali rimaser prigioni , 
molti altri uccisi , 1* espugnarono finalmente , e ne furon padro- 
ni per alcuni giorni , finché Feltrino coli' aiuto de' suoi colle- 
gati dopo un sanguinoso combattimento loro il ritolse , e fece 
prigioni più di mille ribelli ; e per assicurarsi , che i suoi nimi- 
ci non avesser più quel sicuro ricovero , il fece spianare da' fon- 
damenti , rimanendovi solo il tempio con alcune poche celle . 
Io non so , onde abbia egli tratte le circostanze di questo fat- 
to, giacché ci manca a questi anni la scorta delle Cronache an- 
tiche, e il difetto, ch'egli ha, di ornare con vive immagini il 
racconto, mi fa dubitare, che in gran parte gli sia stato det- 
tato dalla calda sua fantasia. 
An. 1357. Non meno felici furono per la Lega ì successi dell' anno 

1357. Galasso Pio collegato co' Visconti , raccolto un esercito 
di circa due mila cavalli e di gran numero di fanti, era entra- 
to il primo di Giugno nel territorio di Modena, e si era accam- 
pato presso il Castel di Marzaglia. Di là andava scorrendo in- 
torno a Sassolo , e poscia nelle Ville di Ramo e di Fredo pres- 
so Modena. Erasi anche gittato sul territorio di Reggio ne' con- 
torni di Salvaterra, e finalmente erasi rivolto verso Vignola , 
recando per ogni parte desolazione e rovina . Ivi finalmente vi- 
desi venire incontro le truppe Estensi unite alle Mantovane e 
alle Modenesi , che formavano un corpo di circa due mila sol- 
dati , e ne erano condottieri Riccardo de* Cancellieri Pistoiese 
con due suoi figli, Feltrino Gonzaga, Ugolino da Savignano, 
Lanfranco e Gherardo Rangone , e Manfredino da Sassolo. L' 
esercito Milanese non volle provar la sorte dell' armi, e agli 
11. di Luglio levato il campo passò il Panaro presso Vignola, 
e trasferissi alla Villa di Calcara sul Bolognese. Passollo anche 

/ l' eser- 



CAPO VII. 37 

l'esercito Modenese, ed aecampossi a Piumazzo , e indi il gior- 
no seguente venne alle mani co' nimici . Lunga ed ostinata fu 
la battaglia, e molti da una parte e dall' altra rimasero uccisi, 
feriti, e prigioni, finche si cessò dal combattere più perche man- 
cavan le forze a continuar la battaglia , che perchè V una par- 
te rimanesse superiore all' altra . L' esercito nimico ritirossi al 
Monastero di S. Maria in Strada , e poscia atterrito al veder 
crescere sempre più il numero de* collegati ritirossi a S. Gio- 
vanni in Persiceto , e indi a Carpi ; e allora V esercito ancor 
della Lega si sciolse, dopo che furono conferite le divise di Ca- 
valiere a Gherardo Rangone, a Cinello da Savignano , a Man- 
fredino da Sassolo, a Tommasino Grassoni, e a* due figli del 
Capitano Riccardo de' Cancellieri , i quali in quella battaglia 
avean date pruove di segnalato valore (i) . 

Continuò la guerra anche ai primi mesi del 1358., e le An. 1358, 
truppe Modenesi raccolte dalle due porte di Albareto e di Baz- 
zovara nel cuor del verno , cioè a' 2,3. di Gennajo , cavalcaro- 
no verso Campogalliano e Carpi, occupato il primo, posseduto 
il secondo da Galasso Pio nemico allor degli Estensi , e intorno 
ad amendue que' Castelli cominciarono a scavar fosse e ad alzar 
forti per cingerli di stretto assedio. Ma non pare, che esse giù- 
gnessero ad impadronirsene . Un altro vantaggio però ebbe il 
Marchese Aldobrandino nel seguente Febbrajo , cioè il ritorno 
alla sua ubbidienza de' Nobili di Magreda , i quali pentiti della 
lor ribellione gli renderono il lor Castello. Ciò non ostante ben 
vedeva il Marchese , che troppo dannosa riusciva a' suoi Stati 
una si lunga guerra , e che queste Provincie eran condotte a 
un' estrema desolazione . Ne abbiamo una pruova in una carta 
de' 2,5. di Gennajo del 1357. che conservasi nell' Archivio della 
Cattedrale di Reggio. In essa il Canonico Manfredino de' Bujo- 
ni, che dicesi il sol Canonico, che allora risieda in Reggio, e 
che perciò rappresenta tutto il Capitolo , dopo aver detto , che 
da tre anni in qua la Città e il territorio di Reggio son dalla 
guerra travagliati per modo , che quasi tutte le case o sono at- 
terrate, o minaccian rovina, e che le Canoniche stesse della 
Cattedrale son divenute del tutto inabitabili , dà in -affitto per 
cinque anni un quartiere , che in addietro avea servito di stal- 
la , 

I ! 

(1) Ib. T. XV. col. 6x6. &c. 



3 8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

la , e eh' ei farà risarcire , acciocché 1' affittuario possa esercitar- 
vi l'arte di Merzadria e di Larderia . Da questo sol documento 
si può raccogliere, qual fosse allora lo stato del Modenese e del 
Reggiano. Perciò il Marchese Aldobrandino, dopo aver concer- 
tata ogni cosa in Modena co* suoi alleati , spedì suoi Ambascia- 
dori a Milano , ore quegli ancora degli altri Principi si ritrova- 
rono ; ed ivi agli 8. di Giugno si stabilì la pace, in cui fra gli 
altri articoli fu determinato , che al Marchese d' Este si rendes- 
sero tutti i Castelli , che prima di questa guerra ei possedeva . 
Ne giunse la nuova a Modena agli n. dello stesso mese, e a' 18. 
fu pubblicata ; e tal allegrezza ne provò la Città , che tutte le 
Arti e le Compagnie vestirono ai abiti di diversi colori circa 
cinquecento giovani , i quali cantando e sonando diversi stromen- 
ti correvan le vie ; e tornei ancora e giostre si fecero , ed an- 
che il Clero con solenne processione e con rendimenti di grazie 
festeggiò la conclusione di una tanto bramata pace. Tutti i ban- 
diti e i ribelli furono richiamati, a* carceiati rendettesi la liber- 
tà , e i beni confiscati tornarono a loro antichi padroni . (i) 

In questa occasione soffrì qualche cambiamento anche il go- 
verno di Reggio . Era esso finallora stato comune a Feltrino 
Gonzaga, a Guido di lui fratello, e ad Ugolino figlio di Guido. 
Ma quando intavolossi il trattato di pace tra' Gonzaghi e i Vi- 
sconti , Feltrino ebbe sospetto , che gli altri due segretamente si 
maneggiassero , perchè quella Città restasse privativamente in lor 
signoria, o che anche fosser disposti a cederla a Barnabò. Egli 
perciò prevenendo i loro disegni , recatosi a Reggio vi si forti- 
ficò contro qualunque assalto , e mise guarnigione ne* più forti 
Castelli del territorio . Ugolino di ciò altamente sdegnato , poi- 
ché fu conchiusa la pace , mosse contro il zio; e gli tolse coli' 
armi alcune Fortezze , che -anticamente erano appartenute al ter- 
ritorio di Mantova, ma con ciò ebbe fine la guerra, e la Città 
di Reggio non ne ebbe molestia alcuna , e rimase in poter di 
Feltrino . (2) 

Temevasi nondimeno, che un nuovo disastro soprastasse al- 
la Città e al territorio di Modena. Dovea di qua ripassare la 
troppo celebre Compagnia del Conte Landò, che lasciava in ogni 



luo- 



(\) ìb col. 6xi T. XIV. C n!. ja?. Taccoii Mem. T. HI. p 291 
(a) Script. Rer. It. T. XIV. col. 163. Antiq. Ital. T. V. col. 1184. 



CAPO VII. 39 

luogo i più funesti vestigi della sua ferocia , senza far distinzio- 
ne tra amici e nimici . Ma o fosse maneggio del March. Aldo- 
brandino , o qualunque altra ragione , essa giunta a Modena 
a' 21. di Giugno andò ad accamparsi alla Villa de' Cesi, che 
or diciam la Bastia , e dopo esservisi trattenuta', senza far gran 
danno, per quattro giorni, poiché ebbe avute le sue paghe, an- 
dossene tranquillamente . Cominciaronsi poi ad eseguire gli arti- 
coli della pace . A* 4. di Settembre i Castelli di Marano e di 
Campiglio , che erano stati occupati da' Pichi , furon renduti al 
Marchese. A' 29. ei riebbe il Castello di Campogalliano. 1 Nobi- 
li Modenesi, che aveano prese le armi contro il Marchese, tor- 
narono in Città, e riencraron nel possesso de' loro beni. Venne 
a Modena a' 22. di Ottobre lo stesso Marchese Aldobrandino, e 
allora Galasso Pio, il quale con trattato fatto a' 22. di Settem- 
bre erasi con lui riconciliato , mandò a rendergli omaggio due 
suoi figli , che furono onorati colle divise di Cavaliere , e poi 
venne egli stesso a confermare la riconciliazione . I Pichi della 
Mirandola e i Centi di Gomola vennero anch'essi a prestare os- 
sequio al Marchese Aldobrandino, e lo stesso fecero nel 1360. 
i Nobili da Montetortore , che si erano pur ribellati al Marche- An. 1360, 
se . I Nobili da Fredo , benché essi non avessero alcun Castel- 
lo , e i Nobili da Montecuccolo , che molti ne possedevano nel 
Frignano , furono i soli , che non vollero soggettarsi , benché 
poscia i secondi fra pochi anni venissero essi ancora all' ubbi- 
dienza . (1) 

Quattro anni durò la pace , nel qual frattempo Modena e 
Reggio non ebbero altro disastro che un inutile tentativo fatto 
da Barnabò Visconti per sorprender Reggio (2) , e iì passaggio 
non sempre tranquillo delle truppe dal medesimo Barnabò Vi- 
sconti spedite prima contra Giovanni da Oleggio , con cui rup- 
pe tosto la pace , poscia contro il Card. Albornoz Legato Pon- 
tificio , a cui nel 1360. l' Oleggio vendette Bologna. Ma morto 
l'anno seguente a' 2. di Novembre il Marchese Aldobrandino, e An. 13ÓZ. 
succedutogli nel governo degli Stati il Marchese Niccolò II. di 
lui fratello, che nel Dicembre dell'anno medesimo ebbe da Car- 
lo IV. il diploma d' investitura della Città e del territorio di 

Mo- 



(1) Scrip Rer.'ital. T. KV. col. Óì2. &c. 
U) ih. T. XIV. col. Ò78. 



4» MEMORIE STOR. MODENESI. 

Modena e del Frignano (i) , egli nell' aprile del 1362. unissi 
An. 1561, $ n j e g a co [ Cardinal Albornoz Legato, co' Carraresi e cogli 
Scaligeri , e con Feltrino Gonzaga Signor di Reggio , ed essi 
poscia 1' anno seguente a' 20. d' Agosto con nuovo trattato (2) 
si unirono ancora con Guido Gonzaga e con Francesco e Lo- 
dovico di lui figli Signori di Mantova contro di Barnabò Vi- 
sconti , il quale, benché più non possedesse Bologna, aveva an- 
cor nondimeno in sua mano Castelfranco , Crevalcuore , ed al- 
tri Castelli del Bolognese , e in occasione di questa Lega il Mar- 
chese Niccolò riebbe , ma col titolo di Vicario della Sede Apo- 
stolica, Nonantola, Bazzano e Panzano (3) . Nel detto trattato fu 
stabilito fralle altre cose , che , essendosi i Pieni Signori della Mi- 
randola collegati con Barnabò , se alla Lega venisse fatto di es- 
pugnar la Mirandola, questo Castello dovesse consegnarsi a'Gon- 
zaghi , ne' confini del cui dominio esso era situato . Ricominciò 
dunque la guerra , e le truppe Milanesi , che erano alla custo- 
dia de* detti Castelli, ne usciron il primo di Maggio del 1362., 
e si diedero a scorrere predando e rubando i distretti di S. Ce- 
sario e di S. Felice , di Massa e di Solara , e presso quest' ul- 
tima Villa innalzarono una forte Bastia. Ungaro Malatesta, che 
era il Capitano della Lega , uscì colle sue truppe da Modena 
contro i nimici , e piantò egli pure un Forte presso Massa . Ma 
poscia senza esser venuto alle mani tornossene addietro. Più fe- 
lice fu 1* impresa di Salvatico Bojardo . Era egli stato in addie- 
tro congiunto a* Visconti , e ceduto avea loro il suo Castel di 
Rubiera . Ma in quest' anno volendo cambiar partito , fatte ve- 
nire segretamente alcune truppe da Modena, a* 16. di Luglio 
sorprese , e costrinse ad uscirne quelle di Barnabò . E tal fu la 
gioja , che in questa Città provossi al veder tolto quel sì impor- 
tante Castello al Visconti , che se ne fecero fuochi di allegrez- 
za come di una solenne vittoria (4) . 

Ma a questa allegrezza un troppo doloroso contrapposto eb- 
bero i Modenesi in una orribile pestilenza , che in quest* anno 
medesimo devastò la Citta , e il cui furore durò cinque mesi . 
Se crediamo agli antichi Annali di Modena, trentaseimila furo» 

le 



(1) Antich. Eft. T. II, p. 136. f 4 ) Script. Rer. Ita!. T. XV. co!, 

(a) Arch. Segr. Eft. _ rfjj. T. XII. cai. 694- 

(3) Stor. di Nonant. T. I. p. 158. 



CAPO VII. 4 « 

le vittime di quel flagello (i) , il che supporrebbe, che Modena 
avesse almeno il doppio di quel numero di abitanti . Ma forse 
o è corso error nelle cifre , o deesi intendere della strage fatta 
neiia Città insieme e nel territorio . 

Barnabò Visconti volle nel 1363. fare un più valido sforzo 
per impadronirsi di Bologna; ed ebbe di nuovo in suo favore i Pii, Aa « *£*3' 
i Fichi , i Correggeschi ed altri piccioli Principi e Signori di questi 
contorni , i quali forse speravano di conservare meglio 1' autori- 
tà loto e il loro dominio , se avessero avuto a confinante un 
potente ma lontano Signore , più che se avessero avuti troppo vici- 
ni gli Estensi. Anzi Galasso Pio fin dal 1361. avea nuovamen- 
te occupato il Castello di Campo Galliano (2.) . Ma avendo frat- 
tanto Feltrino Gonzaga Capitan della Lega stretta di forte asse- 
dio la Bastia di Solara dalle truppe Milanesi già fabbricata, con- 
venne a Barnabò accorrere prontamente a sostenerla e difender- 
la . Mosse a tal fine da Crevalcuore , e poco mancò, che non 
sorprendesse Feltrino , il quale non si aspettava ninnici da quel- 
la parte ; e benché trovasse le truppe della Lega pronte a rice- 
verlo, venne fatto a Barnabò di sforzare il passaggio, di entrar 
nella Bastia di Solara , e di lasciarvi copioso presidio , e poi di 
uscirne di nuovo, e di spedirvi da Crevalcuore molti carriaggi 
in soccorso. Ma essendone poscia uscito il presidio, Feltrino as- 
saltollo con tal vigore , e lo sconfisse per modo presso un luo- 
go detto il Mulino de' Rangoni, che i più Nobili Capitani vi ri- 
maser prigioni. E tra essi furono Ambrogio figlio naturale di Bar- 
nabò, Giberto da Correggio con Pietro suo figlio, Andrea Pepoli, 
Niccolò Pallavicino, Giberto, o secondo altri Marsiglio Pio, Gu- 
glielmo Cavalcanti, Beltrame Rossi, Giovanni Ponzone, Guido 
da Fogliano , Lodovico o Leonardo dalla Rocca Pisano , Gio- 
vanni Pico dalla Mirandola, Sinibaldo Ordelaffi , e un figlio di 
Giberto da Sanvitale. Questa vittoiia doveva abbattere il partito 
de' Visconti . Continuossi nondimeno per alcuni mesi a combat- 
tere con diversi successi. Antonio da Maghinardo e Paganino 
da Panico Capitani di Barnabò ebbero il modo di occupar For- 
migine pochi giorni dopo quel fatto d'armi, e di fortificar quel 
Castello . E dall' altra parte le truppe Estensi i' ultimo giorno di 
Maggio s' impadronirono della Bastia di Solara con tanto studio 

Tom. III. F in- 



(0 lb. T. XI. col. 82. (2) Ib. 



** MEMORIE STOR. MODENESI. 

innalzata e difesa da Barnabò. Ei nondimeno seppe riparar pre. 
sto la perdita, e alcune truppe da lui spedite occuparon la VjI- 
la de' Cesi , e trattenendovi^ per oltre a due mesi , vi fabbrica- 
rono nuovamente la Bastia già innalzata da lui altra volta , 
e poscia incendiata e distrutta , come si è detto . Ma stanche 
amendue le parti di si lunga guerra stabiliron nel Settembre una 
tregua , per trattar della quale anche Galasso Pio recossi a Mi- 
lano. E frattanto, mentre trattavasi della pace, i Gonzaghi co- 
gli altri lor collegati adoperavansi segretamente co' Pichi Signo- 
ri della Mirandola , acciocché essi sraccandosi dal partito di Bar- 
nabò si unissero a quel della Chiesa , e ne ricevesser le truppe 
nel lor Castello, promettendo loro per ricompensa, che avreb- 
ber data la libertà a Giovanni Pico loro fratello fatto da essi 
prigione , come si disse poc' anzi . Fu accettata 1' offerta , e le 
soldatesche della Chiesa in buon numero entrarono nella Miran- 
dola . Ma gli abitanti , e uno ancora de* Pichi , che eran fa- 
vorevoli a' Gibellini , mal volentieri soffrendo tal cambiamento , 
ebber ricorso al Podestà e al Capitano di Parma , Città allor 
soggetta al Visconti , perchè spedisse sue truppe a cacciar quelle 
della Chiesa. Egli però non avendo a ciò forze bastevoli , non 
potè secondare il lor desiderio . Questo cambiamento dovette 
concorrere ad affrettare la pace , ed es^a di fatto si conchiuse 
nel Marzo del seguente anno 1564. Barnabò cedette le sue pre- 
tensioni sulla Città e sul territorio di Bologna , e rendette al 
March. Niccolò i Castelli e i Forti , che nel distretto di Mode- 
na possedeva. (1) 

E veramente avean queste Provincie bisogno di qualche ri- 
An. 1364. storo da gravissimi danni per tanto tempo sofferti. Qual ne fos- 
se allora 1' infelicissimo stato , raccogliesi da una deputazione 
fatta dal Vescovo Lorenzo Pinotti e dal Clero di Reggio al 
Pontefice Urbano V. a' 28. di Luglio del 1568. In essa si ordì- 
na a' Deputati perciò trascelti , che si presentino al Pontefice , 
e che gli espongano , che a cagion delle guerre e delle calami- 
tà , che già da trent'anni desolano la lor Città e il lor territo- 
rio , le case della Città e della campagna sono in gran oarte 
o cadute o rovinose, spopolato per le frequenti mortalità il pae- 
se, 



Cri Jb. T. XV. col. é%6. 6^4. T. Xll. col. 9Ò7. 970. T. XI 7. col. jzo. 
T. XVIII. col. 4 d 7 . T. S.VL col. 400. 



CAPO VH. 43 

se, abbandonati e incolti i campi > e che perciò non si raccol- 
gono ne rendite, né hmosine, che perciò i Rettori delle Chiese 
e \strctti ad allontanarsene vanno errando pel mondo , affin di 
accattar con che vivere ; che perciò anche le Chiese sono in 
gran parte cadute a terra; che in quelle, che pur si mantengo- 
no, non possono celebrarsi i Divini Uffizi; e che que' pochi Ec- 
clesiastici , i quali anzi che abbandonare le loro Chiese , hati 
voluto esporsi a sostenere i disagi della fame, della sete, e del- 
la nudità , sono così aggravati dalle tasse loro imposte dagli Uf- 
ficiali de' Legati , che impotenti a pagare han dovuto vedere le 
infelici lor Chiese sottoposte all'interdetto; ed essi sono stati av- 
volti in gravosi e molesti processi ; che la stessa Chiesa di Reg- 
gio è per tal motivo già da sette anni interdetta ; e che ne vie- 
ne in seguito la corruzion de' costumi, poiché i fedeli tenuti lon- 
tani dalle Chiese si abbandonano più facilmente alle loro passio- 
ni , e perciò supplichino il Papa ad avere pietà dell' infelice lor 
condizione, e a liberarli dalle gravezze loro imposte (i). A que- 
sta medesima infelicissima condizione de* Reggiani allude Ben- 
venuto da Imola nel suo Comento sulla Commedia di Dante , 
ove parlando delle pubbliche calamità dice: Sìcut & hodìe cvidens 
txemplum habemus pra ocuìis nobiìem Civitatem Feginam in Lombar~ 
dia , cujus Cives ita sunt dispersi per Italiani , sicttt Judxi per uni" 
vsrsum , & continuo consumuntur , ita ut miserabile spefìaculum sit 
penranscuntibus (i) . Somigliante dovea essere lo stato del Mo- 
denese , e niuna cosa più dolce poteva a queste Provincie avve- 
nire che il fine di una sì fatai guerra. 

Frutto di questa pace furon circa sette anni di tranquillità 
e di riposo , di cui queste Provincie goderono , il che dovette 
riuscir ad esse ancor più piacevole e grato, perchè eran quasi due 
secoli , dacché non aveano avuta sì lunga tregua dalle calamità 
della guerra. Nulla dunque ci offre la loro Storia d'interessante 
iti questo frattempo fuori della regia magnificenza , che in due 
occasioni fece vedere a Modena il Marchese Niccolò II. L'anno 
1567. il Pontefice Urbano V. ricondusse, benché per troppo bre- An. i$o> a 
ve tempo, la Sede Apostolica da Avignone a Roma; e molti 
Cardinali venner con lui. Alcuni di essi tenner la via di terra, 
^ passando per Modena furon dal March. Niccolò splendidamen- 

F z te 



(0 Taccoli Mem. T. I. p. 410. (a) Antiqu. hai. Voi. I. col. 1281. 



44 MEMORIE STOR. MODENESI, 

te ricevuti ed accolti . II primo fu il Cardinal Orsini , a cu: il 
Marchese il i. di Giugno andò incontro fino a Rubiera, e con- 
dottolo a Modena alloggiollo nel suo Castello. E lo scesso fece 
a' 15. e a* 18. del mese stesso co' Cardinali di Limoges e di Ikl- 
fort , a' quali andò incontro fino al Castel di Marzaglia , e andò 
poscia in Ottobre a Viterbo, per accompagnare il Papa a Roma. 
An. xj*58- L' anno seguente 1368. Modena ebbe i' onore di alloggiare nel 
mese d' Agosto 1' Imperador Carlo IV. venuto in Italia , e il 
Marchese Niccolò non solo il ricevette coli' usata sua magnifi. 
eenza , ma fecegli ancor presentare le chiavi della Città , e ac- 
compagnollo poscia nel partirne eh' ei fece per Lucca. Il Mura- 
tori nelle Antichità Estensi fissa la venuta a Modena di Carlo 
IV. a' 5. di Settembre (1), negli Annali d'Italia l'anticipa a' 24. 
d'Agosto. L' investitura del feudo di S. Martino in Spino da lui 
data in questa Città alla famiglia Roberti ci mostrerà, ch'egli vi 
era fino da' 19. di Agosto; e il giorno 24. di quel mese fu , se- 
condo la Cronaca Estense , quello della sua partenza . Anche il 
Cardinal Anglico fratel del Pontefice fu dal Marchese onorevol- 
Aa.. 1^59. !T j. eri te ricevuto ed alloggiato in questo suo Castello 1' anno 1369. (1) 
In mezzo a questi lieti spettacoli non dimenticava il Mar- 
chese Niccolò il principale oggetto delle premure e de' movimen- 
ti de' suoi predecessori , cioè la ricuperazione del dominio di 
Reggio. Cinque famiglie erano singolarmente potenti in quei 
Territorio , in cui erano in possesso di molti Castelli , e li te- 
nevano in modo , che parean ricusare qualunque atto di dipen- 
denza verso i Gonzaghi Signori della Ci:tà , cioè i Bojardi , i 
Manfredi, i Roberti, i Fogliani , e i Nobili da Rodeglia. Pen- 
sò dunque il Marchese , che niuna cosa poteva meglio giovare 
a' suoi interessi, che l'indurre que' Nobili a cedergli que' Castel- 
li , e a riconoscerne poscia da lui il dominio . Qualunque fosse 
il mezzo, ch'egli a tal fine ponesse in opera, intorno a che 
non abbiamo più distinte notizie, a* 24. di Marzo del 1 3 >7- 
egli a nome ancora de' suoi fratelli Ugo ed Alberto nominò suoi 
Proccuratori Niccolò Ca^andino e Vincenzo Mazza a ricevere da 
essi- il possesso de' lor Castelli, e a mettervi Ufficiali in suo no- 
me. Quindi ne' giorni seguenti de'25. 26. e 27. dello stesso me- 
se fu preso di fatto da' due Proccuratori il possesso de* Castelli 

di 



(r) T. II. p. «42. (x) Script. Rer. Ita!. T. XV. col. 491. 



CAPO VI I. 4 5 

di Rubiera , di Borzano, di Montericco, di Mozzadclla, di Ges- 
so de' Malapresi , e sue Ville, cioè Torricella , Monte Castagne- 
to e Salvaterra , e degli altri Castelli de' detti Nobili . Gli Uffi- 
ciali del Marchese vi stettero fino agli n. d' Aprile, nel qual 
giorno per mezzo dello stesso Niccolò Ca rari ditto ei li fece ren- 
dere a' loro antichi padroni , i quali probabilmente promisero , 
benché ciò non si esprima negli Atti , che di questa cessione e 
restituzione conservansi nel Segreto Archivio Estense , di rico- 
noscerne la signoria dallo stesso Marchese . Quest' atto dovette 
destar gelosia in Barnabò Visconti , che fin d' allora aspirava al 
dominio di Reggio , e pare , che qualche ostilità ne nascesse . 
Perciocché negli Atti di Francesco Tagliapietra nel Segreto Ar- 
chivio Estense io trovo, benché solo accennata, la scelta, che 
fanno gli Estensi a' 18. di Agosto del 1368, di un Procurato- 
re per far la pace con Barnabò. Essa fu di fatto stabilita e con- 
chiusa agli 11. ài Febbraio del 1369. , e poscia con un altro 
atto pubblicato dal Sig. Vera* de' 15. del seguente Marzo la pa- 
ce cambiossi in lega tra Principi stessi (r). Quindi in un altro 
atto de' 25. del mese stesso si fa menzion della pace recentemen- 
te concbiusa tra la Chiesa , 1' Impero , gli Estensi e i Ior Colle- 
gati da una parte , e Barnabò e Can Signore dalla Scala dall' 
altra, nella quale erasi stabilito, che riguardo a' Castelli di Ru- 
biera, di S. Martin de' Roberti, di Borzano, e di Montericco si 
stesse alla decisione dell' Imperadore, e perciò gli Estensi nomi- 
nano loro Proccuratori a chiederne la decisione all' Imperador 
Carlo IV. Sembra, che questa fosse favorevole agli Estensi , per- 
ciocché veggiamo , che il Marchese Niccolò a' 17. di Febbraio 
dell'anno 1370. ottenne ancora, che i Fogliani gli cedessero An. 1570- 
per un anno il Castello di Budrione presso Carpi, ch'ei promise 
di difendere contro qualunque nimico , e nella stessa maniera 
agli 8. di Marzo dell' anno seguente ottenne da' Nobili di Ca- 
nossa il Castel di S. Paolo, del che pure si hanno gli Atti nel 
medesimo Archivio. Nel 1370. fece anche rifabbricare il Castel 
di Soliera nelle precedenti guerre distrutto (2) . E nel suddetto 
Archivio si ha pure un ordine del Reggimento di Modena, con x 

cui comanda , che siano poste alcune provvigioni da guerra in 

la 



(0 Stor. delia Marc* Trrvig. T. XTV. Doc. p. 34. ec. 
(2; Scrip. Rer. Irai. T. XV. col. 493. 



4 6 MEMORIE STOR. MODENESI 

h Bastia de formi gì ne , e fra esse si nominano qmttro scbìopf 
grandi forniti dì polvere 6- bcilote , quattro scbiofi pizoli d% man for- 
ni di , otto balestre , 6 J c. 

Era di fatto allora già cominciata una nuova guerra. L'in- 
quieto e ambizioso Barnabò Visconti aspirava egli ancora all' ac- 
quisto di Reggio. Perciò nell' Agosto del 1370. inviò un cor- 
po di truppe all'assedio di quella Città. Mail Marchese d' Este , 
che a prevenire i disegni del suo nimico erasi nuovamente uni- 
to col Papa , co' Carraresi Signori di Padova , e co* Fiorentini , 
spedite colà le soldatesche sue e de' suoi alleati , queste rag- 
giunsero a tre miglia lontan da Reggio le trupp""e di Barnabò , 
e assalitele le volsero in fuga. Barnabò più che alla forza fidan- 
dosi a' tradimenti, sedusse al tempo stesso coli' oro Bernardino e 
Ubertino fratelli Grassoni , che tenevano dal Marchese d' Este il 
Castel di Vignola , e alcuni altri del luogo stesso , i quali già 
aveano determinato di consegnar quel Castello al Visconti . Ma 
scoperto il trattato , i due fratelli furono arrestati e decapitati 
sulla piazza di Modena , e altri complici della congiura furono 
appiccati . Un altro tradimento ordissi contro Gherardo Rango- 
ne, che consideravasi come uno de* più potenti sostegni del par- 
tito Estense, ed egli di fatto fu barbaramente ucciso agli 8. di 
Ottobre dell' anno stesso presso la Torre della Samoggia , e iì 
principale autore di questo omicidio fu Francesco Signor di Sas- 
solo (1) . Questi insieme cogli altri di sua famiglia , e i Nobili 
di Montegarullo , e Tommaso Grassoni di Vignola , e i Conti 
di Gomola e alcuni de' Nobili di Rodeglia , eransi essi pur la- 
sciati corrompere dal Visconti; e a' 4. di Novembre del 1370. 
fermaron con lui un trattato, di cui conservasi copia nel Segre- 
to Archivio Estense , col quale promisero di essergli alleati e 
fedeli, e di riconoscer da lui i loro Castelli. Contro 1' Estense 
collegaronsi ancora i Pii di Carpi e i Pichi della Mirandola . 
E questa unione di tanti nimici (ecc , che il Marchese Niccolò 
e i suoi alleati pensassero alla pace ; ed essa fu di fatto con- 
chiusa a' io. di Novembre, e pubblicata a' 12. in Modena. E 
oltre gli alleati furono nominatamente in essa compresi i Bo- 
iardi , i Correggeschi , i Fogliani, i Roberti, e i Manfredi tut- 
ti aderenti al Marchese d* Este , e anche gli aderenti di Barna- 
bò 



(1) lb. co'. <s<?z. 



CAPO VII. 47 

bò, cioè Gabriotto da Canossa, e i Pichi e i Pii Signori di Mi- 
randola e di Carpi . (i) Ma non vi furori già compresi i ribelli 
allo stesso Marchese ; e il Card. Anglico scelto dagli alleati ad 
arbicro di alcune particolari controversie tra essi insorte , con 
suo decreto de' z$. di Dicembre , che conservasi nel segreto 
Archivio Estense , decise , che i Signori di Sassolo e di Monte- 
garullo e i Conti di Gomola non dovean esser considerati come 
aderenti di Barnabò , ma come sudditi del Marchese d' Esce , e 
che non dovean perciò godere de* privilegi negli articoli della 
pace accordati agli altri collegati col Visconti , ciò eh' era lo 
stesso che dire , che dovean essere ancora considerati come ni- 
mici . Continuò di fatto contro di essi la guerra. E in occasio- 
ne di questa guerra contro i ribelli al Marchese dovette accade- 
re ciò , che si legge in un Codice di questo Monastero di S. 
Chiara, che era allora fuor della Porta di Bazzovara, cioè che 
il Marchese Niccolò fece trasportar le Monache dentro Modena , 
e che il lor Monastero fu rovinato dalle milizie , benché poscia 
esse vi facesser ritorno : Anno Domini M. III. LXXI. a die XII. 
de Meme Afrììis Dfius Nicbolaus Marchio fecit venire sorores mina- 
rum in Civitate Alutine prò suo commandamento , & abandonaverunt 
suo munisttrio in di fio anno , et debetis (sic) stare usque ad gbuer- 
ram finitam , & in diSìa guerra totum Monasttrium fuit desiruBum 
a stipendiariis . 

La guerra ben presto si riaccese tragli Estensi e i Visconti ^ r 
per un nuovo avvenimento, che pochi mesi dopo conchiusa la 
pace fece ad amendue le parti ripigliar le armi. Eran già tren- 
tacinque anni , dacché Feltrino Gonzaga avea il dominio di 
Reggio , ed egli , uomo feroce e impetuoso , avea colla sua ti- 
rannia irritati gli animi dique' suoi sudditi. Abbiam veduto, che 
cinque delle principali famiglie Reggiane eransi già collegate col 
Marchese Niccolò II. Ma ciò lor non bastava. Ed essi e la mag- 
gior parte degli altri Reggiani desideravan di scuotere il giogo 
de' Gonzaghi , e di sottomettersi nuovamente agli Estensi , dopo 
1' espulsione de' quali vedevano chiaramente , quanto peggiorata 
fosse la lor condizione . Gabriello de' Cavasacchi fu il primo a 
muoverne ragionamento, e recatosi a Rubiera sul principio del 

1371. 



(1) Ib. col. «<??. T. XV IH. col. 489. Verci Stor. della Marca Tiiv. T. 
XV. Doc. p. <7. occ 



48 MEMORIE STGR. MODENESI, 

f 37 1. propose il suo pensiero a Selvatico Bojardo . Non mostroi- 
si questi difficile ad abbracciare il progetto ; e solo chiese , se si 
potesse sperar da' Reggiani , che tenesser mano all' esecuzion del 
disegno . Il Cavasacchi gliene die sicurezza , e promise egli stes- 
so , che quando avesse venti uomini del Bojardo in Reggio , 
avrebbe alle truppe Estensi aperta la Porta di S. Pietro. Il Bo- 
iardo allora unitosi con Filippo Roberti andonne al Marchese 
Niccolò, e comunicatogli il progetto, e assicuratolo , che , quarv 
do egli mandasse un grosso corpo di truppe per entrare improv- 
visamente in Città , ed assediare ed espugnare il Castello , ogni 
cosa sarebbe riuscita felicemente , determi nollo a tentare 1' im- 
presa . Per avere le necessarie truppe , ei condusse a* suoi sci- 
pendi la Compagnia di un Conte Lucio Landò ( fratello forse o 
figlio di quel Conte Verzusio Landò altre volte nominato,) che 
allora era in Toscana. E a coprir meglio il suo disegno, inviol- 
la verso Sassolo , come se volesse assediar quel Castello, col cui 
Signore era in guerra . Quindi dopo essersi ivi arrestata alcuni 
giorni a 7. di Aprile, essa insieme col Bojardo e col Roberti, e 
con Cinello da Savignano e con altri Capitani al servigio del 
Marchese e con altre truppe accostossi a Reggio , e un miglio 
lungi dalla Città appiattossi , aspettando il tempo opportuno ad 
entrarvi . Quaranta fanti e dodici cavalli condotti da Bichino da 
Marano Capitan generale del Marchese Niccolò , dal Roberti e 
da Guido Manfredi si posero alla Chiesa di S. Giovanni sei per- 
tiche sole distante dalla porta, per esser più pronti al primo ru- 
more . Al tempo stabilito fu aperta la porta , e quella prima 
schiera di cavalli e di fanti entrò in Reggio. Ma i custodi del- 
la Torre presso la Porta , ravvisatili per nimici , affinchè né es- 
si potessero uscirne, né altri entrare, abbassata una saracinesca 
chiuser ì' ingresso , e cominciarono a combattere contro que' po- 
chi , che erano entrati . Ma giunte frattanto altre truppe alla 
Porta , e sforzatala , entrarono in Città , e correndo le vie co- 
minciarono a gridare : piva il Marchese . La Torre e la Porta 
allora dovettero esse pure arrendersi alle armi Estensi ; e vi fu 
posto presidio ; e fu posto ancora alla Porta detta di Castello , 
che per opera di Guido Manfredi espugnata fu da lui presto 
fortificata e munita a guisa di Rocca. Restava ad espugnare il 
Castello fuori della Città e presso il Monastero di S. Prospero , 
e 1* assedio ne fu commesso al Conte Landò . Egli , che avea 

già 



CAPO VII. A9 

gik detcrminato di rivolgere a suo vantaggio questa spedizione , 
mostrassi pronto all' impresa ; ma disse , che volea prima en- 
trare colla sua Compagnia io Città, protestando però, che non 
ne sarebbe partito , se prima non avesse espugnato il Castello 9 
e insieme colla Città consegnatolo in man del Marchese . Gli 
fu dunque accordato ciò , eh' ej chiedeva ; ed egli entrato in 
Reggio abbandonò al furore dell' affamata sua Compagnia queir 
infelice Città , ia quale in poche ore vide saccheggiate e le ca- 
se e le Chiese tutte , e orribili iniquità d' ogni genere commes- 
se da que' brutali e feroci soldati . Alla crudeltà si aggiunse il 
tradimento. Il Conte Lucio veggendosi padrone della Città, vol- 
le profittare dell' occasione di farne un vantaggioso mercato , e 
la offerse a Barnabò Visconti a patto di averne venticinque mi- 
la ducati per prezzo , e altri quaranta mila in prestito . Feltri- 
no Gonzaga , che sfavasi nel Castello , e le cui truppe guarda- 
vano ancora le altre due porte della Città , avuto di ciò avvi- 
so, e veggendo, che non gli era più possibile il sostenersi, en= 
trò anch' egli in trattato con Ambrogio figlio naturale di Bar- 
nabò, che era seco in quel Castello, e pel prezzo di cinquanta 
mila ducati vendette il Castello stesso e le due Porte della Cit- 
tà al Visconti. Il trattato fu conchiuso a' 17. di Maggio, e 
per esso Feltrino riserbossi soltanto il dominio di Novellara e 
di Bagnolo , e die principio in tal modo alla linea de' Conti di 
Novellara ; e dopo essersi aggirato per più Città , or militando 
a servigi di qualche Principe, or cercando un tranquillo riposo, 
finì di vivere in Padova, secondo il Panciroli , 1' anno 1375. „ 
e fu privatamente sepolto nella Chiesa degli Agostiniani . Ed è 
certo , che in quell' anno egli era già morto , come raccogliest 
da un documento de' 3. di Dicembre dell' anno stesso , che ad 
altro luogo dovrà rammentarsi . 

Frattanto stabilito il suddetto trattato , il Conte Lucio in- 
timò alle truppe Estensi, che se n'andassero, e fu forza l'ub- 
bidirgli , perciocché troppo superiori di numero eran le sue trup- 
pe alle loro. Partiron dunque le soldatesche del Marchese, ab- 
bandonando anche molti de' loro equipaggi, e molte delle lor 
provvisioni, e con esse partirono ancora molti Reggiani, che 
in niun modo vollero sottoporsi al troppo odiato giogo di Bar- 
nabò , di modo che , come abbiamo in alcune giunte al Memo- 
riale de' Podestà di Reggio , quando Ambrogio Visconti prese a 

Tom. III. G no- 



5 o MEMORIE STOR. MODENESI 

nome del padre il possesso della Città non vi erano venti abi- 
tanti (i). Solo il suddetto Guido Manfredi vergognosamente di- 
mentico dell' onor suo , poiché vide cambiarsi la sorte , cambiò 
egli pure partito , e vilmente vendette per 400. ducati al Vis- 
conti la Porta da lui custodita. E allora la Compagnia del Con- 
te Landò soddisfatta di sì ricco bottino passò a' servigi del Mar- 
chese di Monferrato (1). Questo é in sostanza il racconto, che 
più a lungo si fa di questa infelice spedizione nella Cronaca 
Estense. Un'altra relazione in qualche parte diversa se ne leg- 
ge in un frammento di Cronaca pubblicata dal P. AfFarosi (3) , 
ove il fatto si narra accaduto a' 30. di Aprile ; si dice , che Fel- 
trino spedì frettolosamente un suo figlio a Milano per trattar 
col Visconti , e alcune altre diverse circostanze se ne accenna- 
no, su cui non vale la pena di trattenersi . 

In tal maniera il Marchese Niccolò non solo non potè ot- 
tenere lo sperato dominio di Reggio, ma videsi ancora involto 
nuovamente in una pericolosa guerra contro il Visconti . Nello 
stesso anno 1371. il detto Ambrogio figlio naturale di Barnabò 
nel mese d' Agosto entrato colle sue truppe nel Modenese , a 
questo territorio , singolarmente verso il Finale , e a quel di 
Ferrara recò gravissimo danno . Ma assai più infelici furono i 
An. 1372. success j dell'anno seguente 1372,. Il Cardinal Pietro di Bourges 
venuto a Bologna col carattere di Legato Apostolico , ed allea- 
to cogli Estensi, i quali fin dall'anno scorso aveano implorato 
1' ajuto del Papa (/\) t mandò loro in rinforzo un numeroso cor- 
po di soldatesche , e altre ne furon mandate dal Carrarese Si- 
gnor di Padova e da' Fiorentini . Francesco da Fogliano ne fu 
nominato Capitan Generale, ed ei le condusse dapprima a dare 
il guasto al territorio di Sassolo , poiché Manfredino e Fran- 
cesco fratelli Signori di quel Cas elio continuavano ad esser ni- 
mici del Marchese Niccolò II. Indi andossene verso Rubiera , 
ove incontrato 1* esercito del Visconti condotto da Ambrogio 
a' 3. di Giugno si venne alle mani . Era 1' esercito Estense al 
doppio più numeroso di quel del Visconti . Ciò non ostante il 

pri- 



(1) Script. Rer. Ital. T. Vili. col. (3) Memor. di S. Profp T. I. p. 
1176. 45°- 

(2) Tb. T. XV. col. 494. &c. Tac- 4 Gialini Cont. delle Mena, di MiL 
coli Mem. T. I. p. 362. T. II. p. 218. 



CAPO VII. si 

primo fu rotto e sconfitto ; e il Capitano medesimo Francesco 
figlio -di Giberto da Fogliano, e Guglielmo pur da Fogliano, 
e il Capitano de' Fiorentini , e Giovanni de Rod condottiere di 
alcune truppe Tedesche con mille e più fanti e con oltre a set- 
tecento soldati a cavallo caddero in man de' nemici. I prigioni 
furono per la maggior parte rilasciati sulla loro parola . Ma 
Ambrogio Visconti volle ritenere in sua balia i due Fogliani , 
e pagati per essi sei mila fiorini d' oro , mandolli a Reggio , e 
(>er lungo tempo ve li tenne racchiusi in carcere . E poco tem- 
po dopo ebbe in suo potere anche il Castel di S. Paolo nel 
Reggiano , e sorprese il Castel di Correggio , i cui Signori di- 
visi in contrarii partiti , altri favorivano il Visconti , altri 
l' Estense (i) . Nel seguente Settembre a istanza del Re di 
Francia, e per opera ancor del Pontefice, si conchiuse e si 
pubblicò una tregua di sei mesi , e in questo frattempo volle 
Barnabò venire personalmente a vedere il suo nuovo acquisto , 
e a' 21. di Ottobre insieme colla sua moglie Regina dalla Scala 
entrò in Reggio, e cavalcando girò intorno le mura, e ne lo- 
dò la fortezza . Ma innoltrandosi poscia nella Città , mostrò 
maraviglia e sorpresa al vederne le case in gran parte rovinate , 
ed essa fecesi ancor maggiore la sera , quando essendo andati i 
principali Cittadini a rendergli omaggio , ei vide, quanto scarso 
ne fosie il numero. Accolseli cortesemente, e promise loro il 
ristoramento della loro Città. E il dì seguente essendo iti a vi- 
sitarlo il Vescovo e V Abate del Monastero di S. Prospero Pie- 
tro dalla Gazzata Scrittor della Cronaca , entrò con essi in dis- 
corso della guerra, che aveva col Papa, e di lui e di tutto il 
Clero si dolse , da cui diceva di essere stato ingannato ; aggiun- 
se , eh' ei combatteva sol per difendersi , che avea più volte 
fatta la tregua , ma che il Papa sempre rompevala , eh' ei vo- 
leva aspettare anche lo spazio di un mese, e che allora, se il 
Papa non accettava la pace , ei gli avrebbe fatta tal guerra , 
che ne sarebbe rimasta eterna memoria; e il Cronista conchiu- 
de dicendo , che sembrava , che egli avesse ragione (z) . O fos- 
se il Papa , o fosse il Visconti , che non volesse la pace , la 
guerra, non ostante la tregua fatta, si ripigliò assai presto, e 

G a due 



(i, Scrip. Rer. It. T. XVI. col. 745. (r, Ib. & T. XVIII. coi. 77. 



5» MEMORIE STOR. MODENESI. 

due decreti da Barnabò pubblicati in Reggio fin dall' Ottobre e 
dal Dicembre di quest'anno medesimo 1572. fccer conoscer 
chiaramente , che non v' era speranza di pace . Col primo di 
essi egli ordinava , che niun Benefìcio Ecclesiastico si conferis- 
se ad alcuno senza licenza sua o della sua consorte Regina del- 
la Scala; col secondo comandava, che tutti i Cherici , i quali 
non fossero suoi sudditi, trattine i Frati della Povertà , fossero 
arrestati , che lo stesso si facesse a qualunque Francese venisse 
a passar pe' suoi Stati , e finalmente , che niun Sacerdote o Chc- 
rico o Religioso suo suddito potesse partir dal luogo di sua di- 
mora, senza averne da lui licenza, e che chi ardisse di contrav- 
venire a tal legge, potesse esser preso ed ucciso, e ne fossero 
confiscati i beni , e che i contravventori , i quali fossero solo 
arrestati , ma non uccisi , dovessero esser presentati a' suoi Uffi- 
ciali , e da questi dovessero condannarsi a morir traile fiamme. 
Le lettere di Barnabò , che contengono sì barbare leggi , si ri- 
feriscono nella Cronaca del Gazzata , e confermano pur troppo 
il carattere d' uom feroce e brutale, con cui tutti gli Storici di- 
pingon quel Principe fi) . Ma non fu questa la sola pruova, che 
ne vedesse Reggio in quest' anno . 

Eran prigioni in Reggio , come si è detto poc' anzi, Fran- 
cesco da Fogliano , e Guglielmo di lui nipote . Barnabò sapen- 
do , che molti Castelli del territorio di Reggio erano in mano 
èi quella potente famiglia , volle profittare di sì favorevole oc- 
casione per impadronirsene. Scrisse dunque a Francesco, che to- 
sto gli consegnasse i suddetti Castelli , altrimenti ei V avrebbe 
fa.no appiccare come traditore. Turbossi a questa intima Fran- 
cesco, anche perchè ben sapeva, che non era in suo potere il 
cederli , perciocché egli unendosi col Marchese d' Este e col Le- 
gato avea in essi ricevuto il loro presidio , e avea dati r suoi 
figli in ostaggio allo stesso Marchese . Incerto dunque di ciò , 
che far si dovesse , mandò a suo fratello Guido Savina la lette- 
ra da Barnabò ricevuta, chiedendogli consiglio. Lusingossi Guido 
Savina, che il Visconti non fosse mai per venire a tale eccesso 
di crudeltà e d* ingiustizia , e rispose perciò al fratello , eh' ei 
non avrebbe mai permesso , che i suoi figli , o i figli dello stes- 
so Francesco ritenuti come ostaggi, spogliati fossero de* loro di- 

rit- 



(1) ib. t. xvirr. coi. 78. 



CAPO VII. 53 

ritti, e costretti ad andare esuli e vagabondi, che ei non a- 
«rebbe mai consegnati ad alcuno i Castelli dalla sua famiglia pos- 
seduti ; perciocché era sempre stato , e voleva essere fedele os- 
servatore de' patti giurati, né avrebbe mai sofferto di farsi schia- 
vo di alcuno ; che finalmente ognuno dovea una volta morire , 
e che era indifferente qualunque genere ài morte . Il Gazzata 
dice , che Barnabò tre volte propose a Guido Savina , se vole- 
va con denaro riscattare il fratello , e che egli noi volle mai . 
Ma il racconto di questo Cronista e a questo luogo un pò sos- 
petto, come tra poco vedremo. Comunque fosse, il fatai co- 
mando fu dato . E Francesco da Fogliano a' 7. di Dicembre del 
detto anno 1372. sulle mura di Reggio, e a un merlo di es- 
se , che riguardava Scandiano , il più importante de' suoi Ca- 
stelli , fu barbaramente appiccato . Speditone a Barnabò Y avvi- 
so , egli con sua lettera scritta ad Ambrogio suo figlio da Mi- 
lano a 10. dello stesso mese, e pubblicata dal C. Taccoli , or- 
dinò, che il corpo ne fosse staccato dalle mura , e onorevolmen- 
te sepolto , come a un tal uom conveniva . E così eseguissi a 
15. dello stesso mese, nel qual giorno il cadavere dell' infelice 
Francesco, dopo essere stato nove giorni pendente dalle mura, 
fu co' consueti onor militari sepolto nella Cattedrale di Reggio 
innanzi all' altare di S. Lucia (1). 

Il Gazzata riferendo questa infelice morte ce la rappresen- 
ta come un meritato gastigo de' gravi delitti da quella famiglia 
commessi . Perciocché egli àice , che Giberto Fogliano già Si- 
gnore di Reggio e padre di Francesco avea avuti sei figli, che 
quattro di essi cran morti di morte violenta; Francesco il più 
potente di tutti era stato dalle sue sceleratezze condotto al fine 
poc* anzi narrato , e solo era rimasto Guido Savina , il quale 
dopo più anni fu anch' egli ucciso a tradimento nel suo letto ; 
che il cadavere di esso non fu mai trovato , e che gli onori fu- 
nebri se ne renderono a un' arca vota . Aggiugne , che tre fi- 
glie avea avute Giberto, una da lui stesso di sua mano uccisa, 
1' altra moglie di Azzo da Sesso, ma donna di' rei costumi, la 
terza Monaca, e da' suoi stessi fratelli fatta miseramente mori- 
re. Par nondimeno, che qualche privato risentimento reggesse la 
penna di questo Cronista, perché de' delitti da Francesco com- 

mes- 



(0 Ib. T. XVI. col. 750. ec. T. XVIII. col. 77. 



S4 MEMORIE STOR. MODENESI, 
messi accenna sol quello di aver per 35. anni occupati i beni > 
che il Monastero di S. Prospero avea nel distretto di Migliar» 
na, a cui poi ordinò nel suo testamento, che fosser rendati- 
Di fatto avealo fatto Francesco il giorno stesso della sua mor- 
te, dicendo perciò in esso d' esser sano di mente e di corpo, 
ma che conosce di esser in pericolo di morte. In esso assegna 
alcuni beni a Lisabetta sua moglie , quando ella rimanga in ista- 
to vedovile. A Taddea sua figlia forma la dote di mille fiorini 
d' oro. Comanda, che al Monastero di S. Prospero si rendano 
i beni, che in Migiiarina ei ne avea occupati, al Prior di S.Ja- 
copo di Reggio que', che ne avea occupati in Gaggio e qua- 
lunque altra cosa ei potesse aver tolta ad altre Chiese o Speda- 
li. Quindi dopo aver ordinato il pagamento di alcuni suoi de- 
biti , e prescritti alcuni legati , nomina suoi eredi universali i 
suoi figli Giberto, Marco, Mastino, e Pietro Anglico tutti pu- 
pilli , e nomina loro tutori e suoi fedecommissarii il suo fra- 
tello Guido Savina , il suo nipote Guglielmo , Guidoriccio e 
Barba da Fogliano e alcuni altri Cittadini Reggiani (1). 

Continuava frattanto la guerra da una parte, e i collega- 
ti dall' altra, e osserviamo, che fin d* allora una parte accusa- 
va T altra di essere cagion della guerra. Abbiam già detto, che 
il Cardinal Legato avea mandati copiosi rinforzi di truppe a* 
collegati . Barnabò Visconti di ciò sdegnato ordinò alle sue gen- 
ti di farne risentimento; e perciò alcuni de* soldati, che stava- 
no alla Bastia de' Cesi allor del Visconti , si spinsero a Castel- 
franco sul territorio di Bologna , e vi recarono gravi danni . 
Spiaceva a Barnabò nondimeno di avere a combattere contro di 
un nuovo nimico, e mosse col Cardinale trattato di pace. Il car- 
teggio, che perciò si tenne tra essi, e che conservasi nel Segre- 
to Archivio Estense, sarà da me pubblicato; e in esso sarà pia- 
cevol cosa a vedere , come ognun di essi si duole di essere sta- 
to provocato dall' altro , e cerca di giustificare i movimenti delle 
sue truppe. Nell'ultima delle Lettere scritte da Barnabò al Cardi- 
nal Legato agli ri. di Giugno del 1372. pochi giorni dopo la 
vittoria riportata a Rubiera, si scusa di essere stato costretto a 
muover guerra al Marchese di Ferrara, perchè questi infestava i 
territoiii di Reggio e di Parma, come se Barnabò non avesse 

nel 

(1) Taccoli Mem. T. 1. p. 328. 



CAPO VII. 5 <; 

nel precedente anno fatto lo stesso nel territorio Modenese . 
Soggiugne poscia , che se il Marchese avea prese le armi sol per 
offendere i Sassolesi , come diceva , ei non sarebbesi mosso con- 
tro di lui, ma sarebbe stato pago di dar loro, come a' suoi al- 
leati, soccorso; e non sarebbesi pur doluto, che il Cardinale 
avesse in ciò ajutato il Marchese; ma che parevagli ingiusto il 
rivolger le armi direttamente contro di lui (i) . Così ognuno lu- 
singavasi di avere in suo favor la giustizia. Barnabò avrebbe vo- 
luto, che il Cardinale tralasciasse di dare ajuto al Marchese e a' 
collegati; ma poiché vide, che non gli era possibile l'ottener- 
lo, promise nella lettera stessa, che, se il Legato non avesse 
più danneggiato il suo territorio, egli ancora avrebbe cessato dal- 
lo scorrere ostilmente nel territorio della Chiesa . I collegati 
frattanto, come si è osservato, aveano a lor servigi condotte 
alcune bande di Soldatesche Oltramontane , gente avida sol di 
bottino , e da cui comunemente ricevevasi danno più che van- 
taggio . E il provarono essi anche nell' Ottobre del detto anno 
1372. Perciocché venuto taluno degli Oltramontani a parole con 
uno de' guastatori de' collegati , i primi rivoltisi furiosamente 
contro i secondi ne uccisero fino a settecento . Convenne non- 
dimeno dissimulare la cosa, e per acchetare il tumulto di quel- 
le indisciplinate compagnie, fu loro ingiunto di gittarsi sul ter» 
ritorio di Reggio e di Parma, e di recarvi il maggior guasto, 
che per lcr si potesse; ed è facile a immaginare , con qual pron- 
tezza esse eseguissero sì dolce comando ; dopo la quale impresa 
tornarono a Modena , ove solevano avere il lor campo . Anche 
il Visconti avea nelle sue truppe la Compagnia del celebre Gio- 
vanni d' Aucud altre volte nominato ; ed egli ancora provò 1' 
incostanza di quella gente . Perciocché nel Novembre di quest' 
anno medesimo l' Aucud mal soddisfatto del Visconti abbando- 
nalo, e passò a' servigi de' collegati, e a lui poscia si aggiunse 
anche il celebre Sire de Coitcy (2) . 

Furono però i territorii di queste Città meno infelici di più 
altre parti della Lombardia , perché appena mai essi furono il 
teatro di sanguinosi combattimenti così nel detto anno , come 
nel seguente 1373. Ebbe in esso alcuni segnalati vantaggi il An. 1375. 

Mar- 



fi) Arch. Segr. Eft. 

(z) Script. Rer. Ital. T. XVI. col. 747. 750. 753. 



56 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Marchese Niccolò II. Perciocché in una battaglia, che ne! Mag- 
gio diedesi sul Bresciano , furon fatti prigioni tragli altri il Mar- 
chese Francesco d' Este , che già da più anni era uno de' Con- 
dottieri dell' esercito de' Visconù contro il suo cugino Marche- 
se Niccolò, Gabriotto da Canossa, e Francesco da Sassolo. A 
ciò si aggiunse l'acquisto del Castello di Sassolo. Perciocché a 
13. del mese stesso, essendone uscito Manfredino fratel di Fran- 
cesco per andare a Firenze , gli abitanti oppressi dalle tiranni- 
che sue maniere gli chiuser dietro le porte . Egli avvedutosene 
volle rientrare , ma i terrazzani non gliel permisero , e co' sas- 
si il costrinsero a ritirarsi a Montegibbio , e dopo ciò essi ri- 
solverono di darsi al Marchese d' Este, il che pur fecero que' 
di Fogliano luogo poco distante . Ma molti di essi sospetti di 
esser favorevoli a loro antichi padroni furono esiliati e disper- 
si. Questi vantaggi però furono compensati dalla perdita, che 
fece il Marchese di uno de* suoi più illustri aderenti , cioè di 
Guido Savina da Fogliano, il quale o indotto dalle promesse di 
Barnabò , o veggendo di non potersi più contro di lui sostene- 
re , a' 7. di Novembre, abbandonato il partito della Chiesa e 
del Marchese d' Este , diedesi al Visconti , e gli consegnò tutti 
i ventiquattro Castelli , eh' egli avea nelle colline e nelle mon- 
tagne Reggiane . Ed ei ne ebbe in premio 1* investitura di tutti 
i detti Castelli , de' quali furono ingiustamente privati i figli dell' 
infelice Francesco, e molti altri privilegi ed onori, e quello fra 
gli altri di una figlia naturale di Barnabò data in moglie a Car- 
lo suo figlio (1) . 

Neil' Archivio della Cattedrale di Reggio conservasi una in- 
forme e scorretta copia di questo trattato di aderenza di Guido 
Savina da Fogliano con Barnabò Visconti , segnato non a' 7. 
ma a' 12.. del detto mese, e i Castelli, che in esso si nomina- 
no sono Budrione , Arceto , Scandiano, Casalgrande, Dinazza- 
no, Rocca Tiniberga , Querzola , Montalto, Paullo , Sarzano , 
Lagogna , Carpineto , Glandeto, Cavella, Monte Cesario, Me- 
nozzo , Sologno , Livizzano , Montebabbio , S. Cassiano , Salti- 
no, e Mandra con tutte le loro Ville annesse, che pur si no- 
minano , alcune delle quali avean forse qualche Fortezza , e po- 
tevan nominarsi Castelli , per compiere il numero de' 24. indica- 
to 



(0 Ib. T. XVIII. col. 80. 



C A $ O VII. « y7 

to nella Cronaca. E in questo trattato si nominano ancora Nic- 
colò Barba da Fogliano e Giovanni detto Boccadoro pur da Fo- 
gliano uniti collo stesso Guido Savina. Nello stesso tempo però 
altri della famiglia medesima, cioè Niccolò figlio del fu Gugliel- 
mo, Neri del fu Manfredino, e Bernardino del fu Gigliolo sopran* 
nomato Bechesse, a' 27. di Maggio dello stesso anno 1373. si 
unirono agli Estensi, e poscia con nuovo trattato de' 4. di Giù* 
gno dell' anno seguente, che conservasi nel Segreto Archivio 
Estense, i Marchesi Niccolò ed Alberto promiser loro di man- 
tener truppe a difesa, del lor Castello di Baiso , finche durasse 
la guerra. Questi tre della detta famiglia aveano anche in lor 
potere il Castello di Mandra, il quale per opera di Guido Sa- 
vina sollevossi contro di essi, e a lui si arrese; ed* egli il ten- 
ne , finche conchiusa , come vedremo , la pace , loro il rendet- 
te, come da un altro atto dello stesso Archivio raccogliesi . 

Alle calamità della guerra si aggiunse V anno 1374. una -& Q . «5- 
terribile pestilenza, che gran parte d* Italia devastò -miseramen- 
te. Anche in questa occasione conobbero i Reggiani il crudele 
e feroce animo di Barnabò; perciocché a 17. di Gennajo scris- 
se a chi faceva le sue veci in qaella Città ordinando, che chiun- 
que fosse stato compreso dalla pestilenza dovesse uscire dalia 
Città o tlal Castello , in cui era, e andarsene o alla campagna o 
ne' boschi , e ivi stare., finché o risanasse g morisse , che i do- 
mestici dopo la morte di alcun de' lor padroni dovessero star 
dieci giorni senza trattare con chiochefosse , che i Parrochi do- 
vesser tosto sotto pena del fuoco e del confisco de' loro beni av- 
vertire i Magistrati di que' , che cadevano infermi, che si con- 
fcscasser per sempre i beni di que', che altronde portassero a 
Reggio f epidemia ; e che sotto pena della vita e delia perdita 
de' beni niuno andasse a servire gli infermi i fuorché nel modo 
suddetto. E il Cazzata dice., che vide questi ordini osservarsi 
in Reggio, allor quando nel mese d' Agosto vi entrò la peste 
la quale infierì fino alla Pasqua dell' anno seguente (1.) . 

Questo flagello però non sospese le spedizioni militari. V 
esercito de' collegati, che a 26. di Aprile era passato pel Cerri- 
torio di Reggio , senza far danno alcun© , per recarsi sui Pia- 
centino a danni di Barnabò, tornatone a 3. di Giugno accani» 
Tom. III. H pò 



(ij Ib. col. 82. «&, 



58 MEMORIE STOR. MODENESI. 

pò a Mozzadella Castello de' Manfredi aderenti all' Estense ; e 
indi passato a Scandiano diede iJ guasto a tutti i Castelli pos- 
seduti da Guido Savina da Fogliano, il quale, come si è det- 
to, erasi gittato nel partito de" Visconti .' Quindi si volse verso 
il distretto di Carpi , e ivi ancora recò gravissimi danni , per- 
ciocché Marsiglio e Giberto fratelli Pii , che ne eran Signori , 
erano essi pur collegati con Barnabò. Ma poco appresso, cioè al 
primo d' Agosto, Marsiglio cambiò disegno, e unissi all' Esten- 
se , e ne nacque quindi guerra civile tra due fratelli . Sul fine 
dell' anno stesso le truppe Reggiane al soldo di Barnabò scor- 
sero predando e incendiando i distretti di Borzano e di Monte- 
ricco e di Mozzadella, Castelli de' Manfredi. E a queste osti- 
li scorrerie diede occasione un nuovo trattato di aderenza fatto 
a' 9. di. Novembre di quest' anno 1374. da Francesco del fu 
Giovanni Manfredi co' Marchesi d' Este , di cui ci è rimasto un 
transunto nella Cronaca del Bratti continuata da Batista Papaz- 
zoni . -In esso egli promette colle consuete formole di esser co- 
stante e fedele alleato e aderente a' Marchesi , insieme co' suoi 
Castelli e Terre di Borzano, di Montericco , e di Mozzadella. 
E i Marchesi promettono dal canto loro al Manfredi non solo 
di mantenerlo al possesso ài detti luoghi, ma dd Castel di Al- 
binea ancora, quando gli riesca di averlo, di dargli ajuto per 
fortificare, quando sarà possibile, la Villa di S. Stefano, di pa- 
gargli ogni mese in tempo di guerra cento ducati, e in tempo 
di pace quaranta, se starà in Reggio, cinquanta, se in Ferra- 
ra , e di dargli ancora certo numero di soldati . Ma finalmente 
nel Giugno det 137 5- fcome ha provato il C. Giulini (1) con- 
tro alcuni, che la fissano al Gennajo) dopo questa ostinata guer- 
ra pubblicossi la tregua, che fralle due parti erasi stabilita per 
un anno e più a beneplacito delle parti medesime, e ne, fu ef- 
fetto il rivocare che fece Barnabò i decreti già da lui fatti con- 
tro del Clero, e accennati poc' anzi (2). 
An s 1375. Da due secoli addietro non era mai stata sì durevol la pa- 

ce , quanto fu in questa occasione, perciocché per quasi vent' 
anni Modena e Reggio e i lor territorii furono esenti da' ru- 
mori di guerra. E di questa pace si valse il Marchese Niccolò 

Si- 



(1) Cominim. de!!e Mem. di Mi'. T, II. p. 26%. 

£2) Script. Rer. Irai. T. X Vili. col. 83. ec. Tacco'i Mem. T. II. p. 440. 



CAPO VII. 59 

Signor dì Modena per fortificar sempre meglio questa Città, e 
per compiere intorno ad essa il giro delle mura , il che ei fece 
nel 1580. e nel 1381. Del che truovasi memoria autentica ne* 
seguenti rozzi versi scolpiti in un sasso , che era presso la Por- 
ta di Saliceto, e che riportatisi dal Forc/roli nelle sue Memo- 
rie MSS. 

Lustra bis 080 aderant tercentum mille per annos 
Qua castrum tangunt Salicetum & mania Portam 
Condita sunt populis Eitensis Marchio tunc cum 
Sctptra Nicolaas muktbat dv.lcia nostris 
Hacque Guazalotus Capitaneus urbe Pbilippus 
Tane ade-ras nobis Plitexi Lippe Potestas 
Estensi Tuscus sed veSligaììa Divo 
Servare Dominicus Aldigerius er. . . . . 
Moliri instabant urbis qui mania sacra: 
De Molz* Kicolaus fuit & Querzeta Johannes 
Llic proba Cagnoli stirps Cortesia ministr. . . . 
Atque Belìncinus tunc Bemttbeus & alt. . . . 
Franciscus Donota ìocis sudavi t in istis 
Hac Dexi Mazone tuum tamen esse laborem . 
Nella tregua erasi stabilito, che la Bastia de' Cesi, la quale era 
il sol luogo, che a Barnabò rimanesse nel Modenese, dovesse 
da lui depositarsi in mano del Cardinal Legato. Ma o ciò non 
si eseguisse, o in qualunque altro modo rimanesse essa in man 
del Visconti, solo l'anno 1384. egli spontaneamente ne fece do- 
no al Marchese , e non di essa soltanto , ma anche di tutte le 
munizioni, che in essa trovavansi (1). Anzi l'anno seguente 
1385. si strinse in Pavia una lega fra Giangaleazzo Visconti, 
i Marchesi d'Este, i Carraresi, e i Gonzaghi, i cui Capitoli 
conservansi negli Atti di Antonio da Cavallara nel Segrero Ar- 
chivio Estense. Solo il Frignano nel territorio di Modena non 
fu in questi anni tranquillo a cagione delle due potenti famiglie 
da Montecuccolo e da Montegarullo , che non sapevan piegarsi 
a viver soggette agli Estensi. Ma di ciò non è questo il luogo 
di ragionare . 

Il dominio di Reggio continuò a stare tranquillamente in 
man de* Visconti . Ma alcuni Castelli posseduti da' Manfredi , 

H 2 da 



(1) Ib. T. XV. col. 508. 



«o MEMORIE STOR. MODENESI. 

da' Canossa* e da' Bojardf, consideravansi tuttora come ribelli, 
perchè i lor padroni erano aderenti e alleati degli Estensi. Gui- 
do Savina da Fogliano era quasi il solo traile potenti famiglie 
di Reggio, che si" fosse dichiarato per Barnabò. Egli per me- 
glio fortificarsi tect rincalzare nel 1376. il Castello dì Salva- 
terra, che da cento e più anni addietro era stato distrutto, ed 
egli il {qcc y dice, il Cazzata (1) , con licenza di Barnabò, e per 
poter danneggiare i ribeiii , cioè i padroni di Scandiann, di Bor- 
zano, e di Rubiera . Di fatto Scandiano era in mano di Giber- 
to e di Pietro Anglico fratelli e figli del fu Francesco da Fo- 
gliano, e qus^ti' fedeli agli Estensi cedettero al Marchese Nic- 
colò quel Castello, il quale poscia nel 1386. toro il rendette in 
testimonio di riconoscenza a' servigi prestatigli , a patto però , 
ch'essi gliel : rendessero, ove lo chiedesse il bisogno (2). Un al- 
tro vantaggio ebbero i Visconti nel 1385. per le divisioni , che 
si misero tra ; Nobili di Canossa. Era Signore del Castello di 
Bianello e di quel di S. Paolo Gabriotto da Canossa aderente 
agli Estensi , i[ quale quattordici annf addietro avealo tolto per 
forza a Niccolò suo parente , cacciandolo di colà , e costringen- 
dolo ad andar ramingo e mendico. Tornato finalmente nel Set- 
tembre dei detto anno Niccolò a Reggio, e radunati al "uni suoi 
amici, accostossi segretamente a Bianello, e sorpreso Gabriotto 
nelle sue stanze l'uccise, e s' impadronì del Castello, e tosto 
fecene la consegna al Capitano dì Reggio, che occupò ancora 
il Castel di S. Paolo; e la moglie dell' ucciso Gabriotto ritiros- 
si insieme co' figli nel Castello di Montevedro. Pareva, che Nic- 
colò da Canossa dovesse avere magnifiche ricompense per que- 
sto servigio prestato a' Visconti. Ma a lui ancora accadde ciò, 
che a' traditori suole accadere comunemente . 1-1 Capitano^ di 
Reggio il fece chiudere in carcere, e ne diede avviso a Gian- 
galeazzo Visconti , il quale nel precedente Maggio fatto arre- 
stare e imprigionare il Zio Barnabò avea preso il dominio di 
tutto lo Stato cori gran piacer de' Reggiani oppressi dalla tiran- 
nia e dall' avidità di esso, ar cui erari costretti a pagare ogni 
mese mille ducento ducati, enorme somma, che fu tosto- da 
Giarigaleazzo ridòtta a soli quattrocento . Égli dunque ordinò , 
che esaminassero i : diritti di Niccolò e de' figli di Gabriot- 
to, 

(1) Ih, T. XVIIT. col. 84, (%) Aiài, Segr. Efn 



CAPO VII. 61 

to t e si decìdesse secondo giustizia. Furono esaminati, e il frut- 
to dell' esame si fu, che Niccolò a* 29. di Novembre fu pub- 
blicamente decapitato insieme con un suo figlio giovinetto di 
18. anni , per aver ucciso a tradimento Gabriotto, e i Castel- 
li rimasero in poter de* Visconti (1). 

L* anno 1388. fu V ultimo della vita def Marchese Niccó- An. 13M. 
fò II. che chiuse i suoi giorni in Ferrara a' 26. di Marzo la- 
sciando lo Stato al suo fratello Marchese Alberto , che con lui 
1' avea fìnallor governato, Il Gazzata, che per errore segna la 
morte del Marchese Niccolò a* 25. di Ottobre , ne forma un 
odioso carattere, dicendo, eh' ei fu Principe crudele, e che ca- 
gionò lo sterminio e la desolazione di Reggio (2). Come ciò 
possa dirsi di un Principe , che non fu mai Signore di quella 
Città , e che solo fece talvolta uso de' suoi diritti , migliori cer- 
tamente di que' de* Gonzaga e de' Visconti, è difficile a inten- 
dersi, e sembra, eh' ei volesse adulare i Visconti, sotto il do- 
minio de' quali egli scriveva in quesf* anno , oltre il quale la 
sua Cronaca non si estende. Certo assai diverso carattere ne 
forma lo scrittore degli Annali Estensi, che cel rappresenta co- 
me un de' migliori Principi, che allor vivessero (■$) . Il Marche- 
se Alberto appena ebbe assunto il governo de' suoi Stati , cre- 
dette, che al ben di essi fosse più opportuna l'amicizia che là 
nimicizia de' Visconti , e perciò nell' Aprile recossi a Pavia a 
visitare Giangaleazzo, e a stringere con lui alleanza. Nella quat 
occasione passando per Reggio, dice il Gazzata, che fu allog- 
giato' nel Vescovado (4). Appena tornatone ei si vide minaccia- 
to da una Congiura da molti diretta a togliergli il dominio , e 
trasferirlo nel Marchese Obizzo suo nipote e figlio del Marche* 
se Aldobrandino suo fratello. La congiura fu discoperta, e l 
congiurati furcn puniti di morte; e tra essi, dice il Cazzata »> 
che è il solo autore , che ci abbia lasciata memoria di questa 
circostanza , fu decapitato di notte tempo lo stesso Marchese 
Obizzo , e con lui sua madre, che era della famiglia de* Signor 
ti da Camino (5). 

L'amicizia e l'alleanza stretta dal Marchese Alberto eoiS 

Gian- 



'r Script. Rer. hai. T. X*ITI. col. ($ Ib. T. XV. col. m<5. 
fi. et. Tzccòii T. Ili, p. 404, «. (4) lb. T. XVIO. col. ctf, 

V2> Ibr col. 9 (y. (£) Ibi& 



ot MEMORIE STOR. MODENESI. 

Giangaleazzo Visconti, che fu poscia seguita in questo e ne* 
due anni seguenti da altre leghe colla maggior parte de' Prin- 
cipi Italiani , non gli impedì di pensare , come fatto aveano i 
suoi predecessori , a riacquistare il dominio di Reggio. E sera- 
N bra , che questa fosse la principal ragione , che il mosse a sce- 
glier per moglie Giovanna figlia di Gabrino Roberti Reggiano 
e di Margherita della Sale Ferrarese, sperando, che la parentela 
di si potente famiglia, e 1' onore, eh' ei con ciò compartivate, po- 
tesse agevolargli V esecuzione del suo disegno. Il matrimonio ce- 
lebrossi in Ferrara agli 8. di Settembre del 1388., e fu accom- 
pagnato e seguito da sì magnifiche feste, che le uguali non si 
eran mai forse vedute. La dote dalla sposa recatagli fu per que' 
tempi insigne, e superiore alle forze d'una privata famiglia, 
cioè di dieci mila ducati d'oro, come ci mostra un codicillo in 
*39 r « f avor dj essa f a tto dal Marchese Alberto 1' anno 1 3 9 1. agli 8. 
di Febbrajo , che è nel Segreto Archivio Estense tragli Atti di 
Bartolommco da Mella, In questa occasione il Marchese Alber- 
to onorò alcuni del grado di Cavaliere e del cingolo militare, 
e furon tra essi il padre della sposa , Alberto di lui fratello , 
Niccolò Roberti, Giordano da Savignano, e Albertino Boschet- 
ti (1) . Al fine medesimo di ricuperar Reggio fu in parte pro- 
babilmente diretta una potente lega stretta agli n. d' Aprile del 

Aa. 1392. 1392. dal Marchese Alberto colle Comunità di Firenze e di Bo- 
logna, con Francesco da Carrara il giovane Signor di Padova, 
con Bernardino e Ostasio da Polenta Signori di Ravenna , con 
Astorgio Manfredi Signor di Faenza, e con Lodovico e Lippo 
figli del fu Bernardo degli Alidosi Signori di Imola, e poscia 
nei seguente Settembre con Francesco Gonzaga Signor di Man- 
tova, delle quali leghe conservansi gli stromenti nel Segreto Ar- 
chivio Estense tragli Atti di Niccolino Bonazzoli , e nelie qua- 
li il Visconti non è compreso. Ma egli non ebbe tempo ad ese- 
guire il suo disegno , anche perchè troppo presto fu dalla mor- 
te rapito . Ei finì di vivere in Ferrara a' 30. di Luglio del 

Àn. j?o?. J ì^l^ lasciando erede de' suoi Stati il Marchese Niccolò III. suo 
figlio. Nel breve tempo, in cui il Marchese Alberto tenne il gover- 
no, vissero in pace queste Provincie. Solo la lega da lui stretta 
insiem col Visconti diede occasione nel 1390. a un principio di 

guer- 
ci) Ib, T. XV. col. 518. T. XV III. p. 198. 



CAPO VIT. 63 

guerra tra lui e ì Bolognesi nimici di Giangaleazzo. Questi nel 
Maggio spinsero le loro truppe sul territorio di Modena e su 
quello di Reggio; e in questo a' 7. del medesimo mese fecero 
un' osrile scorrei ia raccogliendone molta preda ; il che pur fece- 
ro nel Frignano ajutati da Baccelliero da Montcgarullo ribelle 
al Marchese, come altrove vedremo; ma poscia al 1. di No- 
vembre d.-ll' anno stesso fu conchiusa e pubblicata la pace (1) ; 
perchè Albero conobbe, che Giangaleazzo non d' altro occu- 
pavasi che de' suoi propri vantaggi . 

Quanto tranquilli e pacifici erano stati gli ultimi anni dei 
March. Niccolò II. e il troppo breve governo del Marchese Al- 
berto, altrettanto torbidi e burascosi furono i primi anni del 
Marchese Niccolò III. Il Marchese Francesco d' Este , che ab- 
biam veduto per tanti anni portar le armi contro i suoi propri 
congiunti , ed essere condottiero delle truppe nemiche , morto 
l'anno 1384., avea lasciato un figlio per nome Azzo erede del- 
le sue sostanze , ma più del suo odio contro quel ramo dell* 
Estense Famiglia, da cui dolevasi di essere escluso dal Trono. 
Par nondimeno , che almeno in apparenza cessate fossero le di- 
scordie , perchè ei viveva tranquillamente in Ferrara . Ma appe- 
na il March. Alberto fu morto, il March. Azzo partinne, e co- 
minciò a macchinare rivoluzioni e congiure , alle quali rendevasi 
più opportuno il tempo della minor età del March. Niccolò III. 
O. fosse ad istanza e per suggestione del March. Azzo, o fosse 
una fortuita combinazione di fatti , circa lo stesso tempo e nel- 
lo stesso anno 1395. Obizzo da Montegarulio uomo potentissi- 
mo nel Frignano ribellossi al Marchese ; ma in poco tempo do- 
mato al fine deli' anno stesso riconciliossi con lui . Non così due 
altri S'gnori di ampia giurisdizione nel Modenese e nel Reggia- 
no , che levatisi essi pure contro il Marchese Niccolò , e uniti- 
si al Marchese Azzo, continuaron per più anni la guerra, e 
rinnovarono in queste Provincie le desolazioni e le stragi . Il 
primo fu Francesco Signor già di Sassolo e di altri circostanti 
Castelli, e privato fin dal 1373. del suo Stato per delitto di ri- 
bellione. Era egli andato per più anni ramingo , e occupandosi 
in guerreggiare, secondo che 1' occasione si offriva, or in uno or 
in altro partito. Ma appena udita ia morte del Marchese Alber- 
to 



(0 Ib, T. X/ilL col. 540. &c. T. XV. col. 119. 



An. 



64 MEMORIE STOR. MODENESI. 

to sperò di tornare nell' antico suo dominio , e accostatosi net 
Dicembre del 1393. a Montebaranzonc , e venuto a trattato con 
alcuni de* terrazzani , ottenne di entrar nella Terra , e fccesi po- 
scia ancora padron della Rocca , e -della Terra innoltre e -della 
Rocca di Montegibbio e di alcuni altri piccioli Castelli di que* 
contorni . Pare , che con lui si mettesse poscia qualche trattato 
di pace; perchè a 6. di Gennajo del 1394. il March. Niccolò 
l 394* diede pubblico avviso di una tregua di zo. giorni stabilita tra 
lui e il Sassolese (i)- e a ciò allude una lettera scritta l'anno 
medesimo da Francesco da Carrara il giovane al March. Nicco- 
lò in risposta a quella , con cui il March, i' avea avvertito di 
aver ritirate le sue truppe dal Castello di Monttbaranzone , in- 
sieme con quelle dal Carrarese mandategli iti ajuto , e che atea 
saputo , che il Marche5e Azzo erasi ritirato a Pisa (2) . Ma la 
•tregua non si potè condurre stabilmente ad effetto , e le ostilità 
ricominciaron tra poco . Il secondo era Atto da Rodeglia Signor 
di Castellarano, il cui padre, anzi egli stessG con un suo fratel- 
lo , era stato finallora aderente agli Estensi , ma in quesc' occa- 
sione ribellatosi si era unito col Sassolese . (3) 

A questi dunque unissi al principio dei 1394. il Marchese 
Azzo, e per Jui dichiararonsi ancora Giordano da Savignano e 
Lanzalotto da Montecuccolo Signore di molte -Castella oella Pro- 
vincia del Frignano. Mentre questi colle Iol- truppe scorrevano 
Ja montagna , Filippo da Pisa entrato egli pure al servigio del 
March. Azzo infestava la pianura di Modena , ed ogni parte di 
questo territorio era .esposta all' ingordigia e al furore delle lor 
soldatesche. Il Consiglio del March. Niccolò, di cui eran Capi 
Filippo Roberti da Tripoli Reggiano , e Tommaso degli Obizzi 
Lucchese, mandò a Modena e ne' Castelli al Marchese fedeli op- 
portuno presidio, e a' 30. di Gennajo delio stesso anno nominò 
Condottier Generale delle truppe Estensi col soldo annuo di due 
jsnila ducati Azzo figlio di Felino da Castello Modenese (4), uo- 
mo nell'arti della guerra a quel tempo rinnomatissimo. Era que# 
sti , non sappiam per qual titolo, fin dal 1370. Signor di Spez- 
zano , e in queir anno forse a suggestion de' Visconti , che guer* 

reg- 

U) Arch. Segr. Eft. {3) Script. Rer. Ital. T. XVUI. voi 

(2) Verci Stor. della Marca Triv. T. 908. .910. 

XV H. Doc p. 77. ( 4 ) A*ch. Segr. Efl. 



CAPO VII. 65 

raggiavano allor cogli Estensi , avea egli ardito di sollevarsi con- 
tro il Marchese Niccolò II. suo Signore. Così ci mostra la sen- 
tenza contro di lui allor profferita da Alberto Manfredi Podestà 
ài Modena , che a caso ho trovata ne' Registri del pubblico Ar- 
chivio posta fuor di luogo tra Rogiti del 1295. In essa dicesi, 
che Azzo figlio del fu Felino del Castel di Spezzano, essendo 
stato citato dal Marchese a presentarsi dentro lo spazio di tre 
giorni in Ferrara , per trattare del buon regolamento del detto 
Castello, avea ostinatamente ricusato di ubbidire, e nella sua 
ubbidienza mantenevasi tuttor fermo e costante , e che perciò 
egli è condannato , quando venga a cader nelle forze dello 
stesso Marchese , ad esser pubblicamente decapitato , e tutti se 
ne confiscano i beni . Azzo dovette allor procacciarsi un sicuro 
ricovero, e starsi ivi fin al 1391. nel qual anno a' 25. di Di- 
cembre , come alla stessa condanna si aggiugne , ad istanza di 
Marco Pio il March. Alberto rivocò la sentenza , e gli accordò 
il perdono ; e poco appresso il March. Niccolò , come si è det- 
to , non potendo forse trovare Capitano più valoroso e più e- 
sperto , gli affidò la condotta del suo esercito. Azzo fissò il suo 
campo in Sassolo, per esser più pronto ad accorrere o alla mon- 
tagna o alla pianura, come il bisogno lo richiedesse , e in quest' 
anno medesimo ebbe nuovamente in dono dal March. Niccolò 
il Castel di Spezzano, e innoltre quel di Formigine. Il Mar- 
chese Azzo frattanto cercava altri sostegni, e tentò, ma inutil- 
mente , di avere a suo favore la Repubblica Veneta e il Co- 
mun di Bologna . Solo alcune truppe potè ottenere nel Friuli 
da Schinella da Collalto suo cognato , e con esse accostossi alla 
Romagna , per far guerra al March. Niccolò , sperando , che 
col mezzo di alcuni , che segretamente lo favorivano , potesse 
venirgli fatto di sorprendere anche Ferrara (1) . 

Mentre egli andava cosi nutrendo le sue speranze, il Con- 
siglio del Marchese Niccolò rivolse il pensiero singolarmente ad 
opprimere Atto da Rodeglia , che era il più ardito e il più im- 
portuno nimico fra tutti. Raccolte adunque nel Giugno del det- 
to anno 1294. copiose truppe a piedi e a cavallo, e datone il 
comando a Antonio Roberti, gli fu ordinato di stringer d'asse- 
dio Castellarano . L'ordine fu eseguito, e per meglio chiuderlo, 

Tom. III. I e i iti- 



ci) Script. Rer. Itai. T. XVIN. col. 910. &c. 914. 



66 MEMORIE STOR. MODENESI. 

e impedirne il soccorso , fu alzata dirimpetto alla Terra una 
forte Bastia , e cominciossi colle solite macchine a tormentare 
le mura. Ma era si ben difeso il Castello, anche perchè Gian- 
galeazzo Visconti Signor di Milano segretamente vi mancia /a 
soccorsi, che dopo più mesi, sopravvenendo il verno,, fu necessa- 
rio scioglier l'assedio. Alla forza dell'armi si aggiunse il terro- 
re delle condanne , e nel Settembre dell' anno medesimo Gior- 
dano da Savignano e Rafaello Marocelii Ferrarese unito egli 
pure al March. Azzo furono pubblicamente in Ferrara dichiara- 
ti ribelli , e banditi , ne furono confiscati i beni , e fu promes- 
sa la ricompensa di tre mila ducati a chi 1' uno o 1' altro ar- 
restasse vivo , e di due mila a chi presentarselo morto . E in 
Modena furon venduti all' incanto i beni , e rovinate e atterra- 
te le case , che Giordano vi aveva (i) . 
An. 1395. Si accrebbero le speranze del Marchese Azzo nel seguente 

anno 1595., in cui gli venne fatto di trarre nel suo partito il 
Conte Giovanni da Cunio Signor di Barbiano , e Obizzo e Pie- 
tro fratelli da Polenta Signori di Ravenna, coli' ajuto de' quali 
cominciò a infestare il territorio di Ferrara , e a minacciare la 
Città stessa . Ma le truppe del Marchese Niccolò , con cui si 
erano allor collegati i Veneziani e i Bolognesi, ne renderon inu- 
tili tutti gli sforzi ; e il March. Azzo veggendo , che i suoi di- 
segni in quelle parti non gli riuscivano , passò nel Modenese , 
ove i sopradetti suoi alleati gli promettevano più felici successi . 
L' ordinario suo soggiorno era in Castellarano presso il suo ami- 
co Atto da Rodeglia; e ivi, per aver tempo a raccogliere nuo- 
ve forze , fingeva di voler venire a trattato di pace e di ricon- 
ciliazione coi March. Niccolò . Ma nel Febbraio deli' anno stes- 
so accadde cosa , che accrebbe 1' ardir de' ribelli . Azzo da Ca- 
stello , recatosi a Ferrara, per concertare il modo, con cui più 
prontamente abbattere i nimici , fu con sommo onore accolto 
dal Marchese e da' suoi Consiglieri. Il giovinetto Marchese bra- 
mò , che Azzo gli desse qualche saggio del suo valore nell' ar- 
mi , e perciò determinossi , eh* egli e Antonio degli Obizzi des- 
sero una giostra a cavallo . Neil' atto di farla il cavallo di An- 
tonio urtò a caso con tal impeto il ginocchio sinistro già offe- 
so per una ferita di Azzo , che questi ne cadde svenuto ; e 

por- 



Ci; Ib. col. 913. 



C A P O VII. 6 7 

portato a casa, la notte seguente finì di vivere. Il corpo ne fu 
eoa sommo onore sepolto nella Cattedral di Ferrara , e il Mar- 
eluse stesso volle onorarne le esequie. Avea egli pochi mesi pri- 
ma, cioè a 14. d' Aprile del 1594. fatto il suo testamento, in 
cui , quando venisse a morire senza aver figli dalla sua moglie 
Giovanna, avea nominato erede Filippo de' Roberti da Tripoli 
figlio del fu Niccolò , al quale perciò dovette passare 1' eredità 
di Azzo. Il Marchese poscia nel Luglio dell'anno stesso nomi- 
nò Condottier generale delle sue armi Niccolò de' Roberti da 
Tripoli figlio del detto Filippo , che era insieme suo Luogotenen- 
te in Modena, in Nonantola , e in Bazzano . (1) 

La morte del valoroso Azzo da Castello afflisse al sommo il 
partito del Marchese Niccolò , e accrebbe 1' ardire a quello del 
March. Azzo, il quale rotto ogni trattato di pace continuò più 
furiosamente di prima la guerra. E perchè gli parve, che poco 
fosse a sperare nel Modenese e nel Reggiano , anche perchè 
circa questo tempo medesimo Gherardo del fu Salvatico Bojardo 
co' suoi fratelli aderenti al Marchese Niccolò avea occupato il 
Castel di Fiorano vicino a Sassolo, partico da Castellarano, e 
accompagnato da Atto da Rodeglia , da Lanzalotto da Monte- 
cuccolo , e da altri suoi fautori tornossene nella Romagna . Ivi 
continuossi la guerra fino all' Aprile di quest' anno medesimo , 
ne è di quest'opera il rammentarne i diversi successi. Essa pe- 
rò ebbe più pronto fine di quello, che il Marchese Azzo si lu- 
singasse . Perciocché nel detto mese per opera di Astorgio Man- 
fredi assediato il Castello di Porto , in cui dopo una sconfitta il 
Marchese Azzo erasi ritirato , questi dovette arrendersi prigio- 
niero insieme con molti de' suoi seguaci, e fra essi Atto da 
Rodeglia e Lanzalotto da Montecuccolo (2). 

L' infelice esito della ribellione del March. Azzo , e la pri- 
gionia de' due suddetti suoi collegati , non fu bastante a ren- 
der più cauto Francesco da Sassolo. Nel Maggio dello stesso 
anno ei trasse nel suo partito molti di vii condizione in Mode- 
na , per mezzo de' quali voleva , che la Città si sollevasse con- 
tro il Marchese. Ma la congiura fu prontamente scoperta e dis- 
sipata, e la maggior parte de' congiurati si sottrassero colla fu- 

I 2 ga 



(i) Arch Se§ Ed. (2) Scr'pt. Rer. Ital. T. XVIil. col. 915. 916. 



68 MEMORIE STOR. MODENESI. 

ga al meritato castigo (1). Conobbe allora Francesco, che non 
gli era più possibile il sostenersi contro il Marchese Niccolò, e 
venne perciò con lui a trattato di pace. E convien dire, che 
fin dal Dicembre del 1395. esso fosse, quanto alla sostanza, ul- 
timato; perciocché nel Segreto Archivio Estense si ha a quel 
mese una lettera del Marchese Niccolò III. , con cui scrive al 
Capitano suo di Modena di avere assegnate le provvigioni di 
50. ducati al mese a Francesco da Sassolo , di 40. a Giordano 
da SaWgnano e a Lanzalotto da Montecuccolo , e di 20. a 
Giovanni da Gomola, che eran nel partito de' suoi nimici . Per 
terminar poi le controversie, che erano tra '1 Marchese Niccolò 
e Francesco da Sassolo , furono scelti a mediatori i Bolognesi 
Ab. E39& cc j alcuni altri ; e per mezzo di essi si composero nel 1396. le 
differenze , e si ordinò , che la Terra e il Castel di Fiorano , 
in cui continuavano a stare i Bojardi , si rendesse a Francesco. 
Rimaneva a decidere , a chi dovesse consegnarsi il Castel di 
Sassolo. Astorgio Manfredi scelto ad arbitro di quest'ultima dif- 
ferenza volle averne egli la custodia , finché avesse pronunciata 
la sua decisione , e vi pose a guardarlo in suo nome Guido da 
Modigliana suo fido domestico . Atto da Rodeglia , che era pri- 
gione in Faenza presso il medesimo Astorgio , credette , che 
fosse questa opportuna occasione per riavere la libertà , e la 
mala fede e lo spergiuro furono i mezzi, ch'egli scelse a con- 
seguirla. Disse ad Astorgio, che troppo spiacevagli di vedere i 
suoi fratelli insiem con Francesco da Sassolo perseverare nella 
ribellione contro il Marchese; e che, se gli permettesse di recar- 
si a Sassolo vicino a Castellarano , ei lusingavasi di indurli a 
deporre le armi , e a riconciliarsi col Marchese , a cui egli an- 
cora sarebbe sempre stato fedel servitore . Piacque il pensiero al 
Manfredi , e piacque anche al Consiglio del Marchese Niccolò , 
a cui egli comunicollo . Fu dunque inviato Atto a Sassolo , e 
dopo qualche tempo di colà scrisse ad Astorgio, che nulla avea 
finallora potuto ottener dai fratelli, ma che se gli fosse permes. 
so di passare a Castellarano, egli sperava di ottenere l'intento; 
e diede parola confermandola con giuramento, di tornare a Sas- 
solo , qualunque esito avesse 1' affare . Pareva , che Astorgio do- 
vesse cominciare ad aver diffidenza di un tal maneggio. E non- 
di- 



ti ) Ib. *ol. 917» 



CAPO VII. 6g 

dimeno ei non l'ebbe, e permise ad Atro ciò, ch'ei chiedeva. 
E questo era appunto ciò , che Atto bramava . Giunto a Ca- 
stellarano , levò la maschera, e cominciò nuovamente a far 
guerra al Marchese (\) . 

Il Sassolese animato dal felice successo del suo amico Atto 
imitollo ancora nella perfidia , e mentre pendeva la decisione , 
che dovea darsi da Astorgio intorno a Sassolo , messone occul- 
tamente trattato con alcuni di quella Terra , che con poca di- 
ligenza guardavasi , perchè non temevasi di sorpresa, a' 15. di 
Aprile del detto anno 1396. se ne fece padrone. Perciocché ar- 
restato improvvisamente da' congiurati il Podestà , che era allo- 
ra Gherardo da Soragna , e costretti i soldati , che presidiava- 
no il Castello, a ritirarsi entro la Rocca, sopravvenne poco 
appresso lo stesso Francesco accompagnato da Atto da Rode- 
glia , da Giordano da Savignano ribellatosi nuovamente , e da 
due nuovi suoi alleati Carlo da Fogliano e Guido da Correg- 
gio , che gli condusse in ajuto 400. cavalli , e costrinse pochi 
giorni appresso anche la Rocca ad arrendersi . Il Podestà Ghe- 
rardo dopo questo fatto venuto a Modena , e ivi arrestato , fu 
per la sua negligenza decapitato . Due altri alleati avea Fran- 
cesco in questa stessa. Città Albertino e Giovanni Boschetti , i 
quali nel mese di Maggio fecer sorprendere ed occupare la Tor- 
re di Navicello sopra il Panato ; ma spedite colà da Modena 
alcune truppe , essa fu in pochi giorni ricuperata , e i soldati , 
che vi erano stati posti a difenderla , furono appiccati . Più fe- 
lice fu T attentato , che nell' Ottobre £ece il Conte Giovanni di 
Barbiano , che continuava a guerreggiare contro il Marchese , 
per impadronirsi di Vignola , alla cui custodia era allora Iaco- 
pino Rangone . Perciocché tratti nel suo partito Isacco e Gen- 
tile de' Grassoni , che ivi eran potenti , e sedotti per mezzo lo- 
ro molti abitanti , accostossi occultamente alla Terra insieme 
con Francesco da Sassolo e con Atto da Rodeglia . I congiura- 
ti avvertitine , e concertata ogni cosa , misero il fuoco a una 
casa del borgo esteriore , e mentre il Podestà con parte delle 
sue truppe accorre ad estinguerlo , essi rotto da un' altra parte 
il muro del Castello , vi introdussero i nimici ; i quali sorpreso 
avendo Isoresio de' Roberti e Alamanno degli Obizzi Condot- 

tie- 



(0 Ib. col. 931. 



7 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

tieri delle truppe Estensi e la maggior parte de' lor soldati , si 
volsero ad assediare la Rocca, in cui alcuni altri pochi si eran 
racchiusi ; e , se crediamo alla Cronaca di Filippo Rodi scritta 
due secoli dopo , fu quella la prima occasione , in cui in que- 
ste Provincie si fece uso dell' artiglieria . Dovette essa ancora 
arrendersi fra pochi giorni , e il Conte di Barbiano , che pro- 
messa avea. a' difensori la sicurezza della vita e de' loro averi , 
appena furono usciti, feceli spogliar di ogni cosa (i) . 

La guerra, che l'anno seguente 1397. si accese tra il Du- 

An. i 397 . ca ^j Milano Giangaleazzo Visconti da una parte , e la lega 
formata insieme , e poi confermata con nuovo trattato nel Mar- 
zo del 1398. (2,) da' Bolognesi , da' Fiorentini , dal Marchese 
d' Este , e da' Gonzaghi , e da' Carraresi dall' altra , permise a* 
ribelli dello stesso Marchese di goder tranquillamente i frutti 
de' lor tradimenti . In quella guerra niuna parte ebbero queste 
Provincie , ed essa anche fu breve , perciocché nel Maggio dell* 
anno 1398. si conchiuse fralle due parti una tregua di dieci 
anni . Questa lega però fu dannosa al Marchese ; perciocché 
Francesco da Carrara Signor di Padova tanto aioperossi presso 
di lui, che dopo molta resistenza indusseio finalmente nel 1397. 
a cedere a' Bolognesi i Castelli di Nonantola e di Bazzano pel 
prezzo di dodici mila ducati , e Bazzano non tornò più in po- 
ter degli Estensi, e solo nel 141 1. potè il Marchese Niccolò 
riavere il dominio di Nonantola, intorno a che veggasi la Sto- 
ria di quella Badia , ove se n' è più lungamente parlato (3) . 

An. 1398. P rcsso il Ghirardacci si può vedere il transunto di questo trat- 
tato (4) , con cui più cose si determinano a sfuggir nuovi cen- 
trasti , e fralle altre si ordina, che il Canale e il Panaro co suoi 
restarli da una parte e dall' altra , e con certa parte del terreno 
siano di piena ragione del Marchese e del Comune di Modena. 
La tregua cambiossi poscia in pace , e abbiamo negli Atti di 
Petronio da Bologna Cancelliere del Marchese Niccolò , che 
conservansi nel segreto Archivio Estense , f atto , con cui il 
Marchese a' 7. di Aprile del 1399. nominò Antonio Lanfranchi 
Cavalier Pisano, e il Dott. Bartolommeo de' Prodomini Modenese 
a trattarla e a conchiuderla. Nel- 



(1) Ih. col. 930. &c & col.. 704. (3) T. [. p. \6a. ìà%. 

(2) Verci Stor. del'a Ma:c2 Triv. T. (4; T. II. p. 4*2. 
XVIf. Doc. p. 97. &c. 



CAPO VII. 71 

Nella tregua poc' anzi accennata non si fece menzion di 
Vignola occupata dal Conte Giovanni di Barbiano , forse perchè An. 1599, 
questi non fu in essa compreso. Di fatto ei proseguì ad ope- 
rar da nimico, e l'anno 1599. unita una compagnia di mille 
ducento cavalli , e conducendo seco un figlio e altri di sua fa- 
miglia, cioè i Conti Bandezzato , Lipaccio , e Manfredo, e con 
essi Consilice creduto suo figlio naturale , e un Bolognino da 
Bologna, entrò a mano armata nel territorio di Modena, e 
dopo averlo scorso saccheggiando e devastando ogni cosa , riti- 
rossi a Vignola . Sdegnato perciò il Consiglio del Marchese Nic- 
colò , e concertato 1' affare col Comun di Bologna , in cui avea 
allora grande autorità Carlo Zambeccari , chiamò in ajuto una 
delle consuete a que' tempi Compagnie volanti detta della Ro- 
sa , e unite ad essa altre truppe , spedille a' danni del Conte 
Giovanni . Giunte a' 20. di Marzo a Spillamberto , seppero , 
ch'egli avea poc'anzi passato il Panaro andando a Vignola. Se- 
guironlo adunque , e trovatolo nella ghiaja stessa del fiume , 
ove avea pernottato , il sorpresero all' improvviso per modo , 
eh' egli e tutti i suoi compagni furon fatti prigioni , e condotti 
a Bologna, ove tutti i poc'anzi nominati furono decapitati a'27. 
di Settembre, trattone il Conte Manfredo, che essendo toccato 
in sorte a Filippo da Pisa Condottier delie Truppe Estensi ( il 
quale , se è Io stesso , che prima era a" servigi del March. Az- 
zo , convien dire , che avesse cambiato partito) fu mandato pri- 
gione a Modena , e a cui tra non molto lo stesso Filippo rese 
la libertà a istanza di Otton da Mandello , come raccogliesi da 
un Atto di Petronio da Bologna de' 6. di Marzo del 1400. che 
conservasi net Segreto Archivio Estense. Quindi spedite da Fer- 
rara sul fin di Settembre nuove truppe a Vignola , esse assedia- 
rono quel Castello , e dopo quattro mesi se ne impadroniro- 
no (1) . 

In mezzo a questi movimenti d* armi e d' armati videsi 
in quest'anno 1399. rinnovato in gran parte quello spettacolo, 
di cui si è ragionato all' anno 1260., cioè numerose compa- 
gnie d' uomini e di donne aggirarsi processionalmente dall' una 
all' altra Città cantando inni divoti , ed eccitando gli uomini a 
compunzione e a penitenza , se non che in quest' anno i divoti 

pa- 
Ci) Script. Rer. Ital. T. XVIII. col. 955. &c. 



72 MEMORIE STOR. MODENESI. 

paghi della fatica del viaggio e degli esercizi di pietà non si 
flagellavano crudelmente, come nel secolo precedente erasi fatto, 
e solo a distinguersi odagli altri vestivan di bianco , onde ne 
vennero le Compagnie, che perciò furon dette de' Bianchi. An- 
che questo pio entusiasmo però non fu di lunga durata , e sco- 
pertisi in tali adunanze scandali ed imposture , furon presto 
soppresse . Modena fu anch' essa compresa da questo spirito di 
divozione , ed ceco la descrizione , che ce ne ha lasciata l' au- 
tor della Cronaca Italiana di Bologna (i) . Di Agosto il Vescovi 
di Modena con tutto il popolo , uomini e donne in numero di circi 
25000. persone , vennero vestiti di bianco nel Contado di Bologna, 
e si accamparono di sotto al Ponte di Reno di qua dal Borgo di Pa- 
nicale . Ivi furono fatti due altari , e ivi il Vescovo di Modena dis- 
se Messa, e vi fu predicato il miracolo di que vestimenti bianchi , e 
come per tutta Italia si fece questo , venendo dal Piemonte in qua . 
E la Signoria di Bologna fece grandi presenti di mangiare e bere a 
Messer il Vescovo e a molte altre notevoli persone . Poi se ne anda- 
rono in pace coir ajuto di Dio . A' dì 6. di Settembre tutto il po- 
polo di Bologna uomini e donne tutti vestiti di bianco per giorni no- 
ve andarono per la Citta cercando le Chiese ciascuno pel suo quartie- 
re , e fecesi la pace di grandissime nimistadi . Di questa nuova com- 
mozione de' popoli si fa memoria anche nel Codice altre volte 
citato di questo Monastero di S. Chiara , ove sotto lo stesso 
anno si legge : Fuit quasi per totum Societas Alba , intantum quod 
pater non expeElabat filium , nec filius patrem , similiter nec mater fi- 
li am > ér de converso. Et quasi per totum mundum multe paces & 
multa concordia sunt fatla . Et Dominus Episcopus Regii una cum ma- 
jori parte cìvìum civitatis prediale personaliter venit ad civitatem Mu- 
tine XXVII. die mensis Augusti , & multum alacrìter & babundanter 
fuit rteeptus ab omnibus Mutinensibus . E' verisimile, che a questo 
spirito di penitenza desse occasione uno spaventoso terremoto , 
che nel mese precedente sentissi , e di cui ci è rimasta memo- 
ria nel medesimo Codice : Anno Domini MCCC LXXXXIX. die do- 
minico post horam quintam noflis veniente ad dìem lune , scilicet vi- 
gesimam primam mensis Julii , fuit maximus terremotus , sicuti forte 
nmquam fuit , in civitate Mutine , in tantum quod multe domus & 
muha hedificia ceciderunt tam in civitate quam extra civitatem . Et 
duravit per maximum spatium . Et immediate post illuà maximum ve- 
nit aliut parvum , & modicum duravit . 

Po- 



CAPO VII. 73 

Poco mancò , che la pace non fosse presto turbata. Astor- 
gfo Manfredi Signor di Imola avea in sua custodia il March. 
Azzo d" Este fatto da lui prigione , come si è narrato poc' an- 
zi . Sotto questo pretesco non cessava mai Astorgio di importu- 
nare il March. Niccolò , chiedendo or una cosa or un' altra ; e 
il Marchese ne fu finalmente irritato per modo , che nel Giu- 
gno del detto anno 1399. fece arrestare Giangaleazzo figlio di 
Astorgio , mentre sul Po navigava in compagnia di Carlo Ma- 
latesta , e fecelo chiudere nella Rocca di Ferrara . E' facile a 
immaginare, di quale sdegno ardesse Astorgio a tal nuova. Ma 
la Repubblica Veneta essendosi interposta, si conchiuse un ami- 
chevole accordo in tal modo , che il March. Azzo e Gianga- 
leazzo fosser mandati sotto sicura scorta a Venezia , e che il 
Marchese dovesse essere rilegato in Candia, ove il Marchese 
Niccolò avrebbegli fatti contare ogni anno tre mila ducati d' oro, 
Giangaleazzo fosse rimesso in libertà (1) . E par veramente, 
che alla tranquillità dello Stato fosse necessario 1' allontanamen- 
to del Marchese Azzo; perciocché frequenti congiure si ordivano 
in favor di esso . Ne fu poi richiamato circa il 1405. , e morì 
tranquillamente in Este circa il 141 5. Egh ebbe in moglie Ric- 
carda figlia di Gueccilone da Camino , che recogli in dote due 
mila duccnto ducati d' oro , e ne lasciò due figli il Marchese 
Taddeo , che fu Condottier d' armi al servigio della Repubblica 
Veneta, e Francesco pupillo, che dovette morire in età imma- 
tura (2) . 

Ciò non ostante altre congiure si ordirono anche dopo la An. 1400. 
relegazione del Marchese Azzo . Una traile altre ne fu trama- 
ta al principio dell' anno 1400. , e ne fu effetto la rigorosa 
giustizia allor fatta. A' 22. di Gennajo furono arrestati nel Ca- 
stel di Ferrara Alberto figlio del fu Gabrino Roberti con un 
altro Alberto e Lodovico suoi fratelli, e fratelli pur di Giovan- 
na già moglie del Marchese Alberto , e Margarita lor ma- 
dre e Marco Pio Signor di Carpi . Il primo Alberto insiem 
colla madre furono decapitati a' 6. di Marzo . Gli altri suoi 
fratelli furono esiliati , e tutti i lor beni furono confiscati . Mar- 
co Pio rimase in carcere fino al Febbraio del 1402., quando es- 

Tom. HI. K sen- 



Ci) Ib. col. 959. T. XIX. Doc. p. 157. Murar. Aat. 

(2; V'eroi Stor. della Marca Trivig. Eft. T. IL p. 184. 



74 MEMORIE STOR. MODENESI. 

sendo stato fatto prigione in battaglia Alberto Pio di lui fratel- 
lo, che nell' esercito di Alberico Conte di Barbiano combatteva 
contro Giovanni Bentivoglio Signor di Bologna , il March. Nic- 
colò , acciocché Carpi non restasse senza governo, colà riman- 
dollo , e Alberto Pio ancora poco appresso fu liberato . Anche 
il Vescovo di Ferrara Niccolò Roberti fratello de' sopradetti fu 
rimosso per sentenza del Papa dai suo Vescovado, e gli fu so- 
stituito Pietro Bojardi già Vescovo di Modena, (i) Di sì severa 
esecuzione gli Annali Estensi non ci dicono il motivo; ma alcu- 
ne Cronache inedite espressamente ci dicono , che i' indicata 
congiura ne fu 1' origine . 

Era già il Marchese Niccolò giunto all' età di diciasette an- 
An. 1401. ni > e cominciava già a reggere per se stesso il suo Stato . Nel 
1401. recossi con numerosa e nobile comitiva , passando per 
Modena , a visitare il Duca Giangaleazzo Visconti bramando di 
averlo amico ed alleato . Questa visita destò grave timore nel- 
la Repubblica Veneta e in Francesco Carrara Signor di Padova, 
i quali non avrebbon voluto , che il Marchese si unisse con quel 
potente Sovrano , e gliene fecero le lor doglianze . Ma ei sep- 
pe calmarli , lusingandoli , che nulla avessero da lui a temere 
(2). Di fatto ei non fece allora alcun movimento,, e benché 
Marco Pio Signor di Carpi tornato, come si è detto poc anzi, 

A al suo dominio continuasse ad esser nemico de* Bentivogli , e 

Am 1402. ., ., . . -i» 1 it 1 

perciò il suo territorio venisse l anno 1401. dalle lor truppe 

infestato (3), il Marchese però si stette tranquillo osservatore di 
questa guerra , e niuna parte pur ebbe nella rivoluzione , per 
cui Y ultimo di Giugno dello stesso anno, ucciso crudelmente Gio- 
vanni Bentivoglio Signor di Bologna , questa Città soggettossi al 
Duca Giangaleazzo Visconti . Ma quando , morto nel seguente 
Decembre il Duca , il Papa determinossi di muover guerra al 
figlio e successore di esso Giammaria Visconti , e togliergli dal- 
le mani Bologna , il Marchese Niccolò si strinse col Papa in 
lega, e accettò a 7. di Maggio del 1403. la dignità di Capita- 
An„ rio?, no Generale dell* esercito della Chiesa (4). Lo stromento per- 
ciò fatto di alleanza tra '1 Cardinale e il Marchese conservasi 
nel Segreto Archivio Estense , e in esso il Cardinale promette 

di 



fr) Scrip.R. Ir. T.XVIIf. col. 9Ó0 ec. 968. 971. (2) Ibid. col. 9*4. 

<3J Ib. col. 368. (4; Ib. col. 976. 



C A P O VII. 75 

di adoperarsi con ogni potere , perchè il Papa a lui e a' suoi 
successori a titolo di Vicariato dia 1* investitura del Castello di 
Crespellano , e di ajutarlo a far la conquista di Reggio e di 
Parma, e ivi pur si conserva il precedente stromento de' 13. 
di Marzo , in cui il Marchese nomina Antonio da Montecatino 
suo Procuratore a conchiudere questa lega, e insieme a condur- 
re a' suoi stipendi il Conte Alberico da Barbiano , la cui fami* 
glia pochi anni addietro era stata sua dichiarata nimica ; ed e- 
gli di far.to , come raccogliesi dalla Storia del Pigna (1) , insie- 
me col C. Manfredo suo nipote 1' anno 1404. unissi col Mar- ^ u< ,^ e4e 
chese . Breve fu questa guerra , e a' 25. d' Agosto dell* anno 
stesso si conchiuse la pace , per cui il Papa ricuperò , com* ei 
bramava, Bologna. Ne' pochi mesi, in cui il Marchese Niccolò 
sostenne la carica affidatagli , non ebber queste Provincie parte 
alcuna ne' militari avvenimenti . E solo di questa occasione sì 
prevalse il Marchese , per fare alcune scorrerie ostili , e dare il 
guasto a' distretti di Sassolo e di Savignano , perchè Francesco 
da Sassolo e Giordano da Savignano continuavano ad essere a 
lui ribelli (2) . 

Frattanto il vasto domìnio di una gran parte d' Italia la- 
sciato da Giangaleazzo Visconti in retaggio a' due suoi figli 
Giammaria e Filippo Maria tutto era agitato e sconvolto. Mol- 
te Città eransi lor ribellate , ed altre si eran rimesse in liber- 
tà , altre ad altri padroni si erano soggettate. Parve questa op- 
portuna occasione a tentare, come tante altre volte erasi fatto 
inutilmente, il riacquisto di Reggio. A tal fine nell'Aprile del 
1404. mentre il Marchese Niccolò era andato a soccorrere il 
suo suocero Francesco da Carrara nella guerra da lui mossa a* 
Visconti , Uguccione de' Contrari da lui lasciato con piena au- 
torità al governo del suo Stato trattò segretamente 1* affare con Nic- 
colò Roberti da Tripoli e con Gherardo Bojardo, che erano ne* 
lor Castelli di S. Martino e di Rub/era, e per loro mezzo si as- 
sicurò , che i Reggiani per la maggior parte desideravano viva- 
mente di rimmettersi sotto V Estense dominio. Raccolto allora 
quel maggior numero di truppe , che potè trovare in Ferrara , 
ne mosse Uguccione a' 20. d' Aprile , e venuto a Modena 
ingrossò 1' esercito di fanti e di cavalli , e a lui si aggiunsero 

K 2 Ja- 



(«) P- 378. (2) Script. Rer. Ital. T. XVilI. col. 979. 



76 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Tacopino Rangone , e Alberto da Savignano , di cui non sap- 
piamo qual fosse la parentela col ribelle Giordano . A' 24. par- 
tì da Modena , e accostandosi a Reggio, incontrò il Roberti e il 
Bojardo , che altre truppe condusser seco , e poscia ancora a 
lui si unirono Carlo e Jacopo da Fogliano , Gherardo e Galeaz- 
zo o Galasso da Correggio, e alcuni della famiglia da Canossa. 
Così formossi un corpo di 900. cavalli e di due mila fanti , e co. 
rninciò a stringersi la Città . Il numeroso partito , che ivi era 
favorevole agli Estensi, ne aprì al 1. di Maggio le porte ad 
Uguccione, che vi fu ricevuto con sommo applauso . Rescava il 
Castello, in cui era chiuso il presidio del Duca di Milano. Gli 
fu intimata la resa , ma il Capitano rispose con travagliar con 
bombarde e con balestre le truppe degli assediami. Convenne adun- 
que cingerlo d'ogni intorno, e cominciare l'assedio, e a promuo- 
verlo con maggior calore sopraggiunse pochi giorni appresso lo 
stesso Marchese . E già apparecchiavasi un generale assalto alle 
mura. Lo Scrittor degli Annali aggiugne poscia, senza indicar, 
qual motivo consigliasse sì improvvisa risoluzione, che levate le 
tende il Marchese con Ugucccione e con tutto l'esercito fece ri- 
torno a Ferrara con gran dispiacer de' Reggiani, che vedevansi 
in tal modo abbandonati allo sdegno del Duca di Milano , da 
cui potevan temere di esser severamente puniti per 1' attaccamento 
da essi mostrato all'Estense. Il Pigna arreca la ragion di tal fat- 
to, cioè che Otto Terzi Capitano al soldo del Duca di Milano rac- 
colte copiose truppe venne al soccorso di Reggio , e che il Mar- 
chese Niccolò, temendo di essere preso in mezzo da' ni mici, giu- 
dicò prudente consiglio il ritirarsi (1) , e che allora il Terzi 
entrato in Reggio se ne fece Signore , ribellandosi per tal mo- 
do contro il Duca , il che pur fece riguardo a Parma . Questo 
è il modo , con cui gli Storici comunemente ci dipingono la ma- 
niera , con cui il Terzi ottenne la Signoria di Parma e di Reg- 
gio. Ma, a dir vero, benché dapprima paresse, che il Terzi to- 
gliesse come ribelle quelle Città al legittimo loro Sovrano , 
poco appresso però ei ne ottenne a giusto titolo la Signoria . 
Ce ne fan fede due pregevoli documenti accennati ancora dall'An- 
geli , che si conservano nell' Archivio di quella illustre famiglia 
estinta pochi anni sono col passarne i beni alla famiglia del 

(0 p. ni- 



CAPO VIL 77 

Sig. March. Bonifacio Rangone di Modena , e alla Marazzani 
di Piacenza, nelle quali entrarono le due uniche figlie del Con- 
te Francesco Terzi di Sissa . Questi due documenti , i quali mi 
sono stati gentilmente comunicati dall'altre volte lodato Sig. March. 
Gherardo Rangone figlio del Match. Bonifazio, appartengono amen- 
due all' anno 1406. E nel primo , che è de' 4. di Ottobre , il 
Duca di Milano Giammaria Visconti conoscendosi debitore a 
Otto di Niccolò de' Terzi Conte di Tizzana di settantotto mila 
fiorini d' oro a ragione di trentadue soldi Imperiali per ciascun 
fiorino per cagione di stipendi ad esso dovuti, e non potendo 
allora soddisfare a sì grave debito , gli cede a titol di pegno la 
Città e il territorio di Parma , la Terra di Borgo S. Donnino , 
il Castel di Montecchio , e le Ville de' Bareni , di Gaida , e di 
S. Eulalia , ora detta di S. Ilario , e la Terra di Fiorenzuola 
nel Piacentino , con tutte le rendite e i diritti ad essa connes- 
si , colla giurisdizione del mero e misto impero, e con tutta in 
somma 1' autorità di Sovrano , e ciò finattantochè il Duca sia in 
istato di soddisfare al debito con lui contratto , il che probabil- 
mente non dovette accader così presto. Nel secondo, che è del 
giorno medesimo , il Duca stesso erige la Città di Reggio in 
Contea a favore del Terzi aggiuntovi Bresceilo , Castelnuovo , 
Cavriago*ed altre Terre e Ville, pe' fedeli servigi da lui pre- 
statigli, e gliene concede le rendite non men che il dominio. 

Non avea questi avuta mai occasione di controversie col 
Marchese Niccolò , e perciò i Modenesi , nulla temendo da 
questo ruovo vicino, vivevano senza guardia e senza sospetti. 
Quando all' improvviso nel mese di Ottobre dello stesso anno 
1404. il Terzi entrato a mano armata nel territorio di Mode- 
na , lo scorse con tal furore , e sì copiosa preda ne trasportò , 
che il danno si credette che giugnesse a cento mila ducati (1). 
Erasi allora il Marchese impegnato in difendere il suo suocero 
Carrarese, a cui i Veneziani aveano mossa la guerra a lui troppo 
fatale , perciocché essa ebbe fine due anni appresso colla rovi- 
na di quell' illustre famiglia. Quindi il March. Niccolò troppo 
impegnato a sostenersi contro de* Veneziani contro di lui tanto 
innaspriti , che pensato aveano a richiamare da Candia il March, 

Az- 



1 1 » i 1 »■ 



CO Script. Rer. Ital. T. XVIII. col. 1004. ec. 



78 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Azzo, per rivolgergli contro ancor questo nimico (i) , non potè 
allor vendicarsi dell' ingiuria, che dal Terzi avea ricevuta. Nel 

An. 1405. Marzo dell' anno seguente 1405. tra la Repubblica e il Marche- 
se fu conchiusa la pace. Egli però ciò non ostante nello stesso 
anno 1405. fece un trattato di tregua , anzi di alleanza col 
Terzi , ed essa gli fu opportuna , perchè la nuova ribellione di 

An. 1406. obi ZZ o da Montegarullo lo costrinse nel 1406. a rivolger le ar- 
mi contro di lui , e a conquistare i Castelli , che nel Frignano 
egli avea occcupati , come si dirà più a lungo nel trattare del- 
le rivoluzioni di quella Provincia . In questa occasione videsi il 
Marchese costretto a combattere contro un nimico , da cui 
anzi dovea aspettarsi ajuto e sostegno . A' 2,7. di Maggio del 
1404. nel breve tempo , in cui il Marchese si vide Signor di 
Reggio, avea egli con solenne stromtnto conchiusa alleanza con 
Carlo da Fogliano e con Jacopo e Beltrando o Beltramo di lui 
fratelli. Avea egli loro promesso di mantenerli nell' assoluto do- 
minio di tutti i Castelli , che possedevano , o su quali avean diritto, 
e di ajutarli a ricuperar quelli , de' quali fossero stati spogliati , 
di comprenderli in qualunque tregua da lui si facesse , di pa- 
gare a Carlo ogni mese la provvigion di ducento venti ducati d' 
oro , cominciando dal primo di Maggio , in cui avea ricuperato 
il dominio di Reggio, di impiegar le sue armi per impadronirsi 
de' Castelli e delle Terre occupate da Giberto e da Pietro Angli- 
co fratelli da Fogliano , e da Azzo e da Raimondo fratelli da 
Rodeglia, e di consegnarli e mantenerli a Carlo e a' suoi fratel- 
li ; di dare a medesimi , nel caso , che il Marchese acquistasse 
il Castello di Sassolo , tutto 1' Isolare della Secchia ne' distretti 
di Castellarano , di Dinazzano , e di Salvaterra, sicché niun Sasso- 
lese potesse o pascolarvi o tagliar legna senza il loro consenso; di 
conceder loro 1* assoluto dominio di tutti i Castelli , che in av- 
venire acquistassero; di proccurar con effetto, che un de' figlj 
di Guido da Fogliano e nipote di Carlo fosse fatto Vescovo di Reg- 
gio , e di rilasciare ad Andreolo dalla Palude , forse parente di Car- 
lo, le Ville di Gazzolo , diGottano, di Vetto, di Colla, e di Ri- 
gnola con licenza di innalzarvi due Fortezze, ove a lui piacesse. 
E per sua parte avea promesso Carlo di esser perpetuamente col- 
legato collo stesso Marchese , e di aver quegli amici e que' ni- 
ni i- 



(1) Ib. col. 1012, 



CAPO VII. 79 

mici, che egli avesse (i). Nel Novembre doli' anno i^uó. ri n 
novossi 1* accennato trattato di alleanza col Marchese (2) , e 
tanto ridossi questi alla buona fede di Carlo , che nel Gennajo 
del 1407. volendo comporre le controversie , che avea col Ter- 
zi , scelse ad arbitri di esse il Cardinal Cossa e lo stesso Carlo 
(3), e a confermar la lega fatta, come si disse, nel 1405. E par 
veramente, che il Marchese desiderasse di vivere in buona pace , 
col Terzi e col Fogliani , perciocché T anno 1406. essendo al 
Terzi , che in quest' anno è chiamato Conte di Reggio , nato 
un figlio legittimo, il Marchese a 9. di Dicembre del detto an- 
no destinò Niccolò degli Obizzi Lucchese e Bartolommeo da 
Fontana Piacentino a tenerlo al Sacro fonte in suo nome , e 
poscia a' 23. di Gennajo deli* anno seguente 1407. essendo nate An * r 4°7« 
controversie tra i suddetti fratelli Fogliani da una parte, e Fre- 
gnano e Niccolò fratelli da Sesso per f altra a cagione del Ca- 
stello delle Carpinete soggetto a primi , e di Castelredaldo sog- 
getto a' secondi, il March. Niccolò, per riguardo a primi, che 
4ìa lui diconsi suoi raccomandati e seguaci , nominò alcuni agli 
11. di Giugno, che amichevolmente le componessero, del che 
conservansi gli Atti tra quelli di Petronio da Bologna e di 
Antonio Montano nel Segreto Archivio Estense . Ma Carlo po- 
scia dimentico de* trattati e della giurata fede, e sedotto proba- 
bilmente dal Terzi , a cui avea data in moglie una sua figlia, se- 
condo le Memorie dell' Archivio Fogliani , con lui unissi , e con 
lui ruppe la fede data all' Estense. 11 Terzi ripigliò nuovamente 
le armi nello stesso anno 1407. e tornò a molestare il territo- 
rio di Modena, e nel mese d' Agosto condusse più di due mila 
cavalli ad accamparsi parte alla Mirandola , parte a S. Felice ; 
e ivi trattenendosi più di un mese , andò continuamente or su 
una parte or su un' altra di que' distretti , e di tutta la Mode- 
nese pianura, raccogliendo ricchissima preda, e dando alle fiam- 
me ciò y che non poteva predare (4) . Rinnovossi la medesima 
scena nell'Aprile del 1408. e gran parte del territorio di Mo- * 4 

dena fu nuovamente dalle sue truppe devastata e incendiata. 
Non furon però in ogni parte felici queste scorrerie, perciocché 
le truppe, che erano entrate nel distretto di Spillamberto e di 

Vi- 



ci) Taccoli Mem. T. T If. p. 397 ec. (2) Arch. Se§r. E(t. 
(3) Ivi. ( + j Script. Rer. Ital. T. XVI11. col. 1042. 



So MEMORIE STOR. MODENESI 

Vignala, al ritornar che facevano cariche di rapine, assaltate 
dagli abitanti luron costrette ad abbandonare la loro preda (1). 
Tante e sì replicate ingiurie ricevute dal Terzi , con cui il 
Marchese non solo non avea guerra, ina aveva anzi in addietro 
contratta lega, non potevansi più dissimulare. Avea egli più volte 
tentato di farlo desistere da sì violente scorrerie , ed avea an- 
cora interposto a tal fine il dominio Venero . Ma tutto inutil- 
mente. Otto eccitato singolarmente da Carlo da Fogliano ricu- 
sò di udire i consigli di pace ; e appena partiti gli Ambasciado- 
ri dalla Repubblica a lui spediti , affin di riconciliarlo col Mar- 
chese Niccolò, egli nello stesso anno 1408. e nello stesso me- 
se di Aprile gittossi all' usato suo modo sui distretti di Rubie- 
ra e di Marzagiia , avanzandosi fino alle porte di Modena. Di 
là si rivolse sul territorio de' Signori della Mirandola e di Cor- 
reggio aderenti essi ancora al Marchese , e sulle terre di Gio- 
vanni Manfredi , che pur gli era aderente . Non potè però que- 
sta volta raccoglierne 1' usata copiosa preda. Perciocché i Con- 
tadini fatti dalla sperienza più cauti eransi co' loro beni ritirati 
entro a Castelli , ove non temevano le nemiche scorrerie . A 
render più forte il suo partito egli indusse ancora Fiancesco Si- 
gnor di Sassolo a dichiararsi in suo favore; e per assicurarsene 
la fedeltà , gli mandò alcune sue truppe , che servissero insieme 
a difenderlo e ad osservarlo (1) . 

Il Marchese Niccolò, per abbattere un sì importuno nimico, 
prese al su© soldo il celebre Sforza da Cotignola , che era sta- 
to poc anzi Capitan generale de' Fiorentini, il quale colla sua 
Compagnia di 250. Lande accostossi a Modena. Il Tei zi avu- 
tone avviso, e raccolti due mila cinquecento cavalli e quattro- 
cento fanti, venne da Parma a Reggio, e di là a Sassolo; e 
inviò verso il Bolognese alcune spie , che lo avvertissero , allor 
quando Sforza fosse entrato nel territorio di Modena , percioc- 
ché allora 1' avrebbe assalito con tutte le sue forze con sicura 
speranza di opprimerlo. Troppo accorto era Sforza per non pre- 
vedere tal colpo . Egli perciò deviando dalla strada battuta , per 
men conosciute vie giunse a Modena, e vi entrò, e raccolse to- 
sto un numeroso corpo di truppe. Arse di sdegno Otto , quan- 
do si conobbe deludo; e tosto col suo esercito venne verso Mo- 
de- 



CO Ib. c °l- 1048. (2J lb. col. 1053. ec. 



CAPO VII. Si 

dena per combatter con lui. Sforza gli uscì incontro ; ma veg- 
gendo, che Otto avea maggior numero di combattenti, non 
volle arrischiar la battaglia in campo aperto. Ritirossi perciò 
verso la Porta di Bazzovara, onde era uscito, e ivi disposte in 
ordine opportuno le soldatesche accettò la battaglia . Durò essa 
due ore , e Orto , dopo aver perduti molti de' suoi tra gli uc- 
cisi , i prigioni, e i feriti, fu costretto a ripiegarsi verso Reg- 
gio , senza che un sol uomo morisse dalla parte di Sforza, in 
cui furono solo alcuni pochissimi feriti o prigioni (i). 

Nuovo accrescimento di forze ebbe il partito del Marchese 
Niccolò nel Maggio dello stesso anno 1408. colla lega da lui 
formata contro del Terzi col Duca di Milano pentito della so- 
verchia potenza , a cui avealo sollevato , con Pandolfo Malate- 
sta Signor di Brescia, e con Cabrino Fondolo Signor di Cre- 
mona, nella qual lega fra gli altri articoli fu stabilito, che se 
alcuna delle Città occupate dal Terzi volesse scuoterne il giogo, 
e soggettarsi ad uno de' collegati, ei potesse prenderne e rite- 
nerne il dominio . Quindi nel mese di Giugno , sperando , che 
la sua presenza potesse giovar non poco al felice successo delle 
sue armi , il Marchese insieme col suo fido Uguccion de' Conte 
trari partito da Ferrara con seicento cavalli venne al Bondeno 9 
e quindi pel territorio Bolognese giunse a Navicello, ove Sfor- 
za andò ad incontrarlo. Con lui entrò in Modena a 27. del 
detto mese accompagnato da molti Nobili , e tra essi dal Con- 
Lodovico da S. Bonifacio , dal Conte di Barbiano , da Nanne 
Strozzi, da Gherardo e da Feltrino Bojardi, e da Bonifacio di 
Folco Ariosto . E ben conobbesi presto , quanto fosse vantag- 
giosa la presenza del Marchese . Francesco da Sassolo , temen- 
do per se medesimo, cacciò le truppe del Terzi, e si riconciliò 
col Marchese. Ne seguiron tosto 1' esempio Atto da Rodeglia, 
che per tanti anni gli era stato ribelle , e Guido e Paolo e Tom- 
maso e Cesare da Fogliano , e alcuni della famiglia da Sesso , 
e poscia Guido e Niccolò fratelli da Canossa , e Io stesso Obiz- 
zo da Montegarullo ne implorò la clemenza , e ne ottenne il 
perdono . Finalmente anche tra' Parmigiani i Rossi , cioè Ja- 
copo Vescovo di Luni e Pietro di lui fratello, e Rolando Pal- 

Tom. III. L la- 



(1) Ib. col. 1054. 



ti MEMORIE STOR. MODENESI. 

lavicino unironsi essi pure col Marchese Niccolò a danni del 
Terzi (i). 

Lieto di sì felici progressi il Marchese pose il suo campo a 
Rubiera presso i Bojardi , famiglia di fedeltà sperimentata ed 
antica verso gli Estensi , parendogli quel Castello opportuno per 
esser pronto e a molestare il territorio Reggiano del Terzi, e 
a difendere il Modenese. Di là facevansi frequenti scorrerie or 
dallo stesso Marchese, or dal Contrari, or dallo Sforza nel di- 
stretto di Reggio; e giungevan talvolta fino alle mura della Cit- 
tà , e a' Castelli occupati da lui e da Carlo da Fogliano, che 
era presso che il solo tra' Nobili Reggiani, che gli fosse allea- 
to. Il Terzi appena mai ardiva di lasciarsi vedere colle sue trup- 
pe , ma sfavasene per lo più chiuso o in Parma o in Reggio . 
Circondato da ogni parte da molti nimici ben conosceva di 
non aver forza a resistere apertamente, e vedeva ancor molti de* 
suoi abbandonare le sue bandiere, e passare a quelle del Mar- 
chese. Lo sdegno e il furore, da cui era perciò compreso, ren- 
devalo sempre più feroce e crudele, e nel solo mese d" Agosto 
fino a 65. suoi sudditi ei fece decapitare per sospetto di ribel- 
lione macchinata , la qual condotta non era certo opportuna a 
conciliargli 1' amor degli altri , e ad animarli a difenderlo (z) . 

Qualche picciol vantaggio eì riportò nondimeno nello stes- 
so mese d'Agosto. Era il Marchese insieme con Uguccion de* 
Contrari tornato a Ferrara , lasciando in Rubiera Sforza da Co- 
tignola . Guido da Fogliano mandò a chiedergli qualche rinfor- 
zo pel suo Castello di Gesso , in cui trattenevasi , perciocché gli 
Scandianesi sudditi di Carlo da Fogliano, e le truppe da lui po- 
ste presso di loro, venivano spesso a infestare e a predare il suo 
distretto. Egli mandò tosto colà un suo Caporale detto Furiano 
con seicento cavalli , e questo soccorso entrò felicemente in Ges- 
so . Ma gli Scandianesi avvertitine o per tradimento di alcuni 
di que' di Gesso, o in altro modo, spedirono a darne avviso a 
Guido Torelli, che governava Reggio in nome del Terzi. Egli 
raccolti trecento cavalli venne occultamente a Scandiano , e 
quindi ordinò agli Scandianesi , che uscissero nel solito picciol 
numero di 60. cavalli a danneggiare il distretto di Gesso . Fur- 
iano 



Ci) Ib. col. to<{6. ec io 1 ;*?- Antich. Eft. T. II, p. 174. ec. 
(2} Scr. Rer. Ital. T. XV [II. col. 1057. ec 



CAPO VII. 8; 

lano appena vedutili , fu loro addosso con circa cento uomini , 
e uccisine alcuni pochi , tutti gli altri fece prigioni , e lieto 
della sua vittoria conducevali a Gesso . Quando il Torelli sbu- 
cato co' suoi 300. cavalli dall' agguato, in cui si era nasco- 
sto, l'assaltò e circondollo per modo, che, benché Furiano 
si difendesse con gran coraggio , fu nondimeno al fine con 
quasi tutto il suo corpo fatto prigione (1) . 

Circa il tempo medesimo Francesco da Sassolo e Atto da 
RoJeglia riunitisi col Marchese Niccolò , come si è detto , aven- 
do saputo, che la Terra e la Rocca di Gomola nel Frignano 
crasi a lui ribellata, recaronsi ad assediarla, e già stava per ca- 
dere nelle lor mani . Quando Alberto Pio alleato del Terzi eb- 
be il modo d' introdurvi a' 25. d'Agosto un poderoso soccorso; 
e costrinse perciò gli assediami a ritirarsi . Essi se ne vendica- 
rono nel mese seguente ; perciocché unite le loro truppe con 
quelle de' Correggeschi , de' Pichi , e di altri aderenti al Mar- 
chese , e avendo saputo , che un gran numero di bestie serba- 
vasi in un luogo di Carlo da Fogliano detto Valdasto ( il Pigna 
dice Valestra ) assalitolo improvvisamente , e non trovandovi re- 
sistenza , circa dodici mila capi di bestie con tutti i loro pasto- 
ri e guardiani condusser prigioni , e nel medesimo giorno una 
somigliante preda raccolse lo Sforza dal territorio di Parma . 

Continuava il Terzi frattanto a starsene ne' luoghi forti del 
Parmigiano , e avea posto il suo campo tra Castelnuovo e Gua- 
stalla , ove raccolta avea gran copia di bestiami. Lo Sforza de- 
terminossi di andare ad assalirlo , e di impadronirsi di sì ricco 
bottino , e adunò a tal fine quante più truppe gli fu possibile , 
colle quali vennero ancora Jaches Pico Signore della Mirandola 
e Giberto da Correggio, Per ottenere più sicuramente 1' inten- 
to , finse di voler attaccare la montagna Reggiana , verso cui 
mandò alcune soldatesche , affinché il Terzi accorresse a difen- 
derla, e abbandonasse il suo campo. Così accadde , e Sforza po- 
tè facilmente raccogliere la copiosa preda , a cui aspirava . Ri- 
condussela egli pel territorio di Reggio fino a un luogo detto 
la Bastia del Cantone ,- la quale da lui fu espugnata , ed ivi ac- 
campato r esercito alla custodia del bottino , ne affidò la con- 

L 2 dot- 



(1) Ib. col. 1058. ec. 



84 MEMORIE STOR. MODENESI. 

dotta a Jachcs e a Giberto . Il Terzi frattanto avvisatone volò 
dietro a nimici , e raggiuntili pose in fuga i due Condottieri Ji 
quella parte di truppe , che guardava la preda . Sforza accorse 
tosto con tutti i suoi in ajuto , e si die principio a una san- 
guinosa e ostinata battaglia . Molti da ambe le parti furono gli 
uccisi e i prigioni, e di questi singolarmente ne fece non pic- 
ciol numero il Terzi. Egli però vide, che il combattimento co- 
minciava ad essergli svantaggioso , e perciò ritirossi co' suoi a 
Reggio. Sforza volle passare a Reggiolo luogo de' Gonzaghi , 
e che perciò dovea credersi amico. Premise colà alcuni per ap- 
parecchiarvi gli alloggi, ma essi furono ignominiosamente cac- 
ciati , e i primi dell' esercito di Sforza , che si accostaro- 
no , furono con bombarde respinti . Sforza allora lasciati in 
quella vicinanza ducento cavalli alla guardia del bottino , pas- 
sò col rimanente delle sue truppe a Novi , e indi a Modena . 
Ma i Reggiolesi frattanto con perfido tradimento chiamati mol- 
ti da Reggio e da' luoghi, da' quali erasi raccolta la preda, e 
tagliati segretamente i ponti, e rotte le strade, per cui i caval- 
li di Sforza dovean passare, fecero in modo , che tutta quella 
preda rimase in Ior mano , e più di cento cavalli ancor si per- 
derono (i). 

Questo fatto accadde nel Novembre dd 1408., e fi verno 
sopraggiunto sospese per qualche tempo il furor della guerra . 
Frattanto il Marchese pensava a trarre nel suo partito le più 
àa. 3409. potenti famiglie Reggiane; e a' 12. di Marzo del 1409. otten- 
ne, che Niccolò, Alberto, Lodovico, Giovanni e Filippo fra- 
telli e figli del fu Filippo de* Roberti da Tripoli si dichiarasse- 
ro suoi aderenti e raccomandati; ed egli promise loro, che, quan- 
do divenuto fosse padrone di Reggio , avrebbe loro donata la 
Villa di Budrio , e conceduta la facoltà di innalzarvi un Forte. 
e avrebbe anche loro conceduta la pertinenza della Corte del 
Vescovo ossia della Cella , trattone però il Forte , eh* egli si 
riserbava (2). Un altro trattato strinse al tempo medesimo co* 
Nobili di Canossa , cioè con Alberto e con Guido , di cui però 
abbiam solo un cenno nell' altre volte citato Inventario. Quin- 
di ti ritornare della più dolce stagione il Marchese Niccolò, do- 
po aver mandato innanzi Sforza , venne egli stesso a' 24. di 

Mar- 



Ci) lo. coi, 1060. ec. (2) Arch. Segr. Eli 



CAPO VII. S S 

Marzo del 1409. , e colle sue truppe sì volse contro Din azza- 
no, che era il più forte Castello, che avesse Carlo da Foglia- 
no. Il Borgo e la Terra vennero presto in suo potere, ed egli 
ne permise il sacco alla sua gente, che vi trovò gran copia di 
viveri, e molti abitanti ancora vi furono fatti prigioni, e fra 
essi il Podestà della Terra, e quindi e la Terra e il Borgo fu- 
rori dati alle fiamme. Ma la Rocca sì tenne forte, né fu pos- 
sibile espugnarla. Il Fogliano, che allora era in Firenzuola in- 
sieme col Terzi , ragguagliato del fatto accorse con alcune trup- 
pe a Reggio per soccorrere Dinazzano, ma udito, che tutto era 
stato incendiato fuor della Rocca, non andò più oltre. Sforza 
intanto andava infestando il territorio di Reggio, e avrebbe vo- 
luto , che Guido Torelli Capitano ivi delle truppe del Terzi ne 
uscisse per affrontarsi con lui. Ma egli conoscendo di non aver 
forza bastevole, stava sempre racchiuso traile mura di Reggio. 
Finalmente il Terzi raccolto un esercito di circa 1800. cavalli 
e 2000. fanti , e partito da Reggio a' 2. di Maggio, e passata 
la Secchia tra Sassolo e Magreda , entrò nel distretto di Formi- 
gine, meditando di tentar qualche colpo. Sforza avvertitone, e 
adunate quante più truppe potè , fecele accampare al prato di 
Lentesone fuor della Porta di Bazzovara, acciocché fosser pron- 
te ad accorrere , ove ii bisogno iì chiedesse . Fecele poscia avan- 
zare verso Magreda, sapendo, che ivi era il nimico; ma avver- 
tito , che le truppe del Terzi erano di troppo superiori di nu- 
mero alle sue, cambiato disegno, per altra via tornossene a Mo- 
dena. Frattanto Alberto Boschetti con alcuni altri Modenesi, e 
molti Nobili Reggiani e Parmigiani, che per isfuggire la tiran- 
nia del Terzi eran venuti a Modena, informati della marcia 
dell' esercito verso Magreda, usciron dalla Città per andare in 
soccorso dJ Marchese Niccolò, il quale pure erasi personalmen- 
te recato a quella impresa . Essi non veggendo né V esercito né 
il Marchese , credettero , che fosser già a Magreda , e affretta- 
vano colà il cammino. Di che avvertito il Terzi , andò loro in- 
contro, e atteso il picciolo lor numero, circondolli per modo, 
che quasi tutti gli ebbe prigioni, e fra essi lo stesso Alberto 
Boschetti (1). 

Lieto il Terzi per questo inaspettato vantaggio apparecchia- 

va- 



(0 Script. Rer. (tal. T. XVill, col, loda, te, 



«6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

vasi a continuare sempre più ostinatamente la guerra eo.itro H 
Marchese, e non sapeva, che pochi giorni dopo egli avrebbe in* 
felicemente finito il corso delle sue sperate vittorie. Ed eccoci 
giunti a un celebre fatto , su cui diversamente da diversi auto- 
ri si scrive; ed è difficile a stabilire, a chi debbasi maggior fe- 
de. E' certo che a' 27. di Maggio del 1409. Otto Terzi ru uc- 
ciso, secondo alcuni, da Sforza da Cotignola , secondo altri da 
Michele Attendolo. Ma fu egli ucciso a tradimento? o fu ella 
la sua morte effetto di necessaria difesa ? Questo è ciò , che nou 
è, ne sarà mai abbastanza chiaro. Io esporrò i diversi raccon- 
ti, che ne fanno gli scrittor di que' tempi, (non curando gli 
scrittor posteriori) e lascerò, che ognuno giudichi per se stes- 
so di ciò , che sia più verisimile . Secondo il Delaito scrittore 
degli Annali Estensi, e Cancelliere del Marchese Niccolò, Otto 
veggendo, che non poteva lungamente difendersi contro le for- 
ze de' suoi nimici , pensò a metter in opera 1' inganno e la fro- 
de . Finse dunque di voler venire a trattato di pace , risoluto di 
valersi di questa occasione per uccidere a tradimento , o alme- 
no per far prigioni il Marchese Niccolò e il suo fido Uguccion 
de* Contrari . Ne fece favellare al Marchese , il quale , non sos- 
pettando punto l'inganno, accettò la proposizione del Terzi; e 
si determinò, che a' 27. di Maggio dovessero il Marchese con 
Uguccione venire ad abboccamento col Terzi presso Rubiera . 
Ma frattanto fu segretamente avvertito il Marchese , che il Ter- 
zi sotto il pretesto di quel colloquio ordiva un orribile tradi- 
mento . 

Convenne dunque cambiar consiglio , e perciò il Marchese 
radunati circa cento cavalli, con essi nel giorno prefìsso uscì di 
Rubiera , e andò incontro al Terzi . Venne questi di fatto , ed 
eran con lui Niccolò suo figliuolo , Carlo da Fogliano suo" suo- 
cero con un suo figlio , Jacopo Terzi , Guido Torelli , e altri 
Cavalieri nel numero di circa novanta. L* incontro fu presso il 
Castel di Rubiera in un luogo detto Pont' alto , ossia Tagliata ; 
ed ivi que' del seguito dell' Estense , prevenendo il frodolento 
nimico, avventaronsi contro quello del Terzi; e Sforza da Coti- 
gnola e alcuni altri suoi fidi rivolgendosi principalmente con- 
tro di lui medesimo con più ferite il trucidarono . Jacopo Ter- 
zi , Guido Torelli, e circa 35. altri furono fatti prigioni; a* due 
Fogliani e a Niccolò Terzi venne fatto di sottrarsi fuggen- 
do 



CAPO VII. 87 

do (1). Cosi il Dclaito, secondo la cui narrazione sembra, che 
1' uccisione del Terzi fosse un giusto gastigo al suo tradimento 
dovuto. Alcuni però nel racconto di questo scrittore ravvisano 
qualche somiglianza a quello, con cui Tullio narra la morte di 
Godio. Certo altri scrittori ne parlano diversamente. Secondo 
1' autore della Cronaca Italiana di Bologna , quando il Marche- 
se e il Terzi furon presso Rubtera , Sforza da Cotìgnola soprt- 
giunse e ammazzò Messtr Ottobuono a petizione del Legato dì Bolo- 
gna e del Marchese suddetto (2) . Più chiaramente ancora si indi- 
ca il tradimento nella Cronaca Latina del Griffoni, perciocché 
egli dice , che il Terzi venuto a Rubiera con salvo condotto del 
Marchese, entrò a colloquio con lui, e si fecero insieme lieta 
accoglienza , & dum essent simul , Dominus Marchio fecit interrii di- 
ttimi Dominum Ottobonum (3). Il Platina nella sua Storia di Man- 
tova lo dice ucciso a tradimento per opera, come si credeva, 
di Sforza (4) . Lorenzo Buonincontro ne' suoi Annali non ne 
incolpa il Marchese , ma dice , che mentre egli e il Terzi trat- 
tavano insieme di pace, Michelotto Attendolo uno de' compa- 
gni di Sforza , e che era già stato prigione del Terzi , e da lui 
crudelmente trattato, e che poc* anzi era fuggito di carcere , 
pensò di ucciderlo, ma che mancandogli il coraggio, Sforza am- 
mollo all' impresa; che allor Michelotto ferì gravemente il Ter- 
zi nel capo; e che essendo questi perciò caduto da cavallo, lo 
stesso Michelotto gli fu sopra, e 1' uccise (5). Più odioso è il 
racconto, che se ne fa in due Cronache, una MS. Parmigiana 
scritta circa la metà di quel secolo , e indicatami dai P. Affò , 
nella qual dicesi, che alle ore 20. de' ij. di Maggio fu pub- 
blicata in Parma la pace fatta dal Marchese d' Este e da' suoi 
collegati col Terzi; e poi si soggiugne: Fatta ditìa proclamatio- 
ne , quasi incontinente r venit novum in Tarma , quod ditìus Dominus 
Marchio Estensis & gentes sua in contratta Vallis viridis ex ( 1. ex- 
tra ) Ir beri tm Episcopatm Regìì ceperunt ditìum Dominum Ottonem 
sub prodicione , & die sequenti venit novum , quo d in captione ipsius 
Domini Ottonis predìtìe gentes Marchionis interfecerunt ipsum Domi- 
num Ottonem , & ipsum multum crudeli ter truci daverunt in petiis , & 

fuit 



(1) lb. col. io6\. ec. (i) b col <07. 

(3) lb. col. 2 '7. 0,) lb. T. XX. col. 796. 

(5) lb. T. XXI. col. i«i. 



88 MEMORIE STOR. MODENESI 

fu.it verum é'c. V altra pure inedita è di Bartolommeo da OHve- 
to Veronese , ma di cui 1' Ughelli ne* Vescovi di quella Citta , 
ove parla di. Jacopo de' Rossi, che tenne quella Sede circa il 
principio del XV. secolo, ha pubblicato un frammento. In es- 
so si narra , che , poiché furono concertati gli articoli della pa- 
ce , il Terzi fu invitato dal Marchese Niccolò a pranzar seco 
in Rubiera a' 27. di Maggio; eh* egli perciò recovvisi accom- 
pagnato da ottanta de' suoi tutti disarmati; ma che, appena ei 
fu entrato nel Castello, videsi improvvisamente circondato da 
gran truppa di armati, i quali, e primo tra essi Sforza, eoa 
molte ferite il gittarono morto a terra . E che Sforza fosse 
T uccisore del Terzi, si afferma ancora dal Giovio nella Vita, 
eh' egli scrisse di quel Capitano, in cui però egli dice, che il 
Terzi ordiva tradimento , e che Sforza perciò vantavasi di 
averne così prevenuti i rei disegni. 

O ingiusta o legittima fosse 1' uccisione del Terzi , è certo, 
che niuna nuova fu mai ricevuta in Modena con piacer mag- 
giore di questa , sì per memoria dell' orribile guasto , eh' egli 
avea dato più volte a questo territorio , e delle crudeltà in esso 
esercitate, sì perchè, come poc' anzi si è detto, la Città era 
piena di Parmigiani e di Reggiani fuggiti dalle lor patrie, per 
sottrarsi alla tirannia di Octo. Al cadavero dell' ucciso, che su 
un vii carro portavasi in Modena, venne incontro il popolo fe- 
steggiarne ed ebbro di gioja , e non sì tosto il vide, che sca- 
gliategli addosso lo fece in pezzi , ne trasse le viscere , ne 
spiccò la testa dal busto, e quindi portando quasi in trionfo 
que" sanguinosi brani per la Città gli affisse in diversi luoghi , 
e tant' oltre giunse la crudeltà e la ferocia, che alcuni non eb- 
bero orrore a lacerare co' denti , e a mangiare le interiora di 
quell' infelice. Così narrasi dal Delaito e dalla Cronaca Parmi- 
giana sopracitata , che dice : Et fuit ejus caro cornetta per homine* 
& animalia propter crudelitates suas . Nella suddetta Cronaca Ve- 
ronese si aggiugne, che il capo, recisone un orecchio , che fu 
mandato a Gabrino Fondolo tiranno di Cremona, fu portato al 
suddetto Jacopo de' Rossi , il quale allora dal Vescovado di Ve- 
rona era stato ttasferito a quello di Luni , sperando, che come 
antico nimico del Terzi ei dovesse rallegrarsene . Ma che il Ve- 
scovo all' atrocità del caso intenerissi fino alle lagrime, e che 
volle , che a quella testa si dase sepoltura con solenni esequie, 

al- 



CAPO VII. 8, 

alfe quali egli stesso intervenne . Né minore fu la festa* che ?e 
ne vide in Ferrara, ove si fecero fuochi pubblici d* allegrezza, 
e con solenni processioni si renderono grazie -al Cielo , che tol- 
to avesse di vita un sì odiato tiranno. La sola cosa spiacevole* 
che in questo fatto vi ebbe, fu la morte di Alidosio Forzate Pa- 
dovano, Capitano in Modena pel Marchese, il quale trovossi a 
queli' incontro presente, e ferito da uno del seguito di Otto 9 
condotto a Modena pochi giorni appresso morì (i). 

Pareva, che la morte del Terzi dovesse far deporre le ar« 
mi a' seguaci <lel suo partito; ma essi non si abbatterono. Ja- 
copo di lui fratello a nome di -Niccolò figlio di Otto ancora 
fanciullo fu acclamato Signore di Parma e dì Reggio, e Car- 
lo da Fogliano ancora Pennesi fermo al possesso de' suoi Ca- 
stelli. Fu dunque necessario al Marchese Niccolò il continuare 
la guerra. Radunò nuove -truppe, feGe grande apparecchio dì 
macchine militari, e ottenne rinforzi dal Cardinal Baldassarre 
Cossa Legato di Bologna. Prese al suo soldo tutti J Parmigiani 
e i Reggiani esuli dalla lor patria, e ciò che più dovette pia- 
cergli, si fu il vedere, che Guido Torello fatto -da lui prigione 
•neir incontro di Rubiera, ^e stato già valoroso Capitano al ser- 
vigio del Terzi, da cui avea -ricevuto in dono Guastalla e Mon« 
tccchiarugolo , gli si offerse pronto a servirlo, e, accettatene le 
profferte , gli giurò fedeltà ., -.e mandò in ostaggio a Ferrara Mar- 
siglio suo padre,. sua moglie, e un suo tenero figliuoletto, i 
quali a spese del Marchese furono nel suo palazzo alloggiati e 
mantenuti (2). 

Cosi disposta ogni cosa, mosse il Marchese a 9 4. di Giugno 
dello stesso anno 1409. con un esercito di 1600. cavalli e di 
1500. fanti. Erari con essi molti nobili personaggi e famosi Ca- 
pitani, e tra essi il Contrari , Sforzale il Torello, Gherardo 
e Feltrino Bojardi , Alberto dalla Scala , Niccolò degli Obizzi , 
Nanne Strozzi , Alberto Roberti da Tripoli, Bonifacio Ariosto, 
Gherardo di Iacopino Rangone , Giovanni Pico, Galasso e Gi- 
berto da Correggio , Bonifacio da Canossa , e il Capitano della 
Montagna di Bologna, che avea seco condotte le sue soldates- 
che. Le prime spedizioni furono dirette contro i Castelli della 
famiglia da Fogliano. Nel detto giorno fu espugnato Arceto s 

Tom. III. ,M e la 



CO Ib. T. XVIU. col. ioó|. (2) lb. eoi. 1069. ec, 



90 MEMORIE STOR. MODENESI. 

e la Terra fu abbandonata al sacco , e la Rocca ancora pochi 
giorni appresso si arrese salva la vita e i beni de* difensori . Tre 
giorni dopo fu preso a forza Casalgrande , e il giorno seguente 
la Rocca di Dinazzano e quella di Salvaterra spontaneamente si 
diedero in man del Marchese . Questi sì rapidi e sì felici pro- 
gressi atterriron per modo Beltrando e Jacopo da Fogliano fra- 
telli di Carlo , che veggendo , che i migliori de* loro Castelli 
eran già espugnati , ricorsero supplichevolmente al Marchese , e 
dichiarandosi suoi aderenti ne ottennero il perdono, consegnan- 
dogli due loro figli in ostaggio . Il solo Carlo, che erasi ritirato 
presso i Terzi, continuò a operar da nimico (i). Così divenuto 
padrone di quegli importanti Castelli della collina Reggiana 
passò il Marchese col suo esercito nel territorio di quella Cit- 
tà , e accampossi presso Mozzadella , e di Jà avanzandosi agli 
8. di Giugno piantò il suo campo sulle sponde dell' Enza tra 
Guardasone e Montecchio dirimpetto al Castel di S. Polo , ove 
stava un grosso corpo di truppe nemiche . Io non mi tratterrò 
a descrivere alcuni incontri , che ivi accaddero , e tutti vantag- 
giosi al Marchese , il quale nel tempo stesso che combatteva coir 
armi contro de' suoi nimici , voleva, che i Parmigiani e i Reggiani 
non ricevessero dalle sue truppe molestia alcuna , sperando, che in 
tal modo più facilmente sarebbe giunto a conseguire il suo inten- 
to , cioè il dominio di amendue quelle Città . Di fatto allor 
quando egli a' iS.di Giugno accostossi di nuovo a Regg'o , e 
accampossi a S.Maurizio, Simone, Guido, e Alberto da Canos- 
sa, abbandonato il partito de' Terzi , gittaronsi in quel del Mar- 
chese , e con essi vennero alla sua ubbidienza i Quattro CasLel- 
li e Gesso e Canossa da essi posseduti (i). 

Jacopo Terzi, che vedevasi ornai da ogni parte abbandonato, 
ebbe ricorso alla Repubblica Veneta per sostegno . Di fatco un Am- 
basciatore fu da essa spedito al Marchese , mentre era accampa- 
to nel Parmigiano , il quale gli rappresentò , che il figlio del 
fu Otto Terzi e il dominio di Parma e di Reggio eran sotto 
1' accomandigia della Repubblica, e che essa perciò desiderava, 
che M Marchese cessasse dal guerreggiare contro di esso, e venis- 
se a trattato di pace. La risposta del Marchese fu rispettosa in- 
sieme e ferma; e fece conoscere all' Ambasciadore , ch'ei non era 

pun- 



ti) Ih. col. 1071. ec. 



CAPO VII. 9 i 

punto disposto a deporre le armi , e a cedere a' suoi diritti . Ma 
atfìnc di non inimicarsi quella potente Repubblica , mandò egli 
stesso a Venezia alcuni suoi Ambasciadori a render ragione del- 
la sua condotta. Mentre questi recavansi al lor destino, e men- 
tre il Marchese accampato a S. Maurizio stringeva Reggio d" 
assedio, egli ebbe avviso, che il popolo di Parma per opera 
singolai mente di Giberto e di Giammartino fratelli da Sanvitale, 
si era mosso a rumore , e che ad alta voce acclamavalo a suo 
padrone . Accorse egli tosto colà col suo esercito , e a' 26. di 
Giugno vi entrò accolto con grandissimi applausi da tutta la 
Città, che con sommo e universal giubbilo gli si sottopose . Jaco- 
po Terzi fu costretto a ritirarsi nella Cittadella, e indi poscia, 
non tenendosi ben sicuro , e lasciatovi un forte presidio , andò 
a racchiudersi nella sua Rocca di Guardasone . Questa felice ri- 
voluzione rendette più moderata la Repubblica Veneta nell' im- 
pegno , che ella avea preso a favore de' Terzi , e contenta di 
mettere suo presidio in Casal maggiore , in Brescello , e nella 
Terra di Colorno ( lasciando la Rocca di quest' ultima Terra a' 
Terzi ) non recò molestia alcuna al Marchese pel dominio di Par- 
ma (1). 

L' esempio de' Parmigiani fu seguito tre giorni dopo ancor 
da' Reggiani. A' 29. di Giugno il popolo ornai stanco della ti- 
rannia de' Terzi acclamò a suo Signote il Marchese , e questi 
vi spedì tosto Uguccione de' Contrari , che accoltovi con gran 
festa in suo nome ne prese il possesso; e a go. dello stesso me- 
se accordò in nome del Marchese diverse vantaggiose condizio- 
ni a* Reggiani (2) . Rimaneva ivi ancora ad espugnarsi la Cit- 
tadella , che era fortissima ; e mentre il Marchese stringeva 
quella di Parma, il Contrari cominciò ad assediare e a premere 
con macchine militari quella di Reggio . A questo fine ei ùcq 
venire a Reggio Domenico da Firenze Ingegnere del Duca di 
Milano , e uomo a que' tempi nella sua arte celebratissimo . Ma 
egli ebbe il dispiacere di vederselo tolto di vita per una bom- 
barda lanciata dagli assediati , che uccise lui e tre altri opera- 
rii.Ma finalmente a 22. di Luglio Uguccione ebbe in sua mano 
la Cittadella di Reggio , e cinque giorni appresso il Marchese 
ebbe quella di Parma, e in questa guisa si vide tranquillo e pa- 

M 2 ci- 



ti) Ib, col. 1073. ec. (1) Arch. Segr. Eft. 



92 MEMORIE STOR. MODENESI. 

tifico possessore di amendue quelle Città . A Jacopo Terzi ri- 
masero Borgo 5. Donnino, Gastelnuovo de* Terzi, Fiorenzola , 
e la Rocca di Guardasone, la qual però poco dopo si arrese al 
Marchese ; e i Veneziani continuarono a presidiare le Fortezze 
di Casalmaggiore e di Brescello e la Terra di Colorno . Dopo 
queste gloriose intraprese Sforza preso congedo dal Marchese 
Niccolò, che in ricompensa gli fece dono del Castel di Montec- 
chio , tornò a Firenze , e il Marchese si rimise in. Ferrara , 
ove da' suoi sudditi fu accolto quasi in trionfo (i) . E poco ap- 
presso , avendo il Marchese Niccolò e il suo fido Uguccion de* 
Contrari promesso già al Cardinal Legato di Bologna e al Co- 
mun di Firenze di recarsi con seicento lancie e con alcune com- 
pagnie di fanti a combattere in favor loro , né potendo per le 
accennate circostanze mantener la promessa , mandarono in loro 
vece il medesimo Sforza , come raccogliesi dagli Atti più volte 
citati di Petronio da Bologna sotto i 16. d' Agosto del 1409., 
e poscia il Marchese strinse nuovamente lega co* Bolognesi nel 
141 1. come si ha dagli Atti di Jacopo Pellizzari nello stesso 
Archivio . 

Così il Marchese Niccolò non solo giunse a riacquistare il 
dominio di Reggio a' suoi maggiori già conceduto , ma vi ag- 
giunse quello di Parma, ed ei potea lusingarsi di restarne pa- 
cifico possessore atteso V articolo nel trattato della lega inseri- 
to, e da noi già accennato, per cui le Città dal Terzi occupa- 
te porevano e dovevano essere di chi fosse da esse scelto a lo- 
ro padrone. Ma il Duca Filippo Maria Visconti , allor quando 
singolarmente dopo la morte del suo fratello Giammaria acca- 
duta nel 1 4-1-2. rimase solo padron degli Stati, ricordando 1' an« 
tico dominio da' suoi Maggiori e da luì stesso avuto su quelle 
due Città, ne pretese la restituzione. Il- Marchese Niccolò, che 
ben conosceva di non aver forze bastevoli a difendersi contro 
un sì potente Sovrano, ebbe ricorso alla mediazione de* Vene- 
ziani ; ma essi ricusarono ài entrare in tal controversia (2) . 
Convenne dunque al Marchese difendere il suo diritto coli' ar- 
mi. La guerra fu ristretta comunemente al Territorio di Parma, 
ove i Terzi, i Pallavicini, ed altri alleati col Duca di Milano 

guer- 



(1) Script. Rer. Jtai. T XVII*. col. JC75. ec. 
(a) lb. T. XX. ci)]. 4.49. 



CAPO VII. 93 

guerreggfarono lungamente contro le truppe Estensi; e se ne 
posson vedere i diversi successi nella Storia dell' Angeli . A' 2. 
di Gennajo del 14 13. si fece una tregua di due anni tra '1 Du- 
ca e '1 Marchese; e questi dovea esser' ben certo, eh' essa non 
sarebbe stata violata, perciocché in quest* anno medesimo egli 
intraprese il' viaggio del S. Sepolcro, e nel seguente quello di 
Compostella'. Nel qual secondo viaggio sperimentò il Marchese 
1* onoratezza del Duca. Perciocché arrestato a tradimento dal 
Castellano di una Rocca in Francia , questi , sperandone gran 
ricompensa, mostrossi pronto- a consegnarlo nelle mani del Du- 
ca. Ma egli rigettò sdegnosamente 1' iniqua offerta dd vii tra- 
ditore, iT quale dal Re di Francia fu poi costretto a render la 
libertà al Marchese (1) . 

Poiché ei fu tornato in Italia, parve , che dovesse durar lun- 
gamente la pace, come ci mostra una lega per cinque anni con- 
chiusa T anno 1414. tra ■ 'l Duca di Milano e la Repubblica-Ve- 
neta co' loro aderenti , tra quali si nomina il Marchese Niccolò 
come collegato colla Repubblica (z) . Ma ciò non ostante ripi- 
gliossi presto la guerra; e presto ancora', secondo il costume dx 
quell' età, si stabilì una nuova tregua. Ne abbiamo T atto sot- 
to i 30. di Luglio del 141 6. (3); in cui essa si ferma per due 
anni . Questo trattato ci mostra , che col Marchese Niccolò eran- 
si collegati i Malatesta da Rimini , e alcuni oY più potenti Si- 
gnori della Lombardia, che scosso aveano il giogo de' Viscon- 
ti , cioè Cabrino Fondolo in Cremona , Filippo e Bartolommeo 
Arcelli in Piacenza, e Giovanni e fratelli Colleoni in Bergamo. 
I deputati del Marchese a conchiudere questa tregua furono Ghe- 
rardo Boiardi ., Bartolommeo de' Carli Modenese, e Vannuccio 
da Sangtorgio Bolognese; e il Marchese volle, che nel trattato 
fossero espressamente nominate tutte le più- illustri famiglie, che 
erano allora nelle Città e ne* territorii di Parma e di Mode- 
na, i Nobili Fieschi per le terre, che aveano nel territorio di 
Parma, i Nobili Rossi, da S.- Vitale , da Correggio, Francesco 
Lappi (forse dee leggersi Lupi /Giberto Aldighieri, i Nobili da 
Castiglione Fiorentino abitanti in Parma -,.i Nobili di Sala , i 

No= 



(0 Ih, T. XXIV. col. 182. 

(2) Vera Stor. della Marca Triv. T. XIXi Dóc. pì 

(3) Ivi p. 90. 



94 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Nobili da Fogliano, de' Manfredi, da Sesso, de' -Roberti , de* 
Bojardi , dalla Palude, di Bismantova , di Canossa, di Dallo, 
di Rodeglia, di Vallisniera, tutti Reggiani, Uguccione de 1 Con- 
trarii Ferrarese, e i Nobili Rangoni , Boschetti, Pii , Pieni , 
di Montecuccolo, Cesi e da Gorzano tutti Modenesi, e per ultimo 
i Nobili Torelli . E vi si aggiugne i' atto , con cui a' 20. d' 
Agosto dell' anno stesso Feltrino Bojardo ratificò questa tre- 
gua. 

Ma appena spirato il termine della tregua , seppur tanto 
si aspettò , ripigliossi la guerra ; e il Marchese Niccolò ebbe il 
dispiacere di veder nel numero de' suoi nimici Simon da Ca- 
nossa , benché gli altri di quella illustre famiglia fossero a lui 
fedeli. E perciò il Marchese a 28. di Febbraio del 141 9. chie- 
se rinforzi al Comune di Modena per domare la ribellion di Si- 
mone e di alcuni altri a lui unitisi ; e di fatto nello stesso 
anno ei conquistò molti Castelli , che ricusavano di soggettar- 
segli , come Rodeglia , Castellarano , S. Martin de' Roberti . E 
parimenti a' io. di Maggio del 1420. ei chiese alla Comunità di 
Modena tre mila ducati per la guerra contro il Duca di Milano, 
e a 10. di Luglio dell' anno stesso ordinò, che nuove fortifica- 
zioni alla Città si aggiugnessero, perchè il celebre Condottier d' 
armi Braccio da Montone stipendiato dal Duca minacciava una 
violenta invasione nel Modenese (1) . Finalmente il Marche- 
se Niccolò determinossi a cedere qualche parte de* suoi diritti, 
per ritenere più sicuramente 1' altra. A' 12. di Novembre del 
1420. stipulossi in Milano solennemente la pace tra lui e il 
Duca , e lo stromento se ne conserva in questo Segreto Archi- 
vio Estense . Per esso il Marchese cede al Duca il dominio di 
Parma, e promette di depositare presso persona confidence ad 
ambe le parti la Città di Reggio , la quale dovea custodirla , 
finché il Duca pagasse al Marchese ventotto mila fiorini d' oro 
per le spese da lui fatte nella guerra contro de] Terzi , dopo 
del quale sborso il Marchese dovessse cedere al Duca anche quel- 
la Città . Lo sborso dovette farsi in poco tempo, e allora il Du- 
ca volle mostrarsi generoso verso il Marchese. Perciocché a' 22. 
di Gennajo del seguente anno 142 1. ordinò, che gli fosse rila- 
sciato il Castello di Castellarano colle Terre di Rodeglia, di Ga- 

var- 



(1) Arch. della Coni. 



CAPO VII. ss 

/ardo e di Carpinete» da esso dipendenti . Quindi agli 8. di Apri- 
le dell' anno stesso ei cedette al Marchese e a* suoi successori la 
Città e il Territorio di Reggio , nel qual atto , che col prece- 
dente conservasi nel Segreto Archivio Estense , ei dice , che 
investe il Marchese di quella Città col suo territorio a titolo 
di mero e semplice feudo , e ciò per effetto di sua beneficenza 
e liberalità . Sembra diffìcile a intendere, per qual diritto pre- 
tendesse il Duca di Milano di dare 1* investitura di un Feudo, 
che era sempre stato considerato come Feudo Imperiale . Ma 
vuoisi riflettere , che i Duchi di Milano erano allora Vjcarii Im- 
periali in Italia; e perciò sotto questo titolo potevano usare d£ 
un tal diritto. Aggiugnesi nell' atto medesimo , che in questa 
investitura non si debbon comprendere i Castelli e i feudi, che 
hanno nel territorio di Reggio i Gonzaghi , i Correggeschi , i 
Fichi , i Roberti , Simon da Canossa , e Andreolo da Dallo , £ 
quali dal solo Duca dovean dipendere. Così allora per le cir- 
costanze de' tempi fu il Marchese Niccolò costretto a ricono- 
scere il dominio di Reggio dal Duca di Milano; e perciò al» 
lor quando nel 1423. a' 14. di Giugno egli, volendo in suo as- 
soluto potere 1' importante Castel di Rubiera , che era de' Bo- 
iardi , diede loro invece f investitura di Arceto , di Scandia- 
no ec. nel diploma perciò spedito si aggiunse la clausola : sai» 
vo semper jure lllmtrissimì Ducis Medioìani ; e questa investitura 
ancora fu poi confermata dallo stesso Duca Flippo Maria a' 
13. del seguente Dicembre (1) , e finché visse il Duca Filip- 
po , fu forza il riconoscer da lui la Città di Reggio. E per- 
ciò, quando venne a morire il Marchese Niccolò III. e gli suc- 
cedette il Marchese Leonello , questi ancora ne ricevette dal 
Duca T investitura (z) . Ma fu egli il solo Duca di Milano , 
che facesse uso di questo qualunque suo diritto . E le susse- 
guenti investiture accordate dagli Imperadori a' Duchi di Mode- 
na e dì Reggio non fecer più alcuna menzione de' Duchi di 
Milano; perciocché ricorrendosi direttamente al Capo dell'Impe- 
ro, non facea d'uopo di nominarne i Vicari]. 

Benché però il March. Niccolò divenisse in tal modo pa- 
cifico possessore della Città di Reggio , non potè sì presto ave- 
re 



(ti V. Bibl. Moden. T. I. p, 2S9. 
(zj Arch. Segr. tft. 



9b MEMORIE STOR. MODENE'SI 

re interamente sotto il suo dominio quel territorio . Il Fogliane 
continuarono ad occuparne ancor molte Terre e molti Castelli, e 
solo negli anni 1426. e 1427. gli abitanti loro determinaronsi 
a scuoterne il giogo, e a soggettarsi al Marchese, come ci mo- 
strano i decreti di esenzioni e di privilegi da lui in quella oc- 
casione e ne' «ietti due anni accordati a' Comuni di Monte Via- 
no , di S. Romano , di Rondinara , di Toano , di Sologno , di 
Menozzo, di Sarzano , di Caoia , di Pojano , delle Carpinete, > 
di Mandria, di Querzola , di Leguigne (i) . Anche la famiglia 
da Dalk) continuò fino al 1426. , e al 1428. a tenere il domi- 
nio della Rocca de' Conti e delle Scaielle; i cui abitanti posaa > 
cioè que' del primo Comune nel primo anno, e que' del secondo 
nel secondo, vennero alla divozion del Marchese (2) . Anche i Ro- 
berti, a* quali il March. Niccolò avea nel 1400. confiscati i lor be- 
ni, e che nondimeno ritenuto aveano i Castelli, che aveano nel 
Reggiano non -soggetto allora agli Estensi (3) , dappoiché comin- 
ciarono -le controversie tra questi e il Duca Filippo Visconti , 
vollero unirsi al Duca , e ricusando di soggettarsi al Marchese, 
ricevettero nel Castello di S, Martino le truppe Milanesi . Così 
ci mostra una lettera del Marchese Niccolò a' suoi .Fattori Ca- 
merali -scritta a' 25. di Settembre del 1.420. che trovasi dopo 
gii Statuti MSS. di Modena dell' anno stesso , con cui dichiara 
per tal ribellione confiscati i beni di Alberto e di Giovanni 
Roberti figli del fu Cavaliere Filippo de' Roberti e di Verde da 
Savignano moglie di Alberto. Ne ciò bastò a far loro cambiar 
sentimento , e per più anni mantennersi nella loro ribellione , 
-finche il Marchese sdegnatone mosse colle sue truppe contro i! 
suddetto Castello ; e questo -apparecchio intimorì per modo I 
Roberti , che i principali tra essi , cioè Ugo Patriarca di Geru- 
salemme , Gianfilippo e Francesco , detto anche Abate , de' Ro- 
berti da Tripoli , a nome ancora de' figli del fu Lodovico Ro- 
berti , deliberarono di soggettarsi , e a' 30. di Maggio .del 1433* 
stabiliti alcuni Capitoli dall' una parte e dall' altra , si riconci- 
liarono col Marchese , il quale concedette poi ancora alcuni pri- 
vilegi agli abitanti di quel Castello (4) . Continuò poscia il Mar- 
chese a farsi Signore di altri Castelli ; e di altre Terre della Mon- 
tagna, che aveano finallor ricusato di soggettargli . Così veg- 

gia- 

(0 Arch. Segr. Efl. (2) Ivi. (3) Ivi. (4; IvL 



CAPO Vi!. ■ q; 

giamo, che 1' anno 143 1. que' di "Piolo , Terra allora occu- 
pata da' Nobili di Vallisniera , gli si soggettarono , e P anno 
seguente fecer lo stesso quc* di M eschioso , che eran sotto la 
giurisdizion de* Nobili di Montecuccolo (1). 

A rendere sempre più fermo e prù stabile il suo dominio 
il Marchese Niccolò impadronissi ancora di tutte le Terre , che 
nelle Colline Modenesi e Reggiane avean possedute fin allora 
quattro delle più potenti famiglie , cioè quella de' Nobili da Sas- 
solo allora estima, e quelle de' Nobili di Rodeglia, di 'Foglia- 
no , e di Gorzano , che furono allora ridotte a stato privato . 
Per assicurarsi di non aver più nulla a temere da quelle fami- 
glie, ei commise nel 1431. il 'governo di tutto quel tratto di' 
territorio a uno de' suoi più fidi Cortigiani , che fu Jacopo Gi- 
glioli suo Segretario, cioè le Terre di Sassolo , di Varana, di-Monv 
tebaranzone, di Monte Gibbio, di Fiorano,' di Nirano , di Macinel- 
lo , di Castellarano , di Rodeglia, di Gavardo , di Frignano , di 
Capriana , e del luogo, dove già era la Rocca Tiniberga , con- 
chiudendò , che in somma a lui concedeva tutti i diritti , che in 
addietro godevansi per Nòbiles de Saxolo , de Rodilia , de Foh'am , 
et de Gor?Jhìo (z) . Là ^grazia e il pocer del Giglioli fu di assai 
breve durata. Per sospetto di ribellione arrestato 1' anno 1434. 
con un suo figlia, e condotto prigione nel Castel di Ferrara, fu ivi 
pochi giorni appresso trovato appiccato ; e si disse , che egli 
medesimo dalia disperazione tratto in furore erasi da se medesi- 
mo ucciso (3) . E la maggior parte de' Castelli da lui gfà pos- 
seduti fu poi data 1' anno 1 500. a Giberto Pio in vece della sua par- 
te di Carpi da lui ceduta al Duca Ercole I. Frattanto il Marchese 
Niccolò III. per assicurar sempre meglio il suo dominio , chiese ed 
ottenne dall' lmp. Sigismondo una nuova Investitura con diploma se- 
gnato in Ferrara a' 17. di Settembre del 1433. * n esso, {per parlar 
solo delle Provincie , che son tuttora soggette agli Estensi ) non si 
fa espressa menzione di Modena e di Reggio , perchè per queste 
Città poteva bastare 1' investitura già avuta dèi Duchi di Mila- 
no come Vicarii Imperiali , ma distintamente si nominano diver- 
se Terre e Castella dell' uno e dell' altro Territorio, che a veti*-' 
do altre volte avuti altri padroni potevan forse dare occasio- 
Tom. ni. N ne 



(1) Ivi. fa) Ivi. 

(3) Script. Rer. Ital. T. XXI V. col. 187, 



9« MEMORIE STOR. MODENESI. 

ne a nuove controversie . Nel territorio dunque di Modena 
si indicano nominatamente Nonantola , Sassolo , e il Finale . 
Assai maggior numero se ne esprime nel territorio di Reggio , 
ove si nominano molti de' feudi stati già de* Fogliani e di al- 
tri Nobili Reggiani , e que, che tuttora erano presso alcuni di 
essi , cioè le Terre di Castellarano , di Piolo , di Ligonchio , 
della Scalcila , di Carpineto , di Minozzo , di Baiso , di Quer- 
zola, della Rocca, (forse Rocca Tiniberga), di Sarzano, di S. 
Cassano , di Rondinara , di Rubiera , di S. Martino in Rio . 
Aggiugne ad essa Montecchio nel territorio di Parma, Varano , 
e Taponecco in quello di Luni , Castelnuovo e Gallicano nel- 
la Diocesi di Lucca . Questi due Vicariati nella Garfagnana eransi 
spontaneamente soggettati al March. Niccolò sulla 6ne del 1429., 
e il loro esempio fu poco appresso seguito da più altre Terre di 
quella Provincia (1) . Si nomina ancora nello stesso Diploma la 
Terra e il territorio di S. Pellegrino posto nelle Alpi tra Modena e 
Lucca; e un altro territorio di qua dall' Alpi verso Modena , per 
cui ai Marchese avean mossa quistione gli uomini di Barca e di 
Correglia. Questo Diploma è stato pubblicato dal Muratori (2). 
D' allora in poi fu il Marchese Niccolò pacifico possessore di 
questi Stati ; i quali ne nello spazio di otto anni , eh* ei so- 
pravisse , né dacché egli venne a morte in Milano a* 26. di 
Dicembre del 1441. lasciando il governo di essi al Marchese 
Leonello suo figlio naturale , che il tenne fino al 1. di Otto- 
bre del 1450. non furon mai turbati e sconvolti da interne 
o da esterne guerre . Il Marchese Borso figlio egli pur na- 
turale dei Marchese Niccolò , e successore del March. Leonel- 
lo , all' occasione della venuta dell' lmp. Federigo III. ottenne 
di esser solennemente proclamato Duca di Modena e di Reggio 
a' 18. di Maggio del 145 2.. e sotto il giorno medesimo ottenne 
parimenti un nuovo e più ampio diploma d* investitura, in cui, 
oltre Modena e Reggio , si nomina il Frignano e poscia più 
altre Terre date in feudo ad alcuni Nobili , cioè Vignola e le 
altre Terre degli eredi di Uguccione de' Contrarli, Spillamberto, 
e le altre Terre de' Rangoni , Formigine e le altre Terre de' 
Pii, Montecuccolo e le altre Terre di Cesare da Montecuccolo , 

Scan- 



(1) Pacchi Ricerche fulla Garfagnana DifT. XV. 
(a) Piena Efpofìz. p. 38$. 



CAPO VI!. 99 

Scandiano e le altte Terre di Feltrino Bojardo , Casalgrande , 
Dinazzano , e le altre Terre di Alberto dal Sale , e Felina col- 
le sue pertinenze ; e finalmente Camporgiano , Dalli e Castel- 
nuovo colle altre Terre da lui possedute nella Garfagnana (i). 
In tal maniera il March. Borso fu solennemente investito 
del dominio di questi Stati, ed egli trasmiselo a* suoi successo- 
ri , i quali , trattone 1* intervallo di alcuni torbidi e calamitosi 
tempi di guerra , ne hanno poscia tranquillamente goduto . 

CAPO Vili. 

Delle Rivoluzioni della Provincia del Frignano . 

LA Provincia dei Frignano una delle più ampie, e, non ostan- 
te la sua situazione montuosa ed alpestre , una delle più 
popolose e delle più fertili del Modenese , per le frequenti ri- 
voluzioni, alle quali è stata soggetta , or per 1' ambizione di 
alcuni de* più potenti suoi Castellani e Signori , or pe maneg- 
gi delle Città a Modena confinanti , merita éi essere più cono- 
sciuta , che non è stata finora. Io mi studierò perciò di racco- 
gliere e d'esaminar le memorie, che di essa ci son rimaste 
fino a principii del secolo XV. , dopo il qual tempo essa visse 
quasi sempre tranquilla sotto il felice Estense dominio . E mi 
lusingo, che le cose^ che son per dirne, così per la lor novità, 
come per la loro natura, non saranno di spiacevole tratteni- 
mento a Lettori . 

Nella Storia della Badia di Nonantola (2) e poscia nel 
Tomo I. di queste Memorie ho recata qualche congettura , la 
quale può persuaderci , che il Frignano abbia preso il suo no- 
me da' Liguri Friniati , (il cui nome vuole il P. Bardetti (3) 
che venisse dalla voce Gallica Frin cioè Monte ) , i quali abita- 
vano anticamente di là dall' Apennino , e vinti poscia dal Con- 
sole C. Flaminio 1* anno di Roma 563. furon costretti a passa- 
re di qua , e si stabilirono probabilmente nelle montagne , che 
or si dicono del Frignano. Ed e certo, che le molte antiche 
medaglie Consolari e Imperatorie , che in que* monti , e singo- 

N 2 lar- 



(1) Murat. I. e. p. .388. (z) T. I. p. <? 
(jj Della lingua de' primi Abit. d' hai. p. 145, 



oo MEMORIE STOR. MODENESI. 

tormente presso Pont' Creole, si van trovando, e delle quali una 
bella serie ha formata il Sig. Dott. Luigi Serafino Parenti Go- 
vernatore di Montecuccolo, alla cui erudizione son tenuto di 
molti lumi riguardo alla Scoria di quella Provincia, ci mostra- 
no, che o essa era molto abitata a tempi ancor de' Romani, 
o che almeno era frequente il passaggio de' loro esercici per 
quelle parti . Ma qui non è luogo a trattenersi più lungamente 
in tali ricerche , .perciocché io mi ristringo a parlar solo della 
Geografia e della Storia de' bassi tempi. 

E' certo, che fia da' tempi almeno de* Longobardi esìste- 
va tuli' Emilia e nell' Apennino , una Città o un Castello det- 
to Feroniano* Due volte ne fa menzione Paolo Diacono nella 
sua Storia, la prima, ove descrivendo gli Apennini, in qua, di- 
ce (i), suut Civitates Fttonianttm & Montepdliumy l'altra, ove nar- 
rando ìe ct\nquLsEe del Re Liutprando i' anno 728. afferma, 
che fragli aitai luoghi Castri Almi li x Feronimum & Montebellium 
. . . . . iuv.isit (z), ove egli è evidente, che parla di un Ca- 
stello e non della Provincia tutta del Frignano , come il Mu- 
ratori ha creduto (3). Di fatto del Castello .Feroniano abbiam 
menzione nello siromento di donazione di molti beni fatta dal 
Che rico Orso al Monastero di NonantoJa. circa 1' anno 752., 
ove se ne nominano alcuni , i quali erano posti finibus Castro 
Feroniano (4), e ia un' altra Carta Nonantolana dell' anno 826. 
Basilica San Fi e Marie in torti li anum in fine castro feronieme sito (5). 
Questa carta ci indica ancora a un di presso, la situazione di 
questo Castello Feroniano o Feroniense , perciocché ci mostra, che 
il suo distretto stendevasi fino- a Tortigliano . La Chiesa detta 
già di S. Maria in Tortigliano sussiste tuttora poco lontana da 
Vignola, e dìcesi la Rotonda, e in que' contorni dovea- essere 
quel Castello. Ma io credo, che esso fosse più verso il Mezzo- 
di, e più alto perciò di Vignola ; perciocché in un' altra carta 
dell' anno 767. pubblicata dal Muratori (.6) si nominano luoghi 
in loco- ubi nuncupatur Rio torto Territorio Fero-ùianensi , nel qual 
passo il. Muratori ha detto Piscarias ec. in loco ubi nuncupatur ec. 
ma quella voce- piscarias ,. se pur così si leggeva, è talmente sva- 
ni- 



; Amale s 



(i) !.. Ti. C Xv"iXr. ( 2 ) L. v\. r, v!j5r/ 

($) Ann. d' (tal. ad arr. 718. (4) Stor: Wonant. T, II. p. 19. 

(5,) Ivi p. 49. (6) Aatiqa* Ita.'. T. IL cj 1 . :.<.c. 



CAPO Vili. ioi 

nfta dalla pergamena, ch'io non ho potuto rilevarla . Or Rio 
torto è un picciol torrente-, clve non molto lungi da Guiglia sì 
scarica nel Panaro , e sembra perciò , che il detto Castello fos- 
se situato alla sinistra del detto fiume tra Marano e il Rio 
torto , giacche anche Marano è nominato tra* confini di esso in 
una carta dell' anno 8 3%. in Marano finìbits Castro Feroniano (i). 
E quesci due luoghi di Tortigl ano e di Marano così chiara- 
mente assegnati per confini del Castel Feroniano ci mostrano 
ad evidenza , che non può sostenersi 1* opinione di alcuni , che 
voglion collocar quel Gastello presso Paullo , ove dicono , che 
esisteva già una illustre e vasta Città. Di questa io non trovo 
testimonianza presso alcun antico scrittore. E quando pure essa 
vi fosse stata , certo non potea essere la Città di Feroniano per 
le ragioni fin qui recate . E* vero , che al presente il Frignano, 
a cui io penso, che quel Castello desse il nome, non giugne 
fino a quelle parti ; ma vedrem tra non molto , che antica- 
mente stend^vasi assai più che non ora, Questo Gastello però 
dovette presto esser distrutto ; e 1* ultima menzion , eh' io ne 
trovo, è in una carta dell' Archivio Capitolare di Parma dell' 
anno 931.-, in cui si indican beni infra jìnìh-us Feronianense Ca- 
stro . E forse fu esso distrutto in occasioa dell' assedio , che F 
anno 945. Ugo Re d'Italia pose intorno a Vignola Castello di- 
pendente dal Vescovo di Modena , il quale era fautore di Be- 
rengario Marchese d' Ivrea , che contrastava ad Ugo il regno»- 
(2) Vuoisi qui avvertire, che non par-mi', che si debba confon- 
dere con questo Castello quel loco Ferenianoy in cui un altro Che- 
rico Orso diverso dal nominato poc'anzi donò alcuni beni l'an- 
no- 727, al Monastero, di. S. Maria di Lucca da lui fondato (3), 
e quella Chiesa dì S. Maria in Feroniano 3 . che come propria del ; 
Vescovo di Lucca è nominata in una carta dell' anno 897, 
(4). Perciocché sembra, che essa appartenga al Lucchese. 

Ma- se fu distrutto il Castel Feroniano , non dimenticosse- 
ne il nome. E noi veggiamo : primieramente cambiato il nome 
di Castello in quello di pago in una carta di questo Archivio 
Capitolare dell' anno 9-96. , la quaie è anche . pregevole , perchè 
cr dà le prime notizie intorno a una delk più antiche e delle 

più 



(il Smii Monant. T. I. p. 306, (2) Murat, Ann, d'Irai, ad h; a; 
(3) Anr, Irai, T. fc col. 503. ( 4 ) Ib, T. I. col. 4f 7 > 



lai MEMORIE STOR. MODENESI. 

più potenti famiglie del Frignano detta de* Grimaldi . In essa 
dunque Giovanni Vescovo di Modena dà in enfiteusi a Dagiber- 
to fìgliuol di Grimaldo soprannomato Grimezone de pago Fero- 
niano e a Gausberto ed Uberto fratelli e figli di un altro Gaus- 
berto e abitatori del medesimo luogo diversi terreni di que* con- 
torni , e innoltre due parti del Castel di Chiagnano . Poscia veg- 
giamo 1' antico Castello di Feroniano , cambiato indi in Pago , 
dare il nome a un vasto territorio col nome di Contado. E ne 
abbiamo i primi due monumenti in due carte di questo Archi- 
vio Capitolare, una de* 14. di Giugno del 10J4. nella quale si 
contiene una vendita di molte terre infra comitafum motinense seti 
ferom'anense , l'altra de* 19. d'Ottobre del 103^., nella quale 
il Vescovo di Modena Ingone dà in enfiteusi diversi terreni ad 
Albezone del fu Daiberto de Comìtatu perennano , che è proba- 
bilmente il medesimo, che col titolo di Avvocato del Monaste- 
ro di S. Pietro è nominato in un' altra carta di questi tempi 
accennata dal Muratori (1). Nelle carte della Contessa Matilde 
troviam nominati non pochi , che prendon generalmente il co- 
gnome de Feroniano, e de' quali perciò non possiamo precisa- 
mente sapere, a qual famiglia appartenessero ; e solo possiam 
talvolta raccoglierlo per congettura. Così in una caria del 1107. 
pubblicata dal Muratori veggiamo al seguito della Contessa Ma- 
tilde un Grimaldo e un Arnuile de Feroniano (2) , il qual Gri- 
maldo è probabilmente quel medesimo, a cui nel 11 15. Dodone 
Vescovo di Modena affidò il Castello di Savignano , come ci 
mostra una carta dell' Archivio Capitolare. Ed è verisimile, che 
questo Grimaldo, e forse ancor Arnuile, fosse figlio di quel Da- 
giberto fìgliuol di Grimaldo nominato poc' anzi; e che il Gri- 
maldo qui nominato sia quel medesimo, della cui moglie e di 
un di lui figlio dolevansi verso la metà di questo secolo i Mo- 
naci di S. Pietro per certi beni , che dicevansi da essi usurpati 
e tolti al Monastero (3). Il nome però di Pago Feroniano man- 
tennesi ancora nel secolo XII., perciocché F anno 1168. aven- 
do un eerto Uguccjone del fu Orsello recati gravi danni alla 
Chiesa di S. Michel di Paullo , per darlene un giusto compen- 
so 

(0 Anr. Ttal. T, IT. col. zia. 
(su fb. T. IV. col 729. 
(3) Ib. T. VI. col. 235. 



^ 



CAPO Vili. 103 

so le offri in dono la metà de* suoi beni, che avea in pago fé- 
miiano . 

Dopo il Castel Feroniano i più antichi luoghi di quella 
Provincia, che veggonsi nominati, sono Fanano e Sestola, de' 
quali si fa menzione nel diploma di Astolfo in favore della Ba- 
dia di Nonantola, ove pur si nomina la Selva di Scopiano con 
alcuni altri luoghi della montagna, ma nella parte, che appar- 
tiene al Bolognese o alia Toscana. E a Sestcla si dà fin d* al- 
lora il nome ili Castello. Degli altri luoghi o Castelli , onde fu 
poscia sì popolato il Frignano ne' bassi secoli, io non trovo co- 
munemente menzione , che cominciando dal duodecimo , trattine 
alcuni pochi, de' quali diremo neli' Indice Topografico. Forse 
però essi esistevano anche prima , e lo smarrimento delie più 
antiche carte ce ne ha fatta perdere la memoria. Ma forse an- 
cora le irruzioni degli Unghert cominciate al principio del de- 
cimo secolo , e replicate più volte , costrinsero molti degli abi- 
tanti del piano a ritirarsi sugli erti monti , e a fabbricar ivi 
quelle tante Torri e Rocche e Castelli , che quasi ad ogni 
passo vi s' incontravano. Checche sia di ciò, nel Dizionario 
Topografico , ove dovrò parlare di ciaschedun luogo in partico- 
lase , esaminerò , qual sia la più antica menzione , che se ne 
trova . 

Qual fosse stato fino a questi tempi il governo del Frigna- 
no, non abbiam documenti, che chiaramente ce lo dimostrino. 
Una parte di esso, cioè la Pieve di Fanano co' luoghi ad essa 
soggetti, dipendeva, anche quanto alla giurisdizion temporale, 
dalla Badia di Nonantola. Un' altra parte, come vedremo tra 
poco, era similmente soggetta alla Badia di Frassinoro . Era 
questa stata fondata dalla Contessa Beatrice madre della Contes- 
sa Matilde rerso T anno 1071. , e molte Corti e molti beni, 
la maggior parte in questi contorni, le avea essa donati con 
tutti que' diritti , che da un Sovrano solo posseggonsi , e non 
si posson concedere che o da un Sovrano, o da chi sia rivesti- 
to di Sovrana autorità . Par dunque , che Ella , e prima di Lei 
i suoi Antenati, dominassero in questa Provincia ; non però, io 
credo, per diritto patrimoniale, perciocché il Frignano non fu 
mai considerato, trattene poche Rocche, come parte del patri- 
monio della. Contessa Matilde , ma con quel titolo medesimo , 
con cui essi ebbero Signoria in Modena e in Reggio, e in più 

ai- 



i&'4 MEM01UE STOR. MODENESI. 

altre Città, cioè per investitura avutane dall' Impero. Mosti- an- 
si alcune Chiese in quelle Provincie , che diconsi fondate dalia 
Contessa Matilde; né io ho ragione a negarlo. Ma sarebbe for- 
se anche difficile il recarne in pruova autorevoli fondamenti . 
In tutto il 'rimanente la Provincia del Frignano ubbidiva , quan. 
to allo spirituale , al Vescovo di Modena , delle cui ordinazioni 
pel buon regolamento di quella parte d'i sua Diocesi abbiam do- 
cumenti fin dal XII. secolo. Ma quanto al temporale è verisi- 
mile, che fuor di quella qualunque si fosse soggezione all' Im- 
pero , e per esso a Vicari! Imperiali , che e-ra comune a quasi 
tutta 1' Italia, essa godesse della sua libertà, e che quegli abi- 
tanti a lor talento si regolassero, e ciò tanto più facilmente', 
quanto più lontani eran que popoli dalla Gittà , ove risedevano 
i'Vicarii Imperiali , e ove si pubblicava!! le leggi , alle quali se 
poca ubbidienza rendevasi nelle Città , molto meno essa presta- 
vasi da chi viveva sicuro sulla cima di alte montagne . Alcuni 
de' Frignanesi però , o perchè le loro ricchezze gli avesser resi 
potenti , o perchè si fossero procacciati altronde qualche autori- 
tà , erano a più alto stato salki , e co! nome di Capitani eser- 
citavano qualche giurisdizione , di cui però non ci son ben no- 
ti i caratteri e i confini. E i primi, che veggiamo onorati col 
titolo di Capitani del Frignano , son nominati in un documen- 
to dell'anno 1114. , che contiene una donazione fatta alla Chie- 
sa di Ststoia , e sono : Rainaìdìnm & Radaìdus & Ugulinus & Fa' 
gannì Capitanti de Ferivano. Di quesoi Capitani alcuni aveano 
preso il cognome di Corvoli , forse perchè discendenti da quel 
Corvolo de Fa -ontano , che con altri Nobili, e tra essi con Bernar- 
do di Imelda de Feronìxno, era al seguito della Contessa Matilde 
V anno 1104. (i) ; e che in un altro documento della stessa 
Contessa dell'anno 1107. pubblicato dal Fiorentini è detto Cor- 
bus de Ferognano ; e trovasi pure l'anno ui8. al" seguito dell 1 
Imp. Arrigo V. , sotto un cui diploma si nominano: Corvolus de 
Ferigrtano , & Serafinellus filins ejus , è* Uguzone filius Raineri, che 
forse era della stessa famiglia (z); altri avean preso quello de' 
Gùall«itielli , della qual famiglia parimenti troviam menzione , 
benché alquanto più tardi , nelle carte del XII. secolo . Or i 

Cor- 

i . ..: : \ 

(i\ Antiqu. Irai. T. Ili col. 775. 
(z/SavioIi Ann. Boi. T. I. P. lì. p. 16$. 



CAPO Vili. I05 

Corvoli furono ì primi, i quali F anno 1156. a 12. di Marzo 
fecero un trattato col Comune di Modena (1), che parve d'al- 
leanza, ma fu veramente, almeno nel decorso del tempo, di 
suggezione e di ubbidienza . In esso i Capitani del Frignano , 
cioè quelli che diconsi Corvoli, giurano di prendere la Cittadi- 
nanza di Modena, di difendere la Città e i Cittadini, e di com- 
batter per essi in tempo di guerra, di abitale in tempo di pace 
per un mese in Città senza le loro mogli , e per due mesi in 
tempo di guerra , di tener libera a' Modenesi e sicura la strada 
pel lor territorio , di obbligare tutti i lor dipendenti a fare il 
medesimo giuramento, e a pagare ogni anno al Comune di Mo- 
dena sei denari Lucchesi per ogni pajo di buoi , trattine i Ca- 
stellani , che abitavano continuamente ne' lor Castelli; e per ul- 
timo di dare in proprietà a* Modenesi due de' loro Castelli , cioè 
quello di Sasso marcio , ora Sasso Massiccio , e quello di Gal- 
liato . I Modenesi daila lor parte promettono di ajurare e difen- 
dere i Frignanesi contro i loro nimici , e singolarmente, quan- 
do ne fosse il bisogno, contro de' Gomolesi , co' quali aveano 
qualche controversia , e contro i Guallandi ossia Guallandelli , 
partito opposto a quello de' Corvoli , di dare a' Frignanesi in 
feudo que' due suddetti Castelli, che da essi ricever doveano in 
proprietà, e di impiegare il denaro, che per sei anni ricavasse- 
ro dall' indicato tributo , con altrettanto , che il Comune di Mo- 
dena vi avrebbe aggiunto del suo > nella compera di tanto ter- 
reno presso a Modena da assegnarsi a' Capitani medesimi. 

Par dunque , che le interne discordie de' Frignanesi fosser 
quelle , che inducessero alcuni di essi a fare alleanza co* Mode- 
nesi per averne ajuto e difesa contro i loro nimici , e che tre 
fossero singolarmente i partiti , che vi dominavano , e vi con- 
tendevan tra loro, quello de' Corvoli , quello de' Guallandelli , 
e quel de* Signori di Gomola . Ma degno è d' osservazione un 
passo di questo stromento . Nel giuramento , che danno i Fri- 
gnanesi di difendere i Modenesi contro tutti i loro nimici, ec- 
cettuano quelli , qui juraverunt fìdelitatem Duci Guelfoni , si veneri? 
in Longobardiam , & babebit dominìum p •ossessioni s Comitisse Matildìs^ 
quo dominio amisso , contra omnes . Convien qui ricordare ciò, che 
nel primo Tomo di queste Memorie si è avvertito, cioè che 
Tom. III. O Guel- 



fi) Ant. hai. T. IV. col. 201, 



io6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Guelfo VI. figlio di Arrigo III. Duca di Baviera , e nipote di 
quel Guelfo V. Duca pur di Baviera, che era stato marito del- 
la Contessa Matilde, ottenuto avea dall' Imperador Federigo suo 
nipote l' investitura di alcune Provincie d' Italia e del Patrimo- 
nio Matildico, cioè di que' Castelli , di quelle Terre, e di que* 
beni, che erano stati beni allodiali della Contessa. In questo 
patrimonio eran comprese alcune Rocche e alcune Terre della 
montagna di Modena; e perciò quelli, che vi abitavano, giura- 
rono di non prender 1' armi contro il Duca Guelfo, quando 
egli fosse venuto in Italia , e preso avesse il possesso di qucll* 
ampio patrimonio. Veggasi intorno a ciò , e alla venuta del 
Duca Guelfo, ciò che abbiamo altrove diffusamente narrato, (i) 

Un* altra eccezione fassi nel medesimo documento , cioè di 
quelli tra' Frignanesi , che avean presa la Cittadinanza di Bolo- 
gna, i quali non debbon combattere contro de' Bolognesi . Di fat- 
to dall'atto, con cui nel 1131. i Nonantolani soggettaronsi al 
Comun di Bologna, raccogliesi, che alcuni Frignanesi aveano al 
Comune medesimo giurata fedeltà : Frenianensibus vero , qui nobis 
jurant &c. , e innoltre ciò raccogliesi chiaramente da questo do- 
cumento, in cui son nominati coloro, che presa aveano quella 
Cittadinanza cioè Arrigo, Raffacane, Rainaldino, e Radaldo co* 
suoi figli, e ce ne dà ancora indicio un atto dell'anno 1157. con 
cui que' di Monteveglio si soggettano al Comun di Bologna, 
perciocché in esso tra que' , che vi si trovan presenti nel Con- 
siglio di quella Città, si fa menzione Gualandini Fregnanorum atque 
Rainaldini & Pagani similiter Fregnanorum (2) . E' dunque eviden- 
te , che prima ancor di quest' anno ed essi e alcuni altri anco- 
ra dalla parte de' Guallandelli avevan presa la Cittadinanza di 
Bologna , e acquistato con ciò il diritto d' intervenire alle adu- 
nanze di quel Comune . 

Il trattato di alleanza conchiuso da' Corvoli Frignanesi col 
Comune di Modena fu seguito alcuni mesi appresso, cioè a' 21. 
d'Ottobre dell'anno medesimo, da un giuramento degli uomini 
de* Cordoli , cioè de' soggetti a' Capitani del Frignano del partito 
de' Corvoli opposto a quello de' Guallandelli , con cui essi pro- 
misero a' Modenesi le cose medesime , che a nome loro promes- 
se 



(1) T T. p. 15?. 

Uj Savioli Ann. Boi. T. I. P. IL p. 247. 



CAPO Vili. 107 

se aveano i Capitani . Il qual documento conservasi nell' Archi- 
vio Segreto di questa Comunità . 

11 documento soprarecato ci dà indicio, come si è avverti- 
to , di civili discordie , che erano tra Frignanesi . Di fatto in 
quest' Archivio Capitolare si ha una Carta, la qual ci mostra, 
che nell'Ottobre del 1157. Arrigo Vescovo di Modena erasi 
trasportato nel Frignano prò pace & concordia facienda inter Cor- 
vhIqs & Gualandeìlos . Ma o egli non ottenne l'intento, o pre- 
sto si rinnovarono le discordie. Ed esse dovettero essere di lun- 
ga durata ; perciocché veggiamo , che molti altri Frignanesi 1' an- 
no 11 70. si collegarono co' Consoli e col popolo di Monteve- 
glio per far guerra contro de' Modenesi co' patti , che si possoti 
vedere nello stromento pubblicato dal Muratori (1), e con quel- 
lo fra gli altri , che non avrebber fatta pace co' Modenesi sen- 
za il consenso de' Capitani e de' Vavassori del Frignano loro al- 
leati . Molti son quelli , che nel documento medesimo son no- 
minati , e tra essi veggiamo singolarmente Guido e Rainuccio 
da Gomola , Guatando e i suoi figli, Albertino da Correggio, 
Gherardino da Montecuccolo , Grimaldo di RafTacane , cioè fi- 
glio probabilmente di quel RarTacane , che era uno de* Capitani 
unitisi in alleanza co' Modenesi , Teberto , Anfosso , Boccadifer- 
ro , Bernardino da Campiglio , Ugolino da Varana , Rainuccio 
da Balugola , Malatigna &c. Ma come nelle guerre civili suole 
accadere, se molti si dichiararono nel detto anno contro de' Mo- 
denesi , molti altri de' principali del Frignano nel seguente an- 
no 11 71. con essi si collegarono, come ci mostrano i documen- 
ti dell' Archivio Segreto Estense . Essi furono Uberto da Balu- 
gola, Guido di lui figlio, e Giovanni di Guicciardo pur da Ba- 
lugola, Iacopino di Malastreva , Alberto da Varana, Ildepran- 
dino da Balugola, e quel medesimo Guido da Gomola, che l'an- 
no innanzi erasi collegato co' nimici de' Modenesi, E pare, che 
qualche fatto d' arme fosse allor seguito presso Balugola a dan- 
no de' Modenesi, perciocché nel giuramento i tre ultimi or no- 
minati promettono di ubbidire a' comandi, che i Consoli di Mo- 
dena loro faranno de off emìone bominibus Mutine apud Balugulam 
faEìa. Ma non abbiamo né documenti né Cronache, che ci dia- 
no su ciò maggior lume . E pare anzi , che la guerra co' Mon- 

O z te- 

(1) Antiqu. Ital. T. IV. col. 371, 



iog MEMORIE STOR. MODENESI. 

tevegliesi fosse allora finita , perciocché nell' atto medesimo Pie- 
tro di Monteveglio nell* atto di giurar fedeltà al Comune di 
Modena e di combatter per esso , ne eccettua i Capitani di 
Monteveglio , a* quali pure giurata avea fedeltà ; ma soggiunge , 
che non credesi più tenuto a cos' alcuna con essi , perchè senza 
lui hanno conchiusa la pace. Due anni appresso, cioè nei 1173. 
rinnovò Guido da Gomola il giuramento in favore de' Modene- 
si , e a lui si aggiunse quel Rainuccino da Gomola , che nel 
1170. si era unito co' Montcvegliesi (1); il che pur fecero i due 
fratelli Teberto ed Anfosso, e Gherardo o Gherardino da Mon- 
tecuccolo, che si eran prima dichiarati contro de' Modenesi , Al- 
berto fratel del Vescovo di Modena, Arrigo, Arduino di Ra£- 
facane , Alberto di Radaldo, e più altri (2), e ciò che più do- 
vette riuscir caro a* Modenesi , con essi pure si unirono 1' Aba- 
te del celebre Monastero di Frassinoro e tutte le Terre ad esso 
soggette ($); e finalmente lo stesso fece nel n 74. Parisio del 
fu Rainaldino da Frignano, il qual si dice parente de' Corvoli (4). 
E due de' suddetti, Alberto di Radaldo e Arduino di Raffacane, 
rinnovarono il lor giuramento anche nel 1179. (5) 

Cosi andavansi sempre più moltiplicando gli alleati , e eoa 
essi le forze del Comune di Modena . Nel che è probabile , che 
esso intendesse singolarmente di rendersi più formidabile all'I mp. 
Federigo , che usava allor di ogni sforzo per soggiogare le Cit- 
tà della Lombardia. Ma i Modenesi non erano ancor di ciò pa- 
ghi . Abbiam veduto, che nel 115-6. i Capitani del Frignano 
della parte de' Corvoli avean promesso a' Modenesi di donar lo- 
ro il Castello di Galliato . Convien dire , che questa promessa 
non fosse ancora stata condotta ad effetto. Perciocché nel 1178. 
alcuni deputati di quel Castello venuti a Modena promisero nuo- 
vamente di darlo in mano a' Consoli della Città , ogniqualvolta 
fosse loro piacciuto , e di difenderlo a nome loro contro qua- 
lunque nimico, trattone contro 1' Imperadore, allor quando egli 
godesse tranquillamente del patrimonio della Contessa Matilde, col 
che alludono alla discordia , che era stata tra 1' Imperadore Fe- 
derico L da una parte , e il Papa e le Città collegate di Lom- 

bar- 



■Éawlèa tM 



(1) Script. Rer. Ita!. T. X(V„ p . 774 , ( 4 ) Ardi. Segr. (fella Ccrn. 

d) Antiqui ftal. T. W. co!. 209. (*) Anciqu. Ital. T. 17. col. 657, 

(&) Ib. T, Lì. col. 99. T. L V. col. »i* 



CAPO VITI. xo 9 

bardia dall' altra ; nella qua! occasione il Papa cercava ancora di 
rivendicare i suoi diritti sul patrimonio Marildico ; perciocché 
nella pace fatta tra '1 Pontefice e 1* Imperaiore 1* anno prece- 
dente in Venezia non era stato questo articolo chiaramente de- 
ciso , come si è altrove veduto . Rinnovarono ancor la promes- 
sa , che già fatta aveano , di pacare al Comun di Modena 1' an- 
nuo tributo di sei denari Lucchesi per ogni pajo di buoi . I Mo- 
denesi eransi allora obbligati a dare in feudo a' Frignanesi il 
Castello medesimo, che da essi riceveano in dono. Di ciò non 
si fece più motto in questo nuovo trattato ; ma invece ordina- 
rono , che ogni primo n'orno del mese si facesse in Galliate 
un mercato , il cui guadagno fosse per una metà del Comune 
di Modena, per l'altra de' Signori e degli abitanti del Castello', 
e innoltre dieder loro quaranta lire Imperiali da impiegarsi nel 
comperar case e terreni tra Marano e Modena (1) . E nell' an- 
no medesimo ottennero i Modenesi , che i Consoli e il popolo 
di Sassolo seguisser 1' esempio de' Frignanesi nel cercare la loro 
alleanza (2) . Finalmente V anno seguente 1179. que' di Pom- 
peiano, e p ima di essi que' di Montalto e di Moceno, si uniro- 
no essi pure, come gli altri Comuni della Moxitagna (3). 

Frattanto molti de' principali Frignanesi eran venuti a st^« 
bilirsi in Modena, e vi rappresentavano in certo modo tutta la 
loro Provincia. Quindi a* 22. di Maggio del 1185. unitisi insie- 
me nella Chiesa di Vignola i principali tra essi , cioè Baruffal- 
do da Frignano , Lotterio da Montealfredo , Teberto Falsabd- 
na , Bernardo da Campiglio, Giovanni da Balugo|a , e Campi- 
glielo , i quali si intitolano Fefìores Procerwn & Palvasorum Mu- 
tine , promisero di reggere saggiamente gli altri tutti , e di man- 
tenere o di far fra essi la pace, di decider perciò le contese, che 
tra essi nascessero, e se alcuni non volessero alla loro decision 
soggettarsi , si stabilì che tutti gli altri dovesser contro essi rivol- 
gersi (4). Nel qual documento si nominano ancora ì principali 
partiti, ne' quali era allor diviso il Frignano, cioè Corboìì & Guó* 
fondelli , & Agìnones & UH de Campi Ho & Pahnssores Bahigule .. 

Ma mentre speravasi di riunire in pace i discordanti parti- 
ti , avvenne cosa , che poteva innasprir gli animi' maggiormen- 
te . 



(0 Arch. Segr. della Com. (?) Ant. ftaf. T. IV. col. 43* 

(3; Ivi. (4) Ib. col. Ó57, 



no MEMORIE STOR. MODENESI. 

te . Alcuni de* Capitani del Frignano eran padroni del Castello 
di Crespelano , ora nel Bolognese . Come ne avessero essi ac- 
quistato il dominio , è cosa difficile ad intendersi . Ma forse allor 
quando alcuni de' Frignancsi l'anno 1170. si unirono co' Con- 
soli e cogli abicanti di Monteveglio contro de' Modenesi , essi vi 
fissarono per qualche tempo la lor dimora; e col diritto allor 
sì frequente del primo occupante s' impadronirono del non lon- 
tano Castello di Crespelano . Ma per qualunque ragione ne fos- 
sero essi padroni, 1' anno 1188. a' 3. di Giugno Bartoiommeo 
e Arrigo Pichi , che diconsi Consoli de' Frignanesi , con più al- 
tri , fra' quali si nomina Radaldino figlio di Alberto Radaldo 
famiglia Frignanese , venuti a Bologna cederono liberamente al 
Comune il dominio di quel Castello . Quindi ne' giorni seguen- 
ti la donazione medesima fu ratificata e confermata da più al- 
tri , che sul Castello medesimo avean diritto; e tra essi veggiam 
nominati Ubaldo Guallandello, e Manfredino , Ubertino , e Lan- 
franco fratelli di Arrigo Pico, Arrigo figlio di Gherardo da Fri- 
gnano , e veggiamo presenti agli atti Arduino di Raffacane , e 
Bartoiommeo da Frignano . (1) 

Ciò non ostante o perchè i Bolognesi non mantenessero 
a' Frignanesi le promesse lor fatte , o perche i Modenesi sapes- 
sero richiamare almeno i principali de' Frignanesi alla loro al- 
leanza , sulla fine dello stesso anno 11S8. i diversi partiti riu- 
nironsi in pace . Rimisero essi la decisione delle loro controver- 
sie ne' Consoli di Modena , e questi radunato il pubblico gene- 
rale Consiglio a' 14. di Dicembre del 1188. pronunciarono il 
lor Laudo . In esso si dice , che i due partiti de* Frignanesi , 
che tra lor guerreggiavano , eran quelli de' Guallandelli e degli 
Aigoni , ( nome forse sostituito a quello di Cor voli , e che di- 
venne poi in Modena 1' appellazione comune de' Guelfi , mentre 
i Gibellini si norninavan Grasolfi ) benché quelli di queste stesse 
famiglie fosser di diverso partito , ed alcuni avessero abbraccia- 
ta la parte alla lor famiglia contraria , e che i Comuni , che 
vi aveano parte singolarmente , erano que* di Casola , di Pri- 
gnano , e di Gomola . Si nominano i principali di amendue i 
partiti , e in quello de' Guallandelli si veggon tra gli altri Ubal- 
do Guallandello allora Podestà del Frignano, Bartoiommeo e Ar- 

ri- 



(1) Sa violi Ann. Boi. T. IT. p. 156. &c. 



CAPO Vili. in 

rigo Pichi ( i quali pochi mesi addietro erano stati tra* prin- 
cipali alleati de' Bolognesi , e aveano avuta gran parte nella ces- 
sione di Crespelano ) Parisio Grimaldo co' suoi figli Jacopo e 
Ugolino, e Ugolino da Campiglio co' suoi fratelli; in quello de- 
gli Aigoni sono Teberto da Falsabrina, Lottarlo da Montealfre- 
do , Adagerio da Bagno , Bernardino di Boccadiferro , e Ghe- 
rardo e Teberto di lui fratelli , Lanfranco Cimicelli , Rainerio 
Guallandello , e Petrocino da Gomola ; si accenna e si confer- 
ma non so qual Laudo profferito già in tali controversie dal 
Vescovo di Modena ; si prescrivono alcune soddisfazioni , che 
1* una parte dee dare all'altra per qualche danno recatole, e si 
comanda , che i Comuni , i quali hanno qualche Rocca o Ca- 
stello nel lor distretto , debbano assicurarseli a vicenda 1' uno 
all' altro, e si ordina la restituzione delle cose tolte, e il vicen- 
devol perdono delle ricevute ingiurie (i) . Nel giorno seguente 
i principali de' due partiti poc'anzi nominati, e tra' essi Teber- 
to di Falsabrina, Ugolino da Campiglio figlio di un altro Ugo- 
lino, i tre figli di Boccadiferro, Bernardino, Gherardo, e Te- 
berto , Lotterio da Montealtredo , Albertino di Bernardo da 
Campiglio, Adigerio da Bagno, Ubaldo, e Rainerio Guallan- 
delli , e Lanfranco Cimicelli giurarono solennemente di osserva- 
re il Laudo da' Consoli di Modena pronunciato; e perciò il gior- 
no seguente tre de' suddetti , cioè Lotterio da Montealfredo , 
Bernardino di Boccadiferro , e Adigerio da Bagno prestarono il 
consueto solenne giuramento di voler essere Cittadini di Mode- 
na. (2) 

Qual fosse 1' effetto di questo Laudo , e se veramente se- 
guisse la pace tra' Frignanesi, non possiamo accertarlo per man- 
canza di documenti . Ma io credo , che o fosse inutile il Lau- 
do , o che la guerra per breve tempo interrotta si rinnovasse 
presto , e forse più furiosa che prima . E me ne dà sicuro in- 
dicio una carta Nonantolana de' 4. di Maggio del 11 92. , in 
cui r Abate Bonifacio dà in enfiteusi ad Enrico Pico , e ad 
Ubertino , Lanfranco , e Giovanni di lui fratelli , i beni , che 
ii Monastero di Nonantola aveva in Curia Montis Mar ut in loco 
ubi dicitur Pasteno, e interviene a quest'atto Bernardino da Mon- 

te- 



(1) Ant. Ita!. T. IV. col. 6yj, 

(2) Arch. Segr. della Coznun. 



ni MEMORIE STOR. MODENESI 
tecuccolo, il qual mette gli investiti al possesso de* beni. L'at- 
to ha questa data: Aflum in loco, in quo pax Frcgnanemium fati* 
fuit, & todem die (i) . Egli è dunque evidente, che o le guerre 
civili de' Frignane5i continuarono, o presto si riaccesero; e che 
non ebber fine che nel n<)z. a' 4. di Maggio con nuovo trat- 
tato, il qual fu segnato nel luogo stesso di Pascono. 

Qualche nuovo tumulto par che nascesse poco dopo tra Fri- 
gnanesi , e che ciò desse occasione a un nuovo atto , con cui nel 
11 97. non solo le Comunità accennate poc'anzi, ma quasi tutte 
quelle della Montagna Modenese giurarono un' altra volta di ub- 
bidire a' comandi de' Consoli di Modena , di difenderne i Citta- 
dini , e di custodire le loro Rocche e Castelli a nome del Co- 
mune di Modena. Si può vedere nel nostro Codice Diplomati- 
co il transunto di tutti gli Atti , che per ciò si fecero , e i 
nomi di tutte le Comunità , che giurarono ubbidienza. Ed è ad 
osservare , che molte di esse , mentre promettono di ubbidire a' 
Consoli di Modena, aggiungono & nominativi de fatto Lonardi , 
indicando così un fatto, che avea forse data occasione a' nuovi 
tumulti , ma di cui non possiamo dare più precisa notizia . Al- 
lo stesso modo che le Comunità , alcuni de' principali Capitani 
del Frignano rinnovarono i Ior giuramenti , cioè Baruffaldo da 
Frignano , Enrico Pico , e Ubertino e Giovanni di lui fratelli , 
Giovanni e Ugolino di Grimaldo, Bernardino da Montecucco- 
lo , Albertino da Frignano, e Buonaccorso di lui figliuolo, co- 
me si vedrà dall' Atto medesimo , che sarà pubblicato . 

Pareva , che dopo tanti giuramenti il Comune di Modena 
potesse considerarsi come pacifico possessor del Frignano . E 
nondimeno non passò molto tempo , che dovette prender le ar- 
mi contro di que' medesimi , che tante volte gli avean promes- 
sa ubbidienza e vassallaggio. Furori dapprima i Frignanesi fedeli 
esecutori de' patti coi Comune di Modena stabiliti , e perciò 
nell'anno 1201., quando i Modenesi, che erano in guerra co' 
Reggiani , assediaron Rubiera , vennero essi pure , almeno per 
quella parte, che era soggetta al Monastero di Nonantola, cioè 
la Pieve di Fanano , in ajuto de' Modenesi , da' quali però fu- 
rono stipendiati (2,) , e Io stesso fecero que' del Contado di Go- 

mo- 



(1) S'or. Nonanr. T. U. p. ?2o. 

(2) Storia Nonant. T. I. p. 317. 



capo viiì. tn 

mola , come ci mostra V alleanza fatta da' Reggiani in queir 
anno co' Signori del Castel di Picengolo . Ma due anni appresso 
si cambiò scena . Eran nate controversie tra Modenesi e' Bolognesi 
per cagion di confini, e temevasi di vicina guerra. Affine di pre- 
venirla si prese lo spediente del compromesso. E i Modenesi avea- 
no sì alta stima de Bolognesi , che scelsero ad arbitro della contesa 
Uberto Visconti Podestà di Bologna . Essi non ebber poi a com- 
piacersi di questa scelta . Perciocché il Laudo da lui profferito 
nel 1204. ristrinse non poco i confini del Modenese, e ampliò 
per F opposto di molto quelli del Bolognese (1), del che si è 
detto altrove più lungamente . Ma in esso non è punto nomi- 
nato il Frignano, né alcune -deHe Terre ad esso spettanti." E 
nondimeno negli antichi Annali Modenesi dopo il racconto di 
questo fatto si soggiugne , che i Modenesi furono coli* eserci- 
to a Pauilo nel Frignano , e diedero il fuoco alla Villa di Ca- 
diano , e che i Parmigiani di ciò sdegnati , .benché fosser da 
lungo tempo amici de' Modenesi , e anche nel precedente anno 
avessero protestato , che sarebbero sempre pronti a prendere la 
lor difesa , prese 1' armi , e tratto fuori il loro Carroccio per 
segno ài guerra dichiarata , corsero a soccorrere i Frignanesi 
contro i Modenesi loro nimici (2). Ma donde mai questo im- 
provviso sdegno de' Modenesi contro de' Frignanesi ? E qual 
colpa avea-no essi , se il Podestà di Bologna avea pronunciata 
un' ingiusta sentenza? Il Muratori dice (3), che i Modenesi cer- 
carono di rifarsi del danno avuto contro de' Capitani e Castel- 
lani del Frignano. Ma io non crederò mai, che i Modenesi 
fossero capricciosi tanto ed ingiusti , che volessero, mettere a 
ferro e fuoco paesi , di cui non aveano ragion di lagnarsi . Par- 
mi più verisimile, che lo Scrittor degli Annali abbia narrato un 
tal fatto in seguito dell' ingiusto Laudo , non come effetto di es- 
so, ma come cosa in quell'anno stesso avvenuta. E perciò si può 
credere, die i Frignanesi non si mostrasser disposti a mantener 
le promesse fatte già a' Modenesi , o ch« qualche sollevazione 
seguisse tra loro , che inducesse i Modenesi ad andare armati 
contro essi . Io ho alle mani alcuni frammenti di una Cronaca 
Tom. III. P del 



(1) Antiqu. Ita!. T. IV. col. 211, 
(2 Script. Rer. Ini T.XI. col. 56. 
(3) Ann, d' Itai. ad ann, 1204. 



ii4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

del Frignano , che si conservava , e che forse si conserva tutto- 
ra presso la famiglia Albinelli di Sestola , ma eh' io non ho po- 
tuta vedere intera. In essi ancora ( eh' io per amore di brevi- 
tà chiamerò la Cronaca Albinelli ) si racconta la guerra , sen- 
za indicarne il motivo Anno Domini 1204. Mutinemes in potenti 
hrackio ifl Frignanum exercitum duxerunt . 

Qualunque fosse Y origine di questa guerra, convien dire, 
che essa riuscisse poco felice a' Frignanesi , e che i Parmigiani col 
lor Carroccio dovesse r tornarsene addietro mal soddisfatti del lo- 
ro armamento. Perciocché veggiamo, che l'esito ne fu vantag- 
gioso a' Modenesi soltanto , e che i Frignanesi di loro alleati , 
che prima erano , divenner loro interamente soggetti . Nel se- 
guente anno 1205. a' 21. di Aprile i Capitani del Frignano, e 
tra essi BarufFaldo e Bartolommeo Parisio , Jacopo e Ugolino di 
Grimaldo , Bernardino di Montecuccolo , ed altri delia parte de* 
Corvoli , quindi il giorno seguente que' della parte de' Guallandelli , 
e poscia negli altri giorni tutte le Comunità del Frignano e del- 
le montagne scelsero ad arbitro delle controversie, che aveano 
col Comune di Modena, il Podestà di questa Città, che era in 
queir anno il celebre Saiinguerra. Questi a' 5. di Dicembre dell' 
anno medesimo p.onunciò solennemente il suo Laudo , e ordi- 
nò , che il Comune di Modena dovessse avere piena giurisdizione 
in tutto il Frignano, e ne esercitasse ogni atto, lasciando solo a* 
Capitani il diritto, quando ne avesser goduto da' 20. o 30. an- 
ni addietro , di riscuotere da que' popoli qualche imposta ; che 
tutti i Frignanesi , trattine solo i Militi e i Servi , dovesser pa- 
gare ogni anno al Comune sedici denari imperiali per ogni pa- 
jo di buoi , e otto per qualunque altra famiglia, e che a spese 
loro dovessero armarsi e far la guerra , quando piacesse al Co- 
mune . La sola cosa a' Frignanesi vantaggiosa , che Salinguerra 
ordinò , fu , che il Comune di Modena , come si era fatto altre 
volte, impiegasse mille lire Imperiali in comperar case e pode- 
ri da darsi in feudo a' principali tra' Frignanesi , che ivi son 
nominati, e son tra essi Bernardino da Montecuccolo,. Azzo da 
Fregnano , Enrico Pizo , o Pico, Giovanni de' Buoi ec. Cosi 
ebbe fine la breve guerra suddetta , e così i Frignanesi furono co- 
stretti a soggettarsi interamente al Comune di Modena. Di que- 
sto fatto , di cui si son prodotti a suo luogo gli autentici mo- 
numenti , si fa anche menzione negli antichi Annali Modene- 
si : 



CAPO Vili. n S 

sì : De anm MCCV. Catmei de Frignano cessertint omnia sua jitra 
Mutinoisibus , & dederunt jurisdiBionem Frignarti Comuni Mutili* (i) 
e nella Cronaca Albinelli : Sequentique anno ( cioè nel 1105.) 
compositio facla fuìt cum popuìis Fri'gnani et parità cum nobilibus 
partii Montiicuccoli cum pactis et capitulis inter eoi confe&is . 

In seguito di quesca pace alcuni de' principali Frignanesi 
vennero a stabilirsi in Modena , e nel territorio di essa acqui- 
starono beni . Così veggiamo in due carte dell' Archivio Capi- 
tolare degli 11. di Giugno del usi. che Martino Vescovo di 
Modena investe Giovanni de' Buoi in nome di una figlia di Ja- 
copo di Gnmaldo di un feudo , che il padre di essa avea nel 
Finale , al qual atto trovasi presente Azzo da Frignano , e che 
a' 2. di Fcbbrajo del 1228. il Vescovo Guglielmo dà per nove 
anni allo stesso Azzo da Frignano quattro mansi di terra nel 
distretto di S. Felice . 

Ma ciò non ostante nuovi torbidi si eccitarono presto tra' 
Frignanesi . Perciocché oltre la breve guerra mossa nel 12 io. 
all' Abadia di Frassinoro , di cui si parlerà nel Dizionario To- 
pografico , que' popoli 1' anno 1213., come narrasi negli anti- 
chi Annali di Modena (z) , si ribellarono a' Modenesi. Così sec- 
camente si dice ivi , senza indicarci , né qual origine , né qua! 
conseguenza avesse una tal ribellione , se non che all' anno se- 
guente si aggiugne , che i Modenesi distrussero il Castel di 
Monzone nel Frignano . Nella Cronaca Albinelli si fa prin- 
cipale autore di questa sollevazion del Frignano Guidinello 
da Montecuccolo detto il vecchio , e se ne recano per mo- 
tivo le molestie e le ingiurie , che i Frignanesi eran co- 
stretti a soffrire da' Modenesi: Anno 121 2. Nobiles de Mon- 
tecuccolo, 'uidelicet Guidinellus 'vetusti or cum sequacibus suis , ob in- 
jurias et contumelias eis per Mutinenses ilìatas t eorum ineptias uìterius 
ferre non valentes , guerram & turbam ipsis Mutinensibus viri/iter 
intuìerunt . E segue poscia narrando, che il Castel di Monzone, 
benché valorosamente difeso, fu l' anno seguente espugnato e 
distrutto da' Modenesi . Non é inverisimiie , che desse occasione 
a questa guerra un onorevol diploma da' Nobili da Montecucco- 
lo ottenuto T anno 1212. dall' Imperadore Ottone IV. con cui 

P 1 egli 



(1) Script. Rer. Ital. T. XI. col. 56. 
(1; lt». col. 57. 



n6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

egli conferme) loro il dominio , che già da più anni avevano , 
di molti Castelli del Frignano, dichiarandolo indipendente. Que- 
sto diploma si è era smarrito, ma vedremo, eh' esso fu pro- 
dotto disciasette anni appresso, cioè nel 122.9., e riconosciuto 
come legittimo ed autentico dal Podestà e dal Co muri di Bo- 
Jogna. Or un tal diploma, che rendeva inutile la dedizione fat- 
ta più volte di una non picciola parte del Frignano al Co- 
mune di Modena, dovette certo innasprire gli animi de' Mode- 
nesi , ed eccitarli a molestare e a travagliare coloro , che 
non volevan più riconoscere i-I lor dominio; e forse non al- 
tra che questa fu la ribellione de' Frignancsi nella Cronaca ac- 
cennata . Forse anche non mal si apporrebbe , chi congetturas- 
se , che fosse in parte autore di questi nuovi torbidi il sud- 
detto Salinguerra . Era egli allora nimico del Marchese Al- 
dobrandino d' Este , con cui contendeva pel dominio di Fer- 
rara ; e i Ferraresi e i Modenesi erano collegati coli' Estense ; 
e nel 1213. costretto i' aveano ad atterrare il Castello di Pon- 
te Duce , come altrove si è detto ; e non è perciò improba- 
bile , che contribuisce egli pure ad accendere questo fuoco, Ma 
qualunque fosse l* esito di queste nuove turbolenze, sembra cer- 
to , eh' esse fossero assai brevi , poiché non se ne ha che quel 
semplice cenno. 

Durò per alcuni anni dopo la distruzion di Monzone la 
tranquillità e la pace nel Frignano, e ad assicurarsi, eh' essa 
non fosse turbata per controversia' de' confini, l'anno 1220. fu- 
ron fissati i luoghi, che dividevano il Frignano dal territurio 
Bolognese (1). Frutto di questa dure voi pace fu la convenzione 
fatta nel 1225. tra' Modenesi e' Pistoiesi, nella quale essendo 
Ambasciadori per parte de' primi Azzo da Frignano nominato 
poc' anzi, e Buonaccorso di Corrado, si stabilì una vicendevole 
alleanza ed amicizia fralle due Cicca , e che dall' una all' altra 
dovesse farsi e mantenersi una strada, la quale pel Frignano ve- 
nisse a Modena, passando pe' luoghi di Valdilamola, Serrazone, 
Trentino , Rocchetta , Valdisasso , Paullo ,• e Balugola , o per 
altri luoghi , che più sembrassero opportuni (2) , la quale strada 
iìn dal secolo precedente era stata ordinata , ma forse non con- 
dot- 



to Sa violi Ann Boi. T. U. P. [L p. 429, 
il) Antiqu. Ita!. T. IV. 5. 4 i;>. 



CAPO Vili. u 7 

dotta ad effetto, o guasta poi dalle guerre o da altre pubbliche 
calamità (i). Così fin d' allora pensavasi ad aprire , anzi pro- 
bablmente fin d' allora fu aperta, una strada da Modena a Pi- 
stoia, che poi nuovamenre a' dì nostri è stata con tanto mag- 
gior magnificenza e sicurezza nuovamente aperta. 

Questo progetto però dovette forse per qualche tempo ri- 
maner sospeso e interrotto per la guerra, che presto si accese 
trai Bolognesi e l Modenesi. L' anno izzó. nel mese di Giu- 
gno 1' Imp, Federigo II. trovandosi in Borgo S. Donnino an- 
nullò con suo Diploma L' ingiusto Laudo profferito da Uberto 
Visconti nel 1204. , e rendette a Modenesi molti Castelli e 
molte Terre così del piano come della montagna, che erano sta- 
ti lor tolti da' Bolognesi (2) . Da questo Diploma pubblicato dal 
Muratori raccogliesi , quai fossero i confini da Federigo fissati. 
Qui basti l'avvertire , che ciò punse ed irritò per modo gli ani- 
mi de' Bologoesi , che V anno seguente 1227. mossero guerra a* 
Modenesi; e il Frignano singolarmente fu dalle lor truppe oc- 
cupato, e vennero ivi a battaglia, di cui però non ci si dice, 
qual fosse 1' esito. Anche nella Cronaca Albinelli si fa un cen- 
no di questa guerra, e sì dice, che a* Bolognesi si unirono 1 
Nobili da Montccuccolo, i quali non aveano ancora dimenticati 
i danni da questo Cornuti ricevuti 1* anuo 1214. I documenti, 
che produrremo da questo Segreto Archivio della Comunità , ci 
fanno conoscere, che i Modenesi inclinati alla pace spedirono 
tre Ambasciadori a Bologna, cioè Aldrovandino Pico, Gherar- 
dino Boschetti, e Leonardo- Compagnoni- e che il terzo di que- 
sti a' 21, di Ottobre dell' arino stesso nel pubblico Consiglio di 
Bologna perciò radunato , esponendo i danni , che dalla guerra 
amendue le parti sentivano, e que' molto maggiori, che erano 
per provarne, se essa continuasse, perorò sì efficacemente, che 
indusse i Bolognesi ad entrare in trattato di pace , e che quin- 
di a' 27. del mese stesso unitisi insieme i due Podestà di Bo- 
logna e di Modena cogli Ambasciadori di amendue le Città de- 
terminaron di esaminare , quai fossero i danni dall' una all' al- 
tra parte recati , e di darne ad amendue un giusto e ragione- 
voi compenso. Ma eonvien dire, che qualche grave e insuper&» 

bi- 



l.l j • ni . .1. MI ■■ i. . . I... ■ ll l W.ll»! I ll l I » ■ 



f») Stor. Nonanr. T. I. p. 5. 

(i) Antiqu. Ital. T. IV. col. 21& 



u8 MEMORIE STO R. MODENESI. 

bile diflìcoltà a ciò si opponesse, perciocché la guerra continuò 
con più vigore che prima . Ne abbiam ragionato nelle Memorie 
Storiche riguardanti quest' epoca. Ma vuoisi qui avvertire ciò , 
che dalle Cronache non ci è stato tramandato, cioè che oltre 
i fatti d' armi accaduti nella pianura ; il Frignano ancora fu 
dalle armi de' Bolognesi in gran parte occupato . Così ci mo- 
stra un pregevole documento de' 27. di Gennajo del 121^. trat- 
to dall'Archivio pubblico di Bologna, che conservasi in copia 
presso questo Sig. Marchese Giuseppe Montecuccoli . Contiene 
esso il ricorso fatto da Guidinello , da Alberguccio, e da Corsi- 
no da Montecuccolo a nome ancora di Lancellotto , di Marcuc- 
cio e di altri della loro famiglia , che diconsi Signori del Fri- 
gnano, i quali espongono al Comun di Bologna, che in occa- 
sione di questa guerra i loro Castelli nel Frignano erano stati 
occupati e danneggiati dalle truppe Bolognesi , forse perchè esse 
credettero per errore , che que' luoghi appartenessero al Comu- 
ne di Modena. Essi perciò producono un Diploma di Ottone IV. 
dell' anno 1212. , con cui avea investita la Ior famiglia di que 
Castelli e di quelle Rocche, e singolai mente tra esse di quella 
di Polinago , Nosa ( forse la Torre della Nogada ) , Mocogno , 
Gainazzo , Montecuccolo , Montese , e Penna ; e chieggon quin- 
di la restituzione di que' Castelli, e il compenso de' danni sof- 
ferti . E di fatto fu lor promesso , che sarebbesi di ciò trattato 
in pieno Consiglio , il qual certamente sarebbe stato lor favore- 
vole, a patto però, eh' essi giurassero di tenere e difendere que' 
Castelli non già ad offesa , ma anzi a difesa del Comun di Bo- 
logna, e così giurarono essi , eccettuandone però la presente 
guerra, in cui protestarono di non volere aver parte. La detta 
guerra continuò fino al Decembre del detto anno 1229. , in cui 
stabilissi una tregua per otto anni frai Bolognesi e i Modenesi , 
come altrove si è detto più a lungo „ 

Non erano ancor passati cinque anni dopo la conchiusion 
della tregua, quando i Bolognesi nel Luglio del 1224. > colta 
r opportuna occasione, mentre i Modenesi erano andati in soc- 
corso de' Cremonesi, assaltarono improvvisamente il Castel di 
Bazzano , e gravemente ne danneggiarono i contorni; e quindi 
recatisi a S. Cesario 1* espugnarono e 1' incendiarono. Ma assai 
maggiore fu il danno, che recò a' Modenesi la perdita del Fri- 
gna- 



CAPO Vili. n 9 

gnano. Secondo gli Annali Modenesi (1) furono alcuni tradito- 
ri, che venderono a* Bolognesi quella Provincia. Secondo la 
Cronaca di Bologna (2.) furono i Bolognesi , che a gran prezzo 
la comperarono . Ed amendue gli Storici possono ottimamente 
insiem conciliarsi dicendo, che il danaro de' Bolognesi indusse 
i Nobili del Frignano a vender loro quella Provincia. Di que- 
sto avvenimento si fa ancora un cenno, ma all' anno 1233. 
nelle Cronache Faentine : Hoc anno Commune Bononie babw't primo 
Frignar.nm sub sua ditione (3). Ed accennasi pure sotto i' anno 
1234. nella Cronaca Albinelli , in cui si attribuisce tal cambia- 
mento singolarmente a' Nobili di Montecuccolò : Kobiks de Mon- 
tecuccolò videlicet Guidinellus , Lanzalottm & Carolus cum eorum par' 
te Ghibellina Frignani , & pars Guelfa ìnsimul cum Bonon'iensibus li- 
gam & uniiatem fecerunt contri Mutinenses eos infestantes . Colle qua- 
li parole sembra indicarcisi , che non 1' interesse , ma le mole- 
stie loro recate dal Comune di Modena determinasser que' No- 
bili a ricorrere alla protezióne de' Bolognesi. 

Il Ghirariacci (4), e dopo lui l' Ab. Calindri ci han dato 
un transunto del documento, con cui a' 12. di Novembre del 
1234. fu stabilita questa cessione, e io lo pubblicherò intero 
nel Codice Diplomatico. In esso Ugolino del fu Bartolommeo 
da Frignano, e Guaiando del fu Opizino da Sarrazone de' Gual- 
Iandelli agiscono a nome di tutti gii altri Militi del Frignano * 
i quali si nominano distintamente in numero di 25. Ma molti 
di essi si indicano col solo nome, senza spiegarne la famiglia. 
Quelli, a cui essa vedesi aggiunta, sono Bernardo del fu Ro- 
lando da Ozano, Pietro e Tommaso del fu Tommaso da Lamo- 
la, Tommasino del fu Bernardo da Montecuccolò, Arrigo del 
fu Giovanni , Jacopo del fu Ubertino, Serafinello del fu Lan- 
franco, e Filippo figlio dello stesso Serafinello, tutti Rastaldi* 
Corrado del fu Guido Bojo , e Andrea e Rainero di lui figli, 
Jacopo e Parisio di Ugolino Grimaldi , e Tommasino e Barto- 
lommeo di Giovanni de' Buoi . Tra quelli , che si indicano col 
solo nome io non veggo alcuno, che appellisi Guidinello , Lan- 
zalotto, o Carlo, che nella Cronaca Albinelli si registrano co- 
me 



(t Script Rer Trai. T. >J. col. 60. 

(2) Ibid. T. XViH. col. 2sS. (3) Minar. Script. Favent. col. 232. 

(4; Stor. di Boi. T. I. p. 157. 



nò MEMORIE STOR. MODENESI. 

me appartenenti alla famiglia da Montecuccolo; e mi nasce per- 
ciò qualche dubbio sull' autorità della Cronaca stessa . Ma forse 
nel documento non si fece menzione che del principal Capo di 
quella famiglia, o forse quel Ramerò del fu Buonauorso , che ivi 
è nominato senza cognome, è il lor padre. Osservo ancora, che 
tutti questi Nobili e Capitani sembran divisi in due famiglie , 
perciocché in un luogo si dice : de domo Freracmensium sive pro- 
genie , & de domo Gualendmorum sive progenie; e così pure in al- 
tro luogo si distinguono i Guallandeili da que' di Frignano, coi 
qual secondo nome s' indicano i Signori di Montecuccolo , co- 
me da altri documenti vedrem raccogliersi chiaramente. Si no- 
n-iman poscia i Castelli del Frignano , eh' erano in istato a di- 
fendersi agevolmente contro i n i-mici, e sono Monforte , Mon- 
tespecchio, Sestola, Serrazzone, Panano, Rocca di Scaglia os- 
sia Roncoscaglia , Montecreto, Monte Liuzo, Monte Castagna- 
io, la Rocca de Orsetto, che è forse Monte Orscllo . Poscia gli 
altri luoghi men forti , cioè' Desmano , Trignano , Arsezola , 
Rocchetta, il V esale , Valdisasso , Benedcllo, Montecuccolo, 
Monzone, Riopodrisio , Fiumalbo, e Sasso Guidano, e si sog- 
giugne , che ad essi si uniranno ancora gli altri luoghi aperti e 
senza difesa . 

A nome adunque de' Capitani e degli abitanti di tutto que- 
sto ampio tratto di paese promettono i due Deputati al Comu- 
ne di Bologna, di servirlo fedelmente colle loro persone e to' 
loro Castelli in tempo di pace non meno che in tempo di guer- 
ra , e si stabiliscono i patti di questa soggezione. Per essi deb- 
bono i Frignanesi far ia pace e la guerra secondo che piacerà 
al Coaiun di Bologna; gli abitanti di quella Provincia non deb- 
bon pagargli altra imposta che di tre soldi di Bolognini per ogni 
pajo di buoi; e diciotto per ogni zappa, dalla qual imposta pe- 
rò debbon essere esenti i Nobili. Le cause, nelle quaii un Bo- 
lognese abbia a contendere con un Frignanese , si trattino in 
Bologna; in quelle de' Frignanesi tra loro il Gomun di Bolo- 
gna non si intrometta, trattene però quelle de' Nobili, che tut- 
te debbono esser trattate in Bologna . Gli sbanditi dal Comun 
di Bologna siano sbanditi ancor dal Frignano, e in questa Pro- 
vincia si osservin gli editti intorno alle vettovaglie, che in Bo- 
logna saran pubblicati , e sia lecito a' Frignanesi il condurre i 
lor generi alla stessa Città . In tutto il rimanente i Capitani e 

i No- 



CAPO Vili. ni 

i Nobili del Frignano conservino i loro diritti. Dall' altra par- 
te il Cornuti di Bologna promette di difendere i Frignanesi an- 
che coli' armi contro de' lor nimici, e singolarmente contro de* 
Modenesi; di compensare i danni, che per occasione di guerra 
soffriranno ne' loro beni coli' assegnar loro altri terreni nel Bo- 
lognese ; di costringere gli uomini di Lizzano matto ad entrare 
in questa alleanza; di compensare gli altri danni, che o in ca- 
valli o in armi venissero a ricevere , di permetter loro un com- 
mercio libero ed esente da ogni tassa nel Bolognese ; di da- 
re a ciascheduno de' nominati in questo trattato cinquanta lire 
Imperiali per compera di cavalli e di armi ; e di non fare pace 
o tregua co* Bolognesi , senza inchiudervi i Frignanesi ancora. 
E si aggiugne per ultimo , che fermi e perpetui e stabiliti con 
giuramento debbano essere questi patti, e ogni anno a maggior 
sicurezza debbano rinnovarsi. 

Tra Capi di questa confederazione fu Rainero di Buonac- 
corso da Frignano ; ma questi dopo breve spazio di tempo tornò 
all' ubbidienza del Comune di Modena. Perciocché neh' Archi- 
vio della Comunità conservasi un documento de' 13. d' Agosto 
del 12.55. con cui il Podestà di Modena a nome dello stesso 
Comune gli dona una casa nella Cinquantina di S. Giorgio, e 
dichiara , che gli fa questo dono pò eo quod re-versus est ad amo- 
rem & servitium Communis Mutine & ad precePta Potestatis & Corri' 
rnunis Mutine. E forse per la stessa ragione T amo seguente 
1236. fu donata ad Azzo da Frignano di lui fratello a titolo di 
feudo un' altra casa nella Porta di Albareto, e quindi egli giu- 
rò fedeltà e vassallaggio allo stesso Comune. Questi però fin dal 
1228. avea cominciato ad acquistar beni nel territorio di Mo- 
dena , e avea presi in affitto dal Vescovo Guglielmo alcuni ter- 
reni nel distretto di S. Felice (1) . Gli altri Capitani del Fri- 
gnano continuarono nella lor ribellione contro il Comune di 
Modena. Di fatto leggiamo, che nel 1235. essendo i Bologne- 
si entrati a mano armata nel territorio di Modena, spingendosi 
ancora alla montagna , ed essendosi ribellato il Castel di Mon- 
zone , i Modenesi colà accorsi 1' assediarono tosto e il presero ,• 
e vi fecer prigioni sei de' Capitani traditori (2), i quali proba- 
bilmente portaron la pena al lor delitto dovuta . 

Tom. III. Q Co- 



(.1) Arth. Segr. Eft. (a) Script. Rer. Ital. T. X£. <ol. 60. 



ut' MEMORIE STOR. MODENESI. 

Cotali fatti non cran troppo opportuni a disporre gli ani- 
mi alla pace. Continuò dunque la guerra contro de* Bolognesi, 
ma non troviamo, che ne fosse se non in picciola parte teatro 
il Frignano, ove nel 12.39. i Bolognesi uniti co' ribelli sorpre- 
sero ed arsero il Castello di Monte Tortore (1). Anzi nel 1240. 
come si accenna negli antichi Annali (z) , la parte de' Guallan- 
delli tornò ah' ubbidienza del Comune di Modena con tutti i 
loro Castelli , e colla Pieve di Pelago; e i Modenesi rinforzati 
dalle loro truppe distrussero Ronco di Scaglia e Monte Casta- 
gnaro, che dovean essere de* Capitani tuttor ribelli. Conservasi 
nell' Archivio della Comunità il solenne atto indicato negli An- 
nali fatto nel generale Consiglio di Modena a 21. di Marzo del 
detto anno 1240. In esso Rainuccino, Guallandello e gli altri 
della sua famiglia e del suo partito promettono al Podestà dì 
Modena Rolando Rangone di difendere il Comune della stessa 
Città con tutte le loro forze contro de* Bolognesi e contro tut- 
ti i nimici ; di consegnare allo stesso Comune i Castelli di Mon- 
teforte , Serazzone, Monteliuzzo, Fanano , Trignano , Desina- 
no, Montecreto, Sassoguidano , e tutti gli altri Castelli del Fri- 
gnano co' lor distretti; di permettere, che il Comune eserciti 
piena giurisdizione in quella Provincia con mero e misto impe- 
ro co' patti indicati già nella dedizione del 1205. di combatte- 
re con tutte le lor genti contro de' Frignanesi ribelli , e di non 
far pace né con essi , né co' Bolognesi , senza il consenso del 
Comune di Modena. Dall' altra parte il Podestà a nome dello 
stesso Comune promette di assegnar loro a titol di feudo cento 
biolche di terren paludoso, di cui si indicano i confini, ma in 
modo, che non ben se ne intende la situazione; di non far pa- 
ce co' Bolognesi, se i Guallandelli non saran prima rimessi in 
tutti i loro diritti, de' quali godevano innanzi al cominciar del- 
la guerra; di dar loro compenso per que' beni, che occupati da' 
Bolognesi non si potessero riavere; e cos'i pure di compensare 
qualunque perdita essi facessero in occasione della guerra di qua- 
lunque persona della loro famiglia , e qualunque altro danno ne 
soffrissero; e finalmente di annullare i decreti contra essi fatti 
in tempo della lor ribellione, e di fare in modo, che anche 1' 
Imperadore rivocasse la sentenza di bando contro di essi pro- 
nun- 



ce) L. e. T. XV IH. eoi. 2*5. (2) L. e. T. XI. ce!, da. 






CAPO Vili. lj 3 

nanciata; della qual sentenza però io non ho trovato altro in- 
dicio . 

Il ritorno de Guallandelli all' ubbidienza del Comune di 
Modena, quanto di gioja recar dovette a Modenesi, altrettanto 
dovette innasprirs gli animi de' Bolognesi , e molto più che le 
armi de' primi andavano innoltrandosi nel Frignano , e 1* anno 
1141. anche il Castel di Montese tornò in loro potere (i).Uno 
de' più valorosi Capitani dalla parte de' Modenesi era Azzo da 
Frignano nominato poc'anzi. Ma egli nel 12.4$. ebbe insieme 
con Rainero suo fratello una fine troppo funesta. A* 14. di 
Settembre, come leggesi nella Cronaca Bolognese (2), furon 
uccisi, non sappiamo per qual ragione, né in qual modo, Gi- 
berto e BarufTaldino da Castelnuovo , che doveano essere al ser- 
vigio de' Bolognesi , e li fece amazzare Azzo ebe fu figliuolo dì 
Buonaccorso da Frignano appresso Labante Contado di Bologna . Poscia 
il detto Azzo e suo fratello si ridussero a Ruffeno (Castello nelle 
Montagne Bolognesi , che , come si narra nella Cronaca del 
Griffoni (2) , lo stesso Azzo avea fatto ribellare a Bolognesi ) 
con molti Modenesi e Bolognesi. Onde il Comune di Bologna sdegnato 
mandò ad assediare il Castello di Ruffeno adì 22. di Novembre , e a 
dì ultimo lo presero , e tutti qui , che erano ivi col detto Azzo , fu- 
rono presi , feriti , e morti , e que che furon morti li appiccarono al 
detto Castello , e gli altri menarono insieme col detto Azzo, A di 2. 
d* Ottobre diciotto di loro insieme col detto Azzo e suo fratello fecero 
strascinare a coda di cavallo per tutta la Citta per fino al campo del 
Mercato , e poi fecero tagliar loro la testa in presenza di una gran 
parte del popolo . 

Somiglianti tratti di crudeltà spesso s' incontrano nella Sto- 
ria de' bassi tempi, e appena sembra credibile, che si volesser 
pure ostinatamente continuare tai guerre ; le quali più che di 
valor militare eran esempi di ferocia e di barbarie . Lunga ed 
ostinata al par d' ogni altra fu questa de' Modenesi e de' Bolo- 
gnesi , e benché 1* anno 1246. sembrasse stabilita la pace (4), 
presto però , cioè 1' anno seguente , i Bolognesi ripresero 1' ar- 
mi , e oltre Bazzano e Savignano tolsero loro anche il Castello 
di Monforte nel Frignano. La battaglia della Fossalta troppo a* 

Q z Mo- 



to Script. Rer. (tal. T. XC col. 6 U (1) Ife. T. XVIII. col. 2Ò2. 
(3) L. e. col. 112. {6,) Ib, col. zéj. 



124 MEMORIE STGR. MODENESI. 

Modenesi funesta , in cui fu fatto prigione anche iì Re Enzo 
figliuol naturale di Federigo II. , determinò finalmente i Mode- 
nesi a desiderare una stabil pace, che potesse ristorarli da' gra- 
vi danni sofferti . Essa fu solennemente conchiusa in Bologna 
a* 15. di Dicembre del 1249. e n °i ne pubblicherei!! io stro- 
mento . In esso non parlasi del Frignano . Ma a 20. del mese 
scesso i Deputati de' Modenesi e de' Bolognesi di comune con- 
senso nominarono Ugo da S. Virale e i tre altri Sindici del Co- 
mune di Parma , che ivi erano , arbitri nella contesa , che su 
ciò si agitava tra essi , cioè se il Frignano appartener dovesse a* 
Bolognesi o a' Modenesi . Il Gh-'rardacci dice (1) , che i Parmi- 
giani promisero di fare in modo , che Sestola fosse de' Bolo* 
gnesi , e che il restante del Frignano si rendesse a' Modenesi. 
Ma di questa promessa non si ha sillaba nello stromcnto del 
compromesso, ch'io darò in lu~e . La quistione non era di dif- 
ficile scioglimento: poiché ognuno poteva agevolmente decidere, 
se una Provincia dovesse esser soggetta- a un Comune , a cui 
essa medesima già da quasi un secolo erasi sottoposta, o a un 
altro, a cui i Castellani violando i giuramenti già fatti conse- 
gnati avemmo que' Castelli , di cui non erano più assoluti padro- 
ni . Non salpiamo, se allora i quattro arbitri profferissero la 
sentenza. Solo nell' Archivio di questa Comunità ricco di docu- 
menti intorno al Frignano abbiamo due carte de' 13. di Giugno 
del 1251. Nella prima di esse il Podestà di Modena Loderengo 
di Àndalò con sei Ambasciadori del Comune, cioè Lanfranco 
Fio, Pietro Rosso da Gorzano', Giovan Buono- Borsari, Guido- 
bono Bastardi, OdoJino de' Pellegrini, e Pietro da Romana ve- 
nuti innanzi al Pontefice Innocenzo IV. , che allora era in Ge- 
nova, ed espostogli lo stato delle cose loro, e singolarmente 
ciò, che era accaduto, riguardo al Frignano, e rammentati non 
so quali servigi , che i Modenesi prestato aveano al Comune e 
alla Chiesa di Parma, il pregano a ordinare a' Fngnanesi , al- 
cuni de quali tra' principali erano ivi presenti , cioè Buonaccor- 
so da Monrecuccolo , e Azzo da Serrazzoné , che in avvenire 
siano soggetti al Comune di Modena, e H Papa risponde loro, 
tale essere il suo volere. Neil' altra innanzi allo stesso Ponte- 
fice Pietro Guglielmo e altri Ambasciadori del Comun. di Bolo- 
gna 

(0 T. I. p. 177. 



CAPO VI IT. 125 

gna protestano , che i Bolognesi non hanno ne pretendón di 
avere diricco alcuno sul Frignano. Colle quali espressioni sem- 
brava , che essi rinunciassero a qualunque loro diritto su quella 
Provincia . 

Pareva dunque decisa questa contesa. E nondimeno o i 
Bolognesi si pentissero del consenso da essi dato , o non voles- 
sero riconoscere il passo fatto da' loro Ambasciadori , essi nuova 
lire mossero a' Modenesi intorno al dominio del Frignano. Non 
vennesi però all'armi, ma ne fu rimessa la decisione nel 1255, 
al Podestà , che era Giberto dalla Gente , e al Comune di Par- 
ma. Non mai videsi p:ù- chiaramente che in questa occasione * 
con quanti raggiri e con quanti pretesti si possa una infelice 
causa sostener lungamente. E io son certo, che i Bolognesi al 
dì d' oggi saranno i primi a disapprovare la men sincera con- 
dotta, che allora tennero i lor maggiori. Àgli atto di Maggio 
il pubblico Consiglio di Modena nominò Bertoldo di Corrado 
Tedesco suo Proccuratore a trasferirsi a Parma , e ad esporre- 
le ragioni e i diritti , che sul Frignano aveano i Modenesi , in=< 
nanzi al detto Podestà . Quindi il Podestà di Parma mandò suo* 
Messi al Comun di Bologna ,■ i quali a' 25. di Maggio entrati 
in pieno Consiglio pregarono i Bolognesi , o a cedere a Mode* 
nesi il Frignano, o a mandare a Parma lor deputati pe' 13. del 
prossimo Giugno a sostenere i loro diritti . Qual risposta essi 
avessero , non ci è noto. Ma essi venuti poi a Modena inti- 
marono parimenti al Consiglio, che dentro il medesimo termi- 
ne mandasse i suoi Deputati . Mentre i Modenesi apparecchia* 
vansi a spedirli , ecco a* 4. di Giugno giugnere a Modena A m« 
basciadori da Bologna , i quali entrati nel Consiglio parlarono 1 
in modo, che avrebber potuto facilmente trarre i Modenesi in 
inganno ; avere il Comun di Bologna riconosciuto , che il Fri- 
gnano a buon diritto apparteneva al Comune di Modena ; me- 
glio esser dunque, che i Modenesi non mandassero alcun De* 
putato a Parma , o richiamasser quelli , che per avventura vi 
avessero già spediti; bramarsi in somma da' Bolognesi ,- che i 
Modenesi da loro ricevessero il Frignano, e non da altri; e se 
pur volevano produrre le lor ragioni, le inviassero a Bologna» 
ove sarebbono state favorevolmente accolte. Convien dire, che 
i Modenesi dopo il celebre Laudo del 1204. fosser divenuti pia 
accorri, Certo in questa occasione essi non- si lasciaron sedurre* 

e voi- 



12.6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

e vollero presentarsi al Podestà di Parma, a cui perciò fu fòr- 
za, che i Bolognesi ancora si presentassero . 

11 giorno sedici di Giugno fu il destinato al primo atto del 
gran giudizio. Venuti innanzi al Podestà e al General Consi- 
glio di Parma i Deputati di amendue i Comuni , cominciarono 
a perorare i Bolognesi, capo de' quali era Giuliano dall' Avesa, 
e tenendo un linguaggio ben diverso da quello , che tenuto 
aveano in Modena, pregarono il Podestà e il Comune a diffe- 
rire la lor sentenza , finché i Bolognesi avessero attentamente 
esaminato ciò, che meglio lor convenisse, perciocché essi bra- 
mavano di comporre amichevolmente ogni cosa, e di impedire 
in tal modo, -che nuovi torbidi non nascessero per Je contro- 
versie del Frignano . Gli Ambasciatori Modenesi al contrario , 
de* quali era Capo Gherardo dalla Porta , presero a scongiurare 
il Podestà e il Comune di Parma , che per pietà e per amore di 
Dio non volessero accordar dilazione , ma giudicassero , come 1* 
equità richiedeva. Il Podestà uditi gli Ambasciadori di amendue 
le parti , rivoltosi a' Bolognesi gli interrogò , s* essi fossero ve- 
nuti pronti a produrre le lor ragioni , al qual fine erano stati 
citati . Ed essi risposergli , che non aveano avute Istruzioni per 
ciò ; ma che eran venuti soltanto, per pregare il Comun di Par- 
ma a differir la sentenza, poiché i Bolognesi erano determinati 
a venire co' Modenesi a un amichevole accordo. Così ebbe fine 
questa prima adunanza . 

La seconda si tenne a' 17. del mese stesso. Il Podestà di 
Parma , per non sembrare scortese ed ingiusto verso de' Bolo- 
gnesi , pregò gli Ambasciadori di Modena ad accordare la dila- 
zione nel modo e pel fine , eh' essi chiedevano . Ed ecco la ris- 
posta, ch'essi gli diedero, registrata negli Atti di questa causa, 
che si conservano nell' Archivio Segreto di questa Comunità : 
Signor Podestà : II Comune e i Cittadini di Modena ben volentieri, 
per r amore che a voi portano e al Comune di Parma , accorderebbe- 
ro tutto ciò , che da voi si volesse e bramasse , se voi foste pienamen- 
te informato della natura e della qualità di ciò che chiedete ; e se co- 
nasceste , quanto una tal dilazione sia ad essi dannosa. I Modenesi vo- 
lendo pur batter la via della mansuetudine e della piacevolezza , per 
cinque anni caldamente han supplicati i Bolognesi , che per amor di Die 
e per onore del Comune di Modena rendesser loro liberamente il Fri- 
gnano , il quale per ogni ragione ad essi apparteneva . E nondimeno 

tut- 



CAPO Vili. 127 

tutto ciò è stato inutile ; perciocché , mentre essi cercano in certo mo- 
do di stringere il vento, e di abbracciar f ombra , tratti da un giorno 
all' altro , e privi finalmente £ ogni speranza non tanno ancora po- 
tuto conseguire /' intento loro. Quindi pregarono nuovamente il 
Podestà a non differire più olere. Egli al/ora rivoltosi a* Bolo- 
gnesi disse loro , che accordar non poteva la chiesta dilazione , 
sì perchè i Modenesi non la volevano, sì perchè essi non eran 
venuti colle necessarie istruzioni. Quindi il giorno seguente il 
Proccuratore de' Modenesi diede al Podestà il sommario delle 
loro ragioni , per cui chiedevano la restituzione del Frignano . 

Il Podestà impiegò nel!' esame di queste ragioni non poco 
tempo, cioè fino al principio d'Agosto, e a* 2. del detto mese 
scrisse a Ricciardo da Villa Podestà di Bologna, pregandolo nuo- 
vamente a mandare a Parma suoi deputati colle istruzioni op- 
portune. I Bolognesi, che ben sapevano, qual sentenza gli at- 
tendesse , non volevano udirla . Perciò a' 9. d' Agosto furon da 
loro spediti nuovi Ambasciadori a Modena a pregare il Comune 
a far differire il giudizio , e a Parma al Podestà pel fine mede- 
simo . E perchè conveniva trovare alla dilazione un pretesto , 
ordinaron loro di dire al Podestà di Parma , che assegnasse luo- 
go idoneo e sicuro per un congresso; perciocché non potevano 
i Ior Consiglieri andare senza pericolo a Parma. Era agevole a 
conoscere , quanto fosse frivolo un tal pretesto . Nondimeno il 
Podestà differì fino a* 15. e poscia fino a' 16. del mese stesso. 
In questo giorno i Modenesi pregaron di nuovo il Podestà a 
pronunciar la sentenza , e un Sindico de' Bolognesi per ciò ve- 
nuto pregò di nuovo per la dilazione, allegando che quel viag- 
gio non era sicuro pe' Bolognesi , non già per cagione de' Par- 
migiani , de' quali ben sapevano di non aver che temere , ma 
de' Reggiani , tra' quali e i Bolognesi esercitavansi allora le rap- 
presaglie . Ma il Podestà annojato di tali indugi intimò pel gior- 
no seguente la decisione. In esso però ei fu pago di rammen- 
tare le arti da' Bolognesi usate per impedir la sentenza . Quin- 
di , benché a' 19. il Sindico Bolognese facesse nuove importune 
istanze per la dilazione , a' 20. finalmente pronunciò la senten- 
za , nella quale , dopo aver rammentata la serie tutta di questa 
controversia, i raggiri usati da' Bolognesi per impedirne la de- 
cisione, le sentenze in favor de* Modenesi per riguardo al Fri- 
gnano già date da Salinguerra e dall' Imp. Federigo II. deci- 
de 



i2« MEMORIE STOR. MODENESI. 

de nuovamente , che il Frignano è proprio del Comune di Mo- 
dena , e comanda a* Bolognesi di renderglielo nuovamente. 

I Bolognesi , i quali prima della sentenza mostravansi così 
cortesemente disposti a rendere a' Modenesi il Frignano, avrtb 
bon dovuto dopo questa sentenza profferita da un arbitro da 
amendue le parti trascelto non indugiar punto a farne lor la 
consegna. E nondimeno essi non sapevano a ciò condursi. Tut- 
ta quasi la Lombardia si interessò a favore de' Modenesi , e 
l'anno 1257. alcuni Ambasciadori delle Città di Milano, di 
Brescia , ài Mantova , di Ferrara , di Parma , e di Reggio ve- 
nuti a Modena , e unitisi co' due Podestà di questo Comune , 
benché Bolognesi di patria , Lazzaro de' Liazzari e Pellegrino 
da Bologna, con essi recaronsi a Bologna, affine di pregar 
quel Comune a render finalmente a' Modenesi il tanto ingiusta- 
mente contrastato Frignano . Ma essi ottenner bensì , che si 
radunasse a tal fine il general Consiglio , ma non ottennero 
alcun comando efficace per l'adempimento del lor desiderio (i). 
Anche il Papa Alessandro IV. neh' Agosto dell' anno stesso di- 
resse un Breve al Vescovo di Mantova incaricandolo di fare in 
modo , che i Bolognesi rendessero a' Modenesi il Frignano . Io 
non so, se il Papa fosse più felice degli altri nel proccurare, 
che i Modenesi avessero finalmente ciò , che loro era dovuto ; 
e le antiche Cronache nulla intorno ciò ci han lasciato . 

Ma è probabile , che alle arti de' nemici del Comune di 
Modena si dovessero i nuovi tumulti , che nel Frignano si ec- 
citarono a cagion della Badia di Frassinoro . Parlando di que- 
sta insigne Badia vedremo , che più volte le Terre ad essa 
soggette eransi dichiarate alleate del Comune di Modena , e 
ad esso avean promessa ubbidienza . Or poco dopo il Laudo 
pronunciato dal Podestà di Parma , e i' anno dopo il Breve di 
Alessandro IV., cioè nel 1258. noi veggiam nuovi torbidi ivi 
eccitati , ne' quali , benché non vedansi involti i Bolognesi , 
non è però inverisimile , che qualche parte essi vi avessero . 
Un sol cenno ne abbiamo negli antichi Annali Modenesi, ove 
si narra all'anno 1258. che i Modenesi presero a forza la Roc- 
ca di Medolla , e vi appiccarono per la gola alcuni , che vi 
erano entro racchiusi (2) . Più distinta relazione ne abbiamo 

in 



Ci) Script. Rer. Ital, T. XI. col, 6$. (1, Ibi. 



CAPO Vili. J29 

in una Bolla di Alessandro IV. diretta al Vescovo di Bologna 
nel Gennajo del 1261. , ed ecco in breve ciò, che in essa si 
narra. Innocenzo IV. predecessor di Alessandro avendo ricevu- 
te gravi doglianze dall' Abate e da' Monaci di Frassinoro per le 
violenze, che essi dicevano di sostenere dal Comune di Mode- 
na , e pe' danni ed incendi , che questo avea alle lor case re- 
cati , perchè non voleano prestare illeciti giuramenti , né paga- 
re- ingiuste gravezze , avea commesso Y esame di questa causa 
all' Abate di S. Poliziano di Lucca e al Proposto della Chiesa 
di S. Prospero del Castello di Reggio . Questi veggendo , che 
il Podestà e il Consiglio di Modena non volean dare a Monaci 
soddisfazione, fulminarono la sentenza di scomunica contro di 
essi e miser 1' interdetto sulla Città . Irritati perciò i Modene- 
si , raccolte numerose truppe , entrarono nel territorio della Ba- 
di 1, assediarono, presero, e distrussero il Castello di Medolla , 
appiccarono per la gola alcuni Conversi e Vassalli del Mona- 
stero , che ivi erano, seco ne trasportarono gli arredi sacri, e 
tutte distrusser le case di quel distretto ; né di ciò paghi altri 
Castelli ancora occuparono, e devastarono i beni della Badia, e 
contro V Abate e i Monaci tutti e i lor Vassalli e parenti pub- 
blicarono solenne bando. Il Papa di ciò informato ordinò al 
Vescovo di Bologna, che intimasse al Podestà e al Comune di 
Modena di dare entro lo spazio di un mese la dovuta soddis- 
fazione ali Abate e a' Monaci per le ingiurie e pe' danni loro 
recati, e di restituir loro le cose tolte; o, quand'essi ricusasser 
di farlo , di pubblicar la scomunica contro i personaggi medesi- 
mi , e di sottomettere la Città e il territorio tutto all' interdet- 
to , e di rinnovare ogni giorno di Domenica e di festa a suo- 
no di ca'mpane e a candele accese la solenne pubblicazione di 
questa sentenza, finché i Modenesi non si ravvedessero. E se 
ciò non ostante essi si stessero ostinati nei loro traviamento, do- 
vesse il Vescovo intimare a quelle Città , cui credesse opportu- 
no , che niun Modenese chiamasser tra loro ad alcun pubblico 
impiego , ne alcun di essi a Modena si recasse per sostenerlo ; 
dichiarasse nulli tutti gli Atti del Comune di Modena , e inti- 
masse agli Scolari , che erano in quella Città , che dentro due 
mesi dovessero uscirne. Queste sì severe minacce invece di am- 
mollire gli animi de' Modenesi gli innasparono maggiormente, 
e perciò arrestato 1* Abate di Frassinoro nominato Rainero o 
Tom. III. R Rai- 



130 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Rainuccino il chiusero in carcere , e vel tenner ristretto per 
modo , eh* ei finalmente insiem co' suoi Monaci fece un com- 
promesso nello stesso Podestà di Modena per comporre tai con- 
troversie ; ed egli le compose di fatto con un Laudo ,. che dal 
Papa dicesi iniquo ed ingiusto . Il Vescovo di Bologna allo- 
ra fulminò la sentenza di scomunica e d' interderto, e apparec- 
chiatasi a proceder più oltre, secondo l' ordin del Papa, quan- 
do fu dalia morte rapito. Quindi il Papa colla Bolla, di cui 
parliamo , ordinò al nuovo Vescovo di Bologna s che pubblicas- 
se le altre sentenze di sopra accennate, e vietasse innoltre sotto 
pena di scomunica a chiunque di non comunicare con alcun 
Modenese o nel vendere o nel comprar cosa alcuna . Che se 
i Modenesi si fossero alfin ravveduti , permisegli , quando aves- 
se ir data ar Monastero la dovuta soddisfazione , di riconciliarli 
alla Chiesa . 

O fosse il rigore della semenza, che lor soprastava, o qua- 
lunque altro motivo 3 piegaronsi finalmente gli animi tanto ir- 
ritati de' Modenesi ; e scelti ad arbitri delle controversie Fra 
Bartolommeo dell' Ordine de' Predicatori del Convento di Mo- 
dena, e Gherardo Arciprete di Carpi, si venne a un amiche- 
vole accordo nel Giugno del 126 1. In essa T Abate e i Mona- 
ci rimettono, al Comune di Modena qualunque diritto potesse 
lor convenire per rifacimento di danno ; e il Comune promette 
loro di non molestarli in alcun modo nel possesso libero de' lo- 
ro beni , permette all' Abate di rifabbricare la Rocca e le case 
di Medolla , purché ciò facciasi dentro venti anni ; e di custo- 
dire la Rocca stessa a nome del Comune ; ma se tardasse oltre 
a' 20. anni,, non possa più rifabbricarla. I Manenti del Mona- 
stero saranno ad esso soggetti ; ma faranno il militar servigio 
pel Comune di Modena , e pagheranno le consuete gravezze ;. 
e commettendosi da essi qualche delitto, saran soggetti ad essere 
dal Comun castigati . Nelle cause civili ancora di tutte le Ter- 
re della Badia , che qui si nominano , T Abate cede al Comune 
ogni temporale giurisdizione e il mero e misto Impero. Si per- 
mette al Monastero di godere di un provento, che ad esso so- 
lean recare i Mercati nelle Terre della Badia , di riscuotere il 
solito pedagio di dodici soldi Imperiali per ogni soma , che pas- 
si per le sue Terre, di far trasportare i frutti de' suoi terreni dal 
distretto di Modena e di Reggio al Monastero, e di avere do- 
di- 



CAPO Vili. , ?I 

dici tezzolani esenti da ogni gravezza . Finalmente per soddisfa- 
zione de' danni sofferti , e in compenso del dominio temporale 
ceduto , il Comune di Modena promette di pagare all' Abate e 
a' Monaci mille lire Imperiali , ossia tre mila lire Modenesi di 
piccioli , comprese quelle ducento , che V Abate avea già dal 
Cointin ricevute , e altre cento venti lire di Modena per le spe- 
se latte dall' Abate nell' ottenere al Comune le lettere di assolu- 
zione dalle censure . Il Veseovo di Bologna approvò il tratta- 
to , e quindi rivocò le sentenze contro il Comune e contro la 
Città pronunciate . Di tutte le quali cose si vedranno i monu- 
menti finora inediti, che ne pubblicheremo. 

Così il Comune di Modena assicuravasi sempre più una pie- 
na ed assoluta giurisdizione in tutto il Frignano. Nondimeno 
le cose non erano ivi ancora tranquille . I Modenesi liberi dal 
timore di guerre esterne non sepper difendersi dalle interne tan- 
to più pericolose e funeste . Divisi già da più anni addietro in 
due partiti , un de' quali dicevasi degli Aigoni , che eran Guelfi , 
T altro de' Grasolfi , che erano Gibelìini , rinnovarono 1' anno 
1264. le antiche discordie, e il fuoco sopito per qualche tem- 
po si riaccese più furioso di prima ; perciocché avendo a* 24. 
di Dicembre del detto anno gli Aigoni cacciati colle armi da 
Modena i Grasolfi , una ostinata guerra si accese tra 1* una par- 
te e l'altra, che per più anni devastò miseramente queste Pro- 
vincie. I Guelfi si ritirarono in gran parte nel Frignano, e sin- 
golarmente nel Contado di Gomola; perciocché molti de* Fri- 
gnanesi , e tra essi Matteo ed Enrico da Gorzano ed altri del- 
la stessa famiglia , i figli di Jacopino e Aldrovandino Conti di 
Gomola, Accorso da Montecuccolo (cioè quello stesso, che è 
detto Buonaccorso e che nel 1268. era Capitano de' Sanesi) (1) 
erano nel partito de' Grasolfi; e i Castelli di Gorzano, di Bran- 
dola, di Scorzelese , di Montestefano . di Montevellaro , ed al- 
tri di que' contorni furono il teatro di quella guerra, come ab- 
biamo altrove più diffusamente narrato . A questi guerreschi tu- 
multi si aggiunsero le interne discordie tra' Capitani medesimi 
del Frignano. Guidinello da Montecuccolo e Jacopo di Serafi- 
nello erano allora i più potenti , e messasi tra lor la discordia, 
l'anno 1269. vennero insieme co' lor seguaci all' armi 1' un 

R 2 con- 

» 11 11 11 11 

(1) Murat. Ant. Ita!. T. IV. col. 76. 



*$i MEMORIE STOR. MODENESI 

contro l'altro. Anno 1169., dicesi nella Cronaca Albineili , fuit 
magnum pr&lìum in Frignano inter Dominum Guidincllum de Montecm* 
colo ex una , & Dominum Jacobum de Serafntllo ex altera , & sequa^ 
ces eorum . Jacopo, come narrasi nel Memoriale de' Podestà df 
Reggio (1) , ebbe ricorso a* Reggiani , e questi spedirono alla 
montagna ducento fanti , a quali si unirono ancora molti Ca- 
valieri e fanti del territorio di Modena, contro il suddetto Gui- 
dinello , che ivi dicesi fratello del fu Buonaccorso , affine di 
rettificare ( cioè di fortificare ) un Castello in favore de' Serafinel- 
li . Guidinello si volse al Comun di Bologna per averne ajuto r 
e il Conte Maghinardo fu da esso spedito con copioso rinforzo 
di truppe. Giunte le due schiere nemiche in faccia V una dell' 
altra, si venne a battaglia, che fu sanguinosa e ostinata. Gui- 
do da Mandra Capitano de' Reggiani vi fu ucciso, e questi quasi 
tutti o furono uccisi , o caddero in man de' nimici , e furon 
da essi appiccati . Nella Cronaca Albinelli si dice ancora , che 
lo stesso Jacopo di Serafinello vi perdette la vita , e con lui Al- 
bertino Boschetti , e molti altri Modenesi e Reggiani : in quo 
qui de m prelio mortimi fuit diSlus Dominm Jacobui & Dominus Al* 
bertinus de Boscbettis , & multi alii Equites & pedites de Mutina & 
ile Regio & de Frignano prudentes & valer.tes , qui fuerunt. centum 
quinquaginta & ultra . 

Una sì sanguinosa battaglia dovette esser seguita da più 
altri fatti d'armi, e da più altri tumulti, de' quali però non , 
abbiamo distinta contezza . Ed essi dovetter continuare fin ver- 
so la fine del izyz. perciocché allor solamente si venne a trac* 
tar di pace . Nel pubblico Archivio di questa Città si e conser- 
vato 1' atto solenne , con cui a' 26. di Novembse dei detto anno 
si nominarono arbitri per israbilir la concordia frali^ nimiche 
famiglie. Esso ci mostra, che la potente famiglia Boschetti era 
stata la principale attrice in questa guerra civile per vendicar? 
1* uccision di Albertino mentovata poc'anzi. Simone del fu Ghe- 
rardo, Gherardino di lui figlio, Ugolino e Corrado figli del 
fu Albertino, tutti de' Boschetti . a nome ancora degli altri del- 
ia lor famiglia , sono i primi nominati da una parte ,. e con 
essi Corrado de' Monari , Jacopino di lui' figlio , Guglielmo al- 
tro figlio, delio stesso Corrado-, e Armannino di lui figlio , e 

un 



O; Script. Rsr. Ita!. T.. Vili. tal. 1.119, 



CAPO VITI. in 

un altro Gherardo Boschetti a nome di Gualandino e di Bar- 
tolommeo da Campiglio, Guido da S. Andrea, Ugolino da Ca- 
stello co' suoi rì^h Buono e Bernardino , molti della famiglia 
Malabranca , e più altri. Dall'altra parte si nominano Guidino 
o sia Guidinello del tu Bernardino da Montecuccolo, e Matteo, 
Patiscilo, e Corsino figli del fu Buonaccorso della stessa fami- 
glia , a nome ancora di tutti gli altri di essa , e Guglielmo del 
fu Jacopo da Monteveglio . Tutti questi adunque uniti in Mo- 
dena nel Palazzo del Pubblico per rogito del Notajo Simeone 
Testacalvaria nominarono arbitri quattro Bolognesi, cioè Caccia- 
nimico di Alberto de' Caccianimici allora Podestà del Frignano, 
e il cui padre Alberto l'anno 1162.. era stato Podestà di Mo- 
dena , Pellegrino di Simon Piccioli , Simone del fu Mondelino 
de' Lambcrtini , e Iacopino di Niccolò dell'Abate, de omnibus in- 
juriis , offensionibus , & mahfìiiis infertìs vel illatis ab bine retro- in 
terra Fregnani , vel in alio loco , & de -parentdis inter diSìas -part.es 
faciendis ; e in conseguenza di ciò fu stabilita una tregua da os- 
servarsi fino al 1. di Gennajo , la qua! poscia dovette essere 
prolungata ; e questa tregua costò ben cara a' Frignanesi ; per- 
ciocché , come ci mostra un atto de* 31, di Luglio del 1293. 
che si conserva in questo pubblico Archivio , fu sì esorbitante 
la somma dagli arbitri in tal occasione richiesta , che vennesi a 
lite tra essi e le Comunità dd Frignano, la quale dopo più an- 
ni fu rimessa alla decisione del March. Obizzo allora Signor di 
Modena, e questi decise, che si dovesser loro pagare 4500» li- 
re di Bolognini piccioli , 

Si venne poscia dagli arbitri alla derisione delle controver- 
sie, ed essi uniti insieme in Bazzane a' 18. di Dicembre delio 
stesso anro ordinarono, che si desse un vicendevol perdono del- 
le ingiurie e de' danni dall'una all' altra parte recati, e che a 
rendere più costante la pace, e a stringere in amicizia le fami- 
glie in addietro nimiche , Corrado de Monari dovesse dare Ri*- 
chelda sua figlia a Parisello dei fu Buonaccorso da Moiitecucco- 
lo , e che Matteo fratello di Parisello dovesse dare Baruffaldina 
sua figlia in moglie a Giovanni figlio di Gherardino Boschetti . 
La pace fu fatta e giurata il dì seguente in Bazzano ; e nel 
giorno stesso sì stabilì la dote, che darsi doveva ne' due stabi- 
liti matrimonii , cioè che Richelda de' Monari destinata moglie 
a Parisello da Montecuccolo aver dovesse in dote quattro cento- 



li. 



i54 MEMORIE STOR. MODENESI. 

lire di Modena , cento delle quali dovesser pagarsi da Corrado 
suo padre , le altre trecento dalle Comunità del Frignano ; e 
Baruffaldina destinata in moglie a Giovanni Boschetti dovesse 
averne novecento, delie quali dovesser pagarsene trecento da 
Matteo da Montecuccolo di lui padre, e altre seicento dalle 
stesse Comunità del Frignano. Il matrimonio di Richelda de* 
Monari seguì certamente, e ne abbiamo in pruova un atto de' 
20. di Gennajo del 1279. che con tutti i precedenti conservasi 
in questo pubblico Archivio, in cui, mortole il marito Parisel- 
lo , e volendo essa forse passare ad altre nozze, confessa di 
aver ricevuta la sua dote . Ed è probabile , che anche V altro 
matrimonio ugualmente si eseguisse . 

I Nobili da Montecuccolo e le altre principali famiglie 
del Frignano erano stati finallora i principali sostenitori del par- 
tito de' Grasolfi ossia de' Gibellini , e perciò a stabilire una fer- 
ma e durevol pace si volle, che essi abbracciassero il contrario 
partito degli Aigoni e de' Guelfi , che era allora il dominante 
in Modena , e che era sostenuto singolarmente dal Re di Na- 
poli Carlo L d' Angiò. Quindi a' 28. di Febbraio del 1273. ^ui- 
duccio ossia Guidinello da Montecuccolo a nome ancora de' suoi 
figli ed eredi, e Matteo del fu Buonaccorso da Montecuccolo, 
Bernardino del fu Azzo da Serrazzone , Guizzardino del fu Gu- 
glielmino da Renno , e Aldrovandino del fu Rainero da Verica 
venuti a Modena nel General Consiglio della Città giurarono 
solennemente sopra il Vangelo di difender sempre e costante- 
mente là parte della Chiesa , del Re Carlo , e degli Aigoni . 

Ma non perciò cessarono le discordie fra quelle potenti fa- 
miglie . In una Cronaca del Frignano scritta nel 1664. da Ales- 
sio Magnani si narra, che Matteo da Montecuccolo nel 1275. 
occupò la Rocca di Sestola . Non è molta 1* autorità di questo 
Scrittore; ma ciò, ch'egli qui narra, vien confermato da' do- 
cumenti di questo pubblico Archivio , i quali nell' atto medesi- 
mo , che ci somministrano gli Atti , co' quali i principali Capi- 
tani del Frignano rimisero le lor controversie nel Comune di 
Modena , e in alcune delle principali famiglie di questa Città , 
ci mostrano insieme , eh' essi aveano avute tra loro gravi dis- 
cordie , e che eransi a vicenda tolti e ritolti i Castelli di quella 
Provincia. Veggiam dunque in essi, che a* 13. di Aprile del 
1275. Matteo del fu Buonaccorso da Montecuccolo , a nome 

an- 



CAPO Vili. 135 

ancora di suo fratello Parisio o Parisello e de' loro seguaci da 
una parte , e dall' altra Jacopino detto anche Primo figlio di 
Buonaccorso de' Guallandelli a nome ancor di suo padre e de' 
loro seguaci , e poscia lo stesso Matteo da una parte , e dall' al- 
tra Bartolommeo de' Buoi a nome ancor de' suoi figli Giovanni 
e Gurone , e tutti que' della famiglia de' Grimaldi e de' Corradi, 
nominarono i medesimi arbitri , e promisero di osservare la tre- 
gua fino alla testa di S. Pietro, e di non fare alleanza con al- 
cuna Comunità . Così il Comune di Modena fatto arbitro delle 
differenze de' Frignanesi abbracciò 1' opportuna occasione di as- 
sicurar sempre più il suo dominio in quella Provincia . 

Pubblicheremo il solenne Atto, che fu perciò stipulato in 
Modena l'anno 1276., nel quale, dopo aver rinnovati i patti 
accordati già a' Frignanesi nelle altre lor dedizioni , 'Si stabilisce 
e determina, che il Comune di Modena riceverà sotto la sua 
protezione i Frignanesi co' loro Castelli e beni , e proccurerà 
di mantener tra essi la tranquillità e la pace ; che i Capitani 
e i Nobili del Frignano e tutte le Comunità giureranno di es- 
sere del partito degli Aigoni , che era allora dominante in Mo- 
dena , e di opporsi a' loro nimici ; che si dimenticheranno tutte 
le ingiurie e le violenze fatte dall' una parte contro dell' altra ; 
che, se i Bolognesi volessero far pagare ad alcuno de' Frignanesi 
la pena di essersi sottomessi al Comune di Modena, e ne oc- 
cupasser perciò i beni posti nel lor distretto, e recasser loro al- 
tro danno , lo stesso Comune di Modena debba darne loro il 
giusto compenso ; che il Comune medesimo debba avere una as- 
soluta giurisdizione nelle cause criminali ; e che le civili si pos- 
san decidere dal Podestà del Frignano da eleggersi in Modena 
nel modo , che ivi si prescrive ; che il Comune di Modena non 
possa distruggere alcun Castello nel Frignano per delitto commes- 
so da privata persona; che i Capitani del Frignano possano abita- 
re ne' lor Castelli, i quali da essi si dovranno custodire e difende- 
re a nome del Comune ài Modena , e che i Capitani medesimi 
siano considerati come Cittadini Modenesi , e ne godano tutti 
i privilegi e gli onori . Si aggiungono ancora più altri articoli 
intorno al modo di pagare gli antichi debiti de' Frignanesi , i 
quali si dice , che per la guerra eran ridotti a gran povertà „ 
intorno al modo di trattare le liti , e intorno a più altri pun- 
ti , de' quali non giova il parlare minutamente . Conservami in* 

noi- 



ij6 MEMORIE STO R. MODENESI. 
noltre ridi' Archivio segreto e nel pubblico di questa Comunità 
insieme col documento ora accennato i mandati fatti dalle par- 
ticolari Comunità del Frignano e da' Capitani della Provincia 
medesima per sottoporre se sressi e i loro Castelli , che aveanc 
in addietro occupati , al Com«c di Modena , per giurare di 
entrar nel partito degli Aigoni , e per essere presi sotto la prò- 
tezion dei medesimo . Trai Capitani sono singolarmente Rodol- 
fo del fu Rainuccino e Jacopino del fu Buonaccorso de' Guallan- 
delli per riguardo al Castello di Montecreto , Iacopino di Buo- 
naccorso , Armannino del fu Corradino , e Azzo e Princi valli- 
no , e Taddeo e Bartolommeo e Corradino di Lanfranco tutti 
di Serrazzone , per riguardo a Monteforre , ove promettonp di 
non dar ricovero ad alcuno nemico de' Frignanesi , Matteo di 
Montecuccolo co' suoi seguaci per riguardo a' Castelli diChiagna- 
no , di Benedello , e di Sestola , Bazzalerio del fu Radaldino da 
Montegarullo , Guido e Accarisio del fu Bonifacio da Marza , 
Manfredinò del fu Giovanni Rastaldi , Parisello del fu Jacopo 
Serafinello per riguardo a' Castelli di Fanano , di Monzone , e 
Roncoscaglia , e Guglielmirso e Jacopo de' Grimaldi , e Giovan- 
ni di Bartolommeo de' Buoi , Aldrovandino da Verica , e più. 
altri, l'autorità e il potere de' quali era in quella Provincia mag- 
giore . Ma ciò non bastò ancora a rimettere la tranquillità ner 
Frignano , e nuove controversie eccitaronsi presto traile princi- 
pali famiglie di quella Provincia. 

Nel Giugno del 1280. abbiamo un nuovo mandato di tut- 
te quelle Comunità nella persona di Antonio Ruggieri Podestà 
di Modena, acciocché presso il Comune ei tratti e determini 
tutto ciò , che al buon regolamento di quella Provincia si cre- 
desse opportuno . Quindi nel General Consiglio di Modena , 
esaminata ogni cosa , fu determinato , che alcuni de' Capitani 
del Frignano dessero mallevadori della loro fedeltà; e tra essi 
furono nominati Bazzalerio de Montegarullo, Manfredinò de' Ra- 
staldi , Guglielmo de' Grimaldi , Bertolaccio del fu Tommasino 
de' Buoi, Buonaccorso e Rodolfo de' Guallandelli, Matteo da Mon- 
tecuccolo , Princivallino da Serrazzone ec. , che tutti i forestie- 
ri , che nel Frignano si erano introdotti , ne fossero licenziati , 
e niuno più vi entrasse senza dar mallevadori; che que' di Mon- 
teforte , i quali doveano esser fermi nella lor ribellione , si co- 
strignessero ad ogni modo a soggettarsi al Comune; che dove 

era- 



CAPO Vili. ì 37 

erano ancora diversi partiti, si cercasse dì condurli a concordia ; 
che ducento Frignanesi dovessero -scegliersi ., i quali dovessero 
portar l'armi a disposizione del Podestà e de' Capitani dei Fri- 
gnano, e che dovessero godere <le' privilegi de* soldati Modene- 
si , ed otto di essi dovessero aver luo^o nel general Consiglio 
di Modena ; e che se le spese necessarie pel mantenimento de* 
Castelli del Frignano e de' Custodi aggravassero di troppo il Co- 
mune di Modena » potesse esso disporre a suo -piacimento di 
que' Castelli . A questi si aggiunsero alcuni altri particolari prov- 
vedimenti per Fanano , per Pieve Pelago , e per lo Spedale di 
Val -di Lamcla , -de' quali diremo ragionando di questi luoghi . 
Terminate in tal modo le principali controversie, a' 7. di Dicem- 
bre delio stesso anno 1280. nel Palazzo di questa Comunità si 
fece il solenne atto di riconciliazione e di pace, il qual conser- 
vasi in questo pubblico Archivio; -da cui si vede, che in due 
partiti erasi nuovamente divisa quella Provincia, uno de' quali 
era composto dalle famiglie de' Signori di Montecuccolo , di Ser- 
razzone, di Renno , di Verucola , ^di Monzone, l'altro era 
composto da' Signori di Montegarullo , da' Serafinelli, .da' R asfal- 
ti , <Ja v Guallandelli , da' Grimaldi , <ìa Corradi , -e da' Mazzi. 
Essi dunque insiem radunati nel detto Palazzo si fecero vicen- 
devol remissione e -perdono de ■ omnibus assaìtibus , mesclanciis , fé- 
rutìs , v u Inerì bus y ornici diis , robariis , incendiis & damili s datis , é J 
aliis quibuscumque injuriis 'inter eos fa&is &c. e si stabilirono .an- 
cora tra loro alcune convenzioni affi n di prevenire altre nuove 
discordie, e veggiamo fralle altre cose , che a' 19. del medesimo 
mese i tre Capitani, che allor rappresentavano tutto il frignano, 
cioè Guicciardino da Renno , Serafinello del fu Parisio da Veru- 
cola, e Rolandino di Andrea da Monzone , scelsero quattro, che 
in nome della Provincia intervenir dovessero al Generale Con- 
siglio di Modena , cioè Dino da Renno , .Filippo da Baiso , e 
i due suddetti Serafinello e Rolandino (1)0 

A render più durevole questa pace si aggiunse nel seguen- 
te anno 1-2.81. un nuovo trattato trai Modenesi e i Lucchesi, 
fra' quali erano state in addietro diverse contese , e in esso fral- 
le altre cose fu stabilito, che i Modenesi dovesser tenere libera 
e sicura la strada, che dal giogo delle Alpi conduceva a Mode- 
Tom. 111. $ na 

(0 Arch. PubbL 



i 2 8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

na pel Frignano , e quella pure , che dallo Spedale di S. Pelle- 
grino passando per Frassinoro conduceva alla scessa Città; e che 
i Lucchesi parimenti avrebbero fatto lo stesso riguardo alla stra- 
da , che dal giogo delle Alpi e dallo Spedale di S. Pellegrino 
conduceva a Lucca , e da Lucca a Pistoja , a Pisa , a Firenze , 
e iti Lunigiana (i) . Par dunque, che la strada fin dal nì$. 
ideata da Modena a Pistoja fosse stata già da più anni aperta 
e rinnovata; e benché qui si parli in modo , che sembri che 
essa con lungo giro andasse a Pistoja per Lucca, è verisimile 
nondimeno, che qui si usi questa maniera di favellare, perchè 
facevasi una convenzion co' Lucchesi , ma che un'altra strada 
ancor vi fosse , la quale direttamente da Modena conducesse a 
Pistoja , come è la presente . 

Il dominio del March. Obizzo d' Este, a cui Modena spon- 
taneamente soggettossi nel 1288. dovette giovar non poco a 
render sempre più tranquillo il Frignano. Ma poiché egli finì 
di vivere nel 1293. ed ebbe a successore nel dominio degli Stati 
Azzo Vili, suo figlio, nuove turbolenze si eccitarono in Mode- 
na e nel Frignano , alle quali diedero occasione singolarmente 
l' esilio da Modena intimato da Azzo a Lanfranco e a Tobia 
fratelli Rangoni per le ragioni a suo luogo indicate . Essi sde- 
gnati per ciò , e unitisi ad altri esuli Modenesi , ed ajutati an- 
cora da' Bolognesi , che volentieri abbracciarono questa occasio- 
ne di rinnovare le antiche lor pretensioni, entrarono a mano 
annata nel Frignano l'anno 1296., e molte Terre e Castella 
ne occuparono ribellandole al Marchese Azzo (z) . Quindi una 
guerra aperta tra lui e i Bolognesi , la qual ebbe per teatro 
non sol la pianura e i Castelli delle colline confinanti col Bo- 
lognese , de' quali solo parlan le Cronache , ma ancora il Fri- 
gnano . Perciocché l'anno 1296., come abbiamo nella Cronaca 
Albinelli (ove però per errore leggesi l'anno 1298.) i Nobili 
da Montecuccolo , cioè Guidinello , Guglielmo , e Corsino con 
altri loro seguaci unironsi a' Bolognesi , e con essi combattero- 
no contro le truppe Estensi. In questa occasione le truppe Bo- 
lognesi condotte dal Conte Ugolino da Panico espugnarono i 
Castelli di Montese e di Montcforte % che dalle milizie del Mar- 
che- 



rà ) Ant. Ita!. T. IL col. S99. 

(i) Script. Rer. Itai. T. IX. col. 855. 



CAPO Vili. ij 9 

chese Azzo eran guardati . TI Magnani , non so su qual fonda- 
mento , aggiugne , che in questa guerra medesima i Nobili da 
Montecuccolo difesero valorosamente contro le truppe Estensi i 
Castelli di Montespecchio e di Valdisasso da essi medesimi fab- 
bricati . Ma questa guerra fu a un di loro fatale , cioè a Cor- 
sino , il quale in una battaglia presso Imola combattendo in fa- 
vore de' Bolognesi vi fu ucciso . Anzi il Ghirardacci aggiugne (i), 
che anche un figlio di Corsino vi fu fatto prigione , e fu poscia 
renduto per cambio con un, altro prigione , che era in mano 
de* Bolognesi . Il Pontefice Bonifacio Vili., come abbiamo al- 
trove osservato, scelto a mediatore e ad arbitro nel 1299. ter- 
minò la controversia con sentenza troppo favorevole a' Bologne- 
si, ordinando, che il Marchese Azzo rilasciasse loro i Castelli di 
Bazzano e di Savignano, che sempre erano stati soggetti a' Mo- 
denesi . Egli però volle ancora , che la Rocca di Gainazzo , e 
quella di Samone colle sue Ville, i Castelli di Montalbano e di 
Monte tortore, il Forte di Moceno, il Castello e la Villa di 
Mont' alto , il Castello di Ajano, Ciano, i Castelli di Serraz- 
zonc e di Valdisasso, che sempre erano stati de* Modenesi , e da 
alcuni loro ribelli erano stati occupati , lor si rendessero ; e co- 
mandò innoltre, che i Castelli di Montese , di Monteforfe , e 
di Montespecchio, e le Ville e i Forti di Salto, di S. Martino, 
di Zudignano , di Riva, di Desmano, occupati da' Conti di Pa- 
nico si rendessero a' Modenesi (2.) . 

Frattanto molti tra' Nobili Modenesi malcontenti del gover- 
no del March. Azzo macchinavano sollevazioni e congiure , e a 
questo -fine que' da Savignano e i Boschetti , che da lungo tem- 
po erano nimici , si riunirono in pace. Il Marchese avuta noti- 
zia de' lor disegni, e fatto arrestare nel 1304. Buonadamo e Si- 
mone Boschetti e più altri mandorli prigionieri a Ferrara. Inti- 
moriti a tale avviso que' da Savignano usciron tosto da Modena , 
e quindi spedirono al Marchese a lui soggettandosi interamente. 
Ma la severità , con cui egli trattolli , facendo atterrare tutti i 
loro Castelli , e rilegando a' confini sei de' principali della fami- 
glia, gli irritò per tal modo, che unitisi nuovamente co' Bos- 
chetti , co* Rangoni , e co' Bolognesi tentarono nel seguente an- 
no 1305. di sorprender Modena, ma inutilmente; anzi in. un 

S 2, fat- 



(1) T. I. p. 334. 335. (2) Arch. Segr. Eft» 



i4o MEMORIE STOR. MODENESI. 

fatto d' arme , che poco appresso seguì traile truppe del Mar- 
chese e le loro , que' da Savignano furori fatti prigioni . Quat- 
tro soli di essi fuggirono a Bologna , ove avendo trovato Gui- 
dinolo da Montecuccolo , nimico esso pure del Marchese , uni- 
ti a lui, e andati nel Frignano, che nella pace del 1299, er * 
tornato sotto 1' ubbidienza di esso , di nuovo il sommossero , e ì 
Castelli, che erano in potere di Guidinelio , e quel di Brandola 
ancora , e la Pieve di Trebbio ribellaronsi nuovamente . Quindi 
io dubito, che abbian preso errore il Ghirardacci (1) e V Ab. 
Ca-lindri (2.) ove dicono, che i Bolognesi mandaron truppe a 
devastare il Frignano sotto pretesto di ajurare Manfredino Ra- 
staldo contro Guidinelio da Montecuccolo-; e che di fatto i 
due Ti'vali dopo diversi fatti d'armi si riunirono in pace, ri- 
mettendo la decisione delle lor controversie al Comun di Bolo- 
gna. Perciocché è certo , come tra poco vedremo, che il Mon- 
tecuccolo e il Rastaidi erano ancora in discordia tra loro nel 
1306., e i fatti, che dal Ghirardacci si narrano, piuttosto che 
all' anno 1305. in cui abbi'am veduto, che il Frignano quasi tutto 
solle vossi contro il Mirch. Azzo, par che debbano differirsi all'an- 
no 1315. a cui di fatto si assegnano nella Cronaca Albinelli . 

Frattanto altre turbolenze eccitandosi in ogni parte per ope- 
ra singolarmente di Giberto da Correggio Signor di Parma con- 
tro il March. Azzo, giunser le cose tant' oltre , che sollevatosi 
il popolo in Modena a' 26. di Gennaio del 130&. e in Reggio 
il dì seguente ne cacciò le truppe e i Ministri , e amendue le 
Città ne scossero il giogo, e si lusingarono di aver ricuperata 
la libertà (3). 

Ma esse si avvider presto, che invece ài un sólo padrone 
tanti ne aveano acquistati , quanti aspiravano a profittare de* 
torbidi da essi eccitati, e non mai videsi un tale sconvolgimen- 
to e un tal disordin di cose , come in que' trentasei anni s che 
passarono in Modena tra 1' espulsion degli Estensi e il lor ri- 
torno , come altrove si è dimostrato. Qui dobbiam ristringerci 
al Frignano. Il Comune di Modena, di cui erano Capi Gio- 
vannino da Sanvitale Parmigiano Podestà , e Bartolommeo da 
Fogliano Gapitano , volendo n'acquistare 1' antico dominio sulle 

Pro- 



co T. I. p. 472. (2) Dizioo. della Co!!. Boi. T. V. p . 277. 

G3) Script. Rer. Itali T« XL col. 7 6. TV XVUL co!. t& 



CAPO Vili. 141 

Provincie ad esso già sottoposte, mandò alcuni nel Frignano 
ad intimare a que* popoli , che in avvenire da esso solamente 
dov'esser dipendere. Conservansi in un" Codice dell'Archivio Se- 
greto della Comunità intitolato Resptélica Mutinemis tutti i de- 
creti per ciò fatti dalla nuova Repubblica , la quale pareva per 
poco, che emular volesse la Cartaginese o la Romana. A* 7. 
di Ottobre avendo il Comune saputo, che i Fiorentini e i Luc- 
chesi entravano francamente nel Frignano, e vi facevan gran 
guasto , e che quella Provìncia era ancora sconvolta dalle in- 
terne discordie, determinò di mandare sei Ambasciadori , i qua- 
li proccurassero di riunire in pace Guidinello da Montecuccolo 
e Manfredino Rastaldo , che erano i Capì delle fazioni, e di 
impedire le invasioni de' Lucchesi e de' Fiorentini , Quindi a* 15. 
del mese stesso si propose, che tutte le Terre del Frignano-, 
che volessero venire all' ubbidienza dei Comune, fossero amiche- 
volmente accolte, e che si mandassero Ambasciadori a Bologna 
a pregar quel Comune , acciocché si adoperasse esso pure a pa- 
cificare il Frignano ■. E perché i Fiorentini e i Lucchesi, non 
facendo akun conto delle rimostranze lor fatte , continuavano 
ad infestare il Frignano , a incendiare le case , a commettervi 
omicidii , si rivocatono e annullarono i privilegi , che a facili- 
tare il commercio avea già il- Comune di Modena loro accor- 
dati. A* 13. di Novembre si determinò nuovamente di mandar 
quattro Ambasciadori nel Frignano a Manfredino Rastaldo e 
agli altri Capitani, per aver da essi determinata risposta, se vo- 
lessero o no soggettarsi al Comune ; se il volevano , si facesse 
un compromesso ; se il ricusavano -, si intimasse tosto agli abi- 
tanti delle Terre sopra Gorzano e sopra Sassolo di prendere ar- 
sdì e scuri e mannaie e seghe, ed entrar nel paese , singo- 
larmente atla Rocchetta di Miceno, e alla terra di Sorbolo , ed 
ivi ardere, devastare , mettere a rovina ogni cosa, talmente che 
tutti gli abitatori di que 1 luoghi e del Frignano e del Contado 
di Gomola e della Badìa di Frassinoro ne avesser alto spavento t 
Questo decreto ci mostra, che benché V anno 1305; per ope- 
ra singolarmente di Guidinello da Montecuccolo- quasi tutto il 
Frignano si- fosse sollevato contro il Marchese Azzo., ciò non 
ostante molti Castelli ricusavano di ubbidire ai Comune di Mo- 
dena, e pare, che Manfredino Rastaldo fosse il Capo di questi 
ribelli ,, contro' cui perciò si dovesstr rivolgere principalmente le 
armi . Q.ùa.1 



14* MEMORIE STOR. MODENESI 

Qual fosse 1' effetto di sì fiere minacce, cel mostra una let- 
tera piacevole a leggersi , che i Condottieri di quelle truppe 
nel Dicembre dello stesso anno scrissero da Polinago al Comu- 
ne die lune in sero in bora primi sonni . Narrano in essa , che 
eransi recati alla Terra e al Castello di Sorbolo , e che aveano 
intimato agli abitanti e a* Custodi di soggettarsi al Comune di 
Modena, il che fatto aveano prontamente; che quindi avean 
mandato un messo a Manfredino Rastaldo e a Baruffaldo e a 
Nereo di Montegarullo nella Terra di Monzone , facendo loro 
la stessa intima , che pregati da questi a venire alla stessa Ter- 
ra avean con essi parlamentato , e che Manfredino e gli altri 
avean loro detto , che bramavan prima di parlare cogli altri 
Capitani del Frignano, e chiedevan perciò quindici giorni di tem- 
po , ma che tre soli ne avean loro accordati , e questi ancora 
a forza , perchè non aveano truppe ed armi baste voli per sog- 
gettarli ; che avean mandato un altro messo alla Pieve di Pela- 
go , e a Dossolino di Montecreto , perche venissero ali' ubbi- 
dienza del Comune . Aggiungon poscia , che i lor soldati non 
vogliono più servire , e che continuamente si dolgono , che non 
hanno denaro , e che anche col denaro non vogiion più stare 
in que' paesi ; che i Balestrieri mancano di ferramenti e di ba- 
lestre e di ogni altro arnese da guerra , e che conviene ancora 
inandar loro candele , perchè non ne hanno pur una*. 

Ricevuta questa lettera , ordinò il Comune a* io. di Bi- 
membre , che si richiamasse l' esercito , che era allor nel Fri- 
gnano , e che un altro se ne radunasse ; il che poi non sap- 
piamo se si eseguisse ■; poiché ci mancano gli Atti degli anni 
seguenti . Ma è probabile , che il secondo esercito non fosse 
più felice dei primo ; e che il Frignano continuasse ad essere 
agitato e sconvolto dalle interne discordie cagionate singolar- 
mente dall' ambizione e dalla gara de' suoi Capitani . Fra essi i 
due più potenti erano Guidinello da Montecuccolo capo de' Gi- 
bellini , e Manfredino Rastaldo Capo de' Guelfi, i quali, come 
dicesi nella Cronaca del Morano (i) , reggevano a lor talento 
tutto il Frignano. E convien dire, che Guidinello si fosse reso 
terribile anche a' Bolognesi , perciocché negli Atti sopraccennati 
del Comune di Modena nel 1306. si ha un'Ambasciata ad esso 

spe- 



(1) Script. Ret. Irai. T. XI. col. 104. 



CAPO VITI. , 43 

spedita da' Bolognesi nel Dicembre , in cui fralle altre cose pre- 
gano i Modenesi a cacciare ad ogni modo dal discretto di Mo- 
dena Guidinello da Montecuccolo , qui cum suis sequacibus vere est 
Dei inimìcus & bominum . Ma non pare , che i Modenesi , i quali 
torse aveano miglior concetto di Guidinello, secondassero in co 
il desiderio de' Bolognesi . Certo egli era in Modena insieme con 
un altro della stessa famiglia detto Guglielmo nel 1313. , e 
amendue furon tra que* Nobili Modenesi, che presso Spillamber- 
to assaltarono e uccisero in queir anno Raimondo da Spello ni- 
pote del Pontefice Clemente V. (1) Dopo il qua! fatto veggiamo, 
che nel mese di Maggio Guidinello era insiem col Marchese 
Franceschino da Dallo e col Conte Paganino da Panico Con- 
dottiere di alcune truppe mandate da Passerino Bonaccossi S gnor 
di Mantova e da Can Grande dalla Scala S gnor di Verona in 
favore dell' Imp. Arrigo VII. , le quali però furono da' nimici 
dell' Imperadore sconfitte presso Massa nella Lunigiana (2), e po- 
scia l'anno seguente 13 14. il veggiamo combattere nella Garfa- 
gnana contro il partito de' Guelfi ($). 

Qual fosse lo stato del Frignano in questi anni, non ai>- 
biam monumenti , che cel dichiarino . Ma esso dovea essere an- 
cora agitato e sconvolto, perchè nel ijio. alcuni Frignanesi à 
e probabilmente di quelli , eh' erano nel partito de* Rastaldi , 
scesi dalle montagne assalirono Casinaibo , e ne occuparon la 
Torre e la Chiesa, ma poscia dalle truppe Modenesi colà accor- 
se rimaser vinti , e presso che tutti uccisi . (4) Questo fatto ci 
mostra , che parce de' Frignanesi erano allor nimici de' Modene- 
si , e che dovean perciò esser collegati co' Bolognesi . Di fatto 
il Ghirardacci racconta (5), che l'anno 1310. que' Comuni co* 
lor Capitani eransi spontaneamente soggettati al Comun di Bolo- 
gna, che perciò da questo fu ordinato, che quattro ostaggi del 
Frignano , i quali ogni due mesi potesser cambiarsi , stessero 
continuamente in Bologna , e che fu mandato Podestà nel Fri- 
gnano Azzo del fu Canazzo Gallucci . L'anno seguente, secon- 
do questo Scrittore (6) , Monte Tortore soggettossi pure allo 
stesso Comune; ed avea già narrato, che 1* anno 1308. avean 

fat- 



Ci) Stor. Nonant. T. II. p. 410. 

(a) Script. Rer. Ital. T. X. col. ^51. (3) Ii>. col. dig. 

( 4 j Ib. T. XI. coi. 97. (5, T. [. p. 539. («) P- 559. 



i 4 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 
■fatto il medesimo Montalto e Ajano (i). All'anno 13 13. affer- 
ma , che Simone di Mandolino Lambertini , ( quel medesimo 
che era già stato arbitro delle differenze de* Frignanesi nel 
1272.) e Musotto di Pietro Mussolini furon nominati Podestà 
di quella Provincia per due anni (2) , e cita altri atti del pos- 
sesso de' Bolognesi all' anno 1314. (3). Aggiugne , che T anno 
13.15. il Frignano era da' nimiei del Gomun di Bologna inquietato 
e travagliato , che perciò vi furono spedite truppe affin di ri- 
mettervi la tranquillità, e che -essendosi ciò felicemente ottenu- 
to, in rendimento .di grazie si ordinò la fabbrica della B. Ver- 
gine sul Monte della Guardia, detta la Madonna di S. Luca 
(4).Ei narra ancora , che 1 anno 13 16. a Testa Gozzadini Ca- 
pitano della Montagna furono assegnate truppe , perchè con es- 
se recasse ajuto -alle -Terre del Frignano nemiche del Comune 
di Bologna , le -quali da Matteolo da Montecuccolo eran Trava- 
gliate ed oppresse (-5), enei riferire il decreto fatto dzl Comune 
medesimo nel detto anno di affidar la custodia de' suoi Castel- 
li alla Società dell' armi e del popolo di Bologna , nomina tra 
essi Montecuccolo , Sassomoiare , e Monte Tortore (6). E final- 
niente < racconta , che non -cessando Guidinello da Montecuccolo 
di molestare il Frignano , ed essendosi recati a Bologna Te- 
baldo de Grimaldi e Bazzallno di Manfredino Rastaloli -a chie- 
dere ajuto al Comune , di cui erano amici , furon conceduti lo- 
ro gli opportuni ajuti , co' quali costrinsero Guidinello a levar 
l'assedio dalla .Rocca di Olma (dovea scriversi Qlina), e a fug- 
girsene di notte tempo (7) . 

Ma io temo , che in questo racconto trovinsi errori , inesat- 
tezze e anacronismi in buon numero. E primieramente io credo , che 
la dedizione de' Frignanesi al Comun di Bologna non si stendes- 
se , che a quella parte , che è oltre il Panaro , ove sono i tre 
nominati luoghi 4i Montetortore, Montalto, e Ajano, su cui 
pretendevano i Bolognesi aver diritto pel testamento del Mar- 
chese Azzo , e vedremo ciò comprovarsi tra poco dalla Crona- 
ca Albinelli , e che il -restante del Frignano non fosse da' Bo- 
lognesi occupato che 1* anno 131.5. Parmi anche poco probabi- 
le , che quel Simon Lambertini, il quale nel 1272. dovea es- 

se- 



CO p. 5 '9- (s) Ivi p. 5Ó2. (3) Tvi j>. 574. 
(4) p. 580. (5) p. $te. \6) p, 5jo. (7) Iv i< 



CAPO Vili. I45 

sere uomo maturo , poiché fu scelto ad arbitro delle conttover- 
sie de Frignanesi , potesse quarantun anni appresso esser nomi- 
nato a una carica sì faticosa , come era quella di Capitano del- 
la montagna . Non può ammettersi la riedificazione della Chie- 
sa della B. Vergine in questa occasione ordinata, perchè lo stes- 
so Ghirardacci all' anno 1522. racconta, eh' essa era rovinosa, 
e che le Monache ne implorarono il riattamento (1) . E que- 
sto Scorico finalmente sconvolge 1' ordin de' tempi , perciocché 
ci narra all' anno 1305. (2) diversi fatti, che allor certamente 
non poterono accadere, e che di fatto dalla Cronaca Albinelli si 
assegnano all'anno 1315. ,e ch'io perciò a questo luogo ho ri- 
serbati . Ecco il racconto , che questo esatto Cronista ce ne ha 
lasciato . 

L'anno 1 3 1 5 . levossi nel Frignano terribil guerra tra Gui- 
dinello da Montecuccolo e i suoi seguaci da una parte , e Man- 
fredino Rastaldo e i suoi seguaci dall' altra , e la guerra ebbe 
origine da controversie intorno a' confini , per le quali già da 
più anni erano que' due Capitani in guerra tra loro , e il Ra- 
staldo ricusava di soggettarsi al Comune di Modena , e gover- 
nava in nome del Comune di Bologna Monteforte , Montese B 
e tutti gli altri Castelli di là dal Panaro ; e contro di essi per- 
ciò spintosi Guidinello con gran copia d' armati , di tutti gli 
venne fatto d'impadronirsi. I Bolognesi avvertitine dal Rastaldì 
spedi re n tosto colà il Conte Alberto da Mangona ed altri lor 
Capitani con numerose soldatesche , accompagnate da guastatori e 
da macchine militari . 11 primo loro sforzo si volse verso il Caste! 
di Montese , e lo strinser di assedio . Guidinello vi si difese per 
lungo tempo con gran coraggio , e moki degli assedianti vi ri- 
masero uccisi . Ma ben veggendo di non potersi più sostenere 9 
di notte tempo calatosi dalle mura con una fune se ne fuggì , 
e tragittato il Panaro riti rossi nel Castello di Monterastello , 
Quel di Montese allora sotto certe condizioni , che mal furono 
osservate , si rendette a' Bolognesi , i quali non trovando più o- 
stacolo non solo ricuperarono gli altri Castelli già occupati da 
Guidinello , ma stendendosi ancora più oltre impadronironsi di 
Fanano, di Sestola , e di Galliato, probabilmenre «otto il pretesto 
eh' essi ancora erano di là della Scoltenna riguardo a Modena. Né 

Tom. III. T per- 



Ci) T. II. p. 25. (2) T. I. p. 472. 



i 4 6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

perciò rimase Guidinello dal contrastarne loro il possesso , ma uni- 
tosi co' Conti di Panico ribelli allora al Comun di Bologna andava 
scorrendo e depredando il paese da' Bolognesi occupato > e di notte 
tempo gli venne ancor fatto di sorprendere i Castelli di Gaggio 
della montagna e di Rocca Cornetta , ove molti Bolognesi furono 
trucidati . Continuò lungamente la guerra ; e nei 13 17. Guidinello 
espugnò il Castello di Castiglione de' Gatti luogo assai opportu- 
no a difendersi, e a scorrer di là pel Frignano infestando i 
nimici . E perciò i Bolognesi , che di mal animo vedevano in. 
mano di Guidinello un luogo sì importante, mentre il presidio 
credevasi più sicuro, sorpresolo improvvisamente se ne fecer pa- 
droni , e per togliere a Guidinello la speranza di riacquistarlo , 
il distrussero interamente . 

Troppo bene però conoscevano i Bolognesi* , che non era 
ad essi opportuno 1' aver sempre a combattere con un sì poten- 
te nimico, come era Guidinello. Perciò cominciarono a tratta- 
re di pace; e Y anno iji8. fu essa felicemente conchiusa in 
Bologna tra '1 partito dei Montecuccolo e quel de' Rastaldi , e 
ìnnokre tra Guidinello e i suoi seguaci e lo stesso Comune . E 
poscia nei 13 19., allor quando Francesco dalla Mirandola eb- 
be tolto il dominio di Modena a Passerino de* Bonaccossi , 
egli desideroso di rimetter finalmente la pace nella Città e nel 
distretto adoperossi a stabilir nuovamente e a confermar tra es- 
si l'unione, come narrasi anche nella Cronaca del Morano (i)» 
Ma essa fu di breve durata al pari della Signoria del Mirandole- 
se , il quale alla fine dello stesso anno fu costretto a cedere 
nuovamente Modena al Bonacossf . E questi B anno seguen- 
te nel mese di Novembre dichiarò Capitani perpetui di questa 
Città Francesco suo figlio» e Guido e Pinamonte suoi nipoti (2,). 
Il Bonaccossi desideroso di assicurar sempre meglio la sua au- 
torità ottenne allora,, che Guidinello gli rendesse il Castello di 
Montefiorino' „ Abbiamo nei pubblico Archìvio di Modena 1' at- 
to,, con cui agli 8. df Dicembre del 1 320. nello stesso Castello 
si stipulo questa vendita . I venditori sono il Nobil uomo Mo- 
roello del fu Lombardo da Dallo , la qua! famiglia non so qua! 
diritto avesse su quel Castello , e i Nobili uomini Guglielmo del 

fu 



(r) Script. Rer. ItaL T„ XI. coL 104» 
(s) ib. «oL 105. 



CAPO Vili. M7 

fu Matteo , e Mattiolo del fu Corsino da Montecuccolo , a no- 
me ancora di Guidinello e di Alberguccio fratelli dello stesso 
Guglielmo. Ed essi vendono pel prezzo di mille cinquecento 
fiorini d' oro a Francesco de' Menabuoi Ferrarese e a Barna- 
bco del fu Buonaguida Gallo Fiorentino Proccuratori di Raì- 
naldo e a Butirone fratelli Bonaccossi Vicarii del S. R. I. in 
Mantova e Signori di Modena la torre, il palazzo, le porte , le 
ras;.- , e cutro il Castello di Montefiorino . Ma Guidinello si pen- 
tì presto di questa vendita, e non potendo soffrire, come dicc- 
si nella Cronaca del Morano , i costumi e la tirannia de' Bo- 
naccossi , l'annoi gzi. dìchiarossi contro di essi . E dapprima ei 
cominciò a favorire il partito de' Guelfi , e dovendo , come nar- 
rasi nella Cronaca dell' Albinelli , alcune truppe Bolognesi e 
Fiorentine passare in Lombardia in favore della Chiesa contro 
Matteo Visconti Signor di Milano , e non potendo esse spera- 
re , che i Bonaccossi fautori de' Gibellini permettessero loro il 
passaggio per Modena , Guidinello introdussele nel Frignano t 
e da' confini del Bolognese scortolle fino a' confini del Reggia- 
no . Indi raccolte le sue truppe si mosse contro i più forti Ca- 
stelli , che nel Frignano possedevansi da' Bonaccossi , e impa- 
dronissi , come nella stessa Cronaca si racconta, di Brandola , 
della Pieve di Polinago, della Rocca di Medoiia, della Torre di 
Boccassolo , del Castello stesso di Montefiorino da lui poco pri- 
ma venduto al Bonaccossi , e di tutti i Castelli e di tutte le Ter- 
re , che eran comprese nella Badia di Frassineto , e nel Conta- 
do di Gomola . 

Francesco Bonaccossi avutone avviso spedì contro di Gui- 
dinello due valorosi Capitani Sassolo da Sassolo e Manfredino 
da Gorzano. Ma Guidinello unito a' Conti di Gomola, e ve- 
nuto loro incontro, ne sbaragliò le truppe presso Saltino , mol- 
ti ne uccise , e fece prigione il medesimo Manfredino . E affin 
di meglio fortificarsi contro de* suoi nimici nell' Ottobre dello 
stesso anno 1521. Guidinello insieme con Alberguccio e Mat- 
teolo da Montecuccolo , e co* Signori e Capitani di Monteforte, 
cioè Dino, Branca, Bonso, e Azzone, ricorsero al Comune di 
Bologna , e gli esposero , che essi per servigio di quel Comune 
avean fatto in modo , che le truppe di esso unite alle Fiorenti- 
Re passassero in Lombardia a danno de' Bonacossi ; che avean 
sempre date pruove della loro amicizia co' Bolognesi , co' quali 

T 2 vo- 



i4-8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

voleano star sempre alleati e congiunti, che perciò vedevansì 
perseguitati e molestati da' Bonacossi , i quali non permetteva^ 
loro di recarsi a Modena per provvedersi de' viveri lor necessa- 
ri!' ; e che perciò ricorrevano al Comune di Bologna per aver 
da esso ciò , che da Modena aver non potevano , pregandolo 
ancora ad ordinare a* suoi Capitani della montagna, a' Conti di 
Panico , e a* Capitani di Cuzzano , perchè con tutte le loro for- 
ze li soccorressero, a scrivere a Guido Riccio da Fogliano ami- 
co de' Bolognesi , acciocché egli pure venisse in loro ajuto , e 
a far sapere a' Bonacossi , che le Terre de' Nobili di Monte- 
cuccolo e di Montefortc erano sotto la protezione de' Bologne- 
si. Il Comun di Bologna secondò prontamente il lor desiderio ,, 
e fece un decreto alle lor richieste conforme. Ma ciononostan- 
te continuò il Bonacossi a dominar nel Frignano , come pruo- 
vasi anche da una sentenza da me veduta intorno a' confini tra 
Sestola e Trentino data 1' anno 1321. da alcuni arbitri coram 
Nobili Viro D. Tarttrino de Baniollis de Suzwia Potestate Frignarli 
fro Magnijicis Dominis Mantue & Mutine . E felice fu ancora pel 
Bonacossi il seguente anno 1322. pel tradimento di Neri da 
Montegarullo, che sedotto da Passerino volse le armi contro di 
Guidinellò , e gli tolse il Castel di Monzone , e vennegli fatt^ 
ancora di occupar Gomola (1), e benché i Bolognesi, come si 
narra nella Cronaca Albinelli, spedisser truppev in favore di Gui- 
dinellò , non sembra però , eh' esse riacquistassero i luoghi da 
Passerino occupati , fuorché Monzone -. Questi vantaggi riportati 
dal Bonacossi renderon facilmente gli animi più disposti alla 
pace , la quale per opera di esso fu nuovamente conchiusa tra* 
Guelfi e* Gibellini del Frignano 1' anno 132$. Pare, che sola 
il Castel di Monzone ricusasse di accettarla, perciocché nel 1324. 
Passerino si mosse per assediarlo, ma essendosi frapposti alcu- 
ni a trattare di pace , il Castello fu finalmente ceduto a Passe- 
rino , che ne pose alla' custodia Francesco suo figlio 

Quai fosseso gli articoli di questa pace, ci è ignoto. Ma 
è probabile , che a' Nobili di Montecuccolo fosse in gran parte 
o renduto o confermato il dominio de* lor Castelli .: E mol- 
to più agevole dovette ciò ad essi riuscire, quando nel 1327. i 
Bonacossi perderono la Signoria di Modena. E veramente do- 
po 



Ci)' Fb, col. 10&. 



capo viri. 149 

pò tant' anni di sanguinose discordie pareva ornai tempo , che 
si pensasse a deporre le armi, e. a vivere tranquillamente. E si 
stabilì di fatto la pace trai Modenesi intrinseci, che erano Gi- 
bellini , da una parte, e i fuorusciti Guelfi uniti al Cardinal 
Bertrando Legato di Bologna dall' altra, 1' anno 132,7. E nel 
trattato fu espresso traile altre cose , che se i Nobili di Monte- 
cuccolo e di Serrazzone, e i Conti di Gomola, e i lor compli- 
ci e seguaci avesser voluto soggettarsi ai Legato ,, fossero essi 
pure ammessi alla pace . 

Non sappiamo , se ess'r a tal patto la accettassero . Anzi il 
vedere, che negli Statuti di Modena compilati nel 1327. si or- 
dina espressamente, che il Podestà debba ttattare coi Consiglio, 
generale del modo, con cui ridurre all' ubbidienza del Comune 
i Castelli del Frignano da' Bolognesi occupati , ci mostra , che 
quella Provincia non era molto disposta ad entrare in questo 
trattato, e che i Bolognesi ne occupavano ancor qualche parte. 
Ma la pace anche in Modena fu assai breve ; perciocché nel 
1319, i Modenesi amarono meglio avere a padrone Lodovico ih 
Bavaro sceso allora in Italia. Ciò diede occasione a nuova, guer- 
ra, nella quale non sappiamo, qual parte avesse il Frignano fi- 
no all' anno 133 j. Sotto quest' anno narrasi dal Ghirardacci 
(1), che Guidinello da Montecuccolo , fatto nuovamente nimica 
de Bolognesi, unito co' Conti di Panico scorreva ostilmente nei 
piano e nel monte il distretto di essi alleati allor degli Estensi 
nella guerra, che questi facevano a Modena, molestando sin- 
golarmente, come si dice nella Cronaca Albinelli -, i contorni 
del Castel di Montese occupato da' Bolognesi . Aggiugnesi nei* 
la stessa Cronaca all' anno 1336. che i Bolognesi volendo di- 
fendere quel Castello , e non potendo a forzar superar Guidinel- 
lo, ricorsero alla frode; e per mezzo di que da Castello Signo- 
ri di Spezzano, e de' Signori di Varana , il fecero uccidere & 
tradimento. Questa uccisione però non dovette seguir sì presto;; 
perciocché nel pubblico Archivio abbiamo un atto de* #$. di 
Febbrajo del 1337., in cui Guglielrno da Montecuccolo a nome 
ancora di Guidinello, di Alberguccio e di Mattiolo, compia, mal*- 
ti beni in Montefìorino. Allora però, cioè fin dal 13^6. il Mar- 
chese Obizzo d* Este ricuperato avea il dominio- di Modena,, e t* 

an- 

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(l) T. II. p; II2i 



150 MEMORIE STOR. MODENESI". 

anno seguente il Frignano ancora , o almen la maggior parte 
di esso , e con esso i principali Capitani riconobbero a lor Si- 
gnore il Marchese. Anzi pare, che prima ancora del 1336. il 
Frignano in qualche parte ubbidisse agli Estensi ; perciocché ne- 
gli Atti di Pietro Fabbri , che si conservano nel Segreto Archi- 
vio Estense, abbiamo la patente, con cui nel 1334. a 16. di 
Ottobre i Marchesi Rinaldo e Obizzo d' Este nominano Podestà 
delle Terre della Badia di Frassinoro e dei Contado di Gomola 
il Nobil uomo Niccolò de' Grassoni. Ma forse questo fu un at- 
to diretto soltanto a mantenere il possesso del lor diritto su 
quella Provincia. Perciocché solo al detto anno 1337. narrasi 
dal Morano , che il Marchese riacquistò il dominio di Montefìo- 
rino e delle Terre della Badia di Frassinoro e del Frignano , le 
quali spontaneamente gli si soggettarono (1). Di fatto nell* Ar- 
chivio medesimo si ha la protesta, che fece nel 1337. Gustavi- 
no del fu Gherardo da Gomola a nome ancora di suo fratello 
Tordino di riconoscere dal Marchese Obizzo a titol di feudo i 
Castelli di Brandola e della Pieve di Polinago , due case sul 
cassaro del Castello di Gomola, e il Castello allora distrutto di 
Sassomereo . Così ci mostrano ancora gli Statuti fatti per quel- 
la Provincia gli anni 1337. e 1338., mentre era ivi Podestà 
Filippo de' Pagani , e Giudice e Vicario del Podestà medesimo 
era Riminaldo de* Riminaldi, i quali si conservano in un bel 
Codice MS. in pergamena in questa Duca! Biblioteca con altri 
Statuti aggiunti poscia nel 1342. 1344. 1347- (e che corretti 
poscia e accresciuti furono stampati nel 1587.), perciocché in 
essi fra gli altri si veggono nominati Alberguccio e Tuccio di 
lui figlio , Bartolommeo di Guidinello , Guglielmo , Tordino , e 
Accorsino figlio del fu Martiolo tutti della famiglia da Monte- 
cuccolo , e Neri e Accarisio e Niccolò e Franco da Montega- 
rullo, e Cortesia figlio di Neri , e vi si vede ancora il giura- 
mento di fedeltà fatto al Marchese Obizzo da' detti Albertuccio 
da Montecuccolo e Neri da Montegarullo e da alcuni altri . E* 
degno ancora in essi d' osservazione, che avendo il Marchese 
Obizzo proposte alcune difficoltà , che su qualche passo degli Sta- 
tuti medesimi potevan nascere, i principali del Frignano uni- 
ronsi a consiglio per deliberar del modo, con cui correggerlo: 

e veg~ 

(x) ib. col. 127. 



CAPO Vili. 151 

e veggiam tra essi trovarsi presenti ad arringare i Nobili T'or- 
dino da Montecuccolo , LanzaJotco de' Guallandelli , Rinaldo da 
Verica, Tommasino de* Rastaldi , Rolando da Monteforte , e 
Maghinardo da Renno. Del Castello però di Montefiorino dice- 
si nella Cronaca Albinelli, che il Marchese per poco tempo il 
ritenne. Ma non si dice, per qual maniera nuovamente il per- 
desse; e forse si vuole alludere all' investitura, che, dicesi, ne 
rinnovasse a' Nobili di Montecuccolo. 

Parve , che allora questa Provincia dovesse godere di una 
durevol tranquillità ; perciocché negli accennati Statuti traile al- 
tre cose fu ordinato (i), che chiunque in avvenire rompesse la 
pace, e commettesse ruberia o omicidio, fosse eondennato a pe- 
na capitale; che se ei non potesse aversi nelle mani, se ne 
confiscassero i beni, e se ne distruggesser le case, le Torri, le 
Rocche, ed ei fosse dannato a perpetuo esiglio, e che se i rei 
si rifugiassero in qualche Castello del Frignano, le truppe del- 
la Provincia si recassero ad assediarlo; e che espugnatolo si spia- 
nasse del tutto, né più potesse rifabbricarsi. Ma la severità del- 
le leggi non fu bastante a fare, che fossero del tutto esenti da 
nuovi tumulti quelle Provincie. Essendosi nel 1346. ribellati ai 
March, Obizzo Giovanni del fu Niccolò da Fredo e Rigo da Gor- 
zano , ad essi si unirono alcuni de' Nobili da Montecuccolo , e 
singolarmente Bartolommeo. Questi 1* anno 1341., come nar- 
rasi nella Cronaca Albinelli , insiem con Corsino essendo al ser- 
vigio de' Gonzaghi , in una battaglia da questi avuta cogli Sca- 
ligeri era stato fatto prigione ; ma poco appresso all' occasione 
di una vittoria riportata da r Gonzaghi aveano amendue ricupe- 
rata la libertà . Bartolommeo recatosi poscia a Ferrara ne fuggì 
nel detto anno con Cagnolo da Correggio , per macchinar cose 
nuove . Di questo fatto e delle conseguenze , eh' esso ebbe , si 
fa menzione nella Cronaca Estense (2) , Ma più distinte noti- 
zie se ne hanno nella Cronaca Albinelli , della quale io varrorn- 
mi singolarmente. I due fuggitivi furono arrestati al Bondeno , 
e rimandati a Ferrara, e Cagnolo fu chiuso in carcere; a Bar- 
tolommeo fu permesso sotto opportuna sicurtà d' aggirarsi per 
Ferrara, donde però non volevasi , ch'ei partisse,, perchè non 

ec- 



(r) L. VI. Rubr, XIV. 

(rj Script. Rer. Ita!. T„ XV. col, 415, 43 j„ <5a$- 604, 



i$i MEMORIE STOR. MODENESI. 

eccitasse nuovi torbidi nel Frignano. Ma Bartolommeo nel se- 
guente anno 1347. calatosi dalle mura fuggì nuovamente, e 
coli' ajuto di un Sacerdote suo amico passato il Pò su un bat- 
tello andossene verso il Frignano. Bonifacio daSavignano, Obiz- 
zo detto anche Cortesia da Montegarullo , Azzo da Verica , e 
Bazzalino Rastaldo per comando del Marchese lo inseguirono ; 
ma avendo egli tenute strade men frequentate , noi poterono 
raggiugnere. Più felice fu un certo Primadiccio, che stava pel 
Marchese alla guardia di Modena , il quale con cento cavalli 
giunto improvvisamente a Montefiorino custodito da Guglielmo 
da Montecuccolo, che allor ne era assente, e fattosene padro- 
ne vi fece prigioni due fanciulli , Baldassarre figlio del detto Gu- 
glielmo, e Matteo figlio di Alberguccio da Montecuccolo, e man- 
dolli legati a Ferrara . Questa severità fu quasi un segnale di 
una general ribellione. Tutti i Castelli della Badia di Frassino- 
ro e del Contado di Gomola si sollevarono contro il Marchese ; 
e una fiera guerra si destò nel Frignano, in cui i suddetti Bo- 
nifacio da Savignano e Cortesia da Montegarullo si impadroni- 
fono de Castelli di Gajato e di Chiagnano . Ma Azzo da Ve- 
rica al contrario, abbandonato il Marchese, si riunì co' Nobili da 
Montecuccolo , e con essi si dichiarò aderente a* Gonzaghi , che 
allora erano in guerra cogli Estensi . Il Marchese Obizzo frattan- 
to avea mandato nelle carceri di Rovigo, perchè vi fossero più 
sicuramente guardati , i due fanciulli presi in Montefiorino . Ma 
poscia f anno 1 347. si cominciò a trattare di pace, e i Nobi- 
li da Montecuccolo co' loro aderenti si sottoposero nuovamente 
al Marchese; il quale, come per ostaggio, volle ritener nelle 
carceri il suddetto Baldassarre. 

Nello stesso anno però nuovi torbidi insorsero nel Frigna- 
no, i quali nondimeno furon prontamente sedati. La famiglia 
de' Signori di Montegarullo , cioè Raineri del fu Neri , e Cortesia, 
Bazzalerio e Manino di lui figli , e Manfredino Arciprete di Fa- 
nano loro fratello da una parte, e la famiglia de' Guallandelli dall' 
altra, cioè Lanzalotto del fu Lello co* suoi figli, Conte, Zina- 
fino, e Antonio del fu Dossolino , e Dinarino del fu Tomma- 
si'no figlio dello stesso Dossolino , e Lello del fu Zino conten- 
devan tra loro pel diritto, che i Guallandelli pretendevan di ave- 
re sul Castello di Montecreto, e su que* di Trentino e di Tri- 
gnano e lor pertinenze , per la compera , che dicevano di aver- 
ne 



CAPO Vili. jst 

ne faita da Pina e da Fiore figlie del fu Giovanni Guallandellf, 
e da Agnesina sorella di Bazzalerio Rastaldi , e moglie del fu 
Franco Guallandelli . E già erano perciò venuti ad aperte dis- 
cordie. Quando per opera del March. Obizzo 1' anno 1547. a* 
30. di Maggio in Ferrara vennero ad amichevole accordo , e ì 
Guallandelli pagarono a Nobili di Montegarullo ottanta lire Bo- 
lognesi per tutti i diritti , che questi potessero avere su que' Ca- 
stelli , e cedettero insieme a' Nobili stessi qualunque diritto po- 
tessero avere sui loro beni posti ne' Gastelli <ìi Ridonato, Mon- 
tefiorino e Monzone ; e gli uni £ gii altri promiser poscia di 
osservare stabil pace fra loro , e ne fu fatto solenne stromento 
nel giorno appresso . E quindi a' 4. di Settembre dell' anno stes- 
so il medesimo Neri in nome di tutta la famiglia di Montega- 
rullo promise al Marchese di fare in modo , che i suoi amici 
Frignanesi sbanditi e a pena capital condensati pe 8 delitti da es- 
si commessi fossero in avvenire tranquilli , e sommessi ed ub- 
bidienti al Marchese , a cui egli pure in nome di tutti i suoi 
giurò fedeltà e ubbidienza , e di osservare la pace da essi fatta 
già innanzi al Marchese tra loro e gli altri Capitani del Frigna- 
no . De' quali Atti si conservano gli autentici documenti nel Se- 
greto Archivio Estense. 

Ciò non ostante , mentre ardeva la guerra tra '1 Marchese 
Aldobrandino d' Este e Giovanni Visconti Arcivescovo di Mila- 
no , molti Castelli del Frignano e di que' contorni nel 1354. 
ribellaronsi al Marchese, e tra essi quel di Montefiorino, che 
fu dato a* Signori di Montecuccoio (1), e così pur ribellaronsi i 
NobiLi di Montetortore. E quando nel 1358. si conchiuse tra 
'1 Visconti e l'Estense la pace, osserva lo scrittore dell" antica 
Cronaca Estense , che i Nobili del Frignano , cioè qui da Monte- 
cuccolo , non tornarono all'ubbidienza del Marchese (z);fà%. ben 
vi tornarono que* da Montetortore , come ci mostra il diploma 
in favor di essi spedito dal Marchese Aldobrandino l'anno 1360. 
Altri Castelli però eransi costantemente mantenuti fedeli agli 
Estensi, e singolarmente quel di Fanano, che subito dopo la 
morte del March. Obizzo mandò nell'Aprile del 1352. a giurar 
fedeltà al March. Aldobrandino, e a ricever 1' investitura di que* 
beni feudali, che avea già ricevuti dal March. Obizzo. E tra 

Tom. III V non 

CO Ib. T. XV. col. 6i} . (2) lb. col, 619. 



154 MEMORIE STOR. MODENESI. 

con molto dovettero anche i Nobili da Montecuccolo a lui sog- 
gettarsi, poiché nell' Archivio Segreto Estense cominciano all' 
anno 1363. le note de' pagamenti da essi fatti alla Camera del 
Marchese Niccolò d' Este per le Terre, che in suo nome ne go- 
vernavano. Nel detto anno a' sei d' Agosto Pietro del fu Ghe- 
rardo da Monteforte Massaro delle Terre e de' Castelli del Fri- 
gnano del Contado di Gomola , e della Bidia di Frassinoro, 
che si governano da' Nobili di Moncecuccolo , paga a Cecchino 
Superbi Massaro Generale di Modena pel Marchese d' Este m*l- 
le lire Bolognesi per la metà delle lire 2 100. , che debbono ogni 
anno pagare per le dette Terre al Marchese, il quale , attesa una 
fiera pestilenza, che in quelf anno avea devastate quelle Pro- 
vincie, rimette loro cento lire della detta somma. E altri si- 
mili pagamenti vi sono per gli anni seguenti. 

Non furon paghi però i Nobili da Montecuccolo di aver 
dagli Estensi 1' investitura de' loro feudi , ma vollero procacciar- 
si quella ancor dell' Impero . Quando Carlo IV. venuto in Ita- 
lia , ed entrato in Roma 1' anno i?b8. ne parti 1' anno seguen- 
te per tornarsene in Allemagna, raccontasi nella Cronaca Aìbi- 
nelli, che traversando 1" Apennino giunse a Montefiorino , e che 
in quel Castello fu da essi accolgo, e ptr tre giorni splendida- 
mente trattato, poiché le pioggie il costrinsero a trattenervisi ; 
e che in quell' occasione essi , cioè Corsino e Matteo del fu 
Alberguccio, Baldassarre del fu Guglielmo, e Cocsino ossia Fre- 
gnano del fu Matteolo gli chiesero Y investitura de' loro feudi 
col memoriale, che riportasi dall' Albinelli , nel quale anche ac- 
cennano un' altra Investitura avuta da Arrigo VII. e si aggiu- 
gne, che non solo ne ebbero favore voi rescritto, ma che 1' Im- 
peradore permise anche loro 1' a^gfugnere all'antico loro stemma, 
che é composto di alcuni monti, 1 Aqaiia Impen'a'e. I feudi in 
questo memorial nominati sono Montese , le Pievi di Maserno, di 
Salto, di Renno, di Polinago, di Rubiano, Gajaro, Sassoguidi- 
no , Sasso Idiano, Montecuccolo , Montecenere, Brandola, Mon- 
tefiorino, Medola , Boccassolo , e Mezzolato. Lo stesso Carlo 
IV. però avea già investito fin dal 1361. il Marchese Niccolò 
II. dell' assoluto dominio sul Frignano, di cui nell' Investitura 
si fa espressa menzione . Et special/ter in jurisdiSìione ac Imperio , 
que separatim ah cadem civitate , •uidditzt in Frignano & Montescio , 

di- 



CAPO Vili. i 55 

dinosct'tur obtìnere (i). Ove quelle parole separatim ab eadem Civi- 
tate alludono a un altro diploma di Carlo IV. del 1354. citato 
nella Cronaca del Magnani , nel quale il Frignano fu dichiara- 
to staccato dal distretto di Modena. Nella Cronaca del Magna- 
ni si aggiugne , che Baldassarre e Corsino detto anche Fregna- 
no da Montecuccolo , che erano allora i Capi di questa poten- 
te famiglia, vennero a un' amichevol divisione de' feudi, e che a 
Corsino furono assegnati Montecuccolo, Montese , Maserno , Sal- 
to, Gaghato, Sassoguidano, Sasso Idiano, e Renno , a Baldas- 
sarre toccarono Montefiorino, Medola , Boccasolo , Rubiano , 
Brandola, Polinago, Mezzolato, e Montecenere. Io credo pe- 
rò , che non sia stato in ciò esatto questo Cronista , perciocché 
tre erano allora i rami di questa famiglia, come ci mostra un 
documento de' 3. di Aprile del 1370. di questo pubblico Archi- 
vio, cioè Corsino del fu Alberguccio, Baldassarre del fu Gugliel- 
mo, e un altro Corsino detto ancora Fregnano del fu Mattiolo; 
e troppo è verisimile , che tutti e tre fosser chiamati a parte 
de* feudi. E vedremo di fatto tra poco, che in tre rami erano 
essi divisi anche 1' anno 1398. 

Mentre i Signori di Montecuccolo vivevano tranquillamen- 
te soggetti agli Estensi , una più pericolosa procella formavasi 
contro questi nel Frignano . Era allora esso diviso in più fami- 
glie, che il riconoscevano in feudo dagli Estensi, e le principali 
e più potenti tra esse erano la suddetta de' Nobili da Montecuc- 
colo , quella da Montegarullo , e i Conti di Gomola. Or aven- 
do Barnabò Visconti rinnovata contro gli Estensi la guerra , 
quasi tutti i Castellani e Signori delle montagne e colline Mo- 
denesi si uniron con Jui contro i leggittimi loro Sovrani . Fu- 
ron essi i Signori di Sassolo , e Ettore e Canore di Rodeglia 
Signori del Pigneto , e nel Frignano i Corti di Gomola e i Si- 
gnori di Montegarullo , i Procuratori de' quali fecero in Milano 
a' 4. di Novembre del 1370. stromento di lega col Visconti. 
Signore di Montegarullo era allora Cortesia del fu Neri , il qua- 
le promise di tenere in nome e a disposizione del Visconti i suoi 
Castelli, cioè Monte Bonello, Moceno , Rocchetta, Benedillo, 
Iddiano , Viacava, Gallinamorta , Lavacchio , Montorso , Vesale, 
Castellaro, Avare, (forse Vaglio) Aquaria, Roccapelago, S. Andrea, 

V z Pie- 



ci) Antich. Eli T. il. p. 13 6, 



N. 



i 5 6 MEMORIE STOR. MODENESI 

Pieve Pelago, Flamignatico , Rocchizzola, Groppo , Castel de* Pe- 
losi , Maranello , le Torri di S. Martino , e di Talbignano , e 
Barigazzo . Conti di Gomoia erano Guido del fu Guglielmo e 
Giovanni del fu Gallato , i quali promisero similmente di te- 
ner pel Visconti i loro Castelli , cioè Gomoia , Pompeiano , le Tor- 
ri de' Capelli , del Poggio , di Talbignano, di Lama, de' Ponzi , della 
Valle , ( oggi Vaiata ) del Monte, del Ghirarduccio , e di Morano. 
Non tutti però que' della famiglia di Montegarullo eran ribelli 
al Marchese, perciocché fin dal precedente anno 1369. a' 26. 
di Febbraio egli permise al nobil uomo Gherardo Rangone di 
rendere il Castel di Monzone da lui custodito al Nobil uomo 
Baruffaldo del fu Franco da Montegarullo e a Savignano nipo- 
te del medesimo Franco, a patto però, che il suddetto Cortesia 
non vi fosse ricevuco . Fra gli Estensi e il Visconti si conchiuse 
presto e nell' anno stesso la pace . Ma per punire la fellonia 
de' piccioli Signori delle montagne di Modena , nello sgomen- 
to di essa fatto a" io. di Novembre il Card. Anglico Legato 
Pontificio e arbitro della pace aggiunse a' 23. di Dicembre un 
capitolo, in cui dichiaravasi , che in essa non erano inchiusi i 
Signori di Sassolo, di Rodeglia, di Montegarullo, e i Conti di 
Gomoia , i quali doveano considerarsi come sudditi degli Esten- 
si. Fra i Signori di Montegarullo in questo documento, che co- 
gli a'tri conservasi nel Segreto Archivio Estense, oltre Cortesia 
si nominano Obizzo e Giovanni di lui figli , Neri del fu Baz- 
zalerio, e Manino; e fra Conti di Gomoia oltre Guido e Gio- 
vanni si accennano due loro fratelli, e Neri da Gomoia . Conti- 
nuò dunque la guerra fra essi e i Marchesi d' Este ; ma fu fa- 
cile a questi il domarli , allorché furon abbandonati da' potenti 
loro alleati. Di fatto si hanno nell'Archivio Estense gli Atti, 
con cui molte Comunità del Frignano, e singolarmente quel- 
le del Contado di Gomoia, di Vesale, di Roncoscaglia, di Riolo- 
nato, ed altre nel 1574. e negli anni seguenti mandano loro 
Messi a Ferrara a soggettarsi agli Estensi , e a dar loro giu- 
ramento di fedeltà e di ubbidienza . E lo stesso Cortesia rien- 
trò poscia in grazia degli Estensi , e ricuperò i suoi Castelli ; 
perciocché abbiamo una lettera del March. Niccolò II. ad es- 
so scritta nel 1577., in cui gli ordina, che per le Terre, che 
egli in suo nome governa , accordi liberamente il passaggio a* 
Mercanti Fiorentini e ad altri , che di colà passeranno . 

Ma 



CAPO Vili. ti7 

Ma quella Provincia era destinata a frequenti rivoluzioni . 
L' anno 1387., come narrasi nella più voice citata Cronaca 
Albinelli* continuata da Alessio Magnani, si accese un' alrra fu- 
nesta guerra all' occasione delle divisioni , che farsi doveano trai 
diversi rami della famiglia da Montecuccolo , cioè tra Lanzalof- 
to figliuol di Corsino da una parte , e Gasparo , Niccolò , e 
Alberguccio dall' altra . Lanzalotto affin di rendersi più formi- 
dabile a' suoi avversarii unissi con Obizzo detto ancora Cortesia 
da Montegarullo , e amendue insieme, avvertiti forse, che Gaspa- 
ro e gli altri Nobili da Montecuccolo avean fatto ricorso alla 
protezion degli Estensi , si rivolsero a' Bolognesi , e nell' Otto- 
bre del detto anno 1387. cedettero con diversi onorevoli patti 
a quel Comune tutti i loro Castelli ; e questi atti , de' quali si 
ha un transunto nella Cronaca del Magnani, ci fan conoscere * 
quanto grande fosse ivi allora il potere di queste due famiglie * 
Dal trattato da Obizzo da Montegarullo conchiuso co' Bologne- 
si raccogliesi , eh' egli allor possedeva Rocca Pelago , S. Andrea 
Pelago , Flamignatico , Vaglio , Monte tii S. Vincenzo > detto poi 
Monte Obizzo, Torricella, Monzone, Montebonello, e Rocchet- 
ta, e che pretendeva innoltre, che gli fosser renduti moltissimi ai* 
tri luoghi, che o erano stati da lui posseduti, o egli credeva, che 
ingiustamente si possedesser da altri , cioè Fanano , Sestola, Tri* 
gnano , Lotta , Trentino , Cornetta , Rocchetta , Vesale , Castella* 
ro, Ronco di Scaglia i Monte Castagnaro , Quaria , Montecreto* 
Riolonato, Fiuma'bo , RocchiccioUi Brocco, Moceno , Bene- 
delio, Idiano , Gallinamorta i Montorso^ e Lavacchio. Conven* 
nesi dunque tra Obizzo e i Bolognesi , che questi dovessero 
recargli ajuto in riacquistare, è poi in conservare fino a guerra 
finita, que' Castelli , in cui pretendeva di aver diritto; che ter- 
minata la guerra i detti Castelli dovesser ricever presidio e Po- 
destà Bolognese, e che Obizzo dovesse da' Castelli medesimi esigere 
il denaro, che a loro stipendii era necessario; che cessando nel 
Frignano la guerra dovesse Obizzo militare pe' Bolognesi con cin- 
quanta fanti raccolti da quelle Terre , che allor possedeva , e 
che allor quando riacquistate fosser le altre , il numero de' fan* 
ti dovesse giugnere a 200. , che ad Obizzo e a' suoi figli si pagas* 
sero ogni mese dal Comun di Bologna 75. fiorini d' oro in tem- 
po di guerra, e 50. in tempo di pace, e che ad essi fosse ac- 
cordata la Cittadinanza di Bologna } e assegnata una casa in 



iS* MEMORIE STÓR. MODENESI. 

(Città a spese dello stesso Comune , ove potessero onoratamente 
abitare . 

Del trattato fatto da' Bolognesi con Lanzalotto da Monte- 
cuccolo ci ha dato un transunto il Ghirardacci (i) , e da que- 
sto raccogliesi , che dove il Montegarullo non avea che a qual- 
che tempo ceduti i suoi Castelli al Comun di Bologna , il qua- 
le dovea poi solo tenervi il Podestà e jl presidio , il Montecuc- 
colo fece allo stesso Comune una total cessione de' suoi . Per es- 
so promette Lanzalotto al detto Comune di cedergli con piena 
giurisdizione la Rocca e il Borgo di Monteforte , il Castel di 
Montese colla Villa di Salto e di S. Martino, la Riva, e Monte- 
specchio, i quali due ultimi luoghi però gli erano stati di fresco 
tolti coli' armi , il Castel di Rinocchio colla Villa di Zudigna- 
no , il Castel di Miceno otto giorni prima rapitogli , jl Castel 
di Semese , con alcune Rocche , cioè di Sasso Castagneto , Bi- 
lione , Monte Verica, Corogno , Monte Rastello , Monte Fo- 
lignano , Monte Marzio , e Monacello , e per ultimo il Ca- 
stello di Brandola con Polinago , Pianoro, e la Villa di Ce- 
reto, i quali ultimi luoghi però allora egli non possedeva. Pec 
questa cessione dovea il Comune di Bologna pagare a Lanzalot- 
to e a' suoi figli Ja provvigione di cinquanta fiorini di camera 
per ciascun mese , comperare a onesto prezzo le munizioni 
e le armi , che nelle sue Rocche si ritrovassero , farne tras- 
portare a Bologna i mobili , assegnargli possessioni o case pel 
valore di dodicimila lire , riceverlo a* suoi stipendi colle con- 
suete paghe , concedergli la Cittadinanza Bolognese , e dargli 
un opportuno compenso , quando il Marchese d' Este gli con- 
fiscasse la possessione di Roncagallo nel Ferrarese recatagli in do- 
te dalla sua moglie , per tacer di altri articoli meno importan- 
ti . Avea jnnoltre Lanzalotto chiesto al Comun di Bologna, eh* 
esso dotasse le sue figlie : ma questa condizione non fu accetta- 
ta . Il Bombace nella sua Storia MS. di Bologna aggiugne , che 
di fatto a' 19. dello stesso mese di Ottobre il Comune di quel- 
la Città per mezzo di Ugolino del Prete Dottore e Capitano de* 
Bolognesi nel Frignano prese possesso de' Castelli da Lanzalotto 
ceduti , e ne deputò per custode Ghino da S. Giovanni . 

•Quc- 



(ij T. II. p. 410. ec. 



y 



CAPO VTII. i S9 

Questi trattati irritarono altamente il March. Niccolò d' Este 
contro le due famiglie, che gli aveart proposti , e contro il Co- 
mune di Bologna , che gli avea accettati „ É sarebbesi venuto 
all' armi , se lo stesso Comune non avesse amato meglio di ve- 
nire a un' amichevole composizione . A* 23. di Novembre del 
detto anno nominò due suoi celebri Giureconsulti , Francesco 
de' Ramponi , e Bartolommeo da Saliceto, i quali decidessero la 
controversia . Quindi o perchè essi ricusassero la commissione * 
o perchè si volessero arbitri più illustri , il Doge di Venezia 
Antonio Veniero e il Cornuti di Firenze mandarono Ambascia- 
dori per comporre tali discordie; e amendue le parti a' 2. di 
Dicembre dell' anno stesso scelsero ad arbitri il Doge stesso e 
lo stesso Comune. Il Laudo fu profferito a* 14- di Aprile dell* 
anno seguente 13S8. , e in esso si spiegò , quali Castelli e Ter- 
re dovesse Lanzalotto rendere agli Estensi, e quali ritenere. I 
Castelli e le Tetre , che si doveano rendere „• erano quelle di 
Castagneto, di Corogno , di Monterastello , della Torre di. Mar- 
zo , di Monticello, di Montefolignano in Verica , di Monteforte 
(restando però ad esso la Torre superiore), e di Riva, ed egli 
dovea ritenere que* di Semese , di Ranocchio , di Montese , di 
Montespecchio, di Brandola, della Torre del Nicoletto , e di Ce- 
reto , e di Frassinoro nel Contado di Gomola . Si aggiunse ne* 
patti j che delle Lire 2100. che i Signori di Montecuccolo pa- 
gavano agli Estensi , ne avrebbero pagata sol quella parte , che? 
corrispondesse a' Castelli, che lor rimanevano; e innoltrc il Mar- 
chese Albetto (il March. Niccolò era morto pochi giorni innanzi) 
promise di pagare a Lanzalotto per sua provvisione venti lire 
Marchesane al mese . Non veggiamo , che in questo trattato si 
faccia menzione alcuna di Obizzo da Montegarullo ; e forse ei 
non volle accettare la mediazione del Doge di Venezia e del 
Comun di Firenze , e continuò nelle ostilità contro il Marchese 
Niccolò d' Este , come si accenna nella Cronaca Albinelli , ben- 
ché ciò si fissi all'anno 1391. Egli però fu quasi abbandonato 
da' Bolognesi, i quali a 29. di Dicembre dell'anno stesso cori 
un atto , di cui si ha un transunto nella Cronaca del Magna- 
ni , promiser bensì ad Obizzo e ad altri di sua famiglia provvi- 
gione annua e la loro Cittadinanza; ma dichiararono, che noti 
avrebbero per lui prese le armi contro il Marchese . Lanzalotto 
soggettossi al Laudo ; e prese a governare in nome del Marche- 
se 



i6o MEMORIE STOR. MODENESI. 

se Alberto i Castelli ad esso lasciati , come ci mostrerà f atto 
del 1 59 1. Ma avendo il Marchese per compiacere Gio. Galeaz- 
zo Visconti dichiarata nel Maggio del 1390. la guerra a Bolo- 
gnesi , Lanzalotto , che credette quella un' opportuna occasione 
per riavere i Castelli , eh' era costretto a cedere , con essi nuo- 
vamente si college , e nella Cronaca del Magnani questi affer- 
ma di aver veduti i mandati, con cui a' 4. di Ottobre e a 22. 
e a' 23. di Decembre del detto anno 13 90. furon pagati dal Co- 
jnun di Bologna a Lanzalotto i promessi stipendi . Frutto di que* 
sta incostanza di Lanzalotto fu una guerra civile tra lui ed al- 
tri della sua stessa famiglia , e singolarmente con Gaspare da 
Montecuccolo , come tra poco vedremo , il quale fu costante se- 
guace dei Marchese Alberto. La stessa fedeltà mostrarono al lor 
Sovrano più altri de' Nobili da Montecuccolo , perciocché veg- 
giamo , che nello stesso anno 1390. a 25. di Dicembre Alber- 
guccio , che é detto fil. qu. egregii mìliti* D. Baldesserre de Mon- 
tecuccolo a nome ancora di Niccolò suo fratello e di Guidinello 
del fu Guglielmo fratello dello stesso Alberguccio promise a Bar- 
tolommeo Mella Referendario del Marchese Alberto di custodire 
per lui il Castello di Montecenere nel Frignano, finché allo 
stesso Marchese piacesse . 

Diversi furono i successi di questa guerra , durante la qua- 
le per parte de' Bolognesi di continuo stavano dentro del Frignano 
circa 500. fanti e alcuni altri con 30. lance , e il Capitano della 
Montagna a posta de Bolognesi (1) . Nel Luglio del detto anno essi 
s'impadronirono di Montombraro e di Montequistiolo. Quindi 
nell' Agosto i Castelli di Mcntalto , della Rosa (or Rosola ) , e 
del Ponte, tutti e tre nel Frignano, si chiamarono raccomandati al 
Comune di Bologna (z) . Ma nello stesso mese le truppe Bologne- 
si ebbero ivi una fiera rotta dalle Estensi . Nuovo rinforzo di 
soldatesche spediron prontamente nel Frignano i Bolognesi , ed 
essi per animare i sudditi del Marchese d' Este a mettersi sotto 
la lor protezione accordarono la Cittadinanza agli abitanti di 
que' Castelli , che lor si erano soggettati . Montombraro fu ri- 
preso da' Modenesi ; ma poco appresso ricadde in potere de' Bo* 
lognesi (2) . 

La 



(r) Script. Re*. Ital. T. XVHT. col. 546. 
<*) Ivi col. 5*7. di Ivi col. 349. 



CAPO VI IL rói 

JLa guerra del Marchese Alberto co* Bolognesi fu brevissi- 
ma, e nell'anno stesso 1390. si conchiuse tra essi la pace. Lan- 
zalotto allora abbandonato da' suoi alleati, e troppo debole per 
resistere egli solo alle forze del March. Alberto, non ebbe al- 
tro scampo che quello di implorarne la clemenza ; e trovolla 
facilmente in un ottimo Principe , qual egli era , e in circostan- 
ze , che potevan rendere utile 1* aver fedele un sì potente sud- 
dito , qual era Lanzalotto . Celebrossene f atto solennemente in 
Modena agli 8. di Luglio del 13 91. in una loggia del Castello 
detta del Broletto {sub logia de broikto) alla presenza del Mar- 
chese medesimo e di molti Nobili , che lo corteggiavano . Ivi 
Lanzalotto ritornato , come si dice nell* atto , sul buon sentie- 
ro , che i suoi nobili predecessori avean sempre battuto in ad- 
dietro , e da cui erasi 1* anno precedente sviato , sottraendo all' 
ubbidienza del Marchese se stesso e le Terre , che in nome dì 
esso ei governava , e collegandosi co' Bolognesi , riconoscendo 
ora il suo fallo , ne chiese perdono , e soggettossi al voler del 
suo Principe , il quale prendendolo amorevolmente per mano lo 
riammise nella sua grazia, e promisegli di fare in modo, che 
gli fosse renduto Corsino suo figlio fatto prigione da Gasparo 
da Montecuccolo , tosto eh' ei renda al Marchese il Castello di 
Sasso (forse Sassostornoj , che era già governato dal medesimo 
Gasparo . Promisegli innoltre il Marchese di rendergli i beni , 
che ne erano stati occupati , ,d» dargli a governare come pri- 
ma in suo nome i Castelli di Montese , e di Ranocchio , e 
di Semese , il Castel Dardiano ( forse Gadriana ) , e Brandola , 
di fargli pagare per sua provvigione venti ducati d* oro al mese, 
e di- fare, che fossero rilasciati da Gasparo da Montecuccolo tut- 
ti quelli , che erano stati presi in un certo fatto d' armi segui- 
to presso Brandola . L' atto si conchiuse col giuramento di fe- 
deltà , che Lanzalotto prestò al Marchese. 

L* esempio di Lanzalotto non fu imitato da Obizzo da Mon- 
tegarullo , il quale nella sua ribellione ostinato, e unito con 
alcuni fuorusciti Lucchesi, continuava a scorrere ostilmente il Fri- 
gnano , e a recare in ogni parte desolazione e rovina . Convien 
dir nondimeno , che non tutta quella Provincia fosse alle sue 
scorrerie soggetta , e che per qualche tempo ei cessasse dal mo- 
lestarla . Perciocché veggiamo , che il Marchese Alberto d' Este 
nel 1301. portovvisi personalmente. Co*ì ci mostra una lette- 

Tetri. III. X ra, 



i6a MEMORIE STOR. MODENESI. 

ra, che i Comuni di Fanano, di Fiumalbo , e di Riolonato gli 
scrissero l'anno seguente, in cui ne ricordano la venuta: de ar* 
no proxime pr&terìto , quando bic gratis . Gli espongono in essa , 
che per le insidie di Obizzo da Montegarullo essi non potevano 
senza lor pericolo viaggiare per que' paesi , e farvi i lor traffi- 
chi , e che Obizzo innoltre dava nelle sue Terre ricovero ad al- 
cuni pubblici malfattori , i quali tendevano continue insidie a* 
viandanti . Rispose ad essi il Marchese , che permetteva loro il 
difendersi ancor coli' armi contro chiunque li molestasse , e che 
egli ancora avrebbe dati efficaci provvedimenti , perché quella 
Provincia non fosse in avvenire da' malfattor molestata. Abbia- 
mo ancora i favorevoli decreti di esenzioni da lui accordate a 
molte Comunità del Frignano gli anni 1392.. 1393., e un or- 
dine al Podestà e agli Ufficiali della stessa Provincia del 1393., 
che non permettano , che que* Comuni paghino tributo o gra- 
vezza alcuna ad Obizzo da Montegarullo . 

Questi di fatto non cessava di inquietare il Frignano , e co- 
strinse con ciò que' popoli ad implorare 1' a>uto non solo del 
Marchese Alberto, ma anche de' lor vicini Lucchesi, che di fatto 
accorsero al loro soccorso. Conservasi in Lucca la seconda Parte 
inedita delle Cronache di quella Città scritte da Giovanni Set-cam- 
bi Lucchese, la cui prima Parte fu pubblicata dal Muratori, e in 
esse si parla a lungo di questa guerra. L' ornatissimo Sig. Con- 
te Senatore Cesare Lucchesini ha voluto cortesemente egli stes- 
so copiar questo tratto , e me lo ha trasmesso . E da esso per- 
ciò io trarrò principalmente le notizie di questi fatti , a' quali 
lì Cronista stesso intervenne personalmente , e potè darcene una 
esatta e fedel relazione. Egli fìssa al Novembre' del 1392-. la 
ribellione di Obizzo da Monte Carugli, com'egli scrive, la qua! 
però era cominciata , come si è osservato , già da più anni ; 
sna forse allora si riaccese con più furore; perciocché ei dice, 
che Obizzo comincioìli a tolkre (al March. Alberto) moltissime Ter- 
re, /ralle quali furono il Ve sale ,, Monte Castaznaro , MontegreEìo-, 
Rancho discaglia , e Acquarla e molte altre . Tre delle principali 
Comunità del Frignano , cioè Fanano , Fiumalbo , e Riolonato 
«emendo di cader nelle mani di Obizzo mandarono in Ambascia- 
ta a Lucca Ser Francesco da Fiumalbo, che introdotto al Con- 
siglio disse , che ove al Marchese Alberto non venisse fatto dì 
soggettare il Frignano, essi avrebbon riconosciuti a lor Signori 

i Lue- 



CAPO Vili. 165 

i Lucchesi; e che ove pure il Marchese Alberto l'avesse riacqui- 
stato , essi gli sarebbero stati fedeli sudditi , ma sarebbero sem- 
pse stati alleati ed amici del Comune di Lucca . Chiese ancora 
V estrazion dal Lucchese di alcuni generi ; ma singolarmente im- 
plorò dal Comune 1' ajuto di cento fanti, che venissero nel Fri- 
gnano a difenderli contro di Obizzo . Secondò il Consiglio le 
istanze de' Frignanesi , e mandò il richiesto soccorso, di cui die- 
de il comando ad Agostino Avogadri Lucchese. 

Frattanto anche il Marchese Niccolò III. richiese a' Luc- 
chesi, che gli prestassero ajuto a domare Obizzo; ed essi nei 
compiacquero , e spedirono insieme a Firenze a pregar quel Co- 
mune, che non s' impacciasse, come temevasi, nelle cose di 
quel ribelle. Anche i Nobili da Montecuccolo , cioè Alberguccio 
e Niccolò figli di Baldassarre , e Lanzalotto e Gasparo a istan- 
za dello stesso Marchese , come narrasi ancora nella Cronaca 
Albinelli, mossero colle Ior truppe contro di Obizzo. E il Ma- 
gnani 1 acconta di aver vedute due lettere del March. Niccolò III. 
(succeduto nel Luglio nel 1593. al March. Alberto) scritte a* 6. 
e a' 7. di Settembre dell'anno medesimo ad Alberguccio, a Lan- 
zalotto, e a Gasparo da Montecuccolo, nelle quali si mostra 
loro riconoscente per la prontezza , con cui si eran accinti a 
combattere i suoi ribelli . Le Soldatesche dai Marchese spedite 
sotto la condotta di Uguccione de' Contrari , unite a quelle de' 
Montecuccoli , e venute alle mani con quelle del detto Obizzo 
le sconfissero con molta strage , ed ei fu costretto con quelle „ 
che poteron fuggire , a ritirarsi in Rocca pelago . Sopi-aggiunse* 
ro frattanto le truppe Lucchesi, e poser l'assedio a quel Castel- 
lo, e mentre il presidio di Obizzo valorosamente si difendeva, 
parte delle truppe Lucchesi espugnò il Castello di S. Andrea , e 
quello di Flamignatico e quel di Vagli, (diverso da quello del- 
la Garfagnana ) , e quelle del Marchese occuparono il Vesale e 
alcuni altri Castelli. Continuava frattanto l'assedio di Roccape- 
Iago , e tale fu il danno recato alla Rocca , singolarmente col- 
le bombarde, che finalmente dopo quattro mesi fu costretta ad 
arrendersi, mediante però la promessa di 1700 fiorini d'oro, 
che il Comune di Lucca dovea pagare a molti di quegli abitan- 
ti . Così i Lucchesi preser possesso di quella Rocca , e vi miser 
presidio a' 25. di Settembre del 1393. Questi fatti si accennano 

X 2 in 



i6 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

in breve dal Delaito (i), il quale dipinge Obizzo come uomo 
senza onestà , violator della fede , incostante , e dimentico de* 
benerkii ricevuti già dagli Estensi , e gli dà per compagni nella 
ribellione i suoi figli Neri ed Antonio. Il Sercambi , che più a 
lungo ne parla, attribuisce quasi tutta la gloria di questa spedi- 
zione militare a' suoi Lucchesi, delle cui truppe egli era uno de* 
Capitani . E certo gran parte esse vi ebbero ; e dopo 1' espugna- 
zione di Rocca pelago esse unite con quelle del Marchese e de* 
Montecuccoli arsero ancora Monzone , e si accamparono intor- 
no a Monte Obizzo . Ma mancando ivi le vittovaglie , i Lucchesi 
dopo aver renduti al Marchese gli altri Castelli del Frignano da 
essi occupati, e ritenutasi sol Rocca pelago, partirono verso Luc- 
ca a' 15. di Ottobre dell'anno medesimo. 

Obizzo da Montegarullo spogliato in questa maniera di quasi 
tutto il suo stato , non ebbe altro modo a salvarsi , che il ri- 
correre alla clemenza del suo Sovrano . Conservasi nel Segreto 
Archivio Estense il documento del perdono da lui chiesto ed 
ottenuto, ed è de* 2. di Gcnnajo del 1394. In esso il March. 
Niccolò dice , che 1' anno precedente dopo la morte del March, 
Alberto suo- padre il Nobil uomo Obizzo da Montegarullo e An- 
tonio e Neri di lui figliuoli sedotti dalle ree suggestioni d'uomi- 
ni scellerati e perversi eransi contro di lui ribellati, e gravi 
danni recati aveano a quella Provincia, deviando con ciò, dice 
egli , dagli esempi de' Nobili loro predecessori ; che ora lo stes- 
so Obizzo e i suoi figli ravveduti del loro fallo ne aveano im- 
ploralo il perdono, eh' egli loro accorda, e comanda , eh* egli non 
meno che Bazzalerio di lui fratello governino a nome dello stesso 
Marchese le Terre del partito Guelfo , che al presente occupa- 
no nella Podestaria di Sestola nel Frignano , trattine i Castelli 
di Monzone e di M'ontecreto , de' quali debbon decidere i Co- 
muni di Firenze e di Bologna , e che il Marchese riterrà quel- 
le Terre , che in tempo della guerra ha tolte di mano ad Obiz- 
zo; ritratta le sentenze contro di es^si pronunciate, rende ad 
essi i lor beni, e promette ad Obizzo la provvigione di quaran.- 
ta ducati d'orò al mese, e di dieci a Bazzalerio. Né di ciò pa- 
go molte esenzioni accordò nello stesso mese alle Terre da 
Obizzo governate, e ad altre nel Frignano, e nel mese d'Otto- 
bre 



(1) Script. Rer. Ita!, T. XVHL cai. 908. 91* 



CAPO Vili. 165 

bre dell' anno stesso concedette anche ad Obizzo il governo del- 
le Terre e de* Castelli di Vesale , di Roncoscaglia , di Rocchiz- 
zola, di Flamignatico, di Barigazzo, di Castellino, di Lavacchio, 
di Gallinamorta , tutte della parte Guelfa ( della qual parte già 
da gran tempo erano Capi i Nobili di Montegarulio, mentre 
della Gibellina eran Capi i Nobili da Montecuccolo ) ,. che era- 
no probabilmente quelle , che nel tempo della ribellione avea 
il Marchese tolte al Montegarulio, e da una lettera del Mar- 
chese medesimo de' 5. di Giugno di quest'anno 1594. si ha, 
che anche Simone figliuol di Cortesia e fratello di Obizzo e di 
Bazzalerio era agli stipendi di esso con sua brigata 1 . Questi era 
prima stato in guerra contro i Lucchesi insieme con Obizzo, ma 
fatto da lor prigione , ebbe dalla Repubblica il perdóno della 
pena capitale, che gli era dovuta j e perciò a' 17. di Febbraio 
del 1394. giurò fedeltà ad essa e a' suoi alleati. 

Ma appena finita la guerra nel Frignano, in- cui Lanzalot- 
to e Gasparo da Montecuccolo aveano valorosamente combattu- 
to in favor del Marchese Niccolò, al principio del 1394. essi 
gli si dichiararon nimici , e unironsi col Marchese Azzo d' Este , 
il quale , come si è altrove veduto , per più anni contrastò al 
Marchese Niccolò il dominio di Ferrara e degli altri Stati a lui 
lasciati dal Marchese Alberto suo padre . Gli altri di quella no- 
bil famiglia rimaser fedeli al Marchese . Nel primo anno però 
della guerra Lanzalotto e Gasparo poco poteron operare in fa- 
vore del Marchese Azzo , occupati in discordie domestiche j, per- 
ciocché venuti insieme a contesa per alcuni Castelli , su' quali 
amendue pretendevano di aver diritto , Lanzalotto nel Luglio* 
del 1394. sorpreso improvvisamente Gasparo nel Castel di Se- 
mese arrestollo , e il fece chiudere in carcere. Niccolò e Alber- 
gaccio figli di Baldassarre da Montecuccolo e Orsina sorella dì 
Gasparo ricorsero al Comun di Lucca, perchè s' interponesse 
per la liberazione di Gasparo . E alcuni Ambasciadori , e tra; 
essi il Cronista Sercambi , che ce ne ha lasciato il racconto » 
furon perciò da' Lucchesi mandati) al Frignano , perchè fatta 
un' amichevole divisione fra Lanzalotto- e Gasparo , questi ve- 
nisse lasciato libero . I maneggi da essi tenuti con Lanzalot» 
to ottennero a Gasparo la libertà , ma quanto alla divisione 
de' Castelli non ebbero felice effetto £ e perciò si convenne , che 

ih. 



i66 MEMORIE STOR. MODENESI. 

il Comune di Lucca tenesse in deposito, e mettesse presidio ne' 
principali Castelli , su' quali cadeva la controversia, che erano 
Monteforte , Galliato , Montecuccolo e Semese ; gli altri restas- 
sero in potere di chi possedevali , finche si decidesse intorno al 
diritto . E perchè Lanzalotto non volle mai arrendersi alle istan- 
ze del Comune di Lucca , né mostrarsi pronto a seguirne la de- 
cisione , i Lucchesi posero in man di Gasparo Galliato, Mon- 
teforte , e Montecuccolo ; e Semesc solo renderono a Lanzalot- 
to insieme con Monterastello e Corogno già da lui posseduti , 
e il dichiararono loro nimico . 

Mentre così disputavasi pe* Castelli de' Nobili da Montecuc- 
colo, uno de' principali tra essi t cioè quello di Monteforte, amò 
meglio di' soggettarsi a un altro Padrone, cioè al Comundi Bologna. 
Questo curioso aneddoto raccogliesi da una lettera dal Comune 
stesso di Bologna scritta al Marchese Niccolò a* 26. di Luglio del 
1394. che conservasi nel Segreto Archivio Estense. Gli scrivono 
essi, che gli uomini di Monteforte, Terra, com' essi gli dicono, 
separata dal vostro dominio , il cui governo avea egli affidato a 
Lanzalotto da Montecuccolo , piuttosto che a lui volevano a lo- 
ro assoggettarsi , e che temendo il furore di Lanzalotto , che 
radunati soldati da Pisa e altronde minacciava di assalirli , e di 
recar loro desolazione e strage , eransi co' lor beni ritirati nel 
Bolognese ; e che il lor Comune perciò avea creduto più van- 
taggioso al Marchese il ricevere que' terrazzani e il lor Castello 
sotto, la sua protezione, che l'abbandonarli a Lanzalotto, poi- 
ché il Marchese sapeva bene , dicon essi gentilmente , che le 
cose del Comun loro son come sue proprie , laddove Lanzalotto 
è suo capital nimico . Che i Bolognesi si mostrassero tanto sol- 
leciti de' vantaggi del Marchese Niccolò , non è a farne mara- 
viglia . Più strano è , che il Marchese , o chi per lui reggeva 
gli affari , gradisse tanto questo insolito zelo del Comune di Bo- 
logna pe* suoi vantaggi , e rispondesse , come fece il giorno se- 
guente , che approvava la risoluzione da essi presa; perchè, di- 
ce egli , v©i ci siete in luogo di padre , e le cose vostre le ri- 
putiamo comuni a noi e pronte a' nostri bisogni ; al contrario 
Lanzalotto da Montecuccolo non è amico , ma perfido ritmico 
nostro . Ma forse la pericolosa guerra , in cui era allora avvol- 
to il Marchese , consigliollo a dissimular per tal modo . 

Ma frattanto Gasparo liberato già dalla carcere , depose le 

ar- 



CAPO Vili. 167 

armi, e riconciliossi col suo Sovrano . Ne abbiamo il solenne at- 
to celebrato in Ferrara agli 8. di Ottobre del 1394. In esso si 
dice , che il Nobil uomo Gasparo del fu Nobil uomo Fregnano 
da Montecuccolo sedotto dalle ree suggestioni di alcuni malvagi 
crasi ritirato dall'ubbidienza del Marchese, e che ora desideran- 
do di riacquistarne la benevolenza e la grazia, come si conve- 
niva ad un suddito col suo Sovrano , e pentito dtl suo fallo , 
erasi abbandonato alla clemenza dello stesso Marchese . Questi 
perciò coli' usata sua bontà lo riammette nel suo favore , e per 
mezzo del Nobil uomo Enzo del fu Pietro da Montttortore 
Proccuratore di Gasparo, stabilisce i seguenti patti; che il Mar- 
chese pagherà a lui per provvigione 40. ducati al mese, e cin- 
que ad Antonio da Montecuccolo di lui parente, e che se nuo* 
ve convenzioni si dovran fare cogli altri Nobili da Montecucco- 
lo , egli anccra vi sarà compreso. E Gasparo per mezzo dei 
suo Proccuratore giura di esser sempre fedele al Marchese , e 
di custodire per lui tutti i luoghi, che avea nel Frignano, cioè 
Montecuccolo , Renno , Camatta , Sassorosso , S. Maria de fio- 
drìsiìs , Olina , Sasso Sastorno , Sasso guidano, Castagneto, Bui- 
bone , Montefolignano , Montespecchio , Riva , e per quella par- 
te che a lui tocca, Sammartino, Sacrato, Salto, Penna, e la 
Torre nuova di Montese, e quanti altri luoghi ha nel Frigna- 
no , salvo sempre il supremo dominio nel Marchese e ne" suol 
successori , i quali patti furon poi accettati e confermati dallo 
stesso Gasparo con sua lettera scritta da Montecuccolo a' 31. dì 
Ottobre dello stesso anno 1394. E V anno seguente a' 14. di 
Gennaio il Marchese accrebbe anche fino a* 40. ducati la pen- 
sione , che pagava ogni mese ad Alberguccio da Montecuccolo , 
acciocché chi gli era stato fedele non fosse d* inferior condizio- 
ne a chi e raglisi ribellato. 

Continuò dunque il solo Lanzalotto a combattere contro il 
Marchese Niccolò in favor del Marchese Azzo . Ma per poco 
tempo il potè fare. In una battaglia seguita nell' Aprile del 1595, 
nel Ferrarese traile truppe del March. Niccolò e le ribelli, Lan- 
zalotto fu fatto prigione (1) , ed ei si vide perciò nuovamente 
costretto a ricorrere alla clemenza del suo Sovrano. A' 22. d* A- 
gosto dell' anno stesso nominò arbitro delle controversie , che 

eram 
ili' 11 1 1 1 1 i 1 1 — — ». 1 

(1) Script. Rer. Ital. T. XVIIf» col. 926, 



i6* MEMORIE STOR. MODENESI. 

eran tra lui e il March. Niccolò, Astorgio Manfredi Signor di 
Faenza, il quale a' 29. dello stesso mese fu nominato arbitro 
ancor dal Marchese . Ei di fatto le compose con un' amichevole 
accordo, di cui conservasi copia nell'Archivio del Sig. Marche- 
se Giuseppe Montecuccoli , nel quale fralle altre cose fu stabili- 
to , che Lanzalotto ritenesse i Castelli e le Terre , che allora 
occupava, che queste per otto anni fossero esenti da ogni gra- 
vezza , passato il qual tempo dovessero esser soggette alle gra- 
vezze comuni alle altre Terre Estensi , e che a Lanzalotto si 
pagasse dal Marchese la provvigione di 40. ducati al mese , e 
innoltrc in tempo di guerra gli stipendii di 15. fanti, i quali 
potessero scegliersi da lui medesimo a difesa de' suoi Castelli . 

Ma nuove controversie sorsero nel seguente anno 1396. 
tra'l Marchese Niccolò e Lanzalotto « Gasparo da Montecucco- 
lo intorno a* Castelli, che da questi doveano signoreggiarsi. Non 
sembra però , che allora si ripigliassero le armi . I Fiorentini e 
ì Bolognesi furono scelti a mediatori e ad arbitri; ed essi a' 30. 
di Luglio del detto anno diedero la lor sentenza , con cui fu 
deciso , che a Lanzalotto dovessero essere sottoposte e ubbidien- 
ti 34. Terre, cioè Ranocchio, Salto, Sammartino , Zudignano, 
Penna , Semese , Monte auriga o Verica , Monterastello , Coro- 
gno , Monticeli© , Marzi© , Montcfolignano , il Sasso , Bibone # 
Brandola, Cerreto, la Torre della Pieve, la Torre della Noga- 
da , Polinago , le Ville , Montecenere , Pianorso , Mocogno , 
Frassineto, Burgone , Serrazone, Rocca mal.atigna , Zacchina 
( forse la Zocca ) Gainazzo , Castellinovecchio , Montequestiolo , 
Rosole , Samone e Missano , salvo il supremo dominio nel Mar- 
chese Niccolò , il qual dovea mantenere e difendere Lanzalotto 
ne' suoi possedimenti . Questo Laudo è citato in una Cronichet- 
ta ms. detta de' Montecuccoli , che conservasi nella Biblioteca 
Estense , ove si dice , che V originale ne esisteva in Montese t 
e che in esso esprimevasi , che tutte queste Terre non dipendes- 
ser da Modena, ma dalla Podesteria di Montecuccolo , e che il 
Marchese perdonava ancora ai Conti di Gomola , a Francesco da 
Sassoio , e a Giordano da Savignano e ad alcri fautori della ri- 
bellione del Marchese Azzo . Non sappiamo , quai patti si sta- 
bilissero con Gasparo , ma nella Cronaca Albinelli si afferma , 
che con lui ancora fu stabilito l' accordo . Ed essendosi egli po- 
scia mostrato fedele al Marchese Niccolò , e avendo vaio Tosa- 
rne n- 



j 



/ 



CAPO Vili. 169 

mente con luì combattuto nella guerra , eh* egli ebbe a sostene- 
re , come tra poco vedremo , contro Obizzo da Montegarullo , 
a' 16. di Ottobre del 1406. lo investì a titol di feudo, che pas- 
sasse ancora a suoi discendenti , della Villa di Gradiana , delia 
quale investitura conservasi copia nell' Archivio del Sig. Marche- 
se Giuseppe Montecuccoli . 

Molte frattanto di quelle? Terre , che ne' tumulti degli an- 
ni precedenti sollevate eransi nel Frignano e ribellate al Mar- 
chese , gli si sottomisero , e ne abbiamo le pruove in molti de- 
creci di esenzioni ad esse dal Marchese accordate negli anni 
1595. 1396. e 1397. che conservansi nel Segreto Archivio» 
Estense , e ne* quali comunemente si esprime , che tal conces- 
sione si fa per premiar l' atto , con cui eran tornate all' ubbi- 
dienza del lor Sovrano. Ma frattanto l'inquieto e torbido Obiz- 
zo da Montegarullo sdegnato , che i Lucchesi occupassero Roc- 
capelago , pensava a ripigliarne il dominio, e a lui unissi Lan- 
zalotto da Montecuccolo sdegnato egli pur co' Lucchesi , da' qua- 
li , come si è detto, era stato dichiarato nimico. Nel Febbraio 
adunque del 1396. Obizzo e Lanzalotto accostatisi a Roccape- 
lago , e da alcuni de' Terrazzani accolti segretamente entro la 
Terra , colsero 1' opportuna occasione , in cui videro alcuni Sar- 
genti e uno de' Castellani Lucchesi essere fuor della Rocca , e 
sforzatane con picciola difficoltà la porta se ne renderon padro- 
ni . Di questo fatto e di que, che ne verranno in seguito, abbia» 
mo una distinta relazione ncll' accennata Cronaca del Sercambi 9 
da cui io trarrò le più importanti notizie . I Lucchesi di ciò av- 
vertiti , raccolte subito copiose truppe a dispetto della fredda 
stagione le spinsero nel Frignano , facendole precedere da' gua- 
statori , che sgombrassero le strade dalle alte nevi cadute . Ma 
giunte a S. Pellegrino furono dalle nevi e dai freddo a tale sta- 
to condotte , che dovetter volgere addietro , e alcuni soldati ri- 
maser morti per via . Al Giugno seguente si rimisero in cam- 
mino i Lucchesi , ed entrati nel Frignano cominciarono a dare 
il guasto tutto all' intorno a' luoghi posseduti da Obizzo e da 
Lanzalotto . Preser dapprima il Castello di S. Andrea , indi quel- 
li di Fiamignatico , di Barigazzo , della Rocchicciuola , e di 
Monte Castagnaro . Ma mentre essi apparecchiavansi a nuove 
conquiste , e bramavan singolarmente di riavej Roccapelago , eb- 
bero ordine dalla Repubblica di tornare a Lucca minacciata al- 
Tom. III. Y lo- 



i 7 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

lora da altra guerra » Furori dunque distrutte le Rocche di S. 
Andrea e di Fiamignatico , acciocché non fossero da* nimici oc- 
cupate, e si fece una tregua con Obizzo e con Lanzalotto , che 
durar doveva fino a' 15. di Gennajo del 1398. Volevano allora 
i Lucchesi ripigliar le armi, e rientrar nel Frignano. Ma Olez- 
zo temendo di non poter sostenere i loro assalti , si rivolse al 
Comun di Firenze . E questo interpostosi con quel di Lucca ot- 
tenne , che la tregua a un altro anno si prolungasse . 

Qui finisce la sua narrazione il Sercambi ; il qual vi aggfu- 
gne , secondo il suo costume, che può vedersi nella parte, che 
il Muratori ne ha pubblicata , alcune note o osservazioni poli- 
tiche , colle quali ci ragiona or co' Principi , or co' Capitani , or 
colle Città, e dà lor que' ricordi , che crede al vantaggio loro 
opportuni . E alcune di queste note interessan troppo la Storia 
di questa Provincia , perchè io possa lasciare di darne qui un 
compendio . Ei si. volge prima d' ogn' altro alla sua Lucca , e la 
consiglia ad essere sempre amica e riconoscente al Marchese di 
Ferrara, da cui in più occasioni ha ricevuta assistenza ed ajuco. 
Quindi soggiugne : Le Fortezze , cbe il Marchese fer se tiene ( cioè 
che non sono state infeudare ) alle tuoi confini sono queste , cioè 
Fiumalho , Rivo Lunata , Fanano , Sextola , lo Castello di Trentino ,. 
lo. Castello di Lofio ( Lotta ) , lo Castello di Livicava , ( Vie Cave ) , 
lo Castello di Viano ( Idiano ) , lo Castello Terrigiano ( Trignano ) 
con alquante filiate tuSìe in nel Frignano . Ma perchè , aggiugne 
egli , potrebber cambiarsi i tempi , e il Marchese di Ferrara po- 
trebbe divenirti nimico ( e cambiaronsi di fatto le cose pochi an- 
ni appresso, quando la Garfagnana soggetta allora à Lucchesi 
soggettassi in gran parte allo stesso Marchese Niccolò ) perciò. 
esorta Lucca a tenere in buona difesa le Fortezze confinanti a. 
quelle del Marchese di Ferrara , il che pure fa poscia riguardo 
agli altri lor confinanti . 

Passa indi il Sercambi a ragionare delle altre più potenti fami- 
glie, che dominavano nel Frignano o in altri luoghi confinanti 
con Lucca. E comincia da Obizzo e da Bacelliero o Bazzalerio 
fratelli da Montegarullo, della qual famiglia inserisce 1' arme di- 
stinta co' suoi colori , che è un monte con sopra un giglio ros- 
so in campo bianco . Ricorda a Lucca la continua nimicizia s 
che contro di lei ha sempre avuta la famiglia medesima soste- 
nuta da' Fiorentini > e fattasi Capo della parte Guelfa nel Fri- 
gna.- 



CAPO Vili. i 7 i 

gnano . Annovera le Fortezze, che i due fratelli tuttor possede- 
vano in quella Provincia , e sono : La Rocca a Pelago , lo Castel- 
Ure, Castello di t'agii, Montegrecli ( Montecreto) , Ronco discaglia, 
lo Castello Aquaria , lo Castello di Monzone , lo Castello del Vezale , 
Castello di Lavacchio, Monte dopilo, la Ruchetta del Monte f presso 
Miccno ) , Monte Bonetti, lo Castello di Mozeno , Gallina morta , 
Monte Orso ; aggiugne a questi quattro altri Castelli , che i Luc- 
chesi avean tolti ad Obizzo e rovinati , cioè la Pieve a Pelago , 
Santo Andrea, Fiumignatico , Monte castagnaro , e tre, che essi pari- 
menti gli avean tolti , e tuttor conservavano, cioè U Roccbtcciuo* 
la , la Castellina ( Castellino di Brocco ) , Baregaso ( Barigazzo ) 
tutti in Frignano. E queste Terre rimasero in poter de' Lucchesi 
almeno fino al 1425. , come ci mostrano parecchi Atti di quel 
tempo ; ne' quali si nomina la Podesteria di Rocchicciuola nel 
Comune di Brocco dominationis Magnifici Domini Domini Lucani; 
cioè di Paolo Guinigi Signore allora di Lucca ; ed è probabile , 
che quando egli fu fatto prigione nel 1430. , o quando nel pre- 
cedente anno gran parte della Garfagnana soggettossi al Mar- 
chese Niccolò d'Estc, quelle Terre ancora tornassero sotto l'an- 
tico loro Signore . 

Dalla famiglia di Montegarullo passa il Sercambi a quella 
di Montecuccolo , di cui pure riporta l'ai me, che è la stessa a 
un di presso con quella , di cui essa tuttora fa uso . Distingue 
i tre rami, ne' quali essa era allora divisa, cioè ne' figli di Cor- 
sino , di Valdiserra o Baldassarre , e di Frignano . Figli di 
Corsino erano Lanzalotto legittimo ed Ettore naturale , eh' ei 
rappresenta come sconoscenti ed ingrati a 1 beneficii , che dalla 
Repubblica aveano ricevuti; e nomina i loro Castelli e Terre, 
ci( è Castello di Mocogno , Castello di Brando! a , lo Monte ( forse 
Menenio) la Fortezza del Sasso , ( forse Sasso Castagneto o Sasso 
d' Iddiano ) Lacha di Xtchiello ( Casa de' Zaccheri ) , Castello di 
Sommese , Monte rastri ( Monte Rastello ) la Rosula , Monte quì- 
stiuolo , la Rocca Malatkna, Castello Ranoccbìno , ( Ranocchio ) , Ca- 
stello Montese , lo Castello Gallinacci, (Gainazzo), Castellino, (Ca- 
stellino delle formiche), Castello Saloni, Di Frignano era figlio 
Gaspare , di cui dice , che si ^ra mostrato riconoscente a' servi- 
gi dalla Repubblica a lui prestati ; quando singolarmente per 
opera di essa fu tratto dalla prigione , in cui Lanzalotto 1' avea 
racchiuso . I Castelli e le Terre da lui possedute erano : Monte- 

Y 2 /ir. 



i 7 * MEMORIE STOR. MODENESI. 

forte , Castello della Riva , Montespeccbio , Castello di Gaya (Gajato;, 
Castello di Renno , Monte cuchori ( Montecuccolo ) , la Fortez^za Au- 
liva ( Olina ) , la Fortezza Camatli ( Camatta ) , & altre filiate in 
Frignano. Figli di Baldassarre erano Alberguccio e Niccolò, essi 
ancora beneficati dalla Repubblica, e ad essa grati e riconoscen- 
ti , e con essa perciò collegati contro Obizzo da Montegarullo . 
Le Fortezze, e le Terre, delle quali essi aveano il dominio era- 
no : Montecenere , Castello Mirasole , Fortezza di Mezzolate , Costri- 
gnana , Castello di Boccacciuolo ( Boccasolo ) , la Fortezza di Medol- 
la , Castello Sassalto , la Fortezza di Frignano , Castello Monte fiorino , 
Castello Moschioso , la Chrisciola ( Gusciola ) Fortezza di Monti 
( Monteobizzo ) , con altre Ville tutte in Frignano . 

Di due altre potenti famiglie confinanti a' Lucchesi fa men- 
zione il Sercambi , cioè di quella da Fogliano , che molti Ca- 
stelli possedeva nel territorio montuoso di Reggio e di quella 
di Dallo, che tuttora era Signora di alcuni Castelli nelle stesse 
montagne. Della prima nomina Carlo e Jacopo fratelli, de' qua- 
li si è parlato nelle Memorie Storiche, e dice, ch'essi erano sta- 
ti sempre protetti dalla Repubblica , e le si erano mostrati gra- 
ti . Le Fortezze da essi possedute erano : Castello di Massano ,. 
Castello Salvatcrra, Chasuolo grande ( Casalgrande ) , Castello Arderò 
( Arceto ) , Castello Guerciuola (Querzola), lo Monte di Piano , 
Castello Carpineta , Fortezza Sargiana ( Sarzano ) Castello Aquila , 
Castello di Minoccio , la Fortezza di Cavoli , Castello di Toano , Ca- 
stèllo Sologno , la Rocchetta ed altre Ville . D^ll' altra famiglia no- 
mina Niccolò da Fiuolo e alcuna volta si nomina Niccolò di Dallo , 
c questo perchè già possedeva Dallo ( Castello nella Garfagnana). 
Il cognome di Piuolo veniva dal Castel di Piolo nel Reggiano 
da essa signoreggiato . Di lui parla il Sercambi come d' uomo 
beneficato dalla Repubblica, e ad essa finora grato, ma più per 
impotenza a mal fare, che per animo riconoscente. Nomina 
poi i Castelli, da esso- posseduti , e sono : Castello di Pinolo , di 
Rocbe&a y Castello Levagli , le Gonghie , Castello di Py atale , le Se ha- 
Ielle. E conchiude avvertendo Lucca, che vegli attentamente 
sopra di lui , perchè il di'ti o Nicbolao a sempre avuto pensieri dì 
riavere quello che già possedeva, posto che ingiustamente lo possedesse, 
nondimeno sempre stare actento a danni ficar ti , e perciò 1* avverte a 
tener ben munite le seguenti Fortezze , cioè la Fortezza di Dal- 
lo y la. Fortezza di Stilano.-, Bòr sigli ano , la Fortezza daglano f forse 

Gra- 



CAPO Vili. 173 

G ragna ) la Fortezza Sandompnìno , la Fortezza Fetr ognuno , la quat 
maniera di favellare sembra indicarci , che tutte queste Fortez- 
ze fossero una volta in potere della Nobil famiglia da Dallo .- 
Ma torniamo o nai alle vicende del Frignano. 

Appena fatta la tregua con Lucca , Lanzalotto da Monte- 
cuccolo uomo non mai tranquillo e insofferente di freno e 
nimico di suggezione tornò a prendere l' armi , se crediamo alla 
Cronaca Albinelli, sotto V anno 1398. contro il March. Nicco- 
lò , e unitosi con Obizzo da Montegarullo , che era frattanto 
passato al servigio de' Fiorentini , tornò a molestare il Frigna- 
no , e a scorrerlo a mano armata, menando strage e rovina 
per ogni parte . Gli altri della sua famiglia , cioè Gaspare e i 
due fratelli Niccolò e Alberguccio, continuarono con più saggia 
consiglio ad esser fedeli agli Estensi, e insiem co' Lucchesi, che 
dovettero allora necessariamente romper la tregua , combattero- 
no contro di Lanzalotto , e nuovamente il costrinsero a sogget- 
tarsi al Marchese , che forse avrebbe voluto usar contro di luì 
una maggiore severità, ma le circostanze de' tempi il persuasero 
a mostrarsi tuttora clemente, e a venir nuovamente con lui ad 
amichevole accordo , il qua! però non sappiamo, con quai patti 
fosse formato. Anche Obizzo da Montegarullo riunissi allora in 
pace col Marchese Niccolò , il quale per assicurarsene la fedeltà 
e l'attaccamento volle trattarlo non altrimenti che avrebbe fat- 
to con un de' più fedeli suoi servidori . 11 diploma perciò spedi- 
to , che conservasi nel Segreto Archivio Estense , è de' 15. dì 
Marzo del 1398., il che ci mostra, che o questa nuova. solle- 
vazione fu brevissima, o che forse è corso error nella Cronaca.;. 
e deesi anticipar di uno o due anni ciò, che' in essa si narra al 
1498. In esso il Marchese dopo aver detto, eh* ei desidera di 
onorare con distinzione e con premi Obizzo da Montegarullo,. 
eh' ei chiama uomo egregio e suo fedele , e dargli pruove della 
sua beneficenza per la divozione e per Y integrità , che mostra 
net suo servigio , acciocché egli sempre pai si animi a prestar- 
glielo, gli conferma il governo di un gran numero di . terre e 
di Castelli della Podesteria di Sestola nella parte Guelfa , cioè 
Rocca pelago , Pieve pelago, S. Andrea, S. Michele, Flamì» 
gnatico, Brocco, Castellino, Rochizzola , Barigazzo , Vaglio 8 . 
Merlo , Corviano , Roncoscaglia , Vesale y Montorso , Gallina- 
morta, Lavacchio e Benedetto, e di tutte quelle , che ei gover* 

2i a- 



i 7 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

nava in nome del Marchese Alberto suo padre . Di questa con- 
cessione, il cui atto trovasi nell'Archivio Estense, fa menzione 
anche il Delaito ne' suoi Annali (i) . E questa pace fu poi se- 
guita da altri atti nel 1399. , con cui le famiglie di Montecuc- 
colo e di Montegarullo, e le Comunità ad esse soggette, si per- 
donarono vicendevolmente le offese date e ricevute, e promisero 
di viver tranquille , i quali atti si accennano nella Cronaca del 
Magnani . 

Chi non avrebbe creduto , che dopo tanti beneficii e 
tanti onori ricevuti non dovesse Obizzo da Montegarullo far- 
si a tutti gli altri esempio di fedeltà e di ubbidienza verso il 
Marchese Niccolò? E nondimeno uomo di ingegno torbido ed 
inquieto e non mai pago di ciò , che avea ottenuto , fra po- 
co tornò di nuovo a ordire trame £ congiure , e a macchi- 
nar ribellione contro il suo benefattore e Sovrano . Fin dal 
1403. almeno cominciò egli a operar da nimico : perciocché nell' 
Archivio Segreto Estense si ha una supplica del Comune di Aja- 
no al Marchese Niccolò de* 16. di Giugno del 1405. , in cui 
gli espongono , che due anni addietro mentre lo stesso Marche- 
se era nell* esercito del Legato Pontificio , che allor guerreggia- 
va contro de' Bolognesi , Obizzo da Montegarullo spintesi a ma- 
no armata contro essi avea saccheggiata rovinata e incendiata la 
loro Terra, sicché essi erano stati costretti a partirne ; che alcuni 
eranvi poscia tornati , ma che eran ridotti allo stremo di po- 
vertà , e perciò il pregano ad accordar loro alcune esenzio- 
ni , le quali di fatto dal Marchese furono lor concedute . Oltre 
ciò ei fece ribellare contro al Marchese quasi tutte le Terre al 
suo governo affidate . Il Marchese Niccolò non volle soffrir più- 
oltre sì sfrenato orgoglio , e fatto raccoglier 1* esercito , e no- 
minatone Capitano Uguccione de' Contrari, mandollo nel mese d' 
Aprile del 1406. contro ii Frignano. Di questa guerra ci ha 
lasciata una minuta descrizione il Delaito ne' suoi Annali Esten- 
si , e a me basterà qui il darne un breve compendio (2). Era 
tuttora Obizzo al soldo de' Fiorentini , ma avea nel Frignano 
lasciati i suoi figli al par di lui valorosi in guerra . Al primo 
apparire dell'esercito Estense, quasi tutte le Terre, che si era- 
no 



Ci) Script. Rer. Ital. T. XVICL col. 930. 
(z; ib. col. 1057. 



CAPO VITI. 175 

no ribellate, e che in ciò più che l' inclinazion loro avean seguito 
per timore V imperioso comando di Obizzo , si rimisero sotto l" 
ubbidienza del Marchese ; e ne abbiamo in pruova parecchie let- 
tere dal Marchese medesimo scritte in quest' anno 1406. e ne* 
due seguenti, colle quali riammette que' Comuni nella sua grazia. 
Obizzo , che ne ebbe avviso , ricorse alla mediazione de* Fioren- 
tini per avere dal Marchese una tregua , e V ottenne ma solo 
per dieci giorni da cominciare a' Z9. d' Aprile , come si ha dal 
documento, che se ne conserva nel Segreto Archivio Estense . 
Frattanto Neri figlio di Obizzo venuto a Ferrara , per trovar 
tempo e nuovi inganni , fìnse di volersi soggettare al Marche- 
se ; ma poi fuggirsene , e tornò nel Frignano , ove recossi poi 
anche Obizzo ; ma ciò non ostante ei vide presto quasi tutti 
i suoi Castelli occupati dalle truppe Estensi , sicché tre soli 
gliene rimasero, uno de' quali si esprime negli Annali con una 
lacuna Moment (che è probabilmente Montobizzo) e Monte bo- 
neto (o Bonello ) e Moceno , e questi ancora avrebbe perduti, 
se Carlo da Fogliano, divenuto egli ancora traditor del Marche- 
se , non avesse fatto , che Otto Terzi Signor di Parma li di- 
chiarasse sotto la sua protezione. Perdette anche Obizzo il 
più forte Castello , che avesse , cioè Rocca Pelago , ed ebbe 
il dolore di veder in esso fatto prigione e condotto nelle car- 
ceri a Modena Antonio suo figlio , 

In tale stato rimaser le cose fino al 1408., in cui Obizzo 
veggendo di non poter resistere alle forze del Marchese, otten- 
ne di venire a Modena e di presentategli , ed ivi gli chiese 
perdono de' suoi traviamenti . Accolselo benignamente il Mar- 
chese , ma insiem gli disse , che non avrebbe avuto il perdo- 
no , se prima non gJi consegnasse que' tre Castelli , che an- 
cor riteneva . Fu dunque forza ad Obizzo di arrendersi , e 
di consegnar que' Castelli ; e allora il Marchese accordòglì 
il perdono a patto però , che abitasse in Ferrara , ove a lui 
e a Neri di lui figlio assegnò casa e provvigione e vitto , ri- 
tenendo presso di se l' altro figlio Antonio , che fece libe- 
rar dalla carcere (1) . Tal fine ebbero i tumulti di Obizzo da 
Montegarullo , di cui narrasi nella Cronaca Albinelli , che fug- 
gito da Ferrara ritirossi a Lucca » ove poscia morì , e se ne 

ac- 



(1; L, e. col. iojtf, ec 



176 MEMORIE STO R. MODENESI. 

accennna ivi in pruova una lettera di Cortesia da Montegarul- 
ìo di lui pronipote . In essa ancora si dice , che 1' irrequieto 
Lanzalotto da Montecuccolo erasi egli pure in quest' ultima 
guerra unito con Gbizzo, e che costretto egli pure a sottometter- 
si al Marchese , passò poscia al soldo de' Bolognesi, e che 1' an- 
no 1408. mentre da Bologna veniva a Semese , nel passare il 
Panaro vi rimase affogato. Avea egli lasciati due figli in età 
fanciullesca Antonio e Corsino , i quali avrebber dovuto succe- 
dere al padre. Ma Gasparo trasportato dall' ambizione di es- 
ser solo padrone di tutti que' feudi , e non curando le voci dell' 
umanità e della parentela, e ricordandosi della prigionia, a cui 
Lanzalotto avealo condennato , recatosi sotto pretesto di condo- 
glianza a Semese , e fatti arrestare i due innocenti figli, co- 
mandò, che fosser gettati in una cisterna ; e quindi cedendo al- 
cuni de' feudi al Marchese Niccolò , ottenne di esser conferma- 
to nel possesso di tutti gii altri . 

La sollevazione , di cui si è ragionato , fu Y ultima , che 
nei Frignano accadesse . Trasportata altrove la famiglia; de' Si- 
gnori di Montegarullo , delia quale non si trova più alcuna 
menzione , non rimaneva che quella de' Signori di Montecuc- 
colo , che potesse dar qualche sospetto . Ma anche questa sì 
potente famiglia cominciò allora a perdere alquanto deli' au- 
torità e del potere , che da tanto tempo teneva in quella Pro- 
vincia , e ne abbiamo il racconto nella più volte citata Cro- 
naca Albinelli . 11 Castel di Brandola , che dal Sercambi si 
annovera tra quelli di Lanzalotto , era stato da lui tolto per 
forza a' due fratelli Niccolò ed Alberguccio , che ne erano i 
legittimi posseditoti , avendolo già ad essi ceduto i Conti di 
Gomola , nel cui dominio era esso compreso . Dopo la mor- 
te di esso accaduta nel 1408. i due fratelli raccolte alcu- 
ne truppe si mossero ad assediar quei Castello per rendersene 
nuovamente padroni . Ma mentre essi stanno innanzi alte mu- 
ra , e alcuni de' terrazzani usciti dal Castello fingon d' intavola- 
re trattato di resa , Alberto Pio Signor di Carpi , che ne avea 
avuta , ma inutilmente , T investitura dal Marchese Niccolò 
F anno 1405. , e che era allora venuto in soccorso de' Conti 
di Gomola alleati con Otto Terzi contra il Marchese Nic- 
colò , accostossi colle sue truppe dietro il Castello , e offerta a* 
terrazzani una somma di denaro maggior di quella , che sperar 

pò- 



CAPO Vili. i 77 

potevano da' due fratelli , fu in esso introdotto , e ne prese il 
possesso . Cosi perdettero i Montecuccoli il Castello di Brando- 
la . Più grave assai fu la perdita che fecero i due fratelli V an- 
no seguente 1409. del Castello di Montefiorino, il più forte e 
il più steso di territorio, eh' essi avessero. Alcuni di quegli abi- 
tanti all' occasione di un lor parente racchiuso in carcere , il 
quale per non confessare un grave delitto erasi tagliata la lingua, 
fatta insieme congiura, e ottenuto appoggio e sostegno, onde 
sperar lo potevano , la mattina de' 25. di Novembre del detto 
anno levati a rumore, mentre cambiavansi le sentinelle alla 
porta del Castello, costrinsero Catarina Malaspìna moglie di Nic- 
colò con due suoi piccioli figli Pietro e Guglielmo quasi ignu- 
di , e con tutta la lor famiglia , a fuggirsene per un terreno 
tutto coperto di nevi fino a Polinago, lasciando tutti i lor mo- 
bili in preda a' congiurati, che ne occuparono ancora due pos- 
sessioni . Ricorsero essi al Marchese Niccolò , da cui furono lor 
date buone speranze di rimetterli ne' loro diritti , ma convenne 
poi , che si appagassero di un' annua provvigione di 600. scu- 
di , la quale ancora dopo la morte di Niccolò e d* Alberguccio 
cessò di pagarsi . I due suddetti figli insofferenti di tante disav- 
venture passarono la lor vita trall* armi a! servigio or di uno 
or di altro Principe ; e del Conte Pietro raccontasi nella cita- 
ta Cronaca , che fatto sugli ultimi giorni Castellano di Monte- 
chiarugolo de' Torelli, e venuto ivi a morte, in quegli estremi 
momenti andava dolentemente esclamando: Oh Montefiorino! 

Così narrasi nella Cronaca Albinelli continuata dal Magnani. 
II Gigli nel suo Dizionario Topografico ms. del Frignano racconta a 
un di presso il fatto medesimo, ma egli 1' assegna all' anno 1429. 
E par veramente, che a quest' anno debba ciò differirsi, perchè 
nell Archivio del Sig. Marchese Giuseppe Montecuccoli conser- 
vasi una sentenza data a' 12. di Aprile del 1421. da Ghe- 
rardo Bojardo e da alcuni altri Giudici deputati dal Marchese 
Niccolò III. a decidere alcune controversie, che da Alberguccio 
si eran mosse contro Niccolò suo fratello, e da Giovanna 
e da Bandina figlie ed eredi di Lanzalotto contro il medesimo 
Niccolò a titolo di doti , di gioje ec. e in esse si fa una nuo- 
va division de' Castelli tra' due fratelli . In essa però veggiamo 8 
che Montefiorino tocca ad Alberguccio , e convien dire perciò , 
che qualche nuova convenzione seguisse poscia tra essi, per cui 

Tom. III. Z Nic- 



i 7 « MEMORIE STOR. MODFNFSI 

Niccolò divenisse Signore di quel Castello . Di Niccolò e d' Al. 
berguccio era parimenti, come si è veduto poc'anzi, il Castello 
di JMiscosio nel Reggiano, e questo ancora fu pe.duto da' Mon- 
tecuccoli T anno 1432. , come ci mostra un decreto di queir 
anno del March. Niccolò III. , col quale a quel Comune con- 
cede esenz oni per 20. anni , perchè postposito guhrrnio & regi- 
mine illorum de Montecuculo nostro dominio se summiserunt . Cosi 
pure nel 1458. essendo stati accusati Ettore del fu Alberto del 
fu A '.berguccio da Montecuccolo e Giovanni di lui zio frglio 
dello stesso Alberguccio di un omicidio, il March. Niccolò avea 
lor confiscati i beni , che aveano in Monte tortore e in Oli- 
na , e donatili ad Alberto Costabili . Ma conosciuta poi 1* in- 
nocenza di Giovanni , 1' anno 1445. il March. Leonello rivocò 
quanto a lui la sentenza , e gli rendette i beni . (1)' 

Né minori furono le vicende , alle quali fu soggetto il ra- 
mo di Gasparo. Avea egli, come si è accennato, tolti di vita 
i due piccioli figli di Lanzalotto , aveane occupati i Castelli , 
ed aveane ancora ottenuta 1' investitura dal Marchese Niccolò 
III. E di fatto conservasi nell' Archivio Estense 1' investitura dal 
March. Leonello conceduta a Gasparo a 26. di Settembre del 
1442., con cui conferma quella già concedutagli dal March. Nic- 
colò a' 26. di Novembre del 1435. , e un altro decreto dello 
stesso Marchese Leonello del giorno precedente , con cui con- 
ferma quello del Marchese Niccolò de' 15. di Gennajo del 
1459.; col quale affidato avea a Gasparo il governo de' Ca- 
stelli di Cadignano e di Pianorso , ma solo finché ei vivesse . 
Ma avvenne poscia , che la figlia di una sua sorella maritata 
in Cervetta Bojardi fu rapita da Marco Pio Signor di Carpi ; 
ed avendo perciò Gasparo avuto ricorso al Marchese suocero di 
Marco, e parendogli, che questi non fosse disposto ad usare del- 
la sua autorità nel punir si grave delitto , proruppe innanzi a 
lui in parole minacciose ed altiere, e temendone perciò lo sde- 
gno fuggissene verso Bologna ; ma giunto a Crespellano , ove 
egli avea beni pel valore di sedici mila scudi , assalito da gravi do- 
lori in poche ore finì di vivere . Cosi narrasi il fatto nella Cro- 
naca Albineili. Ma alcuni errori son certamente ivi corsi. La 
morte di Gasparo, come or. vedremo, accadde l'anno 1445. a* 

tem- 



(ij Arch. Segr, Eft. 



CAPO Vili. 






179 



tempi del March. Leonello. Or questi non fu certamente suo- 
cero di Marco Pio . Questo titolo doveasi al March. Niccolò , 
una cui figlia era moglie non di Marco, che è un altro error 
della Cronaca , ma di Galasso Pio , dal quale appunto fu ra- 
pirà, come altrove si è detto. Nelle Memorie della famiglia Pio 
essa dicesi figlia di Bartolommeo non di Cervetta , ma forse que- 
sto fu un soprannome , con cui egli dal popolo veniva indicato . 
La sostanza però del fatto può esser vera , benché il Cronista , 
che vivendo fralle montagne non poteva avere notizie ben ac- 
certate di ciò che accadeva al piano , in alcune circostanze 
abbia preso errore . 

Ma se il Marchese Leonello ebbe occasione di sdegnarsi 
contro Gasparo di Montecuccolo , ei mostrò di averlo in non or- 
dinaria stima, allor quando ne seppe la morte. Perciocché nei 
diploma spedito a* 13. di Settembre del 1445. a Cesare di lui 
figliuolo per dargli V investitura de' feudi , ne fa un magnifico 
elogio , eh' io recherò qui tradotto nella volgar nostra lingua : 
E' venuto a morte né giorni scorsi Gaspare da Montecuccolo uomo chia- 
rissimo per la singolari- e contante sua fedeltà verso la nostra Esten- 
se famiglia , e cf illustre nascita , /'/ quale per f attaccamento e f osse- 
quio verso dì noi , e per la rara sua integrità e prudenza , dall' illustre 
ed eccelso Genitor nostro di felice memoria e da Noi è stato serr.pre 
particolarmente amato . Or avendo egli lasciato un sol figlio ed erede 
per nome Cesare , il quale nato da sì degno e a noi affezionatissimo 
padre , speriamo , che non sarà mai per degenerarne in alcuna parte , 
ci siam determinati a concedergli le seguenti grazie, accciocchè egli 
raccolga , e in se stesso sperimenti il frutto di queir amore , con cui 
noi ne rimiravamo il padre . Quindi passa a dargli 1' investi- 
tura di tutti i feudi paterni , trattine Cadignano e Pianorso , i 
quali , come si è detto , erano stati personalmente a Gasparo 
conceduti. E questa investitura gli fu poi rinnovata dal Marche- 
se Borso a' 31. di Ottobre del 1450. *(i). Questi lo onorò del 
titol di Conte, come si afferma nella Cronaca Albinelli ; e di 
fatto neir antica Cronaca Ferrarese , ove si annoverano i Ca- 
valieri , che 1' anno 1469. andarono incontro all' lmperador 
Federigo IH. quando venne a Ferrara , si nomina tra essi il 
Conte Cesare da Montecuccolo (1) . Ma egli ancora per liberarsi da un 

Z z mo- 

ti, Arch. Segr. Eft. (2; Script. Rer. hai. T. XXIV. col. 217. 



1S0 MEMORIE STOR. MODENESI, 
molesto processo cedette i ricchi fondi, che, come si è osserva- 
to poc' anzi , avea a Grespellano nel Bolognese . 

Le divisioni e le discordie , che rinnovaronsi poscia più 
altre volte e nel secolo XV. e nel seguente in questa no- 
bil famiglia , ne indebolirono il potere , e le fecero anche per- 
dere alcuni altri feudi, come più minutamente vedremo nel Dizio- 
nario Topografico . Dopo la metà del XVI. secolo era essa divi- 
sa. in sei rami, come ci mostra un documento dell'anno 1560. 
dell' Archivio Segreto Estense . Erano essi i Conti Girolamo , 
Cammillo e Cesare del fu Conte Bersanino ( figlio del C. Cesare 
nominato poc'anzi,), i Conti Desiderio, Sigismondo, e Alfon- 
so del fu Conte Alfonso, i Conti Galeotto e Lodovico del fuC. 
Andrea, i Conti Ercole, Alfonso e Luigi del fu Conte Federi- 
go, il C. Mario del fu Conte Lodovico, e il C. Giannantonio 
del fu Conte Fioravanti . 

Dopo i primi anni del secolo XV. la Provincia del Frigna- 
no fu comunemente tranquilla. Alcuni nuovi Statuti si formarori 
per essa nel 1485. , i quali dal Duca Ercole I. furon conier- 
mati a' 4. di Gennajo del 1487. Lo stesso Duca con suo Diplo- 
ma de' 15. di Gennajo del 1494. che si ha alle stampe confer- 
mò il diploma di Carlo IV. con cui avea dichiarata la Provin- 
cia del Frignano staccata dal distretto di Modena; il che pure 
fu confermato da Alfonso IL l'anno 1565. (1) . 

Allor quando Giulio IL e poi Leon X. occuparono le Cit- 
tà e i territorii di Modena e di Reggio, il Frignano si manten- 
ne sempre fedele a' suoi antichi Sovrani . La sola Podesteria di 
Montese , di cui era allor infeudato il C. Cesare da Montecucco- 
lo , sollevossi contro di lui 1' anno 1510., e volle vivere libe- 
ra senza soggettarsi ad alcun altro padrone . Ma tali furono i 
disordini e le ruberie e gli omicidii , che in tempo di quella 
anarchia seguirono, che 1* anno 1516. a' 5. di Ottobre uniti 
insieme in Montese i deputati di quel Castello e degli altri luo- 
ghi in quella Podesteria compresi , cioè di Ranocchio , di Sal- 
to, di Riva, di Montespecchio e di Monteforte, determinarono 
di soggettarsi di nuovo al C. Bersanino figlio dei C. Cesare , e 
per lui al Duca Alfonso , e il C. Bersanino dal canto suo per- 
donò loro la passata sollevazione , e le pene , in cui per essa 

era- 



il) V. Murai. Piena Efpof. ce. ?• 248, 



CAPO Vili. igi 

erano incorsi , come si raccoglie dall' atto per rogito dì Alessio 
Buonvicini comunicatomi dal Sig. Dott. Luigi Parenti Governa- 
tore di Montecuccolo da me altre volte lodato . 

Nel detto frattempo , in cui Leon X. era Signor di Mode- 
na, gli riuscì finalmente nel 1511. di far occupare il dominio 
del Frignano non meno che della Garfagnana. Ma appena mor- 
to quel Pontefice il 1. di Dicembre dell' anno stesso , amendue 
quelle Provincie si sollevarono, e cacciate le Pontificie milizie, 
si rimisero nuovamente sotto 1' ubbidienza del Duca Alfonso (i), 
a cui successori hanno poi sempre serbata una costante e invio- 
labile fedeltà . Solo durarono per qualche tempo i tumulti inter- 
ni e le ostinate fazioni contro la famiglia da Montecuccolo , 
cominciati già dal celebre Cato da Castagneto, e continuati po- 
scia da' parenti e dagli amici di esso . Ma di questi minuti fat- 
ti non è di quest' opera il ragionare ; e anche que' torbidi cir- 
ca il 1535. cessarono interamente. 

CAPO IX. 

De Monasttri , degli Spedali e cf altri Luoghi Pll nella Citta e m Sob<° 
borghi di Modena prima del Secolo XVI. 

CHiunque é mediocremente istruito nella Storia e ne' costumi 
de* bassi secoli , non ignora , con quale impegno in tutte le 
Città d* Italia si gareggiasse da' Principi , da' Nobili , e da' facol- 
tosi nel fondar Monasteri , nel fabbricare Spedali , e nell' innal- 
zare altri edificii , onde venisse non solo avvivata la pietà de' fe- 
deli , ma alle pubbliche e alle private calamità ancora si prov- 
vedesse di opporruno riparo. Molti a' giorni nostri rimirano con 
occhio disprezzante e sdegnoso queste pie fondazioni; né io pren- 
derò qui a tesserne l'apologia; anzi farò applauso a chi col con- 
fronto de* secoli mostrerà, che assai migliore è l'uso, che si fa 
al presente delle ricchezze , che i poveri e gli infelici trovano 
più pronto e più efficace soccorso alle loro miserie , e che non 
pochi vantaggi ha la società ricavati dall' avere ad altri usi ri- 
volci quegli ampi fondi , che a tali istituzioni erano stati da' no- 
stri maggiori impiegati . Questi viveano in tempi , che non era- 
no 



(0 Murat. Ant. Eft. T. II. p. 526. ec. 



i8i MEMORIE STOR. MODENESI. 

no da quella sì chiara luce illustrati , dalla quale or noi siamo 
scorti a conoscere i ioro errori ; e profondevano i lor tesori in 
fondar Monasteri , spedali , e altri luoghi pii, perchè non cono- 
scevano ajtro fine migliore, a cui destinarli. Quindi, se noi vo- 
gliamo compiangere la lor cecità , dobbiamo almeno lodarne il 
buon desiderio , che ebbero di giovare al pubblico ; e non dob- 
biamo lasciar perir la memoria di ciò, ch'essi a tal fine opera- 
rono. In questo Capo adunque io verrò raccogliendo tutto ciò, 
che appartiene a' Monasteri dell' un sesso e dell'altro, agli Spe- 
dali , e agli altri Luoghi pii , che in Modena e ne' sobborghi 
furono dalla pietà de' Modenesi fondati prima del secolo XVI. , 
giacché di quelli , che dopo quel tempo ebber principio , meno 
interessante è la Storia, e io ne darò un cenno nella Serie de' 
Vescovi di questa Città . ^ 

Or cominciando da' Monasteri , il più antico, che ne* sob- 
borghi di questa Città esistesse , è quel di S. Pietro dell' Ordine 
di S. Benedetto, della cui fondazione fatta dal Vescovo Giovan- 
ni 1' anno 996. si è altrove parlato a lungo ; ne fa bisogno il 
parlarne qui nuovamente. Di altri beni fecer poi dono allo stes- 
so Monastero e il medesimo Vescovo fondatore I' anno 998. , e 
il Vescovo Varino negli anni 1005. e io 16 , e il Vescovo In- 
gone l'anno 1025., e il Vescovo Viberto l'anno 1058. e il Ve- 
scovo Benedetto 1' anno 1096. e il Vescovo Ribaldo 1* anno 
1142. Il favor de' Pontefici e degli Imperadori concorse a pro- 
muovere i vantaggi di questo Monastero , e nel Codice Diplo- 
matico abbiamo riferito alcune Bolle e alcuni Diplomi ad esso 
accordati . Non veggiamo però , che esso avesse ne' primi tempi 
l'esenzione dall' autorità Vescovile. Anzi avendo Eugenio III., 
allor quando soppresse il Vescovado di Modena , riservato alla 
S. Sede questo Monastero , e pretendendo perciò 1' Abate , che 
anche dopo il ristabilimento della Sede Vescovile in Modena 
dovesse il Monastero essere immediatamente soggetto al Pontefi- 
ce, Gregorio IX. con suo Breve d<:I 122 1. decise, che esso do- 
vea esser soggetto, benché ccn qualche limitazione , al Vesco- 
vo . E pare , che allor solo ottenesse 1' indipendenza , quando 
fu unito alla Congregazione di S. Giustina. Alcune Chiese era- 
no ad esso soggette nella Città e ne' sobborghi , cioè quella 
dello Spedale di S. Niccolò , di cui diremo più sotto , quella di 
S. Croce, quella di S. Agnese, che fu smembrata dal Monaste- 
ro 



1 



CAPO IX. 185 

ro l'anno 176S. , e quella di S. Giovanni Evangelista, che fu 
atterrata l'anno 1765., e tutte quattro queste Chiese son no- 
minate in una carta dell' Archivio di questo Monastero de' zi. 
di Giugno del 1252. Nel Dizionario Topografico — Storico indi- 
cheremo più altre Chiese, eh* esso avea , e che in gran parte 
ritiene ancora, nel territorio. E fuori ancora del Modenese, il 
Monastero di S. Michele di Candiana nella Diocesi di Padova 
era nel secolo XII. a questo di S. Pieno soggetto, come ci mo- 
strano i documenti, che il Muratori ne ha pubblicati. (1) Era 
essa dapprima fuori del recinto della Città , come abbiamo os- 
servato e anche nel diploma di Federigo in favor di esso spedi- 
to 1" anno 1159. esso si dice non pr§cul a Mutine* situm , e in 
una carta dell'anno 1 1 7 3. , j'uxta Ctvitatem Motine . E solo allor 
quando nel 11SS. si ampliò la Città, esso vi fu rinchiuso. Man- 
tennesi per più secoli questo Monastero in quel fiorente stato , 
che alla santità del suo Istituto si conveniva . Ma le pubbliche 
calamità anche alla regolare osservanza sogliono esser funeste ; 
e perciò nelle guerre , che nel XIV. secolo desolarono queste 
Provincie , era esso decaduto per modo , che convenne implora- 
re qualche sovvenimento. Ebbe perciò ricorso 1' Abate nel ig8o. , 
come ci mostrano i documenti del Monastero , al Cardinal Fi- 
lippo Carrafa Legato Pontificio, esponendogli l'infelice stato del 
suo Monastero . E il Cardinale per dargli qualche sollievo unì 
ad esso la Chiesa di S. Niccolò colle sue rendite, che già era al 
Monastero stesso soggetta . Ciò non ostante da un altro docu- 
mento raccogliesi , che l'anno 1387. quattro soli Monaci vi abi- 
tavano. Peggiore ancora ne era la condizione al principio del 
XV. secolo; perciocché avendo il Pontefice Martino V. riserva- 
ta a se la disposizione de' Monasteri , che venissero a vacare , 
1* Abate di S. Pietro Bartolommeo de' Malvizzardi , o a ciò in- 
dotto dallo stesso Pontefice, o non potendo più sostenere il go- 
verno di un Monastero ridotto all'ultima desolazione, rinunciol- 
lo in mano del Papa, e' questi ne nominò Abate Commendata- 
rio Niccolò Rangone figlio di Iacopino, Canonico di Ferrara e 
Arciprete di Copario in quella Diocesi. Poco tempo però lo ri- 
tenne il Rangone; e verso il 1454. se ne dimise. Allora Eu- 
genio IV. volendo rimettere nell' antico splendore questo una 

vol- 



(0 Ant. Ital. T. V. col. 473. &e. 



i*4 MEMORIE STOR. MODENESI. 
volta sì celebre Monastero, unillo con sua Bolla de* 20. di No- 
vembre del detto anno 1434. alla Congregazione di S. Giustina 
di Padova , acciocché essa ne nominasse V Abate . Da quel tem- 
po in poi cominciò il Monastero a risorgere dalle sue rovine s 
ed ha poscia sempre continuato e continua tuttora ad essere di 
ornamento e di vantaggio a questa Città. La magnifica Chiesa, 
che tuttor vi si vede, cominciò a fabbricarsi V anno 1476., e 
circa il 1538. si die principio alla nuova fabbrica del Mona- 
stero . 

Come il Monastero di S. Pietro è il più antico fra tutti 
quegli degli uomini in questa Città , così il più antico fra tutti 
que' delle donne è quello di S. Eufemia dell' Ordine stesso di S. 
Benedetto . Già abbiamo altrove veduto , che esso dovette la 
sua fondazione al Vescovo Eriberto circa Tanno 1070., ma che 
innanzi ad esso , e forse già da qualche secolo , esisteva un •$- 
pi zio di S. Eufemia, il qual non è inverisimile , che fosse una ca- 
sa , in cui alcune pie Vergini si stesser raccolte , e senza astrin- 
gersi a voti , vi conducessero vita religiosa e divota . Solo però 
all' anno 1187. si pensò a ottenere, e si ottenne di fatto, la 
Bolla Pontificia per 1' approvazione di questo Monastero , e pe' 
privilegi , che a tali pie fondazioni solean concedersi . Di fatto 
non accennandosi nella Bolla di Urbano III. del detto anno al- 
cun* altra Bolla anteriore , ci si mostra con ciò , che era essa 
la prima, che si fosse ottenuta . Le donazioni di alcuni pii Cit- 
tadini giovaron non poco ad arricchire il Monastero di S. Eu- 
femia , e si posson vedere alcuni documenti , che ne abbiamo 
prodotti agli anni 1155. e 1202. Benché esso non servisse che 
a donne, veggiam nondimeno, che dentro il Monastero abita- 
vano ancora alcuni Conversi ; e talvolta due Coniugati ancora 
vi si consecravano , come ci mostra una carta dell' anno 1272. 
In essa Giovanni da Stagno con Beatrice sua moglie offrono le 
lor persone e i lor beni al Monastero di S. Eufemia e alla Ba- 
dessa Adelasia , e promettono di viver sempre nel Monastero 
secondo la regola di S. Benedetto , e sotto 1* ubbidienza della 
Badessa , e questa di consenso di tutte le Monache , delle quali 
si nominano dodici, e di due altri Conversi, gli ammette, dà 
iì bacio di pace a Beatrice , e il fa dar da' Conversi a Giovan- 
ni , e promette di mantenerli nel Monastero o altrove , come 

me- 



CAPO IX. jjy 

meglio le piacerà , e di provvederli di vestito e di vitto , come 
gli altri Conversi . 

Una contre persia col Vescovo Alberto Boschetti ebbero que- 
ste Monache Tanno 1150., che è degna d'essere riferita, an- 
che perchè ci dà , benché oscuramente , notizia di uno stabili- 
mento , che volessi tare in Modena, e che sembra, che 1" op- 
posizioo delle Monache non bastasse a impedirlo . Neil' Archi- 
vio del Monastero conservasi un atto de' 15. d'Agosto del det- 
to anno 1250., in cui un certo Fra Papia Converso a nome 
delia Badessa Maria da Baiso intima a Fra Pietro dell' Ordine 
de' Predicatori , il quale disponevasi a mettere la prima pittra 
per la fabbrica di una nuova Chiesa in un podere del Monaste- 
ro , che debba da ciò desistere, e gli protesta, che, se egli ciò 
non ostante vorrà eseguire il suo disegno , a nome della Bades- 
sa egli appellerà al Cardinal Ottaviano Legato Pontifìcio e alla 
Sede Apostolica . Ma qual era questa nuova Chiesa , che voleva- 
si innalzare? Potrebbe dubitarsi per avventura, ch'essa dovesse 
servire a* Religiosi del detto Ordine de' Predicatori. Ma essi già ve 
l'avevano fin dal 1244., ed era stata lor conceduta dal Vescovo 
e dal Capitolo della Cattedrale, di cui era il fondo. I confini nel- 
la carta indicati non ci danno luce abbastanza per conoscerne 
la situazione , perciocché essi si esprimon così ; a mane via & 
canale, a meridie Johannes de pizolis becariis , a sero fossa. E sola- 
mente sembra , che se ne possa raccogliere , che fosse fuori del- 
la Città , il che confermasi dall' osservare , che questa fabbrica 
voleva farsi in campo seu predio pertinente ad diSlum Monasterium «, 
Maggior lume ci dà un' altra carta de* 28. dello sttsso mese 
d'Agosto. Il Vescovo Alberto era venuto alla Chiesa di S. Eu- 
femia per celebrarvi la Messa , e per dar 1' abito Cisterciense a 
due Donne , che volevano consecrarsi a Dio in quell' Ordine . 
Seppe o sospettò la Badessa, che in quella occasione volesse il 
Vescovo benedire la prima pietra da porsi nella fabbrica pocanzi 
accennata , e perciò , mentr' egli stava per celebrare la Messa , 
coraggiosamente gli intimò , che non ardisse di farlo , e appel- 
lò , come già avea minacciato , al Cardinal Ottaviano e alia Se- 
de Apostolica. Ne sappiamo, qual esito avesse poi la contesa. 
Or il veder qui unito il dar 1* abito Cisterciense , e il voler be- 
nedire la prima pietra di una Chiesa, sembra indicarci , che 
questa dovesse servire alle Religiose del detto Ordine . Vedrem 
Tom. III. A a di 



i86 MEMORIE STOR. MODENESI. 

di fatto, che tre Monasteri aveva esso ne' contorni di Modena; 
ed è perciò verisimile , che all' occasione di uno di essi nascesse 
tal controversia . 

Degni ancora sono. di riflessione alcuni documenti, che ci 
additano il metodo , che tenevasi neli' eiezione della Badessa 
Era morta la Badessa Zuletta o Giulietta 1* anno 1317., e 
le Monache per via di compromesso , non sappiamo in chi 
fatto , nominata aveano a succederle una lor consorella detta 
Cardia. Quindi a' io. di Settembre del detto anno un Messo 
del Vescovo di Modena Buonincontro da Fiorano venne a rife- 
rirgli , che secondo la commissione da lui avutane egli avea ad 
alta voce significato così alle Monache nel lor Monastero , co- 
me al Capitolo e al popolo nelja Chiesa Cattedrale , che era 
stata scelta Carella a Badessa di S. Eufemia; e che se alcuno 
avea cosa ad opporre a questa elezione , dovesse dentro tre gior- 
ni presentarsi al palazzo del Vescovo . Non essendosi nel pre- 
scritto termine presentato alcuno , il Sindaco del Monastero ve- 
nuto innanzi al V esco/o a* 16. dello stesso mese pregollo a 
confermar 1' elezione , e a mettere al possesso della sua dignità 
ia nuova Badessa . Egli destinò a tal fine Barnaba Boschetti Ca- 
nonico , e Pietro da Fiorano Mansionario della Cattedrale , i 
quali al giorno seguente recatisi al Monastero diederle colle con- 
suete formalità il possesso . Dopo la morte di essa accaduta 
l'anno 1553. le Monache tennero la stessa via del compromes- 
so a scegliere la nuova Badessa , e fu nominato a tal fine Pia- 
centino Abate del Monastero di Marola. Egli esplorato 1* animo 
delle Monache elesse in nuova Badessa a* 29. d" Agosto Giovan- 
na figlia del Nobil uomo Gherardino da Gorzano. Fecersi allo- 
ra le solite proclamazioni , e non oppostosi alcuno fu messa al 
possesso della sua dignità . Ma una circostanza veggiam qui ag- 
giugnersi , cioè il giuramento di fedeltà da essa prestato al Ve- 
scovo , a cui promette di non recar danno nella persona o ne* 
membri, di non palesarne i segreti, di mandare un Procurato- 
re al Sinodo Diocesano, quando ne sia richiesta, di concorrere 
al mantenimento de' Nuncii Apostolici , e di non alienare senza 
licenza del Vescovo i beni del Monastero . 

Le vicende de* tempi influiron non poco nel rendere questo 
celebre Monastero or più or meno fiorente. Sulla fine del seco- 
lo XIV. in cui per più anni queste Provincie furono il teatro 

di- 



CAPO IX. ,8 7 

di sanguinose guerre , esso era ridotto a stato assai infelice ; 
perciocché una carta de' 16. di Marzo del 1390. ci mostra, 
che oltre la Badessa Erminia degli Speziali cinque sole Mona- 
che vi erano , che avesser voce in Capitolo . La tranquillità , 
di cui poscia qui si godette comunemente dopo i primi anni del 
secolo XV. dovette giovare a* vantaggi del Monastero medes mo, 
che d'allora in poi ha sempre fiorito, e continua a fiorire tut- 
tora nel numero , nella sceltezza , e nelT esemplarità delle Re- 
ligiose , e che un nuovo accrescimento ha ancora ricevuto , 
quando l'anno 1783. fu ad esso trasportato ed unito T antichis- 
simo Monastero di S. Tommaso di Reggio . La lor Chiesa pre- 
sente fu fabbricata nel secolo scorso ; ed ebbe il suo compimen- 
to l'anno 1644., e ne fu Architetto Cristoforo Galaverna . La 
Chiesa antica era , ove è ora il Parlatorio , che all' esterno ne 
ritiene tuttor la figura . Ed essa era una volta Chiesa Parro- 
v chiale, ed avea il titolo di S. Lucia; e tal si mantenne fino al 
1577., nel qual anno a richiesta delle stesse Monache cessò di 
esserlo . Secondo la tradizione del Monastero un' altra Chiesa 
più antica ebbe esso, cioè nel luogo, ove ora ha le cantine. 

Ho recato altrove le congetture , le quali mi rendon pro- 
babile, che il Monastero di S. Eufemia, il qua! certamente non 
ha mai cambiato di luogo , fosse una volta fuori del recinto 
della Città, picciola allora e ridotta a infelicissimo stato. E un* 
altra riflessione si aggiugne a rendere più verisimile la mia opi- 
nione , cioè il vedere , che quanti Monasteri di sacre Vergini si 
fabbricarono qui fino alla metà dd secolo XV. , tutti furono 
fabbricati fuor delle Porte e ne' sobborghi , come se si cre- 
desse , che non convenisse a Vergini consecrate a Dio il vivere 
frallo strepito della Città , e 1* esser esposte alle troppo frequen- 
ti visite de' Cittadini . Di fatto si può dire , che Modena era 
tutto all'intorno circondata da' Monasteri di Monache, de' qua- 
li eran pieni i sobborghi più che non sembrerebbe cred'b'le . 
Questo punto di Topografia Modenese non è ancora stato ben 
rischiarato ; e io perciò mi studierò di raccogliere su questo ar- 
gomento le più accertate notizie , le quali alla maggior parte 
de' Lettori riusciran nuove e forse non dispiacèvoli . 

Cominciam dal sobborgo di Città nuova , o come or di- 
remmo , di S. Agostino , perchè uno ivi ne era , che al Mona- 
stero di S. Eufemia , di cui si è finora parlato , dovea la sua 

A a z ori- 



i88 MEMORIE STOR MODENESI. 

origine , benché ad esso non fosse soggetto . Un certo Mazzu- 
chello da Modena facendo testamento l'anno noi. tra molti al- 
tri legati lascionne uno della metà di una sua casa, e dieci lire 
Imperiali al Monastero di S. Eufemia , a patto che la Badessa 
dovesse edificare una Chiesa in onore di S. Tommaso Martire 
(cioè, come sembra, dell'Arcivescovo di Cantorbery ) in un ter- 
reno presso la Chiesa di S. Cataldo : ut Abbatissa bt- 

difcet in braida fuxta san cium Gataldum ponto. Ecclesiam ad honorem 
Sancii T borrite martiris infra annum post meum decessum ; e che in- 
noltre a uso della Chiesa medesima dovesse ivi assegnare un 
jugero di terreno . Dovea dunque la nuova Chiesa essere innal- 
zata presso quella di S. Cataldo , di cui trovasi la prima me- 
moria all'anno 1181. Da un altro documento aggiunto al testa- 
mento medesimo raccogliesi , che Mazzuchello era morto 1' an- 
no 1204. Ma benché la fabbrica della nuova Chiesa dovesse ese- 
guirsi un anno solo dopo la morte del testatore , se ne differì 
nondimeno di qualche anno l'esecuzione; e solo nel ino. es- 
sa fu edificata : Eodern anno , dicesi al detto anno negli antichi 
Annali Modenesi , fatta fuit Ecclesia Sancii Tbomei in Burgo C/- 
tanova (1) . E di essa si fa menzione in una carta dell' Archi- 
vio del Monastero di S. Eufemia del 1. di Dicembre del 121 9. 
in cui la Badessa Zuletta vende un terreno in Porta Citanova 
apud S. Tbomam . Or è certissmo , che presso la Chiesa di S. 
Tommaso era un Monastero di Monache . Nel pubblico Archi- 
vio di Modena sotto i 27. di Dicembre del 077. si ha la do- 
nazione di un terreno fatta a Suor Giovanna Priora del Mona- 
stero di S. Tommaso ; in un altro stromento de 20. di Febbra- 
io del 1279. si nomina Suor Cecilia Priorissa loci S. Tbomai de Burgo 
Citanova , ed esso è indicato anche in un' altra carta dell' anno 
1299. del medesimo Archivio'. E per ultimo nel Testamento 
di Filippo degli Occhi fatto nel 1291. , di cui pubblicherò 
un estratto , vedesi un legato di dieci lire fatto al Convento 
delle Suore di S. Tommaso. Potrebbe credersi, che avendo que- 
sta Chiesa avuta l'origine dal Monastero di S. Eufemia, ad esso 
fosse soggetta , e ne tosse quasi un membro. Ma neh" Archivio 
di esso niun cenno io ho trovato di tal dipendenza . Pare an- 
che , che assai breve tempo vi durasser le Monache ; e che la 

Chie- 



(i) Script. Rer. Ital. T. Xf. col. 57. 



C A P O IX i? 9 

Chiesa di S. Tommaso passasse in potere di alcuni Religiosi , 
a' quali spettasse nominarne il Rettore . Neil* Archivio pubblico 
si ha un atto de' 9. di Marzo del 1308., con cui Fra Niccolò 
da Ferrara dell'Ordine di S. Maria ( così solo si esprime senza 
indicare, se fosse de' Cavalieri Gaudenti, o di altro Ordine) a 
nome ancora di Fra Antonio da Spezzano e di Fra Grassone 
de' Grassoni suoi colleghi nomina Rettore , quanto al governo 
temporale, della Chiesa di S.Tommaso Fra Niccolò de' Sacchi . 
Essa fu poi incendiata in occasione di guerra Tanno 1332. (1) 
e più non risorse dalle sue rovine . Negli Annali Modenesi , 
ove se ne racconta 1' incendio, si aggiugne , ch'essa era, ove 
vedevasi poscia la fossa del Borgo di Ganaceto . 

Un altro Monastero nello stesso Borgo di Città nuova 
sotto il titolo di San Pietro Martire ci additano le antiche 
Carte del pubblico Archivio . E che esso fosse posto nel detto 
Borgo raccogliesi da una de' 6. di Maggio del 1298.; nella 
quale si nominano Sorores Monasterii S. Tetri Martyris de Burgo 
Citanova . Ed esse eran dell' O dine de' Predicatori , e come ta- 
li son indicate in un* altra del 1292. nella quale si nomina 
Sindicus Monasterii Sororum Tredicatorum S. Tetri Martiri* . E in 
un' altra carta dell' anno 1278. si nominano semplicemente 
Sorores Tredicam'ces . Ma questa general espressione può essere 
equivoca; perciocché un altro Convento di Suore dell' Ordine de* 
Predicatori era nel Borgo di Saliceto, o, come ora diremmo, 
fuor della Porta di Bologna, sotto il titolo di Gesù Cristo. La 
prima menzione , eh' io ne ho trovata , è nel testamento di 
Albertino del fu Marchesino Borsari fatto a* 5. di Gennajo dell* 
anno 1302., che conservasi nell'Archivio Capitolare, nel qua- 
le egli fa un legato di 25. lire Conventui Sororum Ibesu que 
n.orantur in Burgo Saliceti in loco alias fratrum de Sacis -pro repa- 
ratione & edificatone sue Ecclesie . E che esse pure fosser dell' Or- 
dine de' Predicatori cel mostra n più altre Carte del pubblico 
Archivio, come una de' 26. di Maggio del 1315. in cui si nomi- 
na Triorissa Sororum Tred'catricum seu Ibesu Cbristi : e in un* al- 
tra de* 4. di Novembre del 1332. Sorores Conventus Ibesu Cbristi 
de Suburbiis Mutine, que dicuntur Sorores Ordini s Tredicatorum . E 
in molte altre carte di altri anni di mezzo cioè del 1304. del 

1305. 



. (1) Script. Rer. Ital. T. XI. col, 80. 



190 MEMORIE STOR. MODENESI . 

1305. del 1306. del 1310.de! 1312. e del 1316. veggonsi no- 
minate Sorores Ibesu Cbristi in Burgo Saliceti . Esse in vigore del 
testamento suddetto presero a rifabbricare la loro Chiesa , e nel 
pubblico Archivio si ha lo stromento , con cui il 1. di Marzo 
del 1308. Geminiano Tinti promise a Francesco da Novi Sin- 
dico di quel Monastero di compire, per ciò che spettava al le- 
gname , ìa fabbrica della lor Chiesa nel borgo di Saliceto pel 
prezzo di 60. lire. Io dubito però, che questi due Monaste- 
ri non fosser veramente che un solo posto prima nel borgo di 
Città nuova, e poi trasportato a quello di Saliceto. E me ne per- 
suade un documento de' 17. di Maggio del 1279., accennato ne' 
Registri dei pubblico Archivio, in cui si legge, che Sorores Monasteri: 
S. P etri Mar tyris faciunt cambium de terris , domibus et Ecclesia; ma non 
se ne dà che questo cenno , senza spiegarci , in che consistes- 
se un tal cambio . Io credo perciò , che allora le Monache di 
S. Pietro Martire cambiasser soggiorno e titolo , e passassero 
al Borgo di Saliceto . E dopo quel!' anno di fatto io non tro- 
vo più indicato il Monastero di S. Pietro Martire , se non in una 
carta del medesimo Archivio del 1392. , in cui se ne nomina 
il Sindico , forse perchè vi era rimasto , chi avesse cura della 
casa dalle Suore lasciata . Ma poscia non se ne vede più alcun 
cenno. Di quello di Gesù Cristo se ne vede memoria anche all'an- 
no 1355. , in cui vedesi nominata Soror Iobanna de Sxxolo Ord, 
Sororum Predicatricum de burgo Saliceti . E di esso perciò dee in- 
tendersi ciò , che si narra dal Sillingardi (1), che l'anno 1383. 
il Vescovo Guido da Baiso unì al Monastero delle Predicatrici 
posto ne* sobborghi di Modena la Chiesa de* SS. Cosmo e Da- 
miano , che era negli stessi sobborghi ( e di cui parleremo più 
sotto ) , e che poscia nel secol seguente Eugenio IV. depurò 1* 
Abate di questo Monastero di S. Pietro a sopprimerlo , e a 
consegnarne la Chiesa e la Casa al Vescovo di questa Città . 

Fuori della porta medesima di Saliceto era un alerò Mona- 
stero detto delle Santuccie. Crederebbesi per avventura, che fos- 
se così nominato per la santa vita , che le Vergini a Dio con- 
segrate vi conducevano. Ma diversa a mio parere ne fu l'ori- 
gine . Neil' Archivio pubblico si ha la memoria di un contrat- 
to fatto a' 9. di Luglio del 1276. Venditio domus extra Portar» Saliceti 

SU' 



(1) Epifc. Muda. p. 116. 119. 



CAPO IX. 191 

ittpcr foveam facta Domine Charitati recipienti nomine Domine Sanctus 
ce Abatfsse geaeialis Otdniis S. Bmedicti . Qui s' indica, s' io non 
tri inganno , la fondazione di questo Monastero , per cui com- 
perossi la detta casa ; ed è a dolersi , che non se ne trovi che 
questo cenno; e che non si abbia più distinta notizia di questa 
S .ntuccia Badessa generale delle Monache dell' Ordine di S. Be- 
nedico , della qual dignità ( qualunque cosa vogliasi intendere 
con quel nome ) io non so , se trovisi fuor di questo altro in» 
dieio. Certo il Monastero fu circa questo tempo fondato; e Bo- 
nifacio Arcivescovo di Ravenna, come Metropolitano, l'anno 
1284. accordò Indulgenze a quelli, che colle limosine aves- 
sero sovvenuto alla fabbrica di una nuova casa col suo Orato- 
rio , che disegnavano di innalzare Sorores dicle Sanclucie de Alit- 
tina Ordiuis Sancii Benedicli . Di questo Oratorio par che deb- 
basi intendere un decreto del Comune di Modena inserito negli 
Statuti dell'anno 122.7., ma che contiene anche gli ordini fat- 
ti p ù anni prima (0 : De Terra Foscaìeis Communis Mutin. usque ad 
duos maxos , que confìnatut , a mane navigium , a meridie muda de 
passapontibus mediante via , a sero mar zana , extra locum , ubi debet 
feri burgus , de tur Sororibus S. Benedicli , que dicuntur Sanctus 
eie , & morantur super fovea Civitatis Mucine intra portam S. 
Tetri & portam Saliceti , ad hoc ut possint facete Ecclesiam ad ho* 
fiorem B. K Marie , que appellabatur S. Maria de Valveràe , que ha» 
beat caput ad navigium , & ut possint ibi facete domos è 1 Orato* 
rium , & babete usufrublum de dialo loco & terra prò eorum vita 
substentania . Questo passo è oscuro , singolarmente perchè no» 
ben s intendono gli indicati confini ; ma sembra , che , ove fa 
fondato il Monastero dalle Santuccie , fosse già una Chiesa det- 
ta S. Maria di Val verde , di cui però non trovasi alcun' altra 
memoria, e la nuova Chiesa fu detta, come vedremo, di S. 
Cecilia . 

Di questo Monastero si fa menzione nel Testamento èì 
Fra Filippo degli Occhi fatto nel 1291. di cui pubblicherò un 
estratto. In esso ei lascia erede una sua nipote detta Niccoluc- 
cia , e quando mai essa venisse a morire in età pupillare , ad 
essa sostituisce Sorores Sanale Cecilie , que apptllantur vulgati ter So* 
rwres Santluze , que morantur juxta foveam Civitatis mutine inter 

For- 



ili L. II. Rubr. LI. 



i 9 2 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Portam Saliceti & portam S. Vetri ; e ordina poscia , che i suo* 
fedecommissarii debbano far riattare X abitazione di quelle Suo- 
re ; e perchè la Chiesa non dovea ancor essere fabbricata , ordina, 
ch'essa si fabbrichi, e con essa una casa, ove si alloggi il Sacer- 
dote , che dee ad esse servire. E prima ancora di esso ne abbiam 
memoria nel Testamento di Bernardino Calzolaro da Braida de* 
2. di Dicembre del 1277. in cui si fa un legato di dieci sol- 
di Conventni Sororum de Santuza , e un altro simile a un altro 
Monastero a me sconosciuto, eh' egli appella Rcpetinarum (1); e 
così pure nel testamento altre volte citato di Albertino Borsa- 
ri dell' anno 1302. 

Un piacevole aneddoto , e che giova a conoscere i costumi 
di quell' età , ci somministrano intorno a questo Monastero al- 
cune carte dell'Archivio Capitolare. Erane Badessa l'anno 1312. 
Bartolommea degli Occhi, e convien dire, che mal soddisfatte 
del suo governo fossero quelle Monache , perciocché a' 2. di 
Settembre il Vescovo Buonadamo Boschetti trovandosi in Ru- 
biera commise a Fra Bonifacio Priore di questo Convento de' 
Predicatori la visita e la riforma del Monastero delle Santuc- 
ci . Effetto di questa visita fu 1' atto , con cui a' 9. di Ottobre 
la suddetta Badessa veggendo , come in esso si dice , di non 
potere felicemente esercitare il suo impiego , se ne dimise nel- 
le mani del detto Priore , che accettò la rinuncia . Conveni- 
va dunque eleggere una nuova Badessa . Era allora la Città 
co* sobborghi , non so per qual ragione, interdetta, cosa, che 
in que* tempi avveniva assai sovente , e perciò credevasi , che 
non potesse esser valida 1' elezione di una nuova Badessa fat- 
ta dentro il recinto della Città e de' borghi. Quindi a' 13. 
di Decembre Buonincontro da Fiorano Arciprete e Vicario Ge- 
nerale del Vescovo permise alle Monache di uscire dal Monaste- 
ro , e di recarsi alla Chiesa di S. Lazzaro , che era fuor de' 
sobborghi , per farvi la detta elezione . Vi si radunarono es- 
se in numero di dodici a' 15. del detto mese. Ma tra esse non 
ritrovossi la scaduta Badessa . Le Monache pregaronla con loro 
lettera a unirsi ad esse : ma ella ricusò di riceverla , dicendo 
che non voleva uscire dal suo Monastero. Né altro più ci di- 
con le carte di questo fatto , di cui perciò ignorasi 1' esito . La 

lo 

■ i 1 -ili 1 n i 1 —~mmm ■' " 

(1) Arch. dell' Opera pia . 



CAPO IX. i 93 

loro Chiesa avea il titolo di S. Cecilia; e con questo laveggiamo 
indicata in una carta dell'Archivio Capitolare dell' anno 1337. 
in cui vacante Monasierio Monialium S. Cecilie de Burgo Saliceti de 
Mutine di Ordine Sanctutiarum Ordinis S. Benedi' tli , perchè era al- 
lor morta la Badessa Cecilia , le Monache radunate capitolar- 
ne nte, le quali però non passavano allora il numero di sette, 
eleggono per acclamazione a succederle Suor Francesca da Stra- 
da . Talvolta però si vede dato alla Chiesa il titolo di S. Be- 
nedetto , come in una carta dell' Archivio de' Monaci di S. 
Pietro de' 14. di Maggio del 13 16. , che appartiene al Mona- 
stero delle Santuqcie , e in cui si nomina Albertus Presbiter Ec- 
clesie S. Benedicli de burgo Saliceti et Monasteri! dictarum Sororum . 
Al Monastero medesimo delle Santuccie era soggetto un 
altro Monastero dello stesso Ordine , e del medesimo nome in. 
Bologna. Così raccogliesi da un documento del 1. di Marzo del 
1398. dell' Archivio di questo Monastero di S. Pietro , in cui 
le Monache di S. Cecilia dette le Santuccie, che abitano super 
fovea Civitatis Mutin. radunate nel lor Capitolo, a cui intervicn 
la Badessa con tre altre Monache , che si dicono essere più che 
due parti di quelle, che componevano il Monastero, scelgono 
due tra esse , e secondo il costume di quell' età , nella quale 
la clausura era troppo più mite che non è al presente, coman- 
dan loro di recarsi a Bologna a quel Monastero delle Santuccie 
al lor Monastero soggetto, affìn d* intervenire all' elezione, che 
dovea ivi farsi, della nuova Badessa, di affittare secondo il bi- 
sogno i beni di quel Monastero , e di condurne a Modena quel- 
le Monache, che volessero cambiar soggiorno. Questo documen- 
to ci mostra, che il Monastero delle Santuccie di Modena era 
allor decaduto , e che voleasi accrescerne il numero col traspor- 
tacene alcune da quel di Bologna. Ma ciò non ostante il Mo- 
nastero di S. Cecilia andò sempre più decadendo ; e dopo il 
principio del XV. secolo era a tale stato ridotto, che più non 
vi abitava che la sola Badessa, senza trovare chi volesse ivi rac- 
cogliersi , e viver sotto la sua ubbidienza. Perciò l'anno 1424. 
il Vescovo di Modena Carlo Bojardi , a istanza dtì Marchile 
Niccolò IH. per mezzo del suo Vicario Generale Giovanni de* 
Bazzolin? Faentino, il soppresse, e ne unì le rendite al Mona- 
stero di S. Pietro. Quattro anni appresso, cioè a' 29. di Gen- 
naio del 1428., non sappiamo per cui istanza, un altro Vka- 
Tom. III. B b rio 



i94 MEMORIE STOR. MODENESI. 

rio Generale del Vescovo stesso, cioè Tommaso degli Enrighi- 
ni Sarzanese Vescovo di Brugnato, annullò questa unione. Ap- 
pellò da questa sentenza l'Abate del Monastero, che era allora 
Bartolommeo de' Malguizzardi ; ma vennesi poco appresso, cioè 
a' 13. di Febbrajo dell' anno stesso, a un'amichevole composi- 
zione , per cui al Monastero furon ceduti tutti i beni mobili ed 
immobili, che già erano stati delle Santuccie, e al Vescovo fu- 
ron concedute le Chiese e le case , in cui abitavano , a patto 
però, che il Monastero non fosse più tenuto al pagamento di un 
annuo canone, che per 1* accennata unione gli era stato impo- 
sto . Abbandonato così il Monastero di S. Cecilia passarono ad 
abitarvi non molto appresso i Minori Osservanti , i quali vi era- 
no fin dal 1430. come ha provato il P. Flaminio da Parma, 
che assai copiose notizie ci ha date di questo Convento (1) . 
Questa cessione del Convento di S. Cecilia a' Minori Osservan. 
ti fu approvata da Eugenio IV„ con sua Bolla de' z8. di De- 
cembre del 1438. Delle quali cose tutte conservansi i documen- 
ti nel suddetto Archivio di S. Pietro. I Minori Osservanti , che 
ivi innalzarono uno de* più ampii e de' più magnifici Conventi, 
che mai avessero, e la cui fabbrica, secondo il Vedriani (2), fu 
cominciata nel 1466. vi stettero fino al 1537. , in cui all' oc- 
casione delie nuove mura , di cui per ordine di Ercole II. fu 
cinta Modena, distrutto quel Monastero, che era, come affer- 
masi dal Vedriani, ove ora è 1' osteria della Campana (3), essi 
passarono in Città , e dopo aver abitato per breve tempo a S. 
Girolamo e a S. Giovanni del Cantone, ebber poi nel 1538. la> 
Chiesa, che tuttora ritengono, di S. Margherita. 

Tre Monasteri avea pur ne' sobborghi di Modena I' Ordine- 
Cisterciense , de' quali ci convien parlare unitamente, perchè la 
Storia di ciascheduno di essi è connessa con quella degli altri . 
Le varie loro vicende ci verranno somministrate principalmente 
da* documenti, che si conservano in questo Monastero di S. 
Paolo, a cui tutti sono stati riuniti, e da altri , che se ne han- 
no nel Segreto Archivio Estense. Il racconto di esse non sarà 
sempre edificante e divoto, ma anche gli errori e i traviamen- 
ti delle persone a Dio consecrate posson servir d* istruzione a" 

pò- 



(0 Memor. Iftor. T. II. p. 6 7 . ec, 
(z) T. II. p. 415. (3) Ivi p. ^JO. 



CAPO IX. i 95 

posteri, additando loro gli scogli, da' quali debbon tenersi lon- 
tani . Erano questi tre Monasteri soggetti a quello de' Monaci 
della Colomba dell' Ordine Cisterciensc vicino a Firenzuola ; e 
di essi si fa menzione nella Cronaca di Piacenza scritta nel 
XIV. secolo, e pubblicata dal Muratori: Abbatta Monasteriì de Co» 
iuniba Ordinìs Cisterciensium, que est prope Florcnzolam ad duo milita» 

ria babet etiam in Comitattt Mutili* Monasterium S. Ma» 

ria Nova just a Civitatem per duo militari a , & est Dominarum ver» 
sus montes , cioè fuor della Porta di Bazzovara, ora di S. Fran- 
cesco ; babet ibi & aììud Monasterium , quod vocatur Misericordia , 
& est versus Valks , cioè fuor della Porta di Ganaceto , & est 
Dominarum ; babet tertium Monasterium Dominarum , quod vocatur de 
Porta (1. de Portu) (i), e questo era fuori della Porta di Alba- 
reto, benché iti qualche altro documento dicasi fuor della Por- 
ta di S. Giovanni del Cantone , i cui sobborghi essendo 1' uno 
all' altro vicini potevan facilmente confondersi . E pare , che 
prendesse il suo nome dall' esser situato presso il Canal Navi- 
glio , ove le barche solevano , come in porto , approdare alle 
spiaggie. 

Di questi tre Monasteri quello, di cui io ho trovata più an- 
tica menzione, è quello di S. Maria Nuova. Perciocché ho ve- 
duta una carta dell' Archivio del Monastero di S. Rafaello di 
Reggio de' 17. di Marzo del 1215., in cui si contiene un con- 
tratto fatto da D. Todesca Badessa di S. Maria Nuova , colla 
quale si nominano sei altre Monache , e i' atto è segnato in 
Ecclesia S. Marie Nove super Formiginem vetcrem . E vedremo tra 
poco , eh' esso era stato fondato dalla famiglia de* Pii , benché 
non possiamo indicarne l' epoca precisamente . Di quello di S. 
Maria della Misericordia ho veduta la prima memoria in una 
carta de' 13. di Luglio del 125 1. nell* Archivio di S. Paolo, 
in cui D. Tommasina Badessa del Monastero suddetto compra 
un terreno presso la fossa della Porta di Ganaceto. E questa 
Badessa trovasi poi nominata in più altre carte fino all' anno 
1269., e in una del 1259. s ' indica la situazione del Monaste- 
ro : Monasteriì Beatissime Pirginis Marie de Misericordia sciti extra 
Tortam Ganactti prope foveas Civitatìs Mutine ; anzi in una di es- 
se vedesi ella far uso di quella libertà , che era allora permes- 

B b 2 sa 



(ij Script. Rer. Ital. T. XVX col. 568. 



i 9 6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

sa, recandosi in persona a questa Chiesa Cattedrale l'anno i26#. 
per fare un contratto innanzi al Giudice. Di quello per ulti 1 
di S. Maria del Porto abbiamo un bel documenro nella Boila 
di Alessandro IV. dell' anno 1255. diretto alla Bad >si e alle 
Monache di esso, con cui lo riceve sotto la su* protezione . Da 
essa ricavasi, che dopo il Concilio generale di Lione del 1245. 
aveano quelle Monache determinato di abbracciare 1' Ordine Ci- 
sterciense, ma non ci si indica, qual regola seguisser prima. 
E' però verisimile*, che tutti tre questi Monasteri esistessero an- 
che più anni prima del tempo, a cui le dette carte appartengo- 
no , perchè in esse se ne ragiona come di Monasteri già sta- 
biliti e dotati. Pare, che insiem colle Monache vivesse ancor 
qualche Monaco, secondo il costume allora introdotto, percioc- 
ché in una carta dell'Archivio Capitolare del 123 1. si nomina 
Fra Davide Sindico del Monastero di S. Maria nuova , e in un* 
altra del pubblico Archivio del 1299. S1 ' nomina Fr. Jacobus de 
Ordine Fratrum S. Maria. Nova, e in un* altra del 3275. Fr. Gi- 
rar dm Re fior Alonasterii S. Maria de Misericordia . Di due di que- 
sri Monasteri , cioè di quello del Porto e di quello della Mi- 
sericordia, si fa anche menzione negli antichi Statuti di Modena 
compilati nel 1327. ove si ordina, che il Pubblico debba prov- 
vedere alla loro conservazione (1). E in que' delle Acque si or- 
dina, che debba riattarsi la strada, la qual conduce a S. Maria 
Nuova (2). 

Fin verso la fine del secolo XIV. continuarono questi tre 
Monasteri a vivere secondo la regolare osservanza, e a mante- 
ner quella vicendevol concordia , che tra* membri di uno stes-o 
Istituto dovea servarsi . Ma allora ebber principio quelle contro- 
versie , che li condussero poscia alla loro total distruzione . L' 
anno 1232. nelle guerre, che desolarono queste, Provincie, la 
Crresa della Misericordia fu incendiata (2). Dovette poi essere 
rifabbricata. Ma circa 1* anno 1590. il Monastero della Miseri- 
cordia così per colpa d' alcuni, come per una funesta epidemia, 
che vi si era insinuata, era a sì infelice stato condotto, che 
cinque sole Monache vi rimanevano, e due di esse già settua- 
genarie \ e nondimeno ne erano stati i beni dissipati per modo, 

che 



(1^ Lib. ri. Ruhr. 5?. (0 Rubr. 332. 361. 
(3J Script. Rev. Ital. T. XI. coi. Oc 



CAPO IX. i 97 

che nemmeno un sì scarso numero potea mantenervisi , e inter- 
rotti eran peidò i Divini UfrLii , e vi si era introdotta una pe- 
ricolosa rilassatezza . La soprantendenza a quel Monastero era 
allora affidata all' Abate del Monastero di S. Maria in Strada 
nella Diocesi di Bologna soggetto esso pure al Monastero della 
Colomba. Egli perciò ebbe ricorso al Cardinal Filippo Carrafa 
Legato Apostolico , e gli propose come unico mezzo al riparo 
di sì gran male 1' unione del Monastero della Misericordia a 
quello di S. Maria Nuova . Questa unione fu di fatto dal Car- 
dinale ordinata, e posta in esecuzione. Ma tali contese ne nac- 
quero, che fu d'uopo nominare nel detto anno 1390. alcuni 
aibitri a comporle , il primo de' quali fu il Vescovo di Modena 
Dionigi de' Restani . E convien dire , che troppo difficile riu- 
scisse il farlo; perchè dovette prendersi lo spediente di annullar 
quell' unione, e di rimetter le cose nello stato di prima . Tut- 
to ciò raccogliesi da' documenti , che si conservano nel Mona- 
stero di S. Paolo, e singolarmente da una Bolla di Bonifacio 
IX. dell' anno 1402. 

Rimesso dunque nell* antico suo stato il Monastero della 
Misericordia , esso venne sempre più decadendo ; e ne abbiamo 
una testimonianza in ciò , che accadde V anno 1401. Era allo- 
ra morta /a Badessa; e una certa Maddalena del fu Andrea de° 
Dragoni Modenese , che trovavasi allora in Venezia , o che z 
tal fine vi si era condotta, presentatasi a' 14 di Maggio in- 
nanzi a Fra Castiele Abate del Monastero della SS. Trinità di 
Brondolo , e Vicario generale dell' Ordine Cisterciense , pregò e 
ottenne di esser ricevuta Monaca nel Monastero della Miseri- 
cordia di Modena. Quindi a' 17. del mese stesso presentatasi 
nuovamente allo stesso Vicario e a Donna Agnese da Molino 
Badessa del Monastero di S. Maria delle Celesti dello stesso Or- 
dine in Venezia, e dicendo, che essa rappresentava tutto il Ca- 
pitolo del Monastero della Misericordia , dimandò ed ottenne », 
che a Badessa di esso fosse trascelta Donna Maria Viadro Pro» 
fessa del detto Monastero delle Celesti , e che seco venisse a 
Modena per prenderne il governo. Venne dunque a Modena la 
nuova Badessa, ma ciò non ostante il Monastero della Miseri- 
cordia non potè mai risorgere a stato migliore , anzi venne sem- 
pre più decadendo dalla regolare osservanza . Negli Atti del 
Pubblico Consiglio sotto i 18. di Novembre dei 141 9. abbiamo,, 

che 



19* MEMORIE STOR. MODENESI. 

che prescntossi ad esso in quel giorno Jacopo da Cadignano al- 
lora pio Eremita, indi Arciprete della Cattedrale , e Vescovo di 
Sebaste, e gli espose la scandalosa vita, che conducevano le 
Monache della Misericordia, ptegando , che vi si ponesse oppor- 
tuno ed efficace rimedio coli' introdurvi Religiose di santa vita , 
e col distribuir quelle Monache in altri Monasteri . Determinò 
i! Comune di scriver su ciò al Papa . Ma non pare , che per 
allora si andasse più oltre. 

Frattanto il Monastero di S. Maria del Porto avea cambia- 
to governo , e sul principio del XV. secolo , o perchè più non 
vi fossero Monache , o perchè ne fossero rimosse , vi abitavano 
alcuni Monaci con un Priore dell' Ordine Cisterciense ; ma po- 
scia era stato abbandonato del tutto . Parve ciò opportuno alla 
Badessa del Monastero della Misericordia Donna Benedetta del 
fu Armannino da Parma, la quale V anno 1421. dal Monaste- 
ro di S. Maria Nuova era stata chiamata a governare quest' al- 
tro ridotto allora al numero di quattro Suore . Essa dunque 
V anno 1444. ricorse al Pontefice Eugenio IV. , e gli espose , 
che il suo Monastero, il quale cresciuto alquanto di numero era 
composto di dieci Monache, comprese ancor le Novizie , e non 
tveva d'entrata che circa quaranta fiorini d' oro, non poteva 
perciò sostenersi , e le case ancora ne minacciavan rovina ; che 
lontano un miglio solo dal suo Monastero era quello di S. Ma- 
ria del Porto , governato già esso pure da una Badessa , ma da 
quarant' anni incirca governato sol da un Priore , e allora de- 
serto del tutto , le cui entrate non oltrepassavano il valore di 
venti fiorini d' oro ; e poiché 1' unione di esso avrebbe potuto 
recar vantaggio al suo Monastero , ella pregava il Pontefice , 
che , quando venisse a mancare V attuai Priore di S. Maria del 
Porto, ordinasse la detta unione. Il Papa ne rimise l' istanza al 
Vescovo di Modena Scipione Mainenti , e questi nell' anno stes- 
so secondò le preghiere della Badessa . Lieta di questo vantag- 
gio al suo Monastero ottenuto, volle essa procurargliene un al- 
tro , e nel 1450. ricorse al Marchese Borso , esponendogli la po- 
vertà del suo Monastero, e pregandolo ad accordargli certe esen- 
zioni. Ma questa volta essa non fu ugualmente felice, e il rescrit- 
to avutone merita per la sua originalità di essere qui riportato: 
Tostquam non babuenmt talem exemptionem per tempora retroafla, babeant 
patientiam , si preces sue non exaudiuntur . Sulla fine dell' anno però 

aven- 



CAPO IX. i 99 

avendo essa rinnovate le istanze , e rappresentato al Marchese , 
che gli altri tre Monasteri di S. Eufemia , di S. Chiara , e di 
S. Geminiano, godevano di tali esenzioni, e che quelle Mo- 
nache sole, come se fosser persone laicali, vili , e rustiche , 
eran soggette a tutti gli ag^ravii , egli con rescritto de" 9. di 
Deeembre promise loro , che alla nuova locazione delle gabelle 
sai ebbe loro stata accordata la richiesta esenzione. E di fatto 
ei concedertela , e confermoUa ancora con suo Decreto de* 4. di 
Maggio del 1456. 

L' unione del Monastero di S. Maria del Porto a quello 
della Misericordia avea recato sì gran vantaggio al secondo , che 
non solo si era ivi rimessa la regolare osservanza, ma se n'era- 
no ancora accresciute 1' entrate . Insiem con esse però erasi au- 
mentato ancora il numero delle Monache per tal maniera , che 
le stesse entrate più non bastavano a mantenerle . Si rivolse 
perciò la Badessa al Pontefice Callisto III. , esponendogli, in qua- 
le stato fosser le cose, e proponendogli il mezzo, che pareva il 
più efficace a render sempre più fiorente il Monastero della Mi- 
sericordia , cioè che ad esso si unisse quello di S. Maria Nuova 
dell' istesso Ordine, le cui entrate diceansi giungere a' 150. fio- 
rini d* oro . Questo Monastero di S. Maria Nuova era stato po- 
chi anni addietro soggetto a diverse vicende , e si era prima 
trattato d* introdurvi de' Monaci , poscia di cambiarlo in uno 
Spedale. Così ci mostra una lettera del March. Leonello de' 12. 
di Maggio del 1449. al Reggimento di Modena, che si conserva 
nell' Archivio di questo Pubblico. Gli scrive in essa, che Galas- 
so Pio Signor di Carpi se dolt de uno Moniste-rio de S. Maria No- 
va , il quale fue per done de la casa sua già molti anni constituito ad 
habitat ion de done, che vui Stvi el volete deputare per loco de infir- 
mi , ù che altre volte il voleste deputare a frati , & non fo compe* 
rato mediante la ragione .-Perciò ve di cerno > che non debbiate mole* 
starlo per niente', immo ve provediate de un altro luoco per quelli in* 
fermi . Depose dunque allora la Comunità il disegno formato, 
e 1' unione de* due Monasteri sarebbesi forse ottenuta ed esegui- 
ta tranquillamente, se ad ottenerla non avesse la Badessa della 
Misericordia addotto un motivo alle Monache di S. Maria Nuo- 
va troppo ingiurioso , rappresentando al Papa , che esse ridotte 
al numero di due o tre vi conducevan vita non molto onesta « 
Il Pontefice adunque con sua Bolla de' 27. di Gennajo del 1456. 

com- 



200 MEMORIE STOR. MODENESI. 

commise all' Arciprete della Cattedrale di Modena , che esami- 
nate le cose dalle Monache della Misericordia esposte , e trova- 
tele vere, secondasse le loro istanze. Non eseguissi però sì pre- 
sto T unione ; perciocché si ha una lettera del Duca Borso scrit- 
ta a' 2.7. di Novembre del 1456. all' Abate Cisterciense di Fos- 
sanuova, in cui gli parla del bisogno che han di riforma le 
Monache di S. Maria Nuova . Ma poco appresso essa fu ese- 
guita. Era allora Badessa del detto Monastero Agnese de' Bel- 
lincini , e contro di lei si erano sparse , e scritte anche a! Du- 
ca voci assai ingiuriose; e perciò era stata deposta, e indi erasi 
ordinata la detta unione . La Badessa , sostenuta ancora da' no- 
bili suoi parenti, lungamente si oppose alla sentenza contro di 
lei pronunciata, e all'unione del suo Monastero con quello del- 
la Misericordia, ch'ella avrebbe voluto annullare. La lite trat- 
tossi per più anni in Roma con gran calore , e ne uscirono di- 
verse sentenze or favorevoli or contrarie alla deposta Badessa . 
Finalmente il Pontefice Paolo II. con sua Bolla de' 16. di Ot- 
tobre del 1464. nella quale stese la storia di tutta la contro- 
versia , dopo aver detto , che erasi venuto a un amichevole ac- 
cordo , per cui il Vescovo di Cornacchie» , di cui diremo tra pò-. 
co , e la Bellincini aveano rinunciato a' loro diritti, a patto 
che le Monache della Misericordia pagassero una certa somma 
di denaro al Vescovo, e un'annua pensione alla Bellincini, 
confermò e rinnovò la unione de' due Monasteri . Frattanto i 
Canonici Regolari eransi adoperati per ottenere , che il Mona- 
stero di S. Maria Nuova , da cui dovean partire le Monache 
per unirsi a quelle della Misericordia, fosse lor conceduto. Fin 
dal 1457. , mentre il trasporto delle Monache non era ancora 
seguito , la Comunità di Modena tra alcune grazie , che avea 
chieste al Duca Borso , come rilevasi da' Registri del Pubblico 
Consiglio, avea dimandato, ut Canonici Regulares Observantic S. 
Augustini habeant Momsttrium S. Marie Nove Ordinis Cisterciensìum 
situm extra muros Mutin. , & expdhntur Moniaìes , que ibiàrrn snnt . 
Alla supplica si aggiugne il Ducale rescritto con questi termini: 
ExpeBetur Galassius ; cioè Galasso Pio , senza il cui consenso 
nulla volea stabilirsi dal Duca . Rinnovò poco appresso la Co- 
munità le sue istanze , e il Duca rispose, che il Papa già avea 
su ciò dati i suoi ordini . Di fatto , come raccogliesi dall' ac- 
cennata Bolla di Paolo II. col consenso della Badessa Agnese 

Bel- 



C A P O IX. 201 

Bellìnclnì il Monastero di S. Maria Nuova era stato ceduto non 
a* Canonici Regolari , ma a Monaci Cistcrciensi , i quali pare- 
va , che vi avessero maggior diritto , perchè la lor Regola me- 
desima erasi professata da quelle Monache. Ma poco tempo ne 
godettero essi ; perciocché essendo stato il Monastero di S. Ma- 
ria Nuova eretto in Commenda, e dato a Francesco Fogliani 
Vescovo di Comacchio , questi poi , come si è detto , avealo 
ceduto al Monastero della Misericordia . 

Sembra , che a Monaci Cisterciensi altamente spiacesse il 
vedersi tolto sì presto un Monastero del loro Ordine acquistato 
poc' anzi ; e che da ciò avessero origine le gravissime turbolen- 
ze , che per più anni sconvolsero il Monastero della Misericor- 
dia , le cui Monache , se aveano con indebiti modi aggravata 
nella fama quelle di S. Maria Nuova , si vider presto punite per 
quel mezzo medesimo , che contro le lor consorelle aveano esse 
rivolto . Era sulla fine del 1483. Badessa della Misericordia Pel- 
legrina Algardi da Carpi , donna di raro coraggio , e che sep- 
pe sostener lungamente una formidabil procella contro di lei 
sollevata . Il Pontefice Sisto IV. avvertito dalla Duchessa di Fer- 
rara Eleonora d' Aragona moglie del Duca Ercole I. che le Mo- 
nache della Misericordia presso Modena conducevano vita diso- 
nesta e scandalosa , e da essa perciò pregato a levarle da quei 
Monastero , e a sostituir loro altre Monache dell' Ordine di S. 
Agostino , che perciò doveansi estrarre dal Monastero di S. Lo- 
renzo di Bologna , avea con suo Breve de* 9. di Decembre del 
detto anno 1483. ordinato a Filippo Zoboli Vescovo di Comac- 
chio, che, ove vere fosser le cose esposte, eseguisse ciò, che 
dalla Duchessa chiedevasi. II Vescovo venuto a Modena credet- 
te di aver bastevoli pruove della verità dell' esposto , e deposta 
perciò la Badessa e la Priora Lisabetta Bianchi , e fatte venir 
da Bologna otto Monache del detto Monastero di S. Lorenzo, 
traile quali erano Suor Dominila Macchiavelli , Suor Lisabetta 
Caccianimici , Suor Veronica Guidetti, e Suor Antonia Condì 
Fiorentina , le introdusse nel Monastero delia Misericordia , or- 
dinando loro , che se la Badessa deposta , e le alrre antiche 
Monache di quel Monastero volesser viver con esse , fossero 
onestamente e comodamente trattate . Eran presenti a quesr' at- 
to molti Nobili e molti Ecclesiasrici , e an:he alcune Monache 
del Monastero di S. Geminiano dell' Ordine anch' cssq di S. Ago- 
Tem. III. Ce sti- 



202 MEMORIE STOR. MODENESI. 

stino , venute ad accogliere e a corteggiare le lor Consorelle . 
Il Vescovo di Comacchio e tutti gli aitanti diedersi allora a pre- 
gar caldamente le Monache della Misericordia a soggettarsi al 
Pontificio comando; e alcune di esse ubbidirono. Ma sei più 
ferme nella loro risoluzione ricusarono di ubbidire; e presi seco 
alcuni mobili se ne andarono, non dicesi dove. La deposta Ba- 
dessa più coraggiosa ancora delle altre appello dalla Pontificia 
sentenza ; ma 1' appello non fu ricevuto ; ed ella fu consegnata 
a due Monache di S. Gc miniano, che la conducessero al lor 
Monastero . Di tutto ciò diede avviso il Vescovo di Comacchio 
al Pontefice Sisto IV. con sua lettera de* io. di Gvnnajo del 
1484. e il Pontefice con sua Bolla de' 22. di Aprile approvò 
ogni cosa , e soppresso nel Monastero della Misericordia l'Or- 
dine Cisterciense ordinò , che in avvenire vi si osservasse la Re- 
gola di S. Agostino . 

I Monaci Cisterciensi , i quali non credevano probabilmen- 
te, che tale dovesse essere l'esito della contesa, si opposero a! 
nuovo stabilimento , e 1* Abate del Monastero di S. Martino 
presso Parma con sua lettera de' 14. di Maggio dello stesso an- 
no ordinò all' Affittuale de' beni , che il Monastero della Mise- 
ricordia avea nella Villa de' Sozzi nel Modenese , che non ne 
pagasse i frutti che alle espulse dal Monastero medesimo. Quin- 
di si adoperaron per modo , ottenendo anche perciò la prote- 
zione della Duchessa Leonora, che il Cardinale Sforza Visconti 
Legato della Romagna e di Bologna ordinò nel i486, che le 
Monache della Misericordia fosser levate dal lor Monastero , e 
trasportate in Città alla Chiesa di S. Paolo , e perchè essa era 
membro del Monastero del Colombaro , se ne ottenne il con- 
senso dall' Abate Commendatario Jacopo Condulmiero . Questo 
trasporto però , benché anche il Duca , Ercole con sua lettera 
de' 14. di Maggio dei 1487. ne ordinasse l'esecuzione, non po:è 
allora eseguirsi : tanti furono i tumulti, che perciò si eccitarono 
nel Monastero della Misericordia; e solo nel 149 1. esso si con- 
dusse ad effetto ; ma fu bisogno usar della forza , e le infelici 
Monache cacciate con violenza dal lor Monastero furono ac- 
compagnate da' fanti , e co'ndotte a S. Paolo , ove per alcuni 
anni vissero fra molti disagi in una ristretta casuccia ; e alcune 
lettere dalla Duchessa scritte in quell' occasione alla Comunità 
di Modena , che mostravasi favorevole alle Monache , le quali 

eoa- 



CAPO IX. i0 j 

conservatisi nell'Archivio della stessa Comunità , ci fan conosce- 
re , quanto quella Principessa fosse contro di Ior prevenuta . I 
Monaci Cisterciensi allora furono introdotti nel Monastero della 
Misericordia, ma non vi poterono stare tranquillamente. Per- 
ciocché la Comunità di Modena nel Giugno del 149 1. protestò 
contro di essi , pretendendo , che fosse di suo diritto quel 
Monastero (1) , e la coraggiosa Pellegrina , che dalle contrad- 
dizioni sembrava prender nuovo vigore , e che già da alcuni 
anni addietro erasi riunita alle antiche sue consorelle in S. Pao- 
lo , non cessò mai di opporsi al loro stabilimento ; e all' oc- 
cupare , che essi facevan que' beni , eh' essa credea di ragio- 
ne del suo Monastero . Molte sentenze essa ebbe in suo favo- 
re , molte ne ebbe contrarie; e Alessandro VI. credendo con 
ciò di renderla paga, avea ordinato, che i Monaci le sborsasse- 
ro ogni anno 50. ducati . Ma essa voleva , che il suo Mona- 
stero rientrasse in tutti i suoi antichi diritti ; e tanto adoperos- 
si a tal fine , che ottenne finalmente ciò , che bramava ; ma 
venuta a morte in questo frattempo non potè vederne l'esecu- 
zione. Leon X. con sua Bolla de' 19. di Settembre del 15 13. 
diretta alle Monache di S. Paolo, dopo aver racconti te tutte 
le diverse vicende del lor Monastero , e le contese da esse e 
dalia Badessa Pellegrina allora defunta avute co' Monaci , e do- 
po aver riferito, che il suo predecessore Giulio II. avea ordina- 
to , che il Monastero della Misericordia fosse ad esse renduto 
( e di fatto nella Cronaca del Lancillotto sotto i 2. di Ottobre 
del 15 io. si dice, che in quel giorno per ordin del Papa ne 
furon le Monache poste al possesso ) , e avea in ciò imposto si- 
lenzio a' Monaci Cisterciensi , confermò tutte queste dispo izio- 
ni . Ma non perciò desisterono essi dal rinnovare la controver- 
sia , finche l'anno 1524. il Pontefice Clemente VII. impose lor 
nuovamente un perpetuo silenzio , come il Cardinal Eccole Ran- 
gone allora Vescovo" di Modena scrisse alle Monache stesse con 
sua lettera de' 20. di Novembre del detto anno. Così ebber fine 
tante e sì lunghe controversie. Il Monastero della Misericordia 
fu probabilmente distrutto non molto dopo , e de' beni di esso 
continuò a godere il Monastero di S. Paolo , che d* allora in 

Ce 2 poi 



Ci) Arch. della Com. 



20 4 MEMORIE STOR. MODENESI 

poi si è mantenuto fino al presente con molta esemplarità e re- 
ligione . 

Mentre la riforma forse non necessaria del Monastero della 
Misericordia eccitava sì gran turbolenza, più felicemente esegui- 
vasi quella di un altro Monastero , cioè di quello di S. Catari- 
na posto nel sobborgo di Albareto. Niuno degli Scrittor Mode- 
nesi ne ha fatta menzione , e pareva nondimeno , che esso ne 
fosse degno, sì per le vicende, a cui fu soggetto, che per la sua 
pericolosa , benché a que' tempi usata , costituzione di esser co- 
mune ad uomini e a donne. La Chiesa di S. Catarina fu edifi- 
cata Tanno 121 8. in un luogo fuor della Porta di Albareto 
detto Mazadicium . A' 16. di Ottobre del detto anno, come ab- 
biam da una carta dell' Archivio Capitolare , Alberto Proposto 
di questo Capitolo col consenso di Alberto Priore del Mona- 
stero di Gena diede a Lombardo Canonico del Monastero me- 
desimo 1' investitura ecclesie future edificande in loquo ubi dicitur 
mazadicio ad honorem Dei , Beate Marie Vir^inis , & San- 
ate Caterine Virginio , e nominollo Superiore e Prelato di quella 
Chiesa con autorità di ricevervi Canonici e Conversi e chiunque 
volesse ivi raccogliersi a far penitenza. Fu dunque ivi fondata 
la Chiesa , e quel luogo perciò , deposto e dimenticato il nome 
di Mazzadicio , prese quello di S. Catarina , che tuttora ritiene , 
Il Comune di Modena per favorire questo stabilimento , con suo 
Decreto de' 25. di Marzo del 1220., di cui conservasi copia 
nel Monastero di S. Geminiano , ordinò , che 1' acqua della Mi- 
nutata fosse condotta a S. Catarina \ e Onorio III. con suo Bre» 
ve dell'anno 1221. confermò al Capitolo di S. Catarina ( per- 
ciocché esso , come si è detto , era stato istituito ad uso di Ca- 
nonici ) i beni, che già aveva o avrebbe poscia acquistati. Il Ca- 
pitolo cambiossi poscia in Monastero , il qual però avendo avu- 
to per fondatore un Canonico fu poscia sempre soggetto al Ca- 
pitolo di Modena , e perciò nel Catalogo più volte citato delie 
Chiese Modenesi scritto verso la fine del secolo XV. tra quelle a 
che dal Capitolo dipendevano, si nomina: Monasterium S. Catbarì- 
ne de suhurbiis Mutine. Un Breve di Gregorio IX. dell'anno 1227, 
fa menzione del Priore, de' Frati, e delle Suore di S. Catarina, 
benché in altri faccia solo menzion de' Frati (1) . Degli uni e 

del- 



(1; Bull. 0;d. Prcgdic. T. I. p. 18. 35. 30. gr. 33, 



CAPO IX. 105 

delle altre però sì parla ancora in un atto de' 5. di Maggio del 
1240. che si conserva nell'Archivio Capitolare, in cui Giovanni 
Arciprete del Capitolo conferma l'elezione fatta, e investe della 
dignità di Priore di S. Catarina il Sacerdote Oliviero a patto pe- 
rò , che per questa conferma dell' elezione fatta a sororìbm & 
fratrìbm S. Cat aline non si rechi alcun pregiudizio al diritto, che 
le Suore e i Frati possono avere suli' elezione medesima . Dal 
che raccogliesi, che controverso era trai Capitolo e '1 Monaste- 
ro il diritto dell' elezion del Priore. Più chiara notizia dell'in- 
dole di questo Monastero abbiamo da un' altra carta de' 24. di 
Dicembre del 1241. che contiene un cambio di terre. In essa 
si nominano dieci Frati, e fra essi ne ha un solo, a cui vede- 
si dato il titol di Prete , e trenta Suore , e fra esse Gisla , che 
ha il titol di Maestra > e tre vi si veggon nominate con una 
lor figlia : Soror Juletta de Campagnola & Soror Maria ejm fili a * 
Sor or Benvenuta & Soror U ber t ina ejus fili a , Soror Alar sili a & 
Soror Henmtlda ejus filia ; e pare anche , che una Suora avesse 
ivi il suo marito Frate : Soror Htmelda fratris Bartholomxi . Sem- 
bra dunque, che fosse quello un Monastero composto solo di 
Conversi e di Converse, cioè d'uomini e di donne, che anche 
nello stato coniugale vi si ritiravano a far vita divota , e a pra- 
ticar gli esercizi di penitenza . Ma la divozione e la penitenza 
vi si rallentarono presto , e abbiamo anche indicii di gravi tu- 
multi , che ivi insorsero , in un decreto fatto da quel Priore 
Oliviero rammentato poc'anzi a' 30. di Aprile del 1249. In es- 
so egli intima a' Frati e alle Suore , che chiunque ha qualche 
cosa di proprio debba fra otto giorni spogliarsene, e deporlo en- 
tro la Chiesa , ne in a-venire possa alcuno sorto pena di sco- 
munica aver cosa alcuna, che sia di sua proprietà, che a niua 
Frate e a niuna Suora sia hcko V uscire senza sua licenza dal 
Monastero per andar vagando, o andarsene a dimorare altrove» 
e che niuno ardisca di far congiura contro il Priore o la Mae- 
stra o altri Ufficiali del Monastero . Quest' ultimo decreto non 
ci dà troppo favorevole idea della pietà di crue' Religiosi. E for- 
se fu a fine d' introdurvi una necessaria riforma , che l' anno 
1253. fu chiamato da Reggio il Priore di S. Spirito- di quella 
Città , per farlo Priore di S. Catarina . Nel qual anno veggia- 
mo ancora , che un Converso di S. Catarina essendosi lasciato 
dalla collera trasportare a parole ingiuriose e disoneste contro 

Bar- 



zo6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Bartolommco Boschetti Canonico di Modena , ed essendo per- 
ciò stato scomunicato dal Capitolo , egli poi ne chiese , e ne 
ottenne l'assoluzione (i). 

Non sappiamo , qual fosse 1* effetto di questa riforma . Ma 
convìen dire , che vi si vivesse in modo da meritare la prote- 
zion dei Pontefice, perciocché l'anno 1252. Innocenzo IV. ac- 
cordò al Monastero di S. Catarina di potere celebrare i Divini 
Ufficii a porte chiuse , quando la Città fosse interdetta . E il 
Vescovo Alberto Boschetti l'anno 1254. esortò i suoi Diocesa- 
ni ad ajutare colle lor limosine il Monastero di S. Catarina, ubi 

fratres & sorores quamplures altissimo Creatori pias ora- 

tiones effundere jugiter non desistunt . E forse in questa occasione 
vi fu introdotta la Regola de' Canonici Regolari di 5. Agosti- 
no . Ad essi certo apparteneva quel Monastero nel secolo XIV., 
e in un Capitolo Provinciale da essi tenuto in Pavia V anno 
1340. fu eletto tra' Presidenti il Ptiore di S. Catarina de*, sob- 
borghi di Modena (2) . L'anno 1293. nacque controversia sul 
diritto dell' elezion del Priore di S. Catarina tra '1 Vescovo di 
Modena e '1 suo Capitolo , e il Giudice Ugolino scelto a deci- 
derla determinò a' 25. d' Agosto, che questo diritto apparteneva 
al Capitolo . A questa occasione , come ci mostrano i documen- 
ti , che se ne conservano neh" Archivio del Monastero di S. Ge- 
miniano , il Vescovo di Modena scomunicò tutto il Convento 
di S. Catarina , e perciò a' 7. di Luglio del detto anno raduna- 
ti capitolarmente nove Frati e trentatre Suore nominarono un 
Proccuratore per appellare dalla sentenza del Vescovo innanzi 
all' Arcivescovo di Ravenna . Di fatto fu dall' Arcivescovo depu- 
tato 1' Arciprete di Trebbio a proscioglierli dalla scomunica , ed 
egli dopo avere , ma inutilmente , pregato il Vescovo di Mode- 
na a rivocar la sentenza, a' 28. di Luglio ne de loro 1* asso- 
luzione. Ma ciò non ostante la sentenza poi data a' 25. d'Ago- 
sto , come si è detto , quanto al diritto di nominare il Priore , 
fu eseguita , e questo diritto si mantenne nel Capitolo costan- 
temente ; e fralle alcre cose reggiamo , che a' 3. di Luglio del 
1345. il Proposto Rolandino de' Grassoni , e i Canonici Uberto 
de' Prezenari , Albertino da Fiorano , Guglielmo da Camposan- 

pie> 



CO Arcfi. Capi't. 

(2; Pennot. Hift, Canon. Regul. p. 300. 442. 



CAPO IX. 207 

piero , e Buondì de* Gargani , recarisi al Monastero di S. Cata- 
rina de suburbiis Mutine , ivi il Priore Gherardino e due altri 
Frati , cioè Leonardo Uttolino degli Uttolini , e Antonio dal 
Polesine, e la Maestra Margherita di Monbaranzone con dicia- 
sette altre Suore, riconobbero e confessarono, che il lor Mona- 
stero era ed è sempre stato soggetto al Capitolo di Modena , 
L' atto è rogato : in Ecclesia Monasttrii S. Catbarine de suburbiis 
Mutin. a lettere doworum Sororum diSìi Monasicrii . 

Il vedere in quest'atto tre soli Frati con un numero tanto 
maggiore di Suore , ci mostra , che era quel Monastero ridotto 
ornai ad abitazione di sole Monache , e che que' pochi Religiosi 
vi stavano solo a servigio di esse e della Chiesa . E pare anco- 
ra, che essi se ne allontanassero del tutto , e che non vi rima- 
nesse che il sol Priore . Di tatto nell' Archivio Capitolare con- 
servami alcuni atti , con cui a' 24. di Novembre e ne' giorni 
seguenti dell' anno 1400. il Vescovo Pietro Bojardi intima a 
Fr. Andrea Priore e alla Maestra e alle Monache di Santa Ca- 
tarina di ricevere i Visitatori, ch'egli lor manderà, e il Priore 
e le Monache , dopo una lunga resistenza , finalmente a* 20. di 
Decembre si inducono ad accettarli . Il Priore del Monastero 
era allor solo titolare, e il Priorato non era che una dignità, che 
conferivasi dalle Monache a chi esse volevano, come ci mostra 
1' atto , con cui esse in numero di sette elessero a Priore 1' an- 
no 14*5. Fra Gregorio de* Cozzi Monaco del Monastero di S, 
Pietro di Modena. Verso la fine del secolo XV. era quel Mona- 
stero decaduto a tal segno dalla regolare osservanza , che con- 
venne efficacemete pensare a una seria riforma , e di ciò con- 
servami le memorie nel Segreto Archivio Estense e in quello 
del Monastero di S. Geminiano . Un indicio della decadenza di 
questo Monastero abbiamo in una lettera del Card. Filippo Ve- 
scovo di Porto e Penitenziere , con cui permette alla Priora di 
S. Catarina di scegliere un Confessore a uso del Monastero, per- 
ciocché , dice egli , il non averlo proprio dà occasione ad alcune 
di andar vagando fuori del Chiostro per confessarsi. Nel 1476. 
1' Arcivescovo di Ravenna mandò a Modena per riformare il 
Monastero di S. Catarina il suo General Vicario Gotto Messi- 
nese; e qual ne fosse il bisogno, raccogliesi da una lettera, 
che il Duca Ercole I. scrisse a' 27. di Novembre al Reggimen- 
to di questa Città , col dire , che il suddetto Vicario veniva per 

re- 



2o8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

(emediare & reformare quel/o Monastero de le Sore dì S. Catarina , & 
fer mundarìo de tante tristicìe ér rtbaldarie , quante se gli è fatle 
& fa continuamente fer quelle scekrate femine , che gli sono dentro . 
La riforma ebbe felice successo, come ci pruovan due altre let- 
tere del Duca de' io. di Dicembre , una a D. Gregorio Priore 
di S. Catarina , 1' altra a Giovanni P^angone , in cui il loda 
per l'opera, che a tal riforma avea prestata. Lo spediente pre- 
so a tal fine fu di trarre dal Monastero le più ree , e di porle 
in quello di S. Geminiano, e da questo estrarne alcune altre, che 
trasportate a S. Catarina vi introducessero la necessaria rifor- 
ma. Così raccogliesi da un' altra lettera del Duca de' iS.di Di- 
cembre al Capitolo di Modena : Hahiamo ricevuto la vostra , et 
inteso tutto quello ne scriviti circa il faBo di quelle Monace de .S". 
Katarina , che furono messe a questi die in el Monastero de S. Hie- 
miniano , le quale pare che voriano retornare a S. Katarina et non sta- 
re He in obedientia & observantia con quella Ven. Abhadessa . Ma il 
Duca non volle, che per allora si facesse alcun cambiamento. 
Anzi poco appresso, cioè a 13. di Maggio del 1477. per decreto 
del Capitolo di Modena il Monastero di S. Catarina fu interamente 
unito a quello di S. Geminiano , sopprimendosi il titolo, che so- 
lo rimaneva al suddetto Gregorio di Priore di quel Monastero, 
il che fu poi approvato con Bolla perciò spedita da Sisto IV. 
agli 8. di Luglio dello stesso anno. 

E' probabile , che il Monastero di S. Catarina fosse totalmen- 
te distrutto, quando circa il 1537. tutti i sobborghi di Mode- 
na furono atterrati per fortificar la Città . 

Dalle vicende, a cui furon soggetti que* Monasteri , de* qua- 
li si è or ragionato , andò esente un altro , che era già nel 
sobborgo di Bazzovara , e che trasportato poi a Modena si è 
sempre distinto colla regolare osservanza e col costante eserci- 
zio delle religiose virtù . Parlo di quello di S. Chiara , che fra' 
Monasteri tuttor sussistenti in Modena dopo quello di S. Eufe- 
mia è il più antico. Esso ha conservate in gran parte le sue 
antiche memorie , e io perciò potrò ragionarne con qualche e- 
sattezza; e pregevole è tra gli altri un Codice del XIV. secolo 
veduto anche dal P. Flaminio da Parma (1) , in cui V origine 
e le vicende di esso si veggon descritte , e continuate poscia di 

ma- 



(i; Mem. Ift. T. IL p. 58. ec. 



CAPO ^X. 209 

mano in mano fin verso la fine del secolo XVI. Giovanna figlia 
di Niccolò degli Adelardi , una delie più nobili e più potenti fa- 
miglie di Modena , ne fu la fondatrice. Era già promessa in is- 
posa a un giovane nobile facoltoso ; quando mossa dalle esorta- 
zioni di Fra Gherardo Bocca-badati dell' Ordine de' Minori , cele- 
bre Ministro Evangelico di quell'età , detcrminossi ad abbandona- 
re il mondo, e fuggendo segretamente dalla paterna sua casa, 
con quella decenza però, che al suo stato si conveniva, re- 
cossi a Parma , e rcndettesi Religiosa traile Suore dell' Ordi- 
ne stesso, che allora dicevansi di S. Damiano, perchè questo era 
il titolo della Chiesa , presso cui S. Chiara lor fondatrice erasi 
ritirata, e che poi dalla fondatrice medesima, quando fu solle- 
vata all' onor degli altari , presero il nome . Ivi essa visse re- 
ligiosamente per alcuni anni , e venne ancor sollevata alla di- 
gnità di Badessa. Ma il numero delle Monache era cresciuto a 
tal segno , e tale era la lor povertà, che più non potevano viver 
tutte in quel Monastero . Fu dunque forza il dividersi , e si 
mandarono alcune a procacciarsi altro provvedimento . La Ba- 
dessa Giovanna degli Adelardi fu destinata a fondare una nuo- 
va colonia : ed essa perciò unita ad alcune altre sue consorelle 
l'anno 1250. sen venne a Modena. Furono ivi amorevolmente 
accolte da Matteo Pio , quel medesimo , che venne poi eletto 
Vescovo di questa Citta , e presso lui trattennersi oltre ad un 
anno; finché raccolte sufficienti limosine 1' anno 12.51. furono 
dal Vescovo Alberto Boschetti accompagnato dal Clero e da un* 
immensa folla di popolo condotte ad abitare in un luogo loro asse- 
gnato e donato da Niccolò degli Adelardi padre della Badessa fuor 
della Porta di Bazzovara . Ma benché il Vescovo esortasse il suo 
gregge a sovvenir con limosine queste Vergini a Dio consegrate , e 
benché il Pontefice Innocenzo IV. con molti suoi Brevi , alcu- 
ni de' quali si posson vedere nel Codice Diplomatico , animas- 
se a questo fine medesimo la pietà de* Fedeli , nondimeno sì 
infelici e calamitosi eran que' tempi , che le Monache visser dap- 
prima in mezzo a' disagi di una estrema povertà , costrette à 
starsi sotto un misero portico , senza aver celle , in cui ritirar- 
si , panni, con cui ripararsi dal freddo, vasi, in cui conservare 
ciò, che veniva loro donato, e letti, su cui giacere dormendo, 
fuorché poca paglia, su cui sdraiarsi sul terren nudo. Ipse nam- 
que domine & sorores, dicesi nel Codice sopraccennato, non babm- 
Tom. 111. D d tes 



zio MEMORIE STOR. MODENESI. 

tei terram , vineam , aut ullas possessiones , stabant ibi sub quodam 
pvrticu diali loci tamquam pauperes et egene honorum tempor.ilium cCt- 
que rerum , licet in spiritualibus babundarent , ut filie paupertatis , 
carentes etiam vasis ad reponendum bìadum ér vinum , i>e/ si quod a- 
liud prò eis ex caritate dabatur , ac etiam pannis , cubiculis , 6" aliti 
ministeriis ad jacendum , preterquam forte modice palee super terram . 
E nondimeno in mezzo a tanti disagi liete e contente della lor 
sorte non cessavano dal salmeggiare , e dall' esercitarsi in altri 
atti di religione e di penitenza; e con vicendevole carità anda- 
vansi aiutando, e sollevando le une le altre , spogliandosi ancor 
talvolta de' loro panni , per rivestirne quelle, che più ne abbiso- 
gnavano . 

La fama però della loro virtù si sparse presto per ogni 
parte di tal maniera , che in poco tempo molte altre Vergini del- 
le più illustri famiglie vennero a unirsi ad esse ; e alcune altre 
maritate , separandosi di comune consenso da' lor mariti , che 
entravano essi pure nell' Ordine de' Minori, si linchlusero in quel 
povero Monastero , il quale co' beni da esse e da' lor parenti donati 
potè risorgere dall' estrema sua povertà, e fabbricare un più adat- 
tato Convento e una Chiesa al lor bisogno opportuna, che pre- 
se allora il titolo di S. Maria , e il Monastero fu detto Mona- 
st.erium Monìaìium ìncìusarum Sanale Marie Mutinen. Ordinis Sancii 
Damiani . Fralle nobili donzelle , che si ritirarono in quel Mo- 
nastero, si nominano singolarmente nella suddetta relazione Ermi- 
nia, della famiglia de' Signori di Sassolo , g;à promessa in isposa 
a un giovane di nobil famiglia, e Beatrice degli A delardi nipo- 
te della suddetta Badessa , le quali amendue fuggite dalla paterna 
lor casa vennero a rinchiudersi in quelle povere celle. E della se- 
conda raccontasi , che i suoi parenti sdegnati , e raccolti molti 
loro amici e seguaci vennero armati al Monastero per estrarnela 
a forza , ma che trovaronla prostesa a pie dell' altare , e parve 
anche lor di vedere numerose schiere d' uomini essi pure arma- 
ti in atto di custodirla e difenderla, di che atterriti non ebbero 
ardir di toccarla, e confusi tornaronsi alle lor case. Della stes- 
sa Beatrice degli Adelardi si fa menzione nel Codice stssso , ove 
si annoverano i benefattori del Monastero, e dicesi, che essa gli 
fece dono di un podere in Campogalliano e di più altri beni . 
Una sorella ancora di Beatrice , detta Agnese , e una sorella 
della Badessa Giovanna nominata Algarda, vedova, allora di Pren- 
di- 



CAPO IX. 211 

diparte dalia. Mirandola, entrarono nel Monastero, e gli feccr 
dono di alcune terre. Nominansi ivi innoltre Gherardo de' Poi- 
tonieri , da cui il Monastero ebbe alcuni beni , che tuttor pos- 
siede in Fiorano , Gherardo Carretto Giudice in Modena , un 
Giovanni Abate , non sappiam di qual Ordine , nel Regno di 
Napoli, e più altri, che co* Jor donativi vennero migliorando lo 
stato di quel Monastero , e si indican pure altri doni al mede- 
simo fatti da Guiduccia moglie di Manfredino da S assolo , e da 
Giovanna moglie di Sassolo di lui figlio, i quali ebbero sì gran 
parte nella rivoluzione del 1306, La serie delle Badesse del Mo- 
nastero medesimo molte ce ne offre delle più illustri famiglie 
di Modena, come la suddetta Giovanna degli Adelardi , Beatrice 
sorella, e Giovanna figlia di Lanfranco Rangone, Filippa e Bea- 
trice de' Pii , Antonia da Sassolo ec. il che è un nuovo argo- 
mento dell' alta stima, di cui questo Monastero per l'esempla- 
rità delle sue Religiose godeva costantemente. 

Nelle guerre civili , da cui questa Città dopo la metà del 
secolo XIII. fu agitata e sconvolta , questo Monastero ancora 
soffrì non picciolo danno ; e perciò il Vescovo Matteo Pio , che 
tanta parte avuta avea nel fondarlo , animò con sua pastorale 
circa 1' anno 1270. la pietà de* Modenesi a soccorrerlo con co- 
piose limosine ; ed è probabile , che non fossero inutili le sue 
preghiere . Di fatto al principio del XIV. secolo esso era in 
istato fiorente assai, come ci mostra una carta del 1311., in 
cui si contiene un contratto del Monastero di S. Chiara in Su- 
burgts Mutina, e vi si nominano , oltre la Badessa Beatrice de' Ran- 
goni , venticinque altre Monache, e fra esse le suddette Suor Fi- 
lippa e Suor Beatrice de' Pii, Suor Gherardina da Moraro , Suor 
Chiara de' Sadoleti , Suor Giovanna de' Rangoni , Suor Agne- 
se de' Guidoni ec. Ma pochi anni appresso , mentre ne era Ba- 
dessa quella stessa Giovanna de' Rangoni nominata poc* an- 
zi , il Monastero fu vicino al suo totale sterminio , e non 1' 
avrebbe sfuggito , se il religioso coraggio della Badessa e una 
special protezione del Ciclo non l'avessero preservato. Ne abbia- 
mo la relazione nel Codice più volte accennato, ed essa è degna di 
essere qui riportata in compendio. L'anno 1326. l'esercito Pon- 
tificio condotto da Versuzio Landò , come altrove si è detto , 
stringeva d' assedio questa Città , e ne devastava i sobborghi . 
Avea i! Landò assicurate le Monache di S. Chiara , che non 

D d 2 av- 



/ 

2i* MEMORIE STOR. MODENESI, 

avrcbbcr ricevuta molestia. Ma ciò non ostante gli ri. di Lu- 
glio alcuni più licenziosi soldati entrati nel Monastero e nella 
Chiesa rubaron quanto potè loro venire alle mani, e quindi da- 
to il fuoco al sobborgo di Bazzovara tornarono ai Monastero , 
e da ogni parte il circondarono , minacciando di rovinarlo inte- 
ramente . Atterrite e tremanti le sacre Vergini eransi tutte unite 
nella lor Chiesa, e stavano ivi con preghiere e con lagrime in- 
vocando il Divino soccorso. Quando !a Badessa dal pericolo stes- 
so fatta più coraggiosa , presa dall' Altare f Ostia consecrata , 
accostossi intrepida alla porta , sperando , che i soldati non 
avrebbon avuto ardire di innoltrarsi . Frattanto il Landò avver- 
tito di sì grave disordine accorse col suo esercito , cacciò que' 
ladroni , che tante empietà avean commesso , e fermatone uno il 
fece a comun terrore appiccare , e tutto ciò, eh' era stato rubato , fe- 
ce rendere al Monastero . Conobbe però la Badessa , che trop- 
po mal difeso, e troppo esposto a nuovi pericoli, era ailor quel sog- 
giorno ; e perciò determinossi a mandare in Città le più giovani Mo- 
nache, affinchè ivi vivessero più sicure. Accompagnate adunque da 
alcuni Religiosi dello stesso lor Ordine, e col volto coperto di velo 
nero, furon condotte entro della Città, e alloggiate da una pia ma- 
trona detta Cita de' Sassi. Ma perchè troppo ristretta era la casa, 
in cui essa abitava , passarono a quella di Albertino e di Fan- 
tebuono fratelli Cavalierini , da' quali e dalle lor mogli furono 
amorevolmenre accolte, e cortesemente trattate per dicictto gior- 
ni . Parve allor più tranquillo lo stato della Città , e perciò le 
giovinette Vergini fecer ritorno al Monastero con grande allegrez- 
za delie altre , che erano ivi rimaste . E nondimeno poco ap- 
presso per due altre volte dovettero in quell'anno per la stessa ra- 
gione uscirne, e ritiraronsi allora nella casa di Guido Pio, quel 
medesimo, che fu* poscia Vicario Imperiale in Modena, e vi stet- 
tero diciotto giorni la prima volta , sette la seconda . Ma nove 
anni appresso , come si narra in un altro luogo del medesimo 
Codice , allor quando Modena fu nuovamente stretta d' assedio 
dalle truppe Estensi e dalle lor collegate , convenne a tutte te 
Monache condotte dalla lor Badessa, che era tuttora la stes- 
sa Giovanna de' Rangoni , uscire dal Monastero, e ritirarsi in 
Città presso il medesimo Guido Pio ; e vi stettero allor per lo 
spazio di undiciraesi , finché rimessa Modena sotto 1* Estense 
dominio, e cessate le guerre e le turbolenze, a 25, di Aprile 

del. 



\T 



CAPO IX. 213 

del 13^6. ritornarono all' antico lor Monastero, e trovaiono, 
che per singoiar favore del Cielo esso era stato preservato dal- 
le rovine , a cui tutti que' contorni erano stati soggetti . 

Esse rimaser nel luogo della, prima lor fondazione fino ali* 
anno 1414. Ma le frequenti innondazioni , a cui eran sog- 
gette , e per cui più volte erano state a pericolo di restar 
sommerse , le consigliarono finalmente a cambiare soggiorno , 
e a trasportare il Monastero in Città . Perciò a' 14. di Ot- 
tobre del detto anno comperaron pel prezzo di 600. lire un 
ampio casamento, che in parte era fabbricato, in parte servi- 
va ad orto , nella cinquantina di S. Barnaba , cioè nel luo- 
go medesimo, ove ora è il Monastero. Era quella casa di Agne- 
se figlia ed erede del Ca^alier Guglielmino degli Adelardi, 
ed erede parimenti di Antonio suo fratello , e moglie di Ugo 
de' Bojardi nominato più volte in queste Memorie . E così 
avvenne , che la nobil famiglia Adelardi , a cui doveasi la pri- 
ma fondazione del Monastero, cedesse poscia al medesimo la- 
propria casa , allor quando esso fu trasportato in Città . Il nuo- 
vo Monastero e la Chiesa eran già edificati due anni appresso , 
come ci mostra una carta de' 26. di Maggio del 141 6. , in cui 
le Monache vendono una lor casa, per pagare i debiti, che per 
la fabbrica stessa avean dovuto contrarre . La Chiesa fu poi 
consecrata nel 15 15. a' 23. d* Agosto dal Vescovo di Jerapoli 
Tommaso Forni , mentre ne era Badessa Suor Lucrezia Valenti* 
ni . Ma un furioso incendio eccitatosi a' 17. di Settembre dell' 
anno 15 21. ridusse quasi al nulla quel Monastero, che pere 
poco appresso fu riedificato . 

Non molto lungi dal Monastero di S'. Chiara, e nel sob- 
borgo stesso di Bazzovara , ma fuor del recinto, e ove è tut- 
tora il ponte, che dicesi della Rosta, era nel secolo XIV. un? 
altro Monastero col titolo di S. Geminiano. Era esso dapprima 
un semplice Romitaggio , ove poche pie donne vivevano insie- 
me senza astringersi a voti alcuni di Religione. E la prima 
memoria, ch'io ne ho veduta, è de* 16. di Agosto del 13 17. in 
cui son nominare le Suore Elena, Agnese, e Bettina Eremi» 
te Eremitorii rontis de Rosta de suburbiis Mutine . E un altro loro 
atto conservasi sotto i io. di Giugno del 1320. In tale stato 
esse rimasero fino al 1322. nel qual anno a* 17. di Gennajo' 
due di esse, che sole eran rimaste , cioè Betta o- Bettina figlia. 

di 



2i 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

di Pietro da Scorzolese , e Agnese figlia del fu Giovanni da Li- 
vizzano Modenese , porser preghiere al Vescovo Guido , accioc- 
ché fosse loro permesso di cambiare il Romitaggio in Monaste- 
ro , e in Chiesa il privato Oratorio, che vi aveano con due al- 
tari, uno dedicato a S. Geminiano , V altro alla Beata Vergine, 
di. vivere ivi secondo la regola di S. Agostino , e di farne co' 
voti solenni la ptofessione , e di ammettere altre , che volessero 
a loro unirsi a professare la medesima regola . Il Vescovo con 
suo decreto de' 4. di Febbrajo dell' anno stesso secondò il lor 
desiderio, e commise a Fra Buonaccorso dell' Ordine de' Servi 
di Maria di ricevere in suo nome la lor professione . Quindi a* 
28. d' Aprile il Vescovo stesso pregato dalle due Monache a 
sceglier tra esse la Priora , elesse la suddetta Bettina , che allora 
non avea altre suddite che la sua antica compagna Agnese. Non 
sappiamo , se altre poscia lor si aggiugnessero . Solo io trovo 
neh' Archivio pubblico 1' obblazione , che di se fece a quei Mo- 
nastero e alla Priora Albertina ( che forse è la stessa che Bet- 
tina ) da Scorzolese , Francesca da Montegibbio a' 25. di Ago- 
sto del 1 3 3 1. Pare, che questo Monastero avesse assai bre- 
ve vita ; perciocché 1' ultima memoria , eh' io ne ho radu- 
ta , é de* 31. di Ottobre del 1356. in cui essendo morta la 
Priora Suor Agnese Livizzana , ed essendosi differita di tan- 
to 1' elezione della nuova , che il diritto di nominarla era de- 
caduto al Vescovo , che era allora Aldobrandino d' Este , que- 
sti sceglie a Priora Suor Antonia del fu Checchino de' Mona- 
ci da Camurana . Quest' atto con alcune altre carte spettanti a 
questo suburbano Monastero medesimo conservasi ora nel Mo- 
nastero presente di S Geminiano ; -e potrebbe perciò sospettarsi , 
che quello del sobborgo di Bazzovara fosse trasportato o unito 
a quello della Città . Ma questo non fu fondato , come vedremo 
più sotto, che nel 1448., e nello spazio, che corse tra quest' 
anno e il 1356. io non trovo più alcuna menzione del Mona- 
stero antico di S. Geminiano, né vi è indicio alcuno d: tal tras- 
porto o unione. E perciò é più verisimile, che verso la fin dei 
secolo XIV. il Monastero suburbano si disciogliesse , e che per 
qualche accidente fortuito, come accade talvolta, ne sian passa- 
te le carte a quest' altro Monastero . 

Rimane a dire di un altro Monastero, che era pur ne' 
sobborghi , ma che più volte cambiò abitanti e destino , e or 

ve- 



CAPO IX. 215 

vcdcsì Spedale, or Monastero di donne, or Canonica Regolare, 
cioè di quello della SS. Trinità . Negli antichi Annali Modene- 
si si narra, che 1' anno 1204. fu fabbricata una Chiesa sotto 
questo titolo fuor della Porta di Saliceto un miglio lungi dalla 
Città (1). Essa però non dovette esser compita che Y anno se- 
guente, perciocché nel Codice più volte citato del Vescovado di 
Modena si nota, che questa Chiesa dovea pagare ogni anno nel 
giorno delia SS. Trinità un canone di due libbre di cera prò 
spiritualibus tempore edificationis ipsius Ecclesìe 1205. Ind. Vili, die 
donùr.ico Xlll. exeunte teptembri . E quindi poco appresso, cioè sot- 
to i io. d' Ottobre del 1212. in un atto, che conservasi in un 
Codice dell' Archivio Capitolare, veggiam nominata la Chiesa e 
lo Spedale della SS. Trinità . E come gli altri Spedali comune- 
mente, cosi ancor questo era servito da uomini insieme e da 
donne, che però viveano separatamente gli uni dalle altre . Co- 
sì ci mostra un Breve di Onorio III. dell' anno 1220. diretto 
al Priore dello Spedale della SS. Trinità della Diocesi di Mode- 
na, in cui per istanza avutane da' Frati dello Spedale medesimo 
gli comanda, che senza il loro consentimento non possa alie-. 
narne i beni, e che non ardisca di entrare nel Capitolo delle 
Suore , se non accompagnato da alcuno de' suoi Frati medesi- 
mi. Da un Documento del 1. di Novembre del 1252. che leg- 
gesi in un Codice dell'Archivio Capitolare, raccogliesi, che mol- 
ti erano gli inservienti a quello Spedale ; perciocché oltre il 
Prior Giuliano si nominano tre Confratelli , un Cherico e sette 
Conversi. Non veggiamo finora, che questi Spedalieri abbrac- 
ciata avessero alcuna regola particolare . Ma poscia ali' anno 
1254. cominciano essi a dirsi dell' Ordine di S. Marco T cioè de*' 
Canonici Regolari di S. Marco di Mantova, Congregazione fon- 
data sulla fine del secolo precedente. Con questo nome vengo- 
no essi indicati in un Breve del detto anno di Innocenzo IV. 
diretto Priori & Convenuti SanBx Trinitatis de Mutino, Ordini s S« 
Marci . In esso egli approva la licenza lor conceduta dal Vesco- 
vo di Modena di edificare una Chiesa ad onore della SS. Tri- 
nità in un fondo, eh' essi aveano nel sobborgo di Albareto , e 
di trasportatisi tutti , quando la fabbrica fosse compita, a pat- 
to però , che 1" antica lor Chiesa fosse per V avvenire servita 

da. 



(0 Script- Rer. Irai. T. XI. col. 56. 



216 MEMORIE STOR. MODENESI. 

da un Sacerdote dell' Ordine loro, e che essa insieme collo Spe- 
dale alla medesima annesso dovesse rimaner soggetta al Priore 
della nuova Canonica. 

Par dunque, che due Chiese amendue col titolo della SS. 
Trinità esistessero per qualche tempo non lungi da Modena, la 
vecchia col suo .Spedale fuor della Porta di Saliceto , e la nuo- 
va fuor di quella di Albareto . Ma ciò dovette durare assai bre- 
ve tempo, e distrutta la vecchia trasportossi ogni cosa alla nuo- 
va. E ciò si accenna ne' suddetti Annali Modenesi, ove si di- 
ce (i) all' anno 1260. Ecclesia Trini tatis translata fuit de burgo 
Saliceti in burgo Albaretì . Ivi dunque stabilironsi i Frati non men 
che le Suore; e come trovasi spesso menzione del Priore della 
SS. Trinità , così ancor veggiamo nominarsi talvolta le Suore , 
come in una carta dell' Archivio Capitolare de' 5. di Gennajc 
del 1302. Soror Gerardina de Bastar dis de Ordine SS. Trini tatis , e 
in un' altra dell'Archivio pubblico de' 12. di Maggio del 13 15. 
Soror Maria Conversa SS. Trinitatis , e in una dell' Archivio dell' 
Opera pia dell' anno 1348., in cui si nominan le suore Ordinis 
Sororum SS. Trinitatis de suburgis Mutine ; e coli' appellazion di 
S. Marco in due carte del medesimo Archivio pubblico , una de* 
7. di Settembre del 1293., nella quale si nominano Sorores Ca- 
tbaìina , Benvenuta , Isabella & Johanna Ordinis S. Marchi; 1' altra- 
de' 20. di Dicembre del 1339., in cui si nomina Soror Isabeta 
Magistra Monasteri}' Sororum S. Marci de suburbiis Mutin. E che 1* 
Ordine di S. Marco sia lo stesso che quello della SS. Trinità , 
raccogliesi ancora da un altro atto del pubblico Archivio de' 17. 
di Novembre del 13 16. , dal quale innoitre ricavasi, che que- 
sta Canonica era allora soggetta a quella di Parma, che diceva- 
si della Religion vecchia, ed era della medesima regola : Fr.Ja- 
copinus de Tarma Ordinis S. Marci & Conventus Monasteri! Religio- 
ìiis veteris de Parma , il quale dicesi arbitro in una questione, che 
avea con Rolandino de' Grassoni il Priore di questo Monastero 
della Trinità soggetto al Capitolo e al Monastero predetto di 
Parma . 

I Canonici Regolari di S. Marco si mantennero in posses- 
so della Chiesa della SS. Trinità fin verso ia fine del secolo XV, 
Fu essa allora data in Commenda; e i Canonici 1' abbandona- 
to- 



ci) Ib. col. 66. 



CAPO IX. ii 7 

rono totalmente. Quindi nel 1489. ;' Frati di S. Giorgio di Fer- 
rara, cioè i Monaci Olivetani, fecero istanza al Duca Ercole I., 
perchè la Chiesa della SS. Trinità fosse lor conceduta (1). Ma 
non 1' ottennero , ed essa rimase quasi deserta fino all' anno 
1506., in cui il Duca Alfonso I. secondando le istanze, che 
questa Città aveagliene fatta fin dall' anno 1496. ottenne dal 
Pontefice Giulio li. che ne fosse dato il possesso a Canonici 
Regolari Lateranensi, che il preser 1* anno seguente (2). Pochi 
anni dopo però, all' occasione della fortificazione della Città or- 
dinata dal Duca Ercole II. distrutta quella Chiesa e quella Ca- 
nonica , essi passarono in Città alla Chiesa di S. Maria delle 
Asse, e vi stettero fino all' anno 1767., in cui trasportati co- 
là i Religiosi Agostiniani fu loro assegnata la casa, che era de- 
gli Orfani di S. Bernardino ; e furon poscia tra poco di là an- 
cor congedati . 

Frattanto le Suore della SS. Trinità dopo la metà del se- 
colo XIV. eransi unite a quelle di S. Maria Maddalena di Mo- 
dena. Pare, che questi due Monasteri cominciassero prima a fa- 
re un sol coi pò, benché 1' un dall' altro divisi; perciocché nei 
pubblico Archivio abbiamo due carte, una ógì 1580., in cui So- 
rores SS. Trinitatis Burgi Aìbareti , congregata in Capitulo S. Maria 
Magdalena Civitatis Mutina ec. , l'altra del 1393., nella quale So- 
rores Monasterii SS. Trinitatis burgi Aìbareti , & Sorores S. Maria 
Magdalena Civitatis Mutino. , qua sunt unum corpus , congregata in 
claustro S. Maria Magdalena ec. E anche nel 1407. continuavano 
questi due Monasteri, benché uniti, a considerarsi come divisi, 
leggendosi in una carta del 1. di Gennajo del detto anno nell* 
Archivio dell' Opera Pia : Congregatis Sororibus SS. Trinitatis bur- 
gi Aìbareti Civ. Mut. qua appellantur Sorores S. Maria Maddalena 
Mutìn. in Capitulo di Hi Monast. sito in Civ. Mut. ad requisitionem 
Fr. Jobannis de Ludojcis Prioris di Eli Monasterii; e sì nominano 
sette Monache come componenti quel corpo. 

Questo Monastero di S. Maria Maddalena (il qual non dee 
confondersi con quello del titolo stesso , fondato nel secolo XVI., 
e unito poi 1' anno 1783. a quello del Corpus Domini) avea avu- 
ta la sua origine nel secolo XIII. In un' opera MS. de Aidibm 

Tom. 111. E e Sa- 



(1) Arch. della Com. di Mod. 

(2; Pennoni Canon. Reg. H;ft. L. IH. C. XXXVIL 



n$ MEMORIE STOR. MODENESI. 

Sacris Mutìnins. , che sembra lavoro di Francesco Forciroli scrit- 
tor Modenese al principio del secolo XVII., si dice, cbc /'nana 
Raccolta di antiche Iscrizioni fatta da Benedetto Ma izoli Ves- 
covo di Reggio, e ora smarrita, leggevasi questa da lui r-ova* 
ta, ove già vedeasi questo Monastero e questa Chitsa a suoi 
tempi atterrata, cioè presso al luogo, ove era il Convento de' 
Carmelitani : MCCLXL istam Eccleuam fecit fieri D. Prevostm de 
Sad&Ietis suis expensis; la qual Iscrizione riportasi anche dal Ve- 
drlani (1). Era esso destinato principalmente a onesto rico/ero 
di quelle donne, che dopo aver menata una vita libbra e dis- 
soluta volevano convertirsi a salutar penitenza. Tre carte ho io 
osservate nel pubblico Archivio, nelle quali di esso si fa nun- 
Z'one, sotto i 24. di Novembre del 1273., 8>l' 1 ll - ài G ugno 
del 1289., e i 30. di Ottobre del 1302., e jn tutte vedesi no- 
minata come Priora una Suor Alda , che diecsi Priora or di S. 
Maria Maddalena, or delle Suore Convertite, e nell' ultima di 
esse : Priora Ordinis S. Maria Magdaknx sive Sororum Convertita* 
rum de Cìvitate Mutiti. » delle quali se ne annoverano 15. Pro- 
fessavano esse la Regola di S. Agostino , e perciò , quando nel 
1322. fu fondato il Monastero di S. Geminiano presso il Ponte 
della Rosta, il Vescovo permise loro, quoi vivere possint sccundum 
Kegulam , quam profitentur & servane Sorores SanEìx Miri*, Mxgàxìt* 
nx de Civitate Mutinx . E' probabile , che sia questo quel Mona- 
stero , che è nominato in una carta de' 22. di Gennajo 1326. 
Sororibus Convertitis vel S. Gregorii (2). Ed esso ancora è indica- 
to negli antichi Statuti delle Acque compilati nel 1327., in cui 
al ristoramento di un certo fonte si destinano ennes babitames in 
ripa fovee S. Lamentìi .... usque ad pontem Sororum repentita* 
rum (3J , e in una nota marginale aggiunta alla srampa di que- 
gli Statuti fatta nel 1575. si dice Sorores istx nnne vecantur de 
Convertitis. E in un altro passo degli stessi Statuti si ordina (4), 
che Sorores Convertita S. Maria Maddalena Civitatis Mutine , attesa 
la scarsezza d' acque, in cui sono , possan derivare alla lor ca- 
sa 1' acqua del fonte di S. Silvestro. Sussisteva ancora il Mo- 
nastero di S. Maria Maddalena non solo gli ultimi anni del 
secolo XIV., quando, come abbiam detto, fu ad esso unito il 

Mo- 



(i) Vita de' SS. Moden. p. 99. r 2 ) Arch. Op. Pia. 
(3) Rubr. LUI. (4) lb. Rubr. CLXXVH. 



C A P O IX. 119 

Monastero delle Monache della SS. Trinità ; ma anche verso la 
fine del XVI. secolo, come dalla riferita nota raccogliesi . Ma 
fin quando esso durasse, mi è ignoto. 

Il ragionare di questo Monastero ci ha da* sobborghi con- 
dotti in Città; ma dobbiamo ora uscirne eh" nuovo, per andare 
in traccia di altri più piccioli Monasteri o Romitaggi , che era- 
no ne' sobborghi medesimi. E il primo sia uno, il qual pare, 
che si unisse poscia al Monastero medesimo di S. Maria Madda- 
lena . Neil' operetta sopracitata de JEdibus Sacris Mutìnen. si nar- 
ra sull' autorità di una Cronaca antica, che 1' anno 1362,. fu 
trasportato alla Chiesa di quel Monastero il corpo della B. Flan- 
dina, il qual prima giaceva fuor di Città , ove or dicesi la via 
pelosa, e il Vedriani aggiugne (1) , che quando poi quella Chie- 
sa fu diroccata (né dice, quando ciò accadesse) per ampliare il 
Convento del Carmine , il Corpo di questa Beata fu trasportato 
alla Chiesa di que* Religiosi, ove però ignorasi, in qual parte 
sia sepolto . Chi fosse questa Beata , ci è ignoto . Ma è cer- 
to , che nel sobborgo di S. Giovanni Batista era già uà Romi- 
taggio, ove alcune pie donne viveano insieme, e da essa pren- 
devano il nome . Il più antico documento , eh' io ne ho tro- 
vato , è nel testamento di Gandolfo Calzolaro de' 2. di Dicem- 
bre del 12.77.» in CU1 fa un legato di due soldi Sororì Flandina, 
e poscia in quello di Armannino del fu Iacopino Carretto de* 
26. di Ottobre del 1289. in cui fa un legato di dieci soldi He- 
remitorie Sororis Flandinx ; i quali due documenti son nelf Archi- 
vio dell' Opera Pia Generale. Due altri documenti ne ho io tro»' 
vati nell'Archivio pubblico, uno de' 20. di Aprile del 15 io. , 
in cui si nomina Sor or Jobanna berenìita heremìtorìi Ordinis Flandi* 
nx ; V altro de' 31. di Marzo del ijn. nel quale ci si mostra- 
no cinque Romite ivi radunate , e si riporta una vendita fatta 
Sor ori bus Jobannx , Benevenutx , Berta , Flandinx , & Madalenx soro- 
ribus loci quondam Sororis Flandinx de Burgo San Sii Jobannis . E' de- 
gna d' osservazione quella maniera di dire quondam Sororis Flan- 
dinx, perciocché essa unita colle altre precedenti , nelle quali 
Suor Flandina si nomina come vivente , ci mostra , che ivi era 
morta non molto prima quella pia donna , da cui quel Romi- 
taggio avea avuto il suo principio , e che ad esso avea dato il 

E e 2 suo 

— 1 1 ii ii mi 11 1 ix. iinij 11 1 -i 1 ■ ■■ 1 »!«!■» 

(0 Vite de' SS. Moden. p. 99* 



zio MEMORIE STOR. MODENESI. 

suo nome. Ed è probabile, che alcune Romite vi si trattenes- 
sero fino al detto anno 1362., e che allora o mancassero es- 
se del tutto, o fossero trasportate a S. Maria Maddalena insie- 
me col Corpo della lor fondatrice . 

Un altro Romitaggio era in que' contorni medesimi, detto, 
non so per qual titolo, di Verucola . Ne abbiamo alcuni docu- 
menti nel Codice altre volte accennato del Vescovado. A' 24. 
di Luglio del 1297. Giuliana, la qual dicesi Soror & heremita 
btremitorii quod dicitur de Verucla positi juxta foveam Cz'vitatis Mu- 
ti n. inter portanti S. Jobannis & portam Albareti , ricordandosi di 
aver già con alcune sue compagne fondato a sue proprie spese 
quel Romitaggio , e volendo perpetuarne la sussistenza , cede 
tutti i diritti, che sopra esso aveva, alla sua sorella e compa- 
gna Suor Benvenuta, riservandosi però il diritto di continuare 
ad abitarvi. Quindi a' 9. di Gennajo del 1 3 1 3. la medesima 
Benvenuta trovandosi già vecchia ed inferma , e sola in quel 
Romitaggio , porge supplica all' Arciprete Buonincontro da Fio- 
rano Vicario generale del Vescovo Buonadamo Boschetti, accioc- 
ché le sia permesso di ammettervi una sua nipote detta Giulia- 
na figlia di Giovanni dell' Armi, e il Vicario tre giorni dopo 
glielo concede . Convien dire , che Benvenuta vivesse fino all' 
anno seguente, perciocché a' 28. d'Agosto del 13 14. il Retto- 
re di S. Pancrazio di Fredo Vicario Capitolare mise la suddetta 
Giuliana al possesso del medesimo Romitaggio . Un' altra me- 
moria di questo Romitaggio vedesi nell" Archivio pubblico sotto 
i 28. di Settembre del detto anno 1297., in cui Guido da Imola 
a nome delle due sopraccennate Romite Giuliana e Benvenuta fa 
un contratto in favore del Romitaggio dell' Ordine della Veru- 
cola . Ma dopo i primi anni del secolo XIV. non trovasene al- 
tra memoria. 

I sobborghi di Città nuova e di Albareto aveano essi ancora 
i loro Romitaggi, de' quali però abbiamo assai scarse memorie. 
In una carta dell'Archivio pubblico de' 6. di Ottobre del 1328. 
sì contiene un contratto, che fanno Suor Lucia e altre tre Suo- 
re beremite beremitorii SS. Cosme é 1 Dulmiani de Burgo Cittanove . 
Un Oratorio del medesimo titolo esisteva ancora nel secolo XV., 
ed era soggetto al Capitolo della Cattedrale . Esso dicesi talvol- 
ta situato nel Borgo di Ganaceto . Ma la vicinanza di questo 
Borgo a quello di Città nuova poteva dar luogo a questa diver- 
si- 



CAPO IX. 221 

sica di appellazione , e forse è quel medesimo Romitaggio , che 
in una carta dell' Archivio Capitolare de* 24. di Gennajo del 
1229. e detto beremitorium de bozalinis , e posto nel borgo di Ga- 
naceto . Più tardi ebbe origine 1* altro Romitaggio posto nel 
sobborgo di Albareto. Una carta del pubblico Archivio de* 21. 
d'Agosto del 1385. ci ricorda un Romitaggio, che era stato 
fondato 1' anno 1549. da Niccolò del fu Bonifacio dalla Molza, 
detto ancor da Ferrara , Cittadino Modenese , e posto in Burgo 
Albareti , ubi dicitur via nova , prope viam , qua itur Konantulam . 
Aveva egli ordinato , che alla custodia di quel Romitaggio do- 
vesse dalla sua famiglia scegliersi , se fosse possibile , un Mona- 
co Certosino. Ma fin dall' anno 1388. Francesco del fu Zanel» 
lo da Ferrara ossia dalla Molza, come patrono di quel Romi- 
taggio, non potendo a cagion delle scarse rendite avere alcun 
Monaco di queir Ordine, o alcun Prete, che ivi soggiornasse» 
nominò due Frati , non dicesi di qual Ordine , che ne avessero 
cura (1). Apparteneva esso dunque per diritto di patronato al- 
la stessa nobil famiglia , come raccogliesi anche da un' altra car- 
ta de' 24. di Febbrajo del 1394., la quale innoltre ce ne indi- 
ca il titolo, perciocché contiene una vendita fatta dallo stesso 
Francesco patrono beremitorii construóìi sub vocabulo S. Antonii de 
Certoxia in burgo Albareti . E questo non più Romitaggio , ma 
semplice Oratorio , è pur nominato nel Catalogo delle Chiese 
Modenesi scritto nel secolo XV. L'anno 1478. agli ri. di Mag- 
gio , essendo allor morto Fra Pellegrino da Parma dell' Ordine 
de' Minori, che il custodiva, la famiglia Molza con atto degli 
11. di Maggio lo concedette e lo unì al Convento de' Serviti di 
Modena , la qual unione fu anche approvata da Alessandio VL 
a' 26. di Agosto del 1492. (2). Io non posso però accertare, 
se esso , quando era Romitaggio , fosse ad uso di donne , o ve- 
ramente d' uomini. 

Noi siamo andati finora aggirandoci pe* sobborghi di Mo- 
dena in traccia de' Romitaggi, de' quali essi erano sparsi per 
ogni parte. Ma altri ancora ne erano nel recinto della stessa 
Città . Nelle Notizie della Confraternita di S. Pietro Martire da 
me pubblicate 1' anno 1789. ho parlato del Romitaggio di S. 
Erasmo fondato verso 1' anno 1272. da Fra Crescenzio Fusari 

del 



CO Arch. dell' Op. Pia. (2) Ivi. 



zìi MEMORIE STOR. MODENESI. 

del terz Ordine degli Umiliati , e posto nella Porta di Bazzo- 
vara sopra la Cerca, ove poscia fu collocata la Confraternita 
dello stesso nome; e ho mostrato, eh' esso era abitato da Ro- 
miti e da Romite, e che mantennesi Un verso il 1425., nel 
qual anno alla detta Confraternita fu assegnato (1) . Certo esso 
esisteva ancora 1' anno 1414. , in cui a' 23. di Agosto Gio- 
vanna del fu Ilario Guirisi abitante in beremitorio S. Et asmi exlante 
Juxta fi amen cirche comanda nel suo testamento di esser sepolta 
a S. Barnaba ; ed avendo essa fatta fabbricare una Chiesa in 
onore di S. Liberata presso il medesimo Romitaggio , che ser- 
visse di Oratorio a lei e alle altre pie donne , che ivi voles- 
sero ritirarsi , dona la Chiesa medesima e le case contigue a' 
Frati Agostiniani dell' Osservanza, quando essi voglia n venire 
ad abitare in quel Romitaggio (2). La Chiesa, che qui dicesi 
di S. Liberata, e che dagli Agostiniani dovette forse ricusarsi, 
fu quella medesima, a cui essendo stata trasportata l'anno 1425. 
la Confraternita di S. Erasmo , da essa prese il nome , e in cui 
di fatto era 1* altare alla Santa medesima dedicato . Ho anche 
ivi accennato un altro Romitaggio , che sul principio del seco- 
lo XV. avea eretto presso il luogo medesimo Jacopo da Cadi- 
gnano , che fu poi Arciprete della Cattedrale , e Vescovo di Se- 
baste , e onorato col titolo di Beato (3). Il Vedriani , che ha 
scritta la vita di questo piissimo Vescovo morto 1 anno 1455. 
e sepolto nella Chiesa delle Monache di S. Geminiano (4) , di- 
ce , eh' egli avea fondato un Romitaggio sulle Montagne di 
Modena, e che ivi era lungamente vissuto. Né vi è ragione a 
negarlo. Ma in Modena ancora ei visse qualche tempo come 
Eremita, prima di essere alla suddetta dignità sollevato, e pro- 
babilmente nel Romitaggio da lui stesso fondato . Di fatto nel 
testamento di Rolandino dalla Rocca fatto in Modena a 17. di 
Ottobre del 1405. che conservasi nell' Archivio di questi Mo- 
naci di S. Pietro, vedesi nominato tra' testimoni Vopno Jacobo 
qu. Zini de Cadignmo beremita . Io credo , che questo Romitag- 
gio fosse nel luogo medesimo , ove fu poi la Chiesa di S. Ber- 
nardino. Di fatto nelle accennate Notizie ho osservato, che esso 
era vicino a quello di S. Erasmo, come vicino gli era pure 1' 

Ora- 



Ci) p. ?4. ec. (z;> Ardi, dell' Oo. P>a . 

(-3) P- 37' (4) ^'^ de' SS. e BB. Moden. p. ni, ec. 



C A P O IX. 225 

Orarono di S. Bernardino. Questo ebbe origine 1' anno 1450. 
da alcuni divoti di S. Bernardino da Siena , i quali unironsi in 
Confraternita, e nel detto anno compilarono i loro Statuti , che 
si conservano con altri documenti ad essi spettanti nell' Archi- 
vio dell' Opera Pia . Essi hanno per titolo : Capitoli de la Cori' 
fraternità dei gìor : oso Sanalo Bernardino •valoroso Cbavalers e potente 
difenditore & ardito combatitore della Fede Christiana impugnatore fcr- 
ventisyimo de li corrupti bereticì e dissipatore singultissimo de li lo- 
ro scellerati errori & amagistr amento della igaorantia nostra compilati 
a 25. Marzo 1450. A questa Confrarernita nel seguente anno 
1451. concedette il Vescovo Jacopo Antonio dalla Torre la fa- 
coltà di fabbricare un Oratorio in onore di S. Bernardino : in 
heremitorio appellato beremitonum illorum de Heris in Civita Mutin. 
in cinquantina S. Barnabei : con fin Jt ab una parte serali a civitatis ; 
riservando però il diritto di patronato alla famiglia degli Erri . 
Parmi dunque , che questo Romitaggio detto qui degli Erri , ve- 
risimilmente perchè questa nobil famiglia avea contribuito mol- 
to a fondarlo , sia lo stesso che quello di Jacopo da Cadigna- 
no , che alla famiglia medesima dovette ricorrere per eseguirne 
la fondazione da lui ideata. Ed ecco per qual maniera il Ro- 
miraggio cambiossi poi nel!' abitazione de* Confratelli di S. Ber- 
nardino. Un alrro eranc in Modena nel secolo XIII. e nel XIV. 
presso S. Agata . Neil' Archivio Capitolare si ha un testamento 
de' 17. di Gennajo del 1287. in cui si fa il legato di quattro 
soldi Imperiali Heremita de S. Agata ; ne può conoscersi , se ivi 
si parli d' uomo o di donna . Ma un altro documento del pub- 
blico Archivio ci mostra , che era Romitaggio di Donne . Il 1. 
di Maggio Suor Diana Eremita Eremitorii S. Agatba de Mirtina fe- 
ce il suo testamento, e in esso assegnò alcuni beni af Romi- 
taggio medesimo , acciocché le romite potessero continuare a vi- 
vervi , come a^ean facto in addietro , e nomina in esso la sua 
compagna Suor Margherita de' Tassoni. Un altro ancora trova« 
vascne nel secolo XIV. presso la Chiesa di S. Paolo , come ci 
mostrano gli antichi Statuti delle Acque compilati nel 1527., 
ne' quali si dice, che cum omnia monumenta , qua sunt in sacrato 
Ecclesia pradiBot S. Fault, & etiam domus Heremitarum ibi existen- 
tium , impleatur àqua ce. (1) . 

Tari- 
ci) Rubr, 36*. 



22 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Tanti Monasteri e tanti Romitaggi nella Città e ne' sob- 
borghi di Modena aperti a ricovero singolarmente di pie don- 
ne , che ivi volesser condurre la vita frali' esercizio delle pia 
belle virtù, sono una pruova della pietà e della religione de' 
Modenesi. E' però degno d' osservazione , che i Monasteri di 
Monache erano comunemente fuor di Citta , forse perchè erede- 
vasi , che meglio lor convenisse 1* esser lontane dallo strepito 
e dal tumulto. Certo è, che prima del secolo XV. niun Mo- 
nastero di Monache trovasi in Modena, fuor di quelli di S. Eu- 
femia e di S. Maria Maddalena , il qual secondo però era un 
ricovero di Convertite anzi che un regolar Monastero . Nel 
1414. vi fu trasportato quello di S. Chiara, come si è raccon- 
tato ; e fin verso la fine del secolo XV. in cui fu trasportato a 
S. Paolo il Monastero della Misericordia, un altro solo se ne 
aggiugne , cioè quello di S. Geminiano , di cui perciò dobbiamo 
or ragionare . Era in Modena uno Spedale del titolo di S. Ge- 
miniano , di cui parleremo tra poco , e su cui aveano allora il 
diritto di patronato Nascimbene e Lanfranco de' Bellincini . I 
soprastanti a questo Spedale osservando, che molti altri Spedali 
erano in Modena, e che di Monasteri di Monache eravi solo 
quello di S. Eufemia (così si dice nelle informazioni su questo 
fatto, e nella Bolla di Niccolò V. di cui tra poco diremo, e 
non so intendere, come non vi si nomini quello di S. Chiara, 
che da oltre a 30. anni addietro vi era stato trasportato ) de- 
terminaron di cambiar lo Spedale in un Monastero , che rite- 
nesse il titolo di S. Geminiano , e che seguisse la regola di S. 
Agostino; e di chiamare a tal fine dalla Città di Bologna al- 
cune Monache del Monastero di S. Lorenzo di strada Castiglio- 
ne, a cui di fresco era stato unito il Monastero di S. Orsola 
detto delle Vergini . Ne porser perciò supplica al Pontefice Nic- 
colò V., il quale con sua Bolla de* 16. di Aprile del 1448. com- 
mise a Giovanni di Cattania Arcidiacono di Reggio e Vicario 
Generale di Filippo da Sarzana Vescovo di Bologna, che esa- 
minate le cose , e trovatele conformi all' esposto , secondasse il 
desiderio de' Presidenti allo Spedale . Il Vicario generale eseguì 
la commission del Pontefice , e avendo riconosciuto ragionevole 
e giusto il desiderio de' Presidenti allo Spedale, approvò con suo 
decreto de' 24. di Giugno dell' anno stesso il loro disegno, e 
destinò sei Monache del Monastero suddetto a trasportarsi a Mo- 
de- 



CAPO IX. 225 

dena per la fondazione del nuovo , e ne nominò Priora Suor 
Marra da Poggio, e Vicaria Suor Orsina da Montaldo . E quin- 
di Niccolò V. con nuova Bolla de' 17. d' Agosto del medesimo 
anno approvò ogni cosa. Aveano i Presidenti allo Spedale pro- 
messo , che assegnata avrebbono al Monastero 1* entrata di cen- 
to scudi d' oro , che era stata finallora propria del detto Speda- 
le . Ma convien dire, che essi non attenessero la parola; per- 
ciocché il Match. Borso accordando ai Monastero di S. Gemi- 
niano una generale esenzione da ogni gravezza con suo decreto 
de' 13. di Decembre del 1450. che conservasi nel Segreto Ar- 
chivio Estense , dice , che le Monache eran ridotte allo stremo 
di povertà; e che vivean di sole limosine. In tal modo ebbe 
origine il Monastero di S. Geminiano , che in breve tempo poi. 
crebbe, ed è venuto sempre crescendo nella pubblica estimazio- 
ne, e che coli' esemplarità de' costumi continua ad essere uno 
de' più pregevoli ornamenti di questa Città . 

De' Monasteri di Monache , che furono eretti in Modena 
nel corso de' due secoli susseguenti , si darà un cenno nella 
Serie de' Vescovi. Qui sol mi sia lecito Y accennarne uno, di 
cui non trovo chi faccia menzione . Nella Cronichetta detta di 
S. Cesario altre volte nominata si dice, che a' 9. di Febbrajo 
del 1502. alcune Monache si' rinchiusero presso la Chiesa di S. 
Michele per cominciarvi un nuovo Monastero . Ma lo scrittore 
aggiugne , eh' ei non credeva, che esso fosse per durar lurgo 
tempo; e di fatto non vedesene altra memoria. 

Ma da' Romitaggi e da' Monasteri di Monache è tempo 
che passiamo ornai a quelli , che per gli uomini singolarmente 
furono istituiti., de' quali non abbiam rammentati finora , che 
quel di S. Pietro dell' Ordine di S. Benedetto, e quello della 
SS. Trinità de' Canonici Regolari. Nel che fare seguiremo l'or- 
din de' tempi, ne' quali ebbero cominciamento. Il primo, che 
dopo i due or mentovati si vide , fu quel de' Minori . Mentre 
ancor 'viveva il Santo suo fondatore, cioè nel 1221. esso ebbe 
cominciamento , e fu posto dapprima fuor della Porta di Baz- 
zovara, ove diceasi il pra^o della tenzone, o di Entesone . Ne- 
gli antichi Annali di Modena se ne accenna la fondazione : De 
anno MCCXXL .... don<us Fratrum Minorum de Mutino, ordinata 
fuit (1). Né qui se ne indica la situazione. Ma poscia all' an- 
Tom. 111. F f no 



(i) Script. Rer. Ital. T. XI. coi. 58. 



2i6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

no 1244. ove si narra il trasporto, che se ne fece in Città , sì 
spiega, ove era posto 1' antico Convento: De anno MCCXLlK 
.... translata fuit Ecclesia Fratrum Minor um in Civitate Mutino, , qua 
frìus erat extra Portam Bajoariam ad pratum Hentesonis (1). Il traspor- 
to si fece con approvazione del Vescovo Alberto Boschetti , che 
eresse una Croce nel luogo, ove dovea innalzarsi la Chi*. sa, e 
ne pose la prima pietra. Il Decreto de' ti. di Marzo del det- 
to anno da lui fatto in tale occasione leggesi nel Bollarlo dell' 
Ordine de* Minori (z) . E in esso i confini , entro i quali la 
nuova Chiesa e il nuovo Convento dovean fabbricarsi , corris- 
pondono a quelli, fra quali esso è stato fino a' dì nostri .# ma- 
ne canale de Scu/tenna , quod est juxta domum iìlorum de scodonato 
( 1. de SanSìo Donato}; a meridie faxina communi 's , a sero canale 
clarum Domini Episcopi, & de subter sfrata. E questa traslazione 
fu poi da Innocenzo IV. approvata con sua Bolla l'anno 1250. 
Par nondimeno , che la fabbrica della Chiesa non potesse sì pre- 
sto avanzarsi ; perciocché neh" Archivio pubblico conservasi un 
atto de' 30. di Gennajo del 1296., con cui Alberto da Fiora- 
no Sindico di quel Convento fa 1' accordo con alcuni Operai ai 
construendam , murandam , & complendam Ecclesiam Fratrum Minorum 
secundum quod incefta est ; e ciò pel prezzo di cento lire Mode- 
nesi . Ivi rimase il Convento di S. Francesco fino all' anno 1774. , 
in cui fu trasportato a S. Bartolommeo, ove erano stati i Ge- 
suiti. Fu poscia soppresso nel 1783., ma nel 178?. alcuni de' 
Religiosi dello stesso Ordine furono nella stessa Casa rimessi per 
aver cura delle pubbliche Scuole . In una carta dell' anno 1749., 
che si conserva nell'Archivio dell'Opera Pia veggo indicarsi una 
Compagnia o Confraternita sotto il titolo della B. Vergine , che 
nella Chiesa de' Minori solea radunarsi : Societas S. Marie que 
congrega tur ad Ecclesiam Fratrum Minorum de Mutina . Ma poi non 
la veggo più nominata. 

L'anno precedente a quello, in cui i Frati Minori furono 
trasportati in Città , vennero in essa introdotti per opera del Ve- 
scovo Alberto Boschetti que' dell' Ordine de* Predicatori . Ne ab- 
biam la memoria ne' citati Annali Modenesi, ove anche si ag- 
giugne, che la Nobil famiglia de' Petrezzani concorse alla fabbri- 
ca , e ivi si scelse il sepolcro : De anno MCCXLI1I. Ecclesia Fra- 
trum 



CO ih. col. 61, (2) T. II. p. 13 j. 



C A P O IX. iz 7 

frum Predicatorum Mutina ordinata fut't , & medictas sponda: muri 
ipsius Eccksi* -versus contratam Beccariorum , in qua morabantur illì 
de Petrezanis , fafla fuit per ipsos de Petrezanis . Et in porta dici* 
Eicksix versus ditlam contratam fecerunt unum sepulcrum prò ipsis (i). 
Neil' Archivio Capitolare conservasi un decreto fatto dal Capito- 
lo della Cattedrale nel seguente anno 1144. a* 7. di Maggio in 
favor della fabbrica del nuovo Convento e della nuova Chiesa . 
Dicesi in esso, che il Vescovo Alberto avea conceduto all'Ordi- 
ne de" Predicatori l'innalzare una Chiesa in Modena in onore di 
S. Matteo Apostolo ( che fu l'antico titolo di questa Chiesa ); 
che il fonJo, in cui essa dovea innalzarsi, era nel distretto del- 
la Parrochia di S. Marco, e perciò di proprietà del Capitolo stes- 
so . Quindi i Canonici volendo favorire il pio desiderio del Ve- 
scovo si dichiaran pronti a vendere a prezzo conveniente quel 
fondo, e così pure qualche altro fondo di lor diritto in que' con- 
torni , che i Frati acquistar volessero per ampliare il lor Con- 
vento . I confini del terreno, su cui avea diritto il Capitolo, 
si indicano in questo modo : a mane ditla Ecclesìa Sancii Mattbei 
usque ad portam Albareti , & navizium ; a meridie usque ad dream ; 
de subtus usque ad fassinam & usque ad foveam^ Civìtatìs; a sero usque 
ad domum Savore quondam Tuschì de Carpo , & non ultra "dircela li- 
nea usque ad dream versus meridiem . E innoltre fanno un donati- 
vo al Convento di qualunque diritto lor convenisse su una casa 
detta de' Bastardi , che era ntl luogo stesso, ove era stata fab- 
bricata la nuova Chiesa . A render più facile 1' accesso alla lor 
Chiesa, gittossi l'anno 1244. un ponte di pietra sopra il Cana- 
le , che le passava vicino ; e 1* anno seguente 1' acqua di una 
fontana, che era presso alla fossa della Città traila Porta di Al- 
bareto e di Ganaceto , fu ivi chiusa , e 1' acqua ne fu deviata e 
condotta fino al loro Convento (2) . Così introdotti i Predicato- 
ri in questo nuovo Convento vi si son poscia mantenuti costan- 
temente . Verso 1* anno 1450. essendosi fatta nell'Ordine una 
riforma , che dicevasi dell' Osservanza , e che è quella probabil- 
mente , che al principio del secolo XV. fu istituita da Fra Mat- 
teo Boniperti Novarese, poi Vescovo di Mantova (3), fu essa 
abbracciata anche nel Convento di Modena . Così ci mostra un 

Ffì dc- 



ti) Loc. e. co!. 61. (?) Helyot. Hift. des Ord.Rel. T. fir. 

(: Script Re?. Ita!. T. XV. col. Mi. p. xx6. 



2i8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

decreto del March. Leonello de* Z4. di Dicembre del 1449. eh» 
si conserva in questo Segreto Archivio Estense, in cui conferma 
a' Frati dell' Osservanza di S. Domenico di Modena alcune esen- 
zioni , che il Marchese Niccolò suo padre aveva lor concedute 
1' anno 1431., e al decreto è annesso il Memoriale de' Frati, 
in cui il lor Convento si dice: Conventus Obstrvantix D. Dominici 
Civitatis Mutinx , qui novi ter introduclus est favore Dominilo ii: ve* 
strx in prxdiclam Civìtatem . Sembra, che in questa occasione at- 
terrata la vecchia Chiesa una nuova se ne fabbricasse; percioc- 
ché il Sillingardi racconta, che il Vescovo Scipione Manenti 
l'anno 145 1. consecrò* la Chiesa de' Predicatori (1). Questa an- 
cora fu poscia distrutta al principio di questo secolo per innal- 
zarvi il magnifico Tempio, che ora si vede, e la cui prima pie- 
tra fu posta a' io. di Settembre del 1708. O) 

Pare, che a que' tempi un pio entusiasmo si accendesse ne' 
Modenesi per avere tra essi gli Ordini Religiosi allora più rin- 
nomati . Dopo avere nel 1242. trasportati in Citrà i Minori, 
ricevuti 1* anno 1243. l Predicatori, vollero anche nel 1245. 

avere i Romitani di S. Agostino : De anno MCCXLy. 

die f. Martii, dicesi negli antichi Annali (3). Ecclesìa Fratrum 
Ercmitarum incepta fuit extra Civitatem Mutinx inter Portar» Citta- 
novx & Portam Ganzati super seu penes fossas Civitatis Mutinx, ubi 
primo di&a Ecclesia xdifìcata fuit . Abbiam di fatto il documento 
della concessione lor fatta dal Vescovo Alberto Boschetti nel 
Gennajo del decto anno 1245., in cui pure assegna loro il luogo, 
in cui debbono abitare : inter Portas Citanovx & Gmaceti super fa* 
veam Civitatis , cioè traila Porta or detta di S. Agostino , e do- 
ve era quella di Ganaceto presso al distrutto Convento di S. 
Marco. Quello fu dunque il primo Convento degli Agostiniani. 

Pochi anni appresso essendo Vescovo di Modena Matteo Pio, 
un' altra Religione s introdusse in questa Città , che denomina- 
vasi degli Apostoli , sotto il qual titolo diverse Congregazioni 
con diversi abiti erano sparse per 1' Italia , come vedremo affer- 
marsi dal Vescovo stesso. La prima memoria, che ne abb'amo, 
è all' anno r266. in una carta del Monastero di S. Eufemia de' 
27, d'Aprile del detto anno. Pretendevan le Monache, che fos- 
se 



(ti &!iing. Ep. Mut. p. izj. {%) Murar. Ant, Eft. T. II, p. 65 r. 
(3) L. e. col. 6z. 



CAPO IX. 229 

»c di lor proprietà il terreno, su cui essi fabbricato aveano il lor 
Convento , detto Conventus Fratrum Apostoìorum , i cui confini in- 
dicai' corrispondono anche al presente alla situazione, inculerà 
il Convento di S. Agostino, come vedremo: a mane circa mediante 
via , a sero fxxina -mediante via . I Frati al contrario dicevan dì 
averlo comperato con buona fede, ignorando il diritto del Mona- 
stero . Vennesi perciò a un' amichevole transazione, per cui gli 
Apostolini obbligaronsi a pagare osmi anno al Monastero di S. 
Eufemia tre soldi Imperiali e una libbra di cera, il qual canone 
fu di fatto pagato fino all'anno 1767., in cui venne affrancato. 

Col nome di Apostoli o Apostolini stettero essi ivi fino al 
1273., nel qual anno Vetulo loro Priore espose al Vescovo Mat- 
teo Pio , che tante essendo e si diverse le Congregazioni , le 
quali preso aveano il nome di Apostoli , che ne nasceva confu- 
sione e disordine , egli il pregava a permettere a' suoi Religiosi 
di cambiar quel nome , e d' imporne loro un altro , e insieme 
di assegnar loro la Regola di S. Agostino , cui dovesser seguire . 
Il Vescovo, a* cui tempi eransi essi introdotti in Modena, volen- 
do favorirli secondo le loro dimande , accordò loro la Regola, 
che chiedevano , e ordinò', che in avvenire si chiamassero di S. 
Donnino, e concedette anche ad essi di potere nella lor Chiesa 
non meno che nella Cattedrale predicare pubblicamente . Con 
questo titolo dunque cominciò a nominarsi la loro Chiesa , che 
veggiamo indicata in alcuni documenti del pubblico Archivio de- 
gli anni 1278. e 128?. nel secondo de* quali si nomina lo stes- 
so Priore Fra Vetulo nominato poc' anzi . 

Il privilegio conceduto agli Agostiniani di S. Donnino di pre- 
dicare anche nella Cattedrale diede occasione a un curioso aned- 
doto , che troviamo nella Cronaca di Giovanni da Bazzane ali* 
anno 1^46. Die Sabbati , dicesi ivi (1) , Sabbato S. Lazarì primo 
Aprilis fuit quxdam rixa in Majori Ecclesìa Mutino. ìnter Fratres vo» 
Untes ibi predicare ex una parte & familìares Canom'cos D. Episcopi 
ex altera, nolemes , quod di ili Fratres ibi more solito predicar ent . 
Et causa fuit , quod diali Fratres sepelierunt Matthmum Btrgonzinum 
usurarium ad Ecclesìam suam tempore ìnterdièli per pecunìam . Non 
dicesi qui, quai Frati fossero questi; ma in un'antica Cronichetta 
di Modena presso il Sig. Marchese Gherardo Rangone , ove di 

que- 

(0 Script. Rer. Ital. T, XV. col, $05, 



2 3 o MEMORIE STOR. MODENESI, 
questo fatto all' anno medesimo si fa un cenno, si dice, che era- 
no Romitani : Fu una grande risa fra li Canonici e li frati remi- 
tani . 

Così continuarono ì due Conventi separati e i" uno poco 
dall'altro distanti dell' Ordine di S. Agostino fino al 12.91., in 
cui abbiamo presso il Silingardi un decreto del Vescovo di Mo- 
dena Jacopo da Ferrara de u. di Luglio diretto a Fra Lorenzo 
de' Picicotti Priore della Chiesa e del Convento di S. Donnino 
di Modena dell' Ordine di S. Agostino. In esso ei riporta una 
supplica dal Prior medesimo presentatagli , in cui gli espone , 
che per la lunga assenza , e poscia per la lunga infermità di 
Fra Vetulo Priore di quel Convento poc'anzi defunto, era quel 
Convento venuto a tale desolazione e rovina, che, se non vi si 
fosse recato pronto ed efficace rimedio , esso sarebbe e nello spiri- 
tuale e nel temporale interamente perito ; che 1* unico mezzo a 
preservarlo da tale estremo sarebbe stato il consegnarne la cura e 
trasferirne il dominio all' Ordine de' Romitani di S. Agostino di 
Modena ; e che perciò egli a nome ancor de' suoi Frati pregava 
il Vescovo a ordinare , che così si facesse , e a commettere al 
Priore de* Romitani di ricever 1* amministrazione di quel Con- 
vento , e a fabbricare una nuova Chiesa ( poiché 1' antica dove- 
va già essere rovinata ) in qualunque luogo gli piacesse a aiòlo 
loco S. Dsnini infra mque ad stratam pubblicani inter dream & fo- 
•vearn Civitatis . Secondò il Vescovo il lor desiderio, e comandò, 
che si eseguisse ciò , eh' essi chiedevano , e consegnò al Priore 
de* Romitani la prima pietra da se benedetta da porsi nel fonda- 
mento della nuova Chiesa. La diversa maniera, con cui si no- 
minano questi due Conventi dello stesso Ordine, dicendosi quel- 
lo di S. Donnino dell'Ordine di S. Agostino senza V aggiunto 
di Romitani , che si dà solo al secondo , mi fa congetturare , 
che quello di S. Donnino non si fosse ancora incorporato alla 
unione, che fece Alessandro IV. l'anno 1156. delle diverse Con- 
gregazioni , che professavan la Regola di S. Agostino , nella 
qual occasione essi presero il nome di Romitani; e che solo do- 
po il Decreto del Vescovo Jacopo esso ancora vi si unisse . 

In virtù dunque di questa unione il Convento degli Ago» 
stinani , che era traila Porta di Città nuova e quella di Ganace- 
to , fu unito a quello di S. Donnino, il quale era, ove poi è 
stato fino a' dì nostri il Convento di S. Agostino , come ci mo- 
stra- 



CAPO IX. 23 t 

strano le espressioni del primo decreto del 1266. in cui dice- 
si posto traila Cerca a Levante , e il muro ossia il terrapieno 
della Città a Ponente , il che pur si ripete in quello del 1192. 
e ci si indica la situazione del detto Convento , a cui anche al 
presente sono a Levante la Cerca , or sotterranea , e a Ponen- 
te le mura . Sussistettero nondimeno per qualche tempo , ben- 
ché uniti , i due Conventi , perciocché la Chiesa di S. Donnino 
insieme con quella de' Romitani son nominate in una carta de" 
26. di Febbrajo dell' anno 1297. nell' Archivio dell' Opera pia 
generale . Ma poscia distrutto 1* antico Convento sussistette il 
solo di S. Donnino , che prese poi il nome di S. Agostino . 
Questa unione già seguita sembra indicarsi in un passo degli an- 
tichi Statuti delle Acque compilati net 1327., ove si nomina un 
Canaletto , quod vadit a Porta Bajoaria mque ad Portam Citanovx re*, 
tre loca Ihremìtarum & Fratrum Sanali Donìni (1) . 

Verso la metà del XV. secolo dovette da que' Religiosi dar- 
si principio alla fabbrica di una nuova Chiesa; perciocché nel 
1442. a 30. di Luglio il March. Leonello scrisse alla Comunità 
di Modena , che ha udito dal Ven. Servo de Dio Maestro Gregorio de 
Alexandria Frate bertmitano 1' impegno della stessa Comunità per 
la fabbrica del Convento del suo_ Ordine in Modena, e il dena- 
ro , che per essa ha fissato ogni mese ; ne loda la pietà , ed 
esortala a fare anche più a tal fine . Quindi traile lettere Du- 
cali , che si conservano nell' Archivio di questa Comunità , si 
ha una supplica da essi porta nel 1476. al Duca Ercole I. ac- 
ciocché permetta loro di aver la Chiesa di S. Maria della Fossa 
( Chiesa di molta divozione fuor delle mura e sulle fosse della 
Città, che nelia accennata Cronichetta dicesi fabbricata l'anno 
1462. e che rimase poscia distrutta all' occasion delle fortifica- 
zioni di Ercole II. ) acciocché quel denaro, che impiegavasi nel 
mantenervi un Religioso , potesse da essi rivolgersi alla fabbrica 
della loro Chiesa . Non sappiamo però , se questa grazia fosse 
lor conceduta . 

In questo frattempo, cioè circa il 1465. fu introdotta ne! 
Convento di S. Agostino la Riforma chiamata col nome di Con- 
gregazione di Lombardia. E circa 1' anno 1662. la lor Chiesa 
fu per ordine della Duchessa Laura ridotta alla forma , in cui 

ora 

(0 Rutr. 159. 



i Z x MEMORIE STOR. MODENESI. 

ora 'si vede. L'anno 1762. que' Religiosi furono trasportati a 
S. Maiia delle Asse, donde poi nel 1782. passarono a S. Vin- 
cenzo . 

Nello stesso secolo XHI. furon introdotti in Modena gli 
Umiliaci. Neil' Opera, che su' cominciamenti e sulle vicende di 
queir Ordine io ho pubblicata , ho osservato , che in tre classi 
era esso diviso , due delle quali vivevano in Comunirà , una di 
Sacerdoti , che dicevasi il primo Ordine , 1* altra di Laici , che 
dicevasi il secondo, la terza era pure di Laici , ma che viveva- 
no nelle proprie lor case (1) . Or la più antica menzione , che 
di quest'Ordine io trovo in Modena, è all'anno 1264., sotto il 
quale in una carta delle Monache di S. Geminiano si nomina 
Domus secundi Ordim's Humiliatorum . Questa dovea esser quella , 
che dicevasi di S. Luca, che dovette poi divenir casa del primo 
Ordine, e di cui ho parlato nell'Opera stessa (2), la qual si man» 
tenne fino alla soppression di quell' Ordine nel 15 71., ma già 
da più anni era allora data in Commenda . Era questa Casa 
fuori e poco lungi dalla Porta di Bazzovara; e perciò in un do- 
cumento dell'Opera Pia de' 18. di Giugno del 1443. S1 nomina 
Fr. Doddus de Morano Civis Mutui. Prepositus Ecclesie S. Luce propt 
Portam Bajoariam Civit. Mutin. Ordinis Humiliatorum . E negli an- 
tichi Statuti delle Acque compilati nel 1527. si permette agli 
Umiliati di condurre alla lor casa un' acqua , che passava 
per 1' antico Convento de' Minori fuor della Porta medesima 
(3) , e che possan anche ad essa condurre 1' acqua della Cer- 
ca , che passava dietro al Convento delle Suore dello stesso Or- 
dine posto esso ancora fuor della Porta medesima (4). Essa 
fu poscia distrutta 1' anno 1510. in occasione di guerra (5), 
e allora essa fu trasportata entro la Città in un angolo presso 
la Porta medesima, ove è stara fino a' dì nostri; finche distrut- 
ta, il Beneficio, che conserva il nome di Prevostura, ne è srato 
trasportato alla vicina Chiesa di S. Francesco . Anche gli Umi- 
liati del terz' Ordine erano in Modena nel secolo stesso . Per- 
ciocché Fra Crescenzio Fusari del detro O dine nel suo testa- 
mento fatto l'anno 1272. fu il fondatore dei Romitaggio di S. 
Erasmo , di cui ho poc' anzi parlato . Ma esso non dovea esser 

prò- 



(0 Humiliat. Monum. T. i. '2 T il p. 100. 

(3) Rubr. ?*8. (V Ruhr. 3*5 

(5) V. Notizie delia Confrat. d. S. Pietro M. p. 40. 



CAPO IX. in 

proprio de'Religiosi del suo Ordine; e sembra, che questi amas- 
sero di avere una casa lor propria , affine di unirsi a certi tem- 
pi in opere di religione . Neil' Archivio pubblico conservasi un 
documento de* 18. di Gennajo del 1 3 18. , in cui i Ministri del 
terz' Ordine degli Umiliaci si fanno innanzi al Prior Generale 
degli Eremiti Agostiniani detto Fra Alessandro, e il pregano a 
permetter loro di innalzare una casa in Modena sopra la Cer- 
ca ; ed egli loro il permette assegnandone anche il luogo , cioè 
presso la Chiesa di S. Brigida . Qual autorità avesse il Prior Ge- 
nerale degli Agostiniani di conceder loro tal grazia , non saprei 
dirlo . Ma comunque ei 1* avesse , non pare che la concession 
da lui fatta avesse effetto ; perciocché vedremo tra poco , che 
solo nel 1442,. essi ebber la Chiesa di S. Brigida colie case an- 
nesse . 

Due altri Ordini Religiosi furono introdotti in Modena net 
secolo XIV., quello de' Carmelitani, e quello de' Servi della B. 
Vergine. I primi vi entrarono 1* anno 1319., e ce ne hanno 
lasciata memoria gli antichi Annali Modenesi, e il Morano nel- 
la sua Cronaca (i), narrando, ch'essi comperarono una casa da 
Anselmo Zaccarino , come leggesi ne' primi, o de* Zancani , co- 
me più giustamente dice il secondo , presso la Porta di Salice* 
to , ossia di Bologna , e vi fabbricarono il lor Convento e un 
Oratorio . Ma questa fabbrica diede occasione a una controver- 
sia . Il fondo, in cui essa facevasi, era della Parrochia di S. 
Giovanni presso la Porta medesima di Saliceto , detta S. Job an- 
ni s Pernii; e questa era di ragione del Monastero di S. Pietro. 
Pretescr dunque l'Abate e il Parroco, che senza il loro consen- 
so non potessero i Carmelitani aprire un nuovo Oracorio . An- 
selmo de* Zancani , che avea venduta loro la casa , prese a di- 
fendere le lor ragioni ; e amendue le parti scelsero ad arbitro 
della contesa il Vescovo Guido de' Guisi. Ed egli a' 29 di Di- 
cembre dell'anno stesso decise, che i Frati potessero aprire e tenere 
il loro Oratorio, a patto però, che per due anni pagassero al Par- 
roco ogni anno dodici lire di Modena , e che passato il biennio 
gliene pagassero una volta 150., e rimanessero così liberi da 
ogni obbligo. Il qual atto conservasi nel pubblico Archivio. Una 
nuova fabbrica del lor Convento innalzaron poi essi nel 1478. 

Tom. Uh Gg e po- 



1) Script. Rer. ita!. T. XI. eoi. 79. &c. 105. 



2*4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

e poscia la Chiesa nel XVI. secolo ; il cui aitar maggiore col- 
la soprastante Cupola e 1' annessa Torre cominciossi a innalzare 
l'anno 1520. per legato di Bartolommea Zarlati , come racco- 
gliesi dalle Memorie, che se ne conservano nell' Archivio dell' 
Opera Pia, e fu condotta al suo compimento, e consacrata dal 
Vescovo Sisto Visdomini l'anno 1573. Essa fu poi nuovamente 
ristorata nel secolo scorso , e al suo compimento condotta 1' an- 
no 1661. per opera del P. Angelo Monesi Carmelitano, a cui 
si dovettero la ben dipinta Cupola e altri ornamenti alla Chie- 
sa medesima aggiunti (1) , ed ivi essi si son mantenuti fino all' 
anno 1783. in cui fu soppresso il loro Convento. Di esso parla 
a lungo il P. Vaghi (i) . 

Dell'introduzione de' Servi di Maria Vergine in questa Cit- 
tà ho ragionato nelle Notizie della Confraternita di S. Pietro 
Martire (3.), e mi basterà perciò il ristringere in breve ciò, che 
ivi ho asserito , e con autentici documenti provato . Fin dal 
1322. erasi trattato di chiamarli a questa Città , ed era perciò 
stata loro assegnata la Chiesa di S. Maria delle Assi . Ma ciò 
non ebbe erTetco ; e solo nel 1383. entrarono essi in Modena, 
e fu lor conceduta la Chiesa di S. Salvadore , di cui diremo 
più sotto , riservato al Capitolo della Cattedrale , nel recinto 
della cui Parrochia era posta, il diritto di celebrarvi i Divini Uf- 
ficii nel giorno de' 25. di Maggio dedicato a S. Salvadore , e il 
canone annuo di due libbre di cera , e coli' obbligo a Religiosi 
medesimi , quando così piacesse al Capitolo , di predicare ne' dì 
festivi nella Cattedrale . Due Oratorii vi furon poscia aggiunti 
uno detto di S. Maria sulla via Claudia 1' anno 1476. 1' altro 
detto di S. Antonio nel 1478., come sopra si è detto. L'anno 
1534. la Chiesa e il Convento divenner preda di un furioso 
incendio ; e furon poi ristorati dal Pubblico . La nuova Chie- 
sa, che or vi si vede, fu innalzata circa il principio di questo 
secolo , e in essa , rimossine e trasportati a Reggio que' Reli- 
giosi l'anno 1783., furono introdotti i Confratelli di S. Pietro 
Martire . Aveano anche i Servi di M. V. un Oratorio alla Fos- 
salta , cui a' 5. di Novembre del 1477. si permise loro da que- 
sta Comunità di dare una maggior estensione (4) . 

Due 

(1) Vedriani Stor. di Mod. T. II. Coag. M^r.t. p 298. 
p. 3x1. 714. (3) p. <;o. &c 

(z) Comment. Ord. B. M. de Carm, (4; Arch, deli' 0p> Pia . 



CAPO IX. 235 

Due nuove Religioni trovo introdotte in Modena nel seco- 
lo XV. , cioè in primo luogo quella de' Canonici Regolari di S. 
S: Ivadore . Negli 'antichi Annali Modenesi si narra (i) , che 
l'anno 149S. il Conte Galeazzo di Canossa fece lor dono di 
una casa, che era stata una volta un follo de* panni della fa- 
miglia Rangone , e che ivi fu da essi fabbricata la Chiesa di S. 
Girolamo non senza molti contrasti cogli Agostiniani , i quali 
credevano a 1 lor diritti contraria la fabbrica di un Monastero 
troppo ad essi vicino . Era essa , ove è al presente la Spezieria 
dello Spedale; e i Canonici Regolari suddetti ne tennero il pos- 
sesso fino all'anno 1722. in cui la venderono alla S. Unione. 
L' al ra Religione in quel secolo introdotta fu quella de' Frances- 
cani claustrali del terz' Ordine , i quali , checché ne abbian det- 
to più altri Scrittori , é certo , che esistevano in Modena , ed 
avean la Chiesa di S. Maria delle Grazie ( da essi tenuta fin 
all'anno 1783. ) fin dalla metà del secolo XV., perciocché a' 3. 
di Aprile del 1452. i Cardinali Giorgio Vescovo di Palestrina 
e Isidoro Vescovo di Sabina accordarono Indulgenze a que', che 
visitassero Eccksiam sive Oratorium S. Marie de Gratiìs prope flu* 
men la Cerca Mutin. ter ti i Ordinis D. Francisci de Penitentìa nuncu* 
tati (1). La qual Chiesa fu poi da essi rifabbricata circa il prin- 
cipio di questo secolo. E anche il Vedriani fissa la loro venuta 
in Modena al 145 1. (3). Delle Religioni chiamate a Mode- 
na nel secolo XVI. e nel seguente darò un cenno nella Serie 
de' Vescovi di questa Città . Ed ora da' Religiosi claustrali ci 
convien far passaggio agli Ordini Militari , i quali in Modena 
pure fissarono la lor dimora . 

I Cavalieri di S. Giovanni Gerosolimitano , detti ora di 
Malta, son quelli, de' quali troviam più antica menzione. La 
Chiesa di S. Giovanni detta del Cantone, ch'essi posseggon tut- 
tora , fu innalzata , come abbiamo negli antichi Annali Mode- 
nesi (4), l'anno 1200., e nella Cronaca del Morano si nar- 
ra (<,) y che 1* anno 1322. i Modenesi innalzarono un portico 
presso il fonte di S. Giovanni al Cantone , del qual portico e 
del qual fonte non vi é ora vestigio . Non é inverisimile , che 

Gg 2 a' Ca- 



Ci) Script. Rer. Ttal. T. XI. col 80. (4) Script. Rer. (tal. T. XI. col. 5*. 
(i) Arch. dell' Op. Pia. (5; Ib. col. 106, 

(5) T. II. p. 406. 



236 MEMORIE STOR. MODENESI. 

a Cavalieri di S. Giovanni si dovesse la fabbrica di quella Chie- 
sa . Essi certo la possedevano nel 122.4., nel qual anno Onorio 
III. diresse un Breve al Rettore dello Spedale di S. Giovanni di 
Modena, in cui il riprende, perchè sotto pretesto di esenzioni, 
delle quali non produceva il titolo, pretendeva di poter reggere 
quella Parrochia senza dipendenza alcuna dal Vescovo. Questa con- 
tesa per l'esenzione dall'autorità Vescovile durava ancora nel 1230., 
in cui veggiamo, che tra' Rettori di molte Chiese, che arrogarsi vo- 
levano un tal privilegio, e a* quali perciò Gregorio IX. diresse suoi 
Brevi, avvertendoli a render ragione della loto condotta, fu il Ret- 
tor della Chiesa di S. Giovanni del Cantone , il quale però ricusò 
di ricevere il Breve stesso, quando gli venne esibito, come rac- 
cogliesi da' documenti dell'Archivio Capitolare. Da essi non ri- 
cavasi , qual fosse 1* esito di questa controversia . Abbiamo però 
non pochi altri documenti , che ci parlano di questa Chiesa . 
Così nel pubblico Archivio sotto i 3. di Luglio del 1274. , e 
gli 11. di Gennajo del 1280. si nomina Bonifacius Refior domus 
S. Jobanm's de Cantono subjeBx. bospitali S. Jobannis Jerosol. Ne' do- 
cumenti Nonantolani si nomina sotto 1' anno 1323. Fra Lan- 
franco Precettore di questa Chiesa (1) , in que' del Monastero 
di S. Eufemia sotto 1 anno 1333. Fra Pietro Precettore della 
medesima ; e così più altri in altre carte, de' quali, poiché non 
si indicano comunemente che i soli nomi , non giova il far di- 
stinta menzione ; e ne ho anche parlato più a lungo nella Sto- 
ria della Badia di Nonantola (2), ove ho anche osservato, che al- 
lor quando fu soppresso 1* Ordine de' Templarii l'anno 13 12. fu 
data all'Ordine di S. Giovanni anche la Casa, eh' essi aveano 
al Ponte di S. Ambrogio , di cui diremo tra poco ; e che per 
qualche tempo furono due Case distinte , ciascheduna delle qua- 
li avea il suo Precettore , benché poi fossero riunite , come so- 
no anche al presente , in una sola Commenda . E alle cose ivi 
dtttt aggiugnerò solo , che tra' Precettori , o come ora dicon- 
si Commendatori di quelle lor Case, fu nel 1389. Alberto dal- 
la Molza , il quale in una carta di proccura da rne veduta pres- 
so il fu Sig. Ab. Gaspari de' 17. di Giugno del detto anno è det- 
to Hobilis Miles D. Albertus de la Molza preceptor domus S. Trìni- 
tatis de Ferrari a , & Mamionum S. Jobannis de Cantone & S. Am- 
bro- 



si) Stor. Ncnant. T. IL p. 419. (2) T. L p. 218. 



C A P O IX. 237 

tonaci de Aiutine ; ed ei nomina Jacopo suo padre a prender pos- 
sesso in suo nome della detta Chiesa . La Chiesa di S. Giovan- 
ni , quale ora si vede , fu circa il principio di questo se- 
colo rinnovata dal Commendatore Fabrizio Serbelloni , e la 
facciata ne fu compita dal Commendatore Roberto Cacherano 
d' Osasco morto nel 1792. Questa Chiesa di S. Giovanni del 
Cantone non vuoisi confondere con quella di S. Maria del Can- 
tone , che era soggetta al Priorato di Zena , come ho altrove 
osservato (1) , della quale io ignoro del tutto la situazione e le 
vicende . 

Quando fossero introdotti in Modena i Cavalieri Templarii, 
è difficile a diffinirsi . Abbiam nell' Archivio Capitolare il testa- 
mento fatto da un certo Oderico 1' anno 1176., in cui lascia 
le sue armi Ospitali Templi , e abbiamo ancora due testamenti 
del 1208. e del 1213., in cui si lascia qualche legato Militibus 
Templi (2) , e un altro neli' Archivio Capitolare dei 1248. in 
cui si lascia un legato Hospitali de Tempio. Ma potrebbesi sospet- 
tare, che questi legati si dovesser pagare generalmente all'Ordi- 
ne de' Cavalieri dei Tempio. Ed è indubitabile, eh' essi furon chia- 
mati a queste parti l'anno 1258. , in cui Alessandro IV. ordinò, 
che fosse lor consegnata la Chiesa e l'annesso Spedale presso il 
Ponte di S. Ambrogio. Delle lunghe contese, ch'essi ebbero per- 
ciò a sostenere col Comune di Modena, per cui solo nel 1270, 
poterono averne il pacifico possesso , dirò più a lungo nel Dizio- 
nario Topografico all'Articolo del detto Ponte. Se essi avessero o 
Chiesa o casa anche in Modena , non posso assicurarlo; perciocché 
non ne trovo espressa menzione . In una Carta del pubblico Ar- 
chivio de' 15. di Novembre del 1509. si nomina Tommasino dai 
Ferro economo e conservatore honorum Templi de Mirtina; ma que- 
sta espressione può adattarsi ancora alla casa del Ponte di S. Am- 
brogio poco dalla Città lontana . Par nondimeno assai verisimi- 
le, che una casa essi avessero anche in Modena; e non è im- 
probabile , che fosse posta tra il Canal grande e la strada della 
Pioppa, ove una casa ha tenuto fino a' dì nostri il titolo di Ma- 
sone , cioè Mansione, titolo solito a darsi alle case degli Ordini 
Equestri , e sembra quella , di cui veggiam farsi menzione nei 
testamento di Gandolfino Calzolaro de' 2. Dee. 1277. nell' Ar- 
chi- 



ci) Ivi p. 3§3. (2) Ivi T. II. p. 350. j5r» 



2t>8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

chivio dell' Opera Pia generale , in cui si fa un legato Ecclesie S. 
Jobannis de Tempio, e in quello di Richelda da Carpi de' 26. del 
1297., ove si fa un legato domiti militie Templi de,Mutina, e for- 
se ancora di essa si fa menzione negli antichi Statuti delle A e 
que , ove si nomina Domus illorum de Templariis (1) . De' Tem- 
plari!' e degli Spedalieri di S. Giovanni si fa menzione nel te- 
stamento di Fra Filippo degli Occhi del 1291., di cui diremo 
più sotto, e pare, che- questi due Ordini non fossero presso di 
lui in troppo favorevole concetto , perciocché egli ordina , che 
se mai essi pretendesser diritto a qualche suo legato , ciò eh' es 
si pretenderanno divenga proprio de' suoi Fedecommissarii , e 
vieta, che parte alcuna de' suoi beni passi mai in potere di que' 
Cavalieri. Abbiam veduto sotto l'anno 1309. nominarsi un eco- 
nomo de' beni del Tempio . Di fatto fin dal precedente anno 
avea Clemente V. ordinato 1' arresto di que' Cavalieri , e il se- 
questro de' loro beni. Soppresso poi 1' Ordine nel 13 12. fu la 
lor casa, come si è detto poc' anzi, data a' Cavalieri Gerosoli- 
mitani . Ciò non ostante anche in una carta de' 30. di Marzo 
del 13 19. del pubblico Archivio vedesi tuttavia nominato D. Pax 
Prxceptor Militine Templi. Egli però o era già allora passato all' 
Ordine de' Cavalieri Gerosolimitani, o certo vi passò presto; per- 
ciocché in un' altra carta dello stesso Archivio de' 4. di Aprile 
del 1322. si legge : Fr. Pax de Roncho Ordini s Fratrum S. Joban- 
nis Jerosol. & Prxceptor domus S. Maria quondam Templi de Ponte 
S. Ambrosi i . 

Anche i Cavalieri Gaudenti ebber per qualche tempo dimo- 
ra e stanza in questa Città . Era stato fondato quell' Ordine in 
questo secolo medesimo > e tra' fondatori di esso contavasi , ol- 
tre tre Reggiani , cioè Bernardo ed Egidio fratelli da Sesso , e 
Sclacca de' Liazari (2) , anche Rainero degli Adelardi figlio proba- 
bilmente di quel Niccolò , padre della fondatrice del Monastero 
di S. Chiara ; e parecchi Modenesi eransi ad esso arrolati , co- 
me si può vedere nell'erudita Storia dell'Ordine stesso pubblica- 
ta dal P. M. Federici dell'Ordine de' Predicatori (?). Era dun- 
que a sperarsi, che questo nuovo Ordine, che appellavasi Mili- 
tia gloriosa Virginìs Marta , e che fu poi detto de* Gaudenti , do- 
vesse anche in Modena avere stabilimento. E l'ebbe di fatto, e 

la 



(1) Rubr. 99. (2) Script. Rer. Ital. T. Vili. col. 1 122. (3) T, I. p.210. 



CAPO IX. 239 

la prima memoria, ch'io ne ritrovo, è in una carta del pubbli- 
co Archivio de' 22. di Gennajo del 1284., in cui si nomina Fr. 
Jacobus de Ordine Militi* S. Maria . Ma notizia ancora più certa 
ce ne somministra il testamento poc' anzi accennato di Fra Fi- 
lippo degli Occhi fatto nel 1291. In esso egli fa un legato dell' 
usofrutto di alcune sue terre Ordini Beate Marie Virginis gloriose 
de Mutina , e comanda insieme, che, sì cornigeri V -diSlos Fratres 
& Ordinem prediflum non babere domimi , quam nitnc babent , vel 
aliam propriam in cintate Mutine vel in di stri Sin Mutine , allora 
il frutto di que' terreni si distribuisca a* poveri . Avean dunque 
certamente i Gaudenti casa lor propria in Modena. Ma non sap- 
piamo , fin a quando essi la conservassero ; né di quest' Ordine 
io trovo altra posteriore menzione ne' monumenti di questa Città. 
Rimane a dire per ultimo degli Spedali e di altri luoghi 
pii , de' quali prima del secolo XVI. troviam memoria nella Cit- 
tà e ne' sobborghi di Modena . Di questi ho parlato non breve- 
mente nelle Notizie della Confraternita di S. Pietro Martire . 
Perciò basterà qui accennare le cose , che ivi ne ho dette più. 
stesamente , e mi tratterrò solo su ciò , che colle posteriori ri- 
cerche mi è avvenuto di ritrovare. E queste appunto mi hanno 
fatto avvertire un errore da me commesso nelle Notizie medesi- 
me . Ivi dopo avere osservato, che Giovanni Vescovo di Mode- 
na fondando l'anno 996. questo Monastero di S. Pietro, impo- 
se 1' obbligo a' Monaci di mantenere uno Spedale , in cui riceve- 
re e mantenere gli ospiti , ho recato un documento dell' anno 
1175. (1), in cui si parla di uno Spedale di S. Egidio, di cui 
l'Abbate del Monastero di Leno, a cui era soggetto, invesie 
un Prete detto Sichenzone, e un Converso detto Canetolo nomine 
bospitalis S. Hicholaiy e ivi ho mostrato, che lo Spedale di S.Egi- 
dio non era già in Modena , come credette il Muratori , ma 
presso la Muzza , e intorno a questo ho pensato, che dal do- 
cumento medesimo si potesse raccogliere, che allora quello di S. 
Niccolò non fosse per anco soggetto al Monastero di S. Pietro, 
come fu poi certamente . Ma i documenti da me poscia veduti 
nell'Archivio del Monastero medesimo mi han fatto conoscere, 
che in ciò mi sono ingannato. Perciocché un'altra carta di due 
anni più antica ivi conservasi, in cui a' 50. di Dicembre del 1175» 

Gc ' 

(1) Ib. p. io. 



2 4 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

Geminiano Abate di S. Pietro concede alla Chiesa e allo Speda- 
le di S. Niccolò un terreno in un luogo detto (/oh a Faustini , e 
aggiugne, che gli amministratori di quello Spedale, qui de celerò 
erunt per Eccksiam San Sii Vetri in Ecclesia Sancii Nicolai , & in 
regimine prediti! bospitalis , babeant diSiam terram ad utilitatem pau» 
perum & captivorum . Egli è dunque evidente, che lo Spedale di 
S. Niccolò era fin d' allora soggetto al Monastero di S. Pietro . 
Ma se ciò è vero , per qual modo 1' Ab. di Leno investe del' 
lo Spedale di S. Egidio il Prete Sichenzone a nome dello Spe- 
dale di S. Niccolò ? Parrebbe , che questo secondo Spedale fos- 
se il principale, da cui quello di S. Egidio dovesse dipendere. 
Ma se lo Spedale di S. Niccolò era de' Monaci di S. Pietro , 
qual diritto poteva avere sopra esso V Abate di Leno ? Confesso, 
ch'io non trovo lo sviluppo di questo nodo. E solo è certo, che 
tutti i documenti fuorché questo del 1175. ci mostrano lo Spe- 
dale di S. Niccolò soggetto al Monastero di Modena . Forse lo 
Spedale di S. Niccolò, di cui si parla nella carta del 1175. 
non è quello di Modena , ma un altro presso quello di S. Egi- 
dio e vicino alla Muzza . La Chiesa stessa è anche nominata 
in una carta dell'Archivio Capitolare dell'anno 11 63., e quin- 
di non anderebbe forse lungi dal vero , chi congetturasse , eh' 
esso fosse aperto da' Monaci per ubbidire al comando lor fatto 
dal Vescovo Giovanni di tenere uno Spedale; ed esso di fatto 
trovasi poi nominato assai spesso ne' documenti de' secoli XII. e 
XIII. Esso non dee confondersi colla Chiesa e colla Confrater- 
nita di S. Niccolò , che è stata a' giorni nostri soppressa ; per- 
ciocché questa era dentro il recinto delia Città , e vicina alla 
Chiesa di S. Maria de'e Asse, 1' altro era ne* sobborghi; e in 
tutte le carte si dice sempre in suburbiis Mutine , in burgo S. 
Tetri . Questa situazione lasciavaio esposto alle scorrerie de* ni- 
mici in tempo di guerra; e di fatto abbiam nell' Archivio del 
suddetto Monastero una supplica da' Massari dello Spedale por- 
ta al Pubblico V anno 1249. in cui il pregano di compenso e 
ristoro a' gravissimi danni da essi sofferti in occasion dell' asse- 
dio , di cui Modena fu allor cinta da' Bolognesi ; e alla suppli- 
ca si aggiugne la stima de' periti, che il danno avuto dallo Spe- 
dale poteva valutarsi quaranta lire Imperiali . Dovette esso di 
fatto venir ristorato , ma poscia nel secol seguente dal Comune 
medesimo in occasione delle guerre fu nuovamente distrutto ; 

ma 



C A P O IX. 241 

ma si pensò a rifabbricarlo , e perciò fu fatto il decreto , che 
trovasi inserito ne' più antichi Statuti compilati nel 1327. Cam 
1 [ospitale S. Nicolai' si t destrutlum per Commune Mutine occasione 
guerre, provi de atur ad ejusdem refecìionem . L' anno 1380., come 
abbiamo veduto , esso colle sue rendite tu unito al medesimo 
Monastero , a patto però , eh* esso vi mantenesse aperto tuttor 
lo Spedale, e ne facesse servir la Chiesa. Ma se . i' ordine fu 
per qualche tempo eseguito , non dovette ciò durar lungamen- 
te , perchè io non ne trovo più alcun' altra memoria. 

Come la Chiesa di S. Croce ne' sobborghi di Modena era essa 
pure soggeta al Monastero di S. Pietro, così ivi ancora era uno Spe- 
dale . Ed esso trovasi nominato nel -testamento di Pietro da Bre- 
da fatto nel 1248. che conservasi nell'Archivio Capitolare, e in 
un'altra carta de' io. di Febbraio del 1287. dell'Archivio di S.Pie- 
tro veggiam farsi la vendita di un terreno a Geminiano Monaco 
di S. Pietro Re&ori Ecclesie & Hospitalis S. Crucis Burgi Saliceti . 
Ma esso dovette assai presto disaogliersi ; perchè dopo quest'epo- 
ca noi veggo più nominato. E forse esso rimase distrutto l' anno 
1312. , in cui i Bolognesi entrati nel sobborgo di .Saliceto ne 
bruciarono tutte le case fino alla Chiesa di S. -Croce (1). 

La fabbrica di un altro Spedale fu ordinata ^dal Vescovo Arrigo 
l'anno 1175., come ci mostra un decreto , che ne conserva l'Ar- 
chivio Capitolare . In esso egli concede alla Fabbrica di S. Ge- 
miniano alcuni molini , che erano traila Porta di Bazzovara e 
il Ponte -della Rosta, a condizione, che il Massaro della Fabbri- 
ca debba ivi innalzare uno Spedale in capite Pontis ex parte Orien* 
tis , il qual dovea nominarsi dell' Opera di S. Geminiano . Nel- 
le Notizie della Confraternita di S, Pietro Martire ho detto, che 
quest' ordine del Vescovo non fu eseguito , perchè dello Spedale 
di S. Geminiano non trovasi altra memoria . Egli è vero però 9 
che in un libro de' Censi della Chiesa Romana scritto sulla fi- 
ne del secolo XII. e pubblicato dal Cenni, si legge: In Mutmen- 
si Hospitale Sancii Gemini ani juris B. Ferri (2) . Ma pa- 
re , che ciò debbasi intendere dello Siedale di S. Geminiano dei-- 
le Alpi , di cui diremo nell' Indice Topografico . Ne io trovo 
menzione alcuna di uno Spedale di S Guniniano al Ponte della 
Rosta ; e forse invece dello Spedale vi fu posto quel Romitaggio 

Tom. III. H b di 



(0 Script. -Rer. Ital. T. XI. col. 99. (2; Codex Cardia. T. II. p. XLV. 



z 4 * MEMORIE STOR. MODENESI. 

di pie donne, che ivi era nel secolo XIV., come abbiarn ve- 
duto a suo luogo . Uno Spedale di questo nome era in Città , 
ma solo nel secolo XV. che fu poi cambiato nel Monastero di 
S. Geminiano , come si è già. osservato . 

Antichissimo era pure lo Spedale di S. Cataldo, ed esso 
insiem colla Chiesa è nominato tra possedimenti del Capitolo di 
questa Cattedrale nella Bolla di Lucio III. dell'anno 1187. Esso 
è nominato anche in due testamenti del 1208. e del 1248. Ma 
poscia noi veggo più indicato . Lo stesso dee dirsi di un' altra 
Opera pia, che appellavasi Miselli de Mutino, , perciocché in una 
carta dell' Archivio Capitolare deli' anno 1 £ 86. si nominano 
Ministri Misellorum , i quali doveano formare un corpo , perchè 
si suppone il caso , in cui essi divengano padroni di una casa . 
E così pure in un testamento del 1212. si fa il pingue legato 
di un soldo Misellis de Mutino, (1)1 ed è questa l'ultima memo- 
ria , eh' io ne ho veduta . 

Alquanto più durevole sussistenza ebbe lo Spedale di S. Leo- 
nardo. E' probabile, che fin dal 1182. esso esistesse, perchè in 
una carta del detto anno si nomina il Borgo di S. Leonardo 
prof e Formiginem . E perchè poscia alla Formigine fu fatto cam- 
biar corso, negli Statuti dell'Aque compilati nel 1327. si nomi- 

nan quelli , che avean terreni a Formigine veteri ve" 

niendo versus SanSlum Leonardum (z) , ed esso dovea essete po- 
co lontano dalla via Claudia, perciocché ivi pure si accenna un 
ponte , che era inter stratam C laudi am & ìntet SanElum Leonar" 
dum (1) . Acciocché lo Spedale di S. Leonardo avesse solle- 
citi e pii assistenti , il Vescovo Alberto Boschetti vi introdusse 
T anno 1255. i Religiosi Ctociferi, Ordine antico ora soppres- 
so , che cominciò a introdursi in Italia nel secolo XII. e che 
non vuol confondersi co' Chetici Regolari Ministri degli Infer- 
mi , che talvolta con questo nome si appellano . Essi vi stettero 
fino all' anno 1284. , in cui il Vescovo Ardizzone tolse loro 
quello Spedale , il che diede occasione 1* anno seguente a una 
controversia tra 1 Vescovo stesso e i detti Religiosi . Tutto ciò 
raccogliesi da' documenti del Codice del Vescovado più altre volte 
citato. E la lite durava ancora V anno 1288. , come raccolgo 

da 



Ci) Stor Nonsnt. T. ff. p. 351» 
(z) Rubr, 225. (3) Rubr. 232. 



C A P O IX. 243 

da una carta dell' Archivio Capitolare de' 22. ó\ Ottobre, in cui 
il Vescovo Filippo Boschetti successore di Ardizzone appella 
da una sentenza in favor de' Crociferi data dall' Arcivesco- 
vo di Ravenna . E pare , che il Vescovo la vincesse ; per- 
ciocché di que' Religiosi non trovasi più menzione . Nondimeno 
nel trattato, con cui Modena nel 1236. fu nuovamente ceduta 
agli Estensi, traile altre cose fu convenuto, quod Frater Jacopinus 
mmc Retlor & Administrator Hospitalis & Ecclesie Sancii Leonardi 
de Atutina defenditur & manuteneatur per diSios DD. Marcbiones in 
ipsa Retloria, Administratione , ac Priorati* diali Hospitalis sicut modo 
est. Anzi non solo circa il 13 59. trovasi nominato Prior S. Leo- 
nardi , ma anche in un atto di questo Pubblico sotto i 31. di 
Luglio del 1539. titolo, che non suol darsi comunemente che a' 
Regolari. Di questi però io non veggo farsi più cenno dopo l'an- 
no 1288., ma lo Spedale di S. Leonardo sussisteva ancora 1' an- 
no 15 19. , come ci mostra un documento di quell' anno, ed 
età allor bisognoso di riparazione (1) ; ma è probabile , che 
poco dopo cessasse del tutto . 

Dello Spedai di S. Lazzaro, che fu uno de' più rinnomati, 
abbiamo la prima memoria in una Bolla d' Innocenzo III. dell' 
anno 1203. , di cui diremo più sotto, dalla quale racco- 
gliesi , che già da qualche tempo esso era stato fondato; ed 
esso trovasi poi nominato in molti testamenti dello stesso se- 
colo e de' susseguenti . Esso era destinato singolarmente a sol- 
lievo de' leprosi; e negli antichi Statuti di Modena compilati 
nel 1327. abbiam due leggi, che ci mostran le provvidenze, 
che si prendevano per risanare gli infermi , e per impedi- 
re la propagazione di questo male allora tanto comune, e ora 
appena conosciuto . In una si ordina , (2) che lo Spedai di S. 
Lazzaro sia sotto la protezion del Comune , da cui perciò gli 
vien fatto dono di un molino, e che se alcuno del distretto di 
Modena divien lebbroso , e a cagion della sua povertà non possa 
aver quel denaro , che ad essere ammesso nello Spedale era ne- 
cessario , la Comunità della Pieve , a cui V infermo appartiene , 
debba pagar per esso allo Spedale medesimo dieci lire di Mode- 
na . Neil' altra comandasi (3), che i lebbrosi non possan entra- 

Hh2 re 



CO Prowifioni ed Ordini ec. L. V. p. ?o. 
(2) L. II. Rubr. L. (3) Ib. Rubr. LXL 



244 MEMORIE STOR. MODENESI. 

re ne nella Città né ne' sobborghi , fuorché nella settimana 
Santa , e che quesc' ordine si pubblichi due volte 1' anno in- 
nanzi alla Chiesa di S. Lazzaro. I Romani Pontefici si mostra* 
ron sempre favorevoli a questo Spedale , e abbiam le Balle di 
Innocenzo III. ài Niccolò III. di Onorio III. e di Urbano IV. 
colle quali ricevono Io Spedai di S. Lazzaro sotto la lor prote- 
zione , e gli accordano privilegi . Tutte queste Bolle sono infe- 
rite in quella di Pio II. dell'anno 146 1. , che sarà da me pub- 
blicata, e nella quale conferma alcune nuove Costituzioni, che 
pel buon regolamento dello Spedai medesimo erano state for- 
mate . Nel 1490. il Duca Ercole I. con sua lettera de' 6. di 
Luglio affidò 1' amministrazione di questo Spedale a M. Jacopo 
Valentini (1). E>so mantennesi fino al 1542. , in cui tutti gii 
Spedali, che tuttor sussistevano, furon riuniti in un solo. 

A' principi! del se:o!o XIII. appartiene ancora la fondazio- 
ne dello Spedale di S. Salvadore, di cui ho parlato a lungo nelle 
Notizie della Confraternita di S. Pietro Martire (2) ; e perciò 
basterà qui darne un cenno. Serafino del Castellana fu il fon- 
datore della Chiesa insieme e dello Spedale di S. Salvatore , e 
Tanno 12 14. ne ottenne la facoltà dal Capitolo della Cattedra- 
le , entro la cui Parrochia era posto il fondo, nel qua'e dove a 
essa innalzarsi; e nel suo testamento fatto nel 1225. ordinò, 
che lo Spedale dovesse sempre tenersi aperto, e ricevervi e man- 
tenervi come ospiti i poveri e gli infermi. Ed esso di fatto so- 
stennesi fino all' anno r$8$. in rui introdotti, come di sopra 
si è detto , nella Chiesa di S. SUvadore i Servi di Maria Ver- 
gine , lo- Spedai si disefoise . 

Ed ecco quanti Spedali erari g r à in Mo Fena al principio del se- 
colo XIII. Noi abbiam qui annoveriti gli Spedali -li S. Niccolò , di 
S. Croce , di S. Cataldo, di S. Leonardo, di S. Lazzaro , di S. Salva- 
dorè , e i due di S. Giovanni Gerosolomitano e dei Tempio, e nel 
parlare degli Ordini Religiosi abbiam rammentato quello della SS. 
Trinità ; e abbiamo anche indicata 1* altra pia istituzione , i cui 
direttori eran no ninsti Ministri Mìselìorum . Ad essi deesi agg'u- 
gnere uà altra O^era pia , che circa il tempo medesimo ebbe 
cominciamento, cioè quella detta del Desco ite* poveri vergogno- 
si , istituzione tanto più degna di lode , quanto più degni di 

com- 
Ci) Arch. della Comun. (2, p. 50. ee, 



CAPO IX. 245 

compassione e di sovvenimento son quelli , a* quali la lor condì» 
zione non consente l'implorare pubblicamente la pietà de' fedeli. 
Esso certamente già esisteva fin dal 1248. perchè in quest' an- 
no Pietro Breda nel suo testamento , che conservasi nell* Ar- 
chivio Capitolare , tra' molti altri legati ne lasciò uno di sei 
soldi Imperiali Ctnsortio pauperum verecundorum . Esso avea il ti- 
tolo di S. Spirito , come raccogliesi da un documento dell' an- 
no 1300. inserito in un Codice del medesimo Archivio, in cui 
si nominano Priores , Massarii , Fratres , et Ministri domiti, S. Spiri' 
tus disebi & ordinis seu consortii pauperum 'verecundorum Civiiatis 
Mutine. La cura di questo Consorzio era affidata principalmente 
a Frati Umiliati del terzo Ordine, e a' Frati della Penitenza , os- 
sia del terz' Ordine di S. Francesco, cioè di quelli, che viven- 
do nelle lor case occùpavansi singolarmente nelle opere di ca- 
rità , secondo 1' istituzione fattane dal fondator S. Francesco . 
Molti documenti intorno ad essi abbiamo neh' Archivio dell'Ope- 
ra Pia sotto gli anni 126-1. 1272. 1277. ec. , ne' quali essi so- 
no detti ora Fratres de P&nitentia , ora Fratres de Saccis; anzi ab- 
biam veduto, che il Monastero delle Suore dì Gesù Cristo era 
V anno 1302. in loco alias Fratrum de Saccis. Ad esse dunque e 
insieme agli Umiliati fu data la cura dd desco di poveri vergo- 
gnosi . In un decreto da essi fatto a 28. di Marzo del 13 16. 
che trovasi nell' Archivio Capitolare, e a cui intervengono ven. 
titrè Confratelli, i primi, che si nominano, sono Fr. Bernardus Do- 
xius & Fr. Pbiìippus de Maklavellis Ministri tertii Ordinis Humilia- 
torum Fr. Guillelmus Misellinus Ministcr Fratrum Penitenti^ ..... 
massarii disebi pauperum -verecundorum . Ed essi avean perciò una 
casa comune , in cui radunarsi , che è indicata in una carta de' 
17. di Febbrajo del 1321., ove si nomina una casa nella Cin- 
quantina di S. Salvadore , a cui si danno per confinanti Fratres 
Ordinis Pcenitentix & Tertii Ordinis Humiliatorvm . E questa casa 
medesima detta di S. Spinto de* poveri vergognosi nell' indicata 
Cinquantina vedesi nominata in un decreto del Vescovo Nicco- 
lò Bojardi dell'anno 1406. in favor di que' Religiosi , di cui fa 
menzione il P. Flaminio da Parma (1) . Ma o essi perderono 
questa casa , o essa non parve più al lor bisogno opportuna , 
Il Wadingo iia pubblicata una Bolla di Eugenio IV. de' 21. d J 

Hh 1 Apri- 



ci; Mem. Iftor. T. IL p. Ó5. 



246 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Aprile del 1442. (2) in cui dice, che i Frati del terz' Ordine di 
S. Francesco e del terz' Ordine degli Umiliati gli hanno espo- 
sto , aver essi bensì V amministrazione de' beni destinati al soc- 
corso de' poveri della Città di Modena , ma mancar loro una 
casa , in cui raccogliersi a praticar gli esercizi di Religione ; e 
perciò egli concede loro, col consenso di Niccolò Macchiavelli , 
che n'era Rettore, la Chiesa di S. Brigida posta presso le mu- 
ra della Città e sulla via, che conduce a Magnano (i),e in luo- 
go poco abitato con un orto ad essa contiguo e co' beni di es- 
sa proprii. Ma di questa concessione lor fatta non trovasi altra 
memoria . Frequentissima è la menzione , che si fa di questo 
Consorzio ne' documenti Modenesi del secol XIII. e de* seguen- 
ti , ed esso mantennesi sempre in fiorente stato, e meritò, che 
il Duca Ercole I. con suo Decreto de* 19. di Decembre del 
1491. che si ha nel Segreto Archivio Estense, gli accordasse 
diverse esenzioni. Ma esso ancora 1' anno 1542. fu incorpora- 
to nella generale unione dell' Opere pie . 

Benché tanti Ospitali e tante altre istituzioni a sollievo de* 
poveri e degli infelici sembrasser bastevoli al bisogno di questa 
Città , la pietà de' Modenesi non fu ancor paga di ciò , e do- 
po la metà del XIII. secolo e in tutto il seguente parve anzi , 
che il fervore si facesse più vivo, e nuovi Spedali si vennero di 
tempo in tempo innalzando . 11 più celebre tra essi è quello detto 
della Casa di Dìo, e volgarmente dell* Cade fondato l'anno 1260. 
da Guglielmo della Cella , e da lui poscia affidato nel suo te- 
stamento fatto 1' anno 127?. alia Compagnia di S. Pietro Mar- 
tire detta volgarmente della Scova dal pio uso di flagellarsi pres- 
so que' Confratelli introdotto, e fondata 1' anno 1261. Il Co- 
mune di Modena sempre intento a promuovere e a fomentare 
le opere di pietà , allor quando Guglielmo cominciò la fabbrica 
di questo Spedale , gli accordò 1' esenzione da ogni gravezza , 
e il prese sotto la special sua protezione. Ad hoc , dicesi ne' più 
antichi Statuti , ut Fr. Guillelmus de Cella , qui incipit facere bos- 
viìale , cji'.od dicitur Casa Dei , possi t iìlud confìcere, & ketos & alia 
necessaria emere , immum's sit ab omnibus coltis et faSlionibus , et 
ipse & diSìum bospitale sit sub proteEìione Cummunis . Di questo 
Spedale e di questa Confraternita , che fiorisce tuttora , ho par- 

la- 

(0 Statut. Aquas\ Rubr. 119, 



CAPO IX. i 47 

lato a lungo nelle Notizie di essa da me pubblicate, e non gio- 
va il ripetere le cose già dette . Essa ebbe la cura dello Spedale 
fino all' anno 1542. , in cui questo fu unito alle altre Opere 
pie , e fu ridotto ad essere il solo Spedale , che fosse in Mo- 
dena , angusto però e a' bisogni della Città non abbastanza pro- 
porzionato, finche l'anno 1755. per opera del Duca Francesco 
III. fu innalzato il più magnifico e più ampio Spedale, che ora 
si vede . 

L' Ordine di S. Antonio detto di Vienna , perché istituito 
sulla fine dell' undecimo secolo a vantaggio de* pellegrini , che 
andavano a visitare il, corpo di S. Antonio trasportato a Vien- 
na nel Delfinato , si sparse presto anche in Italia , e appena 
vi ebbe Città, in cui non se ne fondasse qualche Priorato. 
Uno ne avea Modena fin dall' anno 1277. * sotto cui nel pub- 
blico Archivio abbiamo una pace , che fanno a' 27, di Feb- 
braio Fr. Johannes & Fr. Tbomaxinus de HospìtaU S. Antonii de 
Vienna con Bertoldo Valentini e con altri . E óra il Massaro , 
ora il Precettore della casa e dello Spedale di S. Antonio di 
Vienna in Modena si trovano nominati in altri atti dell' Archi- 
vio medesimo de' li. di Febbrajó del 1365. ec. Nel Segreto 
Archivio Escense trovasi una lettera dal Duca Ercole I. scritta 
i' anno 148 1. a 4. di Giugno a Valerio da S. Venanzio Pre- 
cettore della casa di S. Antonio di Modena , in cui 1' esorta 
a cedere quella Chiesa * che minacciava rovina , a M. Paolo 
da Gombola , il qual prometteva di ristorarla . Fu. poi questo 
Spedale unito a quel di Bologna dello stesso Ordine, come rac- 
cogliesi dalle Lettere Ducali conservate nell' Archivio di questa 
Comunità , traile quali si ha una supplica da essa porta al Du- 
ca Ercole I. a' io. di Giugno del 1488. affinché si annulli la 
detta unione; il che però non sappiamo, se da essa si ottenes- 
se . Ma questo é 1* uloimo Precettore , eh* io trovo nominato ; 
e forse d' allora iti poi quello Spedale si ridusse a una sempli- 
ce Confraternita* che a' giorni nostri é stata soppressa. Come 
poi quella Chiesa colle annesse case passasse in potere del Col- 
legio Montako , che fino a nostri giorni 1' ha posseduta > m' é 
ignoto . 

Celebre ancora fu in Modena sulla fine del secolo XIII. io 
Spedale fondato da Rainero da Castello, di cui abbiamo alcune 
Memorie nell' Archivio del Monastero di S. Geminùno . Par eh* 

egli 



z 4 8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

egli morisse verso il 1284. , e che nel testamento ordinasse, che 
nella sua casa si aprisse uno Spedale a ricovero e a sollievo 
de' poveri. Era essa, come dagli Atti, che ne citeremo, rica- 
vasi, nella Porta di S Pietro, nella cinquantina di S. Lorenzo, 
presso un Ponte detto del Calcagno , e avea a tramontana la 
Via Claudia, o, come or diremmo, la strada maestra. A' 15. 
dunque di Maggio del 1284. m nome del Podestà di Modena 
Guido da Correggio fu ordinato a' Fedecommissarii del defunto 
Rainero , che divider dovessero la casa di esso in tre parti , due del- 
le quali dovesser servire a uso di Spedale , secondo il testamento del 
medesimo Rainero, la terza, che dalla Francesca vedova di Rai- 
nero era stata data come sua dote a Cinello della nobile e potente 
famiglia da Savignano , con cui si era rimaritata , dovesse distrug- 
gersi in pena di un grave delitto dallo stesso Cinello commes- 
so. Questa distruzione però non fu posta ad effetto, e allo Spe- 
dale fu conceduta ancor quella parte della casa di Rainero. Ma 
CinélIo tornato a Modena 1' anno 1289. , dappoiché il dominio 
conferitone al Marchese Obizzo d' Este pose fine alle civili discor- 
die, pretese, che la sua casa gli fosse renduta, e ottenne dal Po. 
desta di Modena un ordine 2l suddetti Fedecommissarii , che a 
lui ia rendessero. Si opposero essi, e si hanno nel suddetto Ar- 
chivio gli Atti per questa lite, e piacevole traile altre cose è 
la risposta , che dà Cinello a' Fedecommissarii , i quali diceva- 
no , che non potevasi a lui rilasciar quella casa, perchè in di- 
ti a domo bospitantur pauperes C tristi , a' quali egli risponde , quod 
credit, quod pauperes bospitantur, sed nescit, si sunt pauperes Cbristi. 
Io ignoro , qual esito avesse questa controversia ; ma è certo , 
che lo Spedale si mantenne nella casa di Rainero , e 1* anno 
1295. uno de' Fedecomissarii nominò un nuovo Rettore Hospitalis 
S. Marie quod est in domo qu. Kainerii'. Da altri monumenti, che si 
conservano nel pubblico Archivio degli ann? 1325. 1330. 1323. rac- 
cogliesi, che l'amministrazione di questo Spedale, in cui nel detto 
anno 1 325. contavansi fino a venticinque letti, era stata affidata a 
una Compagnia di divoti della B. Vergine , che si radunava presso 
la Chiesa del Carmine, e che nel detto documento del 1315. è 
detta Soci et as S. Marie de Mirtina , que congregatur ad locum sive 
Eccìtsiam S. Marie de Carmelo, e in un altro del 1330. Societas 
sive Congregano Scovatorum B. Marie Virginis de Monte Carmelo , e 
finalmente in un altro dclV anno medesimo: Ospitale S. Mari? 



CAPO IX. 249 

de Castello , quod datum est in Custodia & potestate S. Marie de Mone- 
te Carmelo . P ir dunque , che questa fosse V origine dello Spe- 
dale o della Confraternita di S. Maria de' Battuti detta ancora 
di S. Maria della Neve , il cui Oratorio era di fatto vicino al- 
la Chiesa del Carmine . Lo Spedale fu unito agli altri V anno 
1542., e la Confraternita è stata a' d\ ne stri disciolra . Conser- 
vatisi nell' Archivio dell' Opera Pia gli Statuti MSS. di questa 
Confraternita, che hanno per titolo: Statuti de la Compagnia de 
lo Spedale de Modena de San ti a Maria di batu da Modena , la quale 
Compagnia fu confermada e aprovada per Misser Guido Vescovo di Mo- 
dena in f ano de Christo mille tnxento e trenta duy del mese ie 

Mazo . 

Un altro Spedale col titolo di S. Maria, e posto fuor del- 
la Porta di Bazzovara , veggo indicarsi nel testamento di Gan- 
dolfino del fu Martino da Rio fatto a' 19. di Luglio del 133&. 
che conservasi nell' Archivio dell'Opera Pia. In esso ei coman- 
da , che de' suoi beni in hospitali S. Marie de burgo bajoarie ds- 
beat emi unum le Bum ai usum pauperum ibi hospitantium. Ma que- 
sta è la sola menzione, che di questo Spedale io trovo. 

Si volse ancora il pensiero a fondare Spedali destinati al 
sollievo di alcune professioni particolari. Io trovo nominato uno 
Spedai de' Mercanti in due documenti nel pubblico Archivio, uno 
de' il. di Marzo del 1272., in- cui si nomina Gonradus Todescus 
RtBor & Administrator Hospitalis de Mercatantis , 1' altro de' 13. 
di Gennajo del 1299,, in cui i Mercanti di Modena insiem ra- 
dunati, e tra essi quell' Acceto da Lana , che fu poi ucciso nel 
1305, come altrove si è detto, eleggono i Massari dello Spe- 
dai de' Mercanti. Ma non pare, che esso sussistesse per lungo 
tempo. Più curioso fu il disegno di due fratelli Rodolfo e Gra- 
zia da Fiorano , amendue i quali ne' lor testamenti , i-I primo 
de' 26. di Novembre del 1 3 "i 6. , il secondo de' 28. di Luglio 
del 1333. i quali si conservano nell' Archivio dell' Opera Pi-a 
generale, ordinarono l'erezione in Modena di uno Spedale, che 
servisse singolarmente per gli Osti : prò quodam hospitaìe construen» 
do prò arte tabernariorum , pauperibus hospitandis- & aliis pauperibus 
Còristi ; e il secondo, uomo oltremodo ricco, come raccogliesi 
dalle moltissime carte , che a lui spettanti conservansi nel detto 
Archivio, ordinò a' suoi eredi, cioè a' suoi figli, Bando, Iaco- 
pino, e Rodolfo, che impiegar dovessero un capitale di trecen- 
to 



2 5 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

to lire , parte a compenso di ingiusti acquisti , parte a riattare 
la casa a tal fine già lasciata da Rodolfo suo fratello nella Con- 
trada de' Pii , e prescrisse, che dovesse scegliersi a custode di 
quello Spedale un Frate della Penitenza , il quale ivi risedesse , 
e avesse cura de' letti , i quali dovean essere sei; e che lo Spe- 
dale medesimo precipue recomandatum sit arti tabernariorum & al- 
hergatorum Civitatis Mutine . Io non trovo però , che questa dis- 
posizione si conducesse ad effetto. 

Di più altri Spedali , de' quali pur trovasi qualche ricordo 
nelle carte Modenesi, basterà far un cenno. Uno Spedai di S. 
Pietro nel sobborgo di Città nuova vedesi nominato in una carta 
del pubblico Archivio de' g. di Dicembre del 13 11. Esso dovet- 
te poi venir meno; perchè un altro sotto il titolo medesimo ne 
fu fondato V anno 1372. nella cinquantina di S. Bartolommeo, 
il quale nell' anno stesso dal Vescovo Aldobrandino d' E>te fu 
unito a quello della Morte, detto ancora di S. Spirito, allora 
anch' esso fondato, e che sotto il nome dello Spedai della Mor- 
te mantennesi fino alla generale unione del 1541. , de* quali due 
Spedali ho data più distinta contezza nelle accennate Notizie 
della Confraternita di S. Pietro Martire (1) . Ivi ho ancora in- 
dicati due altri Spedali (2) , uno posto nella contrada de* Gam- 
buzzoli , e soggetto alla Chiesa dì S. Catarina , 1* altro fondato 
da uno della famiglia da Coreto nel sobborgo d' Albareto in ca- 
po alla via detta nuova, i quali furono 1' anno 13 19. dal Ves- 
covo Guido uniti a quello di Rainero da Castello mentovato 
poc anzi. Lo Spedale di S. Geminiano , ove fu poi eretto il 
Monastero del medesimo titolo, fu fondato 1' anno 1348. in 
occasione dell' orribile pestilenza, che desolò allora 1* Italia, e 
ne fu fondatore Alberto Bellincini , che donò le case, in cui 
dovea aprirsi , e alla cui famiglia perciò ne rimase il titolo di 
patronato. Così raccogliesi dall' Iscrizione, che se ne riporta 
nell'Operetta altre volte citata sulle antiche Chiese di Modena: 
A. D. MCCCXLPIIL Ind. L die XV. Augusti conditum fuit hoc Hos- 
pitale S. Geminìani Confessoris , cui Hospitali domos dedit & donavit 
Albertus de Beìlincinis prò anima sua ; e in quell' anno medesimo 
abbiamo un legato ad esso fatto da Betta del fu Imblavato Sus- 
si, 



(i) p. 29. 
e*) p 3». 



CAPO IX. 251 

si, moglie di Niccolò del fu Giovanni Sadoleto (1) . Uno Spe- 
dale col titolo di S. Alberto veggo indicarsi in una carta del 
pubblico Archivio de* 22. di Ottobre dell' anno 1300., in cui 
Pietro di Fra Livizzano e Alda di lui moglie si offrono per 
Conversi allo Spedale di S. Alberto di Modena, a cui donano 
ancora un lor terreno in Sorbara. Quindi o è corso errore in. 
una antica Cronichetta, che conservasi presso il Sig. Marchese 
Gherardo Rangone , ove si assegna la fondazione dello Spedale 
di S. Alberto all' anno 1 43., o deesi intendere di una nuova 
fabbrica, che in quell* anno se ne facesse. Un altro ebbe co- 
minciamento verso il 1439. , ed ebbe a sua fondatrice la Con- 
fraternita detta del nome di Gesù > che ad esso diede il sud 
nome (z) . 

Tutti questi Spedali aveano a loro oggetto, altri il ricove- 
ro de' pellegrini, altri il sollievo degli infermi, altri prende- 
vànsi cura de' primi e de' secondi ugualmente , E quanto a' pel- 
legrini era allora il lor nome così rispettato > che veggiamo * 
che il Comune di Modena rivolgeva il pensiero a renderne non 
solo sicuro ma anche delicioso il cammino . Così mostrano gli 
antichi Statuti compilati nel 1327., ne' quali si ordina (3), che 
acciocché i pellegrini possano andar più sicuri s chiunque ha 
qualche terra , che sia almeno di sette bioLhe > juxta stratam & 
5. Leonardum ( questo era fuor della Porta di Città nuova ) , & 
tócurrì qui erat Rangonum & locum qui dicitur Codestrada , debba fab- 
bricaci una casa , che vaglia almeno sci lire > sicché quel trat- 
to di via divenga bello e piacevole a vedersi < 

Molti però di questi Spedali eran disciolti allor quando nel 
1542. se ne fece la generale unione, di cui ho parlato nella 
citata Operetta (4) ■. Quelli , che allor sussistevano , e che tutti 
tuono uniti à quello della Casa di Dio, erano oltre esso, gli 
Spedali di S. Maria de' Battuti della Neve, di S. Lazzaro , dì 
S. Bartolommeo } della Morte * del Gesù, è di S. Giobbe, il 
qual dovea essere stato fondato sulla fine del secolo scorso , al- 
lor quando il morbo Celtico * a cui infetti serviva * infierì sì 

cru- 



ci) Arrh. Op Pia; 

(*, Notiz della Confr. dì S. P. M p. 3$ 

v?. L <•■. Rubr. LVt. 
(4, p-g. 46. 



*5* MEMORIE STOR. MODENESI CAP. IX. 
crudelmente in Italia. Altri luoghi pii furono in quella occasio- 
ne riuniti alla Casa di Dio , e fra essi un' Opera pia detta il 
Priatto regolata dall' arte della Lana e da' Fabbri Ferrai , a sol- 
lievo de* poveri vergognosi (i) , e istituito per testamento di 
Nascimbene Priatti nel 141 6. , è il già mentovato Desco de* 
Poveri, il qual ne fu poscia nuovamente staccato, e si è man- 
tenuto fino al 1767. nel qual anno fu un' altra volta riunito 
air Opera Pia generale. 



CODI- 



Ci) Provvifìoni ed Ordini ec. L. V. p. 30. 



CODICE 



DIPLOMATICO. 



CCCXLIV. 

11.30. 

IFC nomine Sanóle & individue Trinitatis. Eucrardus divine refpcctu cle- 
mentie Ecclefìe Beatifiìmi Profperi que infra Caftrum Regii fondata eft 
venerabile Prtpolitus omnibus in Chnlto iìdeJibus . Inter Catholice fidei 
cuitores & Ecclefiarum Dei patronos auro decencius rutilat luce cianus fui- 
gtt prò benemeritis bona rependere, ut hii qui conlciiio & fervido iuvant 
& de preteritis munerati gaudeant & de futuris fperantes non ambigant . 
Hac igitur de caula cunctis tam prefentibus quam futuris notum effe voiu- 
mus, quod Monafterii Sanili Claudi de Fraxenorio Abas Reverencìiflimus 
Albertus nomine prò magno & honeftifiìmo lervicio, quod toti Ci vitati noftre 
cotidie conftrebat, in eventu ( /. intervenni) multorum Civium noftrorum tam 
Laycorum quam Clerichorum noftram peciit fraternitatem, quatenus Ecclefiam 
S. Stephani que eft ante pcrtam occidentalem & hofpitale fimiliter eidem con- 

oederemus ut ibi eft & Sancii Claudi cafas tutius cuftodirtt & toti 

terre noftre decencius deferviret. Nos itaque necefìitatem Ecclefie noftre &uti- 
Jitatem fubfecuturam confiderantts & predicai Abbatis benevolenciam & pre- 
fica fervida memorante, dignum duximus & iuftiffimum cogitavimus & ejus 
pi-eces exaudire & peticioni condefendere . Predicìam igitur Ecclefiam & au- 
éloritate quorumdam Epifcoporum & confenfu noftrorum quoque Civium tam 
Laycorum quam Clericorum confirmatione & colaudatione predico Morafte- 
rio cum omni honore & beneficio ad eamdem Ecclefiam pertinenti per publi- 
cam inveftituram quoram multis civibus, quorum quedam nomina iubtus le- 
guntur, predictam Ecclefiam & ho,f pitale concefTunus in perpetuum ut teneat 
& fruatur remota omni noftra noftrorumque fucceflòrum occaxione . Ea vide- 
Jicet ratione ut non Ecclefìa non Hofpitale pejoretur fed melioretur, & ut 
penfìonem per fingulos annos in capite ieiunii vel infra oótàvam oóìo libras 
olei & nobis & noftris fucceflbribus perfolvat. Si quis autem hujufmodi no- 
ftre inveftiture vigorem debilitare prefumpferit fpiritah gladio fenatur, & 
infuper penam quinquaginta librarti m argenti multetur folvendam iniuriam 
fuftinenti . Quod ut verius credami- & fìrmius teneatur manu propria firma» 
vimus & fratribus coroborandum dedimus . 

Aftum Dominice [ncarnationis anno millefimo C. trigefimo Indizione 
oòlava in fefto die exeunte Februario. Teftes Eubertus filius Advncati & 
Albertus de Maiaberto qui erant Gonfules, Michael Guarianus, Petrus Guaria- 
nus, Anzelus & Albertus frater ejus, Albertus de Arcimixio, Petrus frater 
ejus, Romanus & fi.ii ejus, Evarardus de Monticulo, & Rtgolofus, Man- 
fredus de Campagnola, Candela, Gregorius, Obertus Opizonis , & non tan- 
tum :fti qui ad Ecclefiam predictam conveniebant, verum etiam ex una par- 
te Civitatis & majores & meliores id uno ore laudaverunt fieri . Preterea 
omnes familiares domus & Ecclefie & Hospitalis id pariter laudaverunt & 
dicìum Abbatem ftatim magno gaudio receperunt. 

Martimis de Sancito Romano hanc cartulari» fcripfì . 

CCCXLV. 

1131. 

EGo Dodo fervus fervorum dei minìmus licet indignus tamen fanéle muti- 
nenfìs ecclefie dei difpoficione di&us epifeopus omnibus tam prelrntibus 
Tom IH. A 2 quam 



4 . . 
quatti futuri s notum effe volumus. quod per ha^c pasinam fieri preci pi m u g . 
Quoniam txigentibus peccatis noftns affidue labimur & crtbris ruinis atteri* 
mur, & quia in lue fragili & caduca vira diu effe non p' ffimus, & quomam 
omnes prelatos maxime epifeopos erga fubje&os curam oportet ftmper im- 
ptndere, precipue erga ecs, qui fai ét-crum patrum precepta obedire vcJunt 
& imifari prophete vaticinium dicentis: Ecce quam borum ót q"am j^cun- 
dum hàbitare tratres in unum. Cnnliderantes qua<it«.r melius crimma & pec- 
cata delere valeremus, tandem divina inipirante clemencia quod 4epe aud-tur 
fcripfura dicente : Oracio continua & affidua multum valet ad deienda crimi- 
na, placuit iteque atque dignum vifum fuit humanitati noftre ut prò rtmediis 
anime nofìre & ablolucione peccatorum noltrorum atquc predtcefforum no» 
ftrorum feu fuccefforum fratrum epifeoporum concederemus mona'terio San» 
cìi Pctri spoftolorum principis fiti juxta urbe mutina EccJeiiam conflrucìam 
in filva deula edificatam in mutinenfi territorio in dei honore oc beate marie 

femper virginis per manum domni citis abtat's predich monafterii 

fuifque fuccefforibus in perpefuum cum fuis pertinentiis cum omni jure & 
ufu ad ufum & lumptum 6t utilitatem predicai d^mn» abbatis & fratrum mo« 
nachorum & converforum ibi nunc & in eterrum (ervientium una cum con- 
filio inutinenfium fratrum canonicotum, fi mi! iter per confilium & confenfum 
Uberti aduocati & rainerii & guizardini fratres & aigonis & aldradi fra- 
tres fi) in quorum territorio pnd:c\a ecclefia eft edificata, unde dominus 
eis bona retr'buet & animabus ipforum .... trorum & eorum parentum . 
Prcterea in providencia & difpoficione fit domni abbatis & ejus fuccefforum 
monachos aut clericòs vcl cujufque ordinis fit mittere trahere oc orane quod 
eis me'ius vifum fuerit per omnia. 

A£lum eft hoc in urbe mutina feliciteri 

Anno domini noftri Jhéfu Chrifti millefimo C. XXXI. nono Kalendas 
Junii indizione nona. 

Teftes hujus conceffionis fuerunt rolandus qui vocabatur pilus de guer- 
ra , bernardus medicus , norbertus bfb C2ufidicus & fì'ius arhelar- 

dus, bernardus de orione, gcminiar.us de alegrinus caflaJdus, 

porcellus. 

Ego Johannes Sacri palacii notarius fcripfi . s= 

CCCXLVI. 

An. njf. 

Gli uomini di Nonantola giurano ubbidienza al Comune di Bologna. Sa- 
violi *Ann. Bologn. T. I. P. II. p. 178. 

GCCXLVII. 



(1) I tre fratelli qui nominati , Uber- da. Alla fteffa famiglia, ma ad un al- 
to, Rainero, e Guicciardino feno della tro ramo, appartenevano probabilmente i 
ferirgli a di Balugola, e fon gli fieffi che dus fratelli qui nominati Aigone e Al- 
i nominati nella carta del.' anno 1126., drado . Ne! Dizionario Topografico ve- 
fe non che ivi il titolo di Avvocato fi dremo , che appunto alla Corte di Balu- 
dà a Rainero, qui ad Uberto, forfè per- gola apparteneva la Chiefa di S. Maria 
che P impiego di avvocato della Chiefa de Silva de Via detta ancora de Virola , 
di Modena fi efercitava da eflì a vicen- di cui qui fi ragiona. 



CCCXLVII. 

An. ii^2. 
Giovanni Priore de! Monajlero di M.irola alla prefen^a dell" Jfrcivefcovo 
di Ravenna Gualtieri , del Vejcovo di Modena Dodone , e di più altri di" 
chiara fughetta al Vefcovo flejfo la Cbieja di S. Jacopo del Colombari) , che 
doveafi atlor conjecrare . A£tum in Urbe Mutiti. o4nt. hai. T. V. col. 98 1. 
Copia antica nelf *4rcb. Capit. di Mvd. 

cccxLvnr. 

An. ti$z. 

Convenzione tra ^fttinclfo Abate del Mon. di S. Pro/pero e Pietro *Ar- 
ciprete di Campigliola per la Cbiefa di Rufolo , fu cui amendue pretendevano 
di aver diritto , e della qual controverfia erano Jlati nominati Giudici Giovan* 
ni Abate di Marola , Federigo tArci prete di Carpi , e Rodolfo Propojìo di 
Carpinno. Taccoli T. I. p. 198. Origin. prejjo il fu D. Bartolommeo Cam- 
mellini . 

CCCXLIX. 

circa U35. 

IN nomine patris & fìlii & fpiritus fanéìi . Dum quidam civis Reginus 
videlicet Johannes bernardi normanni ecclefjam prò remedio anime fue 
in loco qui vocatur tricenaria ad honorem dei ck beate marie ac (epulchri 
edificare voluiffet, & hofpitale in (ubfidia pauperum diritti facere delidera» 
ret, confiiium canonicorum majoris ecclefie fuper hac re pofìulavit , & quod 
bene poftulaverat ab eifdem canonicis impetravit. Ipfi namque bono voto 
ilJius .hominis confentienres dominum GuaJterium Ravennate»! Archiepifco. 
pum, qui prò negotio regine eccitile mutinam advenerat, devote rogave» 
runt , quatenus petram benedicendo tignare! & altare coniecraret , ficut pia 
volunras illius boni viri deliderabat . Archiepilcopus vero canonicorum pre- 
ces exaudivit , & quod bene volebant libenter adimplevit . Itaque petra 
cum Tigno cruis accepta , & altariunculo confecrato predicìus iohannes eccle- 
fiam edifìcavit. Qua edificata non tamen dedicata, nec etiam adbuc mirTa 
inibì celebrata, advemente fettivitate landa Jacobi , quem cohmus de menfe 
Julii, Canonicos adiit eofque regavit , quatenus officia facra celebrari concede- 
rent, quod & kcerunt . Narri quidam presbiter canonicus majoris ecclefie, 
fcilicet albertus & duo captilani ejufdem civitatis, in feRi vitate farcii iacobi 
facra officia inibi celebrarunt anno millefimo centefimo tricelìmo tertio. In 
quo tempore idem Johannes omnem potefhtem ponendi facerdotes & cleri- 
cos aut movendi libi abdicavit, & hujufmodi poteftatem canonicis maioris 
ecclefie omnino dimifit. Si vero facerdos vel clericus eiufdem ecclefìf offea- 
«ìeret , in pò tettare majoris ecclefie remaneret, & ad finodum arque ad obe- 
Jientiam majoris Ecclefie ficut ceteri clerici Epilcopatus venirent . 

CCCL. 

An. 1134. 
Ugo da Seffo promette dì non ree ars moleflia al Monaflero dì S. Prof pero 
per alcuni beni ad e[fo donati. Taccoli T, III. p. 55. 

CCCLL 



CCCLI. 

IN nomine Demini noftri Jefii Chrirti . Millefimo centefimo trigefimo 
quarto, quinto die exeunte menle Juiii , Indiéhone duodecima. Breve 
recordationis ad memoriam retinendam de eo quod Dnus Adelelmus Regeo- 
fis Epifcopus Alberto Malaprtiam inveftivit prò feudo de Cartello Glifo 
& Curte, & de eo quod Eccidio pertinet, oc in Curte Arceti, excepta Ec- 
cidi a , & omnibus que Ecciefìe pertinet , oc exceptis decem manhs cum 
omni integritate & honore in Curte Arceti, & excepta medietate iplius 
Ca(tri , quam in fé retinuit , & hos quidem manlos alicui dare non debet 
nifi malaprefe vel fuis heredibus, quod fi forte alicui dederit , eorum con* 
filium fieri debet . In Cartello vero Arceti Epifcopus vel malaprefa aut h.;- 
redes ejus edificium de Cartello in Ecclefia vel interim non debet fieri ni 
li forte pari confenfu utriuique partis . Hoc datum Dominus Epifcopus def- 
fendere debet cum racione contra omnes homines hanc racionem infringere 
volentes . Pro hoc quidem dato Malaprefa Domino Adeleimo & Epilcopo 
Ecclelie. Regine fidehtàtem juravit contra omnes homines de Epifcopatu Re- 
genfi , & de fupradióìo Cartro Giffo, & foras Epifcopatu Regenfe contra 
omnes homines, excepto parmenfe Epifcopo, vel malafpina, (i) & juravit 
dare retegium in Cartro Gillo ad falvationem fu£ periong , & ad guerram 
faciendam contra cmnes homines prò bono Ecclede ; quando vero Epifcopus 
voluerit lupranominati auxilium Caftri, debet tum iecurum facere per lacra- 
mentum , ut non per eum vel per fuos homines Caftrum vel fua bona per> 
dat . Perdita vero quam malaprefa fecerit in equis vel in armis aut in 
hominibus captis prò ilio introitu Cartelli Girli & prò guerra Epilcopus 
reftauiare debet, ìk fine ilio pacem facere non debet. Hoc pacìum iupralcri» 
ptum ab utraque parte fervari debet fine fraude & malo ingenio. Acìum in 
Caflro Albenete in prefentia Ugonis & Raymundi de Bayfe , malerbe, 
Bernardi, arque Ardicionis Gorni , Ubaldi Advocati, viviani de Leftobena- 
ni , pegolotti ejus gerus ( f . generi), gualdonis, atque Tancredi germanis de 
dallo, rogeronis fili guiberti , guiberti de Cartello Ariani, ck multi aiii in- 
terfuerunt. 

S. T. Ego Ingo Notarius palatin. rogatus hunc breve recordac. inter- 
fui, & icripfi, (i) 

CCCLII. 



(i) Quelli è il primo dell' amichi/lima rtello di Carpineta. Non è dunque in- 

e nobiluììma famiglia Malifpina, a cui verifimile, che altri pofìedimenti avefie- 

querto nome, che pafsò poi in cogao- ro i fuoi antenati in quelle Provincie; 

me, fi vegga darò, come ha oflervaco il e che Malaprefa ne folle flato da elfi in' 

Muratori ( Ant. Efì. T. I. p. 1^9. 25? qualche parte invertito. l\ che pur dee 

&c.) Ma per qual ragione Malaprefa dirfi del Vefcovo di Parma, che molti 

nel giuramento dato al Vefcovo di com- pofìedimenti avea nel territorio di Reg- 

batter per lui contro tutti ne eccettua il gio . 

Marchefe Malafpina, e il Vefcovo di (t) Nello rteffo R. Archivio di Man- 
Parma? AHbiam veduto, che verfo la tova confervanfi altre inveftiture date da' 
fine de' Xtl. fecolo il March Mmoello Vefcovi di Reggio a' Signori di GefTo . 
Malafpina pretefe di aver diritto fui Ca- L'anno 1210. il Vefcovo Pietro inverti 



GCCLII. 

An. n 35 . 
Innoxn^o IL concede la Ch'afa di S. Cefario a' Monaci di S. Benedetto 
di Politone. *4nt. Ita!. T. V. col. Zig. 

GCCLIII. 

An. 1 135. 

Trattato di pace fra Bolognefi e i Modenefi . Savieli %Ann. Bologn. T. I. 
P. IL p. i6p, 

GCCLIV. 

An. 113& 
Doglianze de 1 Monaci di S. Pietro di Modena contro alcuni ufurpatori 
de 1 loro beni. *Ant. hai. T. VI. col. 235. 

GGGLV. 

An. 1136. 
V Impera dric e Richil^t moglie dell' Imp. Lottano III. tiene un giudi-rio 
in Reggio. Innanzi ad effa Ildebrando cibate di Nonantola rivendica al Juo 
Monaflero il luogo detto la Cella nel Reggiano, che era Jlato dal Monajlero 
dato a titol di feudo a Uberto figlio del Conte Arditone e P ot al March. 
Corrado , e che effendo poi effi morti fen^a eredi dovea ricadere al Monajlero . 
Ma Arduino e Guidotto dalla Palude, Bernardo' co* fuoi fratelli figli di Ma* 
leadobato, Menabue e un fuo fratello, Gherardo e Inge^one figli di Ramerò 
da Carvi ago, e Guiberto figlio di Gherardo di Ruggieri pretender) an di aver- 
h avuto a titolo di pegno dal March. Corrado. L' Imperadrice col parere ^ de 
fuoi Giureconfulti decide in favore del Monaflero. Trai prefenti al giudizio fi 
nominano Adelmo Vefcovo di Reggio , Odolrico Crajfo , Bernardo e Guido figli 
di Manfredo , Gherardo da Pia^a , Rainero e Guicciardo da Balugola , Oli- 
vieri de Taccoli , Rainero da Gomola , Gandolfo e Ubaldo da Cajlellarano . 
*4nt. hai. T. V. col. 613. Copia autentica del Jec. XII. nel? *4rcb. della Cat* 
tedrale di Reggia . 

GCCLVL 

An. 1136. 

*4ltro giudici» della ficffa Imperadrict in Reggio. La Chiefa di Reggio 

fi duole di molti, che occupati aveano i fuoi beni, e tra effi di Ugo da Sejfo 

e de* fuoi nipoti, di Giberto da Savi ola, e di Borgondione da Saffo. Effa 

udito il parere de fuoi Giudici *Aldigbiero da Nonantola e Gherardo da Pan» 

All'- 



Alberto e Gheratdo da Getto del :Ca* Gorgo e altrove. Gli fletti Gherardo e 
ftello del medefìmo nome e di più altri Alberto ebbero 1' anno feguente una nuo- 
beni , che la Chiefa di Reggio aveva in va invettitura dal nuovo Vefcovo eletto 
Borzano, nella Pieve di S. Salvador di Niccolò de' Maltraverfi , e un'altra ne 
Cerreto, e in quelle di S. Eleucadio, e diede lo (letto Vefcovo a Boaterio e Ma- 
di Caftellarano , in Arceto, in S. Ruf- iaprefa da Getto l'anno 1242. 
fino, in Monte Babolo, nella Coite di 



8 

7 K ano , comanda, the fi rendano alta Cbiefa i beni occupati. I prefentì ai gii*' 
d'zjo Jon quafi gli i/ìejji, eòe al precedente, e vi fi aggiugne Rainiero da ±af- 
Jo. *Ant. hai. T. VI. col. 22,3. Dall' */fr:b. della Cattdr. di Reggio. 

CCCLVll. 

An. 113Ì. 

V Imp. Lottarlo con fuo diploma riceve /otto la fua protezione la Cbteja 

di Reggio. A&um in Keg. Epifcopatu. Ugbell. T. IL col. 2%$. Dallo flejf* 

^Archivio . 

cccLvnr. 

An. 11 37. 

Diploma del medefimo Imperadore , in cui annovera i beni del Mona/t<-ro 
di S. Pro/pero, e gliene conferma il poffe di mento . A£lum in Epilcopatu Mu- 
tinenfi . ^ffarofi T. I. Copia del fecola XIU. nel? sArch. dello Jlejfo Mon. 

CCCL1X. 

An. 11 59. 
La Baderà di S. Giulia di Brefcia per me^o di un fuo Meffo promet 
te di pagare annualmente per dieci anni dodici denari Luccbeft a Chiarello 
de* Taccoli e ad *Ardi^one di Guicciardo a patto , eh' ejjì cujìodijcano e di- 
fendano un manfo di terra dello fltffo Monajlero in Bedollo . A£lum Regio . 
Taccoli T. III. p. %y. Origin. nell' *Afcb. del Mon. di S. Projpero . 



I 



CCCLX. 

£139. 

Nnocentius Epifcopus fervus fervorum dei dilecìo filio Ugoni Archipref- 
bitero Ecclefìe fan6ìi Proiperi de Bondeno ejufque fuccefforibus regulari- 
ter fubftituendis in perpetuum . Pie poftulatio voluntatis debet effeétu profe- 
quente compleri, ut devotionis finceritas Jaudabiliter enitefeat & utilitas pò- 
flulata vircs indubitanter aflumat. Ea propter diltfte in domino fili Ugo 
Archipresbiter , tuis rationabilibus poftulatio ni bus juftum prebentes aflenfum , 
ecclefiam beati prosperi, cui auftore domino preefle dinofeeris, apoftolice 
fedis privilegio communimus. Statuimus enim ut quafeumque poflefliones.. . 

eadem ecclefia in prefentiarum jufte & legitime poffidet, aut in futu- 

rum conceifione pontificum , Jiberalitate regum vel principum, oblatione f> 

delium modis auxiliante domino poterit adipifei firma tibi 

tuifque fuccefforibus & permaneant. In quibus hec propriis nomini- 

bus exprirnenda lubiunximus jufta jugera, ex alia parte bondeni 

vinea una cura habitato manfum turicli , medietatem man- 
fi ferrarii, quartam partem manfi domini manfum bubulo, 

braidam fan&i iacobi cum prato iuxta ecclefiam ian&i 

martini. Decernimus ergo ut nulli omnino hominum liceat prefa- 

tam ecclefiam temere perturbare, aut ejus poflefliones auferre aut ablatas re- 

' tinere vexationibus fatigare. Set omnia integra conferventur eo- 

rum prò quorum gubernatione & fuftentatione concetta lunt ufibus omnimo- 
dis profutura. Si qua igitur in futurum ecclefiaftica fecularisve perfona hanc 
noftre confiitutionìs paginam feiers contra eam temere venire temptaverit, 
fecundó tertiove commonita, fi non congrue fatisfecerit poteftatis Jionorifque 

fai 



9 
fui digitate eareat , reamque fé divino judicio exiftere de perpetrata iniquità. 
te cognofcat, & a facratiiìimo corpore & fanguine Dei & domini redempto- 
ris noilri Jhcfu Chrifti aliena fiat , atque in extremo examine diftri&e ultio- 
ni iubjaccjt. Cun&is autem eidem loco lua jura fervantibus fit pax domini 
noftn Jliefu Chrifti, quatenus & hic fruèìum bone aclionis percipiant, & apud 
diftri&um judicem premia eterne pacis inveniant. amen. 

E40 Innocentiu» Catholice Ecclelie Epiicopus fubicripfi. 

Ego Conradus Sabinenlis Epifc. SS. 

E40 Petrus Caltellanus Epile. SS. 

E̻o Gerardus presb. Card, titulo S. Crucis in Jerufalem ss. 

E30 .Anlelmus presb. Card. tit. S. Laurentii in Lucina ss. 

Ego Lucas presb. Card. tit. SS. Johannis & Pauli ss. 

Ego Grifogonus presb. Card. tit. S. Praxedis ss. 

Datum Laterani per manum Aimerici Sancìe Romane Ecclefie diaconi 
Cardinahs & Cancellarti X. Kal. Nov. Indici:. ILI. Incarnationis dominice 
anno MCXXXV1III. Pontificatus vero domni Innocentii PP. II. anno X. 

CGCLXl. 

An. 1140. 

Gualtieri vfreivefeovo di Ravenna conferma a Canonici della Cattedrale 

dì Reggio i loro poffedimenti , che da ejfo fi annoverano . Acìum Regii cum 

eflet ibi prò ordinando Epifcopo &c. *Ant. hai, T. V. col. 249. Dall' *rfrcb. 

4slla medefinia Cattedrale. 

CCCLXIL 

An. H40. 
^Alberico Vefcovo di Reggio conferma a Monaci di S. Benedetto di Polì' 
rane i privilegi loro accordati da Juoi predece ffori riguardo alle tre loro Chic 
fé, che erano nella jua Dioceft , cicè a quella di S. Maria de Villulis, del 
Monajìero di Gonzaga e di S. Si/io de Leéto Paludano coir obbligo di paga- 
re ogni anno a lai e a fuoi Jucceffori cinque [oidi di moneta Lucchefe . Aétuna 
Regii . \Ant. hai. T. V» col. 1025. Taccoli T. I. p. 352. Dal Codice Pax 
Conftantiae . 

CCCLXIIL 

An. 1140. 
Decreto di Lanfranco Vefcovo di Parma ìn favore di alcune Chiefe , che 
il Monajìero di S. Profpero avea nella fua Dioceji . Acìum Parme. %4ffarofi 
Tom. I. p. 415. rigiri, nelf %Arch. dello Jìeffo Mon. 

CCCLXiV. (1) 

An. 1141. 

IN nomine Domini millefimo centefìmo quadragesimo primo fexta die in- 
trante menfe Martii Indizione quarta . 
Tom. III. B - Vo- 



(1) Di quefto Documento ho veduto corretti alcuni errori corfi in quella ve- 
lina copia del fecolo XV. predo il S'g. duta dal Ch. P. Affò. 
Ab. D. Luigi Gallafaii , e con efia ho 



IO 

Vobis Domnis Gherardo, & Conrado fratribus de Corrìgia ego quidem 
in Dei nomine Palmerius quondam Domini Albriconi de Campaniola Dioce- 
fis Regii , qui profcflus ium ex nacione mea Lege vivere Longobardorum , 
trado & facio chartam venditionis de Cartello, & Rocha meis, qucs haberc 
vifus fum in Campaniola, ubi (oiet dici CafteJatio , & de omnibus muris, 
foffis, redefoffis, arginibus, vallis, pontibus, pontifellis, catcnis , forriliriis, 
fornimentis, & de omnibus paffagiis, ptholontis, frondinaris , honorariis, 
ficìis, & intradis meis, & de tota mea ditione, & de cun&is bofchis , syl- 
vis , pafcuìis , paludibus , vallis, pifcariis , venationibus , aucupationibus, 
viis, naviliis, canalibus, ri vis, acqueduclibus, moiendinis, qua» feci fu per 
omnibus Naviliis per me faéìis a mane & a fero terrenis meis Campaniola», 
& de poderiis & manfis , quos habere vifus fum in tota ditione di£H Ca- 
rtelli , & de infradicendis hominibus habemibus fortilitia ad mandata in ohe- 
dientia, & de villis, civibus , comitatenfìbus, vaffallis, hominibus de Mafc 
nata adfcriptitiis lervis, & Ancillis. 

Nomina Villarum funt infrafcripta . 

Scaladegum, Linadegum , Viticanum, Platea, Villa Dominorum Gal- 
lorum, Villa Dominorum de Azariis cum Cartello, Villa nova, Canuium de 
fuptus, Cugnentulum de fuptus, Villa Dominorum Mozzoli, & Sironi de Si- 
riis cum Cartello, Villa Sancii Petri , Villa Sancii Andrea?, Villa Dominorum 
de Palude Paludana dicìa, Villa Dominorum de Mannis, Villa Dominorum 
de Reatinis, Villa Dominorum de Sclatt?rinis Sclattarina dicia. 

Fines Terreni , quod venit in praefenti charta a meridie Cugnentulum 
& Canulium de fupter mediante ftrìta, a mane Navilium meum , & èque 
difcurfus ad Villam Fabrici , a feptentrione alveum difcurfus aquarum de 
Parmefana fìcut delcendit de fupra apud Vadigum Vallium D ;minorum Re- 
gienlìum, a fero Terrenum Vii ae Cugnentuli de fuptus, & Villa; Nebula- 
ri a» , qua» S. Michielis dicitur mediante Dugaria communi, qua» eft a fero 
Strate clamate il B'fco, & defcendit per Dugariam ficut intrat in Navilium, 
quod feci a fero proximum ad d'.&ì molendina non longe a Motta S. An- 
tonii Terreni Nebularia» afcendendo per Dugariam comunem in fero Cartel- 
li Dominorum Mozzoìi & Sironi, ficut Dugaria fé volvit in Orientem , 
& capitat ad viam quae difcurrit in Septentrionem , ficut tranfvergat alveum 
difcurboms aquarum de Paimefana apud vargum vallium Dominorum Re- 
gienfium . 

Nomina habentium fortalitia in terreno meo. 

Dominus Malaprefa, Dominus BfHir;us, Malatacha, Dominus Blaxoli- 
nus de Azaris, Dominus Stanga de Pa'ude, Dominus Olricus Gallus, Do- 
minus Sironus de Siris, Dominus Manus de Manis, Dominus Albericus 
de Regiatinis. 

( Sequuntur nomina C'tvtum habitantium in Campamela , & Comitato»* 
Jìum, & Vafftillorum Hominum de M^fnata, adfcrtptitiorum ad glebas & pof* 
jejjiones , & nomina Setvorium & *4ncillavum , qua ommittuntnr . ) 

Et amodo faciatis vos Domini de Corrigia, & veftri fucceffores quid- 
quid propìietario jure de fupralcriptis omnibus Cartellis, hominibus, bonis, 
poderiis, & juribus prò placito veftro facere vultis , prò pretio quod mihi 
dediftis librarum quattor millium denariorum Lucenfmm cum finibus & ac- 
ceffibus cunélis ec. 

Pra»- 



XI 

Pra» r ens fuit Domina Richelda Uxor mea f qua? cmnì fuo juri dctium 
8c par^fcnoium renuntiavit. 

Ailum in dicìo Cartello Campaniole felici ter . 

t/fdduntur fubfcriptiones babentium Fortalitia , qui panilo ante annumerati 
funt. 

Ego Ulricus Notarius Sacri Palatii hanc chartam fcripfì & fubfcnpfi & 
fìgnum meum feci. 

CCCLXV. 

Ari. 1141. 
Gualtieri jfrc'tvefcovo di Ravenna, trovandoft in Reggio con %Arrigo Ve 
feovo di Comaccbio e con altri decide alcune controverse , che erano inforte 
tra f arcidiacono achille ( Taccoli ) fondatore della Cbieja di S. Jacopo , e 
i Canonici della Cattedrale e di S. Prof pero . *Ant. hai. I. V. col. 157 Tac* 
<£oli T. III. p. 88. Manfì Supplem. ad Conci l. T. IL p. 439. Copia antica 
ixW Jfrcb. della Catttdrale di Reggio. 

CCCLXVI. 

An. 1141. 
Lo fteffo t/treivefeovo a iflan^a di Ribaldo Vefcovo di Modena ef amina 
la ccntrove fi a inforta , fé la Chiefa di S- Geminiano de Gauzano , nuovamen- 
te innalzata dal Vefcovo fìeffb , dovejfe effer foggetta alla Pieve di Monteve* 
gl'io a quella di Ciano, e decide in favore della feconda. A£tum in loco 
Saviniano. jlnt. hai. T. VI. col. 401. Origin. neW +4rch. Capit. di Mod. 

CCCLXVIL 

1141. 

IN" nomine fanftae & Individue Trinitatis amen . Anno Domini Noftri 
Jefu Chrifti Millefimo centennio quadragefìmo primo : Indizione quarta: 
Decimo Kalendas Junii. Quia rixa & rumor erat cum pericuio necis inter 
Dominum Malaprefam fìlium legitimum & naturalem Domini Gerarducii 
Malapreie de Gipfo veri Domini Caftri & Cuitis argìnis bofehi & ne- 
moris de largine Curtis Mantuane , Villenovf , Sparatf, Refane , Forefte , ber- 
fanf, Cafarum de bofcho, Villarum Gambaratorie , Salesacii , & pertinentia- 
rum obedientif Refanorum prò una parte, & Gervafium fìlium Baftardum di- 
£ti quondam Domini Gerarducii, quia Dominus Malaprefa volebat prò fé 
retinere totam hereditatem & bona di6t,i quondam patris lui, quia legitimus 
erat, Gervaf'us pettbat unam partem bofehi arginis pio ilio vivere, quod 
reculabat di&us Malaprefa, quia Gervafius erat baftardus, & fic altercabantur, 
& Gervafius percufferst dicium Malaprefam: & propter interventionem Capi- 
taneorum & Sirdicorum regentium Civitatem Regii ad componimenfum ta- 
le pervenerunt. Gervafius fihus baftardus ut fupra nihil habeat de diétis Cafiro, 
bofcho, ViJlis, terns, bonis, & juribus quibus lupra, nifi folum terrdm trium 
manlorum prò fuo vivere: Dominus autem Malaprefa qui erat filius legitimus 
& naturalis domini Gerarducii habeat refiduum diéìorum bonorum & junum 
& univerfam hereditatem dióìi quondam patris fui, Terra trium manforum, 
que Gervafio remanet iub annua recognitione unius denarii parvi diclo do- 
mino Malaprese refervata, quibus affentiens Gervafius jus omne fi quod in 

B 2, pre- 



ii 

prediéHs habebaf. ceflit diéìo Domino Malaprefe . De quibus omnibus ambo 
iratres remanferunt concordes. De quibus oblervandis fidem & juramentum 
dederunt in manibus Capitaneorum & Sindicorum comunis Regii. Et fi quis 
contrafecerit componat duplutn valorem prediétorum obfervanti , nec propter 
id componimentum careat. 

Acìurn Regii fupcr plathea comunis feliciter. 

Signum manus Domini Malaprefe . 

Signum manus Gervafii . 

Teftes huic Charte interfuerunt Gafparinus Judex, Gualbertus Gufo Ju- 
dex. Albertus Medicus , Berandolus tubator comunis, & Guido Nuntius Co- 
munis . 

Ego Landulfus Notarius Sacri palscii hanc Ghartam rogatus fcripfi ex- 
pievi linnum lubfcripfi & tradidi. 

CCCLXVIIL 

1141. 

JN nomine domìni noftri Jhefu Ghrifti sterni. Millefimo C. XLIT. fecun- 
dum carnem nativitatis ejus anno Indióìione V. regnante fecurdo Coora- 
éù Kal. Martii . ManifefH fumus nos Johannes in dei nomine abbas de ma- 
cula nec non hubaldus filius qu. Gandulfi de Caflellarano , quia fpontanca 
volunfate & utilitatis caufa permutationem fecimus . Et quidtm ego qui fu- 
pra Johannes Abbas ex conGIio Fratrum permutando dedi & tradidi tibi ad 
proprium tibi fupraferipto hubaldc omnem vìdelicet pnfTeflionem, que obvenit 
noftre Ecclefe; ab adegerio de burgo, & jacet ad fancìitn mariam de plano; 
itemque illam, que obvenit a domina Anfa'dina, & jacet in mucledo, item- 
que illsm que obvenit ex emptione de gunzaga , & jacet in Saxolo. E contra 
ego qui fupra hubaldus dedi & tradidi fupraferipte Ecclefie fimiliter poffeflìonem 
quam detinebam in marano non longe a caftxo: Fines habet a mane viam , 
que defeendit a rartro , a meridie terra fupraferipte ecclefie, ab occidente gri« 
zagola , a nulla hora via. Quicquid enim ec. A£ium in cafa paganelli de pul- 
lano prope Ecclefiam. Suprafcripfi Johannes abbis prefente confratre Gherar- 
do quòndam prepofito de Caflellarano, nec non hubaldus de Caflellarano hanc 
permutationis cartam fieri rogarunt . Teftes interfuerunt rogati Bofo de Pi- 
gognaga, Gherardus de ingezola, & Ferrarius de pantano. 

Ego Anfelmus fcriniarius fi ve notarius domini Papa? hanc permutationis 
cartam rogatus confcripfi & imbreviatam compievi « 

cccLxvirr. 2* 

An. ir4z. 
Decreti del Card. Ubaldo Legato lApofìolìco e dì Griffone Vefcovo di Fer- 
rara intorno alla Cbiefa di Vallifniera e di Vetto controverse tra Vefcovi di- 
Parma e di Reggio ( D' quelli ft parlerà nel Dizionario Topografico . ) Tac- 
ivi* T. IL p. 6ì<j. T. III. p. 207. 

CCCLXIX. 

Àn. TT4L 

Ribaldo Vefcovo dì Modena alla prefen^a de Confolì della Citta e di 

altri dona a" Monaci di S. Pietro un luogo nella fojfa del la Città) qua; air- 

rit 



rìf inter ftradam & Ccrvaram, per fabbricarvi un Molino, vfnt. ItaU T. IV. 
coi. 5 1 . Origin. nel/ 1 *Arcb. dello Jìcjfo Mon. 



I 



CCCLXX. 

1142. 
N nomine Sané\e 5r Individue Trinitatis . Amen. Anno Domini noitri 

Jcfu Chrifti millefimù centefimo quadragefimo fecundo. Tnd. quinta, ter. 
tio Id. Julii . Ego in Dei nomine Maloprefe de Gyplo filìus quondam & 
hercs in totum Domini Gerardutii de Gypfo Domini Caftri & Curtis Ar- 
ginis, totius Bofchi & nemoris de Argine, Curtis Mantuane, Ville nove, 
Sparate, Refane, Forefte, Berfane, Cafarum de Bofco, ViUarum Gambarato- 
rie, Salleiatii , & pertinentiarum obedientie Refanorum, qui profeflus fum 
Lege mea vivere Longobardorum , ex mea ratione do & vendo Dominis Al- 
berto de Caritate & Altimano de Altimanis Civibus Regii Capiraneis & Sin» 
dicis prò irto anno ad regimen Civitatis Regii deputatis, commiflìontm (peci- 
ficam ad hoc a Communi ipfo habentibus, & prò Communi recipicntibus & 
ementibus, diètum Caftrum & totam Curtem Arginis Bofcorum, & nemora de 
Argine, Curtem Mantuanam, Villas, Loca, Bona, & jura univerfa in Carta 
eomponimenti per me infraferiptum Notarium ut (upra fcripta & tradita & 
fpccifìcata cum omnibus & fingulis Valli bus, Paludibus, Venationibus, Pifca- 
tionibus, Aucupationibus, Honorantiis, Hominibus, Vaflallis, Afcriptitiis ho- 
minibus de Mafenata, fervis , & ancillis & incolis, ec. Sunt limites a mane 
Via nova, Via Regii dièta, per quam graditur a Regio Regiolum; Via 
que a fero in mane dividit bona & jura vendita a Curia S. Thome a Gur- 
go, fequendo Vi^m novam ipfam in iofum ad Hofpitaletum , & inde in Val- 
les Regioii , Scalopia Parmefana dièta, mediante Via de largine & Via dièta 
Vialata queque prò parte, a fero Via nova que defeendit in Ronchaeiis de 
f'cio ViUarum Gambaratorie, Salefatii, & Spinede pertinentiarum prediètarum 
Valiis M-Jetuli, Communale Bofcatium Limide, & Rovarolum vetus dièta 
Via nova que defeendit a Roncaleis , mediante quaque, videlicet prò parte* 
a Nonis Via Croxete que a Rovarolo veteri per Tombam tranfverlàt ad 
Stratam Cafarum de Bolco , & inde Dugale, & Viam tranfverfans in Viam 
Jatam & inde in Viam Arginis, deinde in Canale Communis, & inde ìa 
diètam Viam dividentem bona & jura vendita a Curia S. Thome a Gurgo 
fupraferipto prò parte, a Septentrione Valles Regioli, & Paludes Guaftalle, 
Scalopia Parmefana dièta, mediante quaque prò parte, refervata Terra trium 
Manlorum Gervafio Fratri meo Baftardo, prò qua Gommune Regii percipiat 
Cenlum Annuum unius denarii parvi prò recognitionc & refervato jure Cen< 
lus annui hbrarum trecentarum Imperialium groflbrum , ad quas omni anno 
ante hanc Cartam obligabar Epifcopo Regino prò ea parte Curtis Nove rer 
£ti juris dièti Epifcopi, que intra fupra fpecificatos limites clauditur &c. 

Aètum in Caltro Arginis predièti feliciter , 

Signum Malaprese Venditoris . 

Signum roanuum emptorum prò Gommune Regii è 

Sigrum manuum teftium. 

Teftes huic Carte interfuerunt Guidobonus Judex, Azzo Sturzidus 

Judex ,^ Calimbene Judex, Aleduxius, Calzabos, Rondanìnus de Ta- 
còlis * 

Ego 



14 

Ego Landulfus notarius Sacri Palatii hanc Cartam rogatus fcripfì, exple- 
vi, Tignavi, fubicripfi, tradidi. 

CCCLXXI. 

1142. 

IN Chrifti nomine: anno domini millefimo centcfìmo XLII. pridie Idus 
Jun. regnante Chuonrado principe ultramontanis partibus ( 1) . In pactis 
& in convenientiis quidequid homines de eorum rebus legaliter fhtuerint, 
hoc firmum & ftabile permanere debet; & quando fcriptura inscribitur ,{cri- 
ptura leóìa faéìi veritas apercius & lucidius invenitur. Quapropter Ribaldus 
dei nufu mutinenfis episcopus inveftivit guidum de ardicione de feudo, quod 
fupradiclus guidus olìm habebat & detinebat in curte Sabiniani • unde Jitem 
inter eos erat. Et predicìus guidus de fuprad : c"ì> feudo fidelitattm juravit 
contra oranes homines, excepto bononienfem Epifcopum & domini Impera- 
toris; & inluper tres manfios de predicìo feudo retutavit, videlicet medie- 
tatem de hoc quod habebat in ducentula, excepto bufeo, & quicquid deti- 
nebat de manfìo de beccarello, & quirquid gu^rir.us de fupradiólo feudo a 
predicìo guido detinebat; & infuoer XII. libras denariorum lucenlmm a pre- 
nominato Epifcopo prò lupradi&o feudo dedit . Et aìiquam querelam nec 
per fé neque per ahum hominem predicìus Guidus inde facere non debet. 

A6tum in Caftro Sabiniani libenter, unde due icripti uno tenore fcri- 
pti funt. Predicìus epifeopus, ceu supra le^itur, fcribere rogavit. 

Hujus rei rogati funt ttftes malemcaltius de ccmitatu fregnano, & Si- 
gezoni de benno, & rolandus filius qu. rodu fi , & albcrtus vicecomitis de 
Sabiniano, & Othericus frater ejus , leu guelicianus filius qu. bernardi be- 
neventano, atque petrus de montisbelii , & martir.us filius qu. teuzonis de 
Civitate Mutina, & fethericus & ugo de berardo & aiii quàm plures . 

Albertus dei nutu tabellio fcripfì, & fublcribendo compievi. 

CCCLXXIL 

1142. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifti millefimo ,centefìmo . ..... fimo 
fecundo feptimo Kal. decembris Indicione quinra . , . . na Richilda ve- 
nerabilis abatipfa monafterii ....... una per confilium fororum fuarum 

monscharum ejufdem oni Albrici p archi presbiteri & Prepofiti 

Ecclefie Sancii Jnhannis de Bagno .... pecie due de terra aratoria iuris 
predicai monafterii que funt pofite in plebe Sancii Joannis in Joco qui dici- 

tur 



(0 E' degna d' oflervazione quefta for- foggia di Repubbliche. Di farto appena 

mola , con cui Corrado , benché averle mai veggiam nominati nelle carte di que- 

auuta la corona del regno d' talia, di- fti tempi i Re d' Italia e gli Imperado- 

cefi peiò regnante nelle parti oltramon- ri Sotto Federigo I. fi incominciò a fe- 

tane . Ella ci moftra , che quafi niuna gnarne più frequentemente 1' epoca . Di 

autorità aveano allora i Re e gli Impe- quefta carta dovrem ragionare neh" indi- 

radori in quelle Provincie, nelle quali ce Topografico-Storico . 
le Città tutte avean prefo a reggerli a 



15 
tur Sar&o Domnino ec. Et exinde dare ac perfolvere debeat ec. ficìum 
cenlum denarios deccm bonos inforciatos ec. Aóìum in caftro milharine fe- 
licircr (i). .... 

Ego Martinus Notarius Sacri Palaci: rogatus fcripfi . 

cccLxxin. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifti anno domini Millefimo CXLIlt. 
VII. Kalendas Februarii Indizione VI. Dum neceflè eft unicuique ìftius 
aéìive vite erumnofam inbecilitatem prout poffibile eft anichilare atquecom- 
p< mpnere (ftc) & ad vera fummo opere gaudia tendere; icriptum eft enim: 
Quisquis in iarébs ec. Ideoque ego Ardicion filius qu. Cononis de Cartel- 
lo novo qui lege Longobarda vivo prefens prefentibus dixi : Dono feu e fie- 
ro monafterio lar.óH petti fiti juxta urbe mutina & in te demnum placitum 
dei grafia venerabiiem abbattm paftorem confìitutum predicai monafterii 
tuofque fucceflores in perpetuum poftldendum , videlicet pecies duas de terra 
cum cafis fuper fé habentibus aratorie & vineate quas habere & detinere vi- 
fus fum in eodem caftellonovo . Prima pecia de terra aratoria & vidata cum 
cafa habet fines a mane guifredus , a meridie via, a fero rivus, de fubto 
beccafaba filius ejufdem ardicionis . Secunda pecia de terra fimiliter aratoria 
Se vineata habet fines a mane Si a meridie via, a fera beccafaba, de fubta 
bulganr.us , & funt ambas pecias per menfuram juftam jugerum unum & fe« 
ftaria c&t, ut abhac die in antea ec. Aftum in Cartello novo feliciter. 

Predicìus ardicion hanc cartulam ofYcifionis fieri & fcribi rogavir . 

Teftes ìnrc-rfuerunt buccabathatha , bufehittus, maifredus , rodulfus de; 
ilavea, guido de ardirlo, boardus blancus de purcile «, 

Ego Johannes facri palacii notarius fcripfi * 

CCCLXXIV. 

LUcius Epifcopus Servus Servorum Dei. Venerabili fratri Alberoni Re« 
gino Epifccpo ejufque fucefloribus canonice fubftituendis in perpetuum . 
Ex comiflo nobis a Deo Apoftolatus officio fratribus noftris fam vicinis 
quam longe pofitis paterna ncs convenit provixione confulere, & ecclefiis s 
in quibus Domino militare nofeuntur, fuam jufticiam contervare, ut quemad- 
modum dif ponente domino patres vocamur in nomine, ita nichilominus con- 
probemur in opere. Ea propter venerabilis frater Albero Epifcopus tuis pe- 
ticionibus clementer annuimus , & Reginam Ecclefìam , cui Deo auélore 
preefle dinoferis fub Beati Petri & ncftra proteclione fufeipimus, & prefen- 
tis fcripti privilegio a-mmunimus . Statuentes, ut quafeumque poffeffiones , 
quecunque bona in prefentiarum jufte & canonice peflides aut in fuéturum 
racionabillibus modis Deo pronicio poteris adipifci, fiima tibi tui'que fuo 
cefioribus, & per vos eidem Ecclefie & illibata perm?neant, in quibus hec 

pro- 



Ci' Pare, che la Badefla Richelda fof- mo anche veduto qualche altro efempio 
fé venuta da Brefcia a Migliarina per della facilità, con cui le Monache una 
fare il prefente contratto. E già abbia- volta ufeivano da' Monafteri. 



\6 

propriis duximus exprimenda vocabulìs. Monafterium Sanali Profperi (i), 
capellam Sancii Johannis de Civitate, captllam Sancii Jacobi, Canonicam 
Sancii Geminiam, capellam Sancii Stephani & ceteras capellas ejufdem ci vi- 
tatis , Monafterium Sancii Thome , monafterium Sanéti RaphacJis, PJcbtra 
de Menocio, Capellam Sancii Jacobi de Insula de Bibio cum aliis Capei. is 
ejufdem , Plebem de Touano , capeJjam Hofpitalis de Ponte de Cavela cum 
fuis pofleflìonibus, & aliis Capellis ejufdem plebis, plebem Sancii Vitalis 
com Capellis fuis & omnibus ad eam jure pertinentibus, plebem de Canpio- 
la, Capellam Sancii Venancii de Bufìana , Capellam de Valvefneria, Capel- 
lam de Vicio com aliis capellis ejuldem Plebis, plebem de Bayfio cum aliis 
Juis capellis, Plebem de Caltroariano com fuis capellis, plebem de Aibincto 
com fuis capellis , Plebem de poyanello com Iuis capellis , plebem de Lezolo 
cum lurs capellis, plebem de t^aviliano, capellam de Fanno, capellam de 
Rezola , Capellam Sancii Profperi de Graxiano cum aliis Capellis ejuldem 
Plebis, plebem de Bibiano, capellas de Bibianello cum aliis capellis ejufdem 
plebis, plebem de Mutilena , capelhs de Curviaco com aliis capellis ejuldem 
Piebis, Plebem de Rivalla com fui? capellis, plebem de Foliano com fuis 
capellis, plebem de Cereto cum fuis capellis , plebem de Banio cum fuis .ca- 
pellis, piebem de Herberia cum fuis capellis, plebem de Prato cum capella 
Sancii Martini de Rio, & aliis fuis capellis, plebem de Bagnolo cum Iuis 
capeliis, Plebem de Canporotondo cum Gapella de Corigia , & aliis capellis, 
plebem de Curtenova, Plebem de Nuvelaria cum fuis capellis, ecclefias de 
Canpagnola, plebem de Fabrica cum Capella de Razolo & aliis fuis capellis, 
plebem Sancii Zenonis cum Iuis capellis, plebem Sanéie Marie de Novis 
cum fuis capellis, Ecclefiam de Gorgatella, plebem de Sancio Stephano cum 
Gapella Sancii Poffidonii, & aliis iuis capellis, plebem de Quarantola cum 
fuis capellis, plebem Sancii Martini in Spina cum fuis capellis de Gavella, 
& de Manziana (al. Maneronta), plebem de Coriano cum Capella de Mul- 
lo & aliis fuis Capellis , Ecclefias de Gonzaga , plebem de Villula cum fuis 
capellis , Plebem de Pigognaga cum fuis capellis , plebem de Bondeno de 
Roncholis cum fuis Capellis , plebem de Bondeno Ardioni ( 1. Arduini J cum 
fuis capellis, plebem de Suzaria cum fuis capellis, Ecclefiam de loco bellao 
(f, lecio benano), Ecclefiam de Polifino, Ecclefiam de Cizola, Plebem de 
Luzaria cum Capella de Sacha, & aliis fuis capeliis, plebem de Guardiftalla. 
cura fuis capellis , monafterium de Marola , monafterium de Canuffio . Pre- 
fentis quoque auóioritate decreti fancimus, ut univerfi Regini Epifcopatus 
fines quieti deinceps omnino & integri tam tibi quam tuis fucceflbribus 
conferventur: predeceffbris quoque noftri bone memorie Urbani Pape vefti- 
giis inherentes fancimus , ut in parochialibus ecclelìis , quas tenent monaci 
in tuo Epifcopatu, veftro affen.u presbyteros collocent, qui a vobis anima* 
rum curam fufeipiant & de plebis quidtm cura vobis rationera reddant , mo« 
nacis vero prò rebus temporaiibus debitam lubjeciionem exhibeant , falva in 

om- 



(i) II veder qui nominato il Mona- accenneremo, ci rnoftra , ch'elio non era 

Aero di S. Profpero trai poffedimenri del an-ora del tutto efente dalla giurifdizion 

Vefcovsdo di Reggio, il che pur fi ri- Vescovile, 
pete nella Bolla di Eugenio Hi. x he ora 



*7 

omnibus Apoftolice Scdis aucìoritate. Si qua igituf in fuclurum ccclefiaftica 
fecularifvc pcriona hanc noltre conftitutionis paginam Icicns contra cam tc« 
mere venire tenptaverir, lecundo terciove commonita, lì non làtisfacione 
congrua emendaverit, poteftatis honorilque lui dignitate careat, reamque tè 
divino judicio exiftere de perpetrata iniquitate cognofeat &|a iacratifiima 
corpere ac fanguine Dei & Domini Redemptoris ncftri Yhelu Chrifti aliena 
fiat, atque in extremo examine dilìncle ultioni fubjaceat; contis autem ei« 
dem Ecclefie iufta iervantibus fit pax Domini Noftri jhefu Chrifti, quate» 
nus Oc hic frucìum bone aólionis percipiant, & aput diftriclum Judicem pre« 
mia eterne pacis inveniant. Amen. Amen. Amen. 

Ego Lucius Catholice Ecclefie Epifcopus lubfcripfi . 

,, Ego Conradus Sabinenfis Epilcopus ss. 

„ Ego Grcgorius Cardinal is Sanélorum Sergi & Bachi ss. 

„ Ego Gregorius Presbiter Cardinalis tituli Sancii Sifti ss. 

„ Ego Guido Presb. Cardinalis tituli Sancii Gnsoconi ss. 

„ Ego Ymarus Tusculanus Epilcopus ss. 

„ Ego Petrus Albanenfìs Epilcopus ss. 

„ Ego Thomas Presb. Cardinalis tituli Veftine ss* 

„ Ego Ubaldus tituli Sancle Prefedis ss. 

„ Ego Manfredus Presb. Cardinalis tituli Sancle Savina ss. 

„ Ego Nicholaus Presb. Cardinalis tituli Sancii Giriaci ss. 

9) Ego Guido Diaconus Cardinalis Sanclorum Colme & Dalmiani ss» 

„ Ego Rodulfus Diac. Cardinalis Sancle Lucie in Septiiolio ss. 

} , Ego Johannes Diac. Cardinalis Sancii Andriani ss. 

„ Ego G. R. S. Romane Ecclefie Diaconus ss. 

„ Ego Hugo Romane Ecclefie Diaconus in Sancla Lucia in Horfia ss. 

Datum Latarani per manus Babonis Capellani , & Scriptoris IIII. No» 
nus Aprilis indici. VIT. Incarnacionis Dominice anno MCXLIIII. Pontifica» 
tas vero Domini Lucii JI. Pape anno primo (i). 



CCCLXXV. 

lr 44« 

IN nomine dei eterni, anno ab incarnatione ejufdem miHefimo C.XLII1I. 
de menfe aprili indiclione VII. Breve recordacionis ad memoriam reti- 
nendam , qualiter domnus albertus dei gratia prepofitus canonice fancle ma« 
rie eccJelìe regienfìs una per conlìlium fratrum canonicorum ejufdem canoni- 
ce concerni caie templi, que efl: polita oc conftrucla in curte mozadelle, ubi 
nunc domnus guilieimus prior preeflTe videtur, nominative peciam unam de 
terra bulcalia & in parte prativa & laboratorio iuris prenominate canonice 
que iacet in curte rivalta , & eft per menfuram iuxtam iugera .... finef- 
Tom. HI. G que 



(i) Eugenio Iti l'anno 1146. accor- T. Il p, «72.) Eflendo efla interamen- 

dò un' altra Bolla alla Chiefa di Rea.- te conforme a quefta di Lucio II, non 

gio pubblicata dal Muratori ( Ant. hai. ho creduto neceflano il pubblicarla di 

T. VI. col. 419.) e dal C. Taccoli ( Mem. nuovo . 



i8 

que habet a mane rio qui dicitur foflblo, a merìdie curte mozadeile , t fera 
rio morenus , de fubto prcsbitcr caftilioni , fibique alit flint coerente:, in in- 
tegrimi ec, ad fitìum reddendum omni anno in ftfiivitate iaróh michaeJis 
de menfe feptembn vel in ejus ocìavam folidos cèto denariorum Jucenfium 
bonos in fupraferipta canonica dare debeat per fuum miffum ipii prenomina- 
to prepofito fuique fucctflbribus aut fuo milfo. Et inluper totam decimam 
quexient de fupralcripta terra excepto de pratis in fupralcripta cafa templi: 
con habeat poteitactm de l'upraicrjpra terra vendendi , neque ajiquo modo 
transferendi ec. 

Tcrtes interfuerunt vivianus dela lufea, guifus, gerardinus de monticlo, 
perpetrus, albertus, capanarus, montonus rogati lunt . Malaguza qui hunc 
brevem accepit, interim. 

Ego Ingo notanus paJatinus rogatus interfui, & fcripfi. 

CCCLXXVI. 

u 44- 

IN nomine dei eterni. Anno ab incarnacione ejus millesimo centefimo qu_- 
dragelimo quarto de menfe augufti indiccione duodecima ( /. fept/ma) . Breve 
recordationis ad memoriam retinendam. Quaiiter CaJvus & Romengarda jugaks 
de civitate Regii dederunt le & omnia lua bona mobilia & immobiiia, qae 
nunc habent vel in antea deo auxiliante acquirere vel laborare potuerint, 
Monafterio Sancii rafaelis ubi nunc domina matildadei gratia abbatifla preef- 
fe videtur. Videlicet bobulcam unam terre vidate & laborative iuris eorura 
que iacet in budriolo. Cujus fincs a mane raunarii, a meridie & de fubtus 
& a fera predicai Monaflerii , & totam eorum tationem unms domus lignee 
quam habebant in caftro Regii prope fanélum foftinum oc quinque bobulca- 
rum terre quas dixerunt fé extirpaffe in aquareto & fé uluhucluanos om- 
nium prediólarum rerum conftituerunt in vita eorum ex parte j^m dséli mo 
nafterii; & fi continge-it quod fé ex predi&is rebus vel ex openbus manuum 
ììiarum allere non poffint debent fuftentari de rebus iam dicìi monafterii & 
cum ad hutilitatem' prefati monafterii laboraverint , debent tantum hibere 
vicìum a monaflerio quia talis fuit eorum voluntas. 

Aéìum in ja.m diélo monafterio feliciter. 

Unde duo brevia uno tenore fcripta funt. 

Ego Gibertus Notarius palatinus rogatus interfui , audivi & fcripfi . 



I 



cccLxxvir. 

N nomine Sancìj & Individue Trinitatis anno ab Incarnatio.ne demini 
, noftri Ihefu Clmfti millefimo C. XLIIII. tercio nonas fetembris, Indi- 
zione VII. Quisquis in fcrióHs ac venerabiJibus locis ec. Ideoque ego Rai- 
nerius Attonis de Carpeneto qui profeffus (um ex nacione mea lege vivere 
romana, dono & ofFero Aecclefig Sancii Jacobi qug eft fifa iuxta Pontem de 
Cavela prò remedio anime mee meorumque parentum feilieet duos manlo3 
iuris mei qui funt pofiti unus in cavela ubi dicitur Pratum Barfianum ten- 
tus & gubernatus per Alberfum de cotta, & alius in Cerclano tentus & gu- 
foernatus per JaneJlum & Albertinum fiiios quondam Martini Lenticle & ter- 

tana 



1? 

ram fupra quam ad honorem dei & fuftentationem Pontis fupraferiptam Aec- 
clelìam conitruo cum caia clauiura Se moiendino aquarumque duòli bus . Qui;m 
Aecclcfiatn iub proprio dominio atque regimine Aecclefig Sarete Mane de 
Regio per manum domni AdeJberi qui ei venerandus Episcopus precMe vi- 
detur ex foto ab hac die in antea manumitto atque dimitto in integrum in 
hac ofterfionis carta permaneant atque perhltant ec, Atìum in Aeccìeiia San- 
cii Jacobi in die coniecrationis ejuidem feliciter. 

Signum manus iupraferipti Rainerii qui liane cartulam offerfionis fieri 
rogavit . 

Signum teftium Henrici Medici & Rodulfi de Pigneto & Bernardi 
Cralì de Carpineto , & Ponzetti de Puliano , & Rodulfini de C.'avela . 

Ego Frogerius Notarius Sacri Palacii poli rogatum compievi & dedi . 

CCCLX XVIII. 

IN nomine dei eterni anno ab incarnacione domini & lalvatons notòri 
Jhefu Chrilti Miileiimo C. XLV. de menfe Julii Indizione oòìava. Bre- 
ve recordationis fecuritatis ac firmitatis ad memoriam habendam ae retinen- 
dam de lite & difeordia olim habita inter canonicos fanclf Mari? de regio 
& inter guibertum de faviula de duobus manfis in rivalla & duobus in ca- 
nole & item aliis duobus in mafia. Pignoribus autem ab utraque polìtis par- 
te communi consensu & pari voluntate Adelberum Epifcopum Reginum in- 
fimul eligerunt, & in ejus judicio & arbitrio tantg litis examen pofuerunt 
& ad ìllius iudicium feie fore contentos fumiter fpoponderunt . Reginus igi- 
tur jam dictus Episcopus tanto fufeepto labore rem cum aliis coepilcopis 
cum iudicibus cum fpititalibus perlbnis tam clericis quam Jaicis diu invefli- 
gavit, & multis terminis interpofitis tandem £cc!e(iam in poffeffionem pre- 
diótaium reftituit, & alteram partem ab bujus litis difeenfione quietam & 
tacitam ammodo iemper efle judicàvit. Quod ut verius crederetur & memo- 
ri? teneretur , iuffit me Martinum notarium coram confu'ibus reginis & ma- 
gna parte populi rem gettarti intelligere, & breviter annotare. 

Acìum Regii feliciter tempore domni Alberti prepofìti & presbiteri. 

Ego Alberius Epifcopus licet indignus subfcripfì. 

Teftes interfuerunt bonizo de taculo , Oaverus , Ugicio de rogeriis , pre- 
pofitus de fitTo, Ardicio A.brici, Raina'.dus alamanni, Albertus Roberti, 
Zuchella, Rubeus frater ejus & multi alii. 

Ego -Martinus notarius palatinus rogatus audivi, fctipfi, & dedi. 

CCCLXXIX. 

An. ir4^. 

Mosè */Trcivefcovo di Ravenna conferma le donazioni fatte da fuoi pre- 
deceffori alla Cbieja dì Modena della Chiefa di S. *Aynefe dì Ravenna, e 
della Cappella dt S. "Mamma nella Pieve di S. Pancrazio fui territorio di 
Forlì , e de' beni ad ejja annejjì , Acl. Ravenne. Origin. neW *4ycb. Capit. 
di Mod. 



G a CCCLXXX, 



CCCLXXX. 

Ari. 11451 
Ricbilda Badeffa del Mona/I. di S. Giulia di Brefcia , per me^jo d'< un 
Meffo dà in affitto per 2p. anni a Guido dal Cajlello della Palude mi^o 
tnanfo di terra nella Corte dello fleffo Cajlello nel luogo detto Bedollo per C 
annuo canone di due [oidi Luccbefi da pagar/i al Miniflro del Monajtero me- 
de/imo in Migliarina. A cium Regio. Taccoli T. III. £.38. Origin. nell' \Arcb* 
del Monafl. di S. Projpero. 

ccclxxxi. 

An. 1 145. 

Gberardino nipote di Beatrice vedova dì Gherardo figlio di Bojone da 
Carpineto promette a Mal acqui/la, ottone , Cane, Rat nero , e Raimondo fra* 
felli e figli del fit Guido da l/allisniera , e a Rive/Ione e a Tancredo figli k del 
fu Rodolfo da Dallo, e a Gibertino del fu Gualterone loro nipote di difender 
per ejfì contro cbtccbejfia il Caflello e la Torre di Piolo . Actum in Cirillo i 
Taccoli T. IL p. 418. dal Codice Pax Conftantiae. 

GGGLXXXH. 

An. 1145. 
Gli uomini del Caflello di Savignano giurano fedeltà al Comune di £0* 
lagna. Savieli *dnn. Bologn. T. I. P. IL p. Zìi.. 

CGCLXXXIIL 

Ari.. 114& 
Ribaldo Vefc. di Modena conferma una [uà donatone fatta alla- Chieda- 
ài S. *Agne[e in Ravenna . Origin. nel? ^4rcb.. Capit. di Mod. 

eccLxxxiv.. 

An. 1147. 

%Alberio Ve[covo dì Reggio dona al Monafl: di S-. Tomma[o un terreno 

infra claufura Regii prope Ecclefìam San&i Gervafìi. Aclum Regii in ma» 

jori Ecclefia Sancìe Marie. %Ant.. hai. T.V. col. 551. Copia antica nel? j&chi 

dello [ìeffo Mon. 

GCCLXXXV.. 

An. 1147Ì 
Uraverunt Egina & Coalià falvare perfonas & avere Civium Reginoturrr 
& effe Cives cum fìliis suis: femper,, & habitare in Regio impace per 
unum menfem in guerra per duos menfes, & adjuvare de guerra ufque ad fi» 
nem ad. fuum difpendium & perdifam fuam videlicet Egine & Coalie & fuo» 
rum filiorum, & facient fine fraude iurare homines fuos habitatores quos ha» 
bent in Episcoparu Regino sive in plano fìve in montibus fìve in caftris fì- 
ve in Yillis , falvare perfonas & avere Civium Reginorum & facere hofìem 
& iter ad difpendium & perditam iilorum qui vadunt in servitio Civium 
Reginorum hinc ufque ad Carnelevarium proximo veniente , nifi remanferii 
per Reginos Gonfules, & illud quod nunc habent quoquomodo aut in antea 
acquirent in Caftro vel in Curte Bibianelli dabunt medietatem communi 
i, nec ultra auferent, & adjuvabunt retinere fa Iva fidelitale domini Impe- 
ra* 



IT. 

ratons Se Pape. Et gutram quam de B'bianello facient ad fuum proprium 
difpendium facient & non Rtginorum de Bibianello. Altera pars fioem nuL 
Ium facitt vel paccm, nec in guera fraudulenter tenebt; & hoc totum ob- 
fervabunt per bonam fidem (ine fraude hoc per nominatimi facramentum fé» 
cit Guido£tus tantum falvo debito de prima, 

Juraverunt Regini Cives in arengo per viginti homines per datam pa- 
rabolani ceterorum ialvare perfonas & avere Egine & Coalie &. fuorum fi- 
Jiorum & fuorum homirum & adjuvare eas & fìlios earum de guera bibia- 
nelii faJva fideJitate Imperatoris & Pape ad dilpendium Se perditam Civium 
Reginorum , & fi in aquirendo Bibianellum & Curiam vel Curtem Bibianel- 
li , vel in poteftatibus vel in aliquo nomine Bibianelli vel in aliis hemini- 
bus expenderint aliquid per con fi li um Reginorum Confulum omnium vai 
majoris partis medietas fpendii debet fieri a civibus Reginis . 

Et fi voluerint Guardam mutare in Monte "Johanne ifte domine ad 
Guardam faciendam Bibianello per Gonfilium Gonfulum Reginorum tot da- 
bunt Regini Conlules quot cognoverint effe conveniens ad difpendium & per- 
ditam Civium Reginorum & de Bibianello altera pars nullum finem faciet 
vel pacem nec in guera fraudulenter tenebit; «Se hoc totum obfervabunt pe? 
bonam fidem fine fraude. 

A&um eft in Gaflro Montis Johannis . Et in prefentia reginorum Con- 
fulum videlicet Gerardi Judicis de Pantiano, Prepofitì. . . . Zeronis, & Spilima- 
ni, & ipfarum dominarum, Petro del dio, & Johanne Pellàio ibi exiftenti- 
bus . Unde duo brevia uno tenere fa&a funt millennio centefimo quadragei* 
fimo feptimo de menfe Novembri, Indizione X. 

Ego Aymericus Notarius Sacri Palatii rogatus interfui & fcripfi »■ 

GCCLXXXVI. 

An, 1148. 
Liberio Ve f covo di Reggio dona al Mon after di S. Giulia di Bre/cia 
tlcune decime nella Corte di Migli ar ina . *Affars>[i T. I. p. 4IC». Copia del 
XUL [ecolo neir \érch. dei Mon. di S. Pro/pera, 

CCCLXXXVIL- 

An, 11 48, 

Lettera di Eugenio ìli. PP. a Gherardo Vefcjvo di Bologna, in cui-- h 

avverte , che ha intimato a Reggiani e a* Parmigiani di non recare alcun foo* 

torfo a* Modenefi contro i Nonan-tolani , e che ha privata per fempre Modenc 

del Jeggio Vescovile . Savioli *4nn. di Boi. T. I. P. IL p. 2.I& 

GCGLXXXVML 

An. 114^6 
Eugenio III. PP. conferma al Monaftero di' S. Pietro i fuoi privilegi et 
juo't poffedimenti , e gli avvi/a , che ha tolto a Modena il Ve[covado ,.. <Aht± 
hai. T. IV. coL 1.85. Ori gin. neW \Arch. dello Jìeffo Mon» 

CCCLXXXIX,. 

An. ii4£\ 

EUgenius Epifcopus fervus- fervorum Dei dile&is Filiis Archipresbyteris 
de Sanilo Martino in Genuina Ripis, de Bajoaria, de Givitate Nova^, 

sta 



de Ganaceto, de Sarclo Thoma de Lama, de Sorbarìa, de Solarla, de San- 
zio Felice, de Mia, & de Ponte Ducis Salutem & Apoftolicam Benedi- 
chonem. 

Sicut per partes Italie rumoribus difeurrcntibus nuntiatur, propter gra- 
vem Mutinenfium contumaciam & exceffus ejufdcm Civitatis Parochias per 
vicinos Epifcopatus divifimus, quafdam vero Ecclefias ìplius Parochie fpe- 
cialiter in noftra potevate fervavimus. Et quoniam Sedes Apoftohca confile* 
vit hurr-iles Filios & devotos diligere propenfius, ac fovere, Nos devotio- 
nem Vcnerabiiis Fratris noftri A. Epifcopi & Regini Populi attendente:;, 
ip(ì Fratri noftro, ejufque fu cce {Tori bus, & per eos Regine Ecclefie veftras 
Eccleiìas cum omnibus Capelhs ad ipfas pertinentibus in perpetuum duxi- 
mus concedendas. Per prefentia itaque vobis icripta mandamus, arque pre- 
cipimus, quàtenus prefato Fratri noftro tamquam Epifcopo Se Animarum 
veftrarum Reftori humiliter pareatis, & ejus monita & precepta fulcipiatis 
pariter, & fervens. Quod fi facere conrempferitis fententiam , quam Frater 
nofter in Vos jufte protulerit, Nos Auftore Deo ratam habebimus . 

Datum Tufculani VI. Idus Aprilis. 

Sigillum avulfum. 

cccxc. 

IT4?. 

ANno a nativitate Domini millefimo centefimo quadragefimo nono cela- 
vo die exeunte menfe iulio Indizione duodecima. Conftat nos albertum 
6c figefredum fiiii quondam ragnerio vefeunte de loco gunzaga, qui profefli 
fumus lege vivere romana, accepifemus nos communiter ficuti & in prefencia 
teftium maniffrfti fumus quod accepimus a te donno iohanne abate centbio 
fanóìae mariae fifa in loco maroula argenti denariorum libtas centum finito 
precio ficut inter nobis convenit prò omnibus rebus territoriis juiis ncftri 
quas ante fuimus vili habere infra fitulam & fcultcnnam, & quas etiam ante 
hoc tempus nos prenominati in puericia vifi fuimus vendere cum ugizione 
barbano noftro, ex qua nos predicìos barba & nepotes infimul cmnes recepi- 
mus a prenominata ecclefia libras denariorum bonorum lucenfmm LVX. Scd 
& nos qui fupra nominati Albertus & Sigefredus adulti in iuventute con- 
tradicebamus ecclefiae & caufabamus habere racionem in prediòìa vendicio- 
ne , fet bonis intervenientis hominibus lite pacificata durnus iohannes habas 
prò dióìo cenobio ex parte ecc' f fiae adiunxit nobis libras denariorum bono- 
rum lucenfium C. & nos qui fupra nominati Albertus & Sigcfredus prò no- 
bis noftrifque heredibus dimifìmns in pace omnibus modis prefatae Ecclefiae 
prenominafam vendicl'onem ficut in altera cartula vendicionis relegitur. Qpam 
autem predi£bm venditionem ec. 

A&um caftro Ariano feliciter. 

Teftes interfuerunt, marus etiam fuas ut mos eft inpofuerunt gibertus ra- 
gnerio, gerardus ingezo'e, ricardus iohanne, guirifius . 

Ego bonizo Sacri Palacii notarius fcripfi. 

cccxcr. 

1140. 

IN nomine Sancìe & individue Trinitatis Alberius Dei largiente gratta 
fanèìc Regenfis Ecclefie Epifcopus provifor licet indignus. Erumpnofe vi- 
te diicrimina confiderare oportet dum fumus in via quàtenus ammiff s tem- 
po- 



noralibus comtnodis vita commite non privemur erernis. Sepiflime enim dum 
ras utimur ab improvifa m >rte rapimur. Item raèlenus vagantes (ero cupi- 
mus querere quod obftantibus mlpis non mercmur accipcre. Ac per hoc ac- 
cepta Eccleliafhci regiminis cura decet Epiicopaltm diiigenciam fic erga fub- 
ditas Ecclefias & Clericos vigilanti animo gerere ut de bono in melius ju- 
vante Deo picficiant & cierici divinis Otficiis promcius intempti Ecclefie 
noftre nobilque fidtliores ex-ftant. Unde congruum faiilque conveniencius no- 

bis apparuit ut intcrventu Domini Graciani Fratris 

noftn & Prepohti Lanonice Sarchi Proiperi ejufdern Ecclefie neceflìtati lub- 
venientcs omnem decimam de Domnicato noftri Epifcopatus de bragidis pra- 
tis <Sc vineis que iacent in Suzana Se in Nove & in Mafenzatico & in Re- 
gio & in Albincto & fi forte Dumnicatum Epifcopi in aliquo loco fé am- 
pliaverit decima fimiliter ad menlam & ad communem utilitatem Canonico- 
rum fratrum noftrorum prelencium ac futurorum Sancii Proiperi Ecclefie fa- 
mulantium nos largiendo lìcuti Predeceffores noftri largiti funt à tempore 
Domni Teuzonis Epifcopi beate memorie ufque ad prefens tempus nos tam- 
dem decimam damus & in perpetuum confirmamus. Preterea omnes alias dc- 
cimas quas Canonica Sancii Proiperi habet & tenet infra omnia fua confinÌ3 
nec non & ecclefias verbi grafia fìcut eft Capella Sancii Fauftini & Eccle- 
fia Sancii Srevani que eft fita in Burgo èk Capella Sancii Martini de Vinea 
partiva oc Ecclefia Sancii Mauricii & Ecclefia Sancii Martini de Pinezo & 
Ecclefia Sancii Dalmata de SifTo &: Ecclefia Sanale Joftine de Argene & Ec- 
clefia Sancii Johannis de Corrigia & Plebs de Baniolo cum omnibus fuis 
pertinenciis & tsreia pars Piebis Nuvelarie & Sancla Maria de Cella que eft 
lìta in Plebe Arole , oc tercia pars Piebis Sancii Stevani cum tercia parte 
Curie oc tercia pars canelarum mortuorum & tercia pars palafreni qui datur 
in receptione Epifcopi; & in confecratione Ecclcfiarum fecundum veftram 
confuetudintm interefle debetis & in Natale Domini & in Reiurreclione 
Domini fi Epifcopus adeft ad miffam majoretti effe debetis & in refeclione 
& de familia noftre Ecclefie. Si quis illorum de poffeffione fua aliquid judi- 
care voluerit ei licenciom damus. Et hec omnia iupradicla prenominate Ec- 
clefie perpetualiter cottfirmarrus ea ratione ut predicli Fratres ad comunem 
corum menfam ftmper amodo ea que fupra leguntur retineant & poffideant 
fine omni noftra ftu etiarn fuccefTorum noftrorum contradiclione vel diminu- 
cione, ree liceat unquam aficui frati um ea vendere vel donare aut aliquo 
modo comutare leu a propofito officio alienare fed ficut fuperius dicium efi: 
ad menfam frattura referventur & teneantur. Quod fi quis divinum poft ter- 
gum deiciens timorem hanc noftre inftitutionis vel confìrmationis paginan!j 
frangere temptaverit rrnle^iclionem Dei Patris omnipotentis & Filii & Spiri- 
tus Sancii habeat & cum Juda traditore dampnatus eternis ignibus maneat 
cruciandus. Infuper feiat le compoliturum penam argenti denariorum Lue» 
libras XL. medietatem prediélo Epifcopo oc medietatem prelibate Ecclefie, 
Quod ut verius credatur firmiufque a Nobis noftrifque SuccefTonbus obfervs* 
tur & nos propria manu firmavimus & teftibus roborandum attulimus . 

Ego Alberius Reginus Epifcopus licet indignus fubfcripfi » 

Ego Gandulfus Archipre sbiter fubfcripfi. 

Ego Albertus Prepo r itus Reginus fubfcripfi. 

Ego Domnus Ganduifus eiusdem Domili Epifcopi Capelìanua fubfcripfi» 

A&um Regii. 

In* 



24 

In marni Domni Gracianì fuperius defcriptì felìcitcr anno Dominice Ir> 
carnacionis millefimo centefimo XL. nono de menfc Augufti Indióìionc XII. 
& in prefencia Archipresbitcri Regini & Alberti Prioris San£ti Gcminiani 
& Gandulfi Capellani & Enrici Medici 

Rogati teftes interfuerunt Petrus Turgidus, Eleazarus filius Attonis 
Adegerii, Sigifredus de Nove ejus frater. 

Ego Aimericus Notarius Sacri Palacii rogatus interfui & fcripfi compie- 
vi ac dcdi . 

cccxcn. 

Orni flit. II49. 

INcarceratos quos habent reddent omnino : & partium eorum qui de carce- 
re dimififlent ob pecuniam ac junbus Parmenfium, his de Banzole excc- 
ptis, reddere facient; & qui in veritate fciverint a Placentinis datum fore, 
& Dalfino Malamfpinam , Se alios quos incarceratos habent tantum reddere 
facient, & (ine honere & (ine pecunia quam ab aliis dimiffìs a fé accepit, 
Quod di&urc eft de Malafpina oc de aliis incarceratis a Dalfino, (i) & de 
his quos Parmenses habent obfervabunt fine fraude hinc ulque ad oétavam 
Kalendarum feptembris, vel ab alio termino quos Piacentini dederint. Priuf- 
quam tamen muros & foffas burgi Sanfti Domini Piacentini deftruxerint, Rai- 
naldo eum quem habet reddere facient fi potuerint, Se fi non reddiderit ex- 
pellent eum de Parma & de Epifcopatu unde potuerint fine fraude. Nec de 
cetero ibi habitabit fine parabola Confuium PJacentinorum fi eum non red- 
diderit. His quos filii Guilielmi Rangonis (z) exceptis ne de his reddendis 

Par- 



fi) Il Marchete Mal?fp:na nominato 
in addietro era (tato fatto prigione nel- 
la guerra , di cui qui fi tratta , dal Mar- 
chete Delfino Pallavicino , il qual per- 
ciò cgr quefto trattato è obbligato a ren- 
dergli la libertà . Intorno a quefta guer- 
ra veggafi la Storia di Parma del Cn. P. 
Affò (T. II. p. 198. ec. ) 

(2) Quefta è la prima carta , in cui ci 
fi offre il cognome della nobiliffima fa- 
miglia Rangone ; ma in maniera intrai 
ciata ed ofeura , il cui fenfo però fem- 
bra effere, che i Parmigiani non fian te- 
nuti a rendere i figli di Guglielmo Ran- 
gone da effi fatti prigioni in guerra . 
Erano dunque i figli di Guglielmo Ran- 
gone alleati de' Piacentini , Anzi è cer- 
to, eh' effi aveano qualche ftabilimento 
nel Piacentino. Vedremo, che 1' anno 
1182. gii uomini di Gìfalecchio nel Pia- 
centino giurarono fedeltà al Comi^n di 
Pk-cenza falva fidelitatc Rangonum in 
fui* j"(ì'tti'ts & rcElis henoribus , il che 
ci moitra , che i Rangoni aveano in Gi- 



falecchio qualche giurifdizione . Vedremo 
ancora , che l'anno 1185. Rangone de' 
Rangoni giurò fedeltà al Comune me- 
defimo di Piacenza. Ma è degna di ri- 
fleffione la claufola, ch'egli vi aggiu- 
gne : & hoc facramentum fecit de pode- 
re & prò podere quod habet in Plac. La 
qual restrizione del giuramento folo in 
ciò che appartiene al poder , eh' egli avea 
nella Città e nel territorio di Piacenza, 
fembra indicare, ch'ei non foffe Piacen- 
tino. Parmi dunque verifimile, che i 
Rangoni , i quali vegsonfi qui uniti co' 
Piacentini , fofler gli fteffi che i Rango- 
ni Modenefi. Di fatto viveva a que' 
tempi Guglielmo figlio del primo Ghe- 
rardo, che falla fine del fecolo XI traf- 
ponù la famiglia dall' Allemagna in Ita- 
lia Quefta è l'opinione del Muratori 
( Ant. hai T. III. col. 777. ) il quale 
accenna, che nella Vita di S. Mainv.erco 
Vefcovo di Paderbona pubblicata dal Leib- 
nizio Script. Brunfv. T I. p< <39. ) fi 
nomina un Cartello Rangun . Ecco le 



Parmcnres tenranrur . Hec omnia obfcrvabunt Parmenfes oirm.es a quindecim 
annis uique ad lexaginta fine fbude bona fide cum jurtjuramlo , nifi quan- 
tum remanferit per parabolani Confulum PJacentinorum ialva fìdelitate Im- 
peratons, ita ut fi Imperator eos ad oflenfionts PJacenrinorum lecum ducere 
voluerit s eis ire liccat , .& eo de Longobardia recedente, ut fupra fcripturn 
eft , teneantur, & lalva fidelitate fuorum dominorum , unde benefìtium ha- 
Tonu HI. D bent, 



parole di quello Scrittore : Vir quidem 
de R.4ngun mnvnt Alvericus duo preedia 
in Uffian & Rirtvardeffutn proprietario ju- 
re pjfedit. Non è dunque inverifimile , 
che da que ! Gaftello veniffe la detta fa- 
miglia; il eh? anche comprovafi dal ve- 
dere, che in una cana dell'anno 1179., 
il fecondo Gherardo nipote del primo è 
detro Rangune . Certo i nomi di Ghe- 
rardo e di Gug ielrno .frequenti ne' pri- 
mi perfonaggi di quella famiglia ci indi- 
cano origine Tedefca . E forfè quel pri- 
mo Gherardo Rangone è quegli, di cui 
parla Donizone nella Vita della Con- 
tesa Matilde, ove narra , eh' .ei fu fat- 
to prigione l'anno ic.92. dall' Imp. Ar- 
rigo con gran òifpiacere della Conteffa 
{Script. Rer. JtaL T. V. f. 372.) 

At mins Alfredi jtpitur dì/crimine parvo , 
hi quo .Gcrardus facundus figìììfer a'.ius 
Incidit in vinclis prafati Regis iniqui j 
Ex.cujns vinclis doluit/atis tpfjtMathtldis, 

Gherardo ebbe un figlio detto Gugliel- 
mo , che da Innocenzo IL fu inve'titp 
della Rocca di Chiagnano nel Modenefe. 
11 Breve dell' inveftitura accenna/i in un 
antico Regiftro delle carte, che nel i?6ó. 
conferv.'vanfi nell'Archivio di quella illu- 
flre famiglia,. ed egli è" detto Guglielmi- 
no figlio di Gherardo Rangone . Non fe- 
gnafi 1' anno del Breve , ma il Pontifì- 
cato di Innocenzo li. fu tra '1 n$p. 
e '1 1 143. Di q.iefto fteffo Guglielmo fi- 
glio del primo Gherardo fi fa menzione 
nel teftamento del fecondo Iacopino mì- 
glio del fecondo Gherardo fatto nel rnj.; 
in cui egli è detto : D. Jacopinus fil. q&. 
Nob. viri D. Girardi qu, D Guilliel- 
mi filii qu. Nob. & potentis & genera- 
fus rmllhc D. Gerardi de Rangonibus . 
Quefto primo Guglielmo adunque è pro- 
babilmente quegli , che è nominato in 



quefto documento, e che avea fatti ac- 
quisii nel Piacentino . E quel Rango- 
ne de' Rangoni nominato nella carta del 
1185. è probabilmente figlio di quefto 
Guglielmo e fratello del fecondo Ghe- 
rardo, che fu poi Legato Imperiale; e 
.forfè figlio di quefto Rangone è quel 
Rangoncino, che vedrem nominato in una 
carta dell'anno 1173. Il fogg,orno da 
Guglielmo e da' fuoi figli fatto nel Pia- 
centino introduce ivi quel nome, come 
nome proprio ; perciocché tra' Confoii di 
Piacenza veggiam nominati jceil' anno 
) 1,60. Rangonus de Campimaldo , e ?r;!i 
anni 1192, e 1200. Rangonus de Catto 
{Scyip.Rcr.lt. T.XVt col. 612. 614. Ó15.) 
Io ho efpofta finora l'origine della £i- 
miglia Rangone, feguendo l'opinirne co- 
mune, e che di, fatto è .affai yerifiniflfc, 
eh' effa venga dall' Allemagna . Ma for- 
fè, fi può ancora aggiugnere qualche nuo- 
vo lume. Abbiam veduto, che AI véri- 
co deRangun viveva a' tempi di S. Maip- 
verco Velcovo di Paderbona , che tenne 
quella Sede dall'anno ioc^. al 1026. Or 
a, una carta della Chiefa di Saintes deli* 
anno 1047. veggiamo intervenire com* 
teftimonio un Aimerico de Rancon , leg- 
gendoti a pie di effa ; Signum Atmeàci 
de Rancon ( Gallia Chrifl. T. Ih App. 
P' 10 47- ) .Quefto Aimerico de Rancori 
non potrebbe egli, effer fo fteffo che queli' 
Alverico de Rangun nominato poc' an- 
zi ? Troppo picciole fono le divertirà de' 
due nomi e cognomi per dovergli crede- 
re personaggi diverfi Non è dunque tei 
tutto improbabile , che Aimer'co circa :I 
1040. paftaffe dall' Alemsgna in Francia, 
e. che deffe l'origine e quindi il fuo n^- 
me al Borgo di Rancon nella Diocefi e 
nell'elezion di Limoges , che tuttora fu f- 
fifte ( V, Encydoped. MeU.hd. Gecgraph, 
Mod. ) Poco appreffo , cioè nel ^075. 
Geraldsts de Rahcono fondò un Mona- 



io 

bent, e falvo facramento Reqinorum & Mutinenfium , Ira ut fi spetialem , & 
non fraudulentem gufrrsm Piacentini cum Rcginis, & Mutinenfibus habue- 
rint, Jiceat Parrm-nijbus Mutincnf.-s & Regiries adjuvare, & h:s re/erfìs ab 
olfenfione Placentinorum Parmenks ialv< s facicnt Placentinos, ut fupra l'eri- 
prum eft ; oc kmper Parmcnhbus iiceat hujulmodi Reginos & Motinenfe* 
adjuvare . 

cccxcnr. 

An. 1149. 
Liberio Vefc. di Reggio decide , che la Cbiefa di S. Pietro de Lc6l De- 
nano non debb' ejjere foggetta alla Pieve di Su-^ara , ma immediatamente a 
quella di Reggio . Ughell. T. IL p. aa8. Origtn. nelt *A,ch. della Cattedr. di 
Reggio . 



CCCXCIV. 



fiero in Marcillac nella (leda Diocefi di 
Limoges ( Gali C bri fi. I e. p. io??. ) 
Egli è affai verifimile, che quefto Ge- 
raldo forte figliuol di Aimerico , e padre 
forfè di quell'Almerico de Ronconi , il 
quale aflegnò un fondo , che era Tuo feu- 
do , al Monaftero di Fontevraldo fuila 
fine dei fecolo fteffo o fui principio del 
feguenre ( Ib. p. i?ió. ) . Or perchè non 
poffiam noi credere , che quefio Geraldo 
de Ramon fia lo ftefìo che il primo Ghe- 
rardo Rangone, di cui fi è ragionato? E 
le quello Gherardo è quel medefimo , co- 
ree ho offeriate , che l'anno 1091. com- 
battendo nell' efercito della Con te (fa Ma- 
tilde fu fatto prigione, non potrebbe!» 
credere per avventura , che dopo 1' anno 
1075. ali'occafion delle nozze di Gar- 
fenda Principerà del Maine col March. 
Alberto Azzo Eftenfe , che circa quel 
tempo accaddero ( Murat. Ant. EJì. T.L 
p. 12.) ven'fle in Italia, e vi (tabiiiiTe 
la fua famiglia, kfeiando in Francia un 
de' fuoi figli, cioè quell'Almerico nomi- 
nato poc'anzi? E' vero, che il fmdz- 
tore di un Monaffero , qual en Geral- 
do o Gherardo in Francia , dovea ivi 
avere ampi fondi ; e fembra pere ò dif- 
ficile a credere, ch'egli abbandonale un 
paefe , ove avea ricchi ftabilimenri » Ma 
s'egli avea abbandonata 1' Allemaqna , 
ove pur poffedeva beni , per trafpcrtarlì in 



Francia, potè ancora abbandonare la Fran- 
cia per venirfene in Italia allettato dalla 
fperanza di forte ancor pih felice; e po- 
tè anche venirvi , fermo di tornarfene in 
Francia, e determinarli pofeia a fidar qui 
il foggiorno , e fire co' fratelli e confi- 
gli una convenzione pe' beni da lui ivi 
lafciati . Ed è certo, che un ramo di 
quelta famiglia mantenne!! in Francia, 
perciocché fotto l'anno 1157. trovali un 
GmrTredo de Rancon'to onorato col tiro- 
Io di Milite ( /. e p 1036 ) e fui 'a fine 
del ffccolo XU. una Lucilia de Racconta 
Domina Ifnavdx a nome ancora di Gual- 
tero , Aimerico e Roberto fuoi figli esen- 
tò dalle confuete gravezze nella fuddstta 
fua Terra il Monafiero detro Gratta i*. 
Maria firn de Corame preiTo la Rocel'a 
( Ih. p. 1309. ) e a quefìi tre fratelli me- 
defimi direne un fuo Breve nel 12*0. 
Onorio TU. in una caufa dei Re d' In- 
ghilterra dando loro il titolo di Nobili 
uomini ( Arch. fratte. Repijlr. Hon. IV. 
an. W & V. ». 146. ) e un altro pur 
■me direfle l'anno i2?r5. al Nobil uorro 
Gaìfrido de Rancon Xanton. Dioc. ( Ib, 
an. X. n. 57. ). Tutte quelle non fon 
pruove, ma fon congetture, che rendo- 
no non del tutto improbabile, che que-'.U 
illulre famiglia dall' Allemagna paff.'.fle 
prima in Francia , e poi un ramo di el- 
la venifls a flabilirfi in Italia. 



*7 

CCCXCIV. 

II 50. 

IN nomine Sancì? & individu? Trinitatis. Anno ab Incarnatone milledrno 
CIn de menl'e Mai, Indizione in ttreia decima. Ecclefi? Sancì? Marie 
Madalen? lit? propc Civiratcm Kegii , ubi nunc Donnus Ubaldus venerabile 
prtsbitcr pr?elle videtur . Ego quidem in Dei nomine Egina quondam reli- 
tta uxor Comitis Ardoini (ij, qu? profeto fum ex nacione mea lege vivere 
Loagobardorum, offertrix donatnx pi?J)£t? Ecciefi? prefens prefentibus dixi. 
Quiiquis in lai. cì: s ac venerabilibus locis &c. Ideoque ego predi£la Egina 
dono, cedo, cribro in eadem Ecckfìa Sancì? Marie prò anirn? viri mei Ar- 
doini quondam defur.'éti & me? meórumque parentum mercede videlicet pe- 
ciam unam de urrà laborativa juris noftri que eft polita ad Stradellam , & 
eft. due bobulce cujus fines lunr a mane prenominate Ecclefìe , a meridie 
Stradelia , a fero Berni, de fubto Guizoli de Romedia , quam terram vir meus 
Ardoinus dederat prenominate Ecclefìe prò anima fila antequam premorere- 
tur. Prenominaram vero offeruonem, ut fupra legitur, cum omnibus acceffio- 
nibus & ingreffibus ejus ab hoc die in antea in eadem Ecclelìa Sancì? Ma- 
ri? ego Egina dono, cedo, offero , & per prefentem cartam offerfionis ibi- 
dem ad habendum confirmo ec. prò anim? viri mei Ardoini & me? mco« 
rumque parentum mercede. A cium Regii feliciter. 

Signum manus pedici? Egin? qu? hanc cartam offerfionis fieri rogavit 
ut supra legitur. 

Rogati Teftes interfuere Enricus de Grigliano , Albertus de Corrigia, 
Zuchella , Ugucio filiorum Roggerii, & filius Nordiliolus, Rainaldus Ai- 
marini . 

Ego Aimericus Notarius Sacri Palacii rogatus interfui & hanc cartam 
fcripii ac dedi. 

cccxcv. 

1151. 

I Parmigiani fi flringono in alleanza co Modenefi , e promettono di recar 
loro ajuto contro i loro nimic't con certe condizioni a loco Reni u'que ad Bur- 
gum Fiorenzole, & ab A:pibus ufqje ad flumen Padi ; e promettono innoltre 
di prejìare in favor de* Modenefi i loro ufficii preffo la Corte del Papa . *Ant. 
hai. T. IV. col. 53. Regtflro de Privilegi del Com. di Mod. 

cccxcvr. 

1151. 

BReve rerordationis ut kcìa fcrip^ura ifta hujus facìi veritas apertius vi- 
deatur. Videlicet qualiter in prefentia Udcbrandi de Nafpido & Johanni 
de S:smundo da canaglora Oc archipresbiteri ribaldi de Salto 6c donni Jcmi- 
niani priori monalterii Sancii Petri de Mutina & donni rolandi monaci ejuf- 
dem monalterii. Venit presbiter rainerius de corneto iuravit fidelitatem mo« 
nalìerio Sai cìi petn fi*um ìulta civitatem mutine atque omnibus fuis racio- 

O 2 ni- 



fi lo non fo, fé qaeft' Egina fìa avea foggettato Bianello al Comune ài 
quella medefima , che tre anni prima Reggio. 



28 

nìbus ubicumque eftant & donno placito abbati ejufdem monafterio Sancii 
Petri & omnibus luis catolicis fucceflbribus, ita quod deinceps non crit in fa- 
61o neque in confilio ut prtdiótus abb.s vel fuos fuccefforcs amittant vitum 
nec membrum vel fuum onorem, & fi perdiderint adiuvare recuperare per bo 
nam fidem , & illut ius live racio quod prediclus abbas habet in ccclefia de 
corneto vel in ejus curte non erit in fatto ncque in concilio ut perdat , fed 
fernper per bonam fìclem adjuvare retinere j-llam credentiam quam libi creui- 
derint per le vel per nuntium ftudiofe ad demmtatem non debtt pàtefacer? , & 
fimiiiter iurat fé obfervaturum illam convenientiam quam aibertus & guido 
& ildi'brandus comuniter fecerint de ecclefia fa nòli martini de corneto cum 
fuprad ciò abbati . Hec omnia presbifer Kainerius debet obfervare per bonam 
fidem fub diftriélo libramenti, efeepto contra fidelitatem nonantulano abbati 
& cuntra fuam racionem. Igitur prediclus abbas monafterio fancli petri cum 
confilio iupradiclorum & in eorum prefentia invefeivit presbiterum rainenum 
ut efftt cuftos &. reclor atque defenfor tofius rei quam ipfc habet in curte 
corneti cuntis diebus vite fue fi bene eam rem fine fraude cuftodierit . 
Aclum in canonica Sancii Martini de corneto libenter . prediclus abbas Se 
presbiter rainerius qui oc breve fieri rogaverunt. Anni domini funt modo 
mille centum quinquaginta unum menfis aprilis . Hec notat & sxribit ilcie- 
brandus notarius veriflime dicit. 

cccxcvrr. 

An. IÌ5?. 

Jtlberìo refe, di Reggio dona al Monaflero dì Canora alcuni beni in 
Canora- e in S arcano . *Ant. hai. T. V. col. 2,07. D'ali' *drclr. Segr. Efì. 

GGCXCVIIL 

An. 1153. 
Mosè tdrcivefeovo dì Ravenna conferma a Guido arciprete di Campi- 
gliola i po{fedimen?t della fua Cbiefa-j e ordina, che ad e(fa fia fogqetta la 
Cappella^ di S. Venanzio de Bufiana , e gli conferma pure alcuni dtrittt 
riguardo alle decime e à Te/iantintP ii Capellà de Talafa , Fr^xinetulo, 
Cervàritia, Nafeta , Cula^na, Valvifneria, Volbona . Petrapauli , & Cereto . 
Taccoli T. II. p. 434. Dalle Carte prejjj il fu D. B'artolo:nm;o Camellìni . 

eccxcix. 

Ab. 1153. 
vtfnaflafio IV. conferma al Monafiertr di S. Gene/io di Erefcello i fuoi an- 
tichi poffed -menti , che fi annoverato, e i fuoi antichi diptti . t/fat. hai. T.V. 
sol. 102. 1. Copia autentica nell *Arcb. Segr. Ejìenfe , 

ecce. 

ANno Domini mi'lefimo centrfìmo q'iinquagefimo quanto menfe Februa- 
rii breve recordationis ad mr-moriam fubendam & retinendam prò mo« 
dernis & futuns temporibus, qttaliter bonefacius de rendivacca de gorzano 
dedit & conciffit Ecclefie Sa^éiì Marie in raftiliolo videlicet totam iuam 
racionem terre quas habet per feudum ex parte Sarèli geminiani in curte 
d^liolo infra has, confìnes ; ab uno latere a mane ficuti curebat flurnen anti- 
qui- 



quitus, a meridie ftrada Claudia , a fero ficuti runrir alium fin meri , de fubto 
claufura optzonis . hoc totum dedit bcnefacius prea:£t<: Ecdetìe per quatuor 
libras denanorum Luc*nlìum ec. 

Ego Ugo Sacri PaJacii Norarius rogafus fcripfi. 

Aftum ad Ecclefiam Sancii Mktaelis de Liviciano in die GarneJevarii 
feliciter . 

CCCCL 

I! S4» 

IN nomine Sacche Si individue Trinitatis anno ab incarnacione ejus mil- 
lefimo C. quinqua^efimo quarto nono die extunte menfe rnar'ii indizio- 
ne fecunda conceflìt & dedit donnus Amizo dei grafia plebJs Sarchi Lauren- 
cii de curtenova archipresbiter infìmul cum f -a tri bus- fuis Ser Martino vide- 
licet FVedulfo diacono & gibertino atque pipino clericis ad Anfelmirum qui 
Muzaico dicituV filium dontxane de eodem loco curtenova, videlicet inte- 
grarli illam teoutam que o'im d'vtempta fuit per Gulie.mum' nata in confini- 
bus curtis nove ec. tèe exinde dare ac perfo'vere debeat prerìiclus Anfdmi- 
nus per fé vel per fuos heredes aut per iuum miffum omni anno in ftfto 
Sancii Michaelis aut infra o£tavam fiétum denarios Jucen. quatuordecim bo- 
nos & expendibiles prenominato Archi prtsbitero fuifque fucceffonbus aut fuo 
mi fio ec. 

A6lum in prediéìa Canonica feliciterà 

Ego Amizo Arehiprtsbiter ss» 

Ego Ser martious ss. 

Ego Fredulfus diaconus ss. 

Ego Gibertus Subdiaconus ss. 

Ego Pipi Cltricus ss. 

Rogati teftes interfuerunt Raimundus & Guilielmus frames de Baìfió,- 
Raimundinus filius domini Ugonis de Baife, Albertinus & Raimundinus & 
U^olinus filli aomini Raimundi, Rainerius de Rumaldo de Curt. nova , Teuzo 
de Sanóto Michaele, Malaguancia de Coftrignano & alii plures boni homi* 
nes . 

Ego Aimericus Norarius facn Palaci* rogatus interfut & nane oartulam 
scripfi compievi ac dedi» 

CCCCIL 

Convenzione delf *db. Guido dì S. ProfpeVo fé bem donati già al juo 
Monàftero in Guattitolo { Caftrum Gualterii ) da' Conti Bofone e Uberto, e dal- 
la Contesa Berta . ^Int. hai. T. V col. 6lj. *4ffarofì TV L p. 416. Copia 
del XIIL fesofo nel? <*4ycb,- dello fteffa Mvn„- 

CCCCIIL 

A. . ■ . Ir S?° 

Nno Domini mil]efmo centeHmó quinquapefimó V. menfe Junii Indi- 
éHore III. Ego Albertus fiìius quondam Guiza-di de nordillio de Li- 
vizano prò amore & timore dei & prò remedio anime mar.zini fratiis mef ? - 
& matris noftri , & aliorum nrfirorum parentum , ac Pro dtrrriteendrs 1 pecca- 
ta q«e fecimus, ecclefe san£e Eufemie de Civitate Mutine dono & trado 

fé» 



30 

fcu offcro unam peciam terre laboratoria ex meo proprio jure pofita in $o« 
legnano , hoc quod mjhi in ipfa pecia pertinet , que fuit de tenuta guiz,oli 
& oliverii ; & eft per menfuram juflam a racione faéìa a pertica legitima de 
pedibus Xl[. menfurara ec. 

Ego Ugo Notarius facri palacii rogatus bona fide fcripfi . 

A cium in Urbe Mutina in Canonica Sancie Eufemie. 

cccciy. 

IN nomine Sancìe & individue Trinitatis anno ab incarnacione domini 
noftri Jhtfu Chrifti mill. C. LV. de mede iuni indicione tercia . Mora- 
fterio. Sancii Profperi Confefforis Chrifti (iti iuburbio Regio, ubi nunc don- 
nus Guido dei grafia Abbas preeffe videtur. Ego quidtm in dei nomine 
Ubertus presbiter qui fuit Canonicus Canonice Sancii Profperi de Caltello 
qui profeffus fum ex nacione mea iege vivere Romana offertor & donator 
ipfius Monafterii prefens presentibus dixi. Quilqms in fanciis ec. Ideoque 
ego qui fupra Ubertus presbiter dono Se offero a prefenti die ineodem Mo- 
naftetio Sancii Profperi ad jure Se proprietario nomine ibidem ad habendum 
confirrm hoc funt VII. bobulcis de terra laboratoria in Guinzolo Se ex hac 
parte Rodani & alia parte Rodani in quinque locis politis juris mei quas 
acquifivit ex parte Uberti de Muntalto Se athelettna hlia quondam Rache- 
lis conjux fua per cartam vendicionis juxta fines & menfure ficut in carta 
yenditionis legitur. Ut ab hac die in ante ec. 

Aèium in fupraferipto M jnafterio feliciter. 

Ego Ingo Notarios Palatinus rogatus interfui & fcripfi . 

ccccy. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifti. M. C. L. V. VIT. Kal. Aug. In- 
dizione III. Breve recordetioms , qualiter demnus Ildebrandus dei grafia 
far.cie romane Ecdefie cardinalis diaconus & Ecclefie Sancii geminiani de 
mutina rteior Se procurator in prefentia canonicorum beati gemioiani scilicet 
ubaldi prepofiti, Se prepolìtini, tolomei , presbiteri albmi , .& magiftri ar- 
manni, Se aliorum honorum hominum, nomina quorum infenus leguntur , 
inveftivit girardum diaconum Se fagreftanum fagreftie farcii geminiani de to- 
ta decima unius pecie de terra, que jacet in purcile, quam achilts Se artu* 
fms acquifiverur.t per Jibellum ex parte alberti filii aigonis, Se tft iuris bea- 
ti gemn>ani. Ita tamen ut predicai achilles Se artufius Se eorum hereds ex- 
inde perfolvant fupraferipram decim-m fupraferipto girardo fagreflaco Se ejus 
fuccefloribus in fagreftia manentibus aut eorum mifio, fìcutì u'que rune lu- 
pr.-fcripto domno Ildebrando diacono cardinali reddebant ; & ipfe girardus 
& ejus (ucceffores debent illuminare Ecclefiam beati geminiani eie predica 
decima, Se facere quicquid eis fuerit opportunum, quod tam^o ad utiiitatem 
fagreftie &. Ecclsfie pertineat . Aói'im eft hoc in Ovitate mutina feliciter. 
Unde duo brevìa uno tenore fenpta funt. 

*ì* Ego Ildebrandus fancie Romane Ecclefie diaconus Cardinalis fub- 
fcripfi . 

Interfuerunt Rodulfus Judex de Nonantula, predicius Achilles, M~2rti- 

nus 



\ 



3« 

nus M fsan'us, Rainerius de balucula, Rainfredus Roba, 8t Rodu'fus fotbi- 
torc rosari t Ihs. 

ti» E K o H nri'us morìnenfs Ecclrfie epif.opus manu mea fubfcripfì. 

E^o Gandultus Notanus tacri palacii juflu domni llucbundi diaconi Car- 
dinal quod fupra legitur kripfi. 

CCCCVL 

1155- 

Int'pjlìturd di alcune terre preffo Modena accordata da Ildebrando Carli- 
naie v4>nminiJìratore della Cbieja di Modena a Ranieri avvocato da Ball** 
gola. Aòìurrt in Civitate Mutine. S avidi ^4nn. Boi. T. I. P. II. p. 2.30. 

CCCCVIL 

IN nomine Domini noftri Jefu Chhrifri . Anno ejufdem MCLVF. duode- 
cima die intrante mente Maitii Indizione 1 Eli. Breve recordatjonis qua- 
]i ter Capitanei de Baifio jurant unutqu tque prò fé faivare & adjuvare homi- 
nes omncs Mutine, & eorum bona ubicumque potuerint fine fraude. Et om- 
nes jurant effe Cìves Murine, & defendere Civitatem infra confines ab cra- 
ni homine falvis facramentis illorum , qui juraveiunt Duci Gueifcni, & fai- 
vis facramentis illorum, qui juraverunt Regienfibus, contra quc s non debent 
adjuvare Mutinenfcs, lì fuerint extra confints Mutine. Cereri vero, prò ut 
fupra diétum eft, jurant contra omnes homires adjuvare Mutinenfts , fìtut 
fupra diéìum eft, & omnes jurant, falvis eorum Domini?, quos h;bcnt, vel 
quos fine fraude adquirere debent. Et jurant habirareCivitat-m Mutine men- 
fem unum in tempore pacis, & ducs menfts in tempore guerre, ni(i reman- 
ferit per parabolam vel verbo Reétoris vel Rtétorum Mutine. Et jurant 
adjuvare de guerra ufque ad finem fine fraude. Et jurant facere cartuìam pro- 
prietatis de Podio Coltregnani Communo Mutine, & in feudum a Ccmmu- 
no accipere . Et jurant facere dare Boatiam omnibus eorum hominibus, quos 
habent in Mutinenfe Eoifcopatu nuntio R*cV>ris vel R<.£fcorum Mutine fe- 
cunduiri voiuntatem Rettoria vel Retto rum Civitatis VI. denarios Lucenfes 
de unoqucque pari boum , exceptis antiquis Caftellar.is Coftrtgnani , qui co- 
tidie erunt habitaturi in predi£to Gaftro, poftquam reedificatum erit, & eo- 
rum fervis & gaftaldionibus line fraude. Infuper jurant lalvare personas & 
eorum bona hominibus Mutine in Caftro Coltregnani contra omnes homints* 
& dare Reótori vel RtóV>ribus Mutine ad ofìendendum omnibus inimicis 
Mutare, tive lecundum eorum voiuntatem, fafva fidelitate Imperatoris in 
predicto Caitroj tam ex parte Baefanorum , quam ex parte Mutinenfium. 
Et omnes jurant jurare unoquoque anno deinceps fequi Reótorem vel Kecìo- 
res Mutine, fi ab eis requ'fifum fuerit, & facere jurare hominibus eorum 
omnibus quos habent in Mutinente Epifcopatu in unoqucque anno deinceps 
fi rtquilitum tuerit fequere R<£iorfm vel Rtétores Mutine. Et fi prò ilio 
regocio in s'iqùo tempore guerram Mutirentìbus apparuerit, iurant Baelani 
factre eam ulaué ad finem line fraude. GuilieJmus vero de Bai l'io tXceptat 
Bodoniani, fi fuerit extra confints Mutine, jurant homines Mutine faivare & 
sdjuvare perfonas Baeianorum ^ & eorum bona, ubicumque potuerint fine 
f inde i (al vis eorum Dominis, ques habent, vel (ine fraude acquirere de- 
bent. Eì fi Banani fccerint querimoniam de Gomolenfibus de proprietate vel 

de 



V- 

de feudo, & ipfi nolueriut facere jultitiam, vel bonum irfum , ve) conve- 
ricntiam partibus ambabus placitando coram Rettore vel Recìoribus Mutine, 
jurant faccre eis guerram, & adjuvare de guerra uique ad finem, doncc erunt 
quieti de predica querimonia, adjuvare debent iacere Caftrum Goftre^.ani , 
fi requifitum fuerit , & dare eis in ftudum . Eì in unoquoque anno debent 
jurare Reóìor vel Re&ores Mutine hoc Baefanis tìrmum tenere, donec de 
guerra quieti erunt, nifi prò eis totem , -& ad;uvare defendere Catti um Co- 
firegnam ab cmni homine. Et fi prò ìfto negocio eis guerram in aiiquo 
tempore apparuevit, Mutinentts debent eam facere ufque ad finem. Inluper 
f» Reólor vel Reòìores Mutine cum concordia Reóìorum Eregnantnfium oc 
Baelanorum aliquid addere vel diminuere de Brevibus ilìis voiuerint , habtant 
licentiam faciendi fine fraude. Unde duo Brevia uno tenore fcripta funt (l/« 
Ego Gandulphus Sacri Palatii Notariui fcripfì. 

CCCCVIM. 

Àn. nsd. 

IN nomine Domini noftri Jefu Chrifti . Anno ejufdem MCLVI. XI'. die in- 
fralite menfe Martii, Indizione IV. Breve recordationis , quaJiter Capitane! 
de Fregnano , videìicet omnes ilii qui appellantur Corvuli, jurant unulquif- 
que prò fé salvare &. adjuvare -hoir.ints Mutine, & eorum bona, ubicunv 
que potuerint (ine fraude. Et jurant omnes effe Cives Mutine, & defende- 
re Civitatem infra confìnes ab omni homine, exceptss tamen illis, qui ju- 
raverunt fìdelitatem Duci Guelfoni , fi venerit in Longobardiarn , & hdbtbit 
dominiurn poffefiìonis Comitiffe Matildis, quo donrnio amiffo, contra cm- 
nes homines poffea; & exceptis illis, qui funt Ci.ves Bononie , qui non de- 
bent adjuvare Mutinenfes a Bononienfibus , fi erunt extra predicìosfìnes Mu- 
tine. Que nomina funt Henricus, & Raffacane, & Rainaidinus & Radaldus 
cum fuis filiis. Omnes vero alii jurant Mutine conrra homines S. {fi:) ta- 
men omnes jurant falvis eorum Dominis, quos habent vel fine fraude acqui- 
fere debent , & eorum Vaffallis , quibus non debent facere guerram cum Mu- 
tina . Et fi Mutinenfes ad eorum doraos eos inquietaverint, non teneantur, 
quominus eis fuffragium parare non poffìnt. Et jurant habitare Civitatem 
Mutine abfque uxonbus unum menfem in unoquoque anno tempore pacis^ 
& duos in tempore belli, nifi verbo Rettoria vef Recìorum Mutine reman» 
serit . Ds guerra vero adjuvare jurant ufque ad finem fine fraude . Et infu- 
per jurant jurare in unoquoque anno omnes fequi Reó^orem vel Reéìores Mu- 
tine li ab eis requixitum fuerit. Et jurant facere jurare omnes eorum homi- 
nes fine fraude ad voluntate^rn Reclorum vel Reéìoris Mutine, vel ad volun* 
tatem certi nuncii predicai Re6toris vel predióWurn Re&orum in unoquo- 
que anno deinceps . Et jurant ftradam Mutinenfibus per totam eorum terram 
fine fraude ad voiuntatem Rcéloris vel Recìorum Mutine , & jurant facere 
dare boatiam denarios (ex Lucenfes ex unoquoque pario boum omnibus eo- 
rum hominibus, exceptis illis Cafteilanis fifie "fraude qui itmper cotidiano 

ufu 



(t) Quello e il feguenre fono i primi altri fono comunemente ad effo confor- 

tramti di alleanza, o piuctolto di fu?- mi, e perdo ommettendo i già pubbìi- 

gezione , farti dalle Comunità e da'Ca- cari , ne produrlo foie* alcuni più ince- 

pitani del territorio con quella Città; e reHanti* 
perciò ho voluto qui ripubblicarli. Gli 



33 

usu fubitant per Cartella, & exceptis eorum fervis & gaftaldionibus (ine 
fraude, in unoquoque anno lic debent dare boatiam, ut fupra dicìum eft, 
omncs eorum hominis. Et jurant facere cartuiam proprictatis de CaJìro Sa- 
li Martii & de Curte & de Caltro Galliadi & Curte, Communo Mutine, 
excepta parte Scaculmi &. Falcuiini, quum fi acquifierint fimiliter dare de- 
bent per cartam RtcWi vel Reftonbus Mutine, qui prò Communo acci- 
piant. Et li Communum Mutine aliqucd in predicl's Curtis acquifierit , eÌ6 
in fuidum dare debct. Prediófa vero Caftra debent dar;: Rf elori vel Reclo- 
ribus Murine ad offendendum omnibus eorum inimicis contra omncs homi- 
res ad voluntatem Recloris vel Reólorum Mutine, ad hoc ut eorum culpa 
Calìra non amittant. Et jurant salvare & adjuvare perlònas & eorum bona 
omnibus homimbus Mutine in prediéta Caftra contra omnes homincs . Et fi 
prò ifto negocio Mutinenfibus guerram in aliquo tempore apparuerit, Fre- 
gnanenles jurant facere cam fine fraude ufque ad fìnem. 

Jurant Mutinenfes ialvare & adjuvare perfonas & eorum bona Fregna» 
nenfibus ubicumque potuerint fine fraude, salvis eorum Dominis , quos ha- 
bent, vel quos line fraude aquirere debent, vel aquilituri erunt. Et fi Frc- 
gnanenses fecerint querimoniam de Gomolenfibus de Feudo veJ de proprie* 
tate, & ipfi facere noluerint juftitiam, vel bonum ufum , vel conveniemiam 
partibus ambabus placitam coram Reclore vel Reótonbus Mutine, tunc Mu- 
tinenfes debent facere guerram , & adjuvare eos ufque ad fìnem donec predi- 
èli Fregnanenfes erunt quieti de predicla querimonia fine fraude. Et Gallia- 
dum & Curtcm , & Safum Marcium & Curtem dare debent eis in feu- 
dum , & adjuvare defendere oc retinere ab omni homine fine fraude. Et 
guerram Gualandorum debent facere, & adjuvare eos ufque ad fìnem. Et 
polìqu m quieti erunt de prediéta guerra, fi de predi&a Caftra aliam eis ap- 
paruerit guerram in aliquo tempore ufque ad fìnem fimiliter eos adjuvare 
debent line fraude. Et denarii illi, quos Mutinenfes habuerint de predi&a 
Fregnanenfium boatia ufque ad annos fex, debent /«tfare in terrarn juxta Mu« 
tinam, & de eorum propnis nummis tot quot erunt illi de boacia, cum il- 
lis nummis de boacia in terram dare, & debent eos nummos deponere apud 
Abbattm Sancii Petri. Quam terram non debent vendere nec pignori alicuì 
dare fine voluntate Recloris vel Reclorum Mutine. Et fi Fregnanenfibus prò 
ifto negocio in aliquo tempore guerram apparuerit, Mutinenscs jurant face- 
re eam ulque ad fìnem . Infuper etiam li Reclor vel ReóWes Mutine con- 
cordia Reéforum Fregnanenfium & Baefanorum aliquid addere vel minuere 
de Brevibus iftis voluerint, habeant licentiam fine fraude. Et in unoquoque 
anno debent jurare Reéìor vel Reélores Mutine, & hoc paclum Fregnanen- 
fibus firmare, donec de guerra quieti erunt, nifi prò eis fteterk . Unde duo 
brevia uno tenore confcripta funt. 

Ego Gandulfus Notarius Sacri Palatii fcn'pfi, 

CCCCIX. 

1156. 

ADrianns Epifcopus fervus fervorum Dei dilecìis fìliis Manfredo Abati 
Monafterii Canufini , quod fitum eft in Regina Parrochia, ejufque fra- 
tribus tam prefentibus quam futuris regulariter fubftituendis in perperuum. 
Pie poftulatio voluntatis effcélu debet profequenre compleri, quatenus devo- 
tionis finceritas laudabiliter enitefeat <k. utilitas poftuJata vires indubitanter 
Tom. III. E aflk- 



34 
afliimat. Ea propter dilefti in Domino filli veftxis juftis petitìonibus clc- 
menter annuimus, & Beati ApolJonii Monafterium ad exemplar prcdeccflb- 
rum noftrorum felicis memoriae PP. Honorii, & Innoccntii, in quo divino 
mancipati eftis obfequio, fub Beati Petri & noftra prote&ione lufcipimus, 
& prefentis fcripti privilegio communimus, ftatucntes, ut quafcumque poficf- 
lìones , quecumque^ bona idem Monafterium in prefentiarum jufte , & Cano- 
uice poflidet, aut in futurum concezione Pontihcum , largitione Krgum , vel 
Principimi, ablatione fideliura , leu aliis juftis mòdis, Deo propitio poterit 
adipifci, firma vobis, vefhilque fucce (Tori bus , & illibata permaneant . In qui- 
bus ha:c propriis duximus exprimenda vocabulis . Medietatem ipfius Caftrt 
Canufini cum Capella Sancii Martini, & ca»teris pertinentiis luis; Caftelium 
Sarzanum cum Capella, & Curte ipfius; Caltrum Filirae cum Curte, & dua- 
bus Capellis, Caftrum novum cum Capella, & Curte. Monafterium Sanati 
Michaelis cum pertinentiis luis. Ecclefiam de Roarolo . Ecclefiam Sancii Abbun- 
di . Ecclefiam Sancii Johannis de Gurgo . Ecclefiam Sanéti Petri de Bagnolo . 
Ecclefiam Sanclae Eufemiae de Cafula . Capellam San£h Georgii de Fano. Ec- 
clefiam Sanéìsc Eufemiae de Piazola; Manlum quoque de Fano, quem reco- 
iendae memoria: Henricus Imperator Ecclefiae veftrae pietatis intuitu nofeitur 
tradidiffe . Decimas etiam de Donnicatis, qua? fuerunt bonae recordationis 
Marchionis Bonifacii , aut de propriis Donnicatis ejuidem Monafterii in Cur- 
ts Canoffe, Paterni, Bibianelli, Caviliani, Cargnoni , Pantani, & de Don- 
meato Gnafiani, Sarzani, Cavelli novi, Filinae, falvis rationibus Piebium, & 
Decimam de Foretto Curias Canoffe , ficut eas Decimas Venerabile Frater 
Nofter Aiberus Reginus Epifcopus praefato Monafterio canonice conceffifie 
dinofeitur, Se fcripti fui pagina roborafle. Decernimus ergo, ut nulli omni- 
no hominum liceat praediclum Monafterium temere perturbare, aut ejus pof- 
iefTiones auferre, vel ablatas retinere, minuere, fea aliquibus moleftiis fati- 
gare y fed omnia integra conferventur eorum, prò quorum gubcrnatione & 
fuftentatione concefTa funt > ufibus omnimodis profutura. Salva in omnibus 
Apoftoiicae Sedis auólontate, & Diocefanorum Epifcoporum in fupradi6lis 
Ecclefiis canonica juftitia. Ad inditium autem hujus a Sede Apoftolica per- 
cepte libertatis XX. fol. .... nobis, noftrifque fuccefforibus annis fingulis 
perfolvetis . Si qua igitur in pofterum Ecdefiaftica fecularifve Perfona hanc 
noftra conftitutionis paginam feiens contra eam temere venire temptaverit fe- 
cundo tertiove common ita , fi non reatum fuum digna fatisfa&ione correxe- 
rit, poteftatis honorifque fui dignitate careat, rearnque fé divino judirio 
exiftere de perpetrata iniquitate cognofeat , & a facratiflimo Corpore,ac San- 
guine Dei & Domini Redemptoris Noftri Jefu Chrifti aliena fiat, ateue in, 
extremo examine diftricìse ultioni fubjaciat. Cunólis autem eidem loco jura. 
fervantibus fìt pax Domini Noftri Jefu Chrifti quatenus & hic fru£ìum bc- 
nz aélionis percipiant, & apud diftricìum judictm praemia jeterrae pacis in>- 
•veniat . Amen . Àmen. Amen. 

+ì* Ego Adrianus Catholicae Ecclefia? Epifcopus SS^ 

+$<■ Ego Manfredus Presbiter Cardinalis Titulo Sancìa» Savina» SS. 

iì< Ego O&avianus Presbiter Cardinalis Titulo Sanótae Cecilia; SS. 

f>Jt Ego Guido Diaconus Cardinalis Sancìae Maria; in Porticu SS. 

>$< Ego Boradies Diaconus Cardinalis Sanéii Angeli SS. 

*§t- Ego Henricus Presbiter Cardinalis Titulo Sanclorunx Nerei Se Achil- 
lei SS» 

* Ego 



3S 

tft Ego Otto Dìnconus Cardinalis Sancii Georgi ad Velum Aureum SS. 
♦$♦ Ego Oddo Diaconus Cardinalis S.inòìi Nicolai ih Carcere Tullia- 

no SS- 

& Ego Albertus Diaconus Cardinalis Sancii Adriani SS. 

+$* Ego Ildeprandus Prcsbitcr Cardinalis Bafilica? XII. Apoftolorum SS. 

Datum Laterani per manum Rolandi San£Ue Romana; Ecclefia? Pnsbiteri 
Cardinalis & Cancellarli Idibus Maii [ndiclione V. Incamationis Domini- 
ci Anno M. C. L. VI. Pontificatus vero Domini Adriani PP. IV. Annoili. 

CCCCX. 

Il Comune di Modena , ejfendone Podeflà Gherardo Rangone , promette di 
vivere in buona pace co Bologne/i , e di non oppotfi loro^ quando vogliano muo- 
vere contro de* Nonantolani , e il Comune di Bologna promette a vicenda di 
non coftringere i Modenefi a prendere f armi contro de* medeftmi Nonantolani, 
Savioli %Ann. Boi. T. I. P» IL p. 245. 

CCCCXL 

11 5Ó. 

IN nomine Dei & Salvatoris noftri Ihefu Chrifti faclum eft breve iftud ad ho- 
norem Dei & Civitatis Mutine Anno Dominice Incamationis MC. LVL 
XII. Kalendas Novembris indizione quarta. Juraverunt fregnanenfeshomines 
videlicet corvolorum falvare & defendere omnes homines mutinenfes & ora 
nia eorum bona in omnibus locis, in quibus potuerint fequi preceptum & 
precepta que fecerit eis poteftas vel recìor aut reélores qui nane lunt & in 
antea in futuris temporibus venturi erunt. Juraverunt etiam renovare facra- 
mcntum in unoquoque anno quo fuerint appellati a reéìore vel ricloribus, 
vel ad fuis certis nuntiis fupradicle civitatis, & tenere treuguam & ftratam 
omnibus hominibus juxta preceptum poteftatis aut recloris leu rtclorum & 
perfolvere prediche Ci vitati boateriam fex nummos per paria boum exceptis 
ìllis caftellanis qui cotidiano ufu habitant in caftris per bonam fidem & non 
malo ingenio, exceptis militibus , gaftaldionibus, & eorum mafnadis . 

CCCCXII. 

An. 11 %6. 
vfnfelmo %Arcivefcovo di Ravenna conferma i privilegi da <Alberio Vefco- 
vo di Reggio conceduti alla Pieve di S. Maria di Puttanella e nomina le 
Cbiefe ad effa foggette , ctoè : Capellam Sancii Johannis de Gìpfo, Capellam 
Sancii Petri de Sedrio, Capellam Sancii Michaelis de Salvarano, Capellam 
Sancii Zenonis pofiram in Curte Montiscuruli , Capellam Sanale Marie de 
Motte Calvulo, Capellam Sar&i Venerii de Mozatella , Ecclefiam Sancii 
Martini de Vezano . Jlnt. Ital. T. VI. col. 441. 

CCCCXIII. 

An. 11 57. 

IN nomine Sarete & Individue Trinitatis anno ab incarnacione ejus mil- 
lefimo C. L. VII. mediante menfe Junii Indicione V. breve recordacionis 
ad memoriam habendam & refinendam prefencia regini epifeopi alberii & 
archipresbiterorum suorum , feilieet archipresbiteri de baife, archipresbiteri de 

E z cam- 



campiliola, archipresbiteri de bondeno, archipresbiteri de nove, archiprcsbi- 
teri fan£ìi vitalìs, archipresbiteri de pulianello & aliorum, 6c in prdencia bo« 
fiorum hominum quorum nomina hic iubtus leguntur, qualiter archipresbiter 
de bibiano nomine guidotus confilio fuorum fratrum conceffit in perperuum 
donno abbati rriarolenii Johanni nomine & in (uo monafterio de marola, vi- 
delicet ecclefiam fan£H iohannis de faxo forte cum omnibus rebus fuis mo- 
biiibus ad eam jure fpcóhntibus, hoc autem ordine ut facerdos a fratribus eie. 
cTus archipresbitero de bibiano reprefentetur , a quo curam animarum Òi. re- 
gimen iIJius populi parochie lupliciter accipiat eique in fpiritualibus quia in 
ÌUo territorio eft, reverenter obediat . Statutis quoque terminis ad pitbem 
prò capituJo vadat, & populum cum letaniis ad eandem plebem conducat, 
penitentialque publicas leu privatas prò beneplacito archipresbiteri fideiibus 
atribuat. Si quis defun£lus de territorio ejufdem plebis in jam diéìa ecclelia 
fepelliri contigerit, archipresbiter evocatus canfet ei miffam maiorem & ha- 
beat terciam partem oblacionis. Infuper in feftivitate sanóH iohannis ibi (it 
archipresbiter, ubi honorifice fufeeptus fine aliqua exr,cìione miffam maiorem 
cantet & popu'um fuum benigne commoneat: tres etiam aiberias (f.alber%e- 
rias) in anno ex debito ibi fimiliter habeat, per fingulos quoque annos III. 
foJdos lucenfes ficìum prediche plebi perfolvat. Quartana partem decimarum de 
omnibus lucris que per di&um monafterium in ipfius plebis territorio fecerit 
plebi fimiliter impendat, excepto quod habetur de illa proprietate quam ec- 
clesia habebat antequam monafterio concederetur , & eo tanto excepto de ter- 
ritorio fuper quo monaci de marola cum fuis habitant, & ecclefia lua fundata 
eft quantum archipresbiter de baife & archipresbiter de campiliola affignave- 
rint, de quo quarterium dare non debent. Hec omnia taliter inftituta perpetua 
/^abilitate duratura fuo figillo epifeopus predi&us fignari & inviolabiliter ob« 
fervari precepit. Quod fi aliquis ex parte plebis jam di&e a'iam fuperimpo- 
iìtam adverfus monafterium inferre temptaverit, ipfum nifi relìpuerit perpetua 
anathemate condempnavit. Sed & fi forte monafterium aliquid de his que ad 
honorem plebis refervanda preceptum eft per fraudem vel contumatiam ple- 
bi fubtrahere prefumpferit , . hujus conceflìonis inftitucio caffata & iirita prò 
nichilo habeatur . 

A cium regii in prefencia regini epifeopi & in capePa fua & in preferì- 
eia archipresbiterorum ut dicìum eft feliciter: rogati teftes interfuere guido- 
graffus , aginulfus de malataca , geruinus pegolotus , uguicionus fniorum rog- 
gerii , gibertinus engonis notarii filius , aribertus prandi . 

Ego aimericus notarius facri palacii rogatus interfui, & hanc cartanr 
precepto epifeopi & archipresbiterorum atque ambarum parcium fcripfi 6c 
compievi ac dedi:. 

GCCCXIV. 

il 57* 
xAhfelmo xA'rclvefcovo dì Ravenna conferma le donazioni dà fuoi prede?- 
cejforf fatte, alla Cbiefa, di Modena .. Origin. nel? %Arch^ Capìt. di Modena- 



ecccxv. 



37 

CCCCXV. 

... TI *7- 

IN" nomine domini. Breve recordationis prò prefentibus temporibus & fu- 
runs iecuritatis & firmitatis ad memoriam habcndam & retinendam , 
Qualiter in prefentia honorum hominum quorum nomina hic tubrus , vide- 
licct in preientia archi presbiteri bai fini & archi presbiteri de bondeno & gui- 
lieimi errori de cuviiiano advocatores uius placiti. Definita ed Jis & con- 
troversa que erat inter archipresbiterum campilionenfis ecclefie & Manfre- 
dinum Qericum de buxiana. Precep-to namque infralcripto Archipresbiter de 
Campiliola inveftivit Msnfredinum Clericum de ecclefia de buxiana tamquam 
de iua capelJa ut Manfredinus haberet poteftatem ponendi archipresbiterum 
in ecckfia & regendi eam , òV fi taJis fuerit facerdos qui ncn promilerit obe- 
dienciam fupralcripto archipresbitero promittatj & Manfredinus promifit obe- 
dientiam inpraferipto archipresbitero & debet obedire fìcutì alie fue capelle 
in his que dei funt, Jitem coque & controverfiam que erat inter campilio- 
nenlis & buxianenlem Ecclefiam populum de valle bona prò populo de bu- 
xiana tali modo diviferunt voluntatem utriufque partis , & omnem contro- 
verfiam aliar um capellarum quam buxianenfis ecclefia lolita ed habere & pof- 
fidere, videlicet fraxeneti, taiate, cervaridg, nafetf , Culanie , petrepauli , cere- 
ti, Valvifnerie, per medietatem dividant. Et perfolvere exinde debeat fin» 
gulis quibulcumque annis in nativitate domini vel infra ejus oótavam fi- 
cium cenlum honorum denariorum argenti Lueenfìum XII. per fé ipfe Man- 
fredinus vel per fuum miffum eidem fupralcripto archipresbitero aut fuo 
miflb . Anno ab incarnatione domini noftri Jhefu Chrifti millefiroo centefi- 
mo IVII. decimo die ante Kalendas o£tubris. Indizione V.. 

Aéium in Palatio Regino felici ter. 

Interfuerunt Monachus Archipresbiter de Melocio & presbiter veritate 
de Regio & presbiter Manfredus de Campiliola, Martinus filius bragultii Se 
Ugo prepofitus de Cartello Arani . 

Ego Frogerius Notarius Sacri Palatii pofl: traditum fcripfi & dedi. 

GCCCXVL. 

circa il 57. (1) 

BReve recordacionis & convfenìencie facle inter abatem de canulìa & ar- 
chipresbiterum de Campiliola, feilieet quod presbiter qui fuerit confecra» 
tus per abatem in ecclefiis deFilina promitat in manibus archipresbiteri ohe» 
dienciam de hirs fpiritualibus obfervandis, feilieet quod debet publicam peni- 
tenciam archipresbitero de campiliola nunciare & crifma ab eo accipere & 

cum letaniis . ad plebem 5 & cum iverit ad dandam penitenciam 

infirmo adnunciet ei fi velit vocare archipresbiterum ad penitenciam, & fi 
velit aliquid plebi relinquere & exortare eum ad hoc fàciendum . Item in 
hac convenienza conftitutum eft quod archipresbiter fi ibi fuerit mifiam ma» 
jorem cantet in obfequiis mortuorum eellebrandis nifi Abas ibi fuerit qui 

de- 



Ci) E' probabile, che circa il tempo la Chiefa di Bufana, foffe comporta an^ 
inedeGmo , in cui fu compofta la con- coTa queft* altra traila Pisve medefima e 
troTerfia tra la Pieve di Campigliela e. 1! Abate di Canofla,- 



3« 

debet cantare fi voluerit. Et cum archìpresbiter cantavcrìt mediefatem obli» 
cionum habeat. Similiter cum Archipresbiter ivcrit ad predicandum populum 
in quadragehma vcl feftivitate ianòti Mauricii honorifice ut archipresbiter 
recipiatur , dccimam de valle de latu in faurefto . . . promittimus & fintra 
facimus, cxcepto uno runco qucm habct in Tuo donnicato Quar- 
tati! autcm partemdecimarum in efaetis fimiliter relinquimus archiprcsbi ero. 
Similiter Archiprcsbitero re'inquimus integram decimam tam in rilina quam 
in aliis locis , & quartam parti m decimarum fue plebis ficut eccleha de Catn« 
piliola l'alita eft habere & tenere ut habeat & teneat fine mea, & meorura 
fucceflorum contradi&ione & moleftatione. 

CCCCXVII. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifli anno ab incarnatione ejufdem mil- 
lefimo centelimo quinquagefimo feptimo Indi&ione quinta die fecundo 
intrante menfe O&ubris , regnante Federico Romanorum imperatore . Ratio- 
nibus juris & equitatis congruere & convenire videtur, ut Ecclebarurn utili» 
tatibus ab Epifcopis, in quorum diocefi plebes funt conftitute, vigilanti Au- 
dio provideatur, & earum jura integre conferventur , & ubique illibata cu- 
ftodiantur, arque eorum defideria , qui in ecclefiarum edifìcarione laborant, 
ab eifdem epifcopis adjuventur. Ideoque ego Henricus divina dilpotitione 
Mutinenfis Ecclefie humilis Epifcopus veniens ad plebera Sancii Johannis de 
Renno prò pace & concordia facienda inter corvulos & gualandellos , videns 
hoc , quod anteceflòr meus beate memorie ribaldus de mutacione plebis de pa- 
lude confilio fuorum fratrum, & Archipresbiteri Johannis ejuldcrn plebis, nec 
non voluntate & Consilio dominorum ac vicinorum jufta & neceffaria rado- 
ne fecerat, fuum factum de mutacione plebis ratum habendo, & eam muta- 
cionem & ftabilitatem plebis in loco de renno in perpetuum , accepto confi- 
lio venerabilium fratrum noftrorum prepofiti ubaldi, & preveftini, alternan- 
ti, jacobi , nec non religioforum virorum guidonis prioris de reno, pnoris 
andree SanóH Apollenaris, prioris Jeronimi de gena, prioris Azi de Colum- 
bario , prioris jeminiani fanali petri de Mutina, & aliorum (àpientum, ro- 
gantibus & confencientibus dominis & vicinis ejufdem plebis, mutacicnem 
& ftabilitatem in loco renno in perpetuum confirmavi, & confirmando ei 
omnia jura & pofteflìones , quas ples de palude antiquitus habuit , integre 
refervavi, & fibi dari vel exiberi precipiendo mandavi. Omnes vero capei- 
las,decimas, & moriencium terciam partem reftamentorum , feu ad pias cau- 
fas reh&orum, ficut habuit antiqua ples vel habere debuit, in eandem ple- 
bem in predico loco edificatam, pofitam , atque firmatam hsbere fancimus. 
Sepulturas equidem moriencium omnes , videlicet Montifcuculi , Sancii Mi- 
chaelis atque Sarete Marie deinceps ibi concedimus & ftatuimus , nifi alibi 
fepeliri dtliberaverint vel difpofuerint. Decernimus ergo, ut fi quis eamdem 
plebem de loco renni mutare temptaverit, vel aliquid de fuo jure auferre 
prefumpferit , habeat omnipotentis Dei & beati Geminiani & noftram ma- 
ledicionem; obfervantibus vero que ftaruta funt fit pax domini nofiri Jhesu 
Chrifli, qui & hic bone operationis fru&um percipiant, & aput juftum iu- 
dicem premia eterne pacis inveniant. Amen. amen. 

+fc Ego Henricus dei gratia fan&e Mutinenfis Ecclefie umilis Epifcopus 
fubfcripfi . 

Ego 



39 

Ego U&aldus Mutinenfis Ecclefie di£us prepofitus manu mea fubfcripfi . 

Ego Prepolìtinus diaconus oc canonicus manu mea fublcripfi . 

Ego Altcmanr.us lubdiaconus manu mea fubfcripfi. 

Ego Ildtbraidus Dei grafia notarius rogafus a lupradi&o Epifcopo En- 
rico hoc inftrumentum plebis confirmacionem ficut fupra legitur faiberc 
fcripfi . 

ccccxvnr. 

IN nomine Domini millefimo CL. nono de menfe AugufH indicione VII. 
De lite & controverfia que erat inter abbatem guidonem monafterii San- 
cii profperi oc inter guidonem guarianum de pofelìone que fuit gerardi co- 
rani reginorum potefiatibus propolito de feib, alberto corigie & eleazaro, agi- 
tata &. coram iudice alberto bonizonis, fub quorum poteltate erant compro- 
milit ad hob-.diendum line omni tenore per convenientiam quicquid ipfi ds 
hoc dicere vellent , auditis eorum aliegationibus ;fic Jaudaverunt, quod me- 
dietas polelionis gerardi guido habeat & teneat per feudum a monafterio fibi 
& fuis heredibus tam malculinis quam femininis & fine Additate. Aliam 
mediefatem poklìoms gerardi Abbas habeat & teneat ita ut a monafterio ali- 
quo modo non alienetur, & fi aliquam convenientiam Abbas de hac medie- 
tate pofefionis gerardi facere debeat, prius cum guidone faciat, & hoc iurte- 
runt fieri & teneri fub pena X. librarum lue. & factum firmum permaneat. 

Aftum Regio in majori Ecclelìa in pretenda Alberti de Porta, Ubaldì 
palearii , Guidoni de lefo , Rodegerii fulchonis , Monariì Uguttionis , Ubai- 
di ,Advocatì , Rubei Michaelis, guariani & ahorum multorum. 

Ego bonus lenior Sacri palaci! notarius precepto .prt-di£tarum poteftatum 
fcripfi , 

GCCCXIX. 

An. li 5£» 

Diploma dì Federigo I. Imp. , con cui conferma al Monaflero di S. Pie» 
tro di Modena i fuoi antichi poffedimenti e privilegi. Datum apud novam 
Laudani Kal. Augufti . *Ant. hai. T. VI. col. 247. Da un. Cadice del? •Ar- 
chivio dello fieflo Mana/ì. 

ccccxx. 

.ii5?> 

IN ChrifH nomine anno ab Incarnatone Domini noftri Jhefu Chrifti mil- 
lefimo centellino quinquagefimo nono oétavo die exeunte menfe Q£ì:u- 
bris indizione feprima. Breve record tionis ad memoriam habendam & re- 
tinendam qua<iter concefìit domnus Henricus Dei grafia Venerabilis Moti- 
nenfis Epifcopus Alberto filio aygonis habitator in Givitate Motine in fé* 
fuifque heredibus ab eo defeendentibus amodo in antea. Ideft totam becha- 
riam defuper eo pacto eaque conventione, ut non noceat bechariis, & ut fa- 
ciat fupra nominatam bechariam voltam vel tafellum ut eft tafellum palacii 
domni Henrici Epifcopi (ij. Et fimiliter conceffìt domnus Henricus predici» 

Al- 

fi) Due Macelli erano in Modena, del Vescovo, l'altro il grande, che de- 
ano detto il picciolo , che era di ragione vea appartenere alla Comunità . Di quel- 



40 

Alberto ripam Ganalis , que efl jufta ftratam per mediam domum quam con- 
cefferunt ei Canonici , ita ut nullo modo noceat Canali nec militati domini 
Henrici Epifcopi. Et prenominatus Albertus & heredts tjus habeant lu- 
pradictim beccaiiam cum ripa Canalis ut lupra legitur, & faciant ex ea 
quicquid eis melius vilum fuerit. Si vendere aut donare voJucnnt , de fa« 
ciant ut Ecclefìa non amittat fuam rattonem , let fi vendere voluerint ipfe 
Albertus vel ejus heredes vendant domino Henrico Epifcopo vel luis fu.cef- 
foribus per vigiliti foldos mirms quam ulli alii . Et lì ipfe dominus H^nri- 
cus vel ejus lucceflòres noluertnt emere, ipfi vendant cui voluerint, ime 
omni ipfius domni Henrici Epilcopi & ejus luccefTorum contradicìionc , Cal- 
va tamen jufticia domni Henrici Epilcopi, & ejus fuccefforum. Ideft nomi- 
ne penlìomc denarios duos Lucenfes bonos & expendibiles, qualts prò tem- 
pore meliores cucurrerint datis vel confignatis denariis illis per prediélum 
albertum vel fuos heredes aut per illorum miffum fingulis annis de mente 
Martii predico domno Henrico Epifcopo fuifque fuccefforibus in Gvitate 
Motine: alia fuperimpofita ex hoc eis inde non fiat. Penam vero intcr fé po- 

fue- 



Io del Vefcovo molti documenti fi han- 
no nel Codice del Vefcovado più volte 
citato , e tra eflì la teftimonianra che 
rende un macellaio a' 16. di Febbrajo 
dell' anno 1289., il qual depGne con 
giuramento : quod becharia parva e/ì D. 
Epifcopi , que fic confinatur : a meridie 
/irata que e/i Inter dittam bechariam & 
Turrim de Domo 9 a mane Comune Mui. 
di fubtus /irata Claudia , & a fera /ira- 
ta que e/i intcr dittanti bechar'tam parvam 
&' btrhtùam magnani, qui tenet capud 
in Ecclefiam majorem. Di fatto fon fre- 
quenriffimi gii atti nell' Archivio Ca- 
pitolare , con cui il Vefcovo dà in af- 
fìtto a' beccai i banchi del macello , ov- 
ver concede, come fa in quefto docu- 
mento, la facoltà di innalzare una cafa 
fopra il macello medefimo . Del diritto , 
che avea iì Vefcovo fopra la fponda del 
Canale , direm qualche cofa nelle note 
a un documento dell' anno n 66. Il 
diritto qui conceduto ad Alberto di Ai- 
gone fu confermato a' 9. di Settembre 
del 1240. dal Vefcovo Alberto Bo'chet- 
ti a Manfredino figlio del fu Camera- 
rio e nipote del fuddetro Alberto d'' Ai- 
gone • Ne dee ommetterfi una conven- 
zione e un vicendevole paro che corre- 
va tra '1 Vefcovo e tutti i beccaii , e 
che in tal maniera fi efprime nel detto 
Codice del Vefcovado: Sc'undum efi , 
quod omnes becharii feu macellarti tam 



civitatis quam fuburbiorum Mut. tenen- 
tur & debtnt tam ex privilegiti impe- 
ri ali bus quam ex longeva con/u et Udine 
attenui obfervata dare & preftart D. 
Epifcopo Mut. unum gambucium de quo- 
libtt por-co & porca , & unum inttreo- 
xium de quolibet bove & vaca , quos 
caufa vendicionis occidant vel vendant* 
Ex illis vero porcis , quos occidunt , ut 
meztnas eorum falfent prop-er eorum abu- 
ftvam confuetudinem , pre/iare gambucia 
non ten'rttur . D. Epifc pus vero dare 
confuevit cuil'tbet macellarti) , quotquot 
funt in fami li a viri , qui artem macel- 
larle exerceant per toium annum vel prò 
ma/ore parte anni fine frauduìento inter- 
vallo , quolibit anno in Natività! e Do- 
mini unam placentulam que appellatur 
polla , & unum fiphum nettaris ftve po- 
tionis ; nettar feilieet ed menfuram illtus 
fiphi y quem diu babuerunt becharii , & 
edhuc habent voluntate D. Epifcopt , quan- 
titas cu/us menfure fimiliter t/ì penes 
Epifcopum fupra dittum . Polli autem 
cerium pondus non hubet , fed de ejus 
quantitare pars utraque non dubitat . 
Ittm tuilibet ber bario felventi inttreofta 
& gambucia banca & rafì-lla nereffa- 
ria ad artem becarie debet dare D. Epi- 
feopus , ita tamen quod banca & ranel- 
la omnia velerà dchtant ipfi D. Epifco- 
po remanerc &c* 



4* 

fijerunt imbc partes , ut fi qua pars hoc quod fupcrius legifur non enerva- 
vtrit iir conlpoiitura parti fidem iervanti pene nomine Jibras decem , & polì 
penam lolutam hoc breve concefiionis firmum permaner. Aftum cft hoc 
in Palatio Domni Henrici Epilcopi feliciter. Vnde duo brevia uno tenore 
iciipta funt . 

Teftes interfuerunt Bucabadata, Guido de Martino, Yfembardus Ar- 
nunettus Gaftaldus , Jambonellus, Jantolinus de Spanello , & Garzo. 

ife Ego Henricus Motinenfis Ècclefie Epilcopus xn. m. fubfcrip'fi. 

CCCCXXL 

Diploma di "Federigo I. Imp. , con cui riceve fono la [uà protezione la 
Cbieja di Modena , e le einferma le Regalie ad ejfa dajuoi predeceffori ac* 
cordate. Dat. apud Papiam in Palatio Id. Pebr. S'Ulingardi p. 8i„ Origin, 
ncW *4,iJi. Capit, di Modena . 

ccccxxn. 

An. iitfo. 

Diploma di Federigo I. Imp. con cui conferma alla Chiefa di Reggio le 
Regalie y i privilegi, e gli antichi poff e dimenti , che annovera dtjìint amente. 
Dat. Lauda: XVII. Kal. Madii sAnt. hai. T. VI. col. 240. Taccali T. I. p. 
40A. origin. nell' *Atch. della Cattedr. di Reggio. 

GCCCXXIII. 

nói. 

IN nomine Domini anno M. C fexagefimo primo de menfe JanuarJi In- 
dizione nona . Breve recordationis ad memoriam refinenefam qualiter 
Arhiles Reginus Archidiaconus & Ècclefie Sancii Profperi Regii Prepo- 
fìtus una cum precepto & voluntate D. Alberii Dei grafia Regini Epifcopi 
concelTit Fratribus Tempii totam terram Ècclefie S. Stefani & hofpitafe ad 
ufuftucìandum & habitandum in perpetuo excepta terra de Curte Penitii & 
de Curte Rivalte quam prediclus Archidiaconus tenet ad ufum & utilitatcni 
dicìe Ècclefie Sancii Profperi & voluntate prediélorum Fratrum ■ & exinde 
predici Fratres debeant annuatim perfolvere decem Jibras olei 'ad ftateram 
Ècclefie Saróti Prolperi in capite ieiunii vel infra ejus ociavam , & debeant 
jam di£ti Fratres habere eleclionem Sactrdotis & reprefenfare eum jam diéie 
Ècclefie & Epifcopo ad confirmandum quod Saccrdos debeat obedire Ècclefie 
Sancii Profperi & Epifcopo in fpiriiualibus; & fi predicati Fratres non per- 
folverint annuatim jam di&am penfionem & obedire noluerint aliquo malo 
ingenio Ècclefie Sancii Profperi, componant penam G, folid. de Luca- & Ci 
jam dicìus Archidiaconus vel fui fuccefforts voluerint dicìam inftituuonem 
infringere, lit fub eadem pena; & pofi: penam foìutarn prelens hoc breve in 
fua permaneat fmnitate quia fic fletit ihter ipfos cum ftipulatione fubnixa ° 
unde duo breve uno tenore fcripta funt. 

Acium Rivalte feliciter . Rogati teftes interfuerunt Bonizo Taculorum 
Albertus Judex & Normannus filii ejus, Dominicus Forforellus, item predi- 
£ìus Bonizo & Dominicus Forforellus & Henricus Medicus & Rodulfus Not. 
de Nove & Amtzo Barellus Frater Templi, rmnes irti interfuerunt quando 
Domnus Epifcopus dedit licenciam jam diók> Archidiacono in Cafìro Nove 

Tom. IH. ." F hoc 



4* 
hoc faciendi & mihi Giberto Notario precepit ut feribcrem 5c Armcnulfus 
Frater Templi. 

Ego Gibertus Not. Palat. rogatus interfui & fcripfi . 

CCCCXXIV. 

circa An. 1163. 
Memoriale de' Monaci di S. Pro/pero al fommo Pontefice contro il loro 
ofbate Guido de Manfredi dilapidatore de beni del Mona/lero. v4ffarofi T. I. 
p. HO. Dall' *4rch. dello Jìefjo Mon. 

CCCCXXV. 

An. i\6%. 

Dtoreto de Giudici Imperiali innanzi a Ermanno Vefcovo Werdenfe , con 

cui comandano a Corrado figlio del fu Re irrigo di non moleflwe il M^na- 

Jlero di S. Tommajo per un terreno, fu cui pretendeva diritto. A£\um in pa- 

Jacio Mutinenfi in prefentia Domini Henrici Mutinenlis Epifcopi 

Girardi de Cornazano, & Bernardi de Curviaco & Gumbizonis de 

Sciflia, & Widonis de GomoJa &c. *4nt. hai. T. I. col. 477. Orig'm. nel? 
sArch. dello Jtejfo Mon. 

CCCCXXV I. 

An 1164. 
Diploma di Federigo I. Imp. con cui conferma al Monaflero di Frajjmo» 
ro i fuoi antichi ftabilimenti . Dat. apud S. Salvatorem juxta Papiam II. Non. 
Augufti. %Ant. hai. T. IV. col. 210. 

CCCCXXVII. 

An. 1164. 
Guido *4bate di S. Profpero promette con giuramento di non più dilapi' 
dare i beni del Monaflero e di proccurar di ricuperare i già alienati, %/lffa- 
refi T. I. p. 117. Origin. neW %Arch. dello Jleffo Mon. 

CCCCXXVIII. 

11 66. 

EGo W. Dei gratia Dux Spoleti, Marchio Tufcie, Prìnceps Sardinie , ac 
totius fubftantie ComitifTe MatiJdis Dominus taiutem. Notum fi t omni- 
bus tam pofteris quam prefentibus, me G;rardum Kangonem propter plu- 
rima fervida & meram fìdem mihi &. filio meo femper in omnibus exhi- 
bitam de omni jure ac pofTeffione , quam Comiriffa Matilda quondam ha- 
buit , & ego rune per me vel per alium habeo in Curte Giv^ff^ aur in 
ejus pertinentiis prò feudo, conliJio mtorum FafiTaDorum , ( ftc ) & Curig 
inveftiffe. Aclum eft hoc apud Caftrum Larianum prtlentbus his tefbbus, 
videJicet Hermano de Rammungen diclo de Ravenlpurch , Guvarnerio M*f- 
fario, Wolferamino de Warftalìa, Huberto GuviheJmo, Widoaido de Pa- 
té ( f. Paife ) & aliis quampluribus . 

Ego Rembotus Ducis Notarius interfui & hanc patinarci precepto Do- 
mini Ducis fcripfi. Anno MCLXVI. ab Incarnatioae Domini Noftri Jhefu 
Chrifti in menie Juiii hec persela funt . 

CCCCXXIX- 



43 

CCCCXXIX. 

An. n66. 

I Bologne/! promettono di vivere In pace e in amicìzia co* Modeneft per 

ìo fpa?jo di cinque anni , Jalva la fedeltà dovuta all' Imperadore . A£tum in 

R.lhliolo. %Ant. [tal. T. [V. col. 339. Dal Regijìro de Privilegi del Com, 

dt Mod. 

ccccxxx. 

1166. 

IN Chrifli nomine anno ejufdem Millefìmo C. LXVf. Indizione XIUI. 
Regnante invicì'flìmo Imperatore Frederico XVI. Kal. Januar. die Sab- 
bati. In honorum hcmirum prefentia & teftimonio , quorum nomina hic fu- 
btus leguntur, Domnus Hcnricus dei gratia fanóìe murinenfis Ecclefe vene- 
rabi'is epilcopus conceflìt Johanni bono de bonafante & ejus heredibus & ab 
eis de'cendentibus jure locationis & conducìionis ripam canalis , que eft ante 
domum iuam in porta albaVeti prope molendinum prò modo & latitudine 
domus lue , que latitudo prope plateam eft , cum omni jure & utihtate ei- 
dem rip£ in integrum pertinente. Ea feilieet ratione, ut lupraferiptus Johan- 
nes bonus & ejus heredes & ab eo amodo in antea delcendentes habeant li- 
cenriam & poteftstem juxta aquam canalis murum faciendi 5c extollendi 
prout voluerint, & ligna in muro ponendi ufque ad medietatem canalis, fu- 
per que tigna, & fuper quem murum & ripam habeant licentiam & potefta- 
ttm faciendi fhtionem vtl cujufcumque modi edifficium voluerint, (1) fine 

F 2 cmni 



Cr) E' quarta la prima carta, in cui 
fi fa menzione del diritto, che avea il 
Vefcovo di Modena fopra i canali , che 
attraverfano la Città e fulle fpcnde di 
elfi \ benché quache cenno fé ne abbia 
nella carra dell' ?nno n 59. pubblicata 
poc' anzi . Dovea quefto diritto avere 
avuta origine da' privilegi a' Vefcovi con- 
ceduti dall' Imp. Guido l'an. £92., e 
dagli fmpp. Lamberto e Berengario l'an. 
898., ne'qua'i davafi loro il dominio fo- 
pra le ftr?de, i penti e le porte della 
Città, e lor permetteva!! di fcivar ca- 
nali , e di porre foora elfi que' molini , 
che lor pi a ce (Te . Qui veggiam dunque, 
che il Vefcovo accorda a Giovan Buono 
da Buooafanre la facoltà di alzare un 
muro fulla fponda del canale per quan- 
to ften-iefi la fua cafa , di conficcar legni 
e travi in quel muro , che giungano fi- 
no alla metà del canale, e di innalzar 
fopra efli una fabbrica. Quefta fabbrica 
dunque dovea in certo modo formare un 



mezzo arco fopra il canale, e rimaneva 
pei luogo a chi ne occupava la fponda 
dall'altra parte, di fabbricar egli pure 
dal fuo lato, ficchè il canale veniffe a 
coprirli. Molti atti di tali licenze ac- 
cordate da' ^efeovi tro vanii nell' Archi- 
vio Capitolare ; ed ora effe fi ritingono 
a una parte fola della fponda , come nel 
documento prefente , ora ad amenze. 
Così nel 1167. a' 3. di Marzo lo fletto 
Vefcovo Arrigo affitta a un certo Ma- 
nifleo ripam canalis ex utraqut parte fi- 
cuti canale currit a meridie , prò modo 
& latitudine domus fue per ttxtam ita 
ut haheat licentiam facindi talcm mu- 
rum fuper ripam ex utraqut parte cana- 
lis , quod fuper murum illum p r >jfu face- 
re quodeumqut edificium voluirit , & ex- 
tollendi eum quam alt'us ei p } arutrit , & 
faciendi xoltas five ta[)itlum fuptr cana- 
le , & hoc fine incomm^ditatt moltndini 
& difeurfus aqut canalis . In alcuni at- 
ti fi aggiugne , che il padrone della ca- 



44 

ninni fuprafcripti domili Epifcopi & ejus fuccefforum contradiéìione , famea 
line molendini fupraicripti incommodifate , & jufto vicinorum fcandalo ex 
parte rue predici Johannis boni manentium . Quam ftationem vel cujuslibct 
alteriufmodi edificium, li lupraferiptus Johannes bonus vel ejus heredes, ut 
fuperius legitur, vendere voluerint, & cpiicopus vel ejus fucceflbrts emere 
voluerint, minori precio Epifcopo. vel ejus iuccefforibus quam anis emere 
volentibus vendant . Sin autem fupraferiptus domnus Epifcopus vel ejus lue- 
ceffores emere noluerint, vendant cuicumque velint liberis hcrnimbus & mi- 
noribus perfonis, tamen fuprafcripti domni Epiicopi julticia per omnia la. va. 
Pro qua ftatione five prò quo edificio fupralcriptus Johannes bonus & c;us 
heredes & ab eis defeendentes debeant dsre nomine penfìonis ipfi domno epif- 
eopo vel fuccefforibus ejus aut eorum mifTo fingulis annis in menfe martio 
unum denarium Lucenfem bonum & expendibiJem , qualem prò tempore cu- 
currerit. Alia nulla fuper impofita eis fiat. Pensra vero ec, Aéìum in Ec- 
clefia de degnano felici ter , unde duo brevia (cripta flint. 

Predióhis domnus Henricus Epifcopus hoc brtve (cribi precepit, 
Teftes interfuerunt Wido de confante canonicus de montebeiio, Domi* 
nus Seraphinellus, Wido fallimale , Armanetus, Johannes Anglicus , Btrnac- 
dinus de buccademala , & alii quamplures . 

Ego Blalius facratifìimi Imperatoris Frederici notarius fcripfi. 

CGCCXXXI. 

An, iióy. 

Gherardo Rangone Legato Imperiale nella Città e nel Contado di Mode- 
na e l Con/oli della Jleffa Città permettono al Maffaro della fabbrica di S. 
Gemi ni ano di [cavare ali 1 altezza di quattro braccia nelle Jirade e nelle pia^» 
%e della Città e del territorio per cavarne [affi alla fabbrica- jleffa opportuni . 
A cium Mutine juxta Ecclefiam Sancii Geminiani. *Ant. hai. T. L col. 477. 
Dal Regijìro de Privilegi del Coni, di Mod, 

GCCCXXXIL 

1 167. 

IN nomine domini anno ab incarnacione ejus millefimo C. fexagefimo VII. 
de menfe Junii Indicione XV. proponens domina Teuza fuam ultimanti 
voluntatem per nuncupationem difponere teftibus convocatis prefens prefentibus 

dixi t 



fa debba ivi fabbricare una o due fcale mun'e obbligoffì invece a fcavare un al- 
per potere feendere all' acqua : Duas fee- tro Cariale, che da Vignola venifTe a 
Ut , dicefi in un'altra concezione dello Modena, e mettere espo nel molino 
(ledo Vefcovo Arrigo de' 20. di Ottobre detto d' Albarefo ,• e che effo foffe pro- 
dei 1172 ed aque defeenfum prò Mimmo- prio del Vefcovo. Di diritto del Vefco- 
ditate •vichiirum ibi f adendo . I Vef- vo era ancora il Cand Chiaro, il qua- 
covi cederon pofeia al Comune or l'uno le poi dal Vefcovo Alberto Bofchetti fu 
or l'altro Canaio. Vedrem tra poco che Panno 11^9- ceduto al Comune che nel 
l'anno 117:. il detto Vefcovo Arrigo ricompensò colla compera di molti terre- 
g!i fece ceffione di due canali , un de' ni , come ci moftrerà il documento , che 
quali tiaevsfi dalla Secchia tra Saffolo e ne d-wemo in luce. 
Magreda, l'altro d? I Panaro t e il Co- 



45 

dixit . Relimquo domino Imperatori IT. folidos Lucenfes , Albertino Udegay- 
de XXX. folidos imperialium, & iplìus matri X. folidos imperiales, Alber- 
tino Sigtfredi iIJos XL. folidos Lucenfes quos mihi debtbat, Giberto Groffo 
XX. lbiidos Lucenfes, omnibus Ecclefiis & hospitalibus Regii atque Remitis 
XXX. lo'idos lucenf* s , ftinchioni V. folidos lucenfes, Facìeinanti V. folidos 
Lucenies , filiabus amiftatis V. folidos lucenfes, Domine Lucarde V. folidos 
lucenfes, Gualdrade V. folidos lucenfes, Gibertino de Menoaldo V. frlidos 
lucenfes, filie ma.'dotti X. folidos lucenfes, Gandulfo de Paterno pelltm Vul- 
pinam & peciam panni fubtilis prò camixe , Presbitero Sancii Laurentii ca- 
mìxiam- unam , Sacerdoti Sigefredo Ecclefìe Sancii Johannis etmixiam unr,m, 
Sibiline pelJem vulpinam coopertam & fcrineum ; item Sibiline oc Adelaxic 
porcum & bkvam , & Adelaxic per fé culcitram & plumacium linteolum àt- 
que peciam p;-.nni, Jerofolime [III. folidos lucenfes, Cazanello III. folidos lu- 
cenfes, ad labortm Surcie Marie, III E. folidos Lucenfes, Bonofeniori V. fo- 
lidos Lucenfes, cum ceteris que fivpra fuerunt ad jam diéìum crdinamentum 
& dotum dedit fé Ecclefìe Sancie Marie in manibus- Sacerdotis- Odonis ipfiu-s 
Ecclefìe , qui nomine aliorum fratrum recepit ad vitam & ad mortem, a qui- 
bus debet prò is honorifice fepeliri & femper ab eis & ab ipfoium fucceden- 
tibus in aniverfariis & aliis officiis mortuorum anima ipfius recorda ri. 

Acìum Regio feliciter. 
Rogati teftes fuerunt Gibertus Grofus , Faciii-na-nti ,• A miriate, Albertinus TU 
degarde , Albertinus Sigefredi , Michael G-a vaile, Tolomeus Lucarde. 

Ego Bonus fenior faori palaeii notarius rrgatus interfui &. fcripfi, 

CCGCXXXriL 

EGo juro quod femper ero civis & habifàtor Mutinae fine fraude, & ab hinc 
ufque ad fefium Sancii Martini proximum domum in Civitate MutirJB 
habebo; & Civitatem Mutirae infra Corfines contraemnes hcrnints dtfendgm B 
excepto Imperatore j & extra corfines perlonas illorum, qui nunc lunt Cives Mu- 
rina», & in antea: erurit, & eorum bona ubicum^ue poterò defendere fine omni 
fraude jurabo, falva fidtlitafe meorum Dominorum, sjuos foabeo, & in antea fine 
fraude aquifivero ; & quominus aliqnis, dummodo fit liber Civis Mutirse 
fiat ( falva per omnia juftitia mea ) impedimento non ero-. Et Gommune 
Mutirae in Curiis oc Concionibus bona fide iuvare ftudtbo: & quod hemines 
de pofìefficnibus meis dationes & facìiones ad voluntatem Confulum Muti- 
la?, qui rune funt , & in antea erunt, fapradiéW Civitati non faciant, nul- 
lo modo verabo. Et Corfules Mutirae, qui per tempora erunt, fi ab eis 
& ab eorum miflb requifitus fuero, fequi jurabo. Et de negocio Domini Im- 
peratoria cum Murinenfibus ufque ad finem ftabo, quemadmodum- Bernardus 
Malvezo Mare jura-vit, Et hoc ialva fidelitate Imperatoris . Nec ab Imperatore 
oc ab ejus \unrio de faersmento me ullo modo extrahi faci a m , fi Deus me 
adjuv t, & facrófanta Dei Evangelia. Hoc facraitientum ,- ficut fuperius legi- 
tur , fecerurt R'.bertus de Manfredis, & frater ejus Bernardus r & Guidettùs, 
Pus vrro & M;nfredus quondam Bernardini illud idem juraverunt, exce- 
pta habitantia . & femper 'effe Cives; quod olim in antea fub alio Confu^attf 
juraverunt. Aóiurrì in Matinenfi ConciOne , Domno Fpiscopo Gè r, ibi pras. 
lente cum muitis aliis, & Conftr'bus Mutinenfib'uS Domino Gherardo Rart- 
g^no, & Alberto de Grafulfo, & Giberto de Bajoaria, & Arloto Judiee, & 

Ai- 



Alberto de Pildeguerra , Se Guidoto de Rolando, & Wiliclmo Zàcìo ibi pr«- 
fentibus. MCLXVIII Indizione Prima, XVII Kalendas Hbruarii Die 
Martis. Tefbs interfucrunt Oominus Bsrnardus Malvezo , & filli Godonis, 
Albertus & Dux , B'Jccabadata , Arduirus Raphacane , oc Rainerius Bofchet« 
tus & Lotharius A Jigerii de San&a Cruce , Albertus de Varana, Domina* 
Ugo de Solaria , Ubertus de Balugola, & alii Nobiies & Sapiente* Muiiriae, 
& major pars Populi . 

CCCCXXXIV. 

circa ud8. 

ALexander Epifcopus Servus Servorum Dei dile&o filio O . fanéh Ni- 
colai in carcere Tulliano diacono cardinali Sai. <St Ap. B. (i) Significa- 
vit nobis Venerabilis Frater nofter A. Reginus Epifcopus , quod Mantuani 
Cives Infulam de Suzare plurimum inquietare prefumunt, & predam inde 
non modicam abduxerunt. Unde quoniam indignum tft, ut laici Ecclefìarum 
bona diripiant vel earum poffeflìoncs devaftent, nec nos id aliquatenus debe- 
mus in patientia fuftinere, diferetioni tue per apoftolica fcripta mandamus, qua- 
tinus memoratos cives moneas propenfius & inducas, ut memoratam Infulam 
in pace dimittant & nullam deinceps injuriam vtl moltftiam eidem inferant, 
fet predam inde abduc^m memorato Epifcopo reddant, vel ipfi fub examine 
tuo plenam inde ac fufficientem iuftitiam non differant exhibere , Alic.quin 
malefaétores illos omni contradicìione appellatone ceflante fententia excem- 
municationis non differas innodare, & ab omnibus facias ficut exeommunica- 
tos vitari, donec univerfa ablata reftituant, & de injuriis irrogatis fatisfa£tio- 
nem cempetentem exhibeant . Dat. Beneventi XV. Kal. Fcbr . (z) 

Sigillum avulfum . 

ccccxxxv. 

il 6%. 

IN Chrifti nomine: anno ejufdem M. C. LXVIII. Indi&ione I. Regnant» 
inviótiflimo Imperatore Frederico X. Kal. Maii die Lune. Cum ca , que 
in fcriptis rediguntur, magis memore cemmendantur, ìdcirco nos inlimul 
bernsrdus malvizo & Rairucinus de gomola & Albertus de godo pares cune 
ele£ti per domnum Henricum Mutinenfem Epifcooum & per falfabrinam de 
lancio Laurentio inquilino , de quo domnus Epifcopus Mutinends nobis 
querimoniam depofuerat de quodam feudo , quod falfabrina prediftus ab eo 
tenebat , ipfo falfabrina, prout ufus regni txpofeit, legitime citato, & eo 
venire recufante, ex confilio quamplurium fapientum & iecundum regni con- 
fuetudinem mittimus jam dicium dornnum epifeopum in pofleflìonem fupra- 
fcripti feudi, omni legitimo auxiiio abfenti refervato, fcilicet unius anni 
& unius diei. 

Acìum 



(O Qtiefti è il Card. Oddone o Offe- cui difefe il partito di Aleflandro III. 
ne da Brefcia, che a' tempi di Akflan- contro l'Antipapa Ottaviano, 
dro ìli. fu celebre e per p'h Legazioni (x) Aleflancko III. erafi ritirato a Be- 
da lui fouenute, e per la fermezza, con nevento l'anno 1167. , e vi flette i due 

anni feguenti . 



47 

A6lum in platea Sancii geminiani. 

Teftcs interfuerunt ugo de gorzano, Ugo de tado , domìnus P'us , Fro* 
dulfus canonicus, Magifter Rsinerius de Saróìo Johanne , Rainucinus de in- 
foia, Roduìfus clencus de Roclia , & Reverfus. 

Ego B*ahus facratiflimi Imptratoris Fredcrici notarius fcripfi. 

CCCCXXXVI. 

n<58. 

IN diritti nomine. Anno a Nati vitate ejufdem millefimo centefimo fcxa- 
gelimo oclavo, [ndi&ione prima, decimo lexto Kaienaas Junii die vene- 
ris. In prtfrntia & tefhmonio Johannis de Bonefacio , Guidonis de Marti- 
no, Alberti de Marano, Rairmndini de Macrefo, Lucii , Olditarii , 'fenbar- 
di de jordano , Gherardi de A'brico , Alberti de Malliatica, Rodu'fi aria- 
mene, Radaldi , Alberti de Aigo, Albertus de Godo & frater ejus dux tsm 
prò le quam prò fuis heredibus dederunt & concefferunt per prelènt<m car- 
tulari! coniulibus Mutine Guidoni Caufidico & Ugoni de Tadr» & Martello 
& domino Bernardo Malvezo & domino ranucino de gomola & limoni de 
Gorzano prò le & prò aliis fuis fociis confulibus & prò Comuni Mutine & 
prò eorum fuccelTonbus recipientibus totum id quod habent in Epilcopafu re- 
gino ad tutelam OC ad dtfenfionem comunis Mutine, ut prefentes confules & 
eorum fucceffores . qui prò tempore fuerint, habeant omnes dationes & omnes 
facliones & diltncìum oc placirum prò comuni Civitatis & ad ejus utilità- 
tem de hominibus & poiTeffionibus , quas habent in Epifcopatu Regino, fi- 
cuti habent de hominibus & polTtlTìonibus que funt in Epifcopatu Murinen- 
lì, dantes eis Alberfurn de Aigo, U'* eos de fupraferiptis hominibus & pof- 
feflìonibus in tenutam naitteret, prediclis teftibus prefentibus. Johannes de 
bonefacio nomine fuo & nomine fratris fui illud idem fecit confulibus Muti- 
ne de fuis hominibus & poff.flìonibus conltitutis in Epifcopatu Regino, quod 
Albertus & dux frater ejus de fuis poiTeffionibus in Epifcopatu Regino pofi- 
tis eadem die & hora fccerant, dando eis prediclum Albertum de Aigo, ut 
eos in tenutam mitteret. A&um in Civitate Mutine juxta Ecclefìam Sancii 
Geminiani. 

ccccxxxvir. 

uóU 

IN Chrifti nomine. Anno a Nativitate ejufdem millefimo centefimo fexage- 
lìmo oclavo Indizione prima domino Imperatore Federico regnante decimo 
quarto Kilendas Janii die dominico. Homin.s de Pigneto, videlicet Wizardi- 
nus de Lampertis, Ugolinus de domibus Azonum , ec. bona voluntate & libero 
arbitrio t^clis evangeliis juraverunt effe Cives Mutine lenper, & fequi con- 
fules Mutine, qui nunc funt, & per tempora erunt, poftqusm ab eis & ab 
eorum milTo requiliti fuerint quemadmodum alii qui funt de Epifcopatu Mu- 
tine, & qui prò confularu Mutine le diftringunt. & effe fub cura & tuicio- 
ne cemunis Mutine 1 mper. Acìum Mutine feliciter in prelentia confulum 
Mutine Ugonis de Gorzano. Ugonis de Tado, Guigoni judicis, domini 
Martelli & Carnelv?ni dt Martino , hujus rei tefres fuerunt domini Gan- 
dulfus judex & Lanfrancus frater ejus, Preshiter Petrus de Pigntto , Splacius 
baronus. Albertus de Aigo. Albertinus tinclor, Lufcus de Francano, Amo. 
rofus, Bu-cade ferro, & Sigifredus . 

Ego Biafius Imperialis Sacri Palatii Notarius interim & fcripfi . 

CCCCXXXVIII. 



CCCCXXXVHi, 

M. C. LXVIII. Indiatone I. Villi. Kalendas Junii die Vencris . In 

prefentia & teftimonio Ugonis de Sclaria , Calcangni , Squame, GuidccTti de 
Rolando, Guido de bucca , Uberti de gaio & Bofchetti , Sacerdcs Johannes 
mutinenfis ecclefie Canonicus ex mandato domini V. cjufdcm ecclefie Archi- 
presbiteri & ex confino fratrum fuorum tjusdem ecclefie canonicorum dedit 
atque conctflit per preientern cartularn cotifuJious mutine bernardo malvezo 
& buccabadate & Ugoni de Gorzano & Guidoni judici & Ugoni de tado 

Ero fé & aliis fuis fociis confulibus prò comuni mutine recipientibus omnes 
omines & poffeffiones ac rationts quas habent in epifeopatu regino , ut pre- 
fentes confules & eorum iucceflbrts , qui prò tempore fuerint habeant , prò 
comuni Civitatis predi£tos homines & pofltfliones , & rationes quas careni- 
ca habet in regino epifeopatu & corani cura & cuftodia ac tuicicnc. Aòìum 
in Civitate Mutine. 

CCCCXXXIX. 

iró8. 

IN Chrifti nomine anno a nativitate ejufdem M. C. LXVIII. Indizio- 
ne I. Villi. Kalendas Junii , die veneris . In prefentia & teftimo- 
nio Squartie & zuphi de Calcaria & Aderti de fan&o Marino , dorainus 
Albertus de Varana nomine fuo & nomine nepotis fui Alberti furi quondam 
Henri ci tanti prò fé quam prò fuis heredibus predicai ntpotis fui , & Ranu- 
cinus de Varane dederunt ik concefierunt per prefentem cartularn confulibus 
mutine domino Bernardo & buccabadata & Ugoni oe gorzano & Guidoni 
Caufidico & Carnelvario prò fé ck prò fuis focus confulibus & prò comuni 
mutine recipientibus omnes homines & pofleflicnes univerfas quas habent io 
epifeopatu regino ad tutelam & ad defenliontm & curam communis mutine, 
Ut prefentes confules & eorum fuccefiores qui prò tempore fuerint habeant 
©mnes dationes & omnes faftiones prò communi Civitatis mutire perpetua- 
liter de hominibus & pofTefiionibus qui funt in epifeopatu mutinenfi , qui 
prò communi mutine fé aftringunt, dantes eis Albertum de Saróto Marino, 
ut ecs de predi&is hominibus oc pofiefiìonibus in tenutam mitteret. Acìum 
in Civiute Mutine feliciter. 

CCCCXL. 

1168. 

IN nomine domini noftri Jhesu Chrifti anni ejufdem miHefimo centefimo 
fefaieximo colavo menfe iulii indicione quinta X. (ij rege federico regnante. 
Ego ugicione fìlius quondam cu-felli de loco psule prò maleficio quod ego & 
fiiii me ( 1. mei ) fecimus cum nofiris amicis ecclefia farcii michaelis de 
pault & domno bernardo . Caufa mendi de predicato malefìcio dono & trado 
in manu donni bernardi accipienti prò predicìa ecclefia filicet medietatem de 
cmaia mea proprietate & alìodii quam habeo in pago feroniano & habere 

vi- 



CO Non é rmrav : giia, che «elle montagne fi ignorafTe che correva l'anno 1168, 
la jsiima e con la X. /. Indizione. 



I 



49 

vifus fum. Quam autem iam di6la medietas filicet terris vineis pratis cafta- 
gnetis quercens arboribus divcrlisque generibus cultum & incultum divihim 
& indivifum omnia & ex omnibus in mtegrum prò predico mendo in ma- 
rni donni bcrnardi trado accipienti prò ecclefia nulli alii ventitam traditam 
nifi predica ecclefia te. A&um in monte cuculi feliciter. Predi&us ugicio- 
ne anc cartam fieri rogavit & hoc totum fup jure jurando omnia fupradi£ta 
conrìrmavit & le ante nemini dedit . 

Ego Rainaldus romana fede notarius rogatus fcribere fcripfi. 

CCCCXLL 

M 68. 

IN nomine Domini Nos fi quidem Verulus Gilius baìdoini poteft 
& cognitores litis & caule que vertebatur inter Domnum Man 

Calanzanum hofpitalarios hofpitalis ierofolimitani ex una par- 
te ex altera parte Domnum Ardengum prò hcfpitaie de rivo fan- 

guinario voluntate & permiffione Abbatis Sancii Profperi de Regio , ficut 
per publicum vidimus infhumentum , de terra ilia videlicet , que eft in ripa 
rivi fanguinarii a l'era & de fubtus a ftrada ufque ad domes hofpitalis, ita 
quod una de domibus holpitalis ierofolimitani elt ibi lùpra & a rivo fangui- 
cario ufque ad barbarefìam , que eft a fera, & de medietate prati gumbodi 
que eft a mane rivi fanguinarii , & de feno , & biave ...... que omnia 

tionrus Ardingus hofpitalariis requirebatj & de denariis quos hofpitalarii re- 
quirebant ei ; vifìs & auditis allegationibus utriusque partis & teftium depo« 
iitionibus , & quia in nobis fé miferunt per convenientiam ita decernimus & 
adiudicamus. Àdjudicamus namque hofpitali de rivo fanguinario meditfatem 
de prato gumbodi ficut donnus Ardengus requirebat: de alia vero terra to- 
ta, que eft a fera rivi, fic adiudicamus, quod hofpitalarii jerofoli.mitani ha- 
beant eam totam. a via gumbodi inferius & contra ieraxn ufque ad finem... 
terre de qua lis erat, & hoc modo quod ita fìt ampia ab uno capite fi- 
cuti & ab aiio, & au zampoda fupeiius faciat donnus Ardengus d.uas 

partes de iurium inferius vel a mane in fero, fi hofpitalarii concordavtrint, 
& de his partibus eleótionem hofpitalariis prebest* qua ekcìrione lufeepta 

donnus Ardengus hanc prò hofpitali de rivo languì nario jux- 

ra fé tantum quantum fìt medietas a via gumboda inferius, & terram quif- 
que habeat ficut in parte venerit , ufufrucìu tamen recolk&o , qui ìuinc lu- 
pereft ab ilio qui laboravit . De ceteris vtro requifìtionibus viciffim inttr fé 
finem & refutationem fectrunt . Acìum Parme feliciter. 

Hic fuere teftes Baccus & guarir.us germani b.enediéìi , Guido de don» 
nitta & alii plures. 

millefìmo C. LX. Vili, primo die Mentis Sept. Indie, prima. 

Ego Johannes Kalandinus Imperialis Sacri Palatii Notarius & Parmenfis 
Epifcopi interfuì & ìuffionem fuprafciiptarum poteftatum fcripfì , 

CCGCXLH. 

1168. 

IN Nomine Domini in prefentia confulum Mediolan. Araldi de Dadarla 
& Alberti Macagacii confulum Placentie & Mdladobati confiditi de Par- 
ma , Buxoli & Alberti de Gilio, Vetuli Caufidjci, Bernardi Arbaldo .... 
Giberti de Bucacio, Petro de Comonovonis, & Rizoii, & Pctri 
Tom. III. G de 



• • 



SO 

de Como Confulum negociatorum Parme Bernardi de Curviaco, Guuelielmi 
& a iorum multorum de Parma, Se prefentibus Confulibus Parme Arpo yfa- 
cho, Gerardo de Henzola, Uberto Balulo, Rogerio de Bucacio, Guiberto de 
Bernardo, & prefentibus Coniulibus de Mucina Ugone de Tado, Guidone 
& Martello, Se aliis pluribus de Mutina Se multis aiis prefentibus. Aiber- 
tonus Conful Cremane per concordiam Gherardi Fab. Cremonccfìs con fu \i$ , 
& Gcrardi de Ardito Confulis Placent. qui ibi prefentes crant in Boritilo 
juxta Ecclelìam Sancii Johanms, precepit Reginis, qui ibi prefentes erant, Se 
omnibus qui iacramentum fecerunt per debitum iacramenti , quo ipfi Aiber- 
toni diftricìi erant, quod decttero non impediant Curviacum per fé nec per 
alios 5 nec terram Curviaci nec homines , Se quod obfervarent tofum , ficut 
in carta fcriptum erat, OC ibi fuit lecìa per predicìum Gerardum F'abrum 
Confuterà Cremone Se in carta illa fìc contineb.;?ur , Se palam a predico Ge- 
rardo ibi fuit lectum. Quod Regini ulttrius non impediant per fé Dee per 
alios Curviacum nec terram Curviaci, ne homines, & domini de Curviaco 
habeant ilJos ufus & diciones quas & quos loliti flint habere a XXX. annis 
infra de habitatoribus de illorum Curtibus feitis in Epifcopatu Regino vel 
Parmenfi. Et fi aliqui de illis iverint vel iverunt Regium ad habirandum 
aut alii prediéìos ufus Se condióìiones facere recufaverint dominis de Curvia- 
co, habeant poteftatem revei tendi ad terram & de terra habere ufus 3c con- 
ducere, Se eorum homines de Epifcopatu Regino Curviaco excepto faciant 
Reginis hoftem èi. iter excepto contra corum dominos, & prò Reginis & 
eorum homines diftringantur ad racionem li lamentancia de eis fuerit , falvo 
tarhen placito eorum de intrata quam domini de Curviaco foliti sunt habe- 
re in eorum terris & hominibus, & nichil aliud ab hominibus dominorum de 
Curviaco exigant, hoc folo modo excepto, quod homines dominorum de Cur- 
viaco de p-'ano diftringantur ad foveas civitatis faciendas , & non alias, & 
plus eos non gravent , quam homines fuorum civium, quos bene cuftodiunt , 
Se Regini facient Se tenebunt pacem dominis de Curviaco & eorum filiis, 
Se ialvabunt & guardabunt eos & eorum res in perfonis Se habere ubique 
(ine fraude . Et hoc idem dominis de Canuffia obfervent, & ut fuprad:cìmn 
eft obfervetur de eorum terris, & hominibus qui funt in plano Curviaco 
excepto. De ceteris vero terris & hominibus eorum habeant Regini fi- 
cut ibi iti funt habere. Hoc idem fimiiiter dtbtt in omnibus obfervàri de 
pace & de terris Arduioorum in plano & monte Se iilorum de Canuflfa , 
& Gerardi de Henzola. Gerar. vero de Qtrpin ca Capitaneos Se Vavaffo- 
res Se Miìitts , Se homines qui funt cives affittine vel Parme Se eorum 
terras quas habent in Epifcopatu Regino fic lìbere, dimittant Regini ab omni 
exaéVicne ck facione , ficut a XL. annis infra dimiferunt. Parrrténfes quoque 
Se Mutinenfes fimiiiter heedi&i obfervent de Capitaneis Se militibus qui funt ci- 
ves Regini, Se non recipient nec tenebunt Regini manentes civium Parme vel 
Mutine, neque prediòìotum Capitar.eorum , Se ParmenfesSe Mutinenfes fimiii 
modo eos non recipient. Er ad hoc precepturri audtendum interfuefunt orefen- 
tes de Regio Liazarius , Lombardus, PsrrfìuS, Albertus de Bonizo , Ubaldus 
Judex, Albertus Csmbiarorius Regini Confules,Se Sigifredus de No vis, 
Prepofitus de Setto, Guido&us de Guitto & alii plures , quibus omnibus Al- 
bertonus precepit tìiftri&e ut contiiio Se Arrengo eorum preciperet omnia 
hec ab eis obfervàri, Se infuper Reginus Epifcopus ad hec precepta audierda 

in- 



Si 

interfuit , 3c Alberronus coram omnibus dixit palam, quod hec omnia prece- 
pta faciebat prò concordia decerci & novem civitatum Jiocierstis Lombardie 
que libi .comifcrunt & dederunt poteftatem faciendi prefentibus Confo ibus 
Parme & Regii, nec Regini ex hoc verbo difcordaverunt. Et infuper Aiber- 
tonus diftricie precepit Reginis & Parmenfibus Se Mutinenfibus, ut pactm in- 
ter fé teneant ck intcr le adjuvent fi fuerint requiliti farvis hhs que luprt 
dicia funt . Et Reginis & Parmenfibus & Mutinenfibus precepit obJervare fi- 
cut fcriptum eft & diòìum fuperius . Et ipfi eadem die ex altera parte Padi 
ad Burgentum per medium Birlìllum in prefencia Ysachì confulis Parme, 

Vetulh (udicis , Novnnis Adhygherii de Armariis , Gerardi Piie- 

geci , & Gerardi Lombardi prefatus Albertonus per concordiam Gersrcjihi de 
Ardito de Placencia confulis mihi Johanni Calandrino Notano parabolani de- 
dit ut de hiis omnibus cartas fcriberem. MCLXVIII. XIIH. die jntrante 
menfe decembris [ndióiìonc prima . 

Ego Johannes Calandrimi imperialis Sacri Palatii notarius & parmenfis 
Epifcopi hiis omnibus interfui & iubffione & parabola dicii Albertoni ieri. 
p!it. 

ccccxliii. 

h6q. 

ALexander Epifcopus Servus Servorum Dei dileciis filiis Geminiano 
Abbati Monafterii Sancii Petri quod fecus Mutinam fitum efl ejufque 
Fratribus tam prefentibus quam futuns regularem vitam profefìis' jn per» 
petuum . 

Pie poftuhtio voluntatis erTtéiu debet prosequente compier j, ut 8c devo- 
tionis finceritrs Jaudabiiiter enitefeat, & utilitas poftulata vires indubitanter 
affurmt . Eapropter dilecli in domino fìlii veftris juftis poftuiationibus ele- 
ni, nicr annuimus, & ad exempiar patris & predecefioris nofìri fancìe recorda- 
tionis Eugenii Pape prifatum monalìcrium Sancii Petri, in quo divino eftis 
cbstquio mancipati , lub beati Pttri & nofira protcéiione fufeipimus & pre- 
fetitis fcripti privilegio cemmunimus. In primis fi quidem ftatuentes ut ordo 
monafticus qui fecundum Deum & beati Benedicci regulam in eodem mona- 
Ittrio infiiturus effe dignofeitur perpetuis ibidem temporibus inviolabiliter 
obfervetur . Preterea quafeumque pofTeffiones quecumque bona idem monade- 
rium in preientiarum jufte & canonice poflidet, aut in futurum cona filone 
Pontificum , Jargitione regum vel principum, oblatione fidelium feu aliis ju- 
fìis modis predante domino poterit adipici, firma vobis veftrifque fuccefto- 
ribus & illibata permaneant. In quibus hec propriis duximus exprimenda vo- 
cabulis . Terram ipkm videlket in qua idem monafierium fitum eft, que ta- 
Jibus circumdatur fìnibus, a kptcmtrione ftrata falicitana ufque fofTam mili- 
tariam & ultra fofTam ipfam terram que protenditur ufque cenofam & fof- 
fatum novum decurrens in jamdiciìm militariam . Ab occidente vero efi ri- 
vus qui de predicio foffato exiens decurrit ufque fofTam mutinellam , & in- 
de ufque ad iamdiciam ftratam SalicUanam , & oéio jugera terre juxra fofTam 
militariam, a mane & fubto ipfo monafterio habente , a meridie & fero 
Sancii Geminiani , & molendinum unum fupra ipfam civitatem Gajolinum 
dicium fupra ipfum , 6c fubtns terram cum cafis & vineis cum finibus i fìis , 
a mane canale, a meridie ufque curticellam Sancii Madri, a fero formi- 
ghie dicia, de fubtus terra hofpitii quam tenuit Lanfrancus Galdemanus, 

G a & 



5* 
& ceteras poffeffiones t quas habet pretaxatum cenobium in cìrcuitu Mutinenfi. 
& infra, & quedam molendina que habet feu alia quc ad utihtatem prefato- 
rum fratrum fieri poterant, & quicquid iuris habet in aquis in cìrcuitu 
Mutinenfi decurrentibus & nominatim in rivo qui dicitur MorineJia curren- 
tem inter terram beati Petri , & terram Petri Sancii Donati, & infra avi- 
tatem ecclefiam Sanéti Johannis Baptifte & decimas ac fepu'turas quas infra 
civit.tcm & extra ex antiquo habttis . Ecclefiam Sancii NichoÌ2Ì cum hoipi- 
tali que eli fi ta prope civitatem . Ecclefiam Sanete Marie de Maffa . Eccle- 
fiam Sanóte Marie de Mugnano. Ecclefiam Sancii Anaftafii de Saviniano. 
Ecclefiam Sanèle Marie de Ambiliano. Ecclefiam Sancii Geminiani de Cur- 
re. Ecclefiam Sarete Marie iuxta caftellum vetus. Ecclefiam Sancle Marie de 
Silva. Ecclefiam Sancii Michaelis de Palude. Caftellum de Adiano cum £c- 
clefiis Sancii Michaelis & Sancle Marie. Curticellam que dicitur de abrica 
cum omni integriate. Ecclefiam de Aliano. Arccm que vocatur Cornitu'um. 
eum Ecclefia Sancii Martini. Ecclefiam Sancii Michaelis de Sorbitulo. Mo- 
nafterium Sancii Michaelis de Candiana. (i) Terram quam habetis in Cres- 
pelano & in Curte Pragatuli . Quecumque preterea habetis in Épifcopatibus 
Regino Ferrarienfi Veronenfi & Paduano . Clericos vero five laicos Jiberos 
& abfolutos feculariter vivente* ad converfionem fufeipiendi abfque alicujus 
contradiclione facultatem liberam habeatis. Sane novalium veftrorum que pro- 
priis manibus aut fumptibus colitis five de nutrimentis veftrorum anirna- 
iium nuìlus omnino a vobis decimas exigere prefumat. Obeunte vero te 
rune elìdetti loci abbate vel tuorum quolibet fuccefforum nullus ibi qualibet 
fubreptionis aftutia feu violentia preponatur nifi quem fratres communi con- 
feri fu tratrum pars confilii fanioris fecUndam deum & beati benedicli regu- 
lam previderint eligendum. Decernimus ergo ut nulli omnino hominum li- 
ceat prefatum monafterium temere perturbare aut e]as poffeffiones auferre , 
vel ablatas retinere, minuere, feu quibuslibet vexationibus fatigare, fed omnia 
integra conferventur eorum prò quorum gubernationé ac fuftentatione concef- 
fa funt ufibus omnimodis profutura, falva Sedis Apoftolice aucloritate, & 
dyoccfani Epifcopi Canonica juftitia. Si qua igitur in futurum ecclefiaflica 
fecularifve perfona hanc noftre conftituticnis paginam feiens centra Cam temere 
venire temptaverit fecundo tertiove commonita, nifi reatum fuum congrua fa- 
tìsfaòlione correxerit, poteflatis honorifque fui dignitate careat, reamque fé 
divino judicio efifìere de perpetrata iniquitate cognofeat , &^a facratiflimo 
corpore ac fanguine dei & domini Redempforis noftris Jhefìi Chrifti aliena 
fìat, atque in extremo examinc diftricle ultioni fubjaceat. Cunclis autem ei- 
dem loco fua jura fervantibus fi-t pax domini noftri jhefu Chrifti . Quatenus 

& 



fi) Non trovo, quando e per qual 
modo il Monaftero di Cand.ìina nel Pa- 
dovano divenire (oggetto a quello di S. 
Pietro di Modena . Certo effo lo era fin 
dall'anno tu;, almeno, in cui Ponz'o 
Abate di Modena dà a Pietro Abate di 
Candiana V inveftitura della metà di quel- 



la Cfvefa e de' fuoi beni ec. , il qual at- 
to confervafi preffo il Sig. Ab. Giufep- 
pe Gennari {tudiofìffimo raccoglitore del- 
le Antichità Padovane , infieme con un' 
altra fimile inveftirura accordata l' anno 
i»?6. da Placido 4.bare di Modena a 
Giorgio Abate di Candiana . 



53 

& hic fructum bone acìionis percìpiant, & apud diftriólum judiccm premia 
eterne pacis inveniant. Amen. 

fr E^o Alexander Catholice Ecclefie Epifcopus fubfcripfì. 

►£< Ego Hubalclus hoftienfis Epifcopus iub(cnp(ì . 

f$< Ego Bernardus portuenfìs & (anele Rufine epifcopus fubfcripfì. 

H* Ego HubaJdus presbiter Cardinalis titulo Sancle Crucis in ìerufaleiii 
fufcripfi . > 

*J+ Ego Ildcbrandus Bafilice duodecim Apoftolorum presbiter Cardinalis 
fubscripfi . 

>ì< Ego Albertus presbiter Cardinalis titulo Sancii Laurencii in Lucina 
fubscripfi . 

♦$♦ Ego GuilleJmus presbiter Cardinalis titulo Sancii Petri ad vincula 
fubscripfi. 

*f* Ego Bofo presbiter Cardinalis Sarete Pudentiane titulo Paftoris fub- 
fcripfì . 

♦$* Ego Johannes presbiter Cardinalis titulo Sancii Marci fubscripfi « 

H* Ego Theodinus presbiter Cardinalis Sancii Vitalis titulo Vcfhne fub- 
fcripfì. 

*i* Ego Jacinólus diaconus Cardinalis Sancle Marie in Cofmydin fub- 
fcripfì . 

•»$♦ Ego Arditio Sancii Theodori diaconus Cardinalis fubscripfi. 

+$♦ Ego Manfredus diaconus Cardinalis Sancii Georgii ad velum aureura 
fubscrÌDfi . 

+fc Ego Hugo diaconus Cardinalis Sancii Heuftachii juxta templum agrip- 
pe fubfcnpli . 

H< Ego Petrus diaconus Cardinalis Sancle Marie in aquiro fubscripfi . 

Datum Beneventi per manum Gratiani Sancle Romane Ecclefie Subdia- 
coni & Notarii HIT. Idus Januarii Indiclione III. incarnationis dominice 
Anno millefimo centefimo fexagelìmo nono Pontificatus vero domni Alexan- 
dri Pape 111. Anno undecimo . 

CCCCXLIV. 

An. 1169, 

vftti per una cantrover/ia tra 7 Monaflero di Canojfa e quel di Marola t 
in cui il Card. Ildebrando Legato ^pojìolico decide, che la dona%ion di uri 
terreno fatta già dal Duca (Juetfo al Monaflero di Marola , e pojcia nuova- 
mente a quel di Canora , èra nulla , e indi ne fa donazione a quel di Maro* 
la, cerne più bifognojo e più offervantc . *Ant. hai. T. IV* col. 2O3. ec> Ori» 
gin* nel? *4rch. Segreto EJìenJe . 

CCCCXLV. 

An. \\6g t 
Giardino del fu Guidu^io da Garj "agnolo , dovendo partire per Terra 
Santa, dona alla Cbiefa di S» Maria di Campigliela diver/ì terreni, cioè io 
Garola, Coftaropuli , Coftaplana, Runcovecco, Mafceradunda , Fontana da- 
loplo, Runco Dominicino , Lagure , Runco de Capra, Campo Gifreto, Mu- 
zone, Felegarolo. Taseoli T. IL p. 438* Origin. prejfo il fu D. Bartol. Ca* 
melimi . 

ccccxlvi. 



54 

ccccxlvl 

circa 1169. 

ALexander Epifcopus Servus Scrvorum Dei dileciis filiis Bonifacio Ma- 
giftro & Fratrjbus Militic Tempii de Lombardia falutem & apoftoli- 
cam benediciionem. Cum inter vos & dilecios fìlios noftros Guiljelmura 
Abbatem & Fratres Fraxinorienfes fuper Ecclefia Sancii Stephani in fubur- 

bio civitatis Regii fita hofpitali fuis poffeffionibus controverfia 

fuiffct diutius agitata, eadem controverfia amicatoli fuit tranfaciione fopita . 

Quam utique tranfaciionem & firmam habentes vobis preferi- 

ptam Eccltfiam cum hofpitali & aliis pertinentiis fuis (alvo cenfu 

decem folidorum lu Abbati & Monafterio 

fuo & librarum oleis quas predici 

ne dyocefani Epifcopi nulli hominum liceat 

hanc paginam 



CCCCXLVII. 

n 69. 

IN nomine Sanóìe & Individue Trinitatis Anno ab Incarnacione ejus mil- 
lefimo C. LX. nono de menle Junii ultimo indi- 

Rione II. vobis domno Ottoni cardinali conqueror prò 

domna mea abbatiffa fanóne Julie de Bri ...... Archipresbitero Bagni, 

qui vi & injufte detinet monafterio farcie Julie Ecckfidin Rioltorti & ejus 
pofleflìones, & de Boto & Guilielmo & Araldino atque Engezone de Sablone 
& fuis confortibus, qui injufte & vi detinent noftro monafterio terram vallis 
Galinarie vel alibi fi invenire de noftra poterimus, unde per eos de Ecclelia 
& poffelfionibus fuis & fruciibus ab Archipresbitero de aliis terris a detento* 
ribus racionem & plenam iufticiam cum fruciibus habere poftulo & volo . 

Aóium in Ecclefia Monafterii Sancii Profperi in prefencia Regini Epi- 
fcopi Albriconis, Abbatis Sancii Profperi Guidonis , Abbatis Fraxinorii tunc 
de Ecclefia Sancii Stevani placitantis, Magiftri Pelegrini & Jacobi canonico- 
rum, & iudicum Guidonis Mandre, Ubaldi , Gerardi iudicis , Alberti, Doni- 
zonis, & Gerardi de Brifia iudicum, Egidii de Saviola, Alberti Male Erbe, 
Petri Turgidi, Boni — vicini, Guariani , Petri Ardicionis Caritatis fiiii 
& aliorum ad Placitum inter Abbatem Fraxinorii & Templarios Ecclefie fan- 
Ri ftevani fedencium . 

Ego Aimericus notarius Sacri palacii rogatus interfui & precepto domni 
Cardinalis hanc querimoniam fcripfi compievi ac dedi . 

CCCCXLVIII. 

circa An. i\6g. 
*s4lcf[andro IH. depone dalla fua dignità Guido *Abate del Monaflero di 
S. Projpero , reo di aver dilapidati t (xeni del Monaflero , e di avere abbrac- 
ciato il partito degli %/Tntipapì Ottaviano e Guido. *Ant. hai. T.Vl. col. 22.5. 
Origin. nelT archivio dello Jtejj'o Man. 



CCCCXLIX. 



ss 

CCCCXLIX. 

An u6p. 
Gherardo da Carpineto , Uberto e Cu'tdotto da Baifo , Jllb:\ to U, olino , 
Raimondo di Pegolotto , (jberardo Rancane, Man\>edìno di Pi^^o Roberto 
de 1 figli di Manfredo , e Rodolfo da Pannano prendono la Cittadinanza di 
Reggio, e promettono ubbidienza a quel Comune. Lo Jteffo giuramento fanno 
più altri e tra ej]ì Guglielmo e Gberardìno da Baijo , Gbeta>do e Zibetto fra- 
telli da Frignano, Guido e Rainero fratelli aa Gomola , III branumo da Ba- 
lugola , %Aberto e Guido fratelli da Varana, Bernardo e Ugo fratelli da Ho:» 
ca,Jacopir.o da Mala/ìreva , Ugobofco &c. L' atto Jì fa innanzi ad Jllbrizont 
Vejcovo e Podeflà di Reggio e a Conjoli della Città t Taccott T. I. p. 301. 
Dal Codice Pax Conjlantia . 

CCCCL. 

An. 1170. 
I Confoli e gli abitanti di Monteveglio fi unifcóng in alleanza con molti 
Capitani e Vdlvaffori fingolarmente del Frignano per far con cjjt la guerra 
contro de Modenefi . Trai Capitani e ì Valvaffori fi nominano Guido e Ra» 
miccino da Gomola , Gualandino co fuoi figli Guido e Rainero , Albertino dai 
Correggio , Gberardìno da MontecUccolo , Grimaldo Rcffa~ane , Ubaldo dalla 
Verrocchia , Teberto, *Anfo§o , Boccadiferro , Bernardino da Campiglio , UgolU. 
no da Varano , Ranuccino da Balugola, Malatìgna &c* *4nt. hai. T. IV* 
col. 37 li 

CCCCLt. 

circa An* 1170. 
Ugo , Raimondo , é Alberto fratelli e figli del fu Raimondo da Baifo 
affidano con diverfi patti la cu/iodi a della Torre di Carpineto a Ubaldo da 
Mandria , e pojcia ad x/tnjelmo di lui figlio, acciocché la difenda, e combatta 
contra tutti , trattone il padrone del patrimonio Mattldtco . *4nt t hai. T. Ih 
col. 407. DaW archivio Segr. Efìenfe 1 

CCGCLfL 

Ari. 1175» 
achille Taccoli dona alla Cbiefa e alla Canonica di S. Jacopo da lui 
fondata in Reggio dieci manfi di terra còmpojli ognuno da 48. biohhe , pofìi 
in Gajo , e novantuna biclcbe ne contorni dì Reggio, cioè in Burgo S* Prof» 
peri, in Curticella , in fovea BurghifH, & in Magno Cafale, & in Vico 
desbragato , & in loco ubi dicitur Longora, e tre altre in Vico desbragato 
& in Runcis GavafTae « A&urtì in Canonica S» Prolperi de Caftro Regio» 
Taccoli f. III. p. izoì 

CCCCLIIL 

An. li7if. 

+4mato Vefcovo di Ferrara è Gabriello Vefcovo dì %Adrià Delegati i/fpo* 
Jìolici decìdono, che il Monaftero di Candiana nel Padovano è /oggetto a quel* 
lo di S. Pietro di Modena. xAnt. hai. T. V. col. 47$. // Muratori ha pub. 
binati più altri atti concernenti quejìa controverfìd , e tra ej]ì ( Ib. col. 349.) 

La 



9* 

La Bolla, con cui %4ltf[andro HI. nel \VJ1. confermò la deci/iene de Ve [covi 
Delegati : e innoltre un accordo per riguardo al Monajlèro mede/imo jlabtlit o 
tra ii ber ardo Ve/covo di Padova e /' .Abate di S. Pietro . 

CCCCLIV. 

1171. 

EGo juro effe civis Mutine fenper & habitator fine fraude, & defendere 
civitatem Mutine infra confines ejus ab omni homine, falva Additate 
Jmperatoris, & extra civitatem defendere & falvare homints Mutine & 
eorum bona ubicumque poterò (ine omni fraude & malo ingenio, falva fide- 
litate meorum dominorum , quos habeo & in antea non in fraudem civita- 
tis habuero; & (equi confules mutine prefentes ; & eorum credentias obfer- 
vare, quemadmodum & alii cives Mutine, qui facramentum fequendi con- 
fules fecerunt, juraverunt ; & omni anno jurare fcqui coniules Mutine, qui 
per tempera erunt , fi ab tis & ab eorum rniffo requifìtus fuero; fi deus me 
adjuvet & fanéla Dei evangelia. A£tum in Ecclefia Mutine in pieno Con- 
fcilio, Confulibus Mutine bofeheto & Guhardo de Cortexella , Ugolino de 
gajo, Ubertino de Livaldino, & domino Martello eorum Affeffore ibi pre- 
Fentibus MCLXXI. indizione II1I. UH. Kaiendas Martii die veneris. Qui 
hoc facramentum fecerunt, hi funt; herizo, Rolandinus de Monzenario, & 
petrus dalorto, qui fijruliter juravit fuper fuam animam & fuper animam ro- 
jandi ferarii , & quod rolandus fupraferiptus ad hoc facramentum faciendum 
ei parabolam dederat, & non abftulerat , Lanfranchinus de gifulfo, Achari- 
fius, Guido£tus de ugolineilo , bernardinus de rogerio , Marzus, Rolandus de 
bernardo, Johannes Curtefe , Albertinus ftremerius, Ugicio de Girardo de 
Adam, Gibertus de la espella, Anfaldinus, Pelatus , Guidus da la volta, 
bernardus de Sanfto Michiele , Curtus Peruiinus , petrusbonus , Carucius 
& henrigettus , qui fuper fuam animam & fuper animam Matucii hoc idem 
facramentum fecit, & quod lupralcriptus Matucius ei parabolam dederat ad 
hoc facramentum faciendum , & poftquam dederat non abflulerat . Teftes ho- 
inines de confilio Mutine absque plurima turba populi qui ibi fuerunt hi 
funt: dominus Ugo de Solaria , Bernardinus de Macreta , Buccabadata, Ro- 
dulfus Zirlamena , Guidonus judtx , Zuphus, Ugo de tado , Predomus , Al- 
bertus de Grafulfo, Spinabcllus , Gerardus de Rodulfo , Gandulfus judex, 
Ubtrtus de gajo, Isenbardus , Gandulfus de botto, Beilonus, Scurtaparte, Ro- 
ba, Squarcia, Geminianus de ita, Jacopinus , Gandulfus de Garfagnolo, Paf- 
favantius de carandulo , bernardus de grafulfo, faba , dominus Ugo judex de 
Panciano, Rainerius de Bmentafella , Albertus de Malliatica, Jonboninus 
de phillida, & biaqua, Ugolinus de Roncalia, Albertus de Aigo & alii. Hoc 
idem facramentum fecerunt Petrus de Montebellio , & Azo frater ejus : Pe- 
trus exceptavit quoddam facramentum, quo militibus de montebeilio tenetur 
adjuvandi inter le, ut ipfe dixit, & azo exceptavit facramentum, quod Ca- 
pitaneis fecit, fi quo modo eis tenetur: dixit tamen eos feciffe pacem af- 
que eo , quam facere non debebant ; nec credit fé teneri : tamen vult falvus 
effe facramento ilio, fi eis inde tenetur. Aétum in Ecclefia Sancii Gemi- 
inani in prefentia Confulum Mutine bofeheti , Ugolini de gajo, Teuzonis , 
& Rolandi de bajamonte, & domini Martelli Advocati eorum MGLXXI. 
Indi&ione IUI. MI. Idus Màrtii die Veneris in Mutinenfì Confilio. Teftes 
homines de Confilio , Bernardus de Mattheo , Squarcia , Ubertus de Preie- 
na- 



«ario , Ubertus de gajo, Roba, Ugo de Tado, Gìberrus de Bajoaria, Gan- 
dulfus vie Boto, Radaldus, Carnelvarius , Gutdonus, Albertus ce Pildeguer- 
ra , Guido de fredo , Zuphus de Calcara, Rodulfus Cinamena , Teteimus de 
Rolando, Gcminianus de ita, Albertus de Maliatica . 
Ego Bialius imperiali: facri palata Notarius fcripfi. 

CCCCLV. 

An. nyu 

EGo juro (tare & obedire mandato & mandatis confulum routine qui nunc 
lunt, & qui polt cos futuri lunt nunc que mini fecerint propter honorem 
civitatis mutine de ofFenl'a fa&a civitati aput baiugulam . A&um M. C 
LXXL Indi&ione IIU. Kalendas Aprilis die Jovis in confilio mutile in ec« 
delia fancìi geminiani . Hoc facramentum fecit Ubertus de balugula. Illud 
iaem jiiravetu.it Johannes de Guizaido de balugula, & Guido. filius fupraferi- 
pti Uberti, & plus quod juraverunt effe cives & habitatorts mutine femper 
fine fraude, & defendere civitatem mutine centra omnes homines infra con- 
firus civitatis excepto Imperatore, & extra confines difendere & falvare 
bona & petfonas hominum mutine ubicumque poterint fine frsude centra 
omnes homints exceptis fuis dominis quos habent , & quos in antea non 
in fraudem civkatis aquifituri erunt . Ttltes interfuemnt Go'r.fules Murine ,«, 
qui facramenta receperunt , dominus Ugo de curtiule, ArJotus, Rolandus de 
baiamunte, Se Ugulinus de Gajo. U^errinus de Livaldino & bofehettus, & 
dominus martel'us advocatus eorum , & homines de conlilio mutine, Alber- 
tus de Godo Buccahadata , U,>o de Tado, Ugo de monte ma,gno, bernardus 
de malvezo, P«.flaponte, Guidonus judex, Ubertus de prienario, Gandu'fus 
judex, Geminiar.us de ita, U,,ucio de biicerio , Isenbardus , & perdcmus 9 
Guido de Buccabadata, Ramundus de malvulto, Godagnello, Gibertus de Ba- 
joana , Squarza , Ganduìfus de garfagnolo, & alii plures de Conlilio. 
Ego Bialius imptrialis facri palatìi notarius fcripfi. 

•CCCCLVL 

An. 1171. 

IN nomine Domini. Ego Jacopinus ■ Malaftrev-e juro Ilare & obedire man- 
dato & mandatis coniuìum mutine qui nunc funt, vel qui poli eos nunc 
futuri funt abs^ue omni tenore quod mihi fecerint propter offenfam quam 
feci hommibus mutine per me vel per meos homines, nec ullum -terminum 
vel terminos preceptum vel precepta per fraudem evitare, fi Deus me adju- 
vet , & fancla Dei Evangelia. Aftum in urbe mutine in pieno confilio in 
Ecclelia SaiXÌi Geminiani M. C. LXXL Indizione IIIX. VI. Idus Aprilis 
die Jovis. Confulibus mutine Bclcheto, Gerardo de ccrtexella, Arloto & tea» 
zone, Ugulino de Gajo, & Rolandino de baiamonte , & Ube-rtino de Lival- 
dino prdentibus & domino martello; tefies de confilio dominus Albertus de 
Godo, Guido de Adigeno, Raimundinus de macreta , bernardus de matto, 
Ranerius de bucca , Albertus de Ganbuzoìo, Rodulfus Cirlamena , Ugo de 
tado, Radaldus, tonfus, Squama, Guidonus judex, Ccdagnellus , pafaponte , 
Zuphus, Ugo de Gorzano , Albertus de pergenario, Guilielmus de ita , feur- 
laparte, Ubertus de gaio, Albertus de pildeguerra, Gcminianus de ita, Jan- 
koninus de fìlita oc a!ii plures de confilio & de populo. ' 

Ego Bialius imperialis Sacri palatii notarius fcripfi. 

Tom. in. h cccclv rr. 



5* 

ccccLvri. 

An. uji. 

EGo juro ftare & obtdire mandato & mandafis confulum mutine qui n«- 
viter elecli funt absque omni tenore que mini fecerint de ofttnCioae ho- 
minibus mutine apud Baiugulam fa£la . Aétum in piena contiooe Hoc (aera* 
meraum fecerunt Guido de Gomola, Albertus de Varana, & lldeprandinus 
de balugula, & juravit fupraferiptus Guido quod hoc idtm obfcrvabit fra ter 
fuus Rainucinus, quod lupraforiptus Guido juraverat ut hic fupenus legitur. 
M. G. LXXL Indiélione UH. VII. Kalencjas Madii die domioico, domino 
Alberto de Godo, Guido de Fredo, Ciri«mena> Rainerio de bucca, Aimo 
de baioaria conlulibus ibi prefentibus, & aliis confulibus veteribus domino 
r/milino de curtiole, Ubertino de Livaldino, Bofchetoi Guizardo de cortcx-1- 
]a Rolandino de baiamonte, Oc domino Martello judice advocato eorum ibi- 
dem prefentibus. 

Ego Blafius Imperialis fàcri palatii notarius fcripfi , 

CCCCLVIIL 

An. i (71. 

IN nomine Dei eterni anno ab Incarnatone ejus miUefimo C. LXX. IT. 
de menfe Marcii Indicione quinta . Nos quidem in Dei nomine presbiter 
Johannes, presbiter Oderifius, presbiter Veritas , presbiter Guido de Sanilo 
Johanne cognitores litis Ecclefie Sancii Nazarii voluntate parcium que ver- 
tebatur Inter guidonem Monafierii Sancii Prosperi Abbatem & Archiprtsbi- 
terum martinum de Mutilena vifis utriusque partis rationibus partibus com- 
politis in nos fine omni tenore fic iaudamus atque precipimus, ut iam di- 
clus Archi presbiter finem & refutacionem faciat in manus jam dicli Abbatis 
de iam dicla Ecclefia Sancii Nazarii. Abbati vero precipimus, ut inveftiat 
jim dicium Archipresbiterum de prefata Ecclefia in vita fua remotis omni- 
bus rationibus, quas Ecclefia de Siffo in ea, & iila mutitene requirere poffit, 
tali vero paclo quod non liceat iam djclo Archipresbitero ponere slìqutm 
presbiterum in Ecclefia illa de Ecclefia Siflì five Mutileae vel ejqs plcbatu , 
fed fi aliquem presbìterum aiiande ponere debuerit five voluerit, confilio 6c 
voluntate iam dicli Abbatis ve] ejus luccefibris ponere debeat, qui eamdem 
obedientiam five reverenti;; ic iam d.clo monafterio exhibeat quam Ecc'e- 
fia predica foiita dì exibere . Et ii contigerit quod jam diclus Archi* 
presbiter in alio Epifcopatu pto todem ho no re vel majors adquirendo quam 
modo habet tranfierit, predicla Ecclefia libere remaneat in iam di&o Mona- 
fterio. A cium in clauftro iamdicli monafterii & coram fratribus & eorum 

conicilio prelentia & - « teftimonio presbiteri ugonis, & pres* 

biteri gefardi de Ssn£ì::> Bartholameo felicitar. 

Ego Gibertus Not. P'alaL rogatus interferi audivi & fcripfi. 

CCCC LI X. 

An. 117Z. 
N Dei nomine anno ejus miilefimo G. LXXIL de menfe marcii indicione 
V. Breve recerdatsonis ad memoriam retinendam prefencia honorum ho» 
minum , quorum nomina hic fubtus leganti», qualiter Gotefredus & Petrus 
Boialdus, Albertus Gerardi Andrevergi, & Bcdurlus de Corrigia, qui tunc 

ejus 



Ì9 

ejus lori ut dicebatur consuìes erant, prò fé & dominis fui? Se aliìs vicinis 
de corrigìa prelentibus multis aiiis ex vicinis ibis cpn(èntie«ribus & fiiman- 
tibus, v^ui inferius nominati fuerint, promiferunt & iìrmaverunt , quod non 
facercAt aliquod idifìcium nec impedimentnm in fovea ilJa , quam fuper 
fuum prò il] is de Budrio fecerant ; & fi quis faceret & ip(i poffent ìnvenire 
quod de fuis effent, expedire facercnt ad illos de corigia, & fi invenire non 
pnfient , ilii de Budrio fune haberent poteiìatem expedicndi, & quod impo- 
rtuni foret inde aufVrendi absque contradicìione illorum de Corrigia. Inlu- 
per dufaoi comscionis inde ubi fa£ta erat i-uferre dtbebarst, & ab eo die in 
antea nullam ibi facere . Et iJli de Rio debebant defiruere clufam Zimignol» 
& tacere equalem fotte , & fimiliter iJlam cornaclonis . Promileiurit adirne 
predicai prò fé & dominis fuis & vicinis ut dicium eft fé dafuros &. du£tu- 
ros aquam per totam fuam curiam , & falem macinaturam quaìem haberent; 
& eandem line fraude hominibus & iìlis de Rio darent a via de vigo infe- 
rius ufque ad Rium ita coaéte ducìam , quod ipfa non faceret dampnum illis 
de Rio, fub pena decerci Jibrarum imperialium illis de Rio folutura . Et li 
dampnum foret p'us quam pena, tenerentur folvere dampnum iemper. Et il- 
ii de Rio debebant iam diétam aquam iìc duéìàm recipere & expedire infe- 
rius, ita quod iili de Corrigia prò impedimento aque nuIJum dampnum ha- 
berent fub prefata pena X. Jibrarum imnerialium, quam Araldus Menaboi 
fi'ius prò fé & omni fua parte pofuit, & fé cum lua parte foluturum pro- 
mifit, excepto hujufmodi impedimento, videlicet molendino uno, quod Do- 
mini de Curviaco debebant facere prope curiam illorum de Corrigia tjuabus 
turnaturiis vicinum fine fraude, unufquifque prò pena, quam comuniter po- 
fuerant, tcnebantur hoc facere compiere dominis fuis inde ad dies XV, .poft 
Pafcha fine fraude . 

Acìum apud Ecclefiam Sancii Salvatoris de Mandria ubi fueiunt tefles 
rogati Presbiter Guilielmus de Miiiarina & frater ejus Albertus e:. Et in- 
terfuerunt Segneretus ec. Et ubi fuerunt Presbiter Petrus de Budrio, & 
Araldus de Menaboi, Gibertus Lombardi de Parma. Dominus Albertus de 
Corrigia prò fé & nepote dedit parabolam in hoc, quod lui homines face- 
rent , & fìrmum tenere promifìt , & hoc fuit in domo fua Corrigie quando 
jacebat malatus . Et fub prediéìis teftibus Araldus Menaboi fìb'us prò fé & 
fua parte & cum illis feilieet Ganduifo ftevani ec. promiferunt fé daturos & 
ducìuros eandem aquam talem macinaturam , quaìem ab illis de corrigia ha- 
berent fine frrude hominibus illis de Miiiarina fub predicìa pena ec. Et 
Albrrtus Burfeilanus de Miiiarina ec. debebant eam recipere & inferius ex- 
pedire ab omni homine fub eadem pena ec. Infuper jam diétus Gotefredus 
& Bedurlus & Petrus Bonaldus, qui tunc dicebautur confuies Corrigie, & 
Jacobinus de Guirifio manifefìi funt fé juraffe auferre iftam aquam deinde a 
Rio & removere eam ab eo loco, & nec iftam aquari ducere ad eundem Jo- 
cum, nifi facerent parabola, & iuflìone domne Abbatiflfe de Brixia. Et ptéti 
funt & Albertus Gerardi Andrevergi, quod nec iftam aquam, nec aliam vi- 
vam nifi usualem aquam per hunc dugalem qui dicitur Rivus non ducerent 
ad eumdem locum. Promiferunt adhuc Gotefredus & Bedurus & Petrus 
Bonaldus quod tacerent comincs fuos dare parabolam in hoc inde ad predi- 
cium term'num ec. ubi fuerunt preterea teftes rogati Ugo Sigifredi , jaco- 
binus de Govis, Aibertinus Bojardi, & iam dicìus Gotefredus. Dominus 

H z AI. 



éo 

Albertus de Fregiano dedic parabolani in paéìo predice , & precepit ut pa« 
ftio , quam illi de Corrigia fteerant , firma ftaret . 

Acìum in preci óìo miilcfimo die Il[. infrante Aprilis. Et ubi fuerunt 
tefks rogati Odelafus Andree, 'Vmbrohus Pegolofttg, Facinbinus, Oldeme- 
nus, fiiius Alberti Re, berti , & aiii . Guilielminus fi ius domini Guilielmi 
dedit parabolani in hoc, & fi.mavit ut Albertus de Frignano in eodesn mil- 
le' mu de Apriii. Et ubi fuerunt tefks rogiti Rap'ia anis c!e Spegnano, Ugo 
de Campila, Johannes Juvtncus-, Lanfrancus Sigefredi, Gotefredus rie Cor- 
rigia. Dominus Gflerardus de Ftegnano derit parabolani in faéto i Morti m de 
Corrigia ur frater , & placuit ti in predico millefimo de /Vpri'i . Er ubi- 
fuerunt teftes rogati Rainuncirus de Gomola, Conradi pus caffri Arani, Ma- 
ledféìus de Campagnola Liberti fiiius, P'resbirer Arto de caftro CunViaci , 
Ruffus' Preaìmi de Campagnola, Gotefreduc Corigie, & Domina' BeUa de 
Curviaco, & fiiius Fihppus dedit parabolani in taclo ilmrum de Corrigia, 
ut alii , &' placuit eis & firmaverunt in predico millefirao . Et hoc font 
Curviaco, quando domina Bella totam porTeffì jnem domini Bernardi viri lui 
rune regere videbatur, quando v.r ejus dominus Bernardus uria mare <erat . 

Ego Aimericus Notarius facri Palatii rogatus interfui & hoc per or. 
fcripfi compievi ac dedi . 

CCCCLX* 

An. ii7z. 
Gherardo tArcivefcovo di Ravenna conferma le donazioni fatte alla Cbie- 
fa di Modena da- fuoi predecejjori . ^Ant, [tal. T. V. col.. 179. Dall' *4rch. 
Capit. di Modi 

CCCCLXI, 

An. 117*. 

IN Chrifti nomine anno e!ufderri M. C. LXX1T. TndiéVone V. Regnante 
invióVflimo Imperatore Federico XV". Kalendas Januarii die Lune. Di- 
mirus* H.nricus Dèi grafia fan&é mtjtihenfis Ecclefie vcnerabiis epifeopus 
bona vo'untate in concardia confulum mutine tsm prò fé qunm prò !us ! uc- 
ctffbribtts fecit finem & refutàtiòn m confulibus mutine, domino videheet 
Johanni de B -nefacio , damino Martello, limoni de garzano-, Ugoni de ta« 
do, Guidoto de ro'ando, & Uberto de ??ato r-vripientibus prò comuni muti- 
ne & eorum facce flò ri bui , 8t : cui dederirtt, de duobus caraìibus , qu n .1 
(unum) venir 3 " fittila , & trahitur dt ilùmint intér macrttam & i?x :um , 
8c aiiud venit a SuSfenra-, de quib;;s s iitt-m rmrvebat e; pò qn fne 
& refutatione fupralcripti cor.fults prcrrriferunt predio* dottrino epifoopo prò 
comuni mucine cucere & fodere unum canale a V'ignok u que ad mo! codi- 
mi nr de A'ibaret© hinc ufque ad fefìurn fanéìl P (ri prosimi ad ip'.ius domi- 
ni episcopi & t-'yas fdcceflbrurri utiht.ftm i bem per comunem ff r am, 
cum homiribus epifeopi , & cum ■■ aliis Homirtibus de epilcooa:u , 'cut! fupra- 
fcripra caraiia foderane. En txfcepto benf ei freere duxi'ia , & t m. 
ipfi confiìles quam eorum fuccefforrs debenf aJjuvare cum & ejus fucceflbres 
defendere & distrigare fiiprafcrìptuni canale, fi f-rcia aliqua vel inbrigamen« 
tum fupraferipto epifooo vél eius Hacr • {fbri'bùs ir.de appareret; & hoG fine 
emni fraude. Obligani's- e c<. hoc idem e:s pro'mifìt dominus ep [copus 
adjuvarc eos defendere 6c disbrigare prcdicjta canalia eorum fine frau le . tn 

QUO 



6\ 

quo fcilicet fuprafcripro canali epìfcopi egidius de laudo debet hahere quam- 
dam partem moiendini a porcile & furfum, quam fuprafcnptus Egidms debet 
tenere prò comuni murine. Aftum mutine in palano in confcilio mutinenfi. 
Tcftes interfuerunt Aib.-rtus de godo, buccabìdata, & Ranerius bufci'ttus , Rò- 
laadiotis de bniamonte , Gulielmus de Atto, Mamxcus, Gherardus de rodulfo, 
kenbardus, & perdomus belfante, Guidonus judex, Albertus de maiiatico , & 
ahi de mufinenfi eonfcftio. 

E-o Blal'us Imperìalis Sacri Palatii Notarius interfui ,&• juflu domini 
epìfcopi & fuprafcnptorunv conlulum icripfi . 

*>r ecce LX IL 

An. 1172; 
vtftto drlla crnftcr anione della Chi? fa de SS. Michele e Lorenzo di Mom 
tolto jatta da cibacene Vr/covo di Reggio. Ugbelk T. IL col. 2</8i Origim 
nel? Jlicb. della Catttar. di Reggio. 

CCCCLXIIL 

An. it 73. 
Rahnondino da Magreda prende la Cittadinanza di Reggio . Taccoli T. 
ILp, 355. Dal Codice Pax Conjlantiee . 

CCCCLXIV. 

An. 1 173. 

Gherardo da Carpineto prende la Cittadinanza dì Modena, e prometti; 
di combatter per efja contro tutti, trattone l Imperadore , // Duca Guelfo, i 
Vefcovi di Vtrora, e di terrava , e il Comune di Parma. <Ant t hai. T. IV,- 
ool. 167. Dal Regijlre de* Privilegi del Comune di Mod, 

CCCCL.XW 

An. 1173,. 

ÌN' Chriili nomine. Anno a Nativitalè ejufdem M. C. LXXIII. Indizio, 
ne VI. XI. Kaiendas Aprilis oie Jovis . Mutinenfes Conlules & popuas ; 
in piena ce ntione per corerìum Civitatis data parabola juraverunf, quod de 
cetero aJjuvabant Gerardo de Carpeneta ficuti luo civi rttinere orrtnes luas 
pofle^ionsy ab alpibus u!q-ue ad padum, falva fidelitate Imperatore, & fai— 
Vis eoruftì domini?, & lalvis omnibus eorum - facramenti.s. De centum vero 
libr s con'uies qui tunc erant juraverunt ei dare vel cui cornrmfent L. li* 
b:as ad ferminum vel terminos quos eis dederit & alias L. libras- jurave- 
runt ei fimiiiter dare ufque ad feftum fan&i michaelis de iepttmbri , & ad 
tei-minum & terminos quos eis dederit attendere & obfervare dtbent. Hoc 
autem jusjurandum fa&um mutine juxta ecckfiam Sancii Geminiani in piena 
conciane prefentibus ibi mutine confulibus , Johanne de bonefatio, Alberto 
Piidcguerre-, Guidoti de rotando, U-berti de gaio, & in teftimonio maiado- 
bari pa~me , Gerardi unzole , Gerardi de Canufa , bernardi ma-luicii, Alberti 
goid; , manfredi pizi, Alberti rrnncini, Guidonis jùdicis 8c beIJonis, & Gan- 
du'fi, & arloti', Raineri! de buccabadita, Alberti tonti, Gulielmus Atti,. 
A ila ma> ni . 

E -o Vl-rtinus domini Frederici Imperatoris notarius Bis* omnibus in- 
terfui , & juflu- predicìoium confulurn fcripfi ,• 

GCCCLXVI. 



6i 

cccclxvi. 

An, 1173, 

IN nomine domìni noftri Jhefu Chrifti anno ejufdem millcfimo centd ma 
LXXIU. XI. Kalendas Aprilis Indizione VI. Regnante inviétiflìmo Im- 
peratore Frederico anno Imperii ejus XVIII. Vobis dumno Johanni presbi- 
tero & monacho & domno petro limiliter monacho monafterii fanéte marie 
de virola nos Lito presbite* leu Rolandino atque Anno ejus fratris qu. A de- 
gerii de balugula, qui profcffi fumus Romana vivere lege, prefentes preferiti- 
bus diximus. Quiiquis in fanóìis ec. Et ideo in dei nomine nos fupraferi- 
pti Liutius presbiter & Rolandir.us etiam Armo donamus & offerimus & ce- 
tlimus vobis fupraferiptis monacis prò fupraicripfa ecclesia & prefentem car- 
tulam donacionis five offerfiortis noitre in vos habendum conHrmamus, vi- 
delicet una pecia terre aratorie que jacet in lupiafcripto loco ubi dicitur vi- 
rola. Coerent fines a mane Ecclefìe farcii làlvatoris, a meridie & a fera & 
de fubrus fupraferipta ecclefìa fancte marie , vel fi alii fint coerentcs in in- 
tegrum ec. 

A6tum eft hoc prope fupraferìptum monaflerium feliciter conftipu'atione 
follempniter interpofita . Ita difpofitum fuit inter eos quod fupraferiptis mo- 
nacis vel eorum fucceffbtibus .debent canere I. miifam nominatim prò ani- 
mabus fupraferiptis qui fecerunt fupraferiptam offcrfionem 8c prò ammabus 
eorum defun£torum omni anno. 

Signum prò manibus lupraferipti Liuti presb. & Rolandini feu Anni 
qui hanc cartuiam oflerfìonis vel donacionis fieri & fcribere rogaverunt. 

Tellcs Wizardinus de Clagnano, Zufolus de b.iiugu'a, Aldrevandinus de 
Clagnano, Charuzus, Girardus de Mozcno, Ugicione de eodem loco, Wi 
duzus . 

Ego Superclus facratiflimi Imperatoris Frederici notarius interfui & ro- 
gatus fcribere fcripfi . 

CCCCLXVIL 

An. 1173. 

IN nomine fan£tiffime Se individua trinitatis anno ab incarnatione ejus 
MCLXXUI. indizione nona de menfe Julii. Ecclefìe S. Michaelis & 
San£ìi Quirini, que eft edificata in Caftro Corrigie ubi Donus Gulielmus & 
Donus Guibertus pr^efie videntur, nos quidem in Dei nomine Albertus de 
Corrigia & Gerardus ejus nepos, & Albertus & Gerardus de Fregnano fra- 
tres offcrtores & donatores ipfius Ecclefìe prefentes prefentibus diximus . 
Quifquis in Sacris ac venerabilibus locis ex fuis aliquid attulerit rebus juxta 
Domini vocem in hoc feculo centuplum accipiet & infuper quod melius eft 
vitam pofiìdtbit eternarci. Idecque nos fupradicìi oftertores & donatorc-s do 
namus & offerirnus a prefenti die fupradicìe Ecclefìe prò anime noftre re- 
medio & parentum noftrorum duas petias de terra aratoria juris noftri , 
quas habere & poflìdere vifi fumus in fupradi&o loco Corrigie juxta pon- 
tem mainardum infimul tenentes: prima petia quam dedere Fregnanenfes eft 
per menfuram juftam bobulca I. tres tabule minus: fecunda petia, quam de- 
derant Albertus & Gerardus nepos ejus eft per menfuram iuftam bobuke 
Id. & tabule XX novem; tali paéV> & eo ordine ,quod debent fuper iplam 
terram facere edificare Ofpitale & Ecclefiam divina gratia largiente ad ho- 

no- 



*3 
norcm Dei & Sancii Bartolomei & S. Trioni? Martiris & Sancii Quirini 
Martiris , & fupraferiptum Ofpitale fub poteftate iupradiéìj Ecckfe bar 6li 
Quirini iemper dsbet effe. Qu.m autem ec. 

A&um in fupradicìo Cnltro feliciter . 

Rogati Teftes Albertus "Eufladii, Albertus Carlenfis, Albertus Carellus, 
Gratiolus . 

ccccLXvnr. 

Ar. 1173. 
Rainuccino e Guido Signori di Gomola prendono la Cittadinanza di Mo- 
dena . Script. Rer. ItaU T. XIV. p. 774. Dai Regtflro de Privilegi del Com* 
di Mod. 

CCCCLXIX. 

Art. 1173. 

EGo juro effe Gìvis Mutine femper & habifator per unum menftm orrw 
ni anno tempore pacis, 8c duos tempore guerre, & abique uxore fi vo- 
lucro, nifi parabola Cooiulum Mutine, qui tunc erunt folummodo tempore 
fui Confulatus remanferit . Et defendere civitatem Mutine & homines Mu- 
tine & eorum bona infra confines Mutine ab omni homine ; & extra confi- 
nes, ubkumque poterò, fai va fidelitate Dominorum , quos nunc habeo , vei 
quos in antea non in fraudem cìvitatis acquili vero; & falvo facramento quo 
teneor illis de Carfagnara , & adjuvare homines Mutine de guerra, li quam 
habuerint ufque ad ftnem fine fraude, & h'oftem facere ad voluntatem Con- 
fuìum Murine qui per tempora erunt, & omni anno jurare flqui C'onfules 
Mutine, fi ab eis vel eorum MifTo requifitus fuero, ficut homines Mutine» 
& guardare ftratam omnibus MutinenfibuS line fraude ad voluntatem Conlu- 
lum Mutine, & facere jurare meos homines, qui jurabunt falvare & guar- 
dare homines Mutine, poftquam requifiti fu'erint; & dare boetiam Mutine 
kx denarios Lucanos omni anno prò uno quoque pari boum , exceptis Ca« 
ftelianis, qui cotidìe habitant in caftris, fine fraude, & fervis & Gaftal- 
dionious fine fraude, loiummodo in boetia. Et fi voluero, ut Confules Mu* 
tme ulque ad fex annos dent denarios bceìie fupradióie in terra prope Ur- 
btm Mutine, totidem dabo fecundum quod mihi contingerit. Quam terrant 
juro nemini vendere, nec alienare, nec ob'igare, nec infeudare nifi parabo- 
la Confuium omnium vel majoris partis ad campanam fonafam in Confiiio 
remanferit. Et fi totidem denarios ut dixi de meis propriis in terra non de- 
dero, CìvitaS Mutine habeat boetiam ficut fuperius legitur in integrum, & 
fic obfervabo, ut hic fuperius integre legitur, fi Deus me adjuvet & hec 
Sanc"h Dei Evangelia, 

A£tum in Mutine Contionè in prefentia Domni Henrici Mutinenfis 
Epifcopì MCLXXIIL Indizione VI. Regnante invicìiffimo Imperatore Fre- 
derico XI. Kdendas Augufti, die Dominìeo . Hoc Sacramentum fecerunt 
Gerardus de Montecucolo , Albertus fratcr dicìi domini Epifcopi, & Rainu- 
cinus, Ubaldus de la Velucla, Arduinus Rhafacanijj Gerardus & frater ejus 
Albertinus, Oc Arduinus Decordatus. Item illud idem juravit lideprandinus 
de Ozano, (ed exceptavit habitantiam. Item illud idem juraverunt Albertus 
de Redaldo, Wido Raii , Grimaldus & Raphanellus, quod Gerardus dcMori- 
tecuccolo, & habitantiam facere; fed exceptaveiunt Bononism , quod non de- 
bsnt adjuvare Mutìnenks a Bononienfibus extra confines Mutine» Te (ics in- 

ter- 



6\ 

terfuerunt .Ugolinus de Montemagno, Se Rsngoncinus , Guido de Adigrrio. 
Jaoopinus de Gerardo Rangono, Albertus Diìcalcius, G.dericus de A.b^rto 
Fredic. Jacobinus Crispus , Rolandinus de Bajamonte , Albertus de Graiu 
Bernardmus de CampiUo, Malatingna , Albertus de Godo, & aiia n 
do nobiliura & populi., & Conlules Mutine, Bernardus de Malvezo , G- rar- 
dus Rangonus, Bernardus de Matheo, Teuzo de Gorgarh . Squarcia & L : >trr- 
tus de Preienario, & Judices Ugo de Pannano, & Bellonus . Item kqu 
die Lune in pieno Coniìlio Mutine corani supradiéìis Conlulibus iJiud ìd^m 
juravit Barufaldus , quod Alberus de Redaldo &c. 

Ego Blalìus Im.pcrialis Sacri Palatii Notarius interfui & fcripfh 

CCCCLXX. 

An. 1173. 

IN Chrifti nomine amen. Anno a Nativitate ejusdem MCLXXIIf. Ind- 
ettone VT. Domino Imperatore Federico Regnante, IV. Kaiendas Au-a- 
fti, die Dominico. Dominus WiJielmus Monafteni Sancii Ciaudii de Fraxi- 
norio venerabilis Abbas fpontanea voluntate fuorum Fratrurn ejufdem Ce- 
nobii Monachorum confilio conce flit per fé & iuos luccefiores Ccnlullbus 
Mutine recipientibus & eorum (dece fiori bus homines de terra Abbatie de 
Fraxinorio facere jurare omni anno fequi Conlules Mutine, ficuti homines 
Mutine jurant, lì requilìti fuerint a Confulibus, vcl ab eorum Mino fine 
fraude in perpetuum: Se ùlvare & defendere homines Mutine Sz eorum bo- 
na ubkumque potuerint; & hoftem facere ad voluntatem Confuium Mutine: 
& dare boatiam l'ex Lucenles prò unoquoque pari boum omni anno lolum- 
modo in boatia, exceptis Cafteilanis , qui cotidie habitant in caftris line 
fraule, & Mihtibus &: Mafcadis & Minififis ejufdem Monafterii , exceptis 
his qui habitant in Burgo de Fraxinorio line fraude. Et hoc totum promi- 
fit di£ìus Domnus Abbas per (e & fuos fuccefibres fupradictis Confulibus fie 
obfervare lub pena centum Librarum eis promifTa, & pofr. pene folutionem 
pa6lum hoc lic firmum permaneat. 

Acìrum Mutine felicirer , domno Brochardo Priore diéìi Monafterii, & 
domno Bernardo de Montecuculo, & domno Rozo Priore Clauftrali prefenti- 
bus & confentientibus. Et tunc erait Confules Mutine Dominus Gerardus 
Rangonus, Dominus Bernardus Malvezo, Bernardus Mateus, Rainerius de Buc- 
cabadata, Squarza, dominus Teuzo de Gorgatello , & Ubertus Pregenarius, 
& Dominus Ailotus; & Advocati erant dominus Ugo de Pantano, & Do- 
Erar.us Beilcnus. Hujus conceffionis & paoli tefies fuerunt Dominus Gerardus 
<k Carpeneta, Wido de.Gomola, Bernardus de Curviago, Johannes de Bo- 
«ìefacio, Albertus de Varana, Wido Judex de Mandra, Dominus Pìus, Gui- 
do Adigerii, Ugo de Pallsgana , Monachus de Vidnola, Albecti.nus de Gru- 
geoia , Molinus de Bonifacio Malvulti , & alii quamplures. 

Ego B'afius Imperialis Sacri Palatii Notarius voluntate Magiftri Bruni 
Notarii , (icut ex authentico ejus cognovi , ut fchedas ab eo fallai compie* 
ztm , feiiciter scripfi . 

ccccLxxr. 

An. 1175. 

Gli uomini della Badia di Frajjinoro fi foggeitano al Comune di Mode' 

na . Le Ville e i Cajìelli qui nominati fono quelli de Corniiio , de Ls^uxola , 

de 



de Mrnfeflephano, de Amogiw>, de Cerefulo, de Suxiano, de Savonciio, 
de Mafia, de Caiula, de Mcdula , de Safladella, de Naredula, de Palagana, 
de CarcfètoJa, de Archivolto, de Burgo Fraxinorii , de Vidriola, de Run- 
cofig). l rcdi, de.Rubiano. *Ant. Ital. T, li. sol. -99. Dal Regijlro de Privile* 
gj del Cct». dt Mod. 

CCCCLXXII. 

An. .1173, 
^fnfo(fo prende la Cittadinanza di Modena, come aveala prefa fuo fra- 
tello Jebeno. Dal Regijlro de Privilegj del Comune di Mod, 

CGCLXXIIL 

Am 1173, 
Jftto di confederazione delle Città Lombarde contro Federigo I. tenuto in 
Modena, a cui intervengo» per Modena il Confole arlotto, per Reggio ilCovim 
jo.c ^liberto di Malberto. sAntiqu. hai. T.W. col. 271. Dal Regijlro de' Pri- 
vilegi del Com. dt Mod. 

CCCCLXXlV. 

An. 11 74. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifti: anno ab incarnacione ejufdem mil- 
lennio centennio LXX. Illf. XIII. Kal. Februarii Indiaione VII. Conttat 
nos Johannem filium qu. ugoni de comitatu mantuano de loco, qui dicitur 
campedella, & raimundum filium qu. ugonis de fupraferipto loco, qui pro< 
ftfli lumus ex nacione noftra lege vivere Romanoruni , comuniter accepifTe 
ficut in prefenria accepimus a te alberto de corrigia de regino comitatu de- 
nariorum bonorum mediolanenfìum libras XL. ck conftat nos Ifnardum filium 
qu. albtrti , & naimerium filium qu. uguiszonis, & Guifcardum filium qu. 
uberti de fupraferipto loco de campedella, qui manifefti fumus lege vivere 
Rornanorum ex nofìra nscione, fimiliter accepifTe cemuniter, -fìcut inorefen- 
tia teftium accepimus, a te fupraferipto alberto de corrigia >alks XL. libras 
denariorum bonorum mediolanenfìum finito preti© , ficut inter nos convenit... 
eulta & inculta, vineis & cafamentis , & bofcaliis, pratis & gerbidis, quam 

nos fupraferipti omnes de campedella vili fumus poffìdere per nos 

vel per noftros tenitores & prò tota raderne & parte illa que poteri t inve» 
niri olim fuiffe noftia vel no Uro rum majorum in locis & fundis de milia- 
rina excepta decima quam tenemus a dominis de faviola, & in mandria , £c 
in curte . . . rigia ( vid. leg. corrigia) Se fazano & lancio martino de rio, 
& limizono, & pcrtinentiis illoium locorum in integrum. Quam autem fu- 
pralcriptam tcrram in fupraferipris locis & fundis & corum, pertinentiis ec. 

Aclum Saviole feiiciter in Ecclefia S. Leonardi. 
. . . . . . Alio vero die Saviole ante .... Nainierius in presentsa fupra- 

fcriptorum teftium, qui interfuerunt facto de Ecclefia, juravit ad Saróìa Bei 

Evangelia hanc venditionem firmiter nec amplius moleftare. Et 

eodem die fupraferiptus guido recepit fupraferipto alberto parabolani Domne 
Maiberzone matris fupraferipti naimerii , que hanc vendicionem ex fua par- 
te firmavit in comitatu regienfi in loco fan£ìi Stephani juxta ecclefiam fan- 
fte marie de tezis; & ibidem eft confeffa fé effe paccatam de fupraferipto 
precio in prefencia Leazarri de regio & guizi d« remedia, & gatti de cara» 
Tom. IH. I pe- 



66 
pedclla; & in caftro fanfti ftephani in prefcncia gibcrti , figcfredi , nafi de 
regio, Stcphani, prtjohannis de làn£t,o itephano , aginulfi cava (olia, porcelli 
clerici, domna altavilla in cala (uà nane venJicionem firmavir, Se de p r e:.io 
dixit fé bene effe paccatam, Se fupra parabolani fupraferipto guidoni nurjcio 
Alberti dedit . 

Udcfridus Domini Friderici invicliffimi Imperatoris notarius fupraferi- 
ptis> omnibus in prenominatis iocis interfui , & ut lupra legitur audivi, oc 
rogatus icripli ec. 

CCCCLXXV. 

An. 1 174. 
Parìfio del fu Ra'maldìno dal Frignano prende la Cittadinanza di Mo- 
dena. Nel Regijlro de' Privilegi del Coni, di Modena. 

CCCCLXXV I. 

An. 1174. 

IN nomine Domini Millefimo Centefimo Seruageffimo Quarto , quinto 
exeuntc Menfe Martii , Indizione decima ( J. Jeptima ) Breve rtcorda- 
tionis prò futuns temporibus ad memoriam habendam Se retinendam , quali- 
ter in preflentia Domni Alberti ( 1. *Albriconis , ut infra) Regini Epifcopi & 
Gerardi Canonici de Regio, & Presbyttri Johannis de Sanclo Siivcfiro, Se 
Alberti Clerici de Maflenzatico , Se Guido£\i filiorum Manfredorum , & Ge- 
rardi de Guinzolo, Se Pildeguen , & Saragoti Alexandrini, Ordelafi, & Bon- 
deni de Bondeno, & Guizoli filli Monarii , Bernardi de Novis , & Pecri 
Burdi , Manfredinus filius Bernardi . Se Bernardus frater Roberti , Ccnfules 
Domus filiorum Manfredorum, premito juramento firmaverunt , quod bona 
fide (ine fraude Ptratam , que per Quarantulas oc per Sancìum Martinum in 
Spinis Ferrariam vaditur, per terram <3c aquam fecur2tn facient & tenebunf, 
Se homints de Regio Se Epifcopatu Se res iuas & omnes homines per eam 
tranfire volentes in virtute fua prò porTe falvabunt . Et hoc idem juramen- 
tum a toto Calali fuo , videlicet ab eis de Domo Guidonis , Se Manfredini 
filii Bernardi, Se Pizonis , Se Manfredi, Se a Pio, cum de pcteftate Se re- 
gimine Mutine exiverint, fi exi facier.t , Se ab eis homi ni bus fuis de Ssnéìo 
Pofidonio Se Sancìo Stephano Se Qu2rantulis & de Sanéìo Martino Se de 
Gavelo, quos' ad (Iratam melius tenendam , Se fecurius tueridam utiles effe 
cognoveiint. Et fi aiiquando Ccnfules Regini ad ttmpus fuerint, filios ilto- 
rum requifierint de Hoc jur*m:ijco, prefaéìus Bernardus Se Manfredinus Con- 
fuies Se ceteri, qui hoc juramertum fccerint, ab eis fieri facient. Et fi quo 
tempore prò aliqua difeordia alicui ci vitati , excepto Civitate Rtgii Se Epif- 
copatui, per fé vel per Ccnfults Rcgincs, ut non veniant per (irata poft 
duodtcim di»s tranfa&os renunciaverint nifi conccrJism fecerint , eis jura- 
mento non teneantur: nomini autem de Regio Se epiicop:itu juramento fem- 
per tentar.tur. Altemanus Corsul Regii vero fuo fìrmavit juramento, quod 
lì 2liquo tempore Domus fìlicrum Manfredorum propter cuRodiam & de- 
fenfiìonfm ftrade cum aliqua Civitate vel Terra difeordiam leu (edittionem 
haberent, ipfe Altemanus debeat eos ad suum fpendium & perditam ftum 
bona fide Se fine frauce adjitvarej Se poflquam eos adjuvare inceperit , nul« 
lum pacìum vel concordiam fine ipfis cùm eis faciet; nec eis Manfredis 
abfque Reginis Gonfulibus facere liceat . Et hoc idem juramentum a fotiis 

fuis 



fi 7 

fuìs Confulibus fieri faciet, & Cprifcilio Regìnorum bona fide fine fiaude. 
Ef li aliquo tempore Confules clegercntnr, qui hoc juramenrum non fecif- 
fent, fi Confules Manfredorum eos inde requifiverint , Conlìlium Regìnorum 
ab eis fieri faciet. 

Aclum in Caftro Nove feliciter in Camera Domni AIbriconi Epifcopi 
Regini. 

Signum manus lupradiéli videlicet Manfredinus , & Bernardus , oc Alte» 
manus, qui hoc fcriptum firmare rogaverit, ut fupra. 

Ego Roduifus Notarius Sacri Palladi rogatus hoc fcriptum feci. 

CCCCLXXVII. 

An. 1175. 
^Alberto *Abate del Monaflero di Leno dà al Prete Sicben^one e al Con- 
vergo Canetolo ? invefìitura dello Spedale di S. Egidio , quod eft feitum jux- 
ta Muciam {fic)^ e ciò a nome dello Spedale di S. Niccolò. Zaccaria della 
Badia di Leno p. 122. Copia antica nell' archivio del Mon. di S. Pietro. 

cccclxxviii. 

An. 1175. 

IN Chrifti nomine anno ejufdem millefimo centefimo feptuagefimo quin- 
to Indizione feptima (1. ottava). In prefentia & teftimonio code magi- 
fìro {fic) magiftri Johannis, Araldi Nig ri, Alternarmi, presbiteri Guidonis 
& aliprum plurium . Domnus Henricus motinenfis Ecclefie epifeopus dedit 
& invettiva nomine operis Sancii Geminiani Rodulfum Balafterium ejufdcm 
operis maflarium de pollis molendinorum & aquario ejus dióle polle a por- 
ta bajoarie ufque ad pontem de Reda, [n capite vero pontis ex parte Orien- 
tis precepit prefafo Rodulfo Maflario^ & cum eo flatuimus {fic) edificare hof- 
pitale ibi nomine operis (aneli Geminiani . Infuper quoque prò fé & fuìs 
iucceiTcribus per flipulationcm follcmpnit.er interpofitam fupraferipto Rodulfo 
maifario nomine operis Sancii Geminiani ftipulanti promifit prò fé fuisque 
fuccefloribus prenominatam poftam & aquarium ut dicium eft ab omni no- 
mine defendere. 

Aclum Motine feliciter. 

tgo Magifter Brunus Sacri palacii Notarius utiliter fcripfi. 

CCCCLXXIX. 

An. ii7c>. 
N Chrifti nomine snno ejufdem M. C. LXXVI. Indiaione Villi. Re- 
gnante invicliifimo Imperatore Frederico XV. Kal. Mart. die dominico. 
jDcmnus Ugo Dei grafia farcì? mutinenfis Ecclefie venerabilis Epifeopus de- 
dit demino Beccafaba penfionem folummodo trium folidorum lucenfium & 
non ahud, quem habet apud Caftrum novum, prò cambio dritti manfi de 
terrpcftadc. Aólumin Mut. palatio in presentia domini Widonis fupraferi- 
p'e ecclefie prcpofiti, ck Domini Johannis Canonici, buccabadade , beskiti, 
cprandim de fpezzano , Alberti de prejenario, Alberici de roncallia,& Pres- 
biteri Alberti de Saliceto. 

Ego Blafius Imperialis facri Palatii notarius inierfui & rogatus fcripfi. 



I 2 CCCCLXXX. 



I 



I 



69 

CCCCLXXX. 

An. i ijó. 
N nomine domìni noftri Jhefu Chrifti anno a nativiratcejufdcm M.CLXXVI. 
XII. Kal. Jul. Indizione Villi, regnante in vi£liffimo Imperatore Frede- 
rico die dominico. Breve recordationis atque firmitatis prò tuturis tempori- 
bus ad memoriam retinendam . In prefentia bonorum hormnum & teltimo- 
nso , quorum nomina hic inferius leguntur, ego- Domina Juìcu veleni piu- 
bicare teftamentum fili i mei Oderici , oc aèìis redigere, ut proinde verius 
poffit probari, fi de ea dubitaretur, ac li teftes perpetuo viverent, protuxit 
ltaque teftes, qui interfuerant fedamente prediòtt fìlli fui Oderici cor2m 
domno Ugone Epifcopo mutinenfi comfte iliius civitatis , cujus decreto Oc 
aéWitate hec omnia faci a f'unt. Tale igitur fuit teftamentum domini Ode- 
rici, prout Vieecomes, qì*i in prefentia domni eptfeopi prrd>6t; tcliamento 
interfui'k juravit, & jurato teftatur hoc, icilicet dicir, quia domina Jultru 
ìnftituta fuit heres a fiiio fuo Oderieo omnium fuoium bonorum tam moyi- 
lium quam immobilium exceptis XXV. libris, quas uxori juciicavit. Oc filie 
fai mabilie LX. libras & unum jugerum terre oc dimidium, quod juciicavit 
san&o georgio ganaceti ; & arma sua ospitali templi, & Gibemno de me- 
dio presbitero equum fuum . Prtsbiter Petrus , & niger diaconus , & ugoli- 
nus de gajo, & E'kazarus & Johannes idem quod- vicecorms ccram domno 
epifcopo juraverunt, & de prenominato tefiamento idem teda n tur . G.bi-rti- 
nus de medio presbitero illud idem quod vicecomes & alii jaravit, & jura» 
to tefìatur, quod tantum infbtutioni domine Jukte-, quam fiiius fuus libi fe- 
cit, interfuit, & judicamento armorum : aliis vero jurìieamentis non inter- 
fuit . Aftum eft hoc Mutine feliciter in palatio domni Ugonis Epifcopi , 
Domno Ugone Mutinenfi epifcopo in palatio prò tribunali & comite feden- 
te, hanc au6ìiritatem domine Ju-lete prebuit, & hoc inftrumentnm juris fìe« 
ri jufTit, & sua fponte voluntate fieri voluit. 

Teftes interfuere dominus guilielrnus mazonns, Dominus presbiter gui- 
do de viniola, Dominus Obertus de presbitero jenario , Dominus Guido de 
Adegerio . 

Ego Bernardus Nofarius facri pa*atii rógatU*s fcribere fcripfi. 

Epo B?rtolottus imperiàlis facri palatii notarius autenticum hujus exem- 
piavi, &: ile in eo continebatur ut-in hoc exemplo'legitur. 

GGCCLXX-XI. 

An. 1175. 

IN nomine fancìè & individue Trinitstis". Anno ab incarnacione domini 
noftri Jhefu Chrifti Millefimp C LXX. VI. tercia die infrante menfe De- 
cemhr. indizione nona . Conreflir ac dedit Gerardus rangonus de civùate 
murine prefente fìlio fuo Jacopino & ejus parabola iure oonceflìonis perpe- 
tue ecclesìe; ihrìlè Marie de Regio & canoni is prò rimedia aaimS impera* 
toris Federici &■ lue & fuorum anteccfìbritm , vidtiicet quatuor iugera terre 
in villa gaV?ffe fé finiuì tènerites, cujus' dièie funi' fines: a mane via & ber- 
ni , a meridie via. & Albertìni mutti giandei, de lubus & a Cerò btrni de 
navafia, & medietatem curtis' gavafle prò indivifo, quam habebat & tenebat 
in curia gayafTe in vili?..- intus & extra, ve! per eum tenebatur, & etiam 
medietattm fili iuris quod habebat & tenebat in rtquitendo, ve' etism ex- 
pedire poterit ipse vel canonici per medium dividatur , rctinendo in le Ge- 

rar- 



6q 

rardus di&us ftuda que dedit , dando tamen falvum cambium prefate èccle- 
fie , fcilicet pratum per prafum , & terrara laboratoriam per terram labcra- 
toriam , & tenutam olliverii in fé fimiliter rctineré debet dando falvurn 
cambium ccclefie di&e, ut di&um eft. Fines curie gavafle pratorum & run- 
corum hec funt: a mane vadit flumesello, a meridie curia màimoroli & ina- 
lataci prò curte gavafle per imperatorem, de lubto via que vadit pratum, 
& terra ammanie, a sero figanta, & terra arrimanie & cambitorum & fui- 
conum & terra fan£le marie- do regio, & ad runcos vadit levata a fero ec 
Et exinde dare ac perfolvere debeant jam dióìi canonici vel fui fuccefiorcs 
omni anno in fèfto sancii ftèfani vel' infra ejus oétavam- fi£lum nomine pen« 
iicnis VT. (olidos imperiale^ jam di&o gerardo vel fuis heredibus aut fuo 
mifTo te* Et insuper promifit eis janr difilus gerardus predicìam terram in 
omni tempore ab omni contradiccnte nomine jam diéle eccleiie expedire & 
defenfare !ub pena dupli, & quod faciet firmare hoc datum & hoc f;£tum 
imperatori Federico (i).-. Quod fecit- prò fervicio C. XX. & VI. librarum irci- 
p-;nalium, quas manifeftus fuìt fé a jam diesis canonicis & ecclefia accepifle, 
&• cambium de campo galiano quod oro predi£lis Hit. jugeribus acceperat,- 
prò hoc fa£ìto prediche Ècclefie refutavit- & ei reliquit, & finem fecit, quia 
lìo ftetit inter eos cum ftipulacione fubnixa, 

A&um regii in canonica iam dicle ecclefie feliciter. Rogati teftes in- 
terfuerunt Calzavaca, Albertinus falli, Caritatus gottoli fìlius, Johannes fel«- 
garic , gandulfus notarius de Savignano ad tenutam dand^m datus. 

Egp Gibertus Notarius palatinus rogatus interfui fcripfi ac dedi .• 

GCCCLXXXIL 

An. 1177. 

ALexander Epiicopus- Servus Servorum Dei dileéìis fijiis- Guidoni Prepo* 
fito & Capirulo Mutinenfis Ècclefie falutem & Apoftolicam benedi- 
clionem . Fervens & lincerà devotio, quam circa nos & romanam Ecclefiam 
geritis, monet nos proptnfius, & hortatur, ut in hiSj que jufte rtquiritis, fa- 
cile noftrum vobis debeamus parare favorem r prefertim cum a nobis ea vos 
contingat requirere, que ad pacem veftre Ècclefie pertineant & profecYum . 
Innotuit fi quidem nobis ex tenore litterarum veftrarum , quod vos corilìde- 
ratis facultatitus ejufdem Ècclefie diligenter deliberato confilio flatuiftis , ut 
ea-dem Ecclefìa plures quattuordecim canonicis vel pauciores habere non de* 

beat- 



(i) Gherardo Rangone già Legato Im- dal Duca Guelfo ricevuti i beni , eh* 

figliale in Modena , prida che queftà aveva in Gavaffa , credette cHe foffe a 

Città entrale nella Lega, erafi poi uni- ciò tiècefiaria' i* approvazione di Federigo 

to alla Lega medefìma , e abbiam vedii- fucceflbre ne' diritti di Guelfo ■; ed è an- 

ro in una carta dei Luglio dei 117? , cor degno i r effeiirjfeianfe , eh? e itfque* 

eh' egli era allora Console in Modena, fta e iti più altre carte del tempo della' 

Durava ancora la Lega, e Federigo non Lega fifa nondimeno menzione dell' epoca 

cr<: fi arteor colla Ch'iesfa riconciliato, Veg- dell' Infp?ro" di Federigo, perchè non" o". 

ti^m nondimeno, che qui il Rangone dante la Ritti Lega e la scomunica con' 

p'onrette di far approvare quafb sua dì- tro fui fulminai ria A'^Tnndro Uf. ei 

fpofizioD!? all' ìmp. Federgc ; il che ei tuttora era conii'dwato Goir.e'tmperadore. 
fece probabilmente , perchè avendo egli 



7 o 
beat, nifi facultatcs ipfius EccJcfie ita domino largìcntc excrefcerent , quod 
plures poflet decenter habere. Nos itaque veftris poftulationibus annuentes 
prefcriptam conftitutionem a vobis ficut diximus faétain ratam habemus & 
firmarti , eamque ex au&oritatc apoftolica confirmantes prefentis Icripti pa- 
trocinio communimus. Statucntes ut nulli omnino hominum liceat hanc pa« 
ginam ncftre confìrmationis infringere, vcl ei aliquatenus contraire. Si quis 
autem hoc atternptare prefumpferit, indignationem omnipotentis Dei & bea- 
forum Petri & Pauli Apoftolorum ejus le noverit incurfurum. Datum Fer- 
rane VII. Id. Maii (i). 

Sig. plumb. %AUx..IIh 

CCCCLXXXIU. 

An. 1177. 

ALexander Epifcopus Servus Servorum dei diledì's filiis Prepofito & 
Canonicis Mutinenfibus fallite m &c Apoftclicam benedi£Honem . Cum 
velimus vos & Ecclefiam veftram fpeciali prerogativa caritatis diligere & 
honorare, de fratu vedrò follicitius duximus cgitandum, ut veftre deyotio- 
nis ac fidei finceritas , quam nobis & Ecclelie Romane h;.ctenus inceffanter 
exhibuiftis, femper debeat & pofik auxiliante domino augmentari. Inde eft, 
quod cum ad cemmodum & urilitatem ecclefie veftre, ficut ex relaticue ve- 
fira percepimus, ftatueritis ut in Ecclelia ipfa nulli canonicorum extra mo- 
rantium, nifi forfè in feolis fuerit, prebenda de cetero con fera tu r , nos con- 
ftitutionern ipfam, ficut de affenfu Epifcopi & veltro faéta cft , ratam haben- 
tes & firirum. , "aucìoritate apostolica cor.firmamus , & prefentis fcripti patro- 
cinio communimus. Statuimus eciam , ut nemini liceat parrochianos velìros 
ad fepulturam recipere , nifi Calva jufticia ecclefie veftre in parte teftamenti . 
Decernimus ergo ut nulli cmnino hominum liceat hanc paginam noftre con- 
fìrmationis 8c conftitutionis infringere, vel ci aliquatenus contraire. Si quis 
autem hoc atternptare prefumpferit, indignationem omnipotentis Dei & bea- 
tomi Petri & Pauli Apoftolorum ejus le noverit incursurum. Datum Ve- 
lerie in Rivo alto III. Kal. Junii . 

$tg. piumb. *4lex. III. 

CCCCLXXXIU. 2. 

An. 1177. 

ALexander Epifcopus Servus Servorum Dei diltétis filiis Prepofito & 
Canonicis Mutinenfibus falutem & Apcftolicam be.nedi£tionem Viris 
Ecclefiàfticis , & his maxime qui in unitate Ecclefie immobiliter perfiftentes 
beato Petro & nobis fideles funt admodum & devoti, propenfius adeffe tene- 
inur, & de ipfòrum commodo & augmento tanto follicitius cogitare, quan- 
to eos finceriori cantate diligimus, oc eorum jura volumus attentiori Audio 
confervari. Ea propter dilecìi in domino filii veftris poftulatirnibus beni- 
gnius annuentes, auóìcritate apoftolica ftatuimus , ut nemini licitum fit in- 
fra 



(1) Aleflandro FIT. era in Ferrara 1' te, al celebre abboccamento con Federi- 

anno H77. » e ne partì, fecondo il Mu- gn I. Convie.n dunque dire, che qui- fio 

ratori ; a' 9. di Maggio per recarfi a Ve- Breve fofle da lui (ettoferirro nel giorno 

nezia, ove cel mofìrerà il Breve feguen- medefimo della fua partenza. 



7» 
fra parrocchias Ecdcfic veftre vel aliarum Écclefiarura veftrarum fine alien- 
ili Epilcopi veftri & vedrò ecclcfìam vcl oratorium conftruere falvis pri- 
vikgiis Romane Ecclefie . Datum Venetie in Rivo alto III. Kal. Jun. 
Sig. piuma. *Alex. III. 

CCCCLXXXIV. 

An. 1177. 

Pio Podefl* di Modena e Pinamonte Podefl à di Bologna promettono a 

nome de hr Cornioli di vtvere in vicendevole pace ed amicizia. A6lum ad 

Sanèhm Mari-m i;i Sfrata* <Ant> hai. T. IV. eoi. 339* Dal Regifiro de Pr'f 

vilegi del Coni, di Modena . . 

CCCCLXXXV. 

An. 1178. 
Jaccpino di Malaflreva promette di difendere in ogni incontrò il Comune 
di Modena. Dal Regijlró de Privilegi del Com. di Mod. 

ccccLxxxvr. 

An. 1178. 
Bolla di %Ale\f andrò III. in favore del Capitolò della Cattedrale di Rcg* 
gio . tónti bai. 7\ V. coL 25 1. Origini nel? \Arcb. della fleffa Cattedrale. 

CCCCLXXXVII. 

An. 1178. 
Federigo I. Imper. approva una convenzione fatta tra V Monafìero di 
Poltrone e gli uomini di Pigognaga , e l' approva col parere di P. Vejcovò 
di Mantova , e di alcuni fuoi fedeli della cafa della Contejfa Matilde , cicè 
inveititi del fttò patrimonio , tra' quali nomina Gherardo da Carpineto , Gbe* 
tardo Rangone , Guglielmo da Baifo , Gherardo da Camino , Gherardo da Cor- 
navano j Guidò da Malerba i e Rodolfino da Pannano . *Ant. hai. T. L 
ifl. ÓGj. 

CCCCLXXXVIIf. 

An. 11*78. 

IN Chrifti nomine anno ejufdem milkfirìto C. LXXVUf. Indizione XL 
Regnante invi&ilììmo Imperatore Federico XI. Kalendas Julii die Mer- 
curii . Concordia inter poteftatem & confules Mutine prò comuni civitatis 
& homines Gailiadi dominos feilieet & vicinos talis eft, quod datur Caftrum 
Ghiadi civitati & cornimi Mutine ad honorem Dei & beatiflimi Geminia- 
ni tali modo, quod iemper debent dare ipfum caftrum comuni mutine & re- 
cìoribus ejus quotiefeumque voluerint ad offenfionem & defenfionem cività- 
tis & civium i & omnium illorum qui per civitatem fé diflringunt ve! 
diftrinxerint contra omnes homines, excepta perfona imperatoris, cum ha- 
buerit totum podere comitiffe matildis^ (i) et eìccepeo iacra mento quo d fece- 

runt 



(0 Ne' patti riabiliti tra Aleffandro teflfe per 15. anni godere d?l parrimom'o 
la. e Fe^oriqo F. nel precedente anno Matildieo , e che frattanto fi efsnrnaffe, 
1177. eiiiì determinato, che quefii pò- di chi ne foiTe ii diritto. Qviiadi aon 



72 

runt horninibus montis fpectili adjuvandi eos cum predifto cafrro «onfra 
ccrvulos iolummodo , quod non durar ultra quinque annos . Et domini 
caftelani jurant amodo in antea effe enreej mutine, & habitatores per duo s 
menles omni anno tempore pacis, & ulque ad finem tempore guerre nifi pa- 
rabola confulum mutine omnium veJ majons partis qui tunc temporis erunt 
remanferit; nec ipli poffmt eis dare parabolani nifi lolumodo tempore fui 
conlulatus , & defendere civitatem infra confincs mutine contra omnes homi- 
nes., extra vero -falva fidelitatc dominorurn quos habent, aut in antea non 
in -fraudem civitatis acquifierint, & ipli domini bona -fide facient jurare fì- 
lios hoc idem faciamentum cum pervenerint ad militiam ; pretcrea tam ipli 
quam ctteri homines illius terre & curtis jurant bona fide falvare & cufto- 
dire cives & homines mutine, & qui per mutinam le diftringunt ubicumque 
poterunt, & dare caftrum & adjuvare cum cafero comune murine ad ofien- 
fiocem ÒL defenfionem fecundum quod fuperius diclum eft , & omnes homi- 
nes illius curtis debeant dare boatiam VI. denatios iucenfes prò uno quoque 
pari boum, quando alii Fregnancnies qui convencrunt eam ci vitati ipfam da- 
bunt , exceptis i Ili s qui cotidie habitant in caftro & ejus podio {'ire fraude, 
& omnes generaliter debent jurare fequi ree-loies mutine, fecundum quod 
alii cives mutine jurant, & hoc ita jurant attendere cmni anno cum requid- 
tura fuerit per nuntkim vel per litteras. r E converiò reclores & comune mu- 
tine ordinanr & conftituunt publicum forum juxta caftrum galliadi fingulis 
horninibus ad honorem & proficuum civitatis & dominorurn & vicinorum 
caftri, ita tamen quod medietas totius lucri fit comunis mutine, & altera 
medietas dominorurn & vicinorum de galliado. Sfratarti quoque & pedagium 
inibi ordinant , cujus lucrum fimiliter dividatur . Prcterea dant eis XL. li- 
bras imperiales ir. domibus vel terra a marano infra, medietattm dominis,& 
aliam medietatem vicinis ea conditione, quod non habeant licentiam ven- 
dendi, infeudandi , feu quoquomodo alienandi fine confcilii croffi parabola ad 
campanam fonatam . Inluper comune mutine in publica contione recipit ca» 
fi rum galliadi & homines & eorum bona in fua cuftodia & defenfione fub eo 
debito quo diftringitur omni anno bene regere mutinenfes , & qui prò muti- 
na fé diftringunt. Aclum mutine in confcilio feliciter Domino pio poteftate 
mutine, confulibus domino Bofcheto , Lutio, Alberto grafulfi, & bravo, & 
advocatis domino girardo , 6t domino granduìfo prefentibus. 

Qui tunc facramentum fupraferiptum fecerunt de galliado coram domino 
pio confulibus & advocatis fupraferiptis & horninibus de confcilio infraferi- 
$>tis hi funt, Drudolus & Bernardinus, Carboncini, Rainucinus , & Ude- 
prandinus . 

Teftes interfuerunt dominus Johannes bonifacii , Albertus de Marano , 
"Widonus judex, Lodoicus Manixeus, Willielrmis Atto, Rolandus Richeirni, 
Cuibtrtus bonifenioris , oprandiiuts, tettlminus maffarius, Ilèmbardus jerdani, 
Matthfus, Oldericus, Nordilius, Ubertirus Xàvaldini, & alii de con Icilio 
mutine. 

Ego Blafius imperiaiis facri palatii Notarius interfui & rogatus fcripfi. 

CCCCLXXX1X. 



era ancor fermo il dominio dell' Jmpe- gerà a danno dell' Tmperadore , quaad 
ridare fu quel patrimonio; e qui fi di- egli fia pacifko poiTefi'ore di quel patri'^ 
ce perciò, che il giuramento non fi voi- roonio. 



71 

GGCGLXXXIX. 

An. 1178. 

alcuni delle famiglie de* figli di Manfredo, cioè Pio, P affa ponte , Man» 

f tedino Infante , Alberto da Bordano , Manfredino di Pi^o , e Guidetto pren~ 

don» la Cittadinanza di Modena. %4nt. Ital. T. IV* col. 1^5. Dal Regijlro 

do Privilegi dtl Coni, di Mod. 

CCGCXC. 

An. 1178. 

JN nomine domini noftri Jhcfu Ghriftì M. C. feptuagefimo optavo die 
fexto infrante Menfe Augufti indicione XI. Quia humani ingenii natara- 
lis infirmitas plures res diu memorie retinere non poterat , ideo noftri majo- 
rcs divina quadam infpiracione ad litteras & ad earum notas pervenere , qua- 
tenus homines in pofterum meminiffe prodefle (l.pofcens) facilius perpetuaque 
noticia ac fides haberetur. Quapropter ego gandulfus notarius facri palati! ro- 
gatus ium a gerardino adam de donella teftatore, quatenus meis litteris com- 
prenderem , quo modo & quo ordine fuam ultimam voluntatem per nuncu- 
pativum teftamentum prò icriptis denotarem que fuit talis . Volo ut matcr 
mea matelda habeat domum meam quam habeo jufta domum filippi, & volo 
ut ipla ex ea folvat XL. foldos imperiales monafterio Sancii Profperi infra 
oéto dies, poftquam in monafterio ipfo ero, & fi non folviffet infra termi- 
num predi&um predicìa domus fit monafterii , nifi per abbatem remanferit>& 
volo infuper ut prò anima mea dentur [HI. foldi majori Ecclefie. II. foldi ad 
laborem Ecclefie tx illis & II. foldi ad Ecclefiam , ad gradam Ecclefie Sancii 
Prosperi de Caftro II. fol. ad Ecclefiam fan èli iacopi, If. fol. ad monafie» 
rium faneìi thome . XII. denarii ad monafterium fancìi rafaelis. XII. dena- 
ri! ad hofpitalem Sancii Petri . II. fol. ad mifellos. XII. denarii, & ad Ec- 
clefiam iplorum . I. fol. ad facerdotem veritatem XII. dinarii , ad monafte-' 
rium Sanéti geminiani I. fol. ad hofpitalem Sancii geminiani I. fol. ad 
ffrp.Jam de mutilena XII. denarii, ad Ecclefiam novam làncli nichoiai I. fol. 
Se volo ut Albertus' rataldus habeat meam racionem terre de monticello . 
Volo ut uxor galegi & fìlii habeant domum meam quam habeo jufia domum 
petri boni feoti fuccedendo de ipfa domo inter fé . Volo ut fellarolus habeat 
osbergum meum & X. fol. rataldus apiani volo ut habeat totam meam ra- 
cionem pignoris quod habeo ab eo in nuvelaria preter de X. fol. ques volo 
ut folvat. Volo ut guilielmina habeat ex meo X. & oclo fol. & uxor sga- 

cini VII. fol. & ut barbnus meus petrus donelle & fìlii totum 

meum mafaraticum . A cium Regii feliciter. 

Rogati teftes interfuere rataldus apiani, iacopinus petri donelle, geremi- 
nus zoboli , albertus rataldi, ugolinus urfi, agacinus fellarolus, guilielminus 
de plaza . 

Ego gandulfinus Not. Sacri Palatii rogatus interfui & fcripfi. 

CCCCXCI. 

An. 1178. 

IN Chrifti nomine Amen . Annis ejufdem millefimo centefimo LXXVIII. 
Indizione XI. VII. Kalendas O&obris die Lune. Confeffi funt Confules 
dp Saxolo Marchifinus & fredulfinus, & vicini qui cum eis aderant, rolandus 
Tom. III. K fci. 



74 

fcilictt, Sigìfredus, Capharellus, Rubeus, albertus, trullius, bemardus, 8c tul. 
Jus, (è coulenm & voluntatc aliorum juraffc cum multis aliis fuis vicinis , 
& quod alii lìmiliter debent jurare, videlicet quod noo debent perdere ca- 
fhum Saxoli nec effe fpia, & fi fdverint qui veJint perdere vel effe fpia 
contra honorem mutine vel cjufdem caftri bona fide manifeftare confuiibus & 
re&oribus Mutine & Saxoli, qui nunc funt , vel crunt, & frqui poreftattm 
mutine & conlules ficuti alii homines mutine qui juraverunt fequi, Oc in pre- 
dióto caftro confinibus & curte falvare & guardare perlonas et rts homir,um 
mutine, et dare caftrum communi mutine, et quicumque re£Wes mutine ca- 
rerum pecierint, ad offenfionem & defenfìonem contra omnes homines falva 
fidelitate dominorum ipfius Caftri tantum, et lic in pieno conkilio mutine 
predicai Confules Saxoli cum predièlis vicinis prò fé et aliis inveftivcrunt 
dominimi pium poteftatem mutine prò comuni mutine, et dominus pius prò 
comune mariiie recepit caftrum Saxoli et curtem et perfonas et bona in cu- 
ra et tuicione civitatis promittendo eis pio comuni adjuvare et defendere 
contra omnes homines, et quod ab hominibus mutine in caftro et confini, 
bus ejus in perfonis et rebus nullam recipient violentiam , nec dampnum 
nifi forte ftraminis vel dampnum forte lignotum fine iraude vel nifi fieret 
pnp cuftodia & defenfione caftri. Et fi acciderit facere emendare. Et iniuper 
promifit eis prò comuni mutine nunquam de cetero auferre eis coltam nec 
Doatiam . A£him in mutine confa, io befehito, Jucio, et bravo confuiibus, 
et aduocato domino Gerardo, et domino Gandulfo ibi prefentibus. 

Teftes interfuerunt dominus Gerardus de Monafterio, dominus Arlotus, 
dominus Guidonus judex , dominus ttuzo, & fratres tjus Rolandus baiamon- 
tis. Carnelvarius prefulus, Scarcia, bemardus de balugula, bernardus de fof- 
fata, perdomus . 

"Wi'.ielmus Atti, Ifenbard-us , teleminus mazoni , Jacobus de maliatico , 
li'.aldus et pegolottus, bartholomtus fabe, Albertinus bilioli , Scurtaparte , 
Rodulfinus Guidccìi , Guido de fredo, et atii de ccnfcilio. 

Ego blafius imperialis facri palatii notarius interfui et rogatus fcripfi. 

CCCCXCII. 

circa An. 1178. 

IN nemine domini noftri Jhefu Chrifti Amen. Quifquis enim hoc facra- 
mentum facit ita tenetur aftricìus, feilieet ftrada que vadit a mutina uf- 
que ad piftoriam vel e converfo hoc eli mercatorts euntès et reddeuntes per 
eam et rts et mtreationcs quas deferii nt cavere et fai vare, et adjuvare, et 
defendere ab cmni makfacWe homine qui r quis in fua forcia prò vi fua fine 
fraude promittit, et hoc idem facere omnibus de forcia fua jurare quifquis 
capitaiKUS, ques mutinenfes confules petere voluerint , falfatoribus five latro- 
nibus ruUus teneatur ufque ad rationem faciendam, hoc tot uni ut fupra le- 
gitur dbfervare tenetur ad vo'u.otatem confu!orum (fu) five rc£lorum mu- 
tinenfium qui prò tempore fuerint. Hoc facramentum fecerunt Manfredinus, 
Laisfrancus , Bernardus, Guido, Opi-ziiius. Gerardinus, Ugulinus , et Gerar- 
dus Menie Novembtis Indichine XI. A cium apud Sartzonem felieiter (1). 
Ego Johannes Notarius fcripfi. 

ccccxcnr. 



(1) Il frovarfi queiìo documento unito ad altri di quelli anni mi determina, a 
dargli qui luogo . 



7$ 

GCCCXGIII. 

An. n-r^. 

I Modenefi e i Bologne/i fi uni/cono in vicendevole trattato di alleanza , 
in cui fi Jìabilifce {ralle altre cofe , che i Modenefi debban combattere pe Ro- 
logntfi contro qualunque Terra e Comune del territori» di Bologna fian ricbie* 
Jìi , e fingolarmtnte contro di Monttvtglio • e i Bologne/i debbon fimilmente 
combuttene po' Modenefi contro qualunque luogo del territorio fieno ricbiejìi , ma 
non contro t Nonantolani . Savioli *Ann. Boi. T, IL P. //. p. $<?. 

CCCCXCIV. 

An. n 77. 
Alberto di Rad aldo e Arduino di Raffacane fi foggettano a Confoli di 
Modena . ^fnt. [tal. T. IV. col. 6 57. Dal Regiflro de Prtvilegi del €om. di 
Mod. 

ccccxcv. 

An. 117?. 
I Valvaffori di Ciano fi affoggettano all' offervan^a de" patti Jlabiliti fra 
i due Comuni di Bologna e di Modena. A£tum in Palatio Mutine pieno 
Confilio. Savioli +Ann. Boi. T. IL P. IL p. 102. 

CCCCXCV I. 

An. 11 79. 
Enrico Confole di Pompignano a nome di quegli abitanti fi foggetta al 
Comune di Modena nello Jleffo modo con cu: fi erano affoggettati gli uomini di 
Montclto , di Moceno, e altri del Frignano. A£him in Ecclefia San£H Ge- 
ni iniani . *fnt. hai. T. IV. col. 43. Dal Regiflro de' Privilegi del Com. di 
Mod. 

CCCCXCVII. 

An. 117?. 

Egidio da Magreda prende la Cittadinanza di Modena. Nel Regi/lro 
de' Privilegi del Com. di Mod. 

ccccxcvnr. 

An. 1179.* 
Ubertino da Pannano prende la Cittadinanza di Modena, come già ave a- 
la preja Gui^ardo fuo fratello. Aftum Mutine in Ecclefia Sancii Geminia- 
ni . Nel Regijlro citato . 

ccccxcrx. 

An. 1179. 
Raimondo, Bernardino , J 'acopino , Gigliolo , Carnelvare , e Tebertino da 
Magreda prendon co" [oliti patti la Cittadinanza di Reggio j promettendo di 
difendere quel Comune contro tutti, trattone /' Imperadore , e i padroni del pa- 
trimonio Matildico . Quejlo giuramento fi fa prima da J acopino , pojcia da Gi- 
gliolo , da Raimondino , da Bernardino , da Tebertino , e da Giannello . I Con- 
fali di Reggio a vicenda prometton di dare a figli di Uberto da Magreda 

K i tren- 



16 

trenta lire Imperiali ccmprefe le dieci, che Rairnondino avea già ricevute; e 
alcune cafe ad arbitrio di sfibricene Vejco-uo di Rtggie , t la Jl^ffa pront-ffa 
fanno a figli di Arduino da Magreda , e di dar» dw, molini a' fi^li di Uber- 
to , e due a figli di %Arduino . Aòlum Regii in pailatio Domini Epifcopi in 
pieno Conijho . Taccoli T. III. p. 6gy. dal Codice Pax Con/lamia . 



I 



D. 

An. 117?. 
N Dei nomine. Anno ejus M. C. LXX. nono mediante menfe Oóìobris 
Indizione Xlf. Quia humani ingenii naturalis irfirmitas plures rcs diu 
memorie retinere non poterat ideo noftri majores divina quedam infpiratio- 
ne ad litteras & ad earum pervenerunt notas quatenus homines inpofkrum 
meminifle prodcfTe facilis perpetuaque noticia ac fides haberetu r. Quapropter 
ego Aimericus Notarius facri Palacii rogatus fum ab Ugolino de Budrione 
tettatole quatenus meis litteris eomprehenderem quomodo & quo ordine 
fuam ultimarci voluntatem per nuncupativum teftamentum fcriptis denctarem, 
qui fuìt talis : dimitto et poft deceffum meum matrici ecclef:e regi-? pio 
anima mea X. foldos imperiales , iudico monafterio fanali profperi X. loldos 
et monafterio fan£ìi thome X. foldos, unicuique Eccleliarum regii intus et 
extra circa confines regii I. foldum, ad ftradam modilene IT. folaos, hofpitali 
fanfti Geminiani I. foldum, hofpitali San£li Petri II. foldos, malefanis II. 
foldos , ponti Side I. foldum, uxori mee XII. libras imperiales & panem et 
vinum et veftimenta fua maiTaraticum totum lt£k>s & lenzolas fuas omnes 

ante omnes fuas rationes . Congnato meo Ugolino gentil medieta- 

tem domus mee cum meis rationibus cafamenti et cun&is et totoque ad eam 

medietatem que ed defuper pertinente fibi et heredibus de eo defendentibus; 

et li ipfe vel defendentes obbierint abfque defendentibus mafculini vel femi« 

nini fexus legittimi matrici ecclefie remancat ad hoc ut folvat bonicino fra* 

* tri meo UIC. libras imperiales, quod li folvere noluerit canonici de domo 

ÉÉj&i folvant. XL. foldos imperiales bonicino et habeat cafam iftam aliam medie- 

%fì§i. tr.tem domus inferius bonicino fratri meo et heredibus fuis legitimis de eo 

V defendentibus, et fi penitus defeccrint matrici Ecclefie remaneat & ei ad ju- 

dico: iam difto congnato relinquo XX. foldos imperiales fi domum noluerit 

- r Ut difpofui; totani vero mobiliare quam habeo extra djmum jam di£to fratri 

meo relinquo bita mea in ecclefiis et uxore et aliis locis qui- 

l>us dimifi folvat reddierit de ea quam mecum porto adhuc uxori 

mee XX. foldos imperiales tribuat, prò miiTìs cantare donec duraverit , ad 
foffo!«5S habeo medietatem duarum Vaccarum et unius Manzoli ; et de iftis 
quarta dimitto Johannello et Cafe fue; medietatem fomare quam cum eo ha- 
beo fratri meo bonicino dimitto tres partes vaccarum et manzoli cum nigro 
mediani vaccam et vitulum cuti ariberto de arol. medietatem ri II. Vacca- 
rum et unius manzoli et III. partes aiie medietatis feiiicet mee et hec tota 
bonicino relinquo; et panzeriam meam & alia arma medietatem unius raan- 
zole nebtibus meis guerrerie et fororibus dimitto, domino imperatori X. fai' 
dos imperiales relinquo et comuni Regii V. foldos: omnia bona ut dilpofui 
cura et guarda fratris mei confrituo ck concedo ei poteftatem petendi et . . 



77 
mec et fi reddiero omnia in mca poteffate deveniant et Jiccat in- 
firma . . . mutare fecundum quod voluero (i). 

Aftum Regii feliciter: rogati teftes interfuerunt filippus jonafii et cogna- 
tus Gibtrtinus Quixoli, Maurus Vetulerii , Petrus Vitulc, Berardus , Egi- 
dius de Runcadello. 

Ego Aimericus Notarius Sacri Palacii rogatus interfui et hoc fcripfi , 
e«m pievi , ac dedi. 

DI. 

An. 1170. 

Il Ve f covo di Reggio cede a quel Comune ? acqua di Trefinara e ne ri ce* 
vt in compen/e un molino , e il diritto di rifeuoter le decime degli altri moli- 
mi , che prima rifeoteva lo Jìejfo Comune. Acìum Regii inter Confcilium Re- 
gii. Taocoli T. III. p. Ó93. Dal Codice Pax Confi antiat . 

Dir. 

An. 1179. 
I/nardo Contrario fcelto da Guido da Landrìano Podejìà di Ferrara e da 
Gherardo Rangone Podejlà di Modena ad arbitro della controversa nata tra 
quelle due Città fui vicendevole pagamento de da^i , decide , che le barche de 
Modenefi non debba» pagare alcuna graverà paffando pel Bondeno , ma che 
ogni barca, che venga vada a Ferrara, dee pagare tre Imperiali , (alvo ci) 
che fi efige pel /ale e pel pefee , e che al contrario i Ferrarefi non debbo» pa- 
gare alcuna graverà nella Città e nel dijlretto di Modena . In Ecclelia San- 
cii Stephani de Ferrarla, vfnt. hai. T. IL col. 33. Dal Regijìro de Privi" 
le gì del Com. di Mod. 

dui. 

circa An. 1175?, 

ALexander Epifcopus Servus Servorum Dei dile&is fìliis Prepofito & 
Canon icis Mutinenfibus Salutem et Apoftolicam benediclionem . Cum 
inter vos et bone memorie Henricum quondam Mutinenfcm Epifcopum fu- 
per procuratone archiepiscopi veftri et Legatorum Apoftolice Sedis Prenefti- 
nus Epifcopus Ecclefie Sancii Georgii ad velum aureum Diaconus Gardinalis 
Apoftolice Sedis Legatus (2) eandem controverfiam, ficut ex fcripto ejus ac- 
cepimus, compofitione amicabili de Spontaneo aflenfu partium terminavit , ita 
quidem ut five abfens fuerit Epifcopus verter live prtfens totam procuratio- 
nem prime diei , vos autem totam diei fecunde memorato Archiepifcopo & Le- 
gatis teneamini exhibere. Unde quoniamque concordia fiatuuntur firma debent 

& 



(1) Lo fteflò Ugolino fece poi un Siena, che rrovcfTì prefente l'anno 1177. 

altro teftamento a' 7. di Gennajo del alta riconciliazione di Federigo con Alof- 

118?., che confervafi originale nelPAr- fandro IH. in Venezia , e morì pofeia 

chivio della Cattedrale di Reggio, e in l'anno Seguente. Quindi circa il 1179. 

cui cambiò in parte quelle difpofizioni , deefi ridar queflo Breve, che fecondo il 

y e ?ggiunfe Legati ad altri Spedali e Luo- confue,to de' Brevi di Aleflandro III. non 

gh; piì . ha data di anno. 

{,%) Qaefli è il Card. Manfredo da 



7» 
&r illibata eonfiftere, et ne cujufquati levitate in recidive contentionis fcrupu- 
lum reducantur, robore apoftolico premuniri prefcriptam compofitionem , ficut 
hinc inde rceepta efl & haótenus obfcrvata, au&oritate apoftolica confirma- 
mus, et prefcntis fcripti patrocinio communimus . Statuentes ut nulli omni- 
no hominum liceat hanc paginam noftre confirmationis infringere, vel ci 
aufu temerario contraire. Si <juis autera hoc attemptare prefumplerit indigna- 
tionem omnipotentis Dei & beatorum Pctri & Pauli ApoftoJorum c/us fé 
noverit incuriurum . Datum Tufculani VI. Id. Fcbruarii . 

Sig. plumb. *AIck. Uh 

DIV. 

An. 1180. (1) 

IN nomine Domini. Domina Agnex uxor Ugonis de Montemagno vo- 
luntate filiorum fuorum atque ...... concefTerunt Alberto Baylii Po- 

tcflan Regii nomine Communis Regii totam fuam partem, videJicet ter* 
ciam Caftri de Dinazano , ad hediffkandum fecundum eorum voluntatem, 
conctfferunt quoque Reginis Turrim , Cafàmentum juxta Turrim, ex quo 
latere Rcgini voluerint, ad arbitrium Gerardi de Carpincto, & Alberti Bay- 
fii , vel Domini Rcgini Epiicopi , li jam di£ti inter fé difeordabunt ad he- 
difficandum , & tencndum perpetuo ad eorum voluntatem; & Regini debere 
falvare & guardare perlonam Domine Agiictis, ik viri lui Ugonis & filio- 
rum fucrum, & hominum, & qui prò eis fuerit ibi, & non impedire eis 
Caftrum ilìud , & fi amiferint , bona fide adjuvabunt recuperare , & ad 
effenfionem & defenfionem eis dare contra omnts homines, extepto Com- 
mune Regii, tenendo femper Regini domum Se Turrim ad eorum volunta- 
tem. Homines Regini Confilii & Gonfulés, qui prò tempore fuerint in 
Civitate Regii debere jurare hoc femper firmum tenere, nec facient Confules 
qui non jurent faoramentum iflud . Ugo vero & ejus Uxor, & Filii fui & 
hcredes & eorum homines debere jurare falvare Reginos , & ipforum bona 
ibi in Caftro ilio, & ejus confinibus, & jam diéhim factum firmum tenere 
femper, & fi Regini amiferint, bona fide adjuvabunt eos recuperare, & hoc 
Sacramentum teneantur facere , cum a Poteftate vel a Confulibus, qui prò 
tempore fuerint, in Civitate Regii requifiti fuerint, nec Regini poffent ibi 
aliqnid prò cuftodiendo Cartello ilio qui hoc Sacramentum non fecit , aut 
non faciet. Et hoc totum Cazaguerra filius Domine Agnetis jure jurando 
promifit femper firmum tenere & obfervare bona fide juravit, ficut in Bre- 
vi aliorum Dominorum de Magreto continetur, in quo juraverunt Reginis, 
excepto Saxolo, videlicet ab hinc in antea effe Cives Regine Civitatis bona 

fide, 



Ci) Il C. Taccoli ha afTegnara quella queft' anno freffo è fegnato nella feconda 

carta all'anno 1184. avendo unito la darà fecondo il Codice Reggiano, ben- 

voce quarto della prima data all' c8ua- che il C. Taccoli abbia fcritto 1184. 

gefimn invece di unirla al Kal. Jul. a Perciò e per altri errori, con cui il C, 

cui fi rifvrifce. Di fatto l' Indizione XIII. Taccoli l'ha pubblicata, ho giudicaro di 

appartiene appunto all' anno 1180, e doverla pubblicar nuovamente, 



79 

fide, & fine omni fraude , oc habitare Regii per annum per memem unum 

f>er paccm, & duobus menlibus per guerranv, nifi remanfetit parabola Con- 
ulum Regii prò tempore exiftentium omnium vel majoris partis, & de 
guerra ufquc ad fìnem adjuvare ad voluntatem Confu.'um jam di&orum, facerc 
boitem & iter, & Cavalcafas Reginis fua perdita & difpendio, ubi Com- 
mune Regii fece ri t , fine fraude, preter in Mutinenfi Epifcopatu , defendere 
Civitatem Regii, & Suburbia & ejus Epifcopatum Civitati contra omnes 
homiries & contra omnes alias Civitates & Terras , & dare Cartella Se 
Terras fuas & homines Communi Regii ad oflenfionem 6c defenfionem quas 
in Epifcopatu Reg. habet excepto Imptratore & Domino domus Ccmitiffe Ma- 
tilde, contra quos non tcneatur movere arma, & juramento promifìt falvare 
perfonas Civium Reginorum, & avere bona fide, ubicumque potuerit, fine 
fraude, jurate ftqui Reginos Confules prò tempore exiftentes infra XV. dies, 
ex quo per eos vel per eorum Nuncium requilìtus iuetit. Et aqu m, quam 
Regmi de Situla per veteres vel novos Canales extraxerint per fé & fuos 
homines bona fide ad honorem & utilitàtem Civitatis Regii defendet & 
confervabit, & quod fuos homines ad defcnffionem & confervationem pre- 
diche aque juramentum prtftare faciet infra XX. dies, ex quo requiiitus 
fìierit, & hec omnia perpetuo oblervare promifìt, & eodem juramento pro- 
milìt quod faciet Matrem fuam , & Patrem iuum Ugonem jurare idem, ut 
iple juravit in cmoibus & fratrem fuum Guidcncm idem jurare , ut ipfe 
de facto Dinazani & aqua Situle juravit . 

A&um Regii in Canonica Sancii Profperi. 
M. C. o&uagefimo, quarto Kalendis Juìii , Indizione XHI. in prefencia 
Regini Epiicopi , Gerardi de Carpineto, Arduini Silfi, Roberti Alberti Ro- 
berti, Gandulfi de Pigneto, Jacopini Matilde, Nicoleti Vacharii , & Hen- 
righeti, atque Ariberti Confules, & ibidem Dominus Albertus Baylii Po- 
teltas Regii prò fé & hominibus Confilii Regii, qui ei parabolam dede- 
runt, jurejurando, fecundum quod ftatutum eft fuperius, obfervare promifìt, 
& quod homines Confilii parabolam dederunt, & ex quo dederunt, non ab- 
Itulcrunt, nec prohibuerunt , & promiferunt dare Domine Agneti propter 
jam di£Vi molendina de aqua Situle, unum in Civitate Regii vel Suburbiis, 
& aliud a Pratofontis ufque Trefnariam , & Cafamentum unum , ad arbi- 
trium Domini Regini E plico pi, vel ejus cui comiferit, & XL. libras Impe- 
riales, & Cafamentum fi ve Molendina que a Reginis acceperint non habeant 
poteitatem vendendi, donandi, pignorandi , five aliquo modo alienandi fine 
parabola Confulum Regii in Coniilio data. Idem Vacarius & Henricus Spil- 
iimani , 3c Aribertus Guici, oc Confules juraverunt ut Dominus Albertus. 

[n nomine Domini M. C. ccìuageiimo de menfe Julii Indicìione XIII. 
Domina Agnefia Mater Cazaguerre apud Villsm longam idem in omnibus 
juravit, taótis fàcroianftis Evangeliis, ut ejus filius Cazaguerra, de ftcìo Di- 
nazani, & alio toro. Et Guido Role ejufd.m filius idem juravit de £.£to Di- 
nazani, & aqua Situle, ut ejus frater Cazaguerra in prefencia Gerardi de 
Carpineto, Arduini Selli, Gerardi Prepoliti , Pelligrini Baylii, Herrici Spil- 
i mani, Monaci Allucii, oc Nicoleti dati a Domina Agnefia Domino Alber- 
to Bayfii Potefiati Regii nomine Communis ad dandam tenutam de fua 
parte Caftri Dinazani fecundum quod ftatutum eft fuperius. Qui Arduino 
>kffi atque Gerardo Prepofiti & Henrico jam diclo, & multis aliis Regi- 
iiis prelentibus , tenutam Domino Alberto nomine Communis Regii dedit 

de 



so 

d« Porta Caflri Dinazani & Turre & Domo juxta Turrim, & Campania 
£cclefie ipfius Caflri . 

Ego Bonus Senior Sacri Palatji Notarius hiis omnibus internai & 
fcripfi , 

DV. 

An. iiSo. 

Gut dotto de figli di Manfredo prende la Cittadinanza di Modena, *fnt. 
hai, T. IV. col. l6s. Dal Regijlro de Privilegi del Com. di Mod. 

dvl 

An. 1180. 

Gli uomini di Bacano promettono al Podejlà Gherardo Rangone e a 

C&nfoli di Modena di innalzare fra due anni una Torre nel lor Cafìello , e 

pofeia dopo quattro anni un altra . Ant. hai. T. IL eoi. 4^7. Dallo Jìejfo 

Regijlro . 

DVII. 

An, n8o. 

IN Chrifti nomine: anno a nativitate ejufdem Millefimo C. LXXX. In- 
dizione XIII. fecundo Iduum Septembris . In prefentia et teftimonio Jor- 
dani filii quondam Rodulfi rifiofì de Mutina , et Ugicionis golferii de pon- 
te, Boni Johannis filii qu. bonidiei de eodem ponte, Janinus filius Enrici 
de cavargene dìcens (e nuncium domni Johannis Bononienfis Epilcopi et 
domni Alberti Archipresbiteri bononienGs Eccleiie, qui cognofeebant -de li- 
te, que verttbatur inter archipresbiterum de bondeno et magiftrum ubertum 
de giarda agentem prò mutinenfi Canonica de ecclefia de muclena,ex delega- 
tione domini pape, mifit ipfe Janinus presbiterum armannum de ponte nun- 
cium fupraferipti magiftri uberti in tenuta Ecclefie de muclena ex parte do- 
mni Epifcopi et Archipresbiteri bononienfis, quorum Janinus jam diélus nun- 
cius erat , ut dicebat, et ut ex publico inftrumento cognovi. 

Aóìum fuit hoc in prediéìo loco muclene in ipfa ecclefia feliciter. 

Ego Berardus Sacri palatii et invici. Imperatoris Frederici notarius ro- 
gatus fcribere fcripfi (1). 

DVIIL 

An. 1180. 

IN Chrifti nomine anno ejufdem millefimo centefimo quinquagefimo o&ua- 
gefimo Indizione decima tertia regnante Imperatore Frederico pridie no- 
nas oéìubris die dominico. Breve recordationis qualiter dominus Bonifacius 
dei gracia San£le Mutinenfis Ecclefie venerabiiis Prepofitus confcilio et con- 
fenfu fratrum fuorum ejufdem Ecclefie Canonicorum inveftivit dominos de 
Yrberia unumquemque prò fua portione de Caftro Panzani et ejus curte, vi- 
delicet Redulfum de panzano, Guidonem de Giraldo bianco, et Ugyntm, 
Lanfranchum et Albertum et malherbam jure recìi et honorifici pheudi ; et 
predicai domini feilieet Redulfus et Guido et Ugo et Lanfranchus et Alber- 
tus 



(1) Vi è anche la fanteria de' due Giudici accennati data in Bologna &\. di 
Sett. La Chiefa ivi fi dice : pofua in Muclena . 



8i 

tus et malerba conflituerunt fé poffffTòres nomine predici prepofìti et cano» 
nicorum et prò canonica Beati Geminiani , et lupraferiptus prepofifus prò» 
milit eis prò fé et iuis fuccefforihus fupraferiptum caftrum et ejus curttm ab 
omni homine cum ratione defendere. Et fi vioJencia fuerit illata de predióìo 
caftro et ejus cune Ipfis Capitaneis fine eorum fraude ab Imperatore vel ab 
eo qui tenmt podere Comitiffe Matheldis , poftquam denuntiaverint prepofi- 
to et canonicis , et ipG non poterint eis auxilium ad diffendendum prediclum 
Caftrum cum Curte preftare , deinceps libi non teneantur, fi ipfi Capitane! 
fine Canonicorum auxilio recuperaverint, nifi prepofitus et canonici predi- 
éìum caftrum cimi curie poftea recuperaverint . Et hec omnia fibi invicem 
promilèrunt obfervare. 

Aóìum Yrberic intra Ecclefiam feliciter . 

Hujus rei X^des fuerunt Guido de Papia , Qerardinus iilius pizoli de 
San&o marone , Ghislizonus, Guido. 

Ego Andreas invicìiffimi Friderici Imperatoris Itfotarius rogatus inter- 
fui et icriplì fupralcripta . 

prx. 

An. n2o. 

Die Veneris ultima exeuntis Oftubris in Civitate Brixie in laubia ro- 
tunda Epifcopi coram domino Johanne Brixienli Epifcopo domina Pre- 
cia reli&a quondam Baxacaponi iuravit ad fanéta Dei Evvangelia polita ma- 
nu fupra librum dicere verkatem et celiare mendatium de nativitate Baxaca- 
ponini quem ipfa tenet loco filii, fi fuit natus ex fé et Baxacapono quondam 
>iro fuo vel non, & qualiter predi&us Baxacaponinus venit ad fé primum 
et quis detulit , et quod de foto ifto ù€iy diceret veritatem et cellaret men- 
datium nunc et in antea, fi ifte domnus Epifcopus in ahquo tempore .vel luus 
miffus voluerit interpellare eam de hoc facto. Et preftito facramento , et in- 
quifita ea ab ipfo Epifcopc dixit quod predicìus Baxacaponinus non fuit na- 
tus ex fé et predicìo Baxacapono quondam viro fuo, fe-t cum uxor Obizo- 
nis filii fui (i) pregnans erat ex irto Baxacaponino dicit quod fimulavk fé 
pregnantem effe , iet in ventate pregnans non erat, et nato ilio Baxacapo- 
nino fecit illum duci ad fé, et Girardinus de Malxello atulit illum, et iiia 
accepit eum et finxit fé jacere in partu de eo cum in ventate illuna non 
pepertrat . Et hoc ideo dicit fé fecifTe quod magne anguffie fecerunt eam fa- 
cere, feilieet quod vir fuus Baxacaponus maximam trifticiarn habebat et mul- 
tum anxius erat, quod non habebat fiiium mafculum , fet tantum habei>at Ja- 
cobinam, que mulrum infirma erat, et potherum (fic) iliius erat magnum , 
et dicit quod bene credebat Baxacaponus iflum Baxacaponinura effe fuum fi- 
iium , et dicit quod nullum hhum nec filiam habet ex predióto Baxacapono 
Tom. III. L quon* 



eia 
pone 




cui le fofie nato quèft' Obizzo . Eglicer- non fo come fia pervenuro , e contenen- 
te non potea efier figlio di Baciacappo- do un piacevole e curiofo aneddoto } ho 
pe, perchè qui fi afferma, che da lui le creduto di non doverlo ommettere, 
era nata una fola figlia . Quello docu- 



«2 

quondam viro fuo nifi Jacobìnam folam . Et de hoc procidit ad genua fu- 
praferipti domni Johannis Epilcopi piagnendo & dicendo, quod volebat inde 
habere ab co conlcilium anime, quia multum credebàt fé peccaffe quod ita 
abltulerat ]acobine filie fue rationem iuam , & dederat eam alii. Et Epifco- 
pus dixit: bentfaciemus, iet modo non poteft effe. Facìum eft hoc anno ab 
Incarnacene domini noitri Jhelu Chrifti millefimo centefimo o£tuagcfimo in- 
dicìione tercia decima. Interfuerunt dominus Tcutaldus Archipresbiter & 
Girardus de Sanóìo Fauftino in Caftro & Lanfrancus de Cazago tede* inde 
rogati . 

Ego Albertus de Capriano vocatus publica conficerc inlìru- 

menta interfui & per parabolam prediòti domni Epilcopi & domine Prctie 
hec icripfi & ea uri fupra legitur audivi & vidi . 

DX. 

circa An. 1180. 

ALexander Epifcopus Servus Servorum Dei dilecìis filiis Preposto & 
Canonicis Mutinenfibus falutem & ApoftoJicam benedi&ionem . Juflis 
petentium delìderiis dignum eft nos facilem prebere confenfum, & vota, que 
a rationis tramite non diicordant, effeólu profequente compiere. Ea propter 
dik&i in domino filh veftris jufbs pofìulationibus grato concurrentes affen» 
fu, Caftrum Pantiani cum tota Curte & aliis pertinentiis fuis ficut ipfum 
bone memorie Heribertus quondam Mutinenfis Epifcopus Caritati veftre con- 
cemt vobis au&oritate Apoftolica confirmamus ficut ipfum pacifice poflìde* 
tis. Preterea concefiìones & donationes a mutinenfibus Epifcopis vobis ra- 
tionabiìiter fa&as fecundum quod a venerabili fratre noftro A. (1) Epifcopo 
veltro vobis confirmate funt, & in autentico fcripto ipfius habetur , vobis 
nihilominus duximus confirmandas . Decernimus ergo ut nulli omnino ho« 
minum liceat hanc paginam noflre confirmationis infringere, vel ei aufu re« 
merario contraire. Si quis autem hoc attemptare prefumpferit indignationem 
omnipotentis Dei & beatorum Petri & Pauli Apofìolorum ejus le noverit 
incurlurum. Datum Velletri UH. Id. Madii . 

Sig. piume. sAhx, III. 

DXI. 

circa An. 1180. 

I Canonici di Reggio ejpongpno a Delegati idpoflolici le lor doglianze 

contro il Propofio della lor Chieja , pe diritti che insiujlamente fi arroga , e 

per la mala amminijìr anione de beni . *$nt. hai. T. VI. col. 225. Origin. nelf 

archivio della Cattedr. di Reggio . 

DXII. 

Ii8f. 

LUcius Epifcopus Servus Servorum Dei dile&is filiis Bonifacio Prepofi- 
to Mutinenlis Ecclefie ejulque fratribus tam prefentibus quam futuris 
Canonice fubfUtuendis in perpetuum. 

Et 

(d Deefi qui intendere il Vefcovo Ardiziòne, che l'anno 117 9. fu folle vato a 
quePa Sede. 



«3 

EtT-clum iufta poftular.tibus indulgere, & vigor equìratis, & ordo exi- 
git ratioms , prcfertim quando pctentium voluntates & pietas adjuvat, & ve- 
ntai r.on relinqmt . Ea propter diltcli in Domino filli vcftris juftis pofìula- 
tionibus clementer annuimus, & prefatam Mutinenfem Ecclefiam, in qua 
divino mancipari elhs oblequio, ad exemplar felicis recordationis Predeceffo- 
ris ncdri Akxandri Pape lub beati Pctri & noftra proteótione fufcipimus, 
& prefentis icnpti privilegio ccmmunimus. Statuentes ut quafcumque pof- 
ltfiìor.cs, quecumque bona eadtm Ecclefia in prefentiarum jufte oc canonicc 
poffuiet , aut in fututum conctftìone Pontificum, largitionc Regum vel Prfh», 
cipum, obiatione fidelium, leu aliis juftis raodis preftante domino poterit adi* 
pilci, firma vobìs veftrifque iuccerTorious , & illibata peimaneant. In quibus 
hec propnis duximus exprimenda vocabulis. Ecclefiam de Mocclena, Eccle- 
fiam Sancii Martini de Ponte ducis , Decimam Pifcium ejufdem loci, Tene- 
mentum Pelavicinii, Saccucii , & Comitis de Mafia , Ecclefiam de Cela & 
Manfos quos ibi habetis, Ecclefiam Sancii Jacobi de Aqua longa, & Villani 
ejuldem loci, Ecclefiam Sancle Marie de Situla, Caftrum Panzani cum Cur- 
te & -Ecclefia, ViJlam Marzani , Ecclefiam Sanili Maronis, Mollendinum, 
& Poflefliones quas ibi habetis, medietatem Cafiri novi, & Ecclefiam, Ca- 
ftrum Petrole & Ecclefiam, Villam de Prato, Villam de Guerlo, & Eccle- 
fiam, & quicquid habetis in curte Caftri Vetcris, Ecclefiam de Montecuc- 
cuo, Ecclefiam Sanéìi Martini de Curio, Plebem de Goligaria cum Ecclefiis 
fuis , fcilicet Ecclefia Sanóte Marie in Sfrata fita juxta flumen Panarii , Ec- 
clefia Sancii Dalmatii , Ecclefia de Coligarola, Ecclefia de follato Regio, 
Ecciefia de Infiala, Ecclefia Sanale Marie Magdalene & Sancii Cataldi, & 
Holpitali ejufdem Ecclefie, quartam partem territorti Mutine cum decimis 
que jure proprietatis canonice veftre pertinet; Se decimas quarte partis ejuf- 
dem tertitorii ad Epifcopum pertinentis, & molendina que in prefata quar- 
ta parte canonice confifiunt, & quicquid habetis in Soleria prò concambio 
quod feciftis cum Manfredino fìlio Bernardini quondam Manfredi. Antiquas 
prcterea & rationabiles con/uetudines Ecclefie vefire haclenus obfervatas ra- 
tas hab^mus, et eas aucloritate apoftolica confirmamus. Prohibemus quoque, 
ut infra Parrochias Ecclefiarum veftrarum nullus Ecclelìam vel Oratorium fi- 
tte afienfu Dioctfani Epifcopi et veftro edificare prefumat, falvis tamen Pri- 
vilegio Romanorum Pontificum. Interdicimus etiam ne quis in vos vel Ec- 
clefiam veitram fine maniftfta et rationabili caufa exeommunicationis vel in- 
terdièli fenfentiam promulgare prelumat. Sepulturam preterea mutinenfium 
Civium eidem Ecclefie liberam effe decernimus, ut eorum devotioni & ex- 
treme voluntati, qui fé illic fepeliri deliberaverint, nifi forte exeommunicati 
vel interdicci lìnt, nullus obfifiat, falva tamen juflicia parrochialium Eccle- 
fiarum, a quibus mortuorum corpora affumuntur. Obeunte vero te nunc 
ejuldem loci prepofito , vel tuorum quolibet fuccefiòrum , nullus ibi quaTibet 
furreptionis aftucia feu violentia preporiatur, nifi quem fratres communi 
confenfu vel fratrum pars confilii fanioris fecundum Dei timorem provide- 
rint eHgendum . Decernimus ergo, ut nulli omnino hominum fas fit prefa- 
tam Ecclefiam temere perturbare, aut ejus poffeflìones auferre, vel ablatas re- 
tinere , minuere, feu quibuslibet vexationibus fatigare . Sed omnia integra 
conferventur eorum, prò quorum gubernatione, & luftentatione concetta funt, 
ufibus omnimodis profutura, falva Sedis Apoflolice aucloritate & epifcopi 
veltri canonica juflicia. Si qua igitur in futurum Ecclefiaftica fecularifve per- 

L 2 fo- 



$4 
fona hanc noftre conftitutionis paginam fciens contra eam temere venire tem- 
ptaverit, fecundo tertiove commonita, nifi reatum fuum digna làtisfaéuone 
correxerit, poteltatis honorifque fui dignitate careat, reamque fé divino j'u- 
dicio exiftere de perpetrata iniquitate cognofeat , & a facratiflìmo corpore ac 
fanguine Dei & Domini Redemptoris noflri Jhtfu Chrifti aliena fiat, arque 
in extremo examine divine ultioni fubiaccat. Cuncìis autem eidem Joco lua 
iura ftrvantibus fit pax Domini ncftri Jhefu Chri'h, quatinus et hic fru&um 
bone aclionis percipiant, et apud diftrièìum iuclicem premia eterne patis in* 
veniant. Amen. Amen. Amen. Bene Valete. 

>f< Ego Lucius Sancle Romane Ecclefie Epifcopus fubfcripfi . 

tj* Ego Tbeodinus Portuenlìs et S. Rufine Epifcopus fublcripfi . 

*ì* Ego Petrus Tufculanus Epifcopus fubfcripfi . 

*h Ego Paulus Prereftine Sedis Epifcopus fubfcripfi . 

*$<• Ego Petrus Presbiter Cardinalis titulo Sarcle Sufanne fubfcripfi . 

*i* <Ego Vivianus Presbiter Cardinalis titulo Sancii Stephani in Celio 
monte fubfcripfi . 

<$+ Ego Cinthius Presbiter Cardinalis titulo Sanile Cecilie fubfcripfi. 

)ì< Ego Hugo Presbiter Cardinalis titulo Sancii Clementis fublcripfi. 

fk Ego Ard. Presbiter Cardinalis titulo Sancle Crucis in Jerufaiem fub- 
fcripfi. 

4* Ego Laborans Presbiter Cardinalis Sancle Marie tranftiberim titulo 
Calixti fubfcripfi . 

>$< Ego Jacintus Diaconus Cardinalis San&e Marie in Cofmedyn fub- 
fcripfi . 

*t+ Ego Rainerius Diaconus Cardinalis Sancii Georgia ad Velum aureura 
fubfcripfi . 

+$* Ego Gratianus Sanéìorum Cofme et Damiani Diaconus Cardinalis 
fubfcripfi. 

Datum Laterani per manum Alberti Sancle Romane Ecclefie Presbiteri 
Cardinalis et Cancellaci VII. Idus Martii IndióYione XV. Incarnationis Do- 
mi n'ice Anno MGLXXXI. Pontifìcatus vero domni Lucii Pape III» Anno 
primo a 

dxiii. 

An. n8z. 

I Confoli di Modena e il Confole de Mercanti di Modena promettono fi* 
eureka e difefa per nove anni entro il lor territorio a Conjoli de Mercanti 
huczheft . *4*t. Ititi. T. LI. col. $%?. Dal Regiflro de Privilegi del Com. d'i 
Mod~ ' 

DXIV. 

An. 1182. 

II Comune di Parma rinnova /' antica alleanza col Comune di Modena 
fingo! armente riguarda alla lega delle Città Lombarde. <AnP.Ital.T.IV. col. 54. 
Dallo Jìejfo Regiflro'. 

DXV. 

An. Ii8x. 

Giffrecìo Conte di Lumello prende colle folite formalità la Cittadinanza 

di Reggio, promettendo di combattere per quel Comune contro tutti, trattine 

f Imperadorc , e i Comuni di Ferrara , e di Piacenza. Tactoli T. IL p. 431. 

Dil Codice Pax Confanti* . 

/ DXVI. 



DXVL 

An. 1182. 

ANno dominice incarnatìonis millefimo cefrtefimo ocìuagefimo fecundo . 
Indizione quintadecima die Veneris undecimo Ka! Junii . In veteri pa» 
latio in pieno conicilio ad campanam fonatam . In prefencia Oddonis novel- 
li ec. Albertus de Guiterno de gi'faligio et Arimannus juraverunt ad farcia 
dei evangelia quod bona fide fine fraude attendent et obiervabunt omnia pre- 
cepta que Confules Plac. qui modo funt vel qui prò tempore fuerint prò fc 
vel per litteras vel per miffum ficut homines qui funt de ccmitatu et epi- 
feopatu Plac. et quandocumque gifaligium poftulaverint guarnitum vel dif- 
guarnitum illud eis dabunt, & Werram et pacem facient fecundum eorum pre- 
""ceptum ; & quociens requifierint, hoc juramentum femper renovabunt et jura* 
re facient omnes illos homines gifaligii qui ita juratum non habuerint a quin- 
decim annis lupra et a leptuaginta annis infra. Hoc datum ut lupra conti* 
nctur attendent et facient per bonam fidem fine fraude et mallo ingenio , 
fai va fidelitate Rangonum in fuis jufticiis et re&is honoribus (1); prefentibus 
et recipientibus hoc jursmenìum Guilklmo de mala parte ec. 

Ego Albertus de Travanzano facri paiatii not. juffu Razonis dalinda , 
hanc cartam ab eo imbreviatam fcripfi , 

DXVIL 

An. 1182. 
%^rdixx one Pefcovo dì Modena, Bonifacio Propóllo e i Canonici della 
Cattedrale , Michele *Abate del Mon. di S. Pietro, e Maria Badeffa del Mon* 
di S. Eufemia da una parte, e il Comune e il popolo di Modena dall' altra 
Jcelgono arbitri é ecmprcmiffarj per decìdere la controverfia nata tra ejfi ìntov- 
no ad alcune Leggi dal Comune mede/imo pubblicate riguardo ai feudi e alle 
tnfiteufi degli Ecclefiaftki . Ejfi danno la lor fenten^a , che t accettata dalle 
parti . „4nt. Irai. T. III. col 140. Dal Regijìro de Privilegi del Con*, di 
Mod.y e dal Codice del Vefcovadu . 

DXVIII. 

, m ^ , ^ An. 118&, 

IN nomine Jhefu Chrifti . Anni domini millefimo centefìmo c£hiagefìmo 
fecundo Indi&ioné decima quinta . Fedcricus Imperator romanorum fé* 
gnante de menfe Novémbns V If. die infrante. Breve recordationis & pro- 
miflìonis atque Arruffatisi atque fecuritatis prò futuris temporibus ad memo. 
riam habendam vel fetinendam apertis leéìa fcriptufa irta vefitas omni tem- 
pore inVenitur. Scilicet qualiter donnus michael abbas confrlio & confenfu 
fratrum fuorurn & dorrinus Archi presbiter befnardus de plebe Lizano fimili- 
ter confcilio & «mfenfu fuorum fratrum caufa amicitie & bone focictatis in- 
ter fé invicem in prefentia bonorum bominum quorum nomina hic fubtus 
leguntur contraxeruit . Videlicet quod predici -is abbas per fé & fuos fuccef- 
fores conceffit predici j donno Bernardo Archipresbitero & fuis fuccefforibus 

ce- 



f i) V. la Nota al Docamecto dell'anno 1149 1 cne coati-ene H trattato di pa- 
ce fra ì Parmigiani e i Piacentini, 



te 

celebrami officium in Ecclcfia de Comete (t) in fefti vitate Sancii Martini 
ad velperas & ad matutinum & in mane ad mifla canenda fi domnus Ab- 
bas ibidem fuerit, & fi predicìus Archi presbitcr erit invitatus ad cadaveri 
mortuorum , fimiliter conceflit miflam majoretti cum quatuor candelis & to- 
tidem denariis, & ti plus in mifla ob!atus erit, clerico ecclefie remaneat, fi 
abbas non ibi fuerit. Similiter domnus Archipresbiter bernardus per fé & 
fuos fucceflbres conceflit presbitero de Comete omni anno femel ceJebrandi 
officium in feftivitatibus; feilieet una idem in plebe Lizani, vitirzatico aut 
grccla: deletatis ( /. de letaniis ) vero & capitulis nihii contraxerunt, fed ficuti 
erant foliti , 6c promifit archipresbiter ckricos Comete in fupraferiptis feftis 
& fupraferiptis mortuis fine fraude omni tempore firmam tenere promife- 
runt , oc fi aliquis iftorum dominorum ùnus adverfus alium aliqua fuperim- 
pofita induxerit, nifi ut fupra fcriptum eft , promilit unus alteri prò le & 
iuis fuccefforibus perfolvere penam XX. I. denariorum imperialium , oc poft 
pena foluta hoc breve ceu fupra legitur omni tempore firmus oc ftabilis per- 
maneat & in his omnibus ceu lupra legitur ambe partes contenti fiant. 
Aéìum eft hoc intus camera domni abbatis ab arce comete. 

Teftes domni interfuerunt R. hujus rei presbiter bonaldus & bernardus 
& ftagnefius & bulgarinus oc raimundinus & anleiminus teftes rogati funt <3c 
quintavalle & federico . 

Rainerius notarius qui pafa - lagua vocor omnibus honorari 

quam erant foliti hec omnia (upradicìa. 

DXIX. 

An. n8a. 
Albert» da Barinola prende la Cittadinanza dì Reggio , e promette di 
dare in potere di quel Comune i Cajìelli , le Terre , e gli Uomini a lui Jogget* 
ti, e di combattere contro tutti , trattone /' Imperadore , e irrigo di lui fi- 
glio , e que che faran padroni del podere di Gherardo da Carpineta; lo Jìejfo 
giuramento fanno libertine e Guidolino di lui nipoti . Il Comune di Reggio a 
vicenda promette loro protezione e dife/a . Taccoli T. IIL p. ópy. Dal Codict 
Pax Conftantia . 

DXX. 

An. 1183. 

IN Chrifti nomine. Ego juro. quod de difeordia que eft inter regenfes & 
mutinenfes & parmenfes vel in antea erit ftabo oc obediam preceptum & 
precepta que mihi fecerint confules mutine & confilium vel poteftates que 
prò tempore fuerint ibi- quot exercitum & cavalcatam cum pedibus & mi- 
litibus vel cum militibus tantum, fi predicìis mutinenfibus placuerit, faciam 
contra Reginos & eos qui funt in eorum parte vei in antea erunt quantum 
jnihi requifitum fuerit a reóìoribus mutine per eorum nuntium vel per htte- 
ras figillo comunis mutine iignatas, Se exercitu vel cavalcata facla ibi ad vo- 

lun- 



(0 La Chiefa di Rocca Cometa ap- cioè Viticciatico e Crecchia. Di quefta 

partiene anche ora alla Pieve di Lizza- Pieve e della fua Chiefa fi è parlato più 

no nel Bolognefe , a cui pure apparten- a lungo nella Storia della Badia di No- 

gono le ^dae altre Chiefe poi nominate, nantola. 



87 

luntitem confulum vcl confilii mutine ftabo . Nec paccm ncc treuguam nec 
guerram recredutam faciam cum reginis vel eorum parte fine parabola reóìo- 
rum vel poteftatis mutine & confilii faòti fine fraude ad campanam (bnatam , 
& hoc totum ut fupra legitur bona fide ab hinc in antea attendam & obferva- 
boufque quo pax fuerit faéta inter mutinenfes & parmenfes per reginos comu- 
ni concordia confilii utriufque civitatis . Et hoc totum obfèrvabo falvis fa* 
cramentis mutine & parmo ita tamen ut mutinenfes non pofììnt facere. pa- 
cem cum reginis vel eorum parte line parma nec parma fine mutina de pre- 
dicai guerra. Hoc facramentum fccerunt Parmenfes per corerium comunis 
Parme in contione data parabola in pieno arengo, prefentibus domino Mar- 
tello confule mutine, & rotando de baiamonte & parme conlulibus , Muxo- 
ne iudice, Jacobo p-tribave, Ugone domini tebaldi de regio, Yfaccho , Ge- 
rardo de henzola, alberto de valaria , martino muxonis de commo, & Gilio 
bernardi benenate, & eorum advocati, feilieet Jacobo de pinte , & bernardo 
rolandi unzoli. Acìum eft hoc anno dominice Incarnationis M. C. LXXXIH. 
XI. die intrantis menfìs Martii Indizione prima. 

Ego Johannes Sacri Palatii Notarius interrili & juffione & amonicionc 
fupraicriptorum confulum oc affefforum fcripfi. 

DXXL 

An. 1183. 

Die lune XVI. intrante Madìo . In Epifcopatu Regienfi . In Lizara iub 
porticu caminate ecclefìe fancìi georgii de Lizara coram domino johan- 
ne arcidiacono majoris brixienfis ecclefie & domino urfone canonico ejuldem 
ecclefìe & domino marchione canonico majoris veronenlìs ecclefìe nunciis do- 
mini Johannis Brixienfis epifeopi & demini Omnisboni Veronenlìs Epifcopì 
in prelèntia ugonis de nove caufìdici , bocerade «Se capitis Werre de rezo & 
aliorum , ibique de lite que vertitur inter dominum aibericum reginenfem 
epifeopum prò fua ecclefia & prò iuo epifcopatu & inter confufes mantue prò 
communitate mantue de infula fozarie ficuti currit padus vetulus & zara co- 
ram lupraferiptis epifeopis delegatis a domino papa Lucio ad audiendam &C 
fimendam fupraferiptam litem . Dcminus Ricius de fupralcripta lite interro- 
gatus dixit: ego vifuùi habeo femper a mea recordantia enza ufque modo 
reginum epifeopum & fuos fucctlTores tenentem totam infulam de fozara fi- 
cuti currit padum vetulum & zaram, & a mea recordancia que eft L. an- 
norum per diftrifìum cum cmni honore , & ecclefiam fanóU Leonis de fo- 
zara inftirui &. dtftitui per reginum epifeopum; & dicit caput pontis quem 
de novo fecerunt mantuani verfus fupraicriptam ecclefiam fanéti Leonis effe 
fuper terram reginenfis epifeopi; & dicit ecclefiam lancli Leonis effe inca- 
ftellatam de novo a mantuanis citra medium annum; & ego vidi meis oculis 
betefredum fuptr fupraferiptam ecclefiam farcii Leonis & tunc temporis 
quando Mantuani incaftellavere fupraferiptam Ecclefiam fanéri leonis detine- 
bant fupraferiptam ecclefiam fanali Leonis cum tota infuia fozarie per re<ù- 
nenfem epifeopum, Se dicit quod mantuani petunt juiamenta ab hominibus 
infule fozarie , que nunquam confueveiunt facere» 

Sequuntur depofìtioncs plurium aliorum tefìium qui idi m confimtant . 
Inter eo* ^Albertus de fozara addit quod ipfe focìus eft lacerdos per reginen- 
fem Epifeopum & tunc rtmporis quando mantuani ijKalteJlaYere fuora/cri- 

ptam 



88 

ptam ccclefiam fanèti Leonis , ego ftabam ibi per reginenfem epifeopum, k 
mantuani expulerunt me inde. 

Anno a nativitate domini Millefimo centefimo LXXXIII. indiéìione 
prima . 

^Ego Bonawifa domini Federici imperatoria notarius interfui & has at- 
teftationes rogatus fcripfi . 

DXXIL 

An. 118^. 

Die dominico X. exeunte Madio in Epifcopatu Verone in eccleda farete 
marie plebis de monzambano in prefentia Johannis Archidiaconi ma. 
joris brixienlìs Ecclelìc , Utfonis canonici fupralcripte bnxienfis ecclefie 
Marchionis canonici majoris Veronenfis Ecclefie , Neroti, Rodulfi de (ala 
caufidicorum , Bardi de monzambano, Ruberei ejus fiìii , Aioienci frarris &• 
praferipti Bardi, Ottolini de valezo , Liberti Muli, Jordani Bruni, presbi- 
terorum Aimerici & Bernardi fupraferipte Ecclelie Sancì; Marie, Presbiteri 
Lanfranci de hofpitale, Presbiteri Alberti de fablono & aliorum multorum, 
ibique dominus Johannes Brixienfis Epilcopus ex parte domini Lucii Pape 
& ejus auótoritate & confilio & confenfu & loquela domini Omnisboni Ve- 
ronenfis Epifcopi extin£ìis candelis exeommunicavit omnes confules mantue 
& interdixit divina oftjtia in civitate mantue celebrari preter penitentiam 
infìrmorum & baptifma puero'rum trahentium ad mortem , fi ipfi contules 
mantue non venerint ad me vcl ad epifeopatum veronenfem de hinc ad prò- 
ximum diem jovis , & fatisdederint ftandi mandato noftro, & deftiterint ab 
infeftatione hominum de tota infula Suzarie & Regini epifcopi . Ab caderci 
die jovis in antea teneantur de exeommunicatione iupraferipta & de fijpra- 
fcripto interdióìo , & hoc feiatis , quia & fuerunt citati a nobis, & noluc- 
runt venire coram nobis, & per contumatiam fteterunt & eos prò contu- 
macibus habemus. Anno a nativitate domini MCLXXXIII. Ind. I. 

Ego bonaguifa domini Federici Romanorum Imperatoris notarius inter- 
fui , & hanc cartulam rogatus fcripfi . 

Ego Lombardinus Sacri Palacii Notarius hanc fententism per manum. 
bonagile notarii F. Imperatoris fcriptam & figlilo dorai™ Omnisboni Vero- 
cenfis Epifcopi confignatam vidi , legi , & exempiavi . 

DXXIII. 

An. 1183. 
Carfendomo Vefcovo di Mantova dona alcune decime e alcune terre alla 
Cbiefa di S. Fiorentino di Nuvolato . *Affarofi T. I. p. 417. Origin. neW %Av 
ebiv. del Mon. di S. Profp. 

DXXIV, 

An. 1183. 

IN Chrifti nomine Anno a Nativitate ejufdem M. C. LXXXIII Indizio- 
ne I. domino Imperatore Frederico Regnante pridie Idus Juiii die Jovis, 
Domnus Ardicio mutinenfis Ecclefie venerabilis Epifcopus inverti vit domi- 
num Rainucinum de Gommola in fé & in fuos heredes fecundum regni ulum 
per f^udum in guarda, de toto eo quod domnus Epifcopus habet in cartro 
& curte cafali Zagogni (/. Cicpgne) per fan£!um Geminianum, quod ohm 

fuit 



futt domine Beatrkis uxoris rafpaidi. Et quantumcurnque ipfi demino Epi- 
feopo veJ ejus iuccefiòribus neceilc fuerit debet illud ha bere ad offenfionem 
ix. dffenfìonem, & ilio faólo finito debet illud domiro Rainuciro & eius he- 
redibus fupraferipto modo in guarda tenendum reddere. Aclum Mutine feli- 
citer in palatio domni Epifcopi . 

Hujus rei uft.es fuerunt Buccaòada , dominus Martellus & Albertus 
Petri . 

Ego Blafius Imperialis Sacri Palacii Notarius interfui & rogatus fcripfi . 

DXXV. 

-An. i'8?. 

LUcius Epifcopus Servus Servorum Dei dikelis fiJiis Canonicis Rtgi- 
nis delcrvientibus Sanclo Profpero tam prefentibus quam futuris cano- 
mee fubiUtuendis in perpetum. EfRclum jufta poftulantibus indulgere & vi- 
gor equitatis & ojrdo exigit rationis, prelertim quando petentium voluntatrm 
&: pietas adiuvat, & veritas non relinquit » Ea propter dikcìi in Domino 
rilii veftris juflis poftulationibus clcmentcr annuimus, & Ecclefiam Beati 
Prqfperi in qua Divino eftis obfequio mancipati fub Beati Petri & noftra 
protezione fulcipimus & prelentis icripti privilegio communimus. Statuentes 
Ut qualcumque pofleffionts , quecumque bona, que eadt-m Ecclelia in prefen- 
tiarum ju'te Se canonice poffìdet vel in futurum concezione Pontifìcum lar- 
gitione Regum vel Pnncipum, oblatione fidelium vel aliis juflis modis' pre- 
dante Domino poterit adipifei, firma vobis veitrifque fuccefibrjbus & illibata 
permaneant, in quibus hec propriis duximus exprimenda vocabulis. Locum 
ipfum in quo Ecclelia memorata (ita eit cum omnibus sdiacentiis que ,->d 
eam perfinent. In Cavitate Regina Capellam Sancii Stephani, Gapellam Sati- 
ni Faufiini, Capellam Sancii Apolenans prope Portam Bernonem , Capellam 
Sai eli Martini de Vinea paffìva, Capellam Sancii Mauricii in Srrata, Capel- 
lam Sancii Adalberti in vico disbracato iuxta Civiratem. In Comitatu vero 
PJebem de Bagnolo cum capellis & pertinentiis fuis , tertiam partem Plebis 
de Nebularia cum ptrtinentiis fuis,' tertiam partem Pkbis Sarcli Stephani 
cum pertinentiis fuis, & tertiam partem curie ejufdem loci , Ecclefiam Sancii 
Martini de Pmizo, Ecclefiam Sarcli Dalmatii de biffo, Ecclefiam Sancii ]o- 
hannis de Corigia, Braidam de Fontaneto cum tegete & omnibus pertinentiis 
fuis. Preterea libtrtates & immunirates a PredecerToribus venerabilis Eratris 
noftri Regini Epifcopi rationabiliter vobis & antecefforibus vefiris indulros 
& haòlenus oblervatas nec non raticnabiJes & antiquas confuetudines ipfiuc 
Ecclefie integras illibatafque manere prelenti decreto iancitnus. Cum autern 
generale interdiclu rn terre fuerit liceat vcbis claufis ianuis non pulfatfs cam- 
panis exclufis exeommunicatis & interdiólis fuppreffa voce divina officia ce- 
lebrare. Prohibemus inluper ut nulli liceat in vos aut fubditos veftros fine 
manifefta & rationabili caufa interdici} vel exeommunicationis fententiam pro- 
mulgare. Decernimus ergo ut nulli cmnino hominum liceat prefatam Eccle» 
fiam temere perturbare vel tjus pofftffionts auferre aut ablatas retinere mi- 
nuere feu quibuslibet vexationibus fatigare, fed omnia illibata & integra con- 
fervenrur eorum prò quorum gubernatione ac fuftentatione concefìa flint ufi- 
bus omnimodis profurura falva Sedis Apofiolice aucloritate & Diocefani Epif. 
copi Canonica iuftitia. Si qua igitur in futurum ecclefiaftica fecularifve per- 
dona hsne noifre conftitutionis paginam feiens coatra earn temere venire 
Tom. III. M tem- 



9° 

temptaverit fecundo tertìovc commonita nifi prefumptionem fuam digna &« 
tisficìione correxerir, potefìatis honorifque fui dignitate careat, & a (acratif- 
fimo corpore & fanguine Dei & Domini Redemptoris nortri Jhefu Ch/iHi 
aliena fiat & in extremo examine diftricìe uitioni lubiaceat . Cunctis ruteni 
eidem loco l'uà jura fervantibus fit pax domini noftri Jhefu Chrifti quatinus 
& hic fruèìum bone aóHonis percipianr & apud didriètum Judicem premia 
eterne pacis inveniant . Amen. Amen. Amen. 

Ego Lucius tatholice Ecclefie Epifcopus fubfcripfi . 

Ego Theod Portuenlis & Sancie Rufìne Epifcopus fubfcripfi. 

Ego Henricus Albanenfis Epifcopus fubfcripfi . 

Ego Petrus Presbiter Cardinalis titulo Sar,óte Eufemie fubfcripfi . 

Ego Vivianus titulo Sancii Stephani in Celio Monte Presbiter Cardi» 
nalis fubfcripfi. 

E«o Laborans Presbiter Cardinalis Sancìe Marie Tranftiberim titulo 
Calixti fublcriptì. 

Ego Pand Presbiter Cardinalis titulo Bafilice XII. Apoftolorum 

fubfcripfi . 

Ego Andreas Diaconus Cardinalis Sancii Theodori fubfcripfi . 

Ego Gratianus Sanòìorum Colme & Damiani Diaconus Cardinalis fub- 
fcripfi . 

Ego Girardus Sancii Adriani Diaconus Cardinalis fubfcripfi . 

Ego Ochvianus Diaconus Cardinalis Sanóiorum Sergii & Bacchi fub- 
fcripfi . 

Ego Albinus Sancie Marie Nove Diaconus Cardinalis fubfcripfi . 

Dat. Sign. per manum Hugonis Sarete Romane Ecciefie Notarii Idibus 
Augufti Indiciione prima Incarnationis Dominice An. MCL.XX.XIU. Ponti- 
ficatus vero Domini Ludi Paps Tertii an. iecundo . 



I 



Plumbum avulfum. 

DXXVL 

An. 1183. 
N nomine domìni anno ejus a nativitate millefimo centefimo LXXXiif. 
Nos magifter Bernardus Reginus Canonicus & Johannes Mutinenlis Ca- 
nonicus voluntate parcium arbitri elecii de lite que vertebatur inter domn_m 
AbbatifTam de Fontanella & de minum prepofitum de caftro Ariano fuper 
Ecclefiam fancie Marie de Plano, quam utraque pars in omnibus effe libi 
fubpofitam dicebat , vifis Se diligenter infpeciis allegationibus utriufque par- 
tis, tale laudum inter eos facimus & fic judicamus, videlicet quod Àbbatifla 
habeat potcfbttm eligendi facerdotem in fuprafcnpta Ecclefia , & tum p^ftea 
reprtfentet Prepofito, & Prepofitus inveftiat eum de fpiritualibus , & ani- 
marum curam cemmittat, & facerdos in letaniis capitulis iynodis teiìamen- 
tis fecundum coniuetudinem Plebis collectis cum moderamine , & miffis de- 
funciorum & ceteris fpiritua'ÌDUs diéto Prepofito obediens exiftet . Cetera 
que non funt fpiritualia domna Abbatifla cum moderamine de Sacerdote & 
Ecclelìa fupraferipta habeat. Data in Ecclefia de Villalonga in prefentia do- 
mine Julette de Macreto, domini Gilioli ejus filii & Janelli, magiari Wi- 
donis de monticelio, Archi presbiteri Al. de Cererò, Presbiteri dominici de 
Saxolo , Presbiteri Gandulfì de Villa longua , Benedicci Presbiteri de Salcio 

Ni. 



OI 
Nicolao , Presbiteri Johannìs & Presbiteri Dominici de Roca, & alici um 
muitorum die martis XlII. exeunte decenbri Indizione I. 

Ego Lombardinus Sacri Paìatii notarius interfui rogatus & precepto ian- 
diélormn canonicorum lcripli. 

dxxvu. 

circa Ari. u 83. 

LUcius Epifcopus Servus Servorum Dei dilecìis filiis Prepofiro & Ca- 
nonicis Mutinenfibus i'alutem & Apoftolicam benedi&ionem. Si quando 
ab Apoflolica Sede requiritur, quod juri convenit & conlbnet rationi, peten« 
tium delideriis facilem debemus impertiri confenlum, ne in eo, quod ablir, 
diffkiles videamur, quod convenit celeriter indulgeri. Ea proprer Canonicos 
in Ecclefia veftra limititi contra antiquam confuetudinem haéìx-nus obferva» 
tim au&oritate apoftolica prohibemus, nifi quos Canonici communi conien- 
fu elegerint, vel eoium pars confiJii lanioris providerit eligendos, falva ni- 
mirum conliitutione Lateranenfìs Concilii , fi forte infra conftitutum tempus 
EccJeliam de Canonicis non curaveritis ordinare . Nulli ergo omnino homi- 
rum liceat hanc paginam noftre prohibitionis infingere , vel ei aufu teme- 
rario contraire . Si quis autem hoc attentare prefumpkrit indignationtm omni- 
potentis Dei & beatorum Petri & Pauii Apoftolorum ejus fé noverit incur* 
lurum. 

Datum Anagnie III. Kalendas Martii (1) . 

Sig. plumbi Ludi III. 

DXXVIII. 

circa An. li 82. 
Breve di Lucio III. al Capitolo di Modena intorno al diritto delle efe- 
quie e delle jepolture . Sillingardi Epifc. Mut. p. 83. Dall' <Arch. Capit. di 
Modem. 

DXXIX. 

circa An. 11 83. 

LUcius Epifcopus Servus Servorum Dei dilecìis filiis Bonefatio Prepo- 
sto & Caronicis Mutinenfibus falutem & A portoli cam benedicìionem . 
Juftis petentium dcfideriis facilem nos convenit prtbere afTenfum & vota que 
a rationis tramite non difcordant effe ehi profequente compiere. Eapropter 
veftris jurtis pofiulationibus grato concurrentes aflènfu capellam Sancii Dal- 
macii , quam bone memorie Ildebrandus quondam bsfiiice duodecim Apofto- 
lorum presbiter Cardinalis, cum regimen Epjfcopafus Mutinenfis haberet, 
univerfitati veftre rationabiliter contulit, ficut eam fine controverfia poffide- 
tis, vobis & fuccefforibus veftris auftoritate apoftolica confirmamus, ce pre- 

M 2 fen- 



(1) Lucio HI- eletto Pontefice l'anno in Verona, ivi morì a' 25. di Novem- 

1181. fu corretto da' fediziofi Romani bre del 1185. Quindi quefti tre Brevi 

a fiar lungo tempo fuori di Roma; e fegnati nsl medtfimo giorno fembrano 

per lo più in Anagni , finché 1' anno appartenere all'anno 116$. o certo non 

1184. venne in Lombardia, e fermatofi efferne molto lontani. 



02 • 

fentis fcripti patrocìnio cornmunimus , flàJuentes ut hu31i qmrino hominum 
lictat hanc paginam noftre confirmationis infringere, vel ei au'u temerario 
contraire. Si quis autem hoc attentare pitfumpferit, irdij>nat;onem Om 1- 
potentis Dei & beatorum Petri & Pauli Apofìolorum ejus ie noverit in- 
curiiirum . 

Datum Anagnie III. Kal. Martii . 

Sig. plumb. Luz'ti III. 

DXXX. 

An. 1184. 

IN Chrifti nomine Anno ejufdem Mill. C. LXXXTIiI. Indizione II. Do. 
mino Imperatore Frederico regnante X'[f. K ,'. Maji die Jjvis. Con» 
fìat me Wido'.um qu. Azonis de domino Wid. Manfredi Romina leg^ vi- 
ventem & majorem me effe profìtentem accepifTe, ficuti in prelentia teftium 
manifeftus lum , a te aiberto preienario emente nomine domini Ardiciorrs 
Mutihenfis Epii'copi prò EccJefia Sancii Geminiani Xil[ libr. Im-p. finito 
precio, lìcut inter nos conventio fuit, prò foto eo quod habet & tcnet &C. 
& per me nabere & tenere videtur per homines & vaflallos in tota Curte 
& pltbaru tàncli Felicis, ubicumque lint; quod totum (upraicriptum ribi fu» 
praferipto Alberto emenri & recipienti nomine diéti domini EpiLopi prò 
Ìan£to Geminiano prò fupraferipro precio vendo &c. Et fi aliquid umquam 
de ptedióld terra & rebus fupraferiptis diélo domino Epifcopo vel ejus fuc- 
cefforibus, vel cui dtderinf «b aliqua perfona imbrigafum fuerit, obìigo tibi 
recipienti nomine dicìi Epifcopi totum aSlodium , quod habeo & teneo Ó*c. 
in hominibus & vaffaliis & in donoicatu in catìro & curte limitis &c. 
A£tum Mutine feliciter. 

Hujus rei teftes fuerunt Dòminus 1 Reda 1 dus Fredde. D. Petrus Ran- 
fredi , A'bertinus de Saviniano, Rolai-Hus ta ja monti? , Gibertus da la (Ira- 
ta, Gcsbertus, Lanfranchinus , Lìvaldus Balduini, Ù'ngarinus, Bertolottus , 
& Roduifus Girardi de Ganaceto, Rùmundinus de Limite, & alii . 

Ego. Blafius Imperìalis Sacri Palatii notanus interiui Se rogatus fcripfi . 

DXXXt. 

&T). li 84. 

Jacopo di Mandra prende la Cittadinanza dì Re^pjo e promette di Cede- 
re a quel Comune la [uà parte del Cafìello e della Corte di Mi-idra , e di 
dìftndtrlo &c Aclum Regio iti Eccleiia Sanóh Michaehs » Tacesti T. I[, p. 
354. Dal Codice Pax Conjlanti a . 

dxxx ir. 

An. t 84^ 

Rataldo da Gorgadella prende la Cittadinanza di Reggio , e cede a quel 
Comune la jua parte del Cajl J .lo di Gorgadella , e promette di difenderlo &q. 
Taccoli T. IL p. 42Ó. Dal Codice Pax Confìaniia. 

Dxxxnr. 

An. 1 84. 
Gherardo Jfrcivefcovo dì Ravenna conferma a Guido arciprete di (?*»»• 

pi- 



93 

pipìiola i privilegi da [noi prtdeceffori a quella Chìefa conceduti , e /ìngohr- 
Mtnte la )ugi>e^tone della Cappella di S. Vinario de Bufiana, e alcuni di- 
ritti in Capclla de Telata, Fraxinerulo , Cervaricia, Naffeta, Culagna, Val- 
visneria , Vaibona, Pctrapauli , & Certto . Taccoli T. IL p. 435. Origm. 
prijfo il ju D. Bartotommeo Carnei lini. 

DXXXIV. 

1184» 

IN Dei nomine. Albriconus Dei grafia Sanéte Regine Ecclefie Epifcopus 
licet indigniti dilecbs Fratribus Canonicis delèrvientibus Sanéio Pro> 
fpero tam p-esenribus qurm futuris canonice fubftituendis in perpetuimi. 
Erumpnoie hujus vite diferimina confiderare oportet dum fumus in via, qua- 
terna ammiliiS commodis temporalibus vita commité non privemur eterms. 
Scp.ffime enim dum his utimur ab inprovifa morte rappimur, & tunc bacìe- 
nus vagantes fero cuppimus querere quod obftantibus culpis non mertmur 
acciperej ac per hoc accepfa ecclefiaftici regiminis cura decet epifccpalem di- 
li^enciam Gc erga fubditas Ecckfias & Clericos vigilanti animo gerere, ut 
de bono in melius juvante Deo proficiant, & Clerici divinis offici ìs prom- 
cius intenti devociores nobis & fideliores exiftant . Quia ergo dignum & 
conlentaneum nobis videtur rationi ^commodis veftris & utilitatibus hbenter 
annuimus & integrarti decimarti tocius noltri domnicatus videiicet de Regio, 
de Querciola, de Cella, de Albineto, de Mafenzatico , de Novis, de Suza- 
ria & de omnibus aliis locis qui fé nobis vel noftris fuccefforibus aliquo mo- 
do ampliaverint, lìcut predeceffores noftri a tempore felicis memorie Domini 
Teuio.ns Epifcopi ufque ad prefens ttmpus largiti funt, eorum ve-ftigirs in- 
herentes vobis ck ecclefie concedimus largimur& in perpetuuro confirmamus 
falvis aliquibus cujufque racionibus antiquis. Offerfiones etiam venditiones 
& judicia quecumque a famulis Epifcopii Sancii Profperi leu a vaffallis, qui- 
bus omnibus inde Jicenciam damus, vobis faèia funt vel fuerint omnetque 
pofTeffiones conluetudines honores & jura que iurte habetis & poffidetis, nee 
non & Ecclefias cum fuis pertinenciis omnibus, videlicet Capeliam Sanili 
Fauftini de Caftro Regi?, Capeliam Sancii Stevani prope Civitattm in Bur- 
go (itam, Capeliam Sancii Martini de Vinea paffiva, Capeliam Sancii A poi- 
linaris in Porta Bernone, Capeliam Saréii Mauricii, Capeliam Sancii Ade}* 
berti de Vico d s'oragato, Capeliam Sancii Martini de Pinezo , Capeliam San- 
cii Dalmacii de Silfo, Capeliam Sanéte Juftine de Argene , Capeliam Sancie 
Marie de Cella in Arol's,- Plebem de Baniolo cum capellis ck pertinentiis 
fuis, terciam partem Pitbis de Nubihria cum capellis & pertinenciis fuis & 
terciarn partem totius curtis , terciam partem canellarum mortuorum, tereiam 
partem oblacionum confemtionum falva eorum de communi parre qui Ca- 
pelle noftre defefyiurit . Ekéìionem quoque Epifcopi & Gibfcriptiones in car- 
tis noftris cum Canonicis Ssróie Marie fecundum confuetudintm veftrafn & 
omnia fuprad'cia vobis & Ecclefie concedimus & confirmamus. Volumus 
eti^m ut in Natale Domini & Rtfurtftione fi Episcopus adeft ad majorem 
mi (Tarn effe debeatis & in reftéiione cum eo. Decernimus ergo ut nulli um« 
quam liceat prefaram decimarti vtl pofTeffiones vendere donare vel aliquo mo» 
do alienare fet ad uri itatem fupradi&e Ecclefie & Fratrum referventur & 
terieantUr. Si quis sutem divinum poft tergum deiciens timorem hancnoflre 
inliitucionis & confiimatiorjis paginam feiens infringere temptaverit nifi rea- 

tum 



tum fuum poft trinane commònitionem digna fatisfatione emendaverit male- 
diéìionem Dei Patris Omnipotentis & Beati Profperi Chrifti Conftflbris in- 
currat & in extremo examine divine ultioni fubiaceat. Cun&is auttm eidtm 
jura fervanribus fit pax Domini Noftri Jhefu Chrifti quatenus oc hic fru* 
étum bone a£r,ionis percipiant & apud diftriélum Judicem premia eterne pa- 
cis inveniant amen. Quod ut verius ab omnibus credatur firmiufque a no- 
bis noftrifque fucceflonbus observetur & nos propria manu firma vimus & te- 
ftibus roborandum attulimus, & figlilo noftro infigniri juffimus. Aólum in 
Camera Sancii Profperi feliciter anno Domini millefimo centefimo oétuagefì- 
rao quarto die tercio infrante menfe Septembris indizione [[. 

Ego Albriconus Dei gracia Reginus diclus Epifcopus Jicet indignus sub- 
scripfi . 

Rogati teftes interfuerunt Presbiter Benediclus , Carzolus Diaconus , Gui- 
do Bernardi Subdiaconus , Guido Judex de Mornxolo , Oppicitus . Ego Ai- 
mericus Notarius Sacri Palacii rogatus interfui, & hoc icripfi compievi ac 
dwdi . 

Sigi II um pendens . 

DXXXV. 

An. 1184. 
Lettera di Lucio III. PP. a Gherardo %/frcìvefcovo di Ravenna, con cui 
dichiara , che per aver egli dedicate a fua preghiera le Chieje di Bologna e 
di Modena , non peffono quefte richiamar libertà in pregiudizio de diritti Me- 
tropolitici . Savtoli tAnn, Boi. T. IL P. IL p. 140. 

DXXXVL 

1184. 

LUcius Epifcopus Servus Servorum Dei dileclis in Chrifto fìliabus Bea- 
trici Abbariffe Sancii Thóme Regienfis ejuique fororibus tam prefetti- 
bus quam futuris regularem vitam ptofeflìs in perpetuum. 

Prudentibus Virginibus que fub habitu Religionis accenfis lampadibus 
per opera fanélitatis iugiter fé preparant ire obviam fponfo , Sedis Apoftoli- 
ce debet prefidium impertiri , ne forte cujuslibet temeritatis incurfus aut eas 
a propofito revocet, aut robur quod abfit facre religione infangai . Eapro* 
pter dilecle in Chrifto filie veftris juftis poftulationibus clementer annuimus, 
& prefatam Ecclefiam Sancii Thome in qua divino eftis obfequio mancipa- 
te fub beati Petri & noflra protezione fufeipimus, & prelentis fcripti pri- 
vilegio comunimus . In primis fi quidem ftatuentes ut ordo monafhcus qui 
fecundum Deum & beati Benedicci regulam in eodem loco inìtitutus effe 
cognofeitur perpetuis in eo temporibus inviolabiliter observetur . Preterea 
quafeumque poffefiìones quecumque bona eadem ecclefia in prefentiarum ju* 
fte & canonice poflìdet vel in futurum concezione pontificum , largitone re- 
gum vel principum, oblatione fìdelium feu aJiis juftis mocris preftante domi- 
no poterit adipifei, firma vobis veftrifque fuccefioribus & illibata perma- 
neant. In quibus hec propriis duximus exprimenda vocabulis . Locum ipfum 
in quo memorata ecclefia fifa eft, ficut a ftrata regia venit ad viam fancle 
Crucis, & ab eadem via currit ad foffatum civitatis, & interius ficut fofTa- 
tum extenditur ufque ad tenutam fìliorum ba'bi, & ab eo loco revertitur ad 
Stratam regiam. Pltbem de Mutilena, que in honore Sancii Michaelis de- 

di- 



95 

di-ita eft, cum capellis Se pcrtinentiis fuis, fcilicct captila de Sifio Sancie 
Marie cum omnibus ad eandem Eccleliam pertmentibus , Capella Sancii Dal- 
ma. il cum omnibus pertinentns fuis , Capella Sancii Celcftini cum pcrtinen- 
tiis i u i s in Vicojoario , Capella Sancii Bialii in Runcoceflb cum omnibus 
pcrtinentiis fu ; s ; rationts quas habetis in Ecclefia de Curviaco, Capellam 
Sancii Pauh in evitate cum omnibus, que ad eandem Eccleliam pcrtintnt, 
Eccleliam Sancii Viti cum omnibus que ad eandem Eccleliam pertinenr, Ec- 
cleliam Sancii Vigilii in Saxolorte cum pcrtinentiis Ibis, Eccleliam Sancii 
Bialìi de Villanova cum pertinentiis fuis, Eccleliam Sancii Domnini de Fa- 
zano cum omnibus pertinentiis fuis , Terram quam habet Atto de Novis lì- 
bellario nomine ab Ecclelia vedrà cum calìs, calamentis & vineis, tredecim 
iugera terre, & cafamentum unum in Civitate que omnia donna B atrix 
precario nomine tenebat ab Ecclefia veflra^ & Manfum de monte detentum. 
per Guidontm tic nepotem fuum , ficut ea jufte & fine controverlìa poffi- 
detis . Sane novalium veltrorum que propriis manibus aut fumptibus colitis, 
feu de nutrimentis vtftrorum animalium nullus a vobis decimas extorquere 
prefumat. Quia vero decimationum proventus ecclefiis & earum flint depu- 
tati perfonis , prohibemus ut nuìii laico de terris feu redditibus vefiris deci- 
mas exigere liceat . Inhibemus infuper ut nulli Archiepifcopo aut Epifcopo 
in vos vel Eccleliam veltram line manifefta & rationabili caufa fufpenfionis 
ìiceat vel exeomunicationis fenténtiam promulgare. Liceat quoque ..... 
vobis perfonas e feculo fugientes liberas 6c ablolutas ad converfionem ve» 
llram recipere , & eas abtque contradiéiione qualibet retinere . Cum auterri 
generale interuicium terre fuerit, liceat vobis non pulfatis campanis, claufis 
januis , exciufis excommunicatis & intcrdióiis fupprefla voce divina officia 
celebrare. Sepuituram preterea iplius loci liberam effe decernimus , ut eorurri 
qui Te illic fepeliri dehberaverint devotioni & extreme voluntati nifi forte 
exeommunicati vel interdici! fint nullus cbliltat, fai va tamen juftitia iilarum 
Ecclelìarum a quibus mortuorum corpora aflumuntur. Antiquas oc rationabi- 
les confuetudines Ecckfie vefìre a quadraginta annis inconcuffe ufque ad hec 
tempora fine controverfia confervatas auóioritate apoftolica rnanere volumus 
illìbatas. Obeunte vero te nunc ejufdem loci abbatitTa , vel quarumlibet ea- 
rum que tibi fuccefierint , nulla ibi qualibet furreptionis aftutia leu violentia 
preponatur, nifi quam forores comuni confenfu vel fororum major pars con- 
lilii lanioris fecundum Dei timorem & beati Benèdióii regulam providerint 
eligendam . Decernimus ergo ut nulli omnino hominum liceat prefatam Ec- 
cleliam temere perturbare, vel ejus pofteflìones auferre, vel ablaras retinere $ 
minuere , feu quibuslibet vexationibus fatigare. Sed omnia integra conser- 
ventur eorum prò quorum gubernatione ac luftentatione conceda funt ufibus 
omnimodis profutura, lalva Sedis Apoliolìce aucioritate & Diocefani Epif- 
copi canonica juliitia , Si qua igitur in futurum ecclefiaftica fecularifve per- 
lona hanc noftre conliitutionis paginam feiens contra eam temere venire terrì- 
ptaverit , fecundo tertiove commenita nifi prefurhptionem luim digna fatisfa- 
elione correxerit , poteftatis honorifque fui dignitate carear, rcamque fé di- 
vino judicio exiftere de perpetrata iniquitate cognofeat, arque a iacratifiìmo 
corpore ac fanguine Dei & Domini Redemptoris noftri Jhelu Chrifli aliena 
fiat, atque in extremo examine divine ultioni fubiaceat. Cunéiis autem ei- 
dem loco fua jura fervantibus fit pax Domini rioftri Jhefu Chnfti , quatinus 

& 



fé 

oc hic fruélum bone aótionis percipìant, 6c apud diftri£tum jadiccm premia 
eterne pacis inveniant. Amen. Amen. 

HR Ego Lucius Catholice Ecdefie Epifcopus ss. 

*& Theodinus Portuenhs & Sancle Rufine Sedis Epifcopus ss. 

*jt Ego Henricus Albanenlis Epifcopus ss. 

H< Ego Theobaldus Hoftienfis & Velletrenfìs Epifcopus ss. 

>fi Ego Johannes Presbiter Cardinalis tit. fan&i Marci ss. 

>ì< Ego Laborans Presbiter Cardinalis S. Marie Tranftiberim titulo Ca- 
lixti ss. 

*Jt Ego Pandulfns Presbiter Cardinalis titulo Bafilice XII. Apoftolo- 
rum ss. 

*ì* Ego Arditio Diaconus Cardinalis Sancii Theodori ss. 

>Ji Ego Gratianus San&orum Cofme & Damiani Diacenus Cardina- 
lis ss. 

H< Ego Sofredus San£le Marie in Via Lata Diacor.us Cardinalis ss. 

*J* Ego Albinus San£r.e Marie Nove Diaconus Cardinalis ss. 

Datum Verone per manum Hugonis notarli V. Idus Seprembris Indi- 
zione tertia Incarnationis Dominice Anno M. C. LXXXIIII. Pontificatus ve- 
ro domini Lucii PP. III. Anno tertio fi). 

Sig. Luzii III. 

DXXXVII. 

An. 1184. 
Bolla di Lucio III. PP. in favore del Mortaserò di S. Pro/per» contro 
le alienazioni già fatte dall' ' %Ab. Guido. %AjjaYofi T. I. p. 125. Origin. nell* 
*4rch. dello Jìtjfo Mon. 

DXXXVIII. 

An. 1185, 
Federigo I. Imp. conferma al Monajlero di S. Giulia di Brejcia i juoi 
fintichi poffedimentt , e tra ejfi la Corte di Migliarina. A&. apud Veronam 
V. Non. Jan. ^ffaroft T. I. p. 167. 

DXXXIX. 

An. 1185. 

Federigo l. Imp. dà a Guido del fu Rolandino da Canoffa e a Rolandi- 

fio e ad ^Albertino di lui fratelli /' inveflitura de feudi di Bianello , d'i Gef- 

fo, e di Canora , come già l' aveano avuta il loro padre e F avolo a patta, 

che diano il conjueto giuramento di fedeltà . A6tum Regii in palatio Domini 

Imperatoris .... prefentibus Alberto de Baifio, Rodulpho de Ba* 

zano , Jacobo de Saviola, Guido de Foliano ec. vfntiqu. hai. Tom. I. 
s.ol. 6lQ. 

DXL. 



(lì Vi è anche nello fteflb Archivio fta ; e un' altra di Onorio Iti. là. 03. 
una bolla originale di Celerino IH. 5. 1225., e un' altra di Gregorio IX. <Lz\ 
Kal. Jun. 1191. conforme in tuttoaque- 1229. 



91 

DXL. 

An. 1185. 
Bai affaldo, Lottarlo, Teberto da F al f abrina, Bernardo da Campiglio t 
Giovanni da Bahtgola, e Camptgliolo , Capi de' Signari e de Valvajjort del 
Frignano in Modena, promettono di reggere j aggi amente la lor Provincia, e 
di mantener pace e alleanza col Comune di Modena. , e ciò a nume di tutti i 
partiti della Provincia mede/ima, ctoè de' Corvoh , de' Guallandelli , degli „4 gin 
noni, di que' da Campiglio, e de Valvajjori di Balugola. Aéium in EccJc- 
lìa de Caitro Vignole . «4nt. hai. T. IV. col. 037. Dal Regiflro de'' Privilegi 
del Coni, di Mod. 

DXLI. 

An. 1185. 

Die Lune quinto decimo menfis Julii. In Fiorendola in prefencia dom- 
ni PeJavicini Marchionis (1) Bonizonis de andito coniuiis communis, 
p.ac. Jacobi ftriéìi poteftatis Valliftarii & ceni, Johanms comitis de bardi, 
Guiiklmi de cario, Anfaidi fratris ejus, Oberti Vicedomini, Viccdomini fi- 
lii ejus, Vuagnerii manteharii, Bonifacizii de porta, Ugezoni de Florcnzola, 
Lanfranci de caitro arcuato, Alberti de guitno de gitangio, Ribaldi porcelli, 
Suzi de figadello, Boni Janardi fìlli ejus, Uberti nuxanti . Ardicioni de don- 
na cola , & aliorum mukorum . Dominus Rangonus de Rangonis ìuravit bo- 
na fide fine fraude & omni mallo ingenio lalvare Oc cuftodire civitatem plac. 
& piacentine & omnes homines placentie & piacentine in perfoms & ave- 
te & obedire illud preceptum & omnia precepta que Coniuks Communis 
Plac. & conlules iulticie qui modo funt Oc qui prò tempore fuerint libi fe« 
cerunt quilque in luo officio , nec umquam vitabit quin omnia ea attendat 
ficut placentinus civis, & hoc lacramentum fecit de podere & prò podere 
quod habet in plac. fi deus eum adjuvet &tjus fanéta evangeha. inde a&um 
eft hoc anno millefimo centclimo oóìuageumo quinto lupralcnpta die Indi- 
zione tercia . ^ .. 

Ego Presbiter de Lombardo facri palacii «otarius interfui & supfafcripti 
Rangoni rogatu hoc lacramentum fcripfi. 

Ego Johannes deSparoaria facri palatii notarìus auélenticum hujusexem- 
pli vidi & legi in quo Tic continebatur ut in hoc txtmpio iegitur , & prò- 
priis manibus txemplavi. 

DXLII. 

An. 1185. 

TN nomine domini millefimo centefimo o&uageffimo quinto ultimo die 
exeunte menle Novtmbris indizione tcrtia imprekntia & teftimorio do- 
mini Rolandi Caritatis, Ciuandulfi Judicis, Roberti Alberti Roberti, Mona- 
ci Alutii, Albertini Muti, Rainuzoli , domini Luce Soldani , Giliolus Ma- 
grete fokmpni iìipulatione promilìt Confuhbus Regii icilicet domino Acìoni 
Tom. III. N de 



(1) Q:;efto Marchefe Pelavicino fem- minato neil' atto del IM9 , nelle note 
bra efler Gugl'elmo figlio del Marchefe al quale fi è parlato anche di quel Ran- 
Ufcerto, e fratello di quel Delfino ne- gone de' Rangoni qui nominato. 



9 8 

de SifTo, & Gualberto & Vacario & Bernabeo & Ugoni Coradi nomine 
Communis Regii folvere Communi Regii viginti Jibr^s bori. imp. hinc uf- 
que ad proximas Kalendas Madii & per omnes terminos quos Confules Reg. 
veJ Pottft. fibi in antea dederint, tenebitur folvere, ut impriori, prò qui- 
bus denariis dedit Communi Regii prò pignore ìhud torum , quod habet in 
caftro Dinazani & ejus curte & totum quod habet in Felegara , & promidt 
prefatum pignus nulli effe impeditum ; ncque alio modo imptdict communi 
Regii, fcilicet confulibus vel Poteltati, qui tempore fucrint, & fi fuerit im- 
peditum ab omni homine expedier, ialvo debito Vili. Jibrarum LuniGno, 
& ficuti promifit de jam di£hs viginti librjs , & de pignore eodem modo 
juravit attendere, & infuper addidit in fuo facramento, quod facitt dare para- 
bolani domine Zulete in toto pignore, quando Confules Regii voiuerint & 
libi petierint. Idem Giiiolus dedit poteftatem prefatis Confulibus vel ahisqui 
fuerint quod fua au&oritate liceat eis in tenut2m pignoris intrare nomine 
Communis Regii quando voiuerint, & de eo faciendi quicquid Commune 
Regii facere voluent, ut jam fatos demmos ( f. denarios ; pofiint fine damp* 
no & expendio recuperare . 

Pofìea vero in eodem millefimo duodecima die exeunte menfe Decem- 
bris impreffentia Aélonis de Sefio, Ugonis Conrad! , Guaiberti reginorum 
Confulum , & impreffentia & teftimonio Uoaldi Advocati, Pagani Paiearii , 
Guilielmi de Plaza, Gerardi Claren , R.<ymundinus de Macreta & JaneJlus 
eamdem obligat. fecerunt Communi Regii de toto quod habent in Caliro Di- 
nazani & ejus Curte, & de omni toto quod in Felgaria hab? nt , & fo'em- 
pni Ripulatione promiferunt & fuo lacramento folvere predi£tas viginti libras 
imperiales, & de pignore & in omniDus ut Giiioius fecit , fic inter eos fte« 
tit cum (tipulatione lubnixa. 

Aóìum Regii feliciter . 

Ego Petrus Sacri Pallatii notarius rogatus interfui & fcripfì.. 

DXLIIL 

An. 1186. 
^frdi^one Vefco-vo di Modena dà /' innefìitura di una Cafa , che la jua 
Chiefa tiene in Pavia. A£tum in Papia Urbe. Origin. nerf *Arch^ Capit. di 
Modena . 

DXLIV. 

An n8<5. 

IN nomine domini miìlefimo C. LXXXVI.de menfe augufti fndiéiione 
[IH. Breve recoidationis ad memoriam retinendam, qualiter Sigefredus de 
Palude prefentibus filiis fuis fcilicet Giberto Se Petrono & Guandabno & 
corum parabola quoniam reddidit fé in manus Johannis dei gratia Monade- 
rii Sanfti Profperi Abbaris prò fratre & focio dedit ac tradidit in msnus 
iam dicìi abbatis nomine iam di£ti Monafterii fcilicet manfum unum terre 
iuris fui cum omni iure & accione quam ipfe vel sui antecefforts umquam 
haboerunt in manfo ifto qui iacet in fiflb ìk in curte ipfius & regitur Scia- 
boratur per Bocacium & Buranum fratres qui funt habitatores & manentes 
iam di£h manfi . Claufure iam dicrfci man fi fuper qua habitant iam diéli fra- 
tres in Siffo in loco ubi dicitur via cava ed Ufi. bobu'.ce cujus fines funt 
a mane Albriconum & Bertolamei, a meridie Blanci de Silfo, a fero via 



ca- 



99 
cava, defubto farcii Prosperi de cadrò Regii & Bertolamei & Beniamini. 
Alia pccia ibi prope eli bubulca una quarta minus, & habet fincs a mane 
Roberti , a meridie & a fero Albriconuna , defubto farcii Profperi de caftro 
Rcgii. In Braida canonica III. bobulce XII. tabularum minus , cuius fines 
funt a mane Albriconum, a meridie i'ancii Profptri de cadrò Regii , a lero 
filiorum Grotti, & Gerardi de Siffb, deiubto Roberti & Sancit- Marie de 
Si Ho & Ritecheldi. A PJazola molendini VI. bobulce, & habtt fines a mane 
dominorum de Silfo 9 a meridie Roberti & Ritccheldi , a fero Albriconum 
& Roberti, defubto plazola. A molendino ibi prope media bobulca, cuius 
fints sunt a mane, & a meridie Albriconum, a sero BertoJamei & Begna- 
rni.-ii , Jclubto Beniamini. In campetello a clufa molendini funt due parfes 
urius bobulce, a mane dominorum de SifTo, a meridie Marchefc, a sero 
via, deiubto Ecclelìe de SifTo, & Sancii Profperi de Caftro Regii. Campus 
de canale ed: ili. bobulce & I. quarta, a mane Roberti, & Ritecheldi , a 
meridie Roberti, a fero Monafterii Sancii Profperi, deiubto fìliorum Grotti. 
In pr«»tis a demo Beneincafe iunt X. bobulce & medie, & UH. tabule , p. V. 
a mane via, a meridie dominorum de SifTo, a fero Albriconum & Rite- 
cheldi , deiubto Roberti. Aput Sarcium Dalmacium de SifTo funt II. bobul- 
ce & media ti II. tabularum minus, a mane Gerardi de SifTo & Pegolotti , a 
meridie & a fero et defubto Sancii Dalmacii, qua:; bobulcas Cruftumeum di- 
vidit per medium . In Runcadellis dìcius Boracius prediéius & eius frater 
quod iunt VI. bobulce terre iam dicii manfi , et aput carrpum .comitifie de 
Valle ane VI. bobulce, & in Gometo iufta pratum Caprioli funt alie VI. 
bobulce terre iam dicii manfi ec, 

Aclum in jam diéio Monafterio feliciter. 

Rogati teites interfuerunt Ugo de Cavana, Savarifius, et Salamonus, 
Lanzohr.us notarius de Canarolo, Guidolinus, et Ricelmirms , Johannes Ge- 
rardi Papié, et Fatenancius ad tenutam dandam datus . 

L. *f* S. Ego Gibertus notarius palatinus rogatus interfui , audivi et 
fcripfi . 

DXLV. 

circa An. ti 86. 

URbanus Epifcopus Servus Servorum Dei dileéiis fìliis Mapiftro Marti- 
no prepoìito et Canonicis Murinenfbus falutem et Apoftolic m bene- 
dictionem . Ea , que ad conlervandum Ecclefiarum ftarum confideratione pro- 
vida ftatuuntur, firma debent et illibata conlfere, et ne per alicujus mali- 
tiam vioientur, fcriptis Apoftolicis communiri. Ea propter diltóii in domi- 
no filii veftris poftulationibus inclinati ordinatiorem , que inter vos et H. 
bone memorie quondam Epifccpum Mutinenfem fuper receptione Legatorum 
Romane Ecclefìe.et procuratone Archiepifcopi Ravennatenfis de afTenfu et 
voluntate M. bone memorie SanéH Georgii ad velum aureum Diaconi Car- 
di nalis tunc Apofìolice Sedis Legati provide interctffit, videlicet ut fi ve 
abfens fuerit Epifcopus Vffter five prefens totam procure tionem prime diei, 
vos autem totam diei iecunde memorato Archiepiscopo et Legatis teneami- 
ni exhibere, ficut de affenfu partium previde foéia eft et recepta, et a fe- 
licis recordationis Alexandro Papa PredecrfTore r,oftro litteris pr-flmrdum apo- 
ftolicis confirmata, ratam et firmarti efTe decernimus , et prefentis fcripti pa- 
trocinio communimus. Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam no« 

N a Are 



ICO 

ftre confirmationis infringere, vcl ci auiu temerario contraire. Si quis au» 
tem hoc attemptare prefumpferit , indignationem omnipotentis Dei et bca- 
torum Petri et Pauli apoftolorum ejus fé noverit incuriurum. 
Datum Verone Nonas Aprilis. 

Sig. plumb. Urbani IH. 

DXLVI. 

circa An. nB6. 

URbanus Epifcopus Servus Servorum Dei dilecìo filio P. Regino Prepos- 
to falutem et Apoftolicam benedi&ionem . Sacrolanéta Romana Ecclefia 
devotos er humiles filios ex affuete pietatis officio propenfius diligere con» 

fuevit, et ne pravorum hominum moleft fue proteéìionis munimi- 

ne confovere. Ea propter dileéìe in chrifto fili, devotionem, quam erga bea- 
tum Petrum et nos ipfos habere dinofeeris attendentes, perfonam tuam cum 
omnibus bonis tam ecclefiafticis quam mundanis , que in prefentiarum iufte 
et pacifice poflides , aut in futurum iufìis modis predante domino poteris 
adipifei, fub beati Petri et noftra prote&ione fufeipimus. Specialiter autem 
ecclefiam fanéìe marie de fabrica , quam per elecìionem fratrum iplius de af- 
fenfu canonicorum Regine Ecclefie per cenceffionem venerabiJis fratris noftri 
Regini Epifcopi longe ante obitum felicis recordationis Alexandri Pape pre- 
deceflbris noftri fuifti adeptus & in prefentiarum fine controverfia poflides, 
devocioni tue apoftolica au&oritate confirmamus et prefentis fcripti patroci- 
aio communimus . Nulli ergo etc. Dat. V. Idus Aprilis . 

DXLVII. 

circa An. u86\ 

URbanus Epifcopus Servus Servorum Dei dilefto filio Michaeli Abbati 
Sancii Petri juxta Civitatem Mutinam fiti (alutem et Apofklicam be- 
nediétionem . Eos Ecclefia Romàna consuevit dilezione ampleéti quorum de- 
votionem in pluribus eft experta. Hac igitur confideratione induct: , & tuis 
nichilominus precibus inclinati illius caritatis obtentu > qua te & ecclefiam 
tuam fuimus dum in minori eflemus amplexati, ufum mitre, fanHaliorum, ca« 
ligarum , et cirothecarum tibi tuifque fuccefforibus indulsemus, et firut a qua- 
draginta retro annis tu et anteceffores tui habuiffe nofcimini prefeotis tenpti 
pagina confirmamus. Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam no 
ftre conceffionis "et confirmationis infringere vel ei aufu temerario contraire. 
Si quis autem hoc attemptare prefumpferit indignationem omnipotentis Dei 
et beatorum Petri et Pauli Apoftolorum ejus fé noverit incuriurum. Dat» 
Verone VI. Kalendas Madii. 

DXLVIIE- 

An. li 87. 
N Chrifii nomine Anno a Nativitate ejufdem M. C. LXXXVII. Indi- 
zione V. Vili. Kalendas Februarii. Regnante inviéìiffimo imperatore 
Federico. Quia univerfis diferetis ac potentibus fuis concivibus hr nera im* 
ponentibus eifdem emolumenta tribuere congruit juxta fapientis vocem . ubi 
ed bonus ibi debet effe emolumentum . Tdcirco dominus irnnfredus pizi Dei 
gratia mutinenfis poteftas una cum confulibus & advocatis fuis fclicet domi- 
no Guizardo de panzaao,, domino Odone de gorzano, demino albtrto graiul- 



101 

fi, domino Arardo , domino Gerardo Judice, domino Matheo, voluntate & 
parabola confcilii qroflì mutine cum cmpanis puliatis concefferunt & dede- 
runt domino michaeli abbati fan£h petri prò reftauramento canalis monafterii 
quod fluere folebat per cunam iplìus monafterii quendam rivulum ex canale co- 
munis mutine quod fluir per pratum de batalia. Ita feilieet ut habeat rivulum 
de prcd:£to canali comunis venientem & excuntem per quoddam foramen fa- 
ttura in quodam lapide ad modum circuii rotundi, inferius in hac carta fi- 
gnati, & lit lapis polìtus defuper molendinum, quod eft in ipfo prato. Et re- 
Étores comunis qui prò tempore erunt habeant facultatem lublevandi lapidem 
il.um foraminis vel inferius verlus fundum canalis ponendi, dum tamen rivus 
prediétus non minuatur , ut ex ipfo (bramine ipfe dominus abbas Se lui lue- 
ceflbres emolumentum concedimi conlequi valeant , & fi aliquo tempore ca- 
nale domini abbatis, quod fuit ablatum propter folfas civitatis, fuerit reftaura- 
tum per curiam fìcut lolebat, hoc faótum , & hec conceffio non valeat. Acìum 
mutine feliciter in prefentia & teftimonio domini Guidonis papienfis juris 
periti, Gulielmi Atti, petri pacifice, Gotefredi Salomonis, Janbonini mufa- 
bovis, Alberti Gualengi , petri boni zenonis , & aliorum quam plurium, qui- 
bus prefentibus dominus Abbas convenit rivulum fupralcriptum conducere in 
fcffam veterem civitatis mutine. 

DXLIX. 

An. 1187. 
Bolla di Urbano III. Papa, in cui conferma al Monajìero di S. Eufe» 
mia i fuoi antichi pojfedimenti e privilegi. Dat. Verone II. Non. Jul. %Ant. 
hai. T. III. col. 207. Origin. nell' *4rcb. dello fteffo Mon. 

DL. 

An. 1187. 

Deci/ione di Ruggiero Giudice di Guajlalla delegato da irrigo de Lutra , 

Marcjaallo della Corte Imperiale in favore del Monajìero di Marcia per una 

tcntroverjìa cbt aveva con Rodolfo, da Bifmantova . Origin. neW sArcb. Segr* 

Ejtenje . 

DLL 

An. 11 87, 

URbanus Epifcopus Servus Servorum Dei dilefto filio Regiro eleéìo 
lalurem & apoflolicam benedi&ionem . Cum te ficut devotum Ecclefie 
fihum paternis affeéhbus dìligamus de tua promotione gaudemus & ad hono* 
rem tuum libenter ubi cum Deo poterimus favorem apoftolicum impende- 
mus. Quia vero^ ftudendum tibi eft & agendum, ut circa initia tue promotio- 
nis honorem Dei & Sacrofancìe Sedis Apoftolice incipias totis viribus pro- 
movere, devotionem tuam rogamus attentius, mandamus & in obedientie vir- 
tute_ precipimus , quatenus nulli mortalium nifi forte Archiepifcopo tuo dum 
forgiente Domino munus confecrationis acceperis te abfque fpeciali manda- 
to noftro obliges juramento, & de honore noftro & Ecclefie follicitus & Pru- 
diofus exiftar, fecurus quod fi quis hoc tempore fecus ad preftandam aliquam 

fide- 



102 

fìdelitatem procederet, cum non Ecclefìe filium fcd manifefliffimum iudicare» 
mus hoflem. (i) Dat. Verone llll. luus Septcmbris. 

Sigillum avul/um . 

DLU. 

An. 1187. 

JUrant homines de Saxolo falvare bona & perfonas hominum Mutine am- 
modo in antea iemper ubicumque potuennt Ime omni frauOc, Oc dare t a- 
ltrum Saxoli Comuni Mutine ad offl-nlionem & dcfenliont-m prò poffe fai va 
fidelitate liiorum dominorum, nec aliquem pubiicum inimKum mutine (denteai 
in caltro recipient prò poffe, & fi viderint vel Iciverint aliquam cfKnlio- 
nem fieri hominibus Mutine, vel his qui per civitatem fé diltringunt in re- 
bus vel perfonis, ad cridum & ad rumorem currere, & bona fidi, eos adjuva- 
re, & hoc totum (ìmiliter falva ridestate fuorum dominorum obfervabunt ad 
voluntatem Confulum Communis Mutine, & confcilii faéti ad campanaro lo- 
nati, nec dare operam confeilium vel auxilium , nec conientire, ut corri- 
munis Mutine amittat Caftrum Saxoli , & (ì amiferit bona fide juvabunt re- 
cuperare, & quod fingulis annis jurabunt fequi reéìorcs mutine qui per tem- 
pora fuerint, cum ab eis requilitum fuerit , & fi fciverint aliquem qui velit 
mdefacere de cafìro Saxoli vel inbrigare eum mutine vel hominibus mutine , 
reóìori vel reéìoribus civitatis quam citius poterunt manifeftabunt , & bt>na 
fide ne fiat vetabunt. Hoc facramentum juraverunt hcmn,es infralcripti de 
Saxoli feilieet Janboninus Livaldini, Fridulfus gosberti , Nigtr Fiorini, Sigif- 
fredus, Feftucus, Petrus Curfus, Albrigetus , Ubertinus , Petrus bonus, Fre- 
dulfus Ugolini, in ecclefia beati Geminiani Domino Manfredo pot mutine, 
Alberto Grafuifi , Wiuzardo de Panzano, Odone de Gorzano confulibus , & 
domino Matheo advocato prefentibus , & prefentibus Guiielmo Atti, Gerardo 
Baptezati, Raineno Buccabadate, Gandulfo de Saltino, Guidr.cìo Adelardi, Al- 
berto de Panzano, Curadino Munarii, Geminiano itta, Arlotto adelardi , Alber- 
to Tonfi, Petro Pacifice, & Lufco Guglielmi in Ecclelia beati gemimani An- 
ni Domini M. C. LXXXVII. Indizione V. die martis [II. Idus O&ubris . 
Et eadem die fimile juramentum fecerunt Johannes Lanfranchini, Marcus, 
pcllatus , Albertus Rozeti , petrus da la cruce & paganus , poftea vero lequen- 
ti die dominica apud Saxolum fecerunt predi£Kim juramentum hii omnes, 
feilieet, Lanfranchus, Ugolinus Marefcoti , Johannes Paganelli, Opizinus, 
Rubeus Grimaldini, Ardicio, offreducius, Ubertus ferarius, Gerardus de Re- 
gio, Petricinus nigri , petrus barbicus , Johannes Onorate, Johannes Belloni, 
Petrus feftuci, Albertus malexarce, Andreas fredulfi , Rozus , Janinus mar- 
cualdi , Sigezus, & martinus de fanfto Paulo. 

Ego Johannes facri palatii notarius his omnibus interfui & fcripfì . 

dliil 



Ci Quefle minacce del Papa contro feomunic contro i! fecrndo M? parti- 

qualunqu? tfefcovo. il quale ofafle di to da erona poco doao la data d' que- 

giurar fedeltà fuorché a lui e al proprio fio Breve , e recatofi a Ferrara , ivi fini 

Metropolitano , pare che fi debbano ri- di vivere a' «9. del feguenre Ottobre , o 

ferire a' nuovi diffjpori nati allora tra '1 anzi a' 20. come ha provato i! Ch. Dott. 

Papa e l'Imaeradore, per cui il primo Frizzi {Mem. di Ferrar. T. IL p. 209..) 
minacciava di rinnovar la fentenza di 



i°3 

Duri. 

An. 1187. 

JUraverunt illi de Caftellarano in prefentia Ugonis Conradi, Bozzabadatae 
Guidoti, Marchefii, Remolini Currerii, & Ruini, bonafide & fine fraude 
ooedite omnia precepta que fibi fecerit Baylardinus Poteftas Reg" & que 
libi fecerit alia Poteftas five Confules qui prò tempore erunt in Civitate Re- 
gii, nec fraudulenter evitabunt quin eorum prcepta audire, & obedire pof- 
fint, & quod Epifcopatus Reginus fubjaceat Givitati operam & fortiam bo- 
na fide dabunt, & nominatim in exercitibus & boateriis, & in omnibus 
aliis que fibi Coniules vel Poteftas & advocati & fui Nuntii qui erunt 
prò tempore fecerint. Et hec omnia attendent in perpetuum, & obfervabunt 
contra omnem hominem, & omnem Terram , & inluper bona fide & fine 
fraude juraverunt facere, & obedire omnia precepta, que fibi Confules ter- 
re lue fecerint in avere & ptrfona prò Comuni Regii , Cives Reginos & 
eorum res & bona ubique defendent & adjuvabunt, ad rumorem cum audie- 
rint current, nec in ftrada ofTenfionem facient, nec facienti confentient, fur- 
tum in terra fua non facient nec facienti confentient, bamna ftatuta per Po- 
teftatem Regii vel Confules tenebunt , & omnia precepta Poteftatis & 
Confulum & Advocatorum Regii & eorum nuntiorum obfervabunt , &. hec 
omnia bona fide attendent ufque ad annum novum , & ab anno novo ufque 
ad unum annum ad voluntatem poteftatis vel Confulum & Advocatorum qui 
erunt in fequenti anno . 

Nomina hominum de Caftellarano funt hec. 

Praitoiinus Gandulphinus Conradi Frafììnorum Guelfus & Lambertinus 
fratres cum multis aliis ibidem deferiptis. 

Aaum apud Caftellaranum MCLXXXVH. De Menfe Novembris In- 
dizione XV. 

Ego Gilibertus Sacri Palatii Notarius interfui & fcripfi ► 

DLIV. 

An. 1187- 

IN nomine domini Ego Gandulfus Reginorum iudex cognitor querimonie 
quam faciebat Johannes Presbiter Ecclefie de Miliarina nomine Ecclefìe 
de Matheo de Corigia de quaJam pecia terre pofita in Rubiano abente cir- 
cum fcf-:ta, in qua dicebat fé effe mifTum in pofTeffionem ab Enrico quon- 
dam regino advocato, & quam dicebat quod Mattheus non dimittebat fé 
poffidere, vocato Mattheo , ut ad caufam veniret, & ipfo venire nolente, oc 
vilo inftrumento publico in quo continebatur quod Enricus dederat tenutam 
predico Johanni Presbitero nomine Ecclefie de predica pecia terre anno jarn 
tranfaék», do nuncios civiratis feilieet Suzum & Malaspatam , ut det pofTef- 
fionem prefato Presbitero Johanni nomine Ecclefìe de predi&a pecia terre &; 
eum tuamtur in pofTcffione. 

Darà Regii in malori Ecclefìa in prefentia Guidonis de morixolio , Petri 
Vernacii , Pelegrini Rubei , Petriboni de Campagnola, Magiftri Lanfranci oc 
aliorum M. C. LXXXVII. Vili, die intrante menfe Novembris indióìia- 
ne V. 

Ego Johannes facri Palatii notarius interfui, audivi , & fcripfi . 

DLV. 



104 

DLV. 

An. U87. 

GRegoriu*; Epifcopus Servus Scrvorum Dei dileèiis filiis Jerommo Prio- 
ri Saiifti Apollcnaris ejufque fratribus tam prcientibus quim fururi'. 
Regulartm vjtam profeflìs in pcrpetuum . 

Quotiens a nobis petitur quod Keligioni & honeftati convenire videtur, 
animo nos decét liberiti concedere , Oc petentium defideriis apoftoheum (uffra- 
gium impertiri .^ Ea propttr diletti in domino fìlii veftris juftis poftulatiombus 
clcmenter annuimus, & Ecclefiam Sancii ApoIJenaris, in qua divino eftis 
obfequio mancipati, predeceflorum noftrorum felicis recordationis Alcxandrì, 
Lucri, & Urbani Romanorum Pontificum veftigiis inherentes, lub beati Pe- 
tti & noftra protezione fufeipimus, & prefentis fcripti privilegio comma- 
nimus. In primis fi quidem ftatuentes, ut ordo Canonicus, qui fecundum 
Deum, & beati Auguftini regulam in eodem loco inftitutus effe dinolcitur , 
perpetuis ibidem temporibus inviolabiliter observetur. Préterea quafeumque 
pofleflìones quecumque bona eadem Ecclefia in prefentiarum jufte & ca- 
nonice poffidet, vel in futurum concezione Pontificum, Jargitione Rcgum 
vel Principum, oblatione fidelium, feu aiiis juftis modis predante ( deeft do- 
mino ) potent adipilci , firma vobis veftnfque fuccefloribus & illibata per- 
maneant . In quibus hec propriis duximus exprimenda vocabulis . Locum 
iplum, in quo Ecclefia memorata fifa eft cum parrochianis & poffeflìonibus 
univerfis ad eandem Ecclefiam pertincntibus quas habetis in Curte Stagnani, 
Ciliani , quecumque habetis in Gauzano et in Curte Monti falongii , in Ma- 
rano, in Paruiliano, Badiano, Sanéio Marco, Crifpilia.no, Pragatu'o, cum 
omnibus adjacentiis & pertinentiis eorum que de jure ad vos fpeciant . Eccle- 
fiam Sancii Michaelis de Sciavo cum omnibus ad eandem Eccieliam perti- 
nentibus, Ecclefiam Sancii Jacobi de Regio cum univerfa Parochia fiu & 
terra de Gaio, & decimam quam dedit eidem Ecclelie Reginus Archidiaco- 
nus in eocicm Gaio, Terram quam habet de Gavafcio, Terram quam habet 
in prato de Fontana in circuitu Civitatis Regine, & ailis omnibus que ad 
eandem Ecclefiam pertinent, Ecclefiam Sancii johannis Baptifte de Burano 
in Ferrarienfi parrochia litam cum omnibus adjacentiis fuis & pertinentiis. 
Pofleflìones préterea a bone recordationis Ildebrando diacono Cardinali San- 
cii Euftachii Ecclefie veftre legittime reftitutas, ficut in ejus autentico conti- 
nentur, & eas rationabiliter poflìdetis, aucioritate vobis apoftoiica confirma- 
rnus. Sane novalium veftrcrum, que propriis manibus aut fumptibus colitis , 
feu de nutrimentis veftrorum animaiium , nullus a vobis decimas audeat tx- 
torquere . Prohibemus quoque ne ulli fratrum veftrorum poft feciam in eo- 
dem loco profeflìonem line Prioris fui licentia fas fit nifi artioris Religionis 
obtentu de clauftro veftro difeedere. Difcedentem vero ab'que cemmumum 
litterarum cautione nullus audeat retinere. Cum autem generale intcrdiéiurn 
terre fuerit , licest vobis claufìs januis, non pulfatis campanis, exclufis ex- 
communicatis oc interdiciis, fupprefla voce divina officia celebrare. Liceat 
vobis clericos & Iaicos liberos & abfolutos e feculo fugientcs ad converfio- 
nem recipere & eos fine contradiciione qualibet retinere. Ad hec auciorita- 
te Apoftoiica conftiturmus, ut nemini liceat novas vel indebitas ex^ciiones 
vcbis vel Ecclefiis veftns imponere, aut in vos vel Ecclefias veftras txeom- 
mumeationis, fulpenlionis, vel interdicii fententiam abfque manifefta Se ra- 
tio- 



ro 5 
tiopabìli caufa proferre . Crifma quoque, oleum G»n£um, dedicationcs bahli- 
carum, ordinationes Clericorum a diocelano quidcm Epjfcopo, fi tamen ca- 
tholicus fuerit, & gratiam atquc comunionem ApqJtolice Sedis habuerit, 
gratis & absque ulla pravitate vobis veftrisque lucccfforibus precipimus exhi- 
bere. Libertates etiam & immunitates antiquas & rationabiles confetudines 
Ecclefie veftr.e a quadtaginta annis ufque ad hec tempora pacifice confervatas 
auófcoritarc apoftoÌKi confirmamus, pofielTionum veftrarum decimas a Laicis 
exigi prohibentes . Porro fepuitun>m ìpfms loci liberarti effe decernimus, ut 
eorum , qui le ilìic fcpeliri deliberaverirrt , devotiori & extreme voluntati, 
nifi forte excommunicati vel interdicci lint, nullus obiiftat, falva tamen ju. 
ftitia iiiarum Eccleliarum, a quibus mortuorum corpora aiTumuntur . ;Qbeu;itc 
vero te nunc ejufdem loci priore vel tuorum quolibet fuccefforum nullus ibi 
quahbet lurreptionis aftutia leu viclentia preponatur , nifi quem fratr.es 
communi confensu vel fratrum major pars confila fanioris fecundum Deum 
Se beati Auguftini regulam providerint eligendum. Decernimus ergo ut nul« 
li omnino hominum liceat pre fatarli Eccleliam temere perturbare , vel cjas 
polTeliiones auferre vel ablatas rctinere minuerc, feu quibuslibet vexationibus 
fatigare . Sed omnia illibata Se integra conierventur eorum prò quorum gu« 
bernatione ac fuftentatione concetTa funt ufìbus omnimodis profutura falva 
Sedis Apoftolice au&oritate, & diocefani Epilcopi canonica juftiria. Ad in- 
dicium autem hujus a Sede Apoftolica percepte proteélionis prò Ecclefìa ve- 
ftra & obedientia Sancii Jacobi duos foiidos Imperialium annis iìnguHs no- 
"bis noftrifque fucceflbribus perfolvetis. Si qua igitur in futucum Ecclefiaftka 
fecularifve perfona hanc neftre conftitutionis paginam feiens contra eam te- 
mere venire temptaverit fecundo tertiove commonita nifi prefumptionem 
fuam congrua fatisfaétione correxerit, poteftatis honorifque fui dignitate ca 
reat , rcamque fé divino judicio exi fiere de perpetrata iniquifate cognofeat , 
& a facratilfimo corpore ac fanguine Dei & domini Redeniptoris noftrì Jhe- 
fu Chrifli aliena fiat, atque in exftremo examine diftricìe uitioni fubjaceat . 
Cun£h's autem eidem loco Tua jura fcrvantibus fit pax Domìni noftri Jhe- 
(u Chrifti, quatinus & hic fru&um bone aclionis pcrcipiant & apud^dirtri- 
£tum iudicem premia eterne pacis inveniant. Amen. Amen. Amen. Bene 
Valete. 

*$* Ego Gregorius Catholice Ecclefie Epifcopus fubfcripfi . 
*ì* Ego Paulus Preneftinus Epifcopus fubfcripfi . 
*ì* Ego Theobaldus Hoftienfis & Velletrenfìs Epifcopus fubfcripfi . 
if< Ego Laborans Presbiter Cardinalis fancìe Marie tranftibenrn titu.1© 
Calixti fubscripfì. 

tfi Ego Melior Presbite* Cardinalis San&orum. Johannis & Pauli titolo 
Pamachii (ubfcripfi. 

>£ Ego Jac Diaconus Cardinalis Sanéìe Marie in Cosmid.n fub- 
fcripfi . 

.if* Ego Gratianus Sanéìorum Gosme & Damiani diaconus Cardinali? 
fubfcripfi . 

>ì< Ego Rad. Sancii Georgi! ad Velum aureum Diaconus Cardinalis sub- 
fcripfi . 

Dotum Parme per manum MoyG Lateranenfis Canonici vicem agentis 
Cancellarli MI. Kalendas Decembris Indizione VI. Incarnationis Domini- 
le™. UL O cs 



ioe> 

ce anno MCLXXXVII. Pontificatus vero Domìni Gregorii Pape Vili. An» 
no primo, (i) 

DLVI. 

An. 1188. 

V Jfbate di S. Prof pero dà F in-utjlitnra di un feudo a Lovifino figlio 
di Pietro Turgido, •dffarofi T. I. p. 143. Origm. neh' \Arch. dello Jietfo Man. 

DLVII. 

„, ... . . . 1188. 

IN Chrilti nomine: anno a nativitare ejufdem M. G. LXXXVIII. Indi- 
elione VI. domino Imperatore Federico & fiJio ejus Rege Henrico re- 
gnantibus XVI. Kal. Aprihs die Jovis. Quam dignum fit quamve laudabile 
dei fidelibus eidem inltanti iolliutudine iervientibus utiliter providcre & 
miiericorditer fubvenire, ipfa veritis in evangelio declarat cum dicit: defu- 
det helymofina in mani» tua, donec invenias jullum cui des. Hoc autem do- 
mnus arciicio lanéìe mutinenhs ecclefìe venerabilis epifeopus mentis oculo dili- 
genter imuens, domne. Mari? eccleiie lanéìe. eufemie venerabili abbatifTe nomine 
ecclefìe recipienti & aliis abbatiflis ei fuccedentibus quamdam poftam molcndi- 
ni cum aquario & accezione & ingreffu in canale , qui venit a fancto Leo- 
nardo a meridie ftrare. a via formiginis ufque ad molendinum, quod dici- 
tur cardinalis, ubi prò voluntate abbatiffe molendinum commodius fieri pof- 
fit , ita tamen quod non noceat aquario molendini inferioris , & quod aque 
in canale retineantur, in ptrpetuum conceffit , Ecclelia Sancìf Eufemif lem- 
per cognofeente, quod habeat fupraferiptam poftam ex parte Mutineniis Epi- 
scopi . A£lum in Mutinenfi palatio feliciter» 

Hujus rei telles fuerunt Domnus Johannes Canonìcus, Archipresbiter 
bonvifinus de rubiano , presbiter prcvidinus, Dominos Wido papienfis, Al- 
bertus tonsi, Girardus grani, Wilielmus de atto, Rainenus, Girardinus ho- 
rabone, Silittus , & Albertus prezenarius dator tenute. 

Ego Blafìus Imperialìs Sacri Palatii notarius interfui & rogatus fcripfì. 

DLVIII. 

An. 1188 

I.N nomine Sancìe oc individue triniratis. Petrus divina ordinante provi, 
dentia Sancìe Regine Ecclefìe Epilcopus ac provifor indignus. Nos qui- 
bus ecdefialtici regiminis cura nofeitur effe commiffa, ficut cereros honore 
preftamus, Tic ceteros boni operis exemplo debemus precedere. Erga fubdi- 
tos vero noftros canonicos ita nos decet effe benignos, ut ftudeamus effecìu 
psternitatis pocius dilligi quam dominatione timeri . Et quia hoc non aliter 
nifi fidelibus benefaciendo , clericos dilligendo , eofque paterne corripiendo 
obtinere valemus, fidelium noftrorum canonicorum bona, que illis a prede- 

ecf- 



(1) Tutti gli Scrittori convengono Come egli per recarli da Ferrara a Pifa 

Dell'affermare, che Gregorio V ni. elet- teneffe la via di Parma, è difficile in- 

to in Ferrara dopo la morte di Urbano tenderlo . Ma quella carta non ce ne 

III. ne partì poco appretto per recarli a Iafcia dubitare, 
Pifa s ove morì a' 17. di Dicembre . 



cefforibus noftris collata funt, inviolabiliter obfervare , jk obfervando prout 
podumus augcre decct. Hec igitur circa fideles noftros canonicos majons ec- 
citile fìcienda effe feientes, Gurtem (aneli ftephani quam cum plebe oc omni- 
bus iuis pertinentiis & honore omni & omni integritate fue dignitatis prò 
(uis partibus a Sigifredo, Adelberio atque Volmario Canonicis noftris per 
decretorum paginam novimus effe conceffam, laudando concedimus & confir- 
mamus. Terram que eis pertinet in loco Trecentula , & decimas UH. man- 
iorum in loco fabrica , decimas novellane in integrum & pkbem ipfius cum 
omnibus ad eandem plebem integre pertinentibus prò fuis partibus; terram, 
que eis pertinet in loco campagnola, & totum quod habetis in corte canule 
& quicquid eis pertinet in curte corigie cum capella fanali martini , & vai- 
lis putride, & polefni , & farcii micnaelis & far.cìi bartholomei in civita- 
tc in temporalibus, & ordinacione clericorum , & quod detinet Johannes bur- 
donus in curviatico juris canonice veftre, & manfum muronis , qui cft in 
rmveilaria , manfum bazoarii , qui eft pofitus in curte nova , terram fredulfi 
de gurgo , manlum pofitum in bagnolo, duos manfos pofitos in loco qui di- 
citur pinizo, & unum in loco qui dicitur magnum calale, Curtem Rivalte 
cum plebe ejus & cum decimis iuis & fervis & ancillls , & canalem de cru- 
ftumio, ut tollatur in curte albeneti in convenientiori loco, & ad terram 
canonicorum ducatur , ut pinguior fìat , atque fertilior , & terram quam de- 
iinent in cuviliolo , & in murilena; manlum de aliano, manfum pofitum in 
caftellunculo prope caftrum gifiì, & quamdam terram prope arcem Tiniber- 
ti , curtem mafie cum cmni fua integriate & fervis & ancillis , curtem de 
campilia cum omnibus ad eandem curtem pertinentibus integre,' curticellam 
quoque de villa. .& villam que vocatur vibliaco, & quicquid eis pertinet 
in loco qui dicitur goa, & manfum pofitum in menocio, & quod eis per- 
tinet in calell. & in monteblcto, & in cafulis, & decimas gavaife, & deci- 
mas in runcis ejufdem gavaffe in manipulis, & ea que ibidem a girardo 
Rangono acquifiverunt , & decim?s qu^s habent in curte marmuroli in mani- 
pulis, & decimas civitatis regii & curtis ubicutnque in perrincntiis & terri- 
torio & plebafu eius intus & extra , nifi alius iuxte poffideat , preter deci- 
mas moiendinorum de navigio & canalibus civitatis intus & extra , & doni- 
catum noltrorum , & detjmas nominatim molendinorum in braida canonico- 
rum prope foveam civitatis pofita, preter decimas noflrorum molendinorum 
de *braida , quas nobis refervamus, & quas omnes zlizs eis refutamus & con- 
fìrmamus. Oblacionem quoque tam in miflìs vivorum quam mortuorum in 
civitate oc epifeopatu five prefente epifeopo live abfente, quando invitatus 
fuerit Epifcopus vel canonici & prefentes fuerint, duas partts , tercia parte 
reliéta £cclefie, in qua miffa cantatur, live in cera five in monrris. Obla- 
ciones quoque conlecrationum ecclefiarum tam in civitate quam extra inte- 
gre fciiicet in cera & monetis , que & colligantur per prepofitum & divi- 
dantur, vel eo abfente per maffarium vel alium nuncium canonicorum. Man- 
fionarias quoque ut in unum redigantur ck per voluntatem Archiprefbiteri 
.& Arcidiaconi & aliorum fra t rum clericis locentur, qui in matrice ecclefia 
diuturnis & nc&urnis divinis officiis vacent. Statuimus quoque ut nullus 
Archipresbiter , Archidiacorus , Prepofitus, & omnino nullus Canonicorum 
habeat equum vel fervientem in fumptibus comunitatis ecclefie. Nu'lus quo- 
que eleétus canonicus poft ingreffum fuum de primis afiìgnandis veftibus ali- 
quid habeat. Si quis divinum abiiciens timorem hanc noftre inftitucionis & 

O 2 con- 



io8 

confìrmationìs paginam infingere cetnpìavertt , maiediéVioricra dei patria 
omnipotentis & fiJii & fpiritus fan&i habeat. Et ut hoc vcrius habtatur 
& firmius ab omnibus fuccefforibus noftris credatur propria manu firmavi- 
mus , & hoc per ianclJurn quondam aimerici notarii fihum ncltrum tabe-ilio- 
nem fieri iuffjmus. 

A cium Regii in canonica Canonicorum . Teflrs rogati interfuerunt Gì- 
bcrtus notarius (ilius quondam Engonis, Adretus , Tancreiiinus oc alii quam- 
plures anno domini nofrri Jhefu Chrifti millefimo G. LXXX. Vili, die mar- 
tis X. excunte mcnfe marcii indizione VI. 

Ego Petrus Reginus Epifcopus fubfcripfi . 

Ego Janellus Sacri Imperli notarius rogatus interfui & hoc Domini Pe- 
tri Epifcopi parabola fcripfi, compievi, & dedi. 

Nello fteffo Archivio Capit. vi è copia autentica di un altro Decre- 
to fatto dal Vefcovo Niccolò in favore della (Uffa Canonica conforme 
del tutto a qucfto del Vefcovo Pietro. Solo al fine dopo ie parole fpiritus 
fanBi habeat , fi aggiugne non fo come: Fines terre Ò" turtis rtvalte di- 
cuntur effs tales : a mane via que ducit ad o€lbenetum & S ancia maria de 
eampolungo , a meridie curte albeneti & mo^atellis & monte calvolo- Ù" moni*» 
menta que dicuntur bernortim _,• a fero r'unorenus , de juptus lagoduiius & pre- 
ta rubea & niblara . *Ablum Regii in camera dilli domini Epifcopì feliciterà 
Rodati tejles interfuerunt Rolandinus , Jacobinus clericus eccle/ie regine fer- 
vicns , Guido fumi y Carp'tnetus clericus Ecclefie Sancii Jobannis de civitate. 
*4mii Domini noflri Jhefu Chrifìi Millefìmo CC. XVIII. aie XV. infrante nten* 
fé Septembris Indizione VI. 

Ego Jacobinus qui vocor Saluflius domini Henrici Imperatoris notarius in* 
terfui , & hoc domìni Nicolai epifeopi parabola Jcripfì compievi & dedi . 

Ego Ubertinus quondam Villani de B'rfmanto facri Romani impeti* n«té- 
tius esemplar hujus vidi legi & in hoc jubfcripjì- 

DLIX, 

Àn. 1188. 

IN nomine Domini M. C. LX XXV III. Indizione VI. die Veneris VIU, 
Menfìs Aprilis, in domo, in qua Dominus Obtrtus Vicecomes Regii 
Potefìas habitat, coram infraferipto Domino Oberto & Jacobo Stri&o de ci- 
vitate Placentie & Guidone de Roncoveteri Advocato Regii & Guifco No- 
tarlo & hominibus Regini Confini per campanaro vocatis, nomina quorum 
hic inferius leguntur, Atto de Dallo jaravit & promifit dicìo Domino O, 
Regii Potefiatì vice hominum ac civium Regii & qui per R«gium diftrin. 
guntur ialvare & defendere & guardare peribnas & rts & avere homitium ac 
civium Reginorum Se qui per Regium diftringurtur in fua Terra & fuis 
Munitionibus & Cafiellis & in alienis ubicumque potuerit fine fraude cen- 
tra cmnem hominem Se homines & Terram & Terras & Civitatem & 
Civitates, Civitatem Regii & Burgos & Epifcopatum defendere, fimiliter 
centra omnem hominem & homines Terram & Terras, Civitatem et Civi- 
tates . Gentem et Gentes, et quod Epifcopatus Regii fubiaceat Civitati, bo- 
na fide & fine fraude aliquam dabit operam , & facere cum fuis hominibus 
omnibus hoftem & iter & cavalcatane Communi Regii, ubi Potefìas vel 
Confules prò tempore in Regio exiftentes fecerint et preceperint ad volun- 
tatem Poteftatis vel Confulum prò tempore in Regio exiftencium , cum ab 

eh 



eh vel ab eorum Nuncio requifitus erit fìrcter cóntri meos Dcmìncs quibu» 
juravit hdelitattm, vcl jurarc tenetur, iftos fcihcct Albertum Carum & 
Jacobum deSaviola- eo tamcn pacto quod nullus poflìt eum abfblverc ab ifto 
juramento, ftd ci liceat iftos fuos Dominos adiuvare , fi Regini fuper dieìos 
fuos Dominos equitavcrint , non tamen cum illis peribnis qui (/te) Reginis 
de fuis Tetris . Eo falvo, quod teneatur femper nominis & Cives Rtgìi , 
et qui per Regium diftringuntur in perfona et avere et rebus, et Civitatcm 
Regii et Burgos et Epilcopatum falvare, et guardare, et defendere, et 
eos adjuvare in fuis Terris , et Caftellis , et fuis munitionibus prò ut fupra 
di&um eft contra omnem hominem et homines terram et terras gentem et 
gentes civitatem et civitates et tacere rationem de hiis que in antea evene- 
rint per Reginos Confules vel poteftatem in Regio exiftentes, cum ab eis 
vel eorum iuncio requifitus fuerit, et dare et concedere in perpetuum com- 
muni Regii omnia fua Caftra guarnita et difguamita, et ejus munitiones que 
et quas habebit et tcnebit vel per eum tenebimr in Epifcopatu Regino ad 
offenfionem & deffenfionem ad gucrram et ad guerras et ad retegnum contra 
omnem hominem et homines terram et terras gentem et gentes civitatem 
e? civitates cum a pottftate vel a confulibus regii in regio prò tempore exi- 
ftcntibus vel ab eorum nuncio requifitus fuerit preter iftos domincs meos, 
fcilicet Albertum Carum et Jacobum de Saviola. Eo tamen pacìo quod nul- 
lus poflìt eum abfolvere ab ifto facramento , fed ei liceat dominos fuos di* 
cìos adjuvare, fi regini equitaverint fuper prediéìos ejus dominos non ta- 
men cum illis perfonis, qui reginis juraverint de fuis terris. Eo tamen fal- 
vo quod femper teneantur homines & cives Regii , & il!os qui per Regium 
diftringuntur &' Civitatem & Burgcs & Epifcopanim Regii falvare & 
guardare & defendere & adjuvare, prout fuperius di&um eft . Et ab hinc in 
antea ero Civis Reginus fine fraude , et habitare omni anno in Civitate Re- 
gii ducs menfes, & de guera ufque ad finem adjuvare Reginos quantum 
de habitatione nifi remanferit parabola Confulum vel Potcftatis prò tempo- 
re in Regio exiftentium omnium vel majoris partis data in Confilio per 
campanam adunato, & quod faciet jurare omnes homines fuos, quos in Re- 
gino Epilcopatu habet vcl habebit irt perpetuum falvare & defendere & 
guardare & adjuvare perfbnas & avere & res hominum ac Civium Re- 
ginorum vel qui per Regium diftringuntur in omni loco. Et facere Reginis 
hoftem iter & cavalcatas ubicumque voluerint ad voluntatem poteftatis vel 
confulum in regio prò tempore exiftencium , et facere reginis prò rationem 
(Jìc) Se eorum bona tenere et mercatum dare, et inhibere illi vel illis, cui 
vel quibus poteftas vel confules prò tempore in regio exiftentes dare et in- 
hibere voluerint. Et fequi confules vel poteftatem in Regio exiftentes prò 
tempore et confules eorum terre qui miflì fuerint ibi per Confules vel po« 
feftatem Regii omni anno ad voluntatem confulis vel poteftatis aut eorum 
nunciomm, et faciet dare de fuis homimbus omnibus prò pario boum VI. 
Imperiales omni anno Poteftati vel Confulibus in Regio prò tempore exi- 
ftennbus et de bracente III den." Tmperiales cum ab eis vel ab eorum Nun- 
cio requifitus fuerit exceptis de ifta datione Militibus, Mafnatis, Gaftaldio- 
nibus, capitis curris et Caftellanis , qui cotidie habitaverint in Caftris fine 
fr.nude et fuos filics , et propirques rum venerint et fuerint in «tare XVI, 
annorum fimile juramentum eos faciet facere, nifi fecerint, vel facìum ha- 
bucrint, cum a Potevate vel a Confulibus in Regio prò tempore txiftentt- 

bus 



ito 

bus requifitus vcl eorum Nuncio fuerit 9 et in fuis Terrìs Confulfs per Po. 
tcltatem vel Confules Regii in Regio exiftentes omni anno ponere et tene> 
re et mittere. Et juravit quod iequi jurarunt illos Confules vel Poteftatem 
prò tempore exiftentes Regii omni anno infra XV. dies, ex quo per eos 
vel eorum Nuncium requilitus fuerit . 

Symon de Dallo hoc idem de fuis hominibus et Terrìs, et de omnibus 
iftis aliis rebus Domino O. vice Communis Regii promilìt et juravit , ex« 

ceptis de jam domini Attonis preter contra iftos Dominos fucs 

feilieet Abbatem Canuflinum, & Dominum Imperatorem^ & fìlios quon- 
dam Gerardi de Caiuffio. 

Gualterinus hoc idem promifit, et juravit, preter contra Dominum Im- 
peratorem , & illum qui eflet Dominus podere Gerardi de Carpineto et Gui- 
donem Foliani , & Arduinos , et Jacobum de Saviola , & Attonem de To- 
rexella . 

Rodulfus hoc idem promifit, & juravit de fuis hominibus et Terris, 
& aliis rebus , ut fupra legitur , preter contra Arduinos et Baratos in Par- 
mexanam , & non alibi . 

Veltre de fuis hominibus Se Terris & de aliis, ut fuperius idem pro- 
mifit , et juravit preter contra fìlios V. Tje Bayfio. 

Guido oc Ugo & Lanfranchus & Ardui {fic ) de Hyrberia , & fìcut 
fuperius diétum eft ? omnes prenominati de Dallo, quifque prò fé fecit da» 
tum & conceflìontm Demino O. Vicecomiti vice Communis Regii, et 
promifit , & juravit attendere , & facere attendere fuos homines ficut fupe- 
rius juraverunt, et irti aderant in Confilio Guizolus Albriconum , Ugo Vi- 
cecomrs, Guido de Murixio'o, Paridus Rnmanini, Jacobus de Gofiis, Piilus 
de Guerra , Ord^lafus Boccabadata, Paganus Palleaj-ìorum, Ubaldus Pctri Cri- 
fline, Aguinuifus de Cambiaroribus, Mat us Judex, Ugo Conradi, Ugiuzio 
Cambiatorum , Albriconus Gualbertus, Robertus Eliazarii , Guido Regii, 
jGerardus de Graciadeis, Aribertus de Guiciis, & aiii plures . 

Ego JLumbardirius Saeri Palatii Notarius hii? interfui & fcripfi . 

DLX. 

An. 1188. 

IN nomine domini anno ejus M. C. c&uagefìmo Vili. V. Kal. Junii 
Indizione VI. Conftat ncs Gualandinum filium quondam Sigefreoi de 
Palude & dominarti Citadinam jugales accepiffemus nos cummuniter ficuti 
in prefrmia teftium manifefti fumus quod accepimus a vobis Johanne Fera- 
rio & Gafdiola de loco farcii Stephani III. lib. honorum imper. XXXIII. 
d. minus prò quadam petia terre, quam vifi fumus habere in predièlo le co 
farcii Stephani, cujus difte funt effe fìnes, a mane via, a meridie Manfre- 
dirus infars, a fero Gibertinus ejus frater, de fubto via." Predióh vero ter- 
ra &c. A&um Gurgo fub porticu domus ipfius Gualandinì feliciter. 

Rogati teftts interfuere Camizolus, Pafcalinus , Johannes Bocha, Bofca- 
rinus ad tenutam dandam dati . 

Ego Stephanus notarius facri regis Henrici rogatus fcripfi, compievi 
ac dtdi . 



DLXI. 



IH 

DLXL 

An. 1188. 
Bartolommeo e irrigo P'tch't Confoli de Frignane/i a nome ancora de tot 
compagni cedo io al Comune dt Bologna il Poggio e il Cajtcllo di Crejpellano . 
colle [uè dipendente . Savioli *Ann. di Boi. T. II. P. IL p. l$6i 

DLXU. 

An. 11 88* 

Ildebrandino figliò di Manfredinó Pico , Gberardinó figlio di Manfredi* 

ho Fante , Ildebrandino figlio di Ugo da Cortile , e */f?jolino di Guidato del* 

le famiglie de figlt dt Manfredo, prendono la Cittadinanza di Modena* */fat a 

bai. T. IV. col. 16%. Dal Regiflró de' Privilegi del Coni, di Mod. 

DLXIIL 

An. it88. 
I Parmigiani rinnovano gli antichi trattati dì alleanza" co' Modenejt * 
<jfnt* hai. T. IV* col. 347,1 Dal Regtjìrò de' Privilegi del Conti dì Mod. 

DLXIV, 

An. I18& 
/ Modenejt ftmilnientè rinnovano l* alleanza co Parmigiani * Ibi col* $4$* 
Dallo Jìejfo Regijité * 

DLXV, 

. An* 1188* 
/ Modenejì giurane alleanza co' Reggiani i Ibi col* 36 li Dallo Jìejfo Re* 
gijìrtì* 

DLXVL 

An. 118& 
ì Reggiani /irniìnientè giuranti alleanza co* Modenejì* Ibi col* 353. O* 
jS5* Dallo Jiefjò Regijtrdt 

DLXVÌf, 

An.. 11 88', 

IN nomine Domini 1188. Indizione fexra* Ego Parrrienfis juro guarda- 
re & lalvare Reginos ibique lemper in rebus & pcrlonis i & adìuvare^ 
& defenderc , & expeditionem ubicumqùe curri voluerinf bis in anno prò co* 
munì ad rricum diipendium & perditam tacere curri a Confulibus yel a Po«* 
teliate Regi! qui prò tempore fuerinf fuero requififus litteris vel nU.ntio curri 
rrtilmbus & pedinbus curri militibus & fagitrariis quattuor fecundum quod 
requibtus fuero. Et quod poft quam eis adiur£tus fuero in expeditione per* 
o&) dns ftabò , nifi parabola' Corfulurri vel Poteftaturri Regii prò tempore 
ex-ftentium rerrianferit, & eos ibi bona fide adjuvabo. EpiTcopsrum quoque 
Regii Se rerras Epifcopatus quas habent & tenutas orrines ubicumqùe lint lui 
in fuo Epifcopatii vel extra', dum tamert non fint in Epifcopatu Parmenfe, 
tenére & defendere adjuvabo excepto de Curvìàgo, & terras feilieet Oc vii- 
las & caiìra lui Epifcopatus & Comitatus infra confìnes Epifcopatus & Co» 

rrii- 



IH 

mitatus aquirere juvabo Se aquifitas tenere cV defendere juvabo. Cives quo* 
que corum & alios in eorum territorio habitanres veJ qui habitabunt fru- 
èlus univerfos quos fuper folo & pofTeflionibus & tenutis habuerint veJ fuis 
redditibus perceperint, in ipforum Ci vitate , vel Epiicopatum portare non 
vetabo; & quofeumque Rcginos de luo Epilcopatu b*mnivennt qui iìnt 
Btriufque Civitatis Cives de pofleffiombus in eorum tcrritoriis conltirufii 
cis non nocebo; proprium Civem banitum non recipiam , poltquam de hiis 
requifitus fuero a Conluiibus vel a Poteftate Regii qui prò tempore erur-t 
ni» prìmum Reginis reconciliatus fuerit . Et fi difeordia inter Regincs & 
Mutinam apportaverit, fi Conful vel Poteftas Parmends fuero inter eos bo- 
na fide cemponam . Si Conful non ero , bona fide id fiat a meo Confule 
vel Poteftati bona fide operarti dabo, fi requilitus fuero; quod li compofitio 
non poflit fieri fub amico vel amicis duobus de iplis civitatibus jitiganti- 
bus, litigare & eorum arbitrio Ilare cogantur, qui juramento prefhto inter 
eos fecundum rationem & bonum ulum dividant. Et juro quod guerram Re- 
ginorum meam faciam fi requifitus fuero, & ufque ad pacem inde fa£r.. m 
eia adjuvare meis perditis & expenlis , & fi quis de Epilcopatu Regino vel 
infra ejus comitatum erit Civis Parmends lictat Regimini diftringere de eo, 
quod habet in Epilcopatu vel Comitatu. Coniules *utem vel Poteftas Par- 
xnenfis qui per tempora erunt fic obfervare jurent, & quod faciet jurare fuos 
fucceffores in fuo Regimine ita attendere ut fcriptum eli , Sacramenta faccre 
renovare ficgulis fex annis cum a Confulibus vel a Potevate Regii requilì- 
tus fuerit . Et qui erunt a quindecim annis fupra ufque ad feptuagefimum 
annum omnes jurare teneantur fine traude in perpetuum . Quid autem addi- 
tum vel diminutum fuerit in concordia trium Conliliorum fa&a ad campa- 
nam fonatam feilieet Parmenf. Regiii. & Mutinenf. , & quicquid fuerit de- 
cretum fit firmum , <& obfervare teneantur: habitatorcs quoque Epilcopatus 
Regii & fui diftri&us vel quos per eos tenentur, aut diftringuntur lecundurn 
eorum parabolani non recipiam, aut in antea habebuntj Cives quoque Regi- 
nos & eorum homines aliter non gravabo in perlonis vel rebus de hiis tenu- 
tis & poffeffionibus quas habent in meo diftricìu contra meos bomines 
proprios qui funt ejufdem conditionìs. Et hec omnia attendam prediSa , & 
obfervabo in perpetuum bona fide & fine fraude, & falva fidelitate Impe- 
ratoris & ejus filii Regis Enrici & falvo quod propter hanc concordiam 
vel focietatem in nullo tenear de fafto Gremonae, & falva iocietate Lom- 
bardie, ita tamen quod propter hanc predicìam exceptionem feilieet Lom- 
bardie nihilominus propter hoc tenear oblervare omnia fupradi&a & fu- 
pradi&is . 

Aóìum hoc in pretorio juxta Ecclcfìam Sancii Profperi de fubto die lu- 
ne primo intrante Augufto coram Demino Aóìone & Arduino de Seffo, 
Rolando de Caritatibus, Parifio Romani, Aiberto de Cambiatori bus, Montana- 
ro Marfilii, Ugutione Prioli, Luca Judice . Petro Vernano, Gualberto Elia- 
ca ri , Ugo Conradi, Guidetto Marc.helii , Petrobono Scotti, Gerardo Floris- 
ielle, Ariberto Guicjorum , Petro Mingano, Sabonino bucetagliate , Conrado 
Turgido, Ubaldo Gerardi Judicis, Jacobo de Sormano, Rolando Preienarii f 
Conluiibus Mutine, Guidone Papié, Mattheo Alberti Aigui, Guilielmo 
Attonis Lufchi , Blafìo notario; omnes ifti de Parma ifbm concordiam iura- 
'yerunt videlket Malado Riccus, Vilanus Judex , Albertus Rubeus, Muxo- 



113 

rus Rcgerius Sigif redi , Vernatius Ramixini, Saccus Crozolae, Manfrcdus 
Notarius. 

Ego Lombardus Notarius facri Palatii interfui rogatus hiis omnibus 
& fcripfi . 

DLXVIIL 

An. 1188. 

IN Chrifti nomine: anno ejufdem millcfimo C. LXXXVHI. Indizione VI. 
Id. Augufti. In prelentia & teftimonio Alberti de Savignano, Odorici 
ejus fratris , Johannis de bonifatio, Rangoni, Bernardi de Parma, Se domi- 
ni Widonis papienhs, dominus \\ilitimus quondam Girardi Rangoni fi- 
lius (1) refutavit alberto prezenario nomine domni Epifcopi Mutinenfis re- 
cipienti totum feudum , quod habebat ab eo, & quod tenebat ab eo, & 
quod habuit pater ejus Ave in vacilio vel mazaditio , five alibi, quod qui- 
dem detinent venefici & fìlii achillixi . Infuper conftituit Johannem bonifa- 
tii procuratorem fuum , qui vice iphus abfolveret difìos valTallos domini Wi- 
lielmi, veneticos feilieet & fìlios achillixi, a fìdelitate, qua ei tenebanfur, 
fi demnus epifeopus vellet, vel fi eos in juditio vicerit , ut fibi fidelitatem 
jurarcnt, vel fi ipfi fua voluntate jurare vclknt , abfoivit quoque illos a fì- 
delitate alberto prezenario recipiente abfolutionem prò eis. Preterea domi- 
nus Wilielmus vendidit alberto prezenario recipienti prò domno Epifcopo 
UH. jugera terre, que eligeret iple Albertus, de tenuta crafìbrum , quara 
dtfendere & disbrigare eidtm Alberto prezenario nomine domni Epifcopi ab 
omni homine promifit. Vendidit autem prò pretio XX. libr. Imper. quas 
dedit ei domnus Epifeopus prò prediéta terra & prò predicla fine faccen- 
da. Que vendicìio irntefur & refolvatur, fi prediéìi vaffalli domini Wiliel- 
mi, venetici videlicet, 6c fìlii achillixi, convenerint cum domno epilcopo, 
& ci fidelitatem juraverint, vel fi eos in juditio vel in arbitrio evicerit de 
dicìo feudo vel de fìdelitate fatienda . Si vero fidelitatem non fecerint & prò 
eo fimiliter non tenuerint, predica venditio fit firma & rata, nec atrigenio 
(fic) ab oftava nativitatis domini proxime venture viginti libras imperiales 
domno epifcopo reftituerit, deinceps firma 5c illibata perfeveret. Et fupra- 
fcripta omnia predi&us Wilielmus rata & firma per omnia tenere juravit, 
Acìum Mutine feliciter. 

Ego Marcus Sacri palatii notarius interfui & rogatus fcripfi. 

DLXIX. 

An. 11SS. 

Corradìno e Negrone prendono la Cittadinanza di Modena. Nel Regi/ire 
de Privilegi del Coni, di Modena . 



Tom. III. P DLXX. 



(1) Gherardo Rangone avea fatto il documenti, che Fanno $366. fi confer- 
mo teftamemo l'anno 1181. nominando vavano nell'Archivio di quefta nobil fa- 
eredi i fuoi figli Jacopino e Guglielmo, miglia. Ed è probabile, che poco ap- 
come fi nota nell'antico Repertorio de' prendo ei morirle. 



H4 

DLXX. 

An. 1188. 

Mlllefimo ccntcfimo o&uagefimo oc~tevo die tertia decima Kal. Ocìubris 
Indizione fexta in Pallatio in quo dominus Olbertus Vicecomes regii 
pottftas habitat coram Guidone de Roncovcteri , V acario, Anrico de Spili- 
manno , Mollino, Zillo, Gidolino Roberge, Romeo Scudario, Ugolino Ar- 
dengi, Cizano, Uguzono Janclli Archatons, Benzono Curhonis . 

Irti funt iili vicini de Gaftro novo domini Abbatis de Canofa qui jura- 
verunt ut in brevi continetur , videlicet Manfredinus de bocca presbiteri , 
Ademellus de Vezo. 

Et irte fuit ille qui juravit confulatum ut in brevibus ambobus contine- 
tur de eodem loco , videlicet Ritius de Rofano . 

Ego Guifea Sacri Palladi Notariu^ huic interfui & fcripfi , 

DLXXL 

An. 1188. 
I Confoli di Modena /celti ad arbitri da Frignanefi per le dome /li 'che lo» 
v» di/cordie profferì] cono il loro Laudo. >/lnt. hai. T. IV. col. 6yj. Dal Re» 
gi/ìro de' Privilegi del Com. di Mod. 

DLXXII. 

An. 1188. 

IN nomine Domini ego juro falvare & guardare perfonas & bona eorura 
omnium, qui hoc eodem facramento mihi aftricTti trunt, in roefu & in 
rochis & in caltris omnibus & infra earum & eorum confints, in quibus 
partem habent. Nec ero in fzSio nec in confeiiio , quod cafirum & rocham 
amittant, & fi amiferint, eos bona fide & fine omni fraude ipià recuperare 
adjuvabo. Et hoc idem facramentum fieri faciam a meis hominibus , fi Deus 
me adjuvet & Tancia Dei Evangelia. 

A&um Mutine in Ecclefia Sancii Geminiani in prefentia Confulum Mu- 
tine domini feilieet Redaldi Frederici , domini Jacopi de Gorzano, demini 
Alberti Pildeguerre , domini Carnelvarii, & Janclli de giberto anno a Na- 
tivitate Domini MCLXXXVItl. Indi&ione VI., XVIll. Kalendas Januaiii 
die Jovis . Hoc facramentum fecerunt dominus Ttbertus Falfabrine , Uguii- 
nus de Ugulino de Campilio, filii buccade-ferri Eernardus, Gerardus, & 
Tebertus, Uldericus Btroinus & filius ejus Bonefacius, Lotherius de Mon- 
ta! fredo , Aibertinus de Bernardo de Campilio, Guido de la Montagna, Al- 
bertocius, Adigerius de bangno, bonefacius rivelli, Henricus Picus , Ubai- 
dus Gualandellus, Lanfrancus Cimigellus, &,Rainerius Gualandellus . 

Hujus rei teftes fuere Bartholomeus , Jacobus Grimaldi , Ramerius de 
gomola, Wido de gorzano, Gerardus de Cilliano, Petricinus & Gcrardetus, 
Rainucinus Rainerii, Sinibaldus, Petrus de Saviniano, Curadinus paflavan- 
cii , Gattus & alii quarnplures, Albertus Oprandini. 

Ego Blafius Imperialis Sacri Palatii Notarius fcripfi . 

DLXX III. 

An. 1188. 
Tre de / addetti Frignanefi ì cioè Lotterie da Mcntealfredo t Bernardin» 

del 



del fu Boccadiferro , e *Aldigbicri da Bagno prendono la Citfadinan^a di Mo- 
dcn*. Nel Regijìro de Privilegi del Com. di Mud. 

DLXXIV. 

An. u8jp. 

Vicini de Brayda qui juravcrunt fub Domino Ribaldo Poteftatc Regii 
liint irti ut in breve continetur. Petrus Arduzoli , Odo Prayde, Mar- 
tinus Tedaldi de San£k> Paulo, Silinus, Albertus Perucini de Sanóto Paulo. 

Millefìmo ccntclimo o&uagefimo nono indizione leptima in domo in 
qua Rabat die vencris VI. intrantc Januario. Die Lune nono intrante Ja- 
fiuarii coram domino Ribaldo & domino Osberto & Parifio Romani & 
Ariberto de Guicis. Idem juravit Boxellus ut alii ec. 

Die ! Jovis duodecimo intrante Januario Gerardus de Brayda juravit 
confolatum diète terre per dominum coram eo & Alberto Struxio ut in bre« 
vi confulatus continebatur . De San&o Paulo idem iuravit de contulatu San- 
Ai Pauli. 

Ego Lombardinus Sacri Pallatii notarius interfui & fcripG. 

DLXXV. 

An. ii8j. 
Patti , co* quali fi affitta un molino in Vacciglio . Origin. nelf *4rch. Ca- 
pit. dt Mod. 

DLXXVI. 

An. x i8f . 

Convenzione tra 7 Vefcovo di Reggio e il Comune della fleffa Città intor- 
no alle gravezze delle Terre al Vefcovo fìejjb foggette . Taccolt T» /. p, 405. 
T. III. p. J36. Dal Codice Pax Confìantia. 1 

DLXXVII. 

An. u8?. 

Pietro Vefcovo di Reggio conferma all' arciprete della fua Cattedrale gli 
antichi Juoi poff* 'dimenti , cioè la Pieve di Cereto colla fua Cappella di Man» 
ticello , e la Chtefa di S. Pietro di Reggio , e diverfì terreni in Cadrignan» 
nella Corte di yjlbinea , in Mafen^atico , in Cividale nella Pieve di Quaran» 
tola, nei£jJolsr di Su^ara , e nel? I fola detta di Giberto Rataldo , gli ag» 
giugne una decima nella Corte di Rio prejfo Campagnola. Ugbell. T. II. p. 
300. */lnt. bai. T. V. coi. 163. Origin. nel? *Arch. della Catted. di Reggio. 

DLXXVIII. 

An. n8^. 

IN nomine Dei eterni & Salvatoris noftri Jhefu ChrifH anno ab Incarna- 
cene ejus M. C. o&uagefimo nono Indizione VII. de menfc Julii. 
Breve recordationis ad memoriam habendam & retinendam , qualiter domnus 
Johannes rtcìor Ecclefie Sancìe Julie de millarina parabola fratris lui Federi- 
ci clerici ejuldem Ecclefie conceffit , dedit Matheo, Frogerio, & Alberto 
fratribus filiis Alberti de Corigia videlicet de tota terra, quam ipfe habebat 
in Rubiano & in Gualefenda & in villa nova, ea vero racione, ut fupra- 
fcripci fratres & eorum heredes habeant diclam terram & fruantur cum 

P 2 omni- 



C 



nò 

emnibus acceffionibus & ingreffibus fuis ec. fol vendo fìcìum anfiuatim in fan- 
fto ftefano qui venit de menfe decembris, aut infra cjus hocìavam HIT. fò- 
lidos impcriales diéio Presbitero vel fuis fucceflbribus , aut eorum rr ìffo in 
loco miliarine, & fi ficìum non folverint ad dicìum ttrminum prtcncìus 
Matheus aflìgnavit unum contrapignus dicìo Presbitero VI. bcbuice ttrrc de 
manfo mantini cujus fìnes funt a mane via, a meridie per Martini & Ta« 
ftacola, de fubto Monafterii Sancii Thome de Regio, a lero dictus Matheus. 
Ita ut predióìus presbiter vel ejus fucceffores habeant poteftatem ec. Undc 
prefatus presbiter fuit manifeftus fé accepide XX. loUdos impenales a predi- 
£tis fratribus . 

Aclum fub porticu canonice fupraferipte Ecclefie feliciter. Rogati tefles 
Roglirinus de Cairn, Albertinus de Silfo, BiJIus Gaftaldius, Albertus Bone- 
facii , & Johannes Albertus Boxellus, & Guilieimus Romanus qui fuit ad 
tenutam dandam datus. 

Ego Zacharinus lacri Palacii notarius rogatus fcripfi. 

DLXXIX. 

An. ii8?. 

IN Chrifti nomine M. G. LXXXVim. Indizione VH. oaavo Idus Aug. 
die dominico in prefentia archipresbiteri uberti de citanova, presbiteri 
bonifatii de Ecclefia Sancii biadi , presbiteri Lsnfranci de ecclefia fàn&e ma- 
rie de pompofa, presbìteri ferafini de ecclefia fan&e agathe, presbiteri J^co- 
bi de Ecclelìa fanéìi georii , presbiteri ganduifi de Ecclefia Sancii Laurentii, 
presbiteri johannis de ecclefia fanóte marie de aflìs, presbiteri aibt « ti de ec- 
clefia fanóH bartholomei , presbiteri martini de Eccielia fancli Jacobi & pres- 
biteri andree ejuldem ecclefie fan&i Jacobi, Presbiter Albertus de ecclefia' 
fancii andree fuit confelfus, quod male fecerat, quia non fteterat cum eis , 
qui crant capellani eccleiìarum civitatis mutine, olim de procurationibus car- 
dinalium & archiepifeopi , & quod non obediverat olim omnia mandata 
domni ardicionis mutinenfis Epilcopi, fic dicens: ego male feci, quod non 
fleti ita vobifeum in predic-tis procurationibus & in cunciis veflris faclioni- 
bus , ut debebamj oc quod non obedivi omnia mandata predicai domni ardi- 
cionis, unde vos multum exhcro, & mihi de hoc, quod erga vos feci, par- 
catis, & ut prediótum domnum epifeepum deprecemini ut ipfe mihi par- 
cat. Poft predicla verba predici ìs presbiter albertus folvit presbitero andree 
quatuor denarios prò procuratione archiepifeopi nominati, & in alia parte 
celo denarios imperiales prò ilia procuratione Cardinalis Ofredi (i). 

Acìum in capella domni Epifcopi mutinenfis feliciter. 

Ego Petrus Sacri palatii notarius rogatus fcribere fcripfi. 

DLXXX. 

An. u§(?. 
Ro Solfino figlio di Grifone de Parexolo giura fedeltà ai? arciprete Bo- 
fo ài Campipjiola , e eie con licenza di Lanfranco da Dallo , e ne riceve ? tv* 
•ve/li tur a di alcuni terreni. Origin. preffo il fu D. Bartolommeo Camellini. 

DLXXXT. 

(t) Dee leggera* Soffredi , intendendoli da Lucio (IL l'anno ii8ì. e da Urba- 
quì il Card. SofFredo, detto da altri no III. nominato Legato Apostolico io 
Gualfredo de' Gaetani , creato Cardinale Lombardia . 



UT 

DLXXXr. 

An. no©.' 

IN nomine San&e oc individue Trinitatis anno ab Incarnatone ejus M. 
C. nonagefimo die iovis V. exeunte Aprili Indiélione Vili. Conftat me 
Albertum cuftodem Ofpitalis Pontis Mainardi prefentia atque parabola fra- 
trum & fororum videlicet ftefani , manfredi , Alberti,, & Gerardi , Vigo- 
rie & ItabelJe accepiffe ficuti & in prefentia teftium mamfeftus fum quod 
accepi a te Johanne Presbitero Ecclefie Sarete Julie de Miiiarina videlicet 
XL. & Vili. ioJidos imperiales, quos predicai Ofpitalarii fuerunt manifcfti 
darent in terra ad utilitatem & proficuum di6ti olpitalis finito predo ficut 
inter ncs convenimus prò petia una de terra arativa iuns dicli olpitalis, que 
iacee in corigia iuxta domum Budelli, cujus fines funt a mane & defubto 
farcia Julia, a meridie via, a fero fiiiorum Janellt de Campaniola. Quam au- 
tem fupralcriptam terram ec. 

Aèìum dicli Olpitalis feliciter". 

Rogati teftes presbiter de Fazano, Putus Budellus, & Petrus carellusj 
$c dedit ei poteftatem intrandi in lupraferipta terra lua aucloritate cum vo« 
luerit. 

Ego Zacharinus Sacri Palacii notarius interfui rogatus fcripfi. 

DLXXXII. 

An. iroo. 

// Vefcovo di Mantova conferma la donazione fatta dal fuo antecejfore 

Garfendonie alla Chteja di S. Fiorentino di involato. *4ffarofi T. I. p. 418. 

DLXXXIII. 

1190. 

IN Chrifti nomine anno a Nativitate ejufdem M. C. XG. Indizione 
Vili, pridie Idus Augufti die dominico. Rainerius Columbi, Buvalus & 
Carbonus coram domino M. mutinenfis ecclefie prepofìto juraverunt & ju» 
rato dixerunt de rationibus, quas Canonici Mutinenfes habent in Martiano; 
ita in veritate effe , quia debent habere de omni manfo ad quadragefìmam 
maiorem unum quartarium nucum , & ad pafcha refurreclionis duas galinas 
& X. ova. Duas operas ad mefTem faciendam, & duas ad feminandum, & 
unum «miicere in die Sancii Stephani. De biava & vino debent habere 
omni anno ad voluntatem dominorum Ganonicorum . 

Aclum Martiano folempniter. 

Hujus rei teftes fuerunt Martinus Frafcaroli, Furnus , Girardus rìver« 
ga, Petrus Riverga frater ejus, Dominicus Janichcrii, Marzanus, Burlandus, 
Ugicio, Domnicellus, Martinus Ferariorum, Janettus, Buccus, Paganinus 
& Fauftinus. 

Ego Jacobus Sacri Palatii Notarius interfui , & rogatus fcripfi . 

DLXXXIV. 

Ilplo 

IN nomine Domìni anno ejus M. G. nonagefimo primo die V. exeunte 
Genario Indizione Villi. De lite que vertebatur inter prepofifum Ge- 
Mrduin Sancii Profperi de Caft.ro ex una parte & Donnum Maurum nomi» 

ne 






ne Ecclefic Sanali Stephani ex alia; dicebat enim Prepofirus terram qu?m 
habebat Donnus Maurus & tenebat nomine EccJefie Sancii Stephanì & Hof. 
piralis in curia Rivalte & in Pinizo fuam effe, & dicius donnus Maurus 
afferebat contrarium: quelibct pars promifit attendere & obfervarc totum il- 
lud quod dicerent & tranfaclionem facerent Dominus Columbus & Petrus 
unanimi voluntate & confenfii Fratrum d eli Sancii Profperi (cilicet Magi- 
ftri Gerardi de Albineto & Petri Marchixii , Presbiteri Alberti de Sablono 
& Guidonis Bernardi Rolandi & aliorum ut dicebant, preceperunt dióli Ar^ 
bitri Donno Mauro ut daret Prepofito vel fuo MifTo HIT. libras hono- 
rum imperialium vel Vili. med. ufque pafca proximum & UH. ufque San- 
cium ProfpaUm de efiate vel Vili. me. & dicius Donnus Maurus foliem- 
pni ftipulatione promifit ei dare; & prepofito preceperunt diéti Arbitri ut 
faceret finem & refutationem donno Mauro nomine Ecclefie Sancii Stephani 
& Hofpitalis, quod non poffit amplius aliquid petere per fé neque per iuum 
fuccefforem nec per illam rationem quam petebat , neque per aliam cV . . . 
. . . preterea preceperunt dióii Arbitri diclo Prepofito, ut daret & Donno 
Mauro ejufque fucceflbribus nomine Ecclefic Sancii Stephani Se Hofpitalis 
tocius quod habebat; & dedit ejufque fucceflbribus iam diclam terram & re- 
nunciavit omni auxilio legum & privilegii Se clericali , & dicius Prepofitus 
promifit Donno Mauro quod faceret parabolam dare Epifcopo cum venerit 
fine fraude; & fi non obfervaverit omnia fupradiéla follempni ftipulatione 
promifit Donno Mauro dare nomine pene XII. libras impcrialcs qua foluta 
aec cartula in fua permaneat firmitate quia Se inter eos ftetit . 

Aèlum Regii Sanilo Profpero de Caflro feliciter. 

Ego Petrus Reg. Epifcopus fubfcripfi. 

Ego Gerardus Presbiter & Canonicus Sancii Profperi fubfcripfi . 

Ego Gerardus Sancii Profperi Regine Ecclefie Prepofitus fubfcripfi . 

Rogati teftes interfuere Ordelaphus Andree, Ugo de Gonrado, Albertus 
Clericus, Bonizus de Niviano, Sofrtdus nepcs Gardinalis. 

Ego Stephanus Notarius Sacri Regis Henrici rogatus fcripfì compievi 
ac dedi . 

Ego Mattheus filius quondam D. Guillielmi Domini Epifcopi publicus 
imperiali auóloritate Notarius exemplum fupradicii &c. 13 io. 20. Aprii. 

DLXXXV. 

An. ligi. 
Diploma di irrigo VI. Re de Romani , con cui conferma alla Cbiefa di 
Reggio i fuoi antichi poffedimenti . Origin. nel? *Arcb. Capit. di Reggio . 

DLXXXVI. 

ligi. 

IN nomine domìni millefimo centefimo nonagefimo primo die Jovis quar- 
to infrante menfe Aprilis Indiólione nona. In prefentia & teftimonio do. 
mini Guizoli Albriconum & Jacobi Oldevrandi & Ugonis de Albeneto. 
Domnus Epifcopus Petrus Reginus prò remedio & mercede anime fue & 
prò reverentia domine Imelde Abbatiffe Monafterii Sancii Rafaelis & fo- 
rorum ejus donavir & dedit & conceffit Luce judici procuratori domine fu- 
praferìpte Abbatiffe ut in quodam inftrumento faéio a me Lombardo nocia- 
rio continetur, decimam molendini fìliorum quondam domine Agnetis de 

ma- 



inaerete in loco ubi eft vel alibi fi mutatum fucrit in civitatc vel fuburgiis 
Rcgii vice dicii monafterii & demine jamfatc Abbatifle. 

A cium infra palatii porticum domni dicii Epilcopi in angulo iuxta 
murum ccclefic Sanóic Marie . 

Ego Lombardus Notarius Sacri Palatii interfui & rogata & precept© 
ciomni fupraferipti epifeopi lcripfi . 

DLXXXVII. 

An. ligi. 

Bolla di Cele/lino III. con cui conferma al Propofto e a Canonici di S. 
Projpero i loro pofjedimenti . Origin. neil'^ércb. dello Jìeffo Capitolo. £' confor- 
me a quello di Lucio III. dell'anno 1183. Solo vi fi aggiungono due pare» 
grafi. Il primo è: Decimas, quas Canonica Sancii Proiperi tenet infra fua 
confinia in Curtc & Picbatu Civitatis Regii , omnem decimam de donicato 
Epifcopii, de braidis, pratis, & vineis, que jacent in Suzaria , in Nove, 
in Maficnzatico, in Cella, in Regio, in Albineto, & in Querzola. Decimas 
etiam familiarum Epifcopii in eildem locis , decimam de bcifTo, decimam de 
Baniolo, decimam de Gurgo, decimam de Arolis, decimam de Cavriana, 
decimam de Paludana , & ea que a Reginis Epifcopis bone memorie Teuzo- 
ne, Alberio & Albricono concetta (unt rationabiJiter atque firmata. L* altro 
*.' Obeunte vero te nunc ejufdem loci Prepofito vel tuorum quolibet fuccef- 
forum , nullus ibi qualibet lurreptionis aftucia feu violencia prepònatur, ni- 
fi quem Fratres comuni confenfu vel Fratrum pars major conlilii fanioris 
fccundum Dei timorem providerint eligendum. 

DLXXXVIIL 

npl. 

CEIeftinus Epifcopus Servus Servorum Dei dileóiis filiis Opizoni Sub- 
diacono noftro Canonico Parmen. & Magiftro Johanni Pergamenfi fa- 
luttm & Apoftolicam benediciionem . Ex parte dileciorum filiorum noftro- 
rum Prepofiti P. Magiftri fcolarum & aliorum Canonicorum Regine Eccle- 
fie nobis eft querela propofita , quod Prepofitus Sancii Prosperi cum Cleri- 
cis fuis ad Ecclefiam eorum accedens in Sabbato Sarcio terciam partem of- 
ficii celebrare contendens, & baculum paftoralem ad manutenendum in officium 
txequendo nitens, illis renitentibus , obtincre, quem jam dicius Magifter P. 
ad luam dignitatem spedare proponit, magnas illi injurias irrogavit . Qui- 
dam enim ex Clericis Sancii Profperi epiltolarum librum de manu cujufdam 
Presbiteri prefati Regini Prepofiti auferentes ipfum manibus violentis inieciis 
pluriroum inhonelte traciarunt. Preterea cuiuldam Diaconi ad annuntian» 
dum Evangelium preparati alb2m,qua indutus erat , temerario aufu feiderunf, 
òt alios etiam excefìbs prefumplcre committere, qui vcbis melius poterunt 
expianari . Is vero, qui prò parte Prepofiti & clericorum Sancii Prosperi 
proponebat, afferuit, quod preferipti Prepofitus & Canonici inftrumentum 
de ipforum iuftitiis confici fibi feceiunt, & super iniuriis candelarum, & in. 
ftrumenris cemmunibus exhibendis, & de appellatione ad nos interposta 
fuper quibufdam tefiibus producendis, & fuper baculo etiam paftoraH a Pre- 
pofito ipfo Sarcii Proiperi in Sabbato Sancio tenendo, & omeiis etiam que 
prò tertià parte exequi confueverunr, gravem ipfis injurism prefumpferunt in 
magnum preiudicium iuris eorum inferre . Quia igitur ex tarn div«ufis affer- 

tio- 



126 

tionibus de rei nobis ferie, conftare ncquivit, de nunciorum utriufque partir 
aflenfu idem vobis duximus negotium committendum, diferetioni vcftre per 
apoftolica fcripta mandantes quatinus partibusad veftram prefentiam convoca» 
tis audiatis hinc inde propofita & eidem nc{jotio i nullius contradi&ionc vel 
appellatione obftante finem debitum imponatis . Sì cjuos vero manus violcn* 
tas in clericos confliterit temere inieciffe, tamdiu ficut exeommunicafos de- 
nuncietis ab omnibus nrftius cvitandos, donec paflìs iniuriam congrue fatis- 
faciant , 6c cum litteris veftris ad Sedem veniant apoftolicam abfolvendi. 
Teftes autem quos utraque pars ad fuam afTertionem nomina verit fi timore 
vel gràtia fé fubtraxerint eos appellatione remota per cenfuram eccle(;afti- 
cam compellatis, ut teftimonium perhibeant ventati. Dat. Rome apud Saa- 
ótum Petrum IIII. Idus Junii Pontificatus noftri anno primo. 

Sigillum avulfum . 

V. La fentenza fotto il 5. Luglio ligi. 



INDICE 



Ili 

INDICE CRONOLOGICO 

DE* DOCUMENTI DI QUESTO TERZO TOMO. 

CCCXLIV. An. 1130. 

Conccflìone della Chiefa ed Ofpitale di Santo Stefano di Reggio fatta dal 
Propofto di S. Profpero all'Abate di Fraffìnoro . 
Copi* autentica nel? *Arch. del Capit. di S. Profpero . 
CCCXLV. An. 1131. 
Donazione della Chiefa di S. Maria della Selva al Monaftero di S. Pietro . 
Origin. ncW \Arch. del med. Mon. 

CCCXLVf. An. 1131. 
Gli Uomini di Nonantola giurano obbedienza al Comune di Bologna. 

CCCXLVll. An. 1132. 
Il Prior di Marola foggetta al fa/covo di Modena la Chiefa del Colombaro . 

CCCXLVIIl. An. 1132. 
Tranf anione trai? %Abate di S. Profpero e /' arciprete di Campigliola . 

CCCXL1X. circa An. 1135. 
Confecrazione della Chiefa di Trefinara. 

Copia del XII. Jecolo nel? archivio Capitol. della Catted. dì Reggio. 

CCCL. An. 1134. 
Promeffa in favore del Monajìero di S. Prospero. 

CCCLT. An. 1134. 
Invertitila di Geffo e di Arceto data dal Velcovo di Reggio. 
Dal R. ^Archivio di Mantova. 

CCCLII. An. 1135. 
Innocenzo II. concede la Chiefa di S. Cefario a Monaci di S. Benedetto di 
Poltrone . 

CCCLIII. An. 1135. 
Giuramento de Modenrfi a favore de Bologne/i , Nonantolani ed uomini di S. 
Giovanni in Perficeto . 

CCCLIV. An. ii3<5. 
Doglianze de Monaci di S. Pietro di Modena contro gli ufurpatori de' loro 
beni . 

CCCLV. An. 113^. 
Placito dell 1 Imperadrice Richen^a in favore del Monajìero di Nonantola. 

CCCL VI. An. 11 36. 
Placito dell' Imperadrice mede/ima in favore della Chiefa di Reggio . 

CCCLV ti. An. ii36\ 
Diploma di Lottarlo III. Imp. in favor della Chiefa di Reggio. 

CCCLVIff. An. 1137. 
Diploma di Lottarlo III. Imp. in favore del Mon. di S. Profpero . 

CCCLIX. An. 1139. 
Convenzione tra 7 Monajìero di S. Giulia di Brefcia e Chiarello Taccoli . 

Tom. III. Q CCCLX. 



122 

CCCLX. An. il 30. 

Bolla di Innocenzo II. per la Chiela di S- Profpero del Bondeno. 
Originale ntlC archivio del Mon. di S. Pro} pero, 
CCCLXI. An. n^o. 
Gualtero .Arcivefc. di Ravenna conferma a Canonici di Reggio i loro- poffedU 
menti . 

CCCLXU. An. 1140. 
Decreto di Adeìberio Vefcovo di Reggio in favore del Mona/I. di S. Benedet* 
Po di Poltrone. 

CCCLXIir. An. 1140. 
De'reto di Lanfranco Vefc. di Parma in favore del Mona/I. di S. Profpero . 

CCCLKIV. An. 1141. 
Iftrumenro di compra fatto da Gherardo e da Corrado da Correggio, per 
cui acqui ftarono il Caflello di Campagnola da Pa.merio figlio di Al- 
bricone da Campagnola . 
%Affò Stor. di Guajìalla T. I. p. 3344 ec- 

CCCLX V. An. i] 4 r. 
Sentenza dell <Arcivefcovo di Ravenna in una controverfta tra ? ^Arcidiaconi 
e i Canonici di Reggio .• 

CCCLXVI. An. H41. 
Decifione di Gualtieri %Areivefcovo di Ravenna in una controverfia traile Pie» 
vi di Ciano e di Monteveglio . 

CCCLX VII. An. ii 4 t. 
Convenzione di Malaprefa da GelTo con Gervaio Tuo fratel naturale. 
Copia del XV. f ecolo nell' archivio della Rocca di Novellara . 
CCCLX Vili. An. 1142. 
Cambio di terra tra '1 Monalttro di Marola e Ubaldo da Caftellarano . 
Origin. neW archivio Segreto Eflenfe . 

CCCLX Vili. 2. 

Decreto del Card: Ubaldo Legato ^4poflolico e di Griffone Vefc. di Ferrara iti' 

torno alle Chiefe di VaWfnìera e di Vetto . 

CCCLX IX. An. 1142. 

Donazione di Ribalde Vefcovo e' de Conjali di Modena al Monafìero di S. 

Pietro di Modena. 

CCCLXX. An. 1142; 
Vendita fatta al Comune di Reggio. 

%Affarcfi Notizie Storiche della Città di Reggio P. I. ^tpp. p. XVIII. 
Copia del XV. f ecolo nell 1 ^f re bivio della Rocca di Novellar a . 
CCCLX XL An. 1142. 
Inveftitura di un feudo data da Ribaldo Vefcovo di Modena, 
Origin» nell archivio Capitol. di Modena . 

CCCLXX 1. An 1142. 
Enfiteufi de' beni 1 del Monaffero di S. Giulia di Brefcia» 
Origin. nell* <Arcb. del Mon. di. S. Profpero . 

CCCLXX II I. An. u 4? . 
Donazione al Monaflero di S. Pietro di Madera. 
Origin* nelf archìvio dello fleffo Monaflero . 

è 

CCCLXXIV. 



1*3 
CCCLXXIV. An. 1144. 
Bolla di Lucio II. PP. in favor della Chiefa di Reggio. 

Ugbelli [cai. Sacr. T. II. p. 295. Copia del Sec. XIV. nslf *4 'rebivio Cs~ 
pttul. della Catted. di Reggi» . 

CCCLXXV. An. 1144. 
Locazione di un terreno a' Templarii . 

Origin. ntll' */f,ib. Capit. della Cattedrale di Reggi*. 
CCCLXXVl. An. 2144 
Oblazione di due Conjugi al M<<naftero di S. Raiaello. 
Origin. nell' archivio dello Jleffo Mon. 

CCCLXXV li. An. 1144. 
Donazione alla Chiefa di S. Giacomo del Ponte di Cavella. 
Origin. neir .Archivio della Cattedrale di Reggio . 
CCCLXXV IH. An. 1145. 
Decifione del Vefcovo di Reggio in una lite del Ilio Capitolo con Giberto 
da Savio!?.. 
Origin. nell' archivio della Cattedrale di Reggio . 
CCCLXXIX. An. 1145. 
Mosè arcivescovo di Ravenna conferma le precedenti donazioni fatte alla Chìtm 
fa Mode ne fé . 

CCCLXXX. An. 1145. 
affitto di terre del Mon. di S. Giulia di Brefcta . 

CCCLXXXL An. K45. 
Giuramento per la conferv anione del Ca/ìel di Piolo . 

CCGLXXXLL An. 1145. 
.Gli Ucmini del Cafìello dì Savignano giurano fedeltà al Comune di Bologna. 

CCCLXXXIII. An. 1146. 
Ribaldo Vef: di Modena conferma una fua donazione fatta alla Chiefa di S. 
~4gnefe in Ravenna. 

CCCLXXXIV. An. ir 47 , 
Donazione di %Alberio Vefc. di Reggio al Mon. di S. Tommafo. 

CCCLXXXV. An. 1147. 
Giuramento delle Signore di Bianello al Comune di Reggio. 
Dal Codice Pax Confanti «e p. 74. 

CCCLXXXVr. An. 1148. 
Donazione di Alberto Vefc. dì Reggio al Monajìero di S. Giulia di Brefda . 

CCCLXXXVir. An. 114$. 
Lettera d' Eugenio III. Pontefice a Gherardo Vejcovo Ài Bologna^ in cui affev* 
ma di aver privata Modena del Vefcovado . 

CCCLXXXV IH. An. ii 4 t?. 
Eugenio III. conferma il poffeffo de beni al Monajt. di S. Pietro di Modena 

CCCLXXXIX. An. ii 4 p. 
Breve di Eugenio III. all' occalìone della Ibpprtlììone del Vefcovado di Mo- 
dena. 
Taccoli T. IL p. 743. Origin. nsW ^Archìvio della Cancelleria Vefcovile Ài 
Reggio . 



0.2 CCCXC. 



124 

CCCXC. An. 114?. 

Conferma di una vendita al Monaftero di Marola . 
Origin. nell' archivio Seg. Eflenfe . 

CGCXCL An. 1149. 
Privilegio d'Alberio Vtfcovo di Reggio, con cui conferma ai Canonici di 
S. Profpero i lcio poffedimenfi . 
Dall' t/frebivio del Capìt. di S. Profpero . 

CCCXLII. An. U49. 
Frammento del trattato di pace frai Parmigiani e i Piacentini nel 114?. 
*4ffò Stor. di Parma T. IL p. 365. 

CCCXCUI. An. 1140. 
Decreto di Liberio Vefcovo di Reggio in una contefa dell' ^Arciprete di 
Su^ara . 

CCCXCIV. An. 1150. 
Donazione alla Chiesa di S. Maria Maddalena di Reggio. 
Copia preffo il Doti, intoni oli. 

CCCXCV. An. 1151. 
*Allean^a de Modenejì co' Parmigiani . 

CCCXCV T. An. 11 51. 
Giuramento di fedeltà del Rettor della Chiefa di Rocca Cometa. 
Origin. m/I' archìvio del Mon. di S. Pietro di Mod. . 
CCCXCVn. An. 115?. 
Donazione di Liberio re/covo di Reggio alla Cbiefa di Canoffa . 

CCCXCV IH. An. 1153. 
Decreto di Mosè *Arcivefc. di Ravenna in favore del? Arciprete dì Campi» 
gliola . 

CCCXCIX. An. 1153. 
Bolla di *Anaflafio IV. in favore del Monajlero di B re/cello . 

CCCC. An. 1154* 
Vendita alla Chiefa di Raftilliolo. 

Origin. nell' .Archivio Capitol. di Modena . 

CCCCr. An. 1154. 
Enfiteufì di terre della Pieve di Corte nuova. 

Origin. nell' «archivio del Mon. di S. Pro/per». 

CCCCII. An. 1155. 
Convenzione tra rubate di S. Profpero di Repgio , e Conte .Abate &e. 

CCCCIH. An. 1155. 
Donazione alla Chiefa di S. Eufemia di Modena . 
Origin. nell' archivio del medejìwo Monaftero . 
CCCCIV. An. 1155. 
Donazione al Monaftero di S. Profpero. 
Dall' archivio del mede/imo Monajlero . 

CCCCV. An. 11 55. 
Il Card. Ildebrando Ammirifìratore della Chiefa di Modena cede una deci- 
ma alla Sagreftia di S. Gemini?no. 
Origin. nell' >Ar e bivio Capitol. di Modena . 



CCCCVL 



CCCCVr. An. ns$. 

Invejììtura accordata da lidi brando Cardinal* *Amminiflratore della CSiefa Mo» 
denefe a Ranieri ^Avvocato da Balugol* • 

CCCCVII. An. U5<5. 
Alleanza de' Capitani di Baifo coi Comune di Modena. 

*4ntiqu. bai. T. IV. p. 16 % Dall' ^Archivio della Jìeffa Comunità, 
CCCC Vii I. An. 1J5Ó. 
Molti Capitani del Frignano fi fanno Cittadini di Modena. 

tAntiqu. hai. T. IV. p. 20 1* Dall' archivio della Comun. di Modena. 

CCCCIX. An. 115Ó. 
Bolla di Adriano IV. in favore del Monaftero di Canofla. 
Dal R. archivio di Mantova. 

CCCCX. An. 115Ó. 
Il Comune di Modena giura la pace per anni venti al Comune di Bologna. 

CCCCXI. An. ii5<5. 
Il partito de' Corvoli nel Frignano fa allearza colla Com. di Modena. 
Dall' %Arcb. dilla Jleffa Com. 

CCCCX [I. An. n$6. 
Decreto di *An[elmo ^Arcivefcovo di Ravenna in favo? della Cbiefà di Puglia-' 
nello nella Dioceft di Reggio. 

CCCCXIII. An. 1157. 
La Chitfa di S. Giovanni di Saflcforte nella Diocefi di Reggio vien agget- 
tata alla Badia di Marola . 
Originale ne II* ^Archivio Segreto E/ìenfè . 

CCCCXI V. An. 1157. 
sAnfelmo *Arcivefcovo di Ravenna conferma le donazioni fatte alla Cbiefa dt 
Modena . 

CCCCX V An. 11 57. 
Convenzione traila Pieve di Campigliela, e la Chiefa di Bufana . 
Origin. preffb il fu D. Bartolomm. Camellìni . 

CCCCX VI. An. circa il 57. 
Convenzione trall* Abate di Canofla, e 1* Arciprete di Campigliela* 
Origin. preffo lo Jhffo . 

CCCCX VII. An. 1157. 
Decreto di Arrigo Vefcovo di Modena per la Pieve di Renno» 
Copia antica nell' archivio Capitolare di Modena. 
CCCCXV11L An. 1159. 
Decifione di una lite del Monaftero di S. Profpero. 
Originale nell' archivio dello fteffo Monaftero. 

CCCCXIX An. 115^ 
Diploma di Federigo I. Lnperadore in favore del Monajìerò di S. Pietro di 
Modena . 

CCCCX X. Ap> ti 59. 
Locazione del Macello e della fponda de' Canali fatta da Arrigo Vefc» di 
Modena . 
Origin. nell' ^Archivio Capitol. di Modena . 

CCCCXXI. An. \\.6o. 
Diploma di Federigo L Imp. in favor della Cbiefa di Modena* 

CCCCXXII. 



ccccxxn. a n. hóo. 

Diploma di Federigo I. in favor delia Cbieja di Reggio . 

CCCCXXIII. An. nói. 

Conceffione della Chiefa ecPOfpitale di Santo Stefano di Reggio fatti dal 

Propofto di S. Profpero a' Cav. Templarii . 

Copia autentica nell' Jfrch. del Capit. di S. Pro/pero di Reggio. 

CCCCXXIV. circa An. 1163. 

Memoriale de Monaci di S. Pro/ pero al Sommo Pontifice contro il loro cibate . 

CCCCXXV. An. uo> 
Decreto de* Giudici Imperiali in favore del Monajl. di S. Tommafo di Reggi» 
contro Corrado figlio del Re sArrigo . 

CCCCXXV L An. 1164. 
Diploma di Federigo I. Imp. in favore del Monajlero di Frafftnoro . 

CCCCXKVU. An. ii6> 
L 1 %Ab. di S. Pro [pero promette di non più dilapidare , an^i di ricuperare i 
beni del Monajìero . 

CCCCXXV III. An. \\66. 
Guelfo VT. invefle Gherardo Rangone della Corte di GavatTa. 

Muratori antichità Eflenfi T. I. p. 2y$>. Copia antica nell' jfreh. della 
Cattedr. di Reggio . 

CCCCXXIX. An. 1166, 
Pace Riabilita trai Modenefi e i Bolognefì . 

CCCCXXX. An. iióó. 
Locazione delia riva del canale fatta dal Vefc. di Modena Arrigo. 
Origin. nell' Jfrthivio Capital, di Modena . 

CCCCXXXr. An. 1167. 
Concezione di Gherardo Rangone Legato Imperiale alla fabbrica di S. Gem- 
mano di Jcavar Jajfi. 

CCCCXXX [I. An. 11 67. 
Teftamento di Teuza nell'atro di confecrarfi a una Chiefa. 
Origin. nell' archivio della Cattedrale di Reggio. 
CCCCXXXIll. An. nó8. 
Giuramento de' figli di Manfredi per la Cittadinanza di Modena loro accor- 
data . 
Muratori Rer. Italie. Script. T. XIV. p. 774. Dall' archivio della Comunità 
di Modena. 

CCCCXXXIV. circa An. 1168. 
Breve di AleiTandro IH. contro i Mantovani infettatori dell' Ifola di 5uz« 
zara. 

Origin. nell' Archivio della Cattedr. di Reggio . 
CCCCXXXV. An. 1 1Ó8. 
©ecifione de' Giudici in favore del Vefc. Arrigo di Modena. 
Origin. nell' ^Archivio Capitol. di Modena 

CCCCXXXV I. An. ii<$8. 
Donazione de' fratelli da Godo e di altri al Comune di Modena» 
Dall' archivio della Comunità di Modena . 

CCCCXXXV fi. An. u62. 
Gli abitanti di Pigneto fi foggettano al Comune di Modena. 
Dall' %Ar e bivio della Comunità dì Modena'. 

CCCCXXXVIIL 



rvj 
CCCCXXXVIII. An, rio*8. 

Donazione alla Comun. di Modena. / 

Dall' *4rcb. della Jleffa Comunità . 

CCGCXXXIX. An. 11Ó8. 
I Signori di Varana foggettano alcune lor Terre al Comune di Modena» 
Dall' vfreb. della Jleffa Com. 

CCCCXL. An. n<58. 
Ammenda del danno recato alla Chiefa di S. Michele di Paullo. 
Origin. nell' ^Archivio del Mon. di S. Pietro di Mcd. 
CCCXXLI. An. 1168. 
Dccifione di una contefa tra gli Sptdalicri Gèroiòlimitani e que' di Rivfc 
Sanguinario. 
Originale nell' archivio del Mo». di S. Pro/pero . 

CCCCXUI. An. 1168. 
Intima del Comune di Cremona a quello di Reggio intorno a Cavriago. 
Dal Codice Pax Confìantia p. 151. 

CCCCXLIU. An. ii6> 
Bolla di AlefTandro III. in favore del Monaftero di S. Pietro di Modena. 
Origin.. nell' */frcb. dello fleffo Mon. 

CCGC X LI V. An. n6g. 
Sentenza del Card. Ildebrando L'gato in favore del Monajìero di Mar ola, 

CCCCXLV. An. né?. 
Donazione alla Chiefa di Campigliol* . 

CCCCXL VI. circa An. i\6p. 
Bolla di AlefTandro III. con cui conferma nel pofldfo della Chiefa e dell? 
Qlpitale di S. Stefano di Reggio i Cav. Ttmplarii . 
Originale nell' archivio del Capitolo di S. Pro/pero . 
CCCCXLV II. An. uóo. 
Ricorfo in favore del Monaftero di S. Giulia di Brefcia. 
Origin. nell' archivio del Mon. di S. Pt o/pero. 

CCCCXlVIII. circa An. 1 169. 
Breve di s/fle^fandro III. con cui rimuove l' <Ab. Guido dal governo del fltfè» 
najlero dt S. Prof pero di R*gqio . 

CCCCXL1X. An. T169. 
Gherardo da Carpineta e più altri prenden la Cittadinanza di Reggio y 

CCCCL. An. 1170. 
*4llean%a dt' Montevegliefi e de' Frignanefi contro i Modenefì . 

CCCCLÌ. circa An. ^70 
I fratelli da Baifo affidano la cufìodia della Roc»a di Carpineta a Ubaldo 
da Mandria . 

CCCCL*!. An. 1170. 
Donazione di %/fzhille Tacccli alla Chiefa di 5. Jacopo di Reggio. 

CCCC LUI. An. 1171. 
Sentenza , con cm il Monajìero di Candiana fi foggetta a quello di S. Pietre 
di Modena. 

CCCCLIV. An. 1171. 
Rolandìno di Mongennaro e più altri fi foggettano al Comune di Modena. 
Dall' *Arcb>vio della Comunità di Modena* 

CCCCLV. 



iz8 

GCCCLV. Ari. 1171. 
Uberto ed altri da Balugola fi loggettano al Comune di Modena. 
Dall' .Archivio dello Jìeflo Comune . 

CCCCLVI. An. 1171. 
Jacopino di Malaftreva fi foggetta al Comune di Modena. 
Dall' archivio dello fteffo Com. 

CCCCLVII. An. 117T. 
Guido da Gomola ed altri fi foggettano al Comune di Modena . 
Dall' Jl'rch. dello fleffo Comune . 

CCCCLVIII. An. 1172. 
Decifione di una lite frali' Abate del Monaftero di S. Profpero e V Arcìpre» 
te della Modolena . 

Originale nel? archivio del me defimo Monajlero . 
CCCCLIX. An. 1172. 
Convenzione per un Canale tra i Comuni di Correggio e di Budrio. 
Originale ne II' archivio del Monajlero di S. Pro/pero. 
CCCCLX. An. 1172. 
Gherardo jfreivefeovo di Ravenna conferma le donazioni fatte alla Chiefa di 
Modena . ' 

CCCCLX L An. 1172. 
Convenzione tra '1 Vefcovo Arrigo e 1 Comune di Modena per due Ca- 
nali. 
Dall' ^r eh. della Com. di Mod. 

CCCCLXIL An. 1172. 
Confecrarione della Chief a di Montalto . 

CCCCLX III. An. 1173. 
Raimondino da Magreda fi fa Cittadino di Reggio . 

CCCCLXIV. An. 1173. 
Gherardo da Carpineto fi fa Cittadino di Modena . 

CCCCLX V. An. 117.?. 
Giuramento de' Modenefi in favor di Gherardo da Carpineto . 
Dall' Arcb. della Com. di Mod. 

CCCCLXVI. An. 1173. 
Donazione alla Chiefa e al Monaflero di Virola. 
Origin. nell' <Arc bivio del Mon. di S. Pietro. 
CCCCLX VII. An. 1173. 
Donazione alla Chiefa di Correggio . 

Copia nel? .Archivio flella Chiefa fleffa . 

CCCCLXV1II. An. it 7 ?. 
Giuramento da Signori di Gomola prefìato alla Città di Moden a . 

• CCCCLX IX. An. 1173. 
Ghenrdo da Montecuccolo e altri Frignanefi prendono la Cittadinanza di 

Modera . 
xAntiqu. hai. T. IV. p. lOg. Dall' .Archìvio della Comunità di Modena . 

CCCCLXX. An. 1 1(7:5. 
L* Abate di Fraflinoro foggetta al Comune di Modena gli abitanti delle fue 

terre . 
(Antiquit. hai. T. IV. p. 221. DalP ^Archivio della Comunità di Modena. 

CCCCLXXL 



129 
CCCCLXXI. An. 1173. 

Gli uomini della Badia di Frajfinoro fi [aggettano al Comune di Modena. 

GCCCLXXIl. An. 1173. 
+4nfo(fo fi fa Cittadino di Modena. 

CCCCLXXIir. An. n 75 . 
*Atto di confederarione delle Città Lombarde in Modena . 

CCCCLXAiV. An. 1174. 
Vendita fatta da' Signori di CampadeJla ad Alberto da Correggio. 

Copia alquanto corrofa del Jecolo XII. neW archivio del Mona/ì. di S. 
Tommajo . 

CCCCLXXV. An. 1174. 
Pari/io dal Frignano fi fa Cittadino di Modena . 

CCGGLXXV1. An. 1174. 
I Confoli della famiglia de' figli di Manfredi fanno alleanza co' Reggiani. 
%/fntiquit. hai. T. IV. p. 345. Dal Codice Pax Conflantice p. 70. 

CCCCUCXVII. An. 1175. 
Invejlitura dello Spedale di S. Egidio alla Mu^Xj* fatta dall' %Ab. dì 
Leno . 

CCCCLXXVIII. An. 1175. 
Fondazione di uno Spedale di S. Geminiano. 

Dal Codice II. dell' ^Archivio Capitolare di Modena . 

GCCCLXX1X. An. u 7 ò. 
Cambio del Vefcovo di Modena Ugo con Beccafava . 
Ot igin. neir *A re bivio Capitol di Modena . 

CCGCLXXX. An. n 7 6. 
Ugo Vefcovo e Conte di Modena approva un Teftamento. 

Copta antica e autentica nelf .Archivio Capitol. di Modena . 
CCCGLXXX1. An. n 7 6. 
Gherardo Rangone cede alcuni beni alla Chiefa di Reggio. 
Origin. neW *Arch. della Cattedrale di Reggio. 
CCCCLXXXU. An. 1177. 
Breve di AlefTandro III. al Capitolo di Modena. 
Origin. nel? archivio Capitol. di Modena . 

CCCCLXXXIII. An. 1177. 
Breve di AlefTandro III. al Capìtolo di Modena. 
Ovigin. nelf archivio Capitol. di Modena . 

CCGCLXXX HI. 2. An. 1177. 
Breve di AlefTandro III. allo ftefTo Capitolo. 
Origin. nel medefìm* .Archivio . 

CCCCLXXXIV. An. 1177. 
Rinnovazjon della pace trai Modenefì e i Bolognefì . 

CCCCLXXXV. An. 1178. 
Giuramento di Jaccpino di Malafìreva in favor de' Modenefì . 

GCCCLXXXVI. Ao. 1178. 
Bolla di Aleffandro IH. in favore del Capitolo della Cattedrale di Regpio . 

CCCCiJCXXVII. An. 1178. 
Federigo I. approva una convenzione fatta tra 7 Monajlero di S. Benedetto 
e i Vaffalli del patrimonio Matildico . 

Tom. III. R CGGCLXXXVIII. 



130 

CCCCLXXXVIIL An. 1178. 
Convenzione tra '1 Comune di Modena e gli abitanti del Cartello di Gajato. 
Dall' +4rchtvìo dello fleffo Comune . 

CCCCLXXXIX. An. 1178. 
%rflcuni de' figli di Manfredi fi fanno Cittadini di Modena . 

CCCCXC. An. 1178. 
Teftamento di Gherardino di Adamo di Doneila. 

Originale ntll' archivio del Mon. di S. Prof pero di Reggio, 
CCCCXCI. An. 1178. 
I Saflblefi fanno alleanza col Comune di Modena . 
Dall' archivio dello Jleffo Com. 

CCCCXCI [. circa An. 1178. 
Giuramento per la ficurezza della ftrada tra Modena e Piftoja. 
Dall' *Arch. della Com. di Mod. 

CCCCXCIII. An. 1179. 
I Comuni di Bologna e di Modena s' aflringono l' uno all' altro per la difefa 
reciproca . 

CCCCXCIV. An. 1179. 
%Alberto di Radaldo e Arduino Raffacani fi foggettano a' Confoli di Modena . 

CCCGXCV. An. 1179. 
I Valvaffori di Ciano s* aff aggettano all' ojfervan^a de' patti . fra i due Coma* 
ni di Bologna e di Modena . 

CCCCXC VI. An. 1170. 
Gli Uomini di Pompeiano fi foggettano al Comune di Modena, 

CCCCXCVII. An. mg. 
Egidio da Magreda prende la Cittadinanza di Modena , 

CCCCXCVI1I. An. 1170. 
Ubsrtino da Pannano fi fa Cittadino di Modena , 

CCGCXUX. An. 1179. 
Soggezione de' Signori di Magreda al Comune di Reggio . 

D. An. 1179. 
Teftamento di Ugolino da Budrone. 

Origin. ntll archivio del Moiajlero di S. Tommafo di Reggio. 

DI. An. 1179. 
1/ Vefcove di Reggio cede a quel Comune l' <Acqua dì Trefinara . 

DII. An. 1179- 
Comprcmeffo tra 'l Comune di Modena e quel di Ferrara, 

DUI. circa An. 1179. 
Breve di Aleffandro III. al Capitolo di Modena . 
Origin. nell' archivio Capìt. di Modena . 

DIV. An. USO, 
Alleanza de' Signori di Dìnazzano co' Reggiani. 

Taccoli T, IL p. 432. Dal Codice intitolato Pax Conflantia p. 14. 

DV. An. 1180. 
Guidotto de' figli di Manfredi fi fa Cittadino di Modena . 

DVI. An. 1180. 
Gli uomini di Bacano promettono con giuramento dì innalzare una Torre. 

DVII. An. n8o. 
Pofleflò della Ghiefa della Muclena data al Capitolo di Modena. 

Ori» 



131 

Grigi». ncW archivio Capito), di Modena. 

DVIII. An. 1180. 
I Signori di Rubiera fono invertiti del Cartel di Panzano dal Capitolo di 
Modena . 
Dal Codice fegnat» I. dell' <Arcb. Capit. di Mod. 

DIX. An. u 80. 
Confffione di un parto fuppofto. 

Ongin. neir *Arch. della Cattedr. di Reggio . 

DX. circa An. 1180. 
Breve di Aleflardto HI. al Capitolo di Modena. I 

Origin. nell' %4rch. dello fleQo Capit. 

DX!. circa An. is8o. 
Doglianze de* Canonici di Reggio contro il loro Propoflo , 

DXri. An. n8i. 
Bolla di Lucio III. in favor del Capitolo di Modena. 
Origin. nel? ^Archivio Capital, di Modena. 

DXIII. An. 1.82. 
Concordato trai Confoli di Modena e di Lucca. 

DXIV. An. 1182. 
alleanza de' Mu derefi co* Parmigiani . 

DXV. An. 1182. 
Il Conte di Lumello fi fa Cittadino Reggiane . 

DXV1. An. 1182. 
Gli uomini di Gifslecchio giurano fedeltà al Ccmun di Piacenza. 
Dal Regijìro Mtzx. ah0 della Comun. di Piacenza. 

DXV TI. An. 1.81. 
Convenzione traila Comunità di Modena e gli Eccleftaflici riguardo a* feudi , 
a' livelli ec. 

DXVIII. An. 1181. 
Convenzione tra l'Abate di S. Pietro di Modena e 1' Arciprete di Lizzano» 
Origin. nel? archivio del Mon. di S. Pietro di Mod. 

DXIX. An. 1182. 
Soggezione di Alberto da Ban^oìa al Comune di Reggio . 

DXX. An. 1183. 
Alleanza de' Parmigiani e de' Modenefi con tra i Reggiani . 
Dall' KÓrch. del Com. di Mod. 

DXXI. An. 118?. 
Efame di teftimoni intorno al poflkflb di Suzzara. 
Origin. nell' vfreb. Ve f covile di Reggio. 

DXXTT. An. 1183. 
Sentenza di feomunica e d' interdetto contro de' Mantovani per l'occupazio* 
ne di Suzzara . 
Copia autentica del XII. fecolo nell' ^f re bivio della Cattedrale di Reggio. 

DXXITI. An. 1183 
Donazione dì Garfendonio Vefcovo di Mantova alla Ch'tefa dì S. Fiorentino dt 
Nuvolato . 

DXXIV. An. TT83. 
Invefli'ura di un feudo data da Ardiz^ne Vefcovo di Modena. 
Origin. nell' '^Archìvio Capitol. dì Modena. 

R 2 DXXV. 



13* 

DXXV. An. 1183. 
Bolla di Lucio III. , con cui conferma al Capitolo di S. Profpero i fuoi poi. 
fedimenti . 
Originale nel? */f re bivio dello fleffo Capitolo. 

DXXVI. An. 1183. 
Decifione intorno alla Ghiefa di S. Maria de Plano. 
Origin. nell* archivio della Cattedr. di Reggio . 
DXXVIL circa An. n8j. 
Breve di Lucio III. al Capitolo di Modena. 
Origin. nel? »Arcb. dello fleffo Capito/o . 

DXXVllI. circa An. 1183. 
Breve di Lucio III. Papa al Capitolo di Modena intorno al diritto delle tfe* 
quie e delle fepolture. 

DXXIX. circa An. 1183. 
Breve di Lucio III. al Capitolo di Modena. 
Origin. nel? »Arch. dello fleffo Capitolo . 

DXXX, An. 1184. 
Vendita alla Chiefa Cattedrale di Modena . 
Origin. nel? ^Archivio Segreto Ejlenfe . 

DXXXI. An. 1184. 
Jacopo di Mandra fi fa Cittadino di Reggio . 

DXXXII. An. 1184. 
Rat al do da Gorgadella /ì f oggetto al Comune di Reggio». 

DXXXIfi. An. 1184. 
Decreto di Gherardo xArcivefc. di Ravenna in favore deW arciprete di Cam~ 
pigliala . 

\ DXXXI V. An. ii 84. 

Privilegio di Albriccne Vefcovo di Rtggìo, col quale conferma ai Canonici 
di S. Profpero i loro diritti e pofTedimenti . 
Origin. nel? \Arcb. del Capit. di S. Profpero. 

DXXXV. An. 1.84. 
Lettera di Lucio III. Pontefice a Gherardo xArctvefcovo di Ravenna» 

DXXXVI. An. U84. 
Bolla di Lucio UT. in favore del Monaft. di S. Tommafo di Reggio . 
Origin. nel? archivio del Monafì. mede/imo . 
DXXXVII. An. 1184. 
Bolla di Lucio IH. PP. in favore del Monafì. di S. Profpero. 

DXXXVIir. An. 1185. 
Diploma di Federigo I. Imp. in favore del Mon. di S. Giulia di Brefcia . 

DXXXIX. An. 1185. 
Inveftitura accordata da Federigo I. Imp. alla famiglia di Canoffa. 

DXL. An. 1185. 
Giuramento de Capi e S ignari , e Valvaffori Frignanefi in Modena» 

DXLL An. 1185. 
Rangone de* Rangoni giura fedeltà al Comun di Piacenza . 
Dal Rtgifìro Merano della Com. di Piacenza. 

DXLIf. An. 1185. 
Promefia de' Signori di Magreda al Comune di Reggio . 
Dal Codice Pax Conftantiae p. 6j. 

DXLIII. 



l 33 
DXLTII. Ann. ii$6. 
Invejliturà di e afe in Pavia fatta da *4rdi^one Vefc. di Modena» 

DXLIV. An. n8<5. 
Donazione d' alcune pezze di terra porte in Seflb fatta da Sigifredo della Pa« 
lude a favore del Monaftero di S. Profpero di Reggio . 
Dal? tArcb. del Capitolo di S. Profpero . 

DXLV. An. circa n85. 
Breve di Urbano III. al Capitolo di Modena. 
Ori gin. nelT \Aichivi» dello fieffo Capitolo. 

DXLVI. circa An. 1180*. 
Breve di Urbano III. in favor del Propofto della Cattedrale di Reggio. 

Copia del XII fenolo nell' archivio Capitolare della Cattedr. di Reggio » 
DXLVH. circa An. uSó. 
Urbano III. concede all'Abate di S. Pietro gli ornamenti Pontificali. 
Da un Codice dell' archivio dello fieffo Mon. 
DXLV1II. An. U87. 
Conceflìone del Comune di Modena al Monaft. di S. Pietro. 
Dall' *4rcb. della Com. di Mod. 

DXLIX. An. 11 87. 
Bolla di Uìbano IH. PP. in favore del Monajlero di S. Eufemia di Mode* 
na. 

DL. An. 11 87. 
Decifione del Legato Imperiale in una caufa del MonafleYO di Marola » 

DLL An. 118-. 
Breve di Urbano III. al Vefcovo eletto di Reggio. 
Origin. nell' xArc'h. della Cattedr. di Reggio . 

DUI. An. 1187. 
I SàfTolefi Ci foggettano al Comune di Modena. 
Dall' %/frch. della Com. di Modena. 

DLriI. An. 1187. 
Gli uomini di Caftellarano giurano fedeltà al Comune di Reggio» 
Da un Codice del Segreto archivio Efìenfe . 

DLIV. An. 1187. 
Derilione in favor della Chiefa di Migliarina. 

Originale nel? %Arcb, del Mon. di S. Profpero. 

DLV. An. 1187. 
Bolla di Gregorio Vili, in favore del Monaflcrò di S. Apollinare. 
Otigin. neir *Arcb. Capital, di Modena. 

DLVI. An. 1188. 
Invefìitura di ftudt data dall' *4b. dì S. Profpero. 

DLVIf. An. 1188. 
Ardizzone Vefcovo di Modena dona un molino al Monaftero di S. Eufe* 
mia. 
Origin. nell' %Archivìo Capital, di Modena . 

DLV III. An. if88. 
Decreto di Pietro Vefcovo di Reggio in favore del fuo Capitolo» 
Origin. nell' archivio dello fieffo Capitolo . 



DLIX, 



134 

DLTX. An. n88. 
I Signori di Dal'o fi fanno Cittadini di Reggio. 

Dal Codice intit. Pax Conftantia p. io. ( Pubblicati in parte dal C 
Taccoti . ) 

DLX. An. 1188. 
Enfìteufi di beni in S. Stefano. 

Origin. nel? oirch. della Cattedr. di Reggio . 

DLXL An. .188. 
I Condomini di Crefpellano donano quel Cajìello al Comune di Bologna e s'aflrin* 
gono per la cuflodta. 

DLXII. An. 1188. 
sAlcuni de figli di Manfredi prendono la Cittadinanza di Modena , 

DLXIII. An. 1188. 
Giuramento de 1 Parmigiani in favore de Modeneft . 

DLXIV. An. ii88. 
Giuramento de Modeneft in favor de Parmigiani . 

DLXV. An. 1188. 
Giuramento de Modeneft in favor de Reggiani . 

DLXVI. An. e 188. 
Giuramento de Reggiani in favore de Modeneft. 

DLXVII. An. 1188. 
Giuramento de' Parmigiani in favor de' Reggiani. 
Da un Codice del Segr. ■Archivio Eflenfe . 

DLXVIir. An. 1188. 
Guglielmo Rangone rinuncia alcuni feudi alla Chiefa di Modena. 
Origin. nel? \Archivio Capital, di Modena. 

DLXIX. An. 1188. 
Corradino e Negrone fi fanno Cittadini di Modena. 
Dall' archivio della Comunità di Modena . 

DLXX. An. 1188. 
Giuramento di que' di Caftelnuovo de' Monti al Comune di Reggio '. 
Dal Codice Pax Conftantice p. 77. 

DLXX1. An. 1188. 
Laudo de* Confoli di Modena netti confoverfie de Frignane fi . 

DLXXIL An. 118&. 
Teberto Falfabrina e più altri fanno alleanza co' Modenefi. 
Dall' archivio della Comunità di Modena . 

DLXXIir. An. 1188. 
tAltva fomigliante alleanza . 

DLXXIV. An. 1180. 
Giuramento di fedeltà di que' di Braida al Comune di Reggio. 
Dal Codice Pax Confanti a p. 6%. 

DLXXV. An. 118^. 
Locazione di un molino . 

DLXXVr. An. n8p. 
Convenutone tra 7 Vefcovo e 7 Comune di Reggio . 

- DLXXVri. An. 118^. 
Donazione di Pietro Vefcovo di Reggio all' arciprete della fua Cattedrale . 

DLXX Vili. 



MS 
DLXXVriT. An. 1180. 
Livello di terre della Chicla di Migliarina a' Signori di Correggio. 
Originai nel? archivio del Mon. di S. Pro pero. 
DLXXIX. An. n8o. 
Il Cappellano della Chiefa di S. Andrea di Modena fi foggetta a pagare al- 
cune tafle. 
Origin. nel? archivio Capì tei. di Modena. 

DLXXX. An. 1189. 
Gì tiramento dì fedeltà preflato alla Pieve dì Campigliela , 

DLXXXI. An. ago. 
Vendita alla Chiefa di Mi^iiarina . 

Originale nel? archivio del Monaflero di S. Profpero. 
DLXXXI1. An. 1100. 
Conferma della donazione fatta alla Cbìefa di Nuvolata. 

DLXXXIII. An. 1,90. 
Diritti del Capitolo di Modena in Marzano . 
Origin. nel? ^Archivio dello jìeffo Capitolo . 

DLXXXiV. An. npi. 
Sentenza in una lite vertente fra il Proporlo di S. Profpero ed il Rettore 
della Chiefa di S. Stefano per alcune Terre in Penizzo e in Rivalta. 
Copia autentica del XIV I ecolo nel? *4rcb. del Capitolo di S. Profpero. 
DLXXXV. An. noi. 
Diploma di irrigo VI. Imp. in favore della Chiefa di Reggio. 

DLXXXVI. An. ngi. 
Donazione del Vefcovo di Reggio al Monaflero di S. Rafaello. 
Originale nel? archivio dello Jlejfo Mon. 

DLXXXVII An. upi. 
Bolla di Cele/lino III. colla quale conferma al Propqflo , e a Canonici dì S, 
Projpero i loro poffedìmtntt . 

Oi.xxxvrrr. An. noi. 

Breve di Celerino III., col quale commette ad Obizzone di Lavagna Cano- 
nico di Parma ed a Giovanni da Bergamo di fentenziare in una con* 
tefa vertente fra i Canonici di S. Profpero e quelli della Cattedrale. 
Vrigin. nel? *Arcb. del Capii, di S. Profpero . 



IN. 



13* 



INDICE 

DELLE COSE NOTABILI 

Contenute nel Tomo III. delle Memorie 



E nelle Note al Codice Diplomatico . 



dall' \ Bate Iacopino di Niccolò 

«*** P- x 33- 
Acquarla p. 155 157. lóz. 171. 

degli Adelardi Ciovanni ribelle agli 
Ertenfi p. 29. Niccolò p. 209. Gio- 
vanna di lui figlia fondatrice del 
Mon. di S. Chiara ivi. Beatrice ni- 
pote di effa p. 210. Agnefe e Al* 
garda ivi. Cav. Guglielmo e An* 
tonio fratelli p. 23, Agnefe figlia 
di Guglielmino ivi. Rainero fonda- 
tore de' Cavalieri Gaudenti p. 238. 

Aginoni, o Aigoni un de' partiti del 
Frignano p. 407. HO 

Ajano ( nel Regg. ) p. 17. 

Ajano (nel Mod.) p. 139. 144. 174. 

di Aigone Alberto Q. 40. 

Albareto p. 28. 

Albinea p. 58. 

Aleffandro IV. proccura, che fi ren« 
da a'Modenefi il Frignano p. 128. 
fua Bolla in favore della Badia di 
Fraffinoro contro il Goni, di Mod. 
p. 129, &c. 

Algardi Pellegrina Badeffa p. 201. 

S. Ambrogio, fuo Ponte p. 21. 22. 
28. 31. 237. 

Amenhko (Cartello) p. 25. 

S. Andrea (nel Frign, ) p. 155. 157. 
16$. log. 170. 171 1J3' 

Aquila p. 172. 

Arceto, aflfediato, e prefo da'Gonza- 
ghi p. 4. ec. di nuovo da efiì efpu 
gnato p. 28. era de' Foglianip. 56. 
Ì72. efpugnato p. 89. Sto 



degli Ariofti Lippa moglie del March. 
Obizzo d'Erte p. 25. 

Arrigo Vefc. di Mod. cerca di paci- 
ficare il Frignano p. 107. Alberto 
di lui fratello p. 108. 

Arfezola p. 120. 

Artiglieria , quando ufata in quefte 
Provincie p. 70. 

Ateleno ( Cartello ) p. 24. 

d' Aucud Giovanni p. 55. 



B 



B Agnolo, fuo Cartello fabbricato 
p. 25. affegnato a' Conti di No- 
vellare p. 49. 

Bagno, fua Pieve incendiata p. 4. 

da Bagno Adagerio p. ili. 

Baìfo p. 57. 98. 

da Baifo Filippo p. 137. Guido Vefc 
di Mod. p. 190. 

Balugola p. 107. H<5. 

da Balugola Rainuccino p. 107. Uber» 
to, Guido di lui figlio, e Giovan- 
ni di Guicciardo ivi- lldeprandinc 
ivi. Giovanni p. 109. Uberto , Raine- 
ro , Guicciardino &c. G. 4. 

di Barbiano V. di Cunio. 

de' Barchi , Villa , data ad Otto Ter. 
zi p. 77. 

Barigazzo p. x$6. 165. 171. 173. 

Baftardi Guidobono p. 124. Gherar- 
dina p. 216. 

Baftia V. de' Cefi. 

Bazzano , efpugnato dalle truppe de' 
Vifconti p. 33. prefo da Giovanni 
da Oleggio p. 35. renduto al March. 

Nic- 



Niccolò II. p. 40. ceduto a' Boio- 
gncti p. 70. 
Bazzo'ano, Cartello, p. 24. 

Bazzovara p. 7. 20. 34. 

Bcilinoini Barnaba p. 50. Agnefe Ba- 
defia p. zoo., Naicimbene, e Lan- 
franco p. 224. Alberto p. 250. 

Benedello p. 120. 136. 155. 157. 173. 

Bianello p. do. 

BoccaJiferro p. 107. Bernardino , 
Gherardo e Teberto di lui figli p. 
in. 

BoccafìToIo p. T47. 154. 172. 

Bo;ardi amici de' Gonzaghi p. 4. poi 
uniti a' Vifconti contro di eflì p. 
27. e contro gli Eftenfi p. 29. fi 
limicoli con efli p. 40. 44. 60. 82. 

Bojardo Selvatico conlegna Rubiera 
a' Vifconti p. 20. poi la cede al 
March. Niccolò II. p. 40. tenta di 
fottoporgli Reggio p. 48. Gherardo 
figlio di Selvatico combatte pel 
March. Niccolò III. p. 67.7$. toc. 
81. 8p. fa un trattato di pace a 
ne me di effo p. 03. Feltrino p. 81. 
89 94. Pietro Vefc. di Modena 
poi di Ferrara p. 74. 207. Carlo 
Vele, di Mod. p. 103. Ugo p. 213. 
Agnefe Adelardi di lui moglie ivi. 

Bojo Corrado del fu Guido p. 119. 
Andrea e Rainero di lui figli ivi. 

Bologna , ceduta da' Pepoli a Giovan- 
ni Vifconti p. 23. Giovanni da 
Oleggio le ne fa Signore p. 33. la 
vende al Card. Albornoz p. 39. fi 
foggetta a Gio: Galeazzo Viiconti 
p 74. torna fotto il Papa p. 75. lue 
truppe invadono il Frignano p. 
117. no. &c. arti ufate per non 
renderlo a' Modenefi p. 124. &c. 

Bonacoffi , loro imprefe nel Frignano 
p. 146. &c 

Borzano p. 16. 17. 18. 20. 24. 27. 
45 58. C. 7. 

Bolchetti Rinaldo p. 2(5. Albertino 
creato Cavaliere p. 62. fi volge 
contro il March. Niccolò III. p. 
6g. Giovanni fi unifee al March. 
Azzo d' Eite ivi. Alberto combat- 
' Tom. III. 



137 

te pel March. Niccolò III. ed è 
fatto prigione p. 85. Albertino (il 
vecchio) uccifo nel Frignano p. 132. 
Ugolino e Corrado di lui figli , Si- 
mone del fu Gherardo , Gherardi- 
-no di Simone ivi. altro Gherardo 
p. 133. Giovanni di Gherardino/i;/. 
Alberto Vefc. di Mod. fua con- 
troversa colle Monache di S. Eu- 
femia p. 185. favorilce il Mon. di 
S. Catarina p. 206. apre quello di 
S. Chiara p. 209. traiporta i Mi- 
nori in Città p. 22Ó. vi introduce 
i Domenicani p. 1x6. , gli AgoMi- 
niani p. 228, e i Crociferi p. 242. 
^Barnaba Canonico p. 1*86". Buona- 
damo Vefc. di Mod. p. 102. Bar- 
tolommeo Canonico p. 206". Ghe* 
lardino Ambafciadore del Com, di 
Mod. p. 117. 

Brandola p. 12. 147. 150 154. 158. 
159. idi. 108. 171. 175. 

Brelcello dato ad Otto Terzi p. 77. 
la Rep. Veneta vi pone prefidio p. 
91. 

Brocco p. 157. 165. 171. 173. 

Budcio (nel Regg. ) p. 17. 84. 

Budrione, fuo Cartello fabbricato da 
Giberto da Fogliano p. 11. ceduto 
agli Erter.ii p. 45. torna in poter 
de'Fogìiani p. 50. 

de' Buoi Giovanni p. 114. 115. Bar- 
tolommeo di lui figlio p. 119. egli 
e Giovanni e Gurone di lui figli 
p. 135. 135. Bertoioccio dtl fu 
Tommalino ivi. 

Burgone p. 168. 



C 



de' f~** Accianimici Caccianimico di 



c 



Alberto p. 133. 
Cadiano , Villa incendiata p. 113. 
da Cadignano Jacopo poi Vdcovo di 

Stbarte p. 198. 222. 
Cadignano p. 178. 179. 
Calori Niccolò p. 26. 
Camita p. 167. 171. 
Campagnola p. 7. 

S Cam- 



i 3 8 

Campiglio p. 39. 

da Campiglio Bernardino p. 107. 109. 
Ugolino di Ugolino p. in. Al- 
bertino di Bernardo ivi. Gualan- 
dino e Bartolommeo p. 133. 

Campogalliano pag. 7. il. 30. 37., 

39- 4 l « 

Campolungo p. 2». 

Camporgiano p. 99. 

Camurana p. 7. 

Candiana, fuo Monaftero foggetto a 
quello di S. Pietro di Mod. p. 
183. C. Si . 

CanofTa p. 00. 

Da CanofTa Nobili comunemente uni- 
ti a' Gonzaghi p. 5. fi unirono agli 
Ertenfi p. 45. 60. j6. 

da Canon*'?. Barone fatto Cavaliere p. 
3. Guglielmino e Simone di lui fi- 
gli p. 5. Rainero ivi. Gabriotto p. 
12. 14 16. 56. iterilo p. 60. Nic- 
colò di lui uteifore decapitato ivi. 
&c. Guido e Niccolò fratelli p. 81. 
84. Bonifacio p. 89. Simone, Gui- 
do , e Alberto p. 00. C. Galeazzo 
introduce in Modena i Canonici 
Regolari di S. Salvadore p. 235. 

Capriana p. 97. 

Carandino Niccolò p. 44. 

Carlo IV. Imp. viene in Italia p. 32. 
vi torna e parta per Modena p. 44. 
alloggiato da' Montecuccoli in Moti- 
t- fiorino p. 154. 

Carpi p. 7. 29. 37. fuo territorio de- 
vallato ivi. e p. 58, Gherardo Ar- 
ciprete p. 150. 

Carpineta p. 5. 5C». 79. 95. 9Ó. 98. 
17Ì. 

Carretto Gheracdo p. 211. Jacopino 
p. 219. 

Cala nVZiccherì p. 171» 

Cafàlckogna, Cartello, donato a Lan- 
franco Rangone p. 26. 

Cafalgrande p. 5. 5Ó. 90. 99. 172. 

Cafinalbo p. 7. 34. 143. 

Cafola p. no 

S- Cafliano p. 5Ó. 98. 

Caftagneto p. 158. 159. lój. 

Caftellarano p. 84. Ó5. 66. 07. 



68. 78. 94. 97. 98. C. 7. 

CarteJlaro (nel Frign.J p. 155. 157. 
171. 

Capellino di Brocco V. Brocco. 

Cartellino delle Formiche p. 171. 

Cartel de'Pclofi p. i 5 d 

Cartellino vecchio p. 16$. 

Cartelnuovo (di Garfagnana) p. 98. 
00. 

Caitelnuovo (ora Gherardini ) dato ad 
Otto Terzi p. 73. 83. 

Cartelnuovo (ora Rangone) p. 34. 

da Cartello Azzo Condottiere delle 
truppe Ertenli p. 64.. fue prime vi- 
cende ivi ecc. fua morte p. t>6. &c. 
Ugolino, e Buono e Bernardino 
fuoi figli p. 133. Signori di Spez- 
zano p. 149 Rainero p. 247. &c. 

Caftelredaldo p. 79. 

Caftiglione de' Gatti p. 146". 

Cavalierini Antonio p. 26. Albertino 
e Fantebuono p. 2)2. 

ó': Cavafacchi Cartello p. 32. 

de' Cavafacchi Gabriello p. 47. 

Cavella p. 56 

Cavola o Caula p. g6. 172. 

Cavriago efpugnato dal March. Guiz- 
zo d'Erte p. 11. toltogli da' Gon- 
zaghi p. 18 ripigliato dagli Ertenfi 
p. 19. dato ad Orco Terzi p. 77. 

la Cella p. 34. 35. 84. 

Cereto ( nel Frigo. ) p. 158. 159. 
168. 

Cereto ( nel Regg. ) C. 7. 

S, Cefario p. 40. 

de' Cefi, Villa p. 18. 39. Baftìa ivi 
innalzata p. 28. incendiata, e poi 
nuovamente occupata dalle truppe 
Ertenfi p. 34. riprefa da Barnahò 
Vifconti p. 43. 54. renduta al Mar» 
chefe Niccolo p. 59. 

Chiagnano p 102. 136. 152 

Ciano p. 139. 

Cimicelli Lanfranco p. ni. 

Città nuova p. 2I< 

Colla p. 78. 

Collegara p. 31. 

Colombaro p. 7. 

Compagnoni Leonardo p. 117. 

de' 



de' Conti , Rocca p. 96. 

de' Contrari! Uguccionc Condottiere 
delie Truppe Efteniì p. 75. &c. 81. 
&c. 174. 

Corrado Re d' Allemagna fua poca 
autorità in Italia C. 14. 

Corlo, Villa, p. 34. 

da Comazzano Giberto p. io. 

Corogno p. 158. 159. 166. ic58. 

Correggio p. 7. occupato da' Vifconti 

da Correggio Azzo di Giberto fue 
nozze p. 4. vende Parma al March. 
Obizzo d'Efte p. 8. Guido tenta 
di venderla a' Vifconti ivi. Gio« 
vanni p. 9. io. il. Cagnolo p. 9. 
fi io Ile va contro il March. Obizzo 
p. 151. &c. Giberto p. 41. Pietro 
di lui figlio ivi Guido nemico del 
March. Niccolò III. p. 69 Ghe- 
rardo e Galartb alleati dello fteflo 
March, p. 80. 83. 89. Giberto p. 
80. Albertino p. 107. Guido Po 
deftà di Mod. nel 1x84. p. 228. 

Cortefe Franccfco p. io. Bonfonato 
p. z6. 

Cortile p. 7. 

Corviano p. 173. 

Corvoli , nome di una delle princi- 
pali fazioni del Frignano p. 104. 
109. no. 114. fanno alleanza col 
Com. di Modena p. 105. 

Coftrignano p. 172. 

da Cotignola V. Sforza . 

da Coucy Sire p. 55. 

Crefpelano, foggetto ad alcuni Fre- 
gnanefi p. no. 

da Cunio C. Giovanni nemico del 
March. Niccolò III. p. 66. 69 &c. 
fatto prigione e decapitato p. 7r. 
altri di fua famiglia ivi: CC. Albe- 
rico e Manfredo alleati del detto 
Marchefe p. 69. 



D 



A Ili p. 99. 172. 
di Dallo, Nobili, ricufan di Ibgget- 
tarli al March. Niccolò III. p. 96. 



139 

Francefchino Marchefe p. 143. Mo- 

roello del fu Lombardo p. 14Ó. 

Niccolò , Cartelli da lui pofTeduti 

p. 172. 
Defmano p. 120. 122. 139. 
Dinazzano p. 32. 50». 78. 85. 90. 99. 



S. Ut Leucadio , Pieve C. 7. 

degli Erri famiglia p. 223. 

d'Erte March. Obizzo III. fa ripo- 
polar Modena p. 2. Jacopa Pepoli 
di lui moglie ivi. tenta di riacqui, 
ftare Reggio p. 5. compera Parma 
p. 8. corre pericolo di effer fatto 
prigione p. io. fua guerra contro i 
Gonzaghi p. 12. &c. 17. &c. trae 
al fuo partito i Manfredi e i Ro- 
berti p. 17. fa pace col Vifconti e 
gli cede Parma p. 19. fa pace an- 
cor co' Gonzaghi ivi. fuo'i ordini in 
occafione dell' anno Santo p. 22. 
prende in moglie Lippa degli Ario 
fti p. 25. fua morte e tuoi figli 
ivi . 

d' Erte March. Niccolò I. fratello di 
Obizzo III. fua morte p. 8. 

d'Efte March. Aldobrandino III. fue- 
cede al March. Obizzo III. fuo pa- 
ór? p. 25. riconofeiuto Signor di 
Ferrara e di Modena p. z6. fue 
guerre contro i Vifconti p. 28. &c. 
fa pace con erti p. 38. fua morte 
p, 39. 

d' Erte March. Niccolò II. figlio del 
March. Obizzo III. p. 25. fuccede 
nel governo al March. Aldobran- 
dino p. 39 fua lega e guerra con- 
tro Barnabò Vifconti p. 40. fa pa- 
ce con erto p. 42. Cardinali da lui 
accolti in Modena p. 43. vi rice- 
ve Carlo IV. p. 44. trae nel fuo 
partito le principali famiglie Reg- 
giane ivi. tenta inutilmente d' im- 
padronirlì di Reggio p. 47. &r. fa 
pace con Barnabò Vifconti p. 58 
fua morte p. 60. 

d' Efte March. Alberto figlio del Mar» 
S 2 che- 



240 

cheli- Obizzo TU. p. 25. 44. fuc- d'Erte Marche-fi Ugo, Rinaldo, Az" 

cede rei governo al March. Nic- zo, e Folco, figli , Aida, Beatrice, 

colò If. p. 61. .prende in moglie Achillifia r e Coftanza figlie del 

Giovanna Roberti p. óz. penfa a March. Azza III. p. 25. 

riacquifìar Reggio ivi. fua morte d' Erte Obizzo IV. figlio del March. 

vvi. Aldobrandino III, reo di congiura 

d'Erte March. Niccolò III. figlio del e decapitato p. di. 

March. Alberto entra al governo d'Erte March. Taddeo e Francefco fi. 

degli Stati fanciullo p. 62. guerre gli del March. Azzo p. 73. 

nel tempo della fua minorità con- d' Efte Jacopino p. io. 

tro diverfi ribelli ivi &c. efee di S. Eulalia, Villa. V. S. Ilario. 

minorità p. 74. è fatto Capitan ge- 
nerale delrelercito della Chiefa ivi. F 
.tenta inutilmente di acquietare Reg- T^ 

gio p. 75. &c. guerra moffagli da JL Alfàbrina Teberto p. 100. in. 

Otto de' Terzi p. 77. fa tregua con Panano p. 103. in. 120. uz. 13& 

effo p. 73. di nuovo è da lui affa- 137. 145. 153. 157. iói. 170. 

lito p. 79. acquirta Parma e Rcg- S. Faurtino di Rubiera p. 17. 

gio p. 91. U Duca Filippo M. S. Felice p. S. 19. 40. 79. 

Vifconti gliene contratta il domi- Felina p, 09. 

nio p. oi. &c. fuoi pellegrinaggi Feroniano, Cartello, ove foffe p. 100. 

p. 93. cede Parma al Duca , e ri- &c. 

tiene Reggio p. 94. &c. Invertitu- Finale p. 50. 9.8. 

re dategli dall' [mp. Sigifmondo p. Fiorano anediato e prefb dalle truppe 

97. a lui fi foggetta la Garfagnana de' Vifconti p. 30. affediato in va- 

p. 98. fua morte ivi. rio dalle truppe' Efienfi p.^i. ripre- 

d' Erte March. Leonello fuccede al fo da' Nobili di Saffolo p 34 oc- 

Mareh. Niccolò III. fuo padre p. cupato da Gherardo Bojardo a no« 

9H. fua morte ivi* March. Borio me del March. Niccolò III. p. 6y. 

fuccede al March. Leonello ivi. crea- vien rertituito a Francefco da Sat 

to Duca ivi. fua morte ivi. filo p. 68. dato a Jacopo Giglioìi 

d' Erte March. Francefco figlio del p. 97. 

March. Bertoldo , e nipote dcLpri- da Fiorano Bucnincontro prima Arci» 

mo March, Francefco p. 9. IO- prete e Vicario, poi Vele, di Mo- 

efclufo dal dominio di Ferrara p. dena p. 180 192. 220. 

■z(. muove guerra al March. Alido da- Fiorano Rodolfo e Grazia, Speda- 

hrandino III. p. 27. 3Ò. 31. 24. le da erti fondato p. 249. figli di 

fatto prigione p. 56. fua mr rfe p. Grazia ivi. 

63. March. Azzo di lui figlio muo F^umalbo- p. 120. 1^7. l6z. 170. 

ve guerra al March. Niccolò IH. Fiamignatico p. 15O. 157. IÓ3. 165. 

p. 63. &C è. fatto prigione p. 6j- 169: 170". 17 £. 173. 

rikgato in Gandìa p. 73: richiama B, Fiand-ina , Ino Romitaggio p. 219. 

tone muore in Erte ivi. fua mo- 6cc. 

glie e fuoi figli ivi. Fogliani, tentan di togliere a' Gonza- 

d'Erte March. Rinaldo III. figlio del phi il dominio di Reggio p. 4. 5. 

March. Niccolò [.. efclufo dal do. 8; 13. 23^. fi unifeono agli Efienfi 

minio di Ferrara p. ró. muove p. 44* ridotti a flato privato pag, 

guerra ai March. Aldobrandino III. 97. 

p. 27. da. Fogliano Giberto -gii- Signore di 



Reg- 



Reggio p. 6. occupa Parma a no- 
ni- del March. Obizzo d' Efte p.p. 
fatto prigione p. io. liberato p. n. 
fabbrica il Cartello di Budrione/t;/. 
tempre nemico de' Gonzaghi p. 23. 
32. Lodovico figliuol di Giberto p. 
io. muore prigione in Mantova p. 
11. Bernardino figlio di Giberto, 
iua morte p. 14. Francesco figlio di 
Giberto p. 32. Capitano delle Sol- 
datelche Ertenfi p. 50. fatto prigion 
dal Vifconti p. 51. ricufa cii ceder- 
gli i fuoi- Cafìelli , ed è appiccato 
p. 52.ee fuo teftamento p. 54. fuoi 
figli ivi. Guido Savina figliuol di 
Giberto ricufa di cedere i fuoi Ca» 
ftelli a Barnabò Vifconti p. 52. ec. 
poi glieli cede , e fi unifee con lui, 
che di erti lo inveite p. 56. nota 
de' detti Cartelli , ivi. unito al Vif 
conti p. 58. óo. fua morte p. 55. 
Giberto e Pietro Anglico figli di 
Francelco p. 54. uniti agli Ertenfi 
p. 60 78. Marco e Martino figli 
di Francesco p. 54. Carlo figlio di 
Guido Savina prende in moglie una 
figlia naturale di Barnabò Vifconti 
p. 5<5. prende le armi contro il Mar- 
chele Niccolo IH. p.óg. poi filini- 
ice con lui p. 76. il March, gli ac- 
corda grandi onori e diritti p. 78. 
ripiglia le armi- contro il March. 
p. 70. Cartelli da lui porteduti p. 
172. ajuta nella ribellione Obizzo da 
Mjntegarullo p. 175. Jacopo fratel- 
lo di Cario fi Unifee col M'archefe 
Niccolò II f. p. 76: 78. pò. lo fttf. 
io fanno Guido, Paolo, Tcmmafo, 
e Celare p.8i. , e Beltrando fratel- 
lo di Carlo p. 90. Giovanni fatto 
Cavaliere p. 3» Marteolo vinto Ha' 
Gonzaghi p. 5. uc-cifo p. 32. Gui- 
dorkcio p. 6. 48. 54* Bertolino p. 
io. 1 1. 31. Guglielmo guerreggia 
contro i Gonzaghi p. 24 ucci io p. 
32.* Bonifacio p. 14. Ugolino alia- 
to et;' Gonzaghi p. 32. Guido p. 
41. altro Guglielmo fatto prigione 
dai Vifconti p. 5.1.54. Niccolò det- 



141 

tó Barba p. 54. 57. Giovanni det- 
to Boccadoro p. 57. Niccolò figlio 
di Guglielmo, Neri figlio di Man- 
fredino, e B; rnardino foprannoma- 
fo Bechcfle figlio di Gigliolo ivi, 
FrancefcoVtfc. di Gomacchio p.201. 

Fog